Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Desk Musicology

    By Redazione Musica | luglio 3, 2008

    Qualche mese fa ho avuto l’onore di assistere all’intervento del M° J. Swann presso il Conservatorio di La Spezia. Egli ha tenuto varie lezioni in una prospettiva sempre trasversale e interdisciplinare.


    Di formazione americana, il Maestro è il tipico esempio di musicista d’oltreoceano..buon livello strumentale (nel suo caso eccellente) e buon livello di cultura musicale e musicologica..soprattutto ottimo conoscitore dei recenti studi in merito. E’ proprio questo ultimo aspetto che più differenzia gli americani dagli italiani (anche se generalizzare è sempre sbagliato), i primi in costante aggiornamento; i secondi in perenne immobilismo..non solo in musica, s’intende!

    Avendo occasione di frequentare un corso di musicologia (seppur ad alto livello) mi sono sempre interrogato sulla reale efficacia di questa disciplina, dell’utilità contingente dello studio in questo senso in relazione, evidentemente, alla Musica ( quella vera, suonata, cantata…fisica! ).

    Confesso che tendevo a non rispondermi..un po’ per il tentativo di trovare la via giusta e un po’ perché non è mai bello sputarsi in faccia quello che in verità sai benissimo..

    Il M° Swann trovandosi a commentare la sonata op. 53 di Beethoven (“Waldstein”) non si soffermò solo sulle questioni tecniche o di sonorità ma da qui partì per compiere un meraviglioso viaggio attraverso le sue esperienze che concernevano l’esecuzione di quella sonata, pensieri personali, studi musicologici, studi di letteratura, studi di analisi musicale, studi biografici…giungendo a descrivere l’opera in senso prettamente “teorico” ma con un grande taglio pratico, da pianista, da musicista, e che musicista!

    In quel momento ho capito che esistono due musicologie..quella che si chiude dentro quattro mura, appoggiata alla sua scrivania e litiga al suo interno su problemi inesistenti, morti o mai nati..e un’altra che mira dritto al problema, completare un’esecuzione; la buona musicologia non deve arrogarsi il diritto di pontificare ma deve costruire un percorso di comprensione dell’opera congiuntamente all’esecutore..uno mette gli strumenti, l’altro li sceglie e li modella.

    Andrea Barizza
    andreabarizza[at]musicalwords.it

    * * *

    Some months ago I had the honour to assist to M° J. Swan’s speech, held at the Conservatory of La Spezia. He held many lessons, always in a transversal and interdisciplinary perspective.

    M° Swan is the perfect example of a musician that received an American education: high instrumental skills (in his case excellent), high level of music culture and above all a very profound knowledge of recent musicological studies.This may be the main aspect that determines the difference between Americans and Italians (even though a generalization is always not correct): the first constantly updated; the second conditioned by a perennial inactivity…and not only in music!

    Being myself enrolled in a high level educational program in musicology, I always interrogated myself about the tangible efficacy of this field, mostly about its utility in relation with the practical aspects of Music like performing, playing, studying, listening. I confess that I was quite afraid to answer, maybe for a certain fear due to the fact I wasn’t sure to find the correct answer, maybe because it is not always so easy to take cognizance of truth.

    M° Swann explaining Beethoven’s op. 53 (the “Waldstein”), did not limit himself only on technical of sound effect aspects, but led us through a marvellous journey into his performing experiences, personal considerations, musicological studies, literature, musical analysis, biographical aspects…reaching to a theory explanation of this beautiful sonata, but with an extremely practical approach, from a pianist’s and musician (and what a musician!) point of view.

    In that precise moment I understood that two different musicologies existed: one kind, locked in four walls, leaned on its desk, which fights upon problems that never existed, dead causes…or causes that never where born; the other one that points right at the problem, to complete a good musical performance. The ‘good’ musicology should not claim the right to lay down the laws, but should build a path to better understand the piece, with a joined effort by performers. One should offer the tools; the other chooses and models them.

    Andrea Barizza
    andreabarizza[at]musicalwords.it

    (translated by Claudia J. Scroccaro)

    Topics: Curiosities from the World, MUSIC, Your personal considerations | 45 Comments »

    45 Responses to “Desk Musicology”

    1. Desk Musicology | Midi Blog Says:
      luglio 3rd, 2008 at 00:27

      [...] Musicology Archiviato in: Midi — Luglio 3, 2008 @ 2:13 am the_dandy: Di formazione americana, il Maestro è il tipico esempio di musicista d’oltreoceano..buon [...]

    2. Roberto Illiano Says:
      luglio 3rd, 2008 at 09:30

      ciao Andrea,
      sono assolutamente d’accordo che la Musicologia ha bisogno di confrontarsi e collaborare con le altre discipline e con esperti in materia. Il rapporto con esecutori è importantissimo, soprattutto in merito agli studi sulla prassi esecutiva. Noi, nell’ambito dell’Edizione Nazionale Boccherini, ma anche di quella di Clementi, abbiamo sempre bisgono di confrontarci con esecutori ‘informati’ che ci risolvono molti problemi di prassi esecutiva altrimenti non facili da risolvere (vedi problemi di posizione, cambio chiavi, capotasto, ecc.).
      Ma è anche vero che spesso ci dimentichiamo che la musicologia non è solo legata alla musica in senso stretto. La musicologia è quella disciplina che ti permette per esempio di attribuire composizioni sulla base di studi sulla mano dell’autore, sulle filigrane (ovviamente in accordo con esperti in settori grafoscopici, grafonomici e grafologici)… la musicologia è fatta di persone che studiano per anni documenti storici e scoprono che esistevano 2 Josquin, per cui non tutte le composizioni attribuite a lui lo sono in realtà… la musicologia, ed è quella che mi piace tanto, svela connessioni musicali che gli stessi compositori non riescono a scoprire. Dallapiccola si congratulò con Leibowitz per aver scoperto delle cose sulla sua musica dodecafonica che lui stesso “faticava a comprendere”. Ecco… tutto questo e tanto altro è musicologia… l’importante è sempre come la si fa….

    3. Andrea Barizza Says:
      luglio 3rd, 2008 at 09:37

      appunto..come la si fa è il sottile distinguo…quando ci si chiude in 4 mura… c’è qualcosa che non va..

