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    Paganini VS Locatelli… /1

    By Redazione Musica | ottobre 14, 2008

    Pubblichiamo un saggio del musicologo Roberto Illiano già apparso sulla rivista Il Rigo Musicale e nel volume Henryk Wieniawski and the 19th Century Violin Schools: Techniques of Playing, Performance, Questions of Sources and Editorial Issues. *
    A causa di ragioni tecniche la pubblicazione coprirà tre giorni di programmazione.
    Buona Lettura.

    La Redazione

    * : ROBERTO ILLIANO, ‘Pietro Antonio Locatelli’s Influence on Niccolò Paganini’, in: Henryk Wieniawski and the 19th Century Violin Schools: Techniques of Playing, Performance, Questions of Sources and Editorial Issues, edited by Maciej Jabłonski and Danuta Jasińska, Poznań, The Henryk Wieniawski Musical Society in Poznań-Rhytmos, 2006 (Henryk Wieniawski Complete Works B Series), pp. 75-87

    * * *

    L’EREDITÀ LOCATELLIANA NEI CAPRICCI DI N. PAGANINI

    I 24 Capricci Op. I [1] di Niccolò Paganini, pubblicati a Milano nel 1820, rappresentano l’ideale continuum dell’Arte del Violino di Pietro Antonio Locatelli. Con tale opera, infatti, Paganini portò al limite estremo potenzialità tecnico-espressive dello strumento, anche se poco aggiunse alle conquiste delle generazioni di virtuosi che lo precedettero. Egli non fu un vero e proprio innovatore: il suo più grande merito, infatti, fu quello di fondere in geniale sintesi le precedenti innovazioni tecniche di autori come Locatelli (1695-1764), Francesco Geminiani (1687-1762) [2], Heinrich Ignaz Franz Biber (1644-1704) [3], and Michel Woldemar (1750-1815) [4].

    In Francia, dove Paganini si impose come virtuoso, la tradizione violinistica fu talmente importante da insidiare il primato italiano, soprattutto dopo il 1770, anno della morte di Giuseppe Tartini e della sua ‘Scuola delle Nazioni’ di Padova[5]. Jean-Marie Leclair (1697-1764), discepolo di Locatelli, formò una moltitudine di allievi che diffusero il virtuosismo locatelliano in Francia. Tra i più significativi rappresentanti di questa scuola francese vi erano L’Abbé le fils (1727-1803), alias Joseph Bernabé de Saint-Sévin, autore nel 1761 dei Principes du violon[6], e Pierre Gaviniès (1728-1800), autore dei Vingt-Quatre Matinées, consistenti in una serie di studi contenenti difficoltà quali doppie corde di difficile esecuzione, varietà d’arcata, grandi estensioni della mano sinistra, unitamente a una velocità d’esecuzione spesso sostenuta [7].

    In uno scritto di François-Joseph Fayolle, dal titolo Paganini et Bériot (1831), si legge: «100 anni prima di Paganini, Locatelli aveva già fatto conoscere tutti i mezzi che oggi sono considerati come nuovi [...] non dimentichiamo che Locatelli ha un vantaggio di cento anni su Paganini, e che è l’inventore di virtuosismi di cui quest’ultimo non è che un semplice imitatore; non dimentichiamo anche che nel 1742, Gaviniès, all’età di soli 11 anni, suonò perfettamente i Capricci di Locatelli ai Concerts Spirituels e che, lo stesso Gaviniès, a ben 75 anni, eseguiva le sue Matinées che nessun violinista può oggi eseguire» [8].

    Conobbe Paganini L’Arte del Violino? Probabilmente sì, in quanto Paganini era assiduo frequentatore della biblioteca privata del marchese Gian Carlo di Negro[9], dove erano conservate molte opere del repertorio strumentale italiano. Alcuni biografi riconoscono la tradizione secondo la quale Paganini [10], che abitava a San Biagio di Polcevera, nella campagna vicino a Genova, andava di notte in città per studiare fino all’alba nella biblioteca di Gian Carlo di Negro le opere di Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi, Tartini, Locatelli e di altri maestri della scuola italiana: « [...] non si può asserire che non sia stata esperita, in una stagione privata ed oscura – magari negli anni dell’assedio e del blocco di Genova a fine Settecento – tutta la cumulata sapienza della precedente tradizione italiana» [11]. Sebbene ciò non sia comprovato da alcun supporto documentario, i 24 Capricci di Paganini sembrano volersi misurare con il livello tecnico stabilito da Locatelli: «Se egli [Paganini] non può essere ascritto [...] a una specifica scuola violinistica, si può in ogni modo considerare il suo contributo come una culminante manifestazione della grande tradizione classica italiana, paragonabile a un fuoco d’artificio finale. Il suo accurato studio delle opere dei vecchi maestri, il suo spirito di esplorazione e la sua eccezionale intelligenza gli permisero di continuare fino alla logica conclusione le idee contenute nei lavori di Biagio Marini, Carlo Farina, Alessandro Stradella, Arcangelo Corelli, Alessandro Scarlatti, Antonio Vivaldi, P.A. Locatelli, F.M Veracini, G. Tartini, A. Lolli, il Giornovichi, Viotti e altri» [12].

