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    Wagner’s Aesthetic Background…/2

    By Redazione Musica | giugno 4, 2008

    (…continua) Wagner sarebbe tornato ad insistere sulla realizzazione della sua «folle idea», che l’aveva accompagnato come un Leitmotiv per tutta la composizione dell’Anello, solo quando Ludovico II di Baviera, prendendolo al suo servizio, accese in lui la speranza di attuare l’ambizioso progetto. Ma furono numerose le difficoltà da superare e la costruzione di un teatro wagneriano a Monaco fu impossibile; solo dopo alcuni anni il Festspielhaus fu costruito a Bayreuth nel maggio del 1872 e fu inaugurato con la rappresentazione della Tetralogia nell’agosto del 1876.
    La storia del teatro di Bayreuth non è solo una questione puramente legata all’arte, ma rappresenta molto di più. La sua attuazione è figlia del pensiero nazionale romantico, di cui Wagner era un accanito sostenitore: nei suoi saggi teorici, sono numerosi gli elementi che ci riportano a questa ideologia; il compositore sembra essere stato sedotto dall’idealismo fichtiano, di cui i Discorsi alla Nazione tedesca rappresentano un pilastro della filosofia e della pedagogia dell’epoca. E’ opportuno, pertanto, soffermarsi brevemente su questo aspetto del pensiero fichtiano che ritornerà spesso nel corso della speculazione wagneriana la quale culminò nella costruzione del Festspielhaus.
    La chiave del pensiero nazionalista di Fichte risiede nel quarto discorso, intitolato La diversità capitale tra i tedeschi e gli altri popoli di provenienza germanica. Il filosofo idealista definisce innanzitutto i tedeschi come ceppo generale dei Germani: da tale stirpe però non va isolato solo quello tedesco, ma anche quello scandinavo e quello slavo, dai quali nacquero altre nazioni che però non ebbero mai le stesse caratteristiche che poi ritroveremo in Germania molto tempo dopo. Le differenze tra i tedeschi e gli altri ceppi consiste nella capacità, da parte dei primi, di rimanere nel loro luogo d’origine sviluppando una propria lingua e un proprio modello statale; i secondi, invece, emigrando in altri luoghi, hanno accolto elementi linguistici appartenenti ad altre civiltà, secondo il modello romano. L’elemento che davvero contraddistingue i tedeschi da slavi e scandinavi non è dunque razziale, bensì linguistico: essi sono stati in grado di conservare la propria lingua, di tramandare il suono puro della parola come prodotto del popolo stesso senza alcun tipo di contaminazione. La lingua tedesca è soprasensibile, ma, al tempo stesso, esprime sentimenti comuni, appartenenti ad un unico organico. Inoltre essa conferisce un’immagine sensibile del soprasensibile: maggiore è la capacità di cogliere l’elemento soprasensibile, più alto è lo spirito di un popolo e, di conseguenza, si fa più incisivo il potere di intervenire sulla vita e di stimolarla; una lingua può considerarsi viva solo se ha in sé queste caratteristiche. Popoli diversi possono anche essere assorbiti, ma non devono contaminare con la loro lingua quella tedesca poiché, intaccandone l’elemento soprasensibile, ne compromettono il valore: se si assumono caratteri estranei, tentando di fare propri quei concetti soprasensibili che non appartengono alla propria spiritualità, ci si ritrova con una lingua morta in quanto statica.
    Davanti ad una parola, anche se ha lo stesso significato, il Tedesco ragiona e reagisce diversamente, perché la sua lingua è un’espressione soprasensibile e spirituale, mentre il Romano, ad esempio, in seguito a tutte le influenze subite, dimostra una difficoltà maggiore nel relazionare parola e significato. Ogni lingua originaria porta con sé l’immediata comprensibilità e precisione, qualità che una lingua contaminata non ha.
    Secondo Fichte l’incomprensibilità nelle lingue neolatine è naturale e, purtroppo, inevitabile non essendoci base spirituale né, tanto meno, elemento soprasensibile. Probabilmente l’unico popolo che in passato ha avuto una lingua viva fu quello Greco.Partendo dalla speculazione fichtiana, è possibile intuire come il Festspielhaus non fosse solo un mero compendio artistico, volto a soddisfare le rappresentazioni delle opere di Wagner, ma rappresentò una vera e propria opportunità per costituire un patrimonio artistico nazionale tedesco, in cui l’arte non era solo la voce, ma anche il nutriente dello spirito del popolo attraverso l’artista.