    4. Federico Preziosi Says:
      luglio 3rd, 2008 at 18:42

      Credo che la musicologia italiana pretenda di essere eccessivamente scientifica, troppo teorica. A volte si perde nella ovvietà, si presenta nevrotica e spasimosa. Poi, la maggior parte delle volte, le interpretazioni migliori le danno gli esecutori o i compositori stessi: cosa rappresenta l’inizio della Quinta? “E’ il destino che bussa alla porta!”, così rispose Beethoven. Che sia ironico oppure no, non conosco nessun che abbia dato una spiegazione altrettanto valida.

    5. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 3rd, 2008 at 19:48

      Io penso che la specializzazione della musicologia, cosa giustissima e coerente con la disciplina, abbia generato una sorta di spirale di incomprensione e fraintendimento da parte dei musicologi stessi. Mi spiego meglio: la specializzazione e il tentare di circoscrivere il più possiblie uno studio per arrivare ad una grado quasi scientifico dello studio, non dovrebbe far perdere il contesto in cui quel fenomeno si è particolarmente manifestato. Insomma, è giusto adddentrarsi negli argomenti in modo sempre più mirato, ma ciò non deve compromettere la coerenza e l’integrità del significato che quel fenomeno ha avuto in una dinamica storico-musicale più ampia.

    6. Roberto Illiano Says:
      luglio 3rd, 2008 at 21:34

      Scusa Federico, ma chi ha detto che la musicologia si occupa di interpretare la musica? Sono passati i tempi dei ‘musicologi’ che ti spiegano come si esegue un brano o cosa si prova all’ascolto della Quinta di Beethoven… molti di loro non erano neppure musicologi, ma semplici amanti della musica, giornalisti che per una vita hanno fatto recensioni di musica. La musicologia è una disciplina che aiuta spesso a ricostruire partiture, consentendo agli esecutori poi di renderle note.
      Non pensiamo sempre che la musicologia e la prassi musicale siano nemiche… l’esempio anglosassone ci insegna proprio il contrario.

      ….ma a proposito: che ne dite di sfatare un mito?

      La musicologia americana e quella anglosassone non sono migliori delle nostre! Sono anni che giro per convegni internazionali e ho a che fare ogni giorni con musicologi di tutto il mondo e vi assicuro che il livello non è più alto del nostro, anzi… in media è più basso. Il problema dei musicologi italiani è il sistema in cui è inserita la musicologia universitaria: un mondo pieno di baronie che premiano i più mediocri, coloro che invece di dedicarsi alla ricerca e a pubblicare studi passano il tempo a difendere poltrone.
      Questo è il vero lato negativo della musicologia italiana!

      Conosco di persona molti musicologi che finiscono il dottorato senza aver pubblicato neppure un vero articolo e che riempiono i curricula delle univeristà con i programmi di sala che hanno scritto… Divertitevi pure ad andare a leggere i curricula di dottorandi nei siti universitari (anche alcuni professori inseriscono i programmi di sala facendoli passare per pubblicazioni scientifiche di alto livello… ); eppure a molti neo-dottori è concesso di tenere pure dei corsi universitari, perché ormai le università hanno così pochi soldi che non trovano più docenti che accettino di insegnare per quelle tre lire che offrono ai contrattisti…

    7. Andrea Barizza Says:
      luglio 3rd, 2008 at 22:59

      Roberto Illiano said:
      ” Il problema dei musicologi italiani è il sistema in cui è inserita la musicologia universitaria: un mondo pieno di baronie che premiano i più mediocri, coloro che invece di dedicarsi alla ricerca e a pubblicare studi passano il tempo a difendere poltrone.
      Questo è il vero lato negativo della musicologia italiana! ”

      Solo della musicologia?!

    8. Roberto Illiano Says:
      luglio 4th, 2008 at 00:10

      No, ovvio che non è solo della musicologia… fa parte di una forma mentis comune a tutto l’ambito universitario, e non solo.
      Ma qui parliamo di musicologia italiana…. quindi, per riassumere: il vero problema è che non si fa ricerca in Italia. Buoni ricercatori ci sarebbero, ne conosco molti… ma le Università non portano avanti programmi di ricerca e non stimolano gli allievi a scrivere e pubblicare (anzi, generalmente mettono in guardia dal pubblicare su riviste o case editrici che loro non approvano).
      Quello che invece c’è all’estero, soprattutto in America, sono i soldi per la ricerca e un tipo di educazione che spinge gli studenti a scrivere e impegnarsi sin dai primi corsi: il tipico modello americano del “costruirsi la carriera”. Del resto, per andare in un’Università di alto livello come Yale o Harvard, dove trovi per forza buoni insegnanti, devi ipotecarti la casa…

    9. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 4th, 2008 at 00:28

      La “musicologia” è una contraddizione in termini.

      Il Logos dei greci non è applicabile al pensiero musicale.

      Se già la definizione è aporetica, si immagini il resto.

      E.C.T.

    10. Federico Preziosi Says:
      luglio 4th, 2008 at 01:07

      Ovviamente io non voglio fare di tutta un’erba un fascio e certamente non voglio screditare il lavoro dei musicologi, anche per quanto riguarda la ricostruzione delle partiture, attività importantissima quando ci occupiamo di musica colta occidentale.
      La guerra delle poltrone che tu hai citato è un problema reale, ma qui non si tratta solo di conservare una posizione personale, stiamo parlando di un atteggiamento che lede profondamente gli amanti di musica, gli esecutori, i compositori, gli studenti e la musicologia stessa. Se la situazione è così drammatica anche all’estero mi sa che qua si è proprio sbagliato tutto. Conosco perfettamente la mentalità di alcuni rinomati musicologi: ebbene ti dirò che se il sapere musicale passa davvero attraverso le loro mani, caro Roberto, siamo messi malissimo! Per fortuna gli esecutori sono ancora in grado di emozionarci e trasmetterci tutto quello che la musicologia non riesce a fare. L’interesse parte da una sensibilità, da una curiosità, una spinta che coinvolge il lato emotivo; la “barbara razionalizzazione” in cui spesso la musicologia inciampa disumanizza la musica, pertanto un’arte priva della sua componente umana cessa di essere tale e si tramuta in formula, combinazione numerica, come se la musica fosse una scienza esatta. Questo è quello che contesto alla musicologia e che la rende disciplina ermetica e, paradossalmente, distante da quelli che sono i suoi fini.