    Cerchiamo di capire cosa ha rappresentato L’Arte del Violino di Locatelli per l’evoluzione della tecnica e della letteratura violinistica che, nel periodo tardo romantico, ha visto nel concerto per violino la massima espressione.

    ( Continua a leggere l’articolo)

    Roberto Illiano

    *** Note***

    [1]. I 24 Capricci di Paganini furono composti durante la residenza del giovane compositore alla corte napoleonica a Lucca, fra il 1801 e il 1809, e pubblicati nel 1820 a Milano come Op. 1 per i tipi di Ricordi.

    [2]. Cfr. Geminiani, Francesco. The Art of Playing on the Violin Containing All the Rules Necessary to attain to a Perfection on that Instrument, with Great Variety of Compositions, which will also be Very Useful to those who study the Violoncello, Harpsichord &t. [...] Opera ix, London, J. Johnson, 1751.

    [3]. «La Mystery Sonatas e la Harmonia artificiosa-ariosa rappresentano la summa della letteratura della scordatura violinsitica»: Dann, Elias. ‘Biber, Heinrich Ignaz Franz von’, in: The New Grove Dictionary of Music and Musicians, a cura di Stanley Sadie, 20 vols., London, Macmillan, 61980, vol. ii, pp. 678-682: 680.

    [4]. See Woldemar, Michel. Grande Methode ou Etude élémentaire pour le violon, Paris, [c.1800].

    [5]. Cfr. Laurencie, Lionel de la. L’école française de violon de Lully a Viotti. Etudes d’histoire et d’esthétique, 3 voll., Genève, Minkoff, 1922-1924.

    [6]. Cfr. L’Abbé le fils. Principes du violon pour apprendre la doigté de cet intrument et les différents agréments dont il est susceptible, Paris, De Lauriers, 1761.

    [7]. Gaviniès, Pierre. Vingt-Quatre Matinées. Exercises pour le violon, Paris, Imbault, s.d. [ca. 1794-1800].

    [8]. Fayolle, François-Joseph. Paganini et Bériot, Paris, s.e., 1831, p. 430 [traduzione dell'autore].

    [9]. Cfr. Borer, Philippe. ‘Scuola, tradizione e modernità in Paganini’, in: Nuova rivisata musicale italiana, xxxii, N.S. 2 (gennaio-marzo 1999), pp. 92-101: 95-96.

    [10]. See Mostras, K. G. 24 Kaprisa dla skripki solo N. Paganini, Moscow, Gosudarstvennoe Musikal’noe Izdatel’svo, 1959, p. 8.

    [11]. Martinotti, Sergio. Ottocento strumentale italiano, Bologna, Forni, 1972, p. 277.

    [12]. Borer, Philippe. ‘Scuola, tradizione e modernità in Paganini’, op. cit. (si veda nota 9), p. 99.

    Topics: Great Composers, Great Musicians, MUSIC, Music Analysis, Niccolò Paganini, Pietro Antonio Locatelli | 2 Comments »

    2 Responses to “Paganini VS Locatelli… /1”

    1. Paganini VS Locatelli… /1 | Midi Blog Says:
      ottobre 14th, 2008 at 00:15

      [...] VS Locatelli… /1 Archiviato in: Midi — Ottobre 14, 2008 @ 2:09 am alfapenta: Pubblichiamo un saggio del musicologo Roberto Illiano già apparso sulla rivista Il Rigo Musicale [...]

    2. Paganini VS Locatelli… /2 | Musical Words Says:
      ottobre 15th, 2008 at 00:02

      [...] Paganini VS Locatelli… /1 [...]

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