    Federico Preziosi
    Redazione Musica Roma
    Redazionemusica[at]musicalwords.it

     *

    (…continues) Wagner turned to insist on the realization of his «crazy idea», that accompanied him like a Leitmotiv for the composition of Das Rheingold, only when Ludwig II of Bavaria turned on the hope to carry into effect his project. Many where the difficulties to affront and the construction of a Wagnerian theatre at Munich was impossible; after many years the Festspielhaus was built in Bayreuth n may 1872 and was inaugurated with the Tetralogy in august 1876.
    The history of Beyreuth’s theatre is not only an artistic matter: its accomplishment is a consequence of the Romantic Nationalism, that Wagner completely embraced: in his own theory essays, many elements belong to this ideology; the composer seems seduced by Fichte’s idealism, whose Addresses to the German Nation represent the base of philosophy and pedagogy of that time. [2]
    To Fiche, Germans were able to maintain the pure sound of the word as a result of its same population, with no contaminations. German language is super-sensitive , but at the same time it expresses common feeling, like belonging to one unique organism. If a language assumes foreign elements that do not belong to its spirituality it becomes a dead language. Every original language is a portrait of comprehension of precision, qualities that do not belong to a corrupted language. According to Fichte neo-Latin languages are not comprehensible since they do not have a spiritual base nor the super-sensitive element. Probably the only other population that had a living language where the Greeks.
    Understanding Fichte’s ideas it becomes possible to foresee how the Festspielhaus was not only a compendium to satisfy Wagner’s ideas, but it represented a real and concrete opportunity to built the German cultural patrimony, where art was not only the voice, but also the fire that animated the artist’s spirit.

    [2] The key of Fiche nationalism stays inside his fourth discussion The capital differences between German and other populations of Germanic origins. Germans had the ability to stay in their home country, developing their own language and a state model. The other populations, like Scandinavians and Slavic, have elements of other culture in their own. The element does distinguish Germans from the others is not racial, but linguistic.


     Federico Preziosi

    music[at]musicalwords.it

    (translated by Claudia J. Scroccaro)

    Topics: Aesthetic of Music, German Operas, Great Composers, History of Music, MUSIC, Musical Theatre, Philosophy of Music, Post-Romantic | 15 Comments »

    15 Responses to “Wagner’s Aesthetic Background…/2”

    1. Andrea Barizza Says:
      giugno 4th, 2008 at 08:03

      Grazie Federico, bell’articolo.
      la grandezza di Wagner sta anche nell’essere riuscito ad inventare un nuovo linguaggio attraverso un vocabilario vecchio. Le settime che usa, ad esempio, non sono diverse da quelle che si usavano nella classicità..ma lui le risolve in modo completamente rivoluzionario..

      andrea

    2. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 4th, 2008 at 10:09

      Quindi vuoi dire che il Nazionalismo promulgato da Wagner in realtà era più che insiti nelle radici culturali della germania? Insomma… quanto era popolare Fichte?

      Una seconda domanda: qualche tempo fa leggevo un libro di teatro e ad un certo punto c’era scritto “il progetto fallimentare di Wagner”.
      Ti risulta che abbia fallito in qualcosa?

      Grazie

    3. Federico Preziosi Says:
      giugno 4th, 2008 at 14:11

      Non sono uno storico della filosofia, ma pare che Fichte fosse molto popolare . I suoi Discorsi furono scritti prima della riunificazione del Reich, ma i francesi ne sottovalutarono la portata.

      Non so poi cosa intenda quel libro: di cosa stiamo parlando? Di Gesammtkunstwerk o di teatro di Bayeruth? Di cromatismo o che altro? Le mie posizioni sono le seguenti:
      - per quanto riguarda il cromatismo, la sento come un’esigenza espressiva molto forte, qui non posso vedere alcun fallimento, anzi.
      - il teatro costruito a Bayreuth alla fine non era proprio alla portata del popolo, forse è questo che intendeva dire quello scritto?
      - La Gesammtkunstwerk era in polemica con il Grand Opera, però alla fine mi sembra chiaro che Wagner abbia fatto propri certi costumi in voga in quegli anni, tuttavia non lo chiamerei fallimento piuttosto un modello che quando si è scontrato con la realtà ha dovuto adattarsi. Insomma è il solito discorso della dialettica: TESI – ANTITESI – SINTESI.

