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    Is Wagner Hitler’s Forerunner? / 2

    By Redazione Musica | luglio 19, 2008

    (…continua) Per capire questo aspetto di Wagner è interessante la teoria di Magee [5], secondo la quale tutti gli ebrei che hanno raggiunto i più alti modelli livelli nell’era moderna hanno ripudiato il giudaismo: Spinoza, Heine, Mendelssohn ne sono esempi illustrissimi. Quest’atto rinnegatore spiegherebbe come tali personalità siano fondamentalmente nemiche delle culture chiuse e autoritarie, in quanto esse non permettono in alcun modo la messa in discussione dei propri presupposti dogmatici. Anche i forti regimi autoritari come l’antica Roma, la Cina classica, il Cristianesimo medioevale, il Comunismo contemporaneo si sono rivelati sterili in confronto ai periodi storici dove si godeva di maggiore libertà, come il Rinascimento e l’Antica Grecia. Costatando che, in un clima opprimente ogni rinnovamento radicale è impossibile, si può identificare il motivo per cui, fatta eccezione per Spinoza, fino all’Ottocento, gli ebrei fossero stati quasi del tutto incapaci di contribuire e lasciare un segno culturalmente tangibile nella storia dell’umanità: nei paesi europei, essi vivevano in comunità chiuse dove furono condannati a rimanervi finché non furono aperte le porte dei ghetti. Solo con l’apertura di questi luoghi, gli ebrei godettero di una loro rinascita simile a quella cristiana. Non dobbiamo poi dimenticare che, con l’allentare delle credenze religiose, gli ebrei ortodossi che non intendono integrarsi al resto della società costituiscono una stretta minoranza.
    Wagner, pur essendo antisemita, è il primo a chiedersi come mai fino ad allora non fosse apparso nessun musicista ebreo veramente grande. La spiegazione espressa nel suo articolo del 1850, afferma che l’artista grande è colui il quale esprime liberamente le sue fantasie, urgenze, aspirazioni e conflitti, condividendole con tutta la comunità, poiché l’ambiente culturale in cui si è sempre vissuti influenza la personalità individuale. Mille radici alimentano l’inconscio dell’artista, sicché, quando egli crede di parlare di se stesso, inconsciamente parla degli altri. Non bisogna trascurare inoltre il contesto storico in cui è vissuto Wagner: gli ebrei che conosceva erano i primi ad essere emancipati e parlavano la lingua con pronuncia straniera. La tesi di Wagner a proposito di Mendelssohn può essere condivisibile o meno, ma ciò che il compositore tedesco non aveva previsto era l’emancipazione che la generazione futura di ebrei avrebbe avuto, come, del resto, Mahler e Schönberg dimostreranno: nessuno dei due però percepì offensive le parole di Wagner, anzi ambedue lo venerarono. Malgrado certe incomprensioni, l’intuizione di Wagner può considerarsi valida se consideriamo il compositore come il primo, tra le menti più grandi del suo tempo, ad aver colto questo aspetto della cultura ebraica. E’ noto che egli attribuiva tutto ciò che vi era di vano e di falso nell’opera di Parigi all’ebraismo dei suoi compositori, che la musica ebraica era destinata a coltivare le qualità superficiali dell’attrattiva, ma anche che, giudei o non, quasi tutti gli artisti famosi, in qualsiasi epoca essi vivano, cercano di adattarsi al gusto del pubblico per prestigio personale e finanziario, e Wagner, da questo punto di vista, non era da meno. Magee ritiene giustificabile l’antisemitismo wagneriano, non solo perché il compositore non sminuì gli ebrei dal punto di vista intellettivo, ma anche perché si scagliò anche contro la tradizione cristiana con il medesimo accanimento. Il suo atteggiamento antisemita, dovuto anche alle delusioni parigine, potrebbe inficiare la sua teoria al di là delle giustificazioni; ma questo aspetto di Wagner molto dibattuto, in seguito ai terribili avvenimenti storici legati alla Shoa, ha proiettato il compositore al centro di una disputa che ancora oggi appassiona gli addetti ai lavori: Richard Wagner è il vero precursore delle teorie di Adolf Hitler? Magee non ha dubbi:

    «L’autorità che tanta gente erroneamente conferisce alla opinione del genio ha fatto dell’antisemitismo di Wagner il portatore di un male mostruoso: a parte ogni altra considerazione, ne fece uso Hitler. Per questo motivo, per quanto non vi sia in ciò né logica né giustificazione alcuna, vi è tuttavia una giustizia poetica nel fatto che tra coloro che più duramente sono stati colpiti da quel male mostruoso sia stato Wagner stesso .» [6]

    [5] Crf. B. MAGEE, Seduzione di Wagner, op. cit. pp. 23 a 35

    [6] Ivi, p. 35

    Federico Preziosi

    * * *

    (…continues) To better understand this aspect of Wagner’s ideology, it seems interesting Magee’s theory: according to whom all Jews that reached the highest levels of modern era have repudiated their religion, like Spinoza, Heine, and Mendelssohn. These renounce explain how such personalities can be a serious frighten to closet and authoritarian cultures, since they do not permit a discussion of their essential dogmas.

