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    100 Years of Herbert von Karajan and early music /2 (2/5)

    By Redazione Musica | settembre 17, 2008

    (…continua) Credo che von Karajan, da questo punto di vista, appartenga ancora in parte a quel mondo e a quel modo di concepire e fare musica. Ovviamente non troviamo nelle sue esecuzioni gli eccessi tardoromantici che possiamo ritrovare, per esempio, nelle esecuzioni bachiane di Mengelberg o Furtwängler; le sue esecuzioni del barocco e di Bach, pur essendo realizzate con compagini strumentali molto gonfiate e con tecnica moderna, sono comunque ispirate alla precisione della forma e alla pulizia e chiarezza del suono. A chi non la conoscesse ancora, consiglio l’ascolto della Messa in si minore di J. S. Bach, registrata da von Karajan nel 1953, con Elisabeth Schwarzkopf e Nicolai Gedda[1]: nessuna retorica romantica, nessuna ostentazione edonistica in questa esecuzione, che, anzi, riesce a coniugare mirabilmente la lucidità e precisione del contrappunto con una passionalità che non cade mai nel patetico. Alla sua uscita, questa edizione della Messa bachiana fu salutata come una delle migliori in epoca moderna. Ma la filologia era ancora lontana…

    In seguito, la critica non sarà più così tenera verso le esecuzioni barocche di von Karajan – e veniamo quindi alla seconda questione.

    Ecco come la rivista “Music box” recensiva, nel 1976, l’edizione dei Concerti Brandeburghesi di Bach diretti da von Karajan alla guida dei Berliner Philarmoniker: “Il minuetto è spaventoso. Non credevo che fosse possibile una esecuzione del genere, soprattutto da Karajan che, se non è uno specialista di musica barocca, non è neppure un cretino. Questo non è un minuetto, è una processione del Venerdì Santo, con la stessa atmosfera di tragedia incombente e la stessa trascinata lentezza. I due Trii e la Polonaise sono uguali. Basta questo per screditare completamente tutta l’edizione”[2]. In effetti, questa interpretazione, per chi si è formato le orecchie con le letture degli specialisti in esecuzioni filologiche, può risultare alquanto anacronistica, se non addirittura fastidiosa. Credo che questo tipo di approccio statuario, solenne, maestoso, sia dovuto ad una concezione dell’arte bachiana come qualcosa di astratto, come un ideale sganciato dalla realtà ed elevato a spiritualità assoluta; ecco quindi che la saldezza del contrappunto, la perfezione della costruzione polifonica si traducono in una resa sonora magniloquente e ridondante, ed in una andatura sovente a rilento, meditata, quasi a non voler tralasciare nulla della preziosa scrittura bachiana.

    Il pubblico dei nostri giorni certamente preferisce un approccio diverso a questo genere di repertorio.

    E tuttavia, le registrazioni di von Karajan rimangono a testimonianza di uno stile interpretativo ormai scomparso quasi del tutto, uno stile che va al di là della fedeltà storica (a volte fredda ed incolore) per ricercare una visione personale, magari criticabile, magari obsoleta, ma pur sempre frutto della sensibilità individuale.

    Jacopo Simoncini
    jacoposimoncini[at]musicalwords.it

    [1] Prima edizione: Columbia, 33 CX 1121-1123, 1953; ristampata da Naxos, 8.111053, 2006 e da EMI, 0724356720725, 1999.

    [2] Diana Petech, in “Music box”, n. ?, 1976; l’affermazione si riferisce in particolare al Concerto n. 1 in Fa maggiore.