    11. Roberto Illiano Says:
      luglio 4th, 2008 at 11:16

      Caro Federico, sono d’accordo con quello che scrivi e siamo sicuramente messi male a livello universitario… ma la musicologia non passa per forza attraverso le università e ottimi ricercatori e musicologi ce ne sono e tanti. Io lavoro con molti musicologi tutti i giorni e ti assicuro che si può fare ottima ricerca.
      Del resto anche fra i compositori e musicisti c’è chi ha un atteggiamento simile. Non posso far nomi qui, ma ti racconterei volentieri alcuni aneddoti su compositori contemporanei molto osannati…
      Il discorso di Emanuele è di difficile commento… mi sembra che alla base di queste chiusure ci sia un atteggiamento di difesa incomprensibile. Scusa se te lo dico, ma pubblicare manifesti sulla musica, ecco quello lo trovo un atteggiamento contradditorio per chi pensa che il “Logos dei greci non è applicabile al pensiero musicale”. Vorresti una schiera di musicisti più coscienti… beh all’estero ci sono e vanno d’accordo con i musicologi. Io ho lavorato con molti musicisti internazionali e tutti hanno apprezzato il lavoro mio e dei miei colleghi…anzi erano loro a cercarlo.
      Continuo comunque a sostenere che la musicologia non è quella disciplina che “interpreta” la musica. Probabilmente Emanuele suonerà spesso su partiture ritrovate, ricostruite o curate da musicologi e neppure lo sa.
      Ci sono veramente tanti aspetti della musicologia che sono trascurati in questi discorsi. Senza di essa spesso non sapremo neppure se le partiture che stiamo eseguendo sono veramente di un autore o meno… e mi riferisco non solo all’esempio fatto prima di Josquin, ma dei concertini dello pseudo-pergolesi (oggi attribuiti a un diplomatico olandese, Van Wassenaer), di concerti Boccheriniani, vivaldiani… noi pubblichiamo spesso nuove partiture che dobbiamo attribuire attraverso lunghi studi storici, filologici e calligrafici. Ecco anche questa è musicologia.

    12. Federico Preziosi Says:
      luglio 4th, 2008 at 11:54

      Ma infatti il lato filologico è apprezzabilissimo, un contributo fondamentale, ma è anche un’arma a doppio taglio: gli sforzi profusi per riconsegnare una partitura o un manoscritto sono indiscutibilmente validi e utili ma, permettimi la critica, spesso noto che la musicologia incespica quando si interroga sul perchè. Dai perchè vengono estratte regole che non facilitano, ma ostacolano non l’interpretazione (che può essere varia) ma la comprensione di un brano specifico: così il basso continuo diventa una combinazione numerica, Debussy compne attraverso la sezione aurea, la terza blue note è una quinta diminuita quando bluesmen come Charley Patton, probabilmente, non sapevano nemmeno cosa fosse, ecc. In tutto questo, l’idea, l’intenzione artistica, proprio l’elemento umano di cui ti parlavo, dov’è? Allora forse in questo molti musicologi sono inadatti, meglio ascoltare i letterati, i filosofi, gli intellettuali.
      Sapere però che una nuova generazione di musicologi, più attenta ai problemi concreti della musica, si sta affermando, mi rincuora. Il motivo per cui scrivo su questo spazio è proprio il confronto che è la vera fonte che arricchisce tutti noi: nella vita non farò mai il musicologo perchè sono altri i problemi della musica che mi appassionano, tuttavia ti invito a mantenere ben salda questa rotta che ti porta a stretto contatto con i musicisti nella speranza che questo possa essere il primo passo verso un’apertura, l’inizio di una nuova fase per tutta la musica.

    13. Roberto Illiano Says:
      luglio 4th, 2008 at 12:58

      Caro Federico,
      concordo pienamente sull’arrichimento dato dal confronto e da spazi come questo…ed è per questo che ho accettato ben volentieri di collaborare attivamente a questo blog…. e mi fa piacere scambiare idee con tutti voi.
      È vero, molti studiosi cascano spesso nell’errore di non riuscire a trovare una sintesi ai loro studi o di applicare rigidi metodi analitici a qualsivoglia compositore. Io che mi occupo anche di musica contemporanea ne vedo molti che operano così.
      Negli studi sul jazz poi è un classico :)
      Errori se ne fanno da entrambe le parti… non parliamo del livello dei musicisti (italiani!) con cui mi trovo spesso a dover discutere… persone che suonano Clementi e non hanno la minima idea degli strumenti su cui ha composto o che non sanno interpretare i differenti segni di staccato e accentato che Clementi era solito usare (da buon editore ne usava molti e in modo preciso).
      Ecco, qui sì che vedo una bella differenza fra la preparazione artistica italiana e quella europea (avete mai ascoltato giovani studenti dei conservatori olandesi? Sono fantastici).
      Lavorando poi anche con un’agenzia di rappresentanza artistica devo ammettere che sono spesso deluso dal livello anche di teatri e case discografiche. Oggi vediamo sulla scena cantanti che sembrano dei modelli (altro che i Pavarotti della situazione)… vengono scelti alle audizioni più per la presenza scenica che per la voce… le cantanti in carne sono quasi subito scartate, perché sono i registi a scegliere. E le case discografiche preferiscono incidere un disco di Clementi suonato da Leone Magiera, l’ex pianista di Pavarotti (un disco vi assicuro di una mediocrità incredibile), piuttosto che da un bravissimo fortepianista come Andrea Coen…
      L’inizio di una nuova fase per la musica credo ci sarà quando ritornerà ad essere fatta da professionisti a tutti i livelli, compresi quello editoriale, discografico e teatrale…

    14. Federico Preziosi Says:
      luglio 4th, 2008 at 13:16

      allora dobbiamo indottrinare il pubblico! Forza e coraggio!

    15. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 4th, 2008 at 16:09

      1) il mio non è un atteggiamento di difesa, semmai di attacco, e la cosa può essere evidente anche al primo degli sprovveduti.

      2) dall’aporia di definizione filologica propria della mia premessa si sono dedotti concetti fuorvianti: se curare partiture significa delegare ad una mansione minore, come dirigere il traffico per un organo di polizia, allora i cosiddetti “musicologi” potrebbero anche occuparsene e trovarne diletto.

      i musicisti stessi e i compositori da che mondo è mondo si sono autonomamente adoperati in tal senso.

      ed essendo compositori e musicisti hanno anche evitato tutta quella ridicola prosopopea verbale applicata a questioni musicali.