    4. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 4th, 2008 at 16:16

      Si, mi sembrano valide le possibilità che hai dato… soprattutto l’ultima! Sai, per quel che mi riguarda quando ho letto la parola “fallimentare” mi è sembrato uno scempio, pèerchè poi alla fine il Gesammtkunstwerk è stato messo in atto, ed anche il progetto teatrale strutturale… per cui non capiva cosa intendesse… ma ora penso di aver capito!

    5. Stefano Naimoli Says:
      giugno 4th, 2008 at 18:09

      Grande federico!
      Mi permetto umilissimamente di sottolineare (positivamente) queste poche parole che secondo me non devono passare via facilmente
      “La riflessione wagneriana, partendo dalle intuizioni di Liszt…”
      Ecco, Liszt appunto.
      Quanto è debitore Wagner verso Liszt, non solo musicalmente ma anche umanamente e fisicamente?
      Eppure si sente spessissimo parlare Wagner, ma quanto poco di Liszt.
      Secondo me i rapporti tra i due e le influenze importantissime della musica di Liszt su Richard dovrebbero assumere una luce diversa, una luce che il peso dell’opera wagneriana ha fatto (consciamente o meno) sviare.
      Mi permetto di ricordare che il concetto di Leitmotiv è già presente in diversi poemi sinfonici del buon Ferenc, sottoforma di continua variazione tematica che va ad ibridare e dilatare le strutture della forma-sonata.
      E questo per merito del’ Idée Fixe di Hector Berlioz.
      Quindi dal mio punto di vista, credo che Wagner vada considerato non solo come innovatore, ma in parte come massimo apogeo e sviluppo di intuizioni che partono da Berlioz, passano per Liszt e arrivano a lui.

    6. Federico Preziosi Says:
      giugno 4th, 2008 at 20:39

      Certo Stefano, come darti torto?

    7. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 5th, 2008 at 10:36

      Certo Stefano, ma nè Liszt nè Berlioz hanno saputo mettere in atto un programma in modo così lucido, razionale, meticoloso e soprattutto di portata stratosferica… insomma la grandezza di Wagner, come di tanti grandi della storia, è di aver fatto sue idee di altri e di averle elevate alla loro massima espressione graze ad un’azione programmatica e titanica. Chi altri prima di lui in questo?

      Sono convinta che certe personalità siano emerse aldilà delle idee di cui si sono resi portavoce…una di queste è Wagner! Proprio perchè la sua forza non è l’originalità dell’idea, ma il modo in cui l’ha resa in essere!

      Voi che ne pensate?

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    8. Stefano Naimoli Says:
      giugno 5th, 2008 at 14:23

      Ovvio, ovvio Claudia.
      Il mio è stato un voler traccare un percorso “evolutivo” della rivoluzione Wagneriana.

    9. Federico Preziosi Says:
      giugno 6th, 2008 at 00:04

      Ma si sa che Stefano si illumina quando si cita Liszt! :)

    10. Stefano Naimoli Says:
      giugno 6th, 2008 at 08:01

      si. d’immenso :D

    11. Federico Preziosi Says:
      giugno 6th, 2008 at 11:51

      ovviamente l’articolo dovrebbe chiarire definitivamente cosa intendevo nelle precedenti discussioni per musica che si nutre dello spirito del popolo. Ecco Wagner è stato un grande esempio!

    12. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 6th, 2008 at 12:03

      Beh… diciamo che, secondo il mio modesto parere, Wagner è stato un vero e proprio fenomeno di massa… insomma per un bel periodo di storia tutti i compositori andavano a fare il pellegrinaggio a Beyreuth… Non solo del popolo Germanico! Insomma secondo me per nutrirsi dello spirito del popolo non è detto che debba avere un’azione programmatica così lucida e megalomane…
      Insomma, quello era il periodo in cui le donne svenivano quando le fan di Chopin svenivano quando lui le salutava… oggi questo avviene coi DIVI del Grande Fratello. Qualcosa è cambiato, credo.
      Lo spirito del popolo adesso è in mano ad altre forze… alla musica è rimasto il suo potere originario: di esprimere!

    13. Federico Preziosi Says:
      giugno 6th, 2008 at 16:54

      d’accordo, ma hai evidenziato il lato “superficiale” della questione non credi? :)
      Se escludessimo i pellegrinaggi, gli svenimenti e i rituali mondani e ci soffermassimo sull’espressione, probabilmente è questo quello che distingue Wagner dal GF.

    14. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 6th, 2008 at 19:39

      Heheh…ce caschi sempre alle mie provocazioni! :-p

    15. Federico Preziosi Says:
      giugno 7th, 2008 at 02:17

      maledetta!

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