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    100 Years of Herbert von Karajan and His Video Legacy /2 (3/5)

    By Redazione Musica | ottobre 3, 2008

    (…Continua) Gli piaceva raccontare che per ottenere il prestigioso incarico ad Aachen,” ipnotizzo`” colui che gli offri` la felice opportunita`, cosi` divenne il Generalmusikdirektor piu` giovane della Germania. Come gia` accennato, Karajan voleva occuparsi di tutto da solo, semplicemente perche` aveva le idee molto precise. Tutto cio` che faceva era gia` pronto nella sua mente, a lui bastava concretizzare l’idea. Ecco perche` desiderava lavorare senza interferenze, non per il plauso generale o altro, ma semplicemente perche` per lui era piu` facile e piu` rapido. Ed ora occupiamoci dei video. Anzitutto vorrei soffermarmi brevemente sulla realizzazione pratica dei video musicali. – Anzitutto Karajan contattava una giovane Orchestra, che diretta dai suoi collaboratori, eseguiva il pezzo in programma; cosi` il Maestro poteva controllare preventivamente tutto quello che gli sarebbe inevitabilmente sfuggito una volta salito sul podio. Le telecamere venivano poste alla sinistra ed alla destra dell’Orchestra, una telecamera era posta dietro il podio, per la visione dell’insieme, e altre riprendevano il Maestro a distanze diverse e con riprese differenti, per sottolineare il significato del gesto direttoriale. Pensate che il numero delle telecamere poteva arrivare a sedici! Il brano veniva eseguito due volte. Una volta terminato questo lavoro, il Maestro visionava molto attentamente il contenuto del grezzo, cioe` di tutte le riprese, che come sappiamo potevano essere 16! Successivamente venivano scelti i momenti piu` significativi, che venivano montati e cosi` nasceva il prodotto finito. Soleva raccomandare di non far apparire gli archetti davanti al suo naso! Naturalmente c’era la complessa sistemazione delle luci e dei microfoni, ma questa difficolta` veniva superata dal contributo prezioso dell’Orchestra di giovani che fungeva si` da cavia, pero` serviva agli strumentisti per fare esperienza. Se per realizzare i video con brani strumentali era abbastanza laborioso, pensate come doveva essere impegnativa la ripresa di un’Opera, tenendo conto che il Maestro era un perfezionista che pretendeva il massimo da se stesso e da chi lavorava con lui ; era pronto ad ascoltare e magari accogliere qualsiasi consiglio, ma non accettava assolutamate pareri per cio` che concerneva il suo campo; li` nessuno aveva voce in capitolo, conoscere ed adattarsi a questa regola era la condicio sine qua non per lavorare bene con il Maestro. Daltra parte, vorrei sapere chi abbia mai avuto tanto a cuore le voci dei cantanti da usare il playback durante le prove. E` cosa nota che Karajan avesse particolare riguardo per le delicate corde vocali dei cantanti e che si adoperasse affinche` non fossero sollecitate inutilmente da un suono dell’Orchestra troppo elevato! Ecco perche` nei lavori operistici diretti da Karajan , c’e` sempre un’incredibile armonia, una fusione di “voci” degli strumenti e di voci umane che ripetono l’andamento omogeneo che si ode nei brani strumentali; la musica accoglie il canto e questo si insinua senza difficolta` nel flusso musicale. Per un amante dell’Opera , assistere a questo miracolo e` fonte di immensa gioia! A questo punto vorrei trattare il cosiddetto Ciclo Beethoven. Sappiamo che il Maestro, nel corso della sua carriera, incise svariate volte e con Orchestre diverse, le sinfonie di Ludwig van Beethoven; questo succedeva quando era consapevole di poter offrire una lettura migliore, e quando poteva servirsi di un ulteriore progresso tecnologico; ecco spiegata la ragione di diverse versioni dello stesso lavoro. Ma non pensate che il suono di Karajan era bello perche` artefatto, aggiustato; chi ha assistito ad una esecuzione dal vivo, dice che il suono esplicava al massimo la sua bellezza