      Chi ha esperienza nel pensare musicalmente, in parametri musicali, Partiture composte alla mano, allora può avere il diritto, se costui lo desidera, di dedicarsi ad attività di supporto della musica, come quello verbale o matematico.

      Altrimenti, sempre costui, faccia fagotto dei suoi mancati talenti di pensiero musicale, e si adoperi altrove in attività che gli competono maggiormente.

      e se questo non vuole farlo almeno taccia su alcune questioni musicali (eppur espresse verbalmente)

      Sappia che su di lui, “musicologo” vige un Accesso Totalmente Negato.

      Torrente

    16. Roberto Illiano Says:
      luglio 4th, 2008 at 17:17

      gentile signor Torrente,
      che dirle? Non è certo mia intenzione fare la guerra a un ‘pensatore musicale’. Cui prodest?

      Le assicuro che noi lavoriamo tanto proprio per correggere la marea di errori che copisti e musicisti improvvisati musicologi hanno inserito nelle parture eseguite regolarmente tutti i giorni.

      Sarei molto felice se un musicista sapesse anche comporre e se un compositore sapesse dedicarsi a attività verbale, ma vedo che spesso manca anche il solo controllo della lingua italiana…

    17. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 4th, 2008 at 18:45

      Caro Roberto, sono più che d’accordo con te…ahimè è giusto che ognuno sappia fare il proprio mestiere…ma penso che l’insoddisfazione da parte di Emanuele, Andrea, Federico…e in qualche modo anche la mia….sia dovuta dal semplice fatto che molto spesso tutte queste realtà comunicano poco, o ancor peggio per niente, fra di loro. Credo che un “tuttofare” sia inadeguato ed inauspicabile, ma è assolutamente necessario tentare di immedesimarsi nei ruoli, o perlomeno comunicare, ascoltare e capire i mondi musicali degli altri…cosa che purtroppo avviene raramente. Non è necessario essere dei pianisti virtuosi per essere esperti di interpretazione musicale, ma è impensabile non saper neanche strimpellare quattro note sul pianoforte o avereuna pratica musicale approssimativista per parlarne; come è altrettanto impensabile che un musicologo impegnato nell’analisi musicale non abbia mai studiato un minimo di composizione; come è altrettanto impensabile che un’archivista musicale non sia mai stato in biblioteca…etc etc etc… Forse se ognuno avesse l’umiltà di dedicarsi a studi più vicini alle proprie competenze senza perdere MAI di vista il “fatto” musicale, allora avremmo sicuramente una musicologia più sana, attiva, viva e vicina al mondo musicale….

      Che ne pensate?

      Claudia J. Scroccaro
      claudiascroccaro@musicalwords.it

    18. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 5th, 2008 at 00:35

      Se la sua invettiva era riferita al sottoscritto, è fuori strada, Roberto Illiano.

      Io sono un pensatore musicale si, o “compositore” se vuole SED ETIAM un pensatore verbale, padrone dei meccanismi linguistici logico-grammaticali.

      Se invece si riferiva a terzi, beh ahimè il guaio è che il pensatore musicale è stato storicamente ed è tutt’ora in parte succube di quello verbale.

      Per cui si scambia Adorno per uno che sapeva di musica, quando invece l’unica cosa che sapeva fare (quando osava parlar di musica) era imbrattare carte di arzigogoli arbitrari e fuori dal principio di realtà, direbbe Freud.

      Ad ogni modo la mia attività verbale, che vuole altresi’ rivolgersi all’istruzione dei giusti parametri DI SUPPORTO alle cose musicali, (rivolte dunque a tutti gli “extramusicisti” dai fisici della musica ai matematici e ai musicologi e via dicendo )mi auguro RIDIMENSIONI i contributi di costoro alle cose musicali, facendo comprendere loro che

      IL PENSIERO MUSICALE é UNICAMENTE ESPRESSO IN PARAMETRI MUSICALI.

      OGNI COMMENTO O TENTATIVO DI INDAGINE VERBALE PERTANTO NON SI OCCUPA DI MUSICA , MA DI SUPPORTO ALLA MUSICA.

      Sono corollari intrusivi ai parametri musicali.

      E solo chi pensa musicalmente ha il potere di gestire queste intrusioni come meglio crede, qua relegandole a meri sostegni verbali, là dileguandole a sozzi atti di vandalismo intellettivo.

      Chi pensa musicalmente dunque e GIAMMAI nessun altro tipo di pensatore, verbale in primis, può esercitare questo potere.

      E.C.T.

    19. Andrea Barizza Says:
      luglio 5th, 2008 at 09:39

      Signori, sono stato via un paio di giorni ( nel senso che non ho mangiato consecutivamente nella solità città per due giorni e con in più l’orale della maturità di mio fratello… ) e vedo che il dibattito si è infuocato.. ne sono molto contento, tuttavia invito TUTTI alla calma e a non valicare le regole del confronto sereno.
      ****
      Claudia.. come sai vengo da una esprienza prolungata in consevatorio..e ragionando sututto quello che ho letto in qusto post, mi sono convinto che il vero problema sia l’ignoranza. Moltissimo docenti d conservatorio sono stati selezionati all’epoca “all’italiana” col risultato che oggi essi non sono in grado di trasmettere una cultura musicale “completa”. I più fortunati si ritrovano in classi il cui docente non sa nulla (ma proprio nulla!!!!) di studi musicigologici ma ha una buona preparazione artistica (pratica)..i più sfortunati (la maggiorparte e allafine tutti coloro che abbandonano lo studio della musica) con docenti che non sanno nulla di cosa sia (ad esempio) l’analisi schenkeriana e non sanno nulla di com si legga una aprtitura a livello “superficiale”..con il risultato ch bambini e poi i ragazzi suonano note su note..senza capire nulla di perchè fanno così o di come potrebbero/dovrebbero fare.
      Se vi fossero insegnanti (e comunque ve ne sono..da qualche parte) completi nella loro formazione, certo il ragazzo ne trarrebbe benefici immensi.
      l’incomunicabilit sta nell’ignoranza… credo che il M° Swann non abbia problemi di incomunicabilità con la musicologia..e difatti è venuto e ha fatto delle lezioni spettacolari (c’è da dire, tuttavia, che nona vevo bisogno di delucidazioni tecniche sull’aurora e dunque non posso giudicare dal punto di veista pratico i suoi insegnamenti) . problemi di incomunicabilità li hanno gli analfabeti.

