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    Conversation with Tomàs Sheridan

    By Redazione Musica | settembre 25, 2008

    5 giugno 2008
    Conversazione con Tomàs Sheridan

    Tomàs Sheridan ha 25 anni. Ha concluso da un anno gli studi alla facoltà di Fotografia e Cinema di Edimburgo. Ora è un film maker ricco di zelo e passione, che ha all’attivo alcuni cortometraggi, fiction e documentari. La prossima settimana terminerà le riprese del suo nuovo lavoro: uno sguardo sull’Archivio di Carlo Roda, noto cinefilo e proiezionista spezzino.

    Come è nato questo progetto, Tom?
    Due anni fa, ultimavo a Riomaggiore le riprese del mio lavoro di fine studi, un cortometraggio di finzione. Volevo girare il finale sulla scogliera, così Alessandro Palermo, che conosceva bene le Cinque Terre, mi fece da guida. Fu lui a presentarmi Carlo Roda. Era un suo caro amico, più di una volta collaborarono per l’allestimento di rassegne filmiche. Carlo rimase con noi sul set. Mi raccontò la sua storia, i suoi trent’anni di vita dedicati al cinema. A colpirmi fu soprattutto il suo carattere. Schivo, silenzioso ma che lasciava intuire una grande esperienza. Certo, in quel momento, la mia preoccupazione era finire il cortometraggio ma non dimenticai quell’incontro. Circa sei mesi dopo tornai in Scozia dove partecipai come assistente alla realizzazione di altri film. All’inizio è sempre così, si svolgono piccole occupazioni ma, allo stesso tempo, si acquisisce maggiore esperienza sul campo. Sapevo di un finanziamento che l’università metteva a disposizione per eventuali ricerche e progetti dei neo-laureati. Coinvolsi Leo Bruges, amico e compagno di corso (specializzato in direzione della fotografia) e decisi di rivedere Carlo.

    Immagino sia stato un intenso lavoro di ricerca. Hai avuto delle Difficoltà iniziali?
    Si. L’assemblaggio del materiale occupò ben diciotto mesi, utilizzai due terzi del finanziamento universitario. Contattai centri di attività culturale quali Bardonecchio, Bologna. Ma non ottenni grandi consensi. Fu una vera delusione. Nel novembre del 2007 scrissi alla G. I. M. A. C. (Glasgow Media Axcess Center), un’organizzazione che gestisce fondi per sovvenzionare giovani registi. La selezione fu piuttosto dura: su circa duecento progetti audiovisivi ne furono selezionati solo venti. Poi dieci, sei … infine, il mio fu l’unico ad essere stato finanziato. Avevo le idee molto chiare su ciò che volevo fare e ne ero orgoglioso.

    Quando ho saputo che un giovane regista, tra l’altro non italiano, voleva realizzare un documentario su Carlo Roda ho provato una grande soddisfazione. E un po’ di curiosità. Qual è stata la sua reazione? Ha partecipato attivamente alle riprese?
    Beh, dire che ha partecipato è un eufemismo (ride). Il fatto stesso che abbia accettato, per me resta, tutt’ora, un mistero. Qualche volta facevamo dell’umorismo per rompere il ghiaccio ma sentivo che lui provava un senso quasi di fastidio. Più di una volta gli chiesi che cosa pensava del fatto che qualcuno si interessasse a lui e alla sua attività ma rispondeva in modo evasivo. Al massimo diceva che lo emozionava. Ma nulla più. Forse lo spingeva ancora l’amore per il cinema. Forse era fiero di vedere lo stesso sentimento in dei giovani, ragion per cui non ci chiuse la porta in faccia. Al momento, sono le uniche risposte che riesco a darmi.

    Comunque, ha saputo trasmettervi il suo amore per il cinema.
    Senza dubbio. Conversando con noi, dimostrò la vasta conoscenza che aveva di quest’arte. Non si limitava a guardare, sapeva toccare con mano. Di solito i cinefili parlano dello stile, temi ricorrenti, contesto culturale … lui no. La sua non era una conoscenza a sfondo accademico, preferiva raccontare aneddoti legati alla produzione. Interpretazioni personali, emotive. Sia sul cinema italiano che internazionale.