    Wagner himself wonders why until his days there were not any famous Jewish Musicians. The explanation of this question is expressed in his article of 1850: a great artist is someone that is free to express his fantasies, urges, aspirations and conflicts, sharing them with the entire community, since the environment we belong to conditions our individual personality. Many are the elements that condition his sub-conscious; so if he believes he is expressing himself, he is truly expressing the community’s needs. The Jews Wagner talks about are the very first ones that emancipated from their ghetto; the very first one to talk a foreign language with a foreign accent. We can agree or not with his opinion about Mendelssohn, but we are sure he did not have any clue about the grade of emancipation obtained by the next generation, like Mahler e Schönberg will evidence: none of them got offended by his statements; on the contrary they both venerated him! Wagner was convinced that the degeneration of Paris’s Opera was due to the Jews cultural infiltration and that famous composers (of any religion or culture) were more interested in accomplishing the public’s taste. Despite this, Wagner was as well more interested in his career. Magee justifies his anti-Semitism because he accuses also Christianity with the same rage.

    This aspect of Wagner, due to the later dramatic event of the Shoa, enlightened an aspect of him that opens a serious debate: is Wagner Hitler’s Forerunner? Magee has no doubt: the authority assigned from people to his genius gave a higher importance to his anti-Semitism, first of all by Hitler. For this reason – even if it may not seem coherent – there is a kind of intellectual justice that hit Wagner, pointing at him the germ of this dramatic and evil consequence.

     Federico Preziosi

    (Translated by Claudia J. Scroccaro)

     

    Topics: Aesthetic of Music, German Operas, Great Composers, History of Music, MUSIC, Musical Theatre, Philosophy of Music, Post-Romantic | 9 Comments »

    9 Responses to “Is Wagner Hitler’s Forerunner? / 2”

    1. Is Wagner Hitler’s Forerunner? / 2 | Midi Blog Says:
      luglio 19th, 2008 at 00:45

      [...] Wagner Hitler’s Forerunner? / 2 Archiviato in: Midi — Luglio 19, 2008 @ 2:27 am admin: E’ noto che egli attribuiva tutto ciò che vi era di vano e di falso nell’opera di Parigi [...]

    2. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 19th, 2008 at 11:47

      Ignorantemente non conoscevo il testo di Magee…e trovo che sia una lettura giusta e interessante di questo aspetto di Wagner….
      Però anche inquietante! Certe volte non ci si rende conto dell’autorità acquisita e quando si affermano tesi così forti, tesi che si sa che inevitabilmente genereranno una spirale di violenza. Bisognerebbe che anche oggigiorno, coloro a cui viene dato un ruolo di “guida” per intere generazioni nelle società moderne si dessere un codice morale…un limite oltre il quale non entrare. Wagner lo superò decisamente!

    3. Andrea Barizza Says:
      luglio 19th, 2008 at 12:18

      Caro Federico! mi complimento con te per l’interessante e Prezioso [ : ) ] contributo!

      io credo, cmq, che una cosa sia la personalità e l’uomo, altra sia la Musica. Non perchè Wagner era odiosamente (visto con gli occhi di oggi) antisemita la sua musica deve essere taciuta e non eseguita nei più grandi teatri al mondo..compresi quelli israeliani. In questo baremboim è stato un grande Maestro.

      andrea

    4. Federico Preziosi Says:
      luglio 19th, 2008 at 15:34

      Anch’io concordo con l’analisi di Magee, ma non credo che un codice etico possa costituire per davvero tutela così efficace per l’arte, anzi spesso dietro i codici etici si nascondono le peggiori nefandezze. Purtroppo siamo abiutati a ragionare facendo una netta distinzione tra bene e male, bianco e nero, ma dobbiamo sempre considerare che anche le grandi menti sono uomini semplici e che come tutti hanno luci ed ombre. E’ importante secondo me ragionare sempre sulle cose, trovare i limiti in ogni pensiero perchè non esiste nessun modello, nessun sistema, nessuna mente che sia perfetta e, infondo, la stessa perfezione è un’astrazione perchè in natura non esiste.
      Per quanto riguarda il lato squisitamente musicale, caro Andrea, concordo pienamente con te: artisticamente siamo chiamati a valutare l’arte wagneriana e non l’uomo Wagner, il mio intervento è un chiaro invito alla riflessione su una delle tante zone-ombra del maestro di Bayreuth. Confesso che questo tema mi ha affascinato tantissimo e sono molto felice che voi abbiate apprezzato il mio contributo.