      andrea

    20. Stefano Naimoli Says:
      luglio 5th, 2008 at 09:54

      Allora provo un attimo a tirare le fila di questo argomento, visto che essendo laureato in musicologia come Claudia e Federico non posso non sentirmi toccato dalla faccenda.
      E’ vero: la musicologia italiana è in ristagno rispetto al resto del mondo. Ma come tutte le cose c’è da dire: c’è una cosa in questo momento in cui il nostro paese non è immobile rispetto ad altri?
      La musicologia italiana, in fondo, e nessuno se ne abbia a male, è diventata a suo modo una casta chiusa: nulla esce, ma soprattutto nulla di nuovo entra. Fisiologicamente c’è bisogno di un ricambio, umano ed intellettuale. IO ancora non vedo nulla. MENTI FRESCHE, IDEE NUOVE, questo è il progresso.
      Diamo la colpa di questo ristagno alle metodologie, ma le metodologie non sono mica degli esseri senzienti. No. La “colpa”, è sempre di chi ci sta dietro, ossia delle persone. PEr questo credo che l’idea di un ricambio generazionale sarebbe la manna per la musicologia italiana. Ovviamente sempre che ci sia interesse a questo ricambio, perch+è tornaconto personale e bene della disciplina spesso non vanno d’accoro.
      Inoltre credo sia assolutamente importante assumerte un atteggiamento più comunicativo tra il mondo della prassi, e mondo della ricerca. Inutile negarlo, uno non esclude l’altro, ma anzi si abbisognano a vicenda. Personalmente se dovessi mettere su un mio gruppo di ricerca vorrei almeno due musicisti diciamo “puri”: abbhiamo il difetto di pensare a compartimenti stagmi, ma la musica non è strutturata così: teoria e prassi nel compositore si sovrappongono a tal punto da diventare indiscernibili. E solo non discernendo prassi dalla ricerca teorica si possono avere risultati affidabili, veritieri e soddisfacenti. PEr cui sarebbe il caso dal mio punto di vista di avere una maggiore collaborazione tra musicisti e musicologi.
      Chioso commentando la frase di Emanuele
      “IL PENSIERO MUSICALE é UNICAMENTE ESPRESSO IN PARAMETRI MUSICALI.”

      Ho dei dubbi su qusto. Certo è vero che si prova a spiegare un linguaggio con le modalità di un altro linguaggio, e quindi c’è il rischio importante di una perdita di “senso”.
      Però è anche vero che il Pensiero musicale, oltre a dipanarsi sul foglio pentagrammato, si è manifaestato anche sul semplice foglio di carta, con saggi, trattati e riviste che in quanto ad importanza nell’evoluzione della musica non sono da meno di una composizione musicale. E’ l’errore di cui parlavo prima, pensare la musica a compartimenti stagni. Sono convinto che se eliminassimo dalla storia il Tristano di Wagner, oppure L’opera d’arte dell’avvenire, i danni sarebbero parimente gravi.
      A maggior ragione pensiamo al rinascimento, dove spuntavano trattati sulla musica come funghi!
      Quindi personalmente non mi sento di dire a Wagner, o a Schumann, che sono fautori di sozzi atti di vandalismo intellettivo.

    21. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 5th, 2008 at 10:58

      Non mi si legge bene e sinceramente comincio a perdere anche le attrattive di un confronto.

      I musicologi dovrebbero almeno comprendere il linguaggio verbale, e invece anche lì fanno cilecca.

      Dissento completamente dalla mera opinione secondo cui le attività verbali di qualsiasi estrazione “non siano da meno” rispetto ad una composizione.

      Il “musicologo” figura border line di sospetta fattura dovrebbe almeno aver letto dei rudimenti di fenomenologia della musica: SUPPORTO di studi verbali che intuisce che la musica non risiede sulla carta del pentagramma, e la differenza tra questa e un
      “carta” di testo verbale è infinita.

      I “sozzi atti di vandalismo intellettivo” nella mia proposizione precedente erano riferiti a ipotetici giudizi che il pensatore musicale avrebbe il diritto ad affibbiare a chi con strumenti diversi dai parametri musicali tenti di porre intrusione “extramusicale” molesta e infeconda.

      Wagner e Shumann furono eccellenti pensatori musicali, dunque non mi riferivo a loro.

      Sospenderò i miei interventi, ringrazio per la pubblicazione del mio

      MANIFESTO TEORETICO MUSICALE.

      Emanuele Cintura Torrente

    22. Andrea Barizza Says:
      luglio 5th, 2008 at 11:10

      Gentile Emanuele,
      la dialettica tra uomini non è fatta da concordia unanime su un’opionione e dalla comprensione immediata di tutto ciò che gli altri dicono o scrivono.
      può darsi che qulcuno abbia travisato le tue parole o che non sia stato in grado di giungere alle vette cui tu sei approdato, ma non per questo non è degno di una spiegazione.
      questo blog è nato proprio con l’intento inverso. chi ha capito DEVE “riferire” a chi non ha capito.
      Se questo non lo si è in grado di fare allora è proprio meglio sospendere le comnicazioni.

      Andrea Barizza
      Ideatore di MusicalWords.it

    23. Federico Preziosi Says:
      luglio 5th, 2008 at 11:51

      Sono d’accordo con Andrea: io sono un noto rompi scatole, cerco lo scontro (costruttivo) sempre. Confrontarmi con Roberto per me è stato stimolante, certo non condivido tutti i suoi punti, ma poi saranno i fatti a stabilire chi ha torto, chi ha ragione, chi ha capito qualcosa e chi non ha capito nulla.