    A proposito del cinema italiano, mi ricordo quando Carlo mi raccontò dell’esordio di Marco Bellocchio con I pugni in tasca (1965). Giuseppe Lanci, direttore della fotografia, era sommerso da richieste di ogni tipo. Sempre diverse, talvolta improbabili. Non era certo l’autore perfezionista che oggi possiamo ammirare.Questo è un esempio di come Carlo si avvicina al cinema. Gli interessano soprattutto le relazioni umane. A noi fece ascoltare un’ intervista a Sergio Leone sulla sua esperienza in America, registrata dalla radio. Poi ci raccontò del suo esordio, dell’introduzione delle pellicole in cinemascope. Leone produsse degli appositi fotogrammi ristretti per risparmiare la metà dei costi: Roda ne aveva conservato un frammento in positivo.I film di Andrej Tarkovskij trionfano spesso sui manifesti delle sue rassegne.Carlo insisteva molto sul ruolo di fuga che il cinema doveva ricoprire. Attraverso lo schermo, lo spettatore viaggia nello Spazio e nel Tempo. In Tarkovskij ricorrono costantemente visioni e ricordi. Entrambi preservano le emozioni. Non credo sia una scelta casuale …Negli ultimi tempi, molti spettatori uscivano dal Cinema Garibaldi lagnandosi di come Carlo mantenesse la sala. Ne avete mai parlato?
    Ancora una volta, i clienti affezionati si sono dimostrati più loquaci di lui (ride). Mi riferivano di poltrone scomode, impianto di riscaldamento mal funzionante ma all’unanimità concludevano di non essere venuti per divertirsi ma per vedere film che altrove non avrebbero mai visto. L’amore per il cinema ha fatto passare il resto in secondo piano.

    Credi che la città di La Spezia abbia aiutato veramente Carlo Roda?
    Molti hanno cercato di aiutarlo ma, benché sperasse nell’affetto dei suoi concittadini, rimase una persona difficile da capire e non tutti ebbero la pazienza necessaria. La gente che ama il cinema ci sarà sempre ma quest’ultimo è per metà arte e per metà business. Forse Carlo ha pensato che la sua passione sarebbe stata sufficiente ma il mercato contemporaneo non gli ha dato ragione. Non mi sento di esprimere un giudizio di valore: La Spezia è una città che presenta caratteristiche e difficoltà comuni a tutte le città provinciali. Ad esempio il problema della gestione dello spazio. In essa ho trovato una seconda casa. Ho conosciuto nuovi amici. Ho visto volti sfiduciati e volti mossi da grande interesse come ad esempio i giovani della Loggia dei Banchi. Ricordiamo che è l’energia a muovere il settore culturale e Carlo, da un po’ di tempo si sentiva stanco.

    Sono d’accordo. In molti spezzini è ancora forte il ricordo del Cinema Candor. Gli amici di Carlo lo hanno menzionato?
    Lo descrivono come l’epoca d’oro della sua attività. Faceva quello che voleva, sempre con grande entusiasmo. Lui non voleva ammetterlo ma credo che il suo obiettivo fosse educare la gente per mezzo del cinema, affinché non vada perduto. Il potenziale del suo Archivio era altissimo!

