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    Wagner’s Aesthetic Background…/1

    By Redazione Musica | giugno 3, 2008

    ll retroterra estetico di Wagner

    Considerare Richard Wagner soltanto come un geniale compositore di drammi musicali sarebbe ingeneroso e superficiale. Il Maestro di Bayreuth sintetizza molteplici aspetti del pensiero romantico nelle vesti di musicista, poeta, filosofo, critico e pensatore: Wagner è autore di numerosi scritti, epistolari, saggi, studi critici, politici, ideologici, filosofici, estetici ed autobiografici che si propongono di illustrare la validità storica e ideologica della sua importantissima riforma teatrale e di metterne in evidenza i fondamenti dottrinari. La riflessione wagneriana, partendo dalle intuizioni di Liszt, supera quella di Weber, secondo cui «Il poeta e il compositore sono legati l’uno all’altro che sarebbe ridicolo immaginare che quest’ultimo possa giungere a qualcosa di valido senza il primo»; [1] il concetto di opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), sebbene non presenti elementi del tutto nuovi, è strettamente legato all’idea di rivoluzione che attesta tutti gli aspetti del pensiero dell’autore, e quindi ne costituisce l’originalità all’interno di esso.
    La Gesammtkunstwerk è l’incontro di tutte le arti, poesia, danza e musica; è il Dramma che non si identifica con l’opera tradizionale, vista nell’ottica wagneriana come mera parodia di esso; non è un genere musicale o letterario e nemmeno un nuovo tipo di arte capace di convivere vicino alle altre: il dramma è l’unica arte possibile, quella che nella sua completezza reintegra l’espressione artistica nella sua unità e comunicabilità. L’avversità di Wagner verso l’opera tradizionale consiste in una interpretazione estetica, dove la musica si considera come lo scopo e il dramma come il mezzo. La musica, pur essendo il linguaggio dei sentimenti, non può da sola esprimere l’individualità per merito di un contenuto determinato e chiaro in quanto è in grado di evocare soltanto sensazioni generali. Il tardo romanticismo ormai non crede più nell’autosufficienza della musica, considerata solo pochi decenni prima, il vertice nel complesso delle arti; pertanto il dramma wagneriano si propone di reintegrare la musica in un contesto artistico nel tentativo di porre fine alla sua condizione aliena. Tutta la storia della musica non è altro che una progressiva reificazione della musica stessa e dei tentativi mal riusciti di porvi rimedio. L’emblema di questo ideale, nella visione wagneriana, è Beethoven: il compositore tedesco è colui il quale ha sentito più acutamente questa frattura, pertanto si è prodigato in sforzi maggiori per risanarla; la Nona Sinfonia dischiude nuovi orizzonti, nuove possibilità, mettendo in luce quelle che davvero sono le potenzialità della musica e che qui Wagner si propone di raccogliere e sviluppare; la melodia dell’Inno alla gioia non è concepita sulle parole di Schiller, bensì composta solo in considerazione della sua poesia: l’effetto che si ottiene è quello di non poter considerare la musica separata dal testo.
    Il pensiero wagneriano, nonostante presenti numerose contraddizioni, trova nel Festspielhaus la sua concretizzazione; un’antica aspirazione di Richard Wagner era sempre stata quella di avere a disposizione un teatro nel quale dar vita a feste artistiche che somigliassero alle rappresentazioni dell’antica Grecia. Tale pensiero, seppure fosse timidamente presente fin dalle prime opere dell’autore, cominciò a profilarsi chiaramente nella mente del compositore intorno al 1850, proprio mentre Wagner stava lavorando a La morte di Sigfrido; così scrisse al suo amico Thedor Uhligh:

    Innalzerei, secondo i miei piani, in un bel sito della città, un teatro semplicissimo, in legno, con le decorazioni e gli attrezzi esclusivamente necessari per mettere in scena La Morte di Sigfrido. Chiunque ne desse avviso e facesse il viaggio a tale scopo fino a Zurigo riceverebbe un biglietto d’ingresso, naturalmente, come tutti gli ingressi, gratuito. Inoltre inviterei ad una rappresentazione tutta la gioventù di qui, l’università e le unioni Corali. Quando tutto fosse in ordine, darei disposizione affinché il mio Sigfrido venisse rappresentato tre volte nel corso di una settimana. Dopo la terza rappresentazione, il teatro verrebbe abbattuto e la mia partitura distrutta. Alle persone a cui la cosa fosse piaciuta direi allora: “Adesso, alla vostra volta!”. Ebbene mi trovi abbastanza pazzo? E sia! Ma ti assicuro che raggiungere questo scopo è la speranza della mia vita, la sola eventualità che possa ancora indurmi a metter mano ad un’opera d’arte. [2]

    (continua a leggere l’articolo…)

    [1] C.M. VON WEBER, Gedenkbuck, Reudnitz, Leipzig 1887, p. 57 in ENRICO FUBINI, L’estetica musicale dal Settecento a oggi, Einaudi, Torino 2001, p.174

    [2] Teodoro Celli, L’Anello del Nibelungo, Rusconi, Milano 1983, pp.30-31

    Federico Preziosi
    Redazione Musica Roma
    redazionemusica[at]musicalwords.it

    * * *

    Richard Wagner can not be considered only a genial composer of Music Drama: that would be superficial and un-grateful. The composer of Bayreuth summarizes multiple aspects of the Romantic period as a musician, poet, philosopher, critic: Wagner wrote many essays, books, studies (critics, aesthetics etc…) that wanted to illustrate the validity of his theatrical reform, putting in evidence its ideological reasons. The concept of Gesamtkunstwerk (total art) is strictly tied to the revolutionary idea that stands behind his thought. The Gesammtkunstwerk is a meeting of all the arts: poetry, music and dance; it is pure Drama, the only form of art able to re-integrate the artistic expression in its unified communicativeness. His aversion to traditional opera is due to his aesthetic interpretation, where Music is the goal, and Drama is the way. Music by itself can only express a general sensation. The latest Romantics do not believe anymore in the power of music itself:; Wagnerian drama re-integrates music an a bigger artistic context able to end its alien condition. History of music is nothing else than a continuous process to this direction. Emblematic in his conception is Beethoven: he is the composer that most of all felt this fracture: his Ninth Symphony opens new perspectives; it enlightens the real potential of music and that now Wagner wants to develop. The melody of the Hymn of joy is not conceived on Schiller’s words, but composed considering his poetic purpose: the immediate effect is that we can not consider Music separated from its text.
    Wagner’s ideas find in the Festspielhaus a way to be concretized: he always wanted to find a place where to live again the ancient Greek spirit. This thought started to be more clear around 1850, wile Wagner was composing the Death of Siegfired. [1] (continues…)

    [1] Compare a passage of his letter to his friend Thedor Uhligh. TEODORO CELLI, L’Anello del Nibelungo, Rusconi, Milano 1983, pp.30-31

    Federico Preziosi
    Music Staff Rome
    music[at]musicalwords.it

    (Translated by Claudia J. Scroccaro)


     

    Topics: Aesthetic of Music, German Operas, Great Composers, History of Music, MUSIC, Musical Theatre, Philosophy of Music, Post-Romantic | 1 Comment »

    One Response to “Wagner’s Aesthetic Background…/1”

    1. Andrea Barizza Says:
      giugno 3rd, 2008 at 09:45

      I COMMENTI POTRANNO ESSERE INSERITI AL TERMINE DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ARTICOLO.

      REDAZIONE