    24. Roberto Illiano Says:
      luglio 5th, 2008 at 11:55

      Scusate se non sono più intervenuto ma la telecom ha deciso di crearmi problemi… sono in un internetpoint e fino a marterdì almeno temo che il guasto sulla mia linea non sarà risolto. Mi scuso fin d’ora, dunque, se non riesco a rispondere ‘in tempo’ a qualcuno.
      Io non mi sottraggo dalla discussione che mi diverte molto e, in qualità di musicologo di professione, mi appassiona molto.
      Sulle parole di Torrente sorvolo, perché non ci può essere comunicazione se una persona parte dal presupposto che un musicologo sia una figura ‘border line’… leggo divertito i suoi messaggi ma veramente non credo ci sia molto da dire.
      Invece vorre rispondere a Claudia: in parte hai ragione, secondo me, ma ripeto che il musicologo non è un tuttologo della musica. Esistono molte specializzazioni e molte professionalità nel musicologo. Chi si occupa di scovare documenti e scrive di storia della musica, ben poco vantaggio può trarre dal saper suonare uno strumento. Lo stesso dicasi di chi si occupa di grafologia musicale, o paleografia.Nessuno chiede a un professore di lingua italiana di saper scrivere romanzi o a un professore di storia dell’arte di saper dipingere o scolpire. Ognuno ha il suo ambito di intervento. È chiaro, invece, che chi si occupa di edizioni musicali la musica la deve conoscere bene.
      Sono d’accordo con Andrea che i danni maggiori sono spesso causati invece dagli insegnanti di musica che spesso (e NON dico tutti, anzi) non sanno leggere le partiture… suonale sì, ma leggerle in qualità di musicisti storicamente informati no.
      Rispondo anche a Stefano: certo, la collaborazione fra professionalità diverse è sempre più he auspicabile, e non intendo solo fra musicisti e musicologi. Noi spesso facciamo ricorso a collaborazioni con filologi letterari, grafologi, paleografi, studiosi di lingue antiche, archeologi… Purtroppo non si può mai avere la presunzione di essere autosufficienti in questo mestiere.
      Usciamo però dalla convinzione che il musicologo sia un critico che si mette a giudicare le opere musicali. Proprio ieri ho inviato in stampa un volume curato da Micheal Talbot su Motezuma di Vivialdi, un’opera scoperta di recente. Ecco, questa è bella musicologia: c’è stata una cooperazione fra musicologi e musicisti (è stata eseguita in Olanda in prima assoluta da Modo Antiquo di Sardelli) per attribuirla, studiarla, studiarne le connessioni letterarie e storiche… il tutto è confluito in una sintesi che molto ha arricchito la musica e la musicologia e per la quale tutti dovremo esserne riconoscenti. Non è vero che non si possono fare belle cose assieme, basta provarci e voler collaborare, con professionalità e molto amore per le cose che si fanno.
      A presto
      p.s.: Grazie Federico, anche per me è sempre stimolante confrontarmi :)

    25. Stefano Naimoli Says:
      luglio 5th, 2008 at 13:55

      “Purtroppo non si può mai avere la presunzione di essere autosufficienti in questo mestiere.”
      Concordo Roberto.

      Per il resto non voglio fare il polemico, ma a leggere i toni di certi interventi, non biasimo chi accusa la musica classica di snobismo e autoreferenzialità.
      Sono proprio gli atteggiamenti che danneggiano questa musica.

    26. Stefano Naimoli Says:
      luglio 5th, 2008 at 14:24

      “Il “musicologo” figura border line di sospetta fattura dovrebbe almeno aver letto dei rudimenti di fenomenologia della musica: ”

      La musica è indefinibile e solo la COSCIENZA è in grado di riconoscerla.
      Era il cavallo di Celibidache e della sua “scuola”. Adesso mi spiego tante cose

    27. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 6th, 2008 at 16:59

      Caro Roberto, grazie per la risposta. Infatti temo di essermi spiegata male… Il senso era proprio il medesimo da te espresso: la specializzazione porta a competenze talmente diverse, che diventa impensabile potersi erudire su tutto…e francamente disprezzo chi tenta di farlo perchè, come ormai la storia ci ha insegnato, questo tipo di studio genera l’approssimazione. Appunto per quello nei vari esempi, quando citavo l’archivista per lui, il saper suonare uno strumento, deve invece essere sostituito dal rapporto col materiale librario. E via dicendo. Nel mio caso, umilmente, sto tentando di studiare direzione d’orchestra e composizione, per permettermi degli strumenti di analisi degni alla comprensione delle partiture. E in risposta ad Emanuele…io credo che il contributo musicale debba venire da tutte le parti, non solo da pensatori, compositori etc… Io sono musicista; amo suonare la musica, e quando la suono penso in termini musicali…ma quando se ne parla…ecco, lì diventa tutt’altro. E non bisogna perforza speculare mentalmente sulla musica per trarre qualcosa di valido. Certo è che, come dice giustamente stefano, non sono le metodologie, non sono le dottrine, non è sicuramente la musicologia ad essere “una contraddizione in termini”….lo sono le menti di alcune persone che si approcciano a questa disciplina.
      L’utilità della musicologia ha davo delle validissime dimostrazioni in più momenti (come giustamente ricorda Roberto), chiaro c’è tanta “roba” inutile…ma non sta a noi giudicarlo. Quello che possiamo fare è umilmente rapportarci al materiale con curiosità, fascino, passione e attenzione…senza mai dare per scontato nulla.

      Emanuele, forse hai ragione a pensare di non essere compreso…ma, almeno io, quando mi trovo in situazioni di questo tipo, la domanda che mi pongo è questa: forse non mi sono spiegata bene? La capacità di immedesimazione ed il rispetto per il pensiero altrui sono forse una conquista lontana, ma DOVEROSA!

      Soprattutto se si “parla” di MUSICA….

      Claudia J. Scroccaro
      claudiascroccaro@musicalwords.it

    28. Eusebio Says:
      luglio 6th, 2008 at 23:42

      Meno male che esistono i musicologi! Sennò la musica cd “colta” dove verrebbe commentata, a Mai dire Gol? Io ne conosco diversi, soprattutto giovani e molto preparati. Ho letto pagine di analisi bellissime fatte da compositori che in quel caso rivestivano i panni dei musicologi di alto livello musicale e culturale. Dissento quindi in toto con Emanuele soprattutto per la prosopopea (visto che ama i paroloni) e l’assoluta mancanza di rispetto verso gli altri.
      Eusebio

    29. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 7th, 2008 at 12:47

      Caro Emanuele…sperando che tu ancora legga i commenti del nostro sito ti volevo far riflettere sul pensiero espresso da Lefebvre: il senso di un’oprea spesso si manifesta proprio nel momento in cui si cerca di esprimerlo con le parole. Quando non vi sono verbalizzazioni, l’opera produce direttamente una modificazione delle rappresentazioni pratico-emozionali e socio-culturali del soggetto. Ed è qui che risiede la ricchezza del suo senso…. Senza un’interpretazione verbale la musica non esprimerebbe alcunchè.