    * * *

    I believe that Karajan still belonged to that generation of musicians, but without the excesses present in recordings of conductors like Mengelberg o Furtwängler; his performances of Baroque Music and on Bach (even if performer with huge orchestras and with modern techniques) are inspired by the formal precision, extremely clear and with a pure sound. For who does not know it I advice his recording of the Mass in B minor by J. S. Bach (1953, with Elisabeth Schwarzkopf e Nicolai Gedda)[1]: no romanticism, no hedonistic show-off that, instead, is able to perfectly combine perfection of the contrapuntist with authentic passion. When this recording just was distributed it was plaused as the best modern performance of all time… philology was still far away…
    Later on, thug, critics were not so accomplishing towards Karajan…and here we come to the next topic of this article: this was how “Music box” in 1976 reviewed his rendition of Bach’s Concerti Brandeburghesi at the head of the Berliner Philarmoniker: The minuet is tremendous. I never thought such a bad rendition could exist, especially from Karajan. Even if he is not an expert of Baroque repertoire, I believed he was not a stupid. This is not a Minuet; this is Verdi’s procession…
    And so on. Of course, philology is not his main topic: he sacrificed it for a greater ideal. Ideal that he was intimately convinced was the pure abstraction of Bach’s art and spirituality.

    Jacopo Simoncini
    jacoposimoncini[at]musicalwords

    Topics: 100 Years of Herbert von Karajan, Great Musicians, Herbert von Karajan, MUSIC | 7 Comments »

    7 Responses to “100 Years of Herbert von Karajan and early music /2 (2/5)”

    1. Herbert von Karajan and early music /2 (2/5) | Midi Blog Says:
      settembre 17th, 2008 at 00:19

      [...] von Karajan and early music /2 (2/5) Archiviato in: Midi — Settembre 17, 2008 @ 2:03 am sconosciuto: (…continua) Credo che von Karajan, da questo punto di vista, appartenga ancora in parte a quel [...]

    2. Rossana Cimarelli Says:
      settembre 20th, 2008 at 21:16

      Bellissimo articolo, Jacopo!
      Soprattutto equilibrato, cosa assai difficile da ottenere con l’argomento che hai scelto: Karajan e la musica Barocca, Karajan e il piu` alto rappresentante di quel periodo, Johann Sebastian Bach. Permettimi alcune considerazioni ( saro` breve!!), visto che lo studio del grande direttore austriaco e l’ascolto delle sue interpretazioni assorbono gran parte del mio tempo.

      Pian piano sta affiorando in me la consapevolezza che questo grande artista sfugga a qualsiasi logica, o meglio, e` necessario adattarsi alla sua logica per “capire” la sua visione dell’arte di interpretare ed apprezzare la sua indiscutibile genialita`. La sua logica o il suo filo conduttore e` racchiuso nel mistero della Musica, poiche` lui era “naturalmente” avviluppato nella sua arte che amava sopra ogni cosa. Per questo Karajan e` sempre “piu` in la`” di tutto, lontano dalle linee di condotta delle mode, dalla filologia che, talvolta, per amore del rigore assoluto ( che Karajan non ha mai abbandonato), uccide o nega la magia che gli artisti riescono-per la nostra gioia- a creare. Con questo non intendo sminuire l’importante intento della filologia; temo gli eccessi e le forzature.
      Ascoltando le innumerevoli interpretazioni che hanno caratterizzato il lungo percorso artistico di Herbert von Karajan, ci si accorge che l’Etica e l’Estetica convivono in armonia; l’una rafforza l’altra. I compromessi non trovano posto.

      Tornando a Johann Sebastian Bach, in lui c’e` una profondita` intellettuale e una bellezza tali che Karajan -innegabilmente- esteta, non poteva lasciarsi sfuggire; non come sfida, ma come forte richiamo. Per Karajan nulla e` sfida in musica, perche` non e` necessario. Lui lasciava andare lOrchestra e i cantanti, dopo aver liberato la Musica dalle pagine della partitura, e li lasciava andare liberi. Bellissima, “Die hohe Messe in H-moll”, la Grande Messa in si minore, che il Compositore non chiamo` cosi`. Le tue parole, Jacopo, sono anche le mie. Riguardo “Brandeburg Concerti”, mi viene in mente una vecchia registrazione video del Concerto No 3, del 1967, Karlheinz Zoeller, flauto; nel disco insieme alla Suite (Overture) No 2 . Personalmente trovo quella esecuzione assai interessante. Karajan e` al clavicembalo e nella “Suite” sfoglia la partitura (!)

      Per concludere, penso che un grande artista sia al di sopra di tutto: delle mode, dei giudizi, dei dettami filologici, del tempo. Herbert von Karajan, anzi, la sua arte, oltrepassa tutto questo.