    5. Roberto Illiano Says:
      luglio 20th, 2008 at 20:34

      Il tema di questo saggio mi interessa molto (oltre ad aver curato un libro sulla musica sotto il fascimo, sto curando ora insieme con M. Sala un libro su musica e dittatura in Europa e America Latina). Grazie Federico per esserti confrontato con un tema così… “scottante”. La relazione Wagner-Hitler è stata affrontata moltissime volte. Uno dei primi articoli scientifici è forse quello di Roberto Jacobs su Music and Letter del 1941, che si intitolava proprio “Wagner’s influence on Hitler”.
      Credo che il problema di fondo in molti studi sia considerare certe affermazioni alla luce di quanto è avvenuto a posteriori, con l’olocausto. Come dice Federico, forme di antisemitismo in Germania (ma non solo) si hanno a partire da Erasmo… Nulla hanno a che fare con l’olocausto.
      Sicuramente Hitler ha utilizzato un sentimento antisemita radicato da secoli (anche in virtù del cattolicesimo, che non si era tirato indietro da questo punto di vista)… ma collegare Wagner all’esaltazione della razza ariana è come fare un facile collegamento fra fascimo e futurismo. Anche in Italia Mussolini e il suo entourage hanno utilizzato certe argomentazioni del futurismo per dare un substrato culturale alla propaganda fascista. Ma le parole di Marinetti furono sicuramente strumentalizzate dal regime, perché quando Marinetti parlava di “razza italiana” trascendeva da ogni discorso biologico per intendere una carica tutta spirituale. Queste parole, però, che riecheggiavano un razzismo sostanziale, unite alla difesa incondizionata del nazionalismo e all’esaltazione della violenza furono usate da Mussolini nel 1938, al varo delle leggi razziali.
      Sicuramente Wagner è stato un po’ travolto dai fatti che seguirono e la lettura che noi diamo oggi a certe sue affermazioni è in parte distorta dagli avvenimenti storici che seguirono.
      Sono d’accordissimo con Andrea (e anche con Federico) che nulla c’entra la musica con l’uomo Wagner. Trovare elementi ‘antisemiti’ nella sua musica mi sembra veramente forzare la cosa. Un po’ come quei gender studies che pretendono di ritrovare elementi a suffragio di un’estetica gay nella musica di Schubert….
      Comunque, per chi volesse approfondire, è uscito da poco un bel libro che raccoglie gli atti di un convegno londinese al quale avevo partecipato. Il libro si intitola “Western Music and Race”, a cura di Julie Brown, edito dalla Cambridge University Press nel 2007.
      In questo volume c’è un bel saggio di John Deathridge sul Parsifal di Wagner che si conclude così:
      “… a more exact insight into relation between Parsifal and race is perhaps unlikely to diminish audiences’ love for its sublime music. On one level far from trivial for Wagner, however, its final unity and intensity of utterance is a conciliatory resolution of often-misunderstood ideas about racial identity and decay that are equaly unlikely to persuade us to stop worrying entirely.”

    6. Federico Preziosi Says:
      luglio 21st, 2008 at 01:30

      Più che altro, mi interessa sapere il titolo del libro che hai curato, quello sul fascismo intendo… sai non so praticamente nulla sull’argomento e sono molto curioso.

    7. Roberto Illiano Says:
      luglio 21st, 2008 at 11:21

      Il libro che ho curato si intitola:
      “Italian Music during the Fascist Period”, Turnhout, Brepols Publisher, 2004 (Speculum Musicae, 10).
      È un po’ costoso, purtroppo, ma so che a Roma c’è alla biblitoeca nazionale, a quella del Conservatorio e alla Biblioteca dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani.
      Ciao

    8. Is Wagner Hitler’s Forerunner? / 1 | Musical Words Says:
      agosto 14th, 2008 at 14:43

      [...] Is Wagner Hitler’s Forerunner? / 2 [...]

    9. analisi musicale Says:
      marzo 24th, 2010 at 23:27

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