      Forse è una visione un pò rigida…diciamo che io porrei un punto a metà strada fra quello che affermi tu e la teoria di levebvre…ma questa è un’opinione soggettiva. Ed è giusto che rimanga tale.

      Claudia J. Scroccaro
      claudiascroccaro@musicalwords.it

    30. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 7th, 2008 at 14:05

      Ammetto di essere stato duro e di aver esagerato sul conto dei musicologi, ma ribadisco il mio motto e serenamente vorrei cancellare le diatribe su questo argomento.

      A discorsi costruttivi, costruisco.

      A discorsi distruttivi, distruggo.

      Torrente.

    31. Federico Preziosi Says:
      luglio 7th, 2008 at 23:18

      Non capisco però cosa ci sia di distruttivo nel leggere le parole di un musicologo che difende il proprio lavoro… guardate che fine sto facendo: sto difendendo un musicologo, perchè se la musicologia può cambiare tutto il mondo può cambiare!
      P.S. Dannata infanzia passata all’ombra di Rocky Balboa! :)

    32. Ambrosia Says:
      luglio 8th, 2008 at 12:36

      Io non capisco veramente come il Sig. Torrente pretenda di relazionarsi con gli altri.
      ambrosia

    33. Roberto Illiano Says:
      luglio 8th, 2008 at 13:06

      Cara Claudia,
      grazie per la spiegazione :) Concordo su quanto scrivi, anche su Lefebvre. Avevo già risposto a Torrente in questo senso pochi minuti fa sul suo Manifesto.
      Caro Federico ho apprezzato molto la citazione di Rocky ahahahah:) ma vedo che anche tu studi da musicologo e quindi sei naturalmente destinato a diventare figura border line :) :):)
      Un saluto a tutti…. oggi sono felice perché la Telecom mi ha donato nuovamente voce!
      E stasera (tanto per ribadire che musicologi e musicisti collaborano se vogliono) abbiamo un concerto di musica antica qui a Lucca con l’esecuzione di arie di Boccherini curate da noi in edizione critica (tenuto anche ieri a Firenze). Un saluto a tutti

    34. Eusebio Says:
      luglio 8th, 2008 at 13:31

      Ecco! Questa è vera musicologia! Studi sulle partiture, sulla tecnica, analisi, revisioni critiche che si concretizzano… in note. Qui “qualcuno” ha sputato sulla musicologia pensando che essa sia la love story di Schumann, la tirannia di Toscanini, la partitura della mia vita di Metha, gossip su Mozart etc…

    35. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 8th, 2008 at 15:57

      Gentile Roberto Iliano la musica delle sue ultime parole mi piace, pertanto le rispondo con piacere:

      a) Non mi creda tanto ingenuo da pubblicare un Manifesto di quel tipo e aspettarmi consensi unanimi. Ho mostrato gli artigli, se lei legge tutto l’arco dei commenti, solo a chi mi mostrava una “cattiva musica verbale” e continuo ad essere certo che chi ha subito i miei sfoghi, dell’ hic et nunc, abbia meritato i miei eccessi; D’altra parte mi sembra che anche io e lei abbiamo avuto dei contrasti, ma come vede adesso si sta ragionando con più serenità.

      b) il numero 4 e 5, contengono dei “reclami” di ordine sociale ed economico che son sicuro Lei li senta come Deja vù; ero già conscio a priori di tale “risonanza”, parimenti ho voluto inserirli nel contesto del Manifesto Teoretico Musicale in quanto Esso non pretende di stabilire degli enunciati nuovi, “alla moda”, “originali”, all’avanguardia etc, (anzi ect.. Emanuele Cintura Torrente, hehe)
      Ma ha l’intento di stabilire definitivamente alcuni fatti verbali sulle questioni musicali. In tal senso se lei sente dire da 40 anni ciò che i punti 4 e 5 del Manifesto dicono, è un punto a favore della loro oggettività e non a sfavore della loro originalità. b.1.) come vede non ho risposto come lei premeditava.

      c) non ho mai affermato, e cito, che “le persone travisano quanto Lei scrive” .

      Ho affermato che in quel dato contesto quel dato interlocutore stava travisando; lui e non le persone in genere visto che se fa una carrellata dei precedenti commenti troverà anche degli ottimi unisoni di pensiero tra me, il Manifesto ed il lettore.

      d) so benissimo di non scrivere in modo complicato, od ermetico od oscuro. Questa è stata solo una obiezione di uno dei miei detrattori che scambiava dei miei “Paroloni” per semplici “Parole” . Il motivo di tale incomprensione resta evidente e non voglio ulteriormente infierire sull’accaduto.
      d.1) Le mie composizioni, che Lei è invitato gentilmente ad ascoltare, contengono il mio vero pensiero: netto ed inequivocabile.

      Se verbalmente non riesco ad essere altrettanto “apodittico” lo si deve alla fallacia del sistema verbale in genere e non alla fallacia delle cognizioni verbali logico-grammaticali della lingua italiana espressa da Emanuele Cintura Torrente.
      Se comunque Lei volesse redarguirmi in tal senso, possiamo discuterne proposizione in calce e bisturi cognitivi e logico-grammaticali alla mano.

      e)Non faccio l’insegnante di conservatorio (anche se attualmente sto scrivendo un pezzo per fagotto solo per uno di loro), ma insegno in una ugualmente importante istituzione musicale laddove fin’ora nessuno si è mai lamentato delle mie capacità espressive verbali o musicali.

      Mi auguro che Lei sia soddisfatto della mia replica.

      Torrente.

    36. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 8th, 2008 at 15:59

      Ho sbagliato ad inviare la replica precedente.

      era destinata alla mia sezione del mio Manifesto.

      Torrente.