      Grazie ancora, Jacopo

      Rossana

    3. Jacopo Simoncini Says:
      settembre 22nd, 2008 at 23:04

      Grazie Rossana perf il bel commento. Mi unisco a te riguardo alla filologia in musica, anzi sarebbe interessante aprire una discussione proprio su questo argomento. Come si sarà capito, io non sono un sostenitore delle esecuzioni filologiche (anche se in alcuni casi i risultati sono molto interessanti), e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri frequentatori del blog riguardo a questo tipo di interpretazioni. Un saluto. Jacopo

    4. Roberto Illiano Says:
      settembre 23rd, 2008 at 12:41

      Ciao Jacopo,
      ho letto con interesse questo articolo, grazie. Non credo però che qui il problema sia filologia o meno… l’interpretazione di Karajan dei brandemburghesi e di altre partiture barocche risente di un gusto protoromantico molto difficile oggi da condividere. Ripeto, non è un discorso di filologia, ma di esecuzioni storicamente informate.

    5. Jacopo Simoncini Says:
      settembre 23rd, 2008 at 14:33

      Sì ok, ma quello che intendevo dire è se oggi è ancora possibile concepire interpretazioni “antifilologiche” come quella di Karajan (e di molti altri), oppure no. Una cosa è la condivisione ideologica di un certo gusto interpretativo, un’altra è cogliere o meno la bellezza o l’interesse intrinseco di una determinata interpretazione. Non voglio assolutamente dire che le esecuzioni filologiche siano brutte a prescindere, ma avolte, per un troppo zelante rispetto della storia, si perde di vista l’elemento individuale che dovrebbe stare dietro ad ogni esecuzione; un elemento che dovrebbe necessariamente scaturire anche a causa della distanza cronologica che ci separa da questo repertorio, una sorta di filtro rispetto ad epoche troppo lontane e diverse per poter essere affrontate con uno spirito eminentemente storicista e scientifico – trattandosi, tra l’altro, di una forma artistica.

    6. Roberto Illiano Says:
      settembre 23rd, 2008 at 15:54

      Ciao Jacopo, ti ripeto che l’interpretazione di Karajan non è antifilologica… non c’entra nulla la filologia con questo. Un’interpretazione filologica ha sicuramente altri presupposti, ma tu fai una connessione sbagliata. Karajan non rappresenta L’interpretazione ‘moderna’ con la L maiuscola che si contrappone a L’interpretazione filologica. È solo UN’interpretazione. Anche le diverse esecuzioni filologiche rappresentano delle interpretazioni e non è assolutamente vero che l’attenzione alla prassi renda un’esecuzione meno individuale. Esecuzioni come quelle di Glenn Gould erano talmente individuali da stravolgere in certi casi il brano… eppure è uno dei maggiori interpreti bachiani secondo un’opinione assai diffusa. Le esecuzioni bachiane di Karajan non suscitano la stessa condivisione, anche se rimane uno dei migliori direttori del Novecento…. ma il motivo riguarda solo questioni di gusto, estetica e interpretazione storicamente informata

    7. Claudia Scroccaro Says:
      settembre 23rd, 2008 at 16:25

      Mi sono persa un pò di battute sulla questione. A me pare che, in effetti, il punto della questione non sia la filologia. Insomma, un interprete di oggi ha il dovere di informarsi storicamente sul brano che esegue…ma può compiere una scelta che vada in una direzione completamente diversa, senza però necessariamente ottenere un risultato meno convincente. Insomma, non credo che per suonare bene Bach sia necessario usare strumenti d’epoca o aggiungere abbellimenti non scritti etc etc. Credo che per un interprete sia fondamentale cogliere lo spirito profondo di quel compositore ed in particolare di quel brano e offrirne un’interpretazione valida, convincente, coerente. Credo che, come tutti i grandi, anche Karajan avesse un repertorio più adatto al suo spirito musicale… e sinceramente Bach non mi sembra il suo “cavallo di battaglia”…. Poi senza ovviamente negare che la sua versione è certamente superiore per intensità e intenzione rispetto a moltissime altre! Insomma Karajan è karajan! Per carità…

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