    Come spettatore ho vissuto dolorosamente la chiusura del Garibaldi. E non solo. Tra il 2002 e il 2004 abbiamo assistito a una vera e propria moria del cinema in sala spezzino. Il primo fu il Cinema Cozzani. Seguirono l’Odeon e la Multisala Smeraldo. Anche in Scozia si sono verificati fenomeni simili?
    Si. Tutt’ora lavoro per il CAMEO, il cinema d’essai più importante di Edimburgo. Una vera istituzione. Dicono sia il cinema preferito da Quentin Tarantino. Forse perche fu proprio al Festival di Edimburgo che presentò il suo primo film, Reservoir Dogs. Pensa che telefonò al suo produttore affinché il CAMEO si assicurasse almeno una copia di Death proof (ride), la sua ultima fatica. Insomma, poco tempo fa la sala stava per chiudere. Volevano trasformarla in un ristorante a tema cinematografico. Ci fu una reazione incredibile da parte della popolazione. C’era da aspettarselo da una città piena di studenti e manifestazioni culturali! Il comune collassò per la mole di proteste! Venne fondata l’Associazione Amici del CAMEO. L’acquirente rinunciò e la sala riprese la programmazione anche se parallela al mercato corrente. Il Film House, legato al British Film Institute, è un altro punto di riferimento per i cinefili di Edimburgo. Ogni anno accoglie molte pellicole restaurate ottenendo un discreto successo. Certo, deve fare i conti con la realtà dei Multiplex. D’altronde è un segno dei tempi. Così come i piccoli esercizi di artigianato lasciano gradualmente il posto ai grandi mercati. Lo stesso Roda lo ha descritto come un processo inevitabile: la costruzione del Megacine a La Spezia non è stata la causa principale della chiusura del Garibaldi e altre sale ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

    Quali sono i registi che ti hanno influenzato maggiormente?
    Ho tratto insegnamenti da molte arti che ricorrono a immagini in movimento. Video, installazioni ecc … Sicuramente ho imparato molto da Stanley Kubrick, dall’importanza che ha attribuito alla parola scritta. Non ha mai fatto film dello stesso genere e ciascun film è il più importante del suo genere. Shining per l’horror, 2001- Odissea nello Spazio per la fantascienza e Paths of glory per il cinema bellico. Ammiro i fratelli Coen, hanno il controllo totale della macchina-cinema. Io, al contrario, scopro i miei film mentre li sto facendo. Ho seguito con interesse la nuova ondata polacca degli anni ‘60, i primi film di Roman Polanski … il mio obiettivo è riuscire a comunicare distintamente un messaggio, non sovraccaricarlo con le parole perche il cinema è soprattutto comunicazione visiva. Questo determina, a parer mio, la differenza tra linguaggio televisivo e cinematografico.

    Dunque, miri a un equilibrio. Mi tornano in mente registi come Dreyer, Bergman. Oppure gli ultimi film di Bresson, in modo particolare la sequenza dell’aggressione ne L’argent: niente movimenti di macchina accentuativi, dettagli o gesti espressivi. Solo la parola-chiave o l’immagine nella sua pura manifestazione. Precisamente.Cosa ne pensi della recente produzione filmica italiana?
    A Edimburgo si svolge regolarmente un festiva dedicato al cinema italiano. Ho conosciuto Paolo Sorrentino, abbiamo parlato a lungo. Ho visto tutti i suoi film e mi sono piaciuti. Ho apprezzato anche La sconosciuta di Tornatore. C’è qualcosa di inspiegabile nel vostro cinema eppure immediatamente riconoscibile. E’ come se la gente parlasse con le mani. Non so se tutti all’estero sono in grado di percepirlo. Ho vissuto molti anni a Torino, ma mi è sempre mancato di approfondire la conoscenza della vostra cultura.

    Tornando a Carlo, pensi che riuscirà a riprendere la sua attività?
    Molte volte gli ho fatto la stessa identica domanda. Lui, ogni volta, con la stessa flemma rispondeva “vedremo …”. Quando inizai questo cammino volevo egoisticamente che Carlo emergesse come un eroe non riconosciuto dalla sua città, un sognatore tenace che aveva battuto la testa contro il muro. Poi ho capito che la sua apparente malinconia celava un’inaspettata serenità. Vuole solo ritirare il suo pensionamento e godersi il meritato riposo fuori di città. Non ha molti rimpianti. Ha accettato che il cinema non è più come prima, si ritiene un elemento del cinema del passato. Come la pellicola.
    Qui si conclude la conversazione con Tom. Come nota personale, concludo dichiarando la mia soddisfazione per aver incontrato questo giovane regista e aver partecipato, seppur per poche ore, alla sua indagine appassionata e sincera. Mi rivolgo a Carlo Roda, consapevole, nella mia piccola veste di spettatore, di averlo trascurato nell’ora più nera della sua attività. In nome della forza scandalosa di Bresson, Kieslowski, Buňuel … perfettamente in grado di rispondere all’onda putrescente del mercato odierno, dell’amicizia che ti lega a molte persone … Torna.

