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    Music in Italy… a simple unknown! / 2

    By Redazione Musica | luglio 22, 2008

    Riflessioni fuori Sede *

    Esistono comunità che non hanno alcun interesse verso discipline scientifiche o umanistiche? La cultura è così soffocata dall’orgogliosa ignoranza dei più, dal declino dei famigerati valori (che già Catone in epoca precristiana riteneva perduti per sempre…) o dalla semplice pressione del dito sul tasto ON della TV? È innegabile che ci siano porzioni di popolazione assolutamente non interessate a leggere libri o ascoltare musica ed è altrettanto innegabile che questo dato di fatto non sia una delle maggiori preoccupazioni di chi governa i Paesi. Queste iniziali riflessioni rappresentano il punto da cui partire per sviluppare il nostro ragionamento.
    Considerato il titolo di questa rivista, poniamo a margine le scienze e le lettere e concentriamoci sulla Musica (evidentemente non la Musicologia) per rispondere alle domande iniziali… esistono realtà disinteressate a questa forma di espressione? La grande differenza fra gli appassionati di poesia, per esempio, e gli appassionati di musica sta nella quantità di persone che usufruiscono di tali forme d’arte. La poesia va capita, studiata, goduta con occhio critico, assaporata attraverso la conoscenza delle regole metriche, delle figure retoriche ed è perciò veramente accessibile solo a un pubblico di nicchia (l’appassionato di poesia ne è quasi sempre e a vario livello anche esperto). Invece la Musica è, per definizione, di tutti: per goderne appieno e illimitatamente non serve lo studio, bensì l’anima. Lo studio, semmai, serve a chi la propone. Un mio grande maestro ha sempre detto che se a un concerto la gente non è attenta, appassionata, coinvolta, a tratti emozionata, arrabbiata, calma, gioiosa o triste, “chi sta suonando ha sbagliato mestiere”. La Musica è pura emozione e non a caso, volendo fare una sorta di sincretismo terminologico attraverso i secoli e le civiltà, Aristotele la considerava – per utilizzare una formula coniata da Goleman ai giorni d’oggi – come il più efficace conduttore di intelligenza emotiva: e lo è sia la Musica denominata ‘classica‘ (che qui chiameremo colta) che quella ‘leggera‘. Tuttavia il mio maestro si riferiva alla prima delle due, conoscendo perfettamente l’enorme profondità di certa Musica e la carica etica (aristotelicamente parlando) che porta con sé.
    Dov’è da ricercare, dunque, la causa dell’esorbitante seguito che hanno certi cantanti la cui musica è oggettivamente fuori dagli schemi che hanno reso immortale la cosidetta Grande Musica? Forse le musiche di questi sono più belle delle Musiche dei vari Mozart, Schubert o Liszt? Credo ci siano poche cose geniali quanto la musica di Mozart e ci chiediamo, allora, come mai i numeri parlano a favore della musica ‘leggera’. Tuttavia non è vero che la musica colta non abbia mercato, per dirla col linguaggio di molte persone. A quanto ci risulta, i festival di Musica – da Berlino a Salisburgo, dalla Napa Valley a Singapore, da Cortona a Lucerna, da Verona a New York, da Pisa a MIlano-TOrino -, nei quali si esegue musica colta di qualsiasi epoca, registrano da anni a ogni concerto lo stesso sold out vantato nei giorni scorsi sulle pagine del quotidiano più importante d’Italia da uno dei tanti cantanti citati prima.
    Ricapitolando: a) è perfettamente fisiologico che vi siano porzioni di popolazione non interessata alla musica (di qualsiasi tipo!); b) la capacità di attrarre pubblico deriva direttamente ed esclusivamente dalla qualità espressa sul campo .
    All’interno del primo punto ho avuto la premura di sottolineare “qualsiasi tipo di musica”: non dobbiamo dividere a fasce il pubblico (inteso come persone-spettatrici), in quanto la gente non è divisa tra chi ascolta solo la musica leggera, chi solo il jazz e chi la musica colta. Queste etichette non possono essere applicate se vogliamo seguire il ragionamento esposto sin qui, pena una nuova caduta nel conformismo strumentale detto generalizzazione. Questo non è vero in assoluto poiché esistono persone che procedono per ideologia o semplicemente ignoranti (ossia che non ne sono a conoscenza), ma in questo contesto le faremo rientrare in quella parte che abbiamo chiamato fisiologica. La maggior parte dei fruitori non è orientata verso un ambito specifico, ma è semplicemente in balìa delle offerte proposte e dell’influenza della pubblicità: capiamo dunque che la scelta è essenziale e logicamente riusciamo a comprendere anche che l’atto di non scegliere è senz’altro un’ammissione di volontà attiva da parte di chi lo compie.
    Questo è il dato più sconcertante, se vogliamo, poiché si tratta di un punto di non ritorno; l’accettazione di questo argomento implica necessariamente che la popolazione sia attiva e che pre-ferisca secondo i parametri esposti sopra. il Verbo Pre-ferire significa qui scegliere prima su una determinata cosa, il che è assolutamente pertinente con le argomentazioni riportate, in quanto si preferisce sulla base di dati certi. Tra uno spettacolo che ha venduto cinque biglietti e un altro (dello stesso genere) che ha visto la partecipazione di duemila spettatori, è al secondo che la gente ha votato la propria pre-ferenza in base ai seguenti fattori: il primo, meno importante, si riferisce al programma eseguito (attira una più grande massa di gente la Nona di Beethoven piuttosto che una messa di Desprèz); mentre il secondo – tanto importante da essere qui ritenuto spesso unica vera motivazione – è relativo a chi tiene lo spettacolo.
    Ecco una risposta, dunque, alla domanda iniziale: esistono comunità culturalmente poco attive? L’apparente apatia dei cittadini, la scarsissima partecipazione a eventi Musicali e l’immensa adesione ad altri modelli più facilmente raggiungibili è senza ombra di dubbio una dichiarazione aperta e diretta nei confronti delle scelte propositive fatte da chi si assume l’onere di occuparsi di questo. Ecco trovato il tassello fondamentale che ci mancava: sono i vari Enti musicali e le Istituzioni pubbliche ad avere il ruolo principale e le responsabilità maggiori per quanto riguarda l’andamento culturale di una comunità.
    Se in una determinata città i teatri sono vuoti o vendono a sera meno di dieci biglietti, se la gente preferisce rimanere a casa o andare a vedere il cantante di musica leggera, non è perché quella città è morta o la gente è ignorante, ma in quanto gli Enti e le Istituzioni non fanno quello che dovrebbero fare: ossia, avere la massima attenzione per la qualità espressa dagli artisti che si esibiscono e, successivamente, offrire alla comunità una continuità della proposta artistica. Se la politica non si assume il ruolo di tutela nei confronti di tutte le forme d’arte, è altrettanto vero che la gente non sceglie in modo ideologizzato ma sulla base di quello che c’è da scegliere.