    37. Roberto Illiano Says:
      luglio 9th, 2008 at 15:19

      Gentile Eusebio,
      mi fa piacere vedere come sia a favore degli studi musicologici ‘applicati’ Il concerto di ieri, fra parentesi, è andato benissimo e sono molto lieto di vedere come anche bambini che erano presenti in sala abbiamo seguito con interesse un concerto di un’ora con composizioni difficili (arie di Boccherini e Haydn e sonate per fortepiano)…. e ciò dimostra che basterebbe una buona educazione musicale di base a capovolgere tante situazioni nel nostro Paese….
      Una domanda… ho letto che si occupa da anni di musica contemporanea, che è un mio interesse da sempre, in quanto mi sono laureato su Luigi Dallapiccola e da molti anni lavoro su questo autore e sulla musica del periodo.
      Lei di cosa si occupa?
      Saluti

    38. Eusebio Says:
      luglio 9th, 2008 at 17:04

      Certo che lo sono! Anche la musica contemporanea ha bisogno della musicologia, studio della prassi esecutiva, analisi etc… Penso inoltre che se fornissimo a tutti caviale e champagne poi non andrebbero a mangiare carne in scatola. Ma forse è un pò utopico ma val la pena di provarci. Mi occupo proprio di composizione. Luigi Dallapiccola fu l’ultimo caposcuola in Italia. La musica oggi ha preso altre e diverse direzioni. Considero L.D. ormai già un classico. Conoscerai allora anche Mario Ruffini (catalogo ragionato di L.D.).

    39. Roberto Illiano Says:
      luglio 9th, 2008 at 18:14

      Sì, conosco Ruffini,
      abbiamo partecipato ad alcuni convegni dallapiccoliani nell’anno
      delle celebrazioni, fra cui quello fiorentino curato da Fiamma Nicolodi. Gli studiosi dallapiccoliani li conosco un po’ tutti.
      Credo che la musica contemporanea ne abbia bisogno anche di più, perché necessità di nuove chiavi di lettura rispetto alla musica dei secoli precedenti

    40. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 10th, 2008 at 13:00

      Volevo solo aggiungere una piccola osservazione, condivisibile o meno, per cui a mio avviso un musicista, compositore, direttore d’orchestra o chiunque altro individuo musicalmente attivo, ha il DOVERE di rapportarsi al materiale storico del passato. Purtroppo non sempre il materiale strettamente musicale (come partiture, incisioni etc) offrono un’esaustiva comprensione del materiale stesso…insomma, non sempre sono autosufficienti.
      Ricordo con piacere che il fenomeno “Bach” è stato inaugurato dal grandissimo compositore, direttore d’orchestra e, a questo punto anche MUSICOLOGO Felix Mendelssohn!

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    41. Carl Says:
      luglio 11th, 2008 at 12:51

      Scrivo qui perchè non ho possibilità di commentare il Manifesto di EC Torrente. Voglio solo dire alla Redazione che non ho dubbi sulla loro educazione, cultura e civiltà. Mi aspettavo, come avevo scritto, gli insulti. Poi ci sono le minaccie. Pazienza si commenta da solo. Non ho mai visto persone che si occupano di musica e che si comportano così. Non ce l’ho con lui anzi cristianamente penso che soto sotto ci siano dei grossi problemi psicologici e di rapporto con gli altri. Mi auguro per lui che possa risolverli ed evolvere nel meraviglioso mondo della musica dove dobbiamo essere tutti fratelli in niome dell’Arte.
      Carl

    42. Redazione Generale MusicalWords.it Says:
      luglio 11th, 2008 at 13:04

      Gentile Carl,
      siamo certi che con questo ultimo post abbiamo concluso questa indegna situazione che ci ha visto precludere, amaramente, la possibilità di commentare sulla pagina del Manifesto.
      Questo provvedimento potrebbe essere ripetuto qualora si ripeta quanto successo.
      Preghiamo Lei e tutti di commentare sui contenuti d’ora in poi.
      grazie, redazione

    43. Emanuele Cintura Torrente Says:
      luglio 11th, 2008 at 16:11

      Chiudo ufficialmente ogni collaborazione con il sito http://www.musicalwords.it

      durante questa (breve) esperienza sotto il motto “a discorsi costruttivi costruisco, a discorsi distruttivi distruggo”, ho costruito finchè ho potuto e le analisi dei documenti verbali relativi alla mia sezione possono dimostrarlo.

      Avevo anche avvertito che alle offese al sottoscritto o al mio Manifesto sarebbero seguiti degli altrettanto più efficaci “inviti all’allontanamento” del mio “interlocutore distruttivo”.

      Giustifico appieno e continuo a riaffermare con convinzione questo mio comportamento pre-meditato e assolutamente non impulsivo o vittima di raptus mentale, e anche su questo, la mia corrispondenza privata con la redazione, prima del mio “atto distruttivo” del commento finale può testimoniare.

      Il mio agire non è affatto vittima, dunque, di turbe psichiche e se anche io fossi vittima di “grossi problemi psicologici” come mi si calunnia gravemente, il “signor” carl non avrebbe nè le capacità nè le competenze per osservarli o diagnosticarli..

      Non ho, al momento, grandi interessi nè nel voler cancellare definitivamente nè nel lasciare intatta la sezione dedicata al mio Manifesto Teoretico Musicale, pertanto demando la decisione alla direzione di questo sito.

      Ricordo che essendo questo l’ultimo mio intervento non contiene in sè nessun diritto di replica col sottoscritto.

      Saluto cordialmente coloro con cui ho conversato “costruttivamente”.

      e invito alla riflessione coloro che hanno tentato, inutilmente, di

      sminuire, censurare o come spesso dico

      “vandalizzare” il mio pensiero verbale.

      Emanuele Cintura Torrente

    44. Carl Says:
      luglio 11th, 2008 at 19:28

      Emanuele Cintura Torrente Says:
      Luglio 11th, 2008 at 16:11

      Ricordo che essendo questo l’ultimo mio intervento non contiene in sè nessun diritto di replica col sottoscritto.

      …………………. no comment davvero

      ma per riportarmi come giustamente chiesto dai gestori al tema dell’articolo considero Felix Mendelssohn il primo grande compositore-critico dell’età moderna. Da lui sono partiti i grandi romantici. Come non pensare a R. Schumann? le sue pagine di critica sono di una bellezza straordinaria ed ancora attuali.
      La grande musicologia passa attraverso l’aspetto tecnico-formale delle partiture. I musicologi puri di oggi sono molto più preparati di prima pèerchè conoscono la tecnica musicale dal di dentro. Nell’ottocendo c’erano ancora i commentatori-filosofi. (A parte i musicisti come Felix)

    45. Andrea Barizza Says:
      luglio 11th, 2008 at 19:39

      quoto
      andrea

    Comments