e che nessun artifizio o abbellimento sarebbe riuscito a superare la magnificenza della realta`! Il Ciclo sul quale intendo porre l’attenzione e` quello realizzato tra il 1967 e il 1972. A mio avviso sono dei video che posseggono grande fascino, per il perfetto accordo che si forma tra immagine e suono, come se questi avessero il potere di dialogare per creare perfetta rispondenza. Le Sinfonie che ho scelto sono la N. 3 in Mi bemolle Maggiore, op. 55 , conosciuta come “L’Eroica, e la N. 7 in La Maggiore, op. 92, entrambe realizzate nell’Ottobre del 1971. Il regista Hugo Niebeling , penso` di dividere l’Orchestra in tre blocchi separati fatti a triangolo con il “vertice” verso il Direttore, dove i musicisti erano seduti su ripide gradinate. Il podio, quindi, risultava in basso e un po’ lontano dai tre blocchi. Nei blocchi laterali prendeva posto la famiglia degli archi, nella gradinata centrale si trovavano i fiati insieme agli strumenti a percussione, che erano posti in cima alla gradinata. Il pubblico non c’era, c’era spazio solo per la musica. La versione di Niebeling, prevedeva piu` riprese panoramiche e maggior attenzione verso gli strumenti ad arco, visto che queste sinfonie sono contraddistinte da un arpeggio molto accentuato. Karajan modifico` il punto di vista delle riprese secondo la sua particolare concezione. Il fatto che le telecamere riprendono spesso i suoi gesti, sta a sottolineare che in quel momento, osservando il Maestro, si ha una maggiore comprensione di un determinato passaggio ed un maggiore coinvolgimento emotivo. Il Maestro provoca emozioni nei musicisti e questi reagiscono rendendoci partecipi del loro sentire; cosi` diceva Karajan. Il Direttore non puo` lasciarsi andare completamente alle emozioni, altrimenti rischierebbe di perdere il controllo dell’Orchestra. Questa inconsueta e suggestiva disposizione dei strumentisti, calzava a pennello per le due sinfonie fortemente ritmate, specie la N. 7, quella che Wagner defini` “l’apoteosi della danza” ( pensiamo al ritmo vorticoso del IV movimento). Il Maestro si concede molti primi piani e 3/4 americani; quando la visuale si allarga, lui appare piccolo, sempre ben incollato al podio, con le gradinate che gli si stagliano davanti. Il rapporto che si crea tra noi, da una parte, e l’Orchestra e l’interprete dall’altra, e` incredibilmente intimo; si ha la percezione di una meravigliosa irrealta` di suoni ed immagini che pulsano di vitalita` per fluire nell’universo infinito. Non c’e` necessita` di altro. Possiamo osservare minuziosamente i gesti eleganti ed eloquenti del Maestro, senza distrazioni; il “vedere” nulla toglie all’ascolto, anzi, i gesti eloquenti del Maestro aggiungono qualcosa per raggiungere il completo apprezzamento delle due sinfonie; Karajan esegue gesti che sembrano seguire un preciso rituale, quasi una preghiera, che spinge la bellezza del suono oltre ogni immaginazione. Il ritmo, specialmente nella sinfonia N. 7, e` talmente accurato che rinuncia, se posso dirlo, al legato, raggiungendo in egual modo una stupefacente armonia. La sinfonia N. 3, evidenzia un bellissimo arpeggio nel breve assolo degli archi ( 2° movimento, Marcia Funebre ), una luce abbagliante (una speranza?) investe la scena, mentre intervengono gli strumenti a fiato a sostenere quell’attimo di sospenzione temporale. Il Maestro, forse inconsapevolmente, scandisce un tempo che non e` piu`. La bacchetta e` tenuta in verticale davanti al suo viso, sembra svelare alla sua Orchestra che sono giunti in una dimensione sconosciuta. Karajan ha pensato bene di concederci questo rapporto tanto stretto e, nonostante i suoi occhi siano chiusi come al solito, non tolgono nulla alla espressivita` del volto; lui e` distante e molto concentrato, ma non ci abbandona, anzi , catturati dal flusso inesorabile della musica, veniamo trascinati insieme a loro, dentro le maglie di quel mondo che trascende L’umano…