    Con Affetto,
    Giordano Giannini

    * * *

    Tomàs Sheridan is 25years old. He graduated one year ago in Photography and Cinema at the University of Edinburg. Now he is a film maker full of ideas and passion who produced some short-movies. Next week he will end the shootings of his new movie: a documentary on Carlo Roda’s Archive, a well-known movie amateur and movie projector of La Spezia

    How did this project come out?
    Two years ago I was finishing one of my short-cuts, whose last scene wanted to be on a sea cliff. Alessandro Palermo introduced me to Carlo Roda on the set and he narrated me his life dedicated to Cinema. I was impressed by his shy and silent temper, but that demonstrated high proficiency. I never forgot our meeting. I then found out of a fund for graduate students that presented projects of research. I then involved in this Leo Bruges, class-mate and friend, and contacted Carlo again.

    I can imagine it was a long and intense work of research. Did you have any problems?
    Assembling the documents took 18 months, and most of the funds. I reached contacts with cultural centres like Bardonecchio in Bologna, but with no success. A big delusion. In November I wrote to G. I. M. A. C. (Glasgow Media Axcess Center). It was a hard competition: out of 200 projects only mine was able to get the funds.

    When I found out that a young movie director was making a documentary about Carlo Roda I was and proud. What was his reaction? Wash he there during the shootings?
    Well, not really. Already the fact he accepted is exceptional. Sometimes I even tried to be funny with him but I felt he was kind of irritated by all this. The only thing he told me was that he was emotional.

    He somehow was able to spread his love for Cinema.
    For sure. When he talked hi did not limit in making observations on style, themes, context… His was a practical and emotional experience.

    Do you believe that La Spezia has helped somehow Carlo Roda?
    Many people thought that they were helping him, but not everyone had the patience to really under stand him. La Spezia is a small city with its problems, as every other city of its kind: like space. I found here a second home-town, new friends. I found also hopeless faces and faces full of interest like in the young kids of the Loggia dei Banchi. We must not forget that passion and energy are the elements that keep alive a culture… maybe Carlo was a little tired lately.

    I agree. In the city the memory of the Cinema Candor is still alive: did his friends mention it?
    They describe it as the best moment of his career. He was completely free. He did not admit it, but I believe that his aim was to educate people through the Cinema.

    Giordano Giannini


    Topics: Cinema's Nook | 3 Comments »

    3 Responses to “Conversation with Tomàs Sheridan”

    1. Conversation with Tomàs Sheridan | Midi Blog Says:
      settembre 25th, 2008 at 00:14

      [...] with Tomàs Sheridan Archiviato in: Midi — Settembre 25, 2008 @ 2:09 am Patrizia: C’era da aspettarselo da una città piena di studenti e manifestazioni culturali! Il comune [...]

    2. Archive of Dreams, un film su Carlo Roda | assalto alla memoria Says:
      luglio 11th, 2010 at 16:26

      [...] Conversazione con Tomás Sheridan http://www.musicalwords.it/2008/09/25/giannini-conversation-with-tomas-sheridan/ [...]

    3. Archive of Dreams, un film del 2008 su Carlo Roda | assalto alla memoria Says:
      luglio 11th, 2010 at 16:39

      [...] Conversazione con Tomás Sheridan http://www.musicalwords.it/2008/09/25/giannini-conversation-with-tomas-sheridan/ [...]

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