    Andrea Barizza
    Redazione Musicalwords.it
    redazionegenerale[at]musicalwords.it

    (* questo articolo è già comparso, seppur in forma differente, sulla rivista Il Rigo Musicale. Si ringrazia la Società dei Concerti della Spezia per la gentile concessione)

     

     

    Topics: Curiosities from the World, MUSIC, Your personal considerations | 2 Comments »

    2 Responses to “Music in Italy… a simple unknown! / 2”

    1. Music in Italy… a simple unknown! / 2 | Midi Blog Says:
      luglio 22nd, 2008 at 00:24

      [...] in Italy… a simple unknown! / 2 Archiviato in: Midi — Luglio 22, 2008 @ 2:06 am sconosciuto:

    2. Stefano Naimoli Says:
      luglio 23rd, 2008 at 19:47

      Le interessanti riflessioni di questo articolo a mio avviso sono estendibili in generale alle altre amterie artistiche o di stampo umanistico.
      Ragionando per un istante in termini di becera economia, un musicista che produce? Questa è la riflessione comune nel nostro paese. Qui si ha ancora l’idea di lavoro feticizzata alla realizzazione di qualcosa di concreto. L’artista che produce? A stento riescono a farsi strada scrittori e pittori, ma perchè ciò che creano è esperibile e tangibile direttamente da chi fruisce.
      La musica no. La musica è eterea. Hai la pagina scritta si, ma senza l’interprete tale resta. Non la puoi toccare la musica.
      Ecco perchè, forse, in qusto paese fare musica, parlo di musica d’arte ovviamente, passa più come un diletto che non come un impegno a tempo pieno

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