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    Glavx, a Companion…/2

    By Redazione Lettere | ottobre 10, 2008

    (Continua..) II. Decostruire per ricostruire

    Tornare alle radici del problema significava tornare ai testi filosofici e al significato della tradizione scientifica che in essi si custodisce. L’esperienza dell’autoaggiornamento, dalla quale ha origine la stessa idea di una Rivista di Filosofia, ha avuto come filo conduttore una sorta di destrutturazione dei manuali di filosofia comunemente in uso nella scuola secondaria e di elencazione di argomenti normalmente inseriti nei piani annuali di lavoro dei docenti di filosofia, nella prospettiva di un lavoro di ricognizione sui testi che ne facesse affiorare valenze necessariamente sacrificate in quelle ricostruzioni storiche di lungo periodo che sono i manuali, ma talora di importanza primaria nel vivo della pratica didattica.
    L’esito di questo lavoro triennale è contenuto, come già si è detto, nei saggi ospitati dal presente volume. Era fatale, oltre che esplicitamente dichiarato nel progetto iniziale, che la focalizzazione risultasse intermedia tra il piano teoretico e quello didattico, o più precisamente si puntualizzasse all’intersezione fra i due piani. Non si trattava né di “rifare” i manuali per segmenti monografici (meglio sarebbe stato allora abbandonare ogni velleità e valorizzare il lavoro serio e scientifico già fatto dagli autori), né di “approfondirli” teoreticamente (poiché anche in questo caso ci si trova di fronte ad equilibri lungamente studiati commisurando difficoltà, ampiezza della trattazione e mentalità degli allievi), né infine di “spiegarli”, cioè di approntare itinerari didattici intesi a rendere più agevole e produttivo lo studio di materiali già organizzati e formalizzati. Il problema era invece valorizzare quanto nei testi filosofici possa parlare direttamente agli allievi nel senso di raggiungerli nella loro quotidianità, intrecciarsi con la loro realtà, comunicare loro, non dicendo ma facendo, il significato di un metodo e di una forma di sapere la cui peculiarità, sempre più raramente tematizzata, proprio per questo sembra talora sfuggire.
    Stare all’intersezione tra piano teoretico e piano didattico significava allora tentare di ricomporre i materiali teoretici costituiti dai testi non solo e non tanto nella prospettiva di una conoscenza della loro successione e correlazione storica, bensì in quella della progressiva maturazione di una vera competenza filosofica, ossia di una familiarità col procedere tipico della filosofia e con la modalità di affioramento e di trattazione dei suoi problemi. Si trattava cioè di determinare qualcosa di simile ad unità didattiche incentrate non su un autore (compito già eccessivo, che dovrebbe prima di tutto commisurarsi con le trattazioni analoghe già esistenti), ma su un singolo momento della sua opera, da affrontarsi possibilmente da punti di vista diversi e progettualmente correlati, e sempre in stretto rapporto coi testi, avendo di mira il rendere visibile come la filosofia procede quando esce dal generico e si cala, come sempre fa e deve fare quando è davvero filosofia, nel tessuto di problemi tangibili e particolari, costituendosi come sapienza operativa e in qualche modo artigianale – di questo avremo modo di riparlare -, ossia come sapere trasmissibile nella pratica didattica.

    III. Glaux, il nome di un’idea

    Questo è stato lo sforzo dell’autoaggiornamento, e non sta a noi giudicare dei risultati, di cui questi saggi sono esempi. In essi si potranno trovare infiniti difetti, ma si dovrebbe poterne apprezzare l’impegno diretto a questo fine non facile.
    Da questo impegno prolungato nasceva d’altronde un’idea, che sempre più si legava a quella, molto più istituzionale e in qualche modo “burocratica”, della pubblicazione degli Atti dell’autoaggiornamento. L’idea era quella che un simile sforzo di definizione del significato della filosofia come sapienza concreta e praticamente trasmissibile – definizione che avrebbe corollari di importanza capitale nell’ordine didattico – dovrebbe organizzarsi come attività continuativa e avere un suo luogo stabile. La forma vuota della pubblicazione di Atti poteva insomma sostanziarsi del complesso di tendenzialità che emergono dagli atti medesimi e farsi forma stabile di un impegno prolungato : poteva costituirsi come una Rivista di Filosofia. L’articolo 2 dello statuto della Società Filosofica Italiana invita a promuovere “la ricerca filosofica sul piano scientifico”, “un idoneo ordinamento delle strutture culturali didattiche e pratiche della ricerca filosofica”, “la valorizzazione … della professionalità dei docenti di filosofia e la loro qualificazione…” ed infine “la costituzione di centri locali di studio”. Ebbene, tutto questo poteva avere consistenza e realtà, e dunque anche un nome : “Glaux”, in omaggio a quella nottola di Minerva che non cerca di inventare niente, ma solo di stringere concettualmente ciò che già la storia ha sedimentato come sostanza immediata.
    “Glaux” nasce quindi come nome di un’idea, e l’idea è quella di portare in luce un significato che la filosofia ha deposto originariamente nei testi filosofici, segnando in qualche modo la propria destinalità di scienza : quando questo significato venisse progressivamente chiarito e affermato, dipanando con pazienza la matassa oggi quanto mai ingarbugliata dell’identità della filosofia, la pratica didattica e la stessa identità della disciplina scolastica che si trasmette sotto il nome di filosofia non potrebbe che riceverne chiarezza di impostazione e determinatezza di intenti.
    E’ dunque venuto il momento di rivolgerci con maggiore attenzione a quale sia il significato di cui andiamo parlando. Per quanto riguarda i risultati di questo lavoro ulteriore rispetto all’esperienza dell’autoaggiornamento, va precisato che essi vedranno la luce nel secondo numero di “Glaux”, l’autunno del prossimo anno. La Rivista continuerà così scandendo i propri numeri in anticipo di uno su quelli del terzo millennio : tra contingenza e scaramanzia, preferiamo considerarlo semplicemente di buon augurio.

    (Per la Prima parte Clicca qui!
    Per la Terza parte, Clica Qui!)

    Per il Comitato Scientifico, Antonino Postorino

    *

    Topics: Editorial Collaboration, Glavx, Journals, LITERATURE, Philosophy | 2 Comments »

    2 Responses to “Glavx, a Companion…/2”

    1. Glavx (Presentation and) a Companion… /1 | Musical Words Says:
      ottobre 10th, 2008 at 20:11

      [...] Glavx, a Companion…/2 [...]

    2. Glavx, a Companion…/3 | Musical Words Says:
      novembre 8th, 2008 at 09:00

      [...] (…Continua) IV. La filosofia come sapienza quotidiana [...]

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