    Rossana Cimarelli

    *

    As we said he liked to take personally care of everything. He was very determined. Now let’s come to his videos. In first stage he reached contacts with youth orchestras, and got his young assistants to take care of preparation, so that he could control anything that could happen once he was on the podium. Cameras were placed on both sides of the orchestra and one behind the podium, to have the view of the whole. Other cameras took shoots of him from different points, to underline the meaning of conducting gestures. The piece was performed twice. At the end of this part Karajan would watch all the shoots. Then he chose the most significant moments of this performance to become a movie. He would recommend players not to swish their bows under his nose. Now let’s come to the Beethoven Cycle: during his career Karajan recorded many times Beethoven’s Symphonies and this because he felt that each time he gained new skills, new sensitivity, and new technologies to improve his art. The Cycle I would like to focus on is the one recorded between 1967 and 1972. To my opinion these videos are amazing and extremely fascinating for the perfect harmony between images and sound. I chose the Third Symphony in E flat Major, op. 55 “Eroica”, and the Seventh Symphony in A major, op. 92, both recorded during October 1971. The movie director Hugo Niebeling thought to divide the orchestra in three different triangle blocks, with the apex towards the conductor. In the side blocks were the strings, in the centre winds, brasses and percussions. No public was present. There was only space for music. Niebeling wanted many shoots from the top and wanted to focus on the strings. Karajan obtained more shoots on his gesture, which gets us to be emotionally evolved into the performance. He believed that a Conductor should never completely abandon himself to emotions because he would loose the control of the orchestra. On the 7th Symphony this disposition of the orchestra was perfect, especially if we think of the 4th movement. We are able to focus all our attention on all the smallest details of his gesture. Watching does not distract us from listening, but instead it adds what we need for the full comprehension of the Symphonies. Rhythm is so accurate that often it seems like he renounces to his legato, reaching a perfect harmony.

    Topics: 100 Years of Herbert von Karajan, Great Musicians, Herbert von Karajan, History of Music, MUSIC | 2 Comments »

    2 Responses to “100 Years of Herbert von Karajan and His Video Legacy /2 (3/5)”

    1. Herbert von Karajan and His Video Legacy /1 (3/5) | Musical Words Says:
      ottobre 3rd, 2008 at 14:37

      [...] Herbert von Karajan and His Video Legacy /2 (3/5) [...]

    2. Rossana Says:
      ottobre 3rd, 2008 at 19:14

      Cari amici,
      consentitemi una breve (?!) appendice. Nell’articolo ho solamente sfiorato l’argomento che mi e` piaciuto trattare e mi sono tenuta piuttosto in superficie poiche` analizzare minuziosamente l’eredita` che il Maestro ha lasciato ai posteri, mi avrebbe condotta dentro cunicoli dai quali non ne sarei piu` uscita, anche perche` l’esser sommersa da un mare di Musica non mi dispiace affatto! Quello che mi preme e` il destare la curiosita` nei confronti di un grande artista che tutti conoscono di fama ma assai pochi sono a conoscenza del suo lavoro “di bottega” . Ho cominciato ad ascoltare le interpretazioin di Karajan da quando, bambina, ascoltavo rapita le trasmissioni radiofoniche che proponevano quotidianamente lavori sinfonici o Opere Liriche. Toscanini, C.Kleiber, De Sabata, Giulini, Walter, Furtwängler, Karajan etc., erano i nomi piu` ricorrenti, i giganti dell’interpretazione musicale, i “medium” ai quali affidare le preziose partiture, i saldi punti di riferimento per le successive generazioni di Direttori d’Orchestra. Da allora, erano gli anni sessanta, il fascino che tali personalita` suscitavano in me, non mi ha mai abbandonato. La figura di Herbert von Karajan, il suo fascino irresistibile, si e` rafforzato nel corso degli anni e ancora oggi mi riempie di stupore. Ho letto diversi libri, tanti articoli, ho chiesto lumi a critici, colleghi. Tutto molto utile ma molto vago. Negli anni settanta cominciai ad andare al Teatro alla Scala, che considero come una casa (perdonami Claudia, sono una di loro!), ma non volli assecondare l’istinto che mi spingeva ad assistere ad un’interpretazione del Maestro Herbert von Karajan perche` volevo rimandare quell’attimo bellissimo e dolorosissimo in cui la Bellezza allo stato puro puo` essere ripudiata dalla nostra mente che non e` pronta ad accoglierla o ad accettarla. Ingmar Bergman racconto` che all’incipit del Maestro fu investito da una ondata di “ripugnante Bellezza”. Questa frase fu ed e` interpretata nei piu` svariati modi. Non tento neanche un piccolo commento per comprensione verso chi ha avuto voglia di seguirmi fin qui!

      Vi ringrazio per lo spazio concesso e soprattutto vi sono grata per avere creato un luogo dove parlare di Arte e soprattutto un luogo dove i visitatori possano scoprire che l’Arte, la Musica in particolare, anche se rimane incomprensibile ci riempie davvero la vita.

      Grazie a tutti
      Rosy

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