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    Paganini VS Locatelli… /2

    By Redazione Musica | ottobre 15, 2008

    (…continua) L’Arte del Violino di Locatelli fu pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1733 per i tipi di Le Cène [1]. Costituita da 295 pagine, all’epoca della pubblicazione veniva venduta al costo di 25 fiorini, un prezzo enorme se paragonato ai 6 fiorini dello stipendio percepito da un artigiano in una settimana di lavoro [2]. Infatti, i prezzi delle opere stampate da Roger e Le Cène non oltrepassavano generalmente i dieci fiorini, anche nel caso di voluminose raccolte concertistiche. L’Arte del violino, dunque, oltre a costituire una delle più impegnative imprese editoriali sostenute dalla rinomata casa editrice, si imponeva all’attenzione per la modernità dei contenuti.

    L’Opera Terza di Locatelli risulta essere un compendio delle risorse dell’arte violinistica, in particolare nei Capricci che sembrano veri e propri studi atti ad approfondire tratti specifici della tecnica strumentale. I 24 Capricci sono brani dal carattere autonomo rispetto ai 12 concerti dove sono inseriti. Essi sono collocati nella parte finale dei movimenti estremi, a mo’ di cadenze; tuttavia non si possono considerare tali, perché non richiamano il materiale musicale del Concerto, eccezion fatta per il Capriccio 17 [3]. Inoltre, essi sono spesso più estesi dei movimenti cui appartengono: nel caso dei numeri 1, 5, 11 e 23, infatti, i Capricci sono più ampi rispettivamente di 35, 31, 96 e 41 battute. Peraltro, proprio la straordinaria lunghezza dei Capricci e il loro ruolo ad libitum, come è riportato sul frontespizio dell’opera, suggeriscono che all’epoca siano stati eseguiti assai raramente in concerto.

    Locatelli non fu il primo compositore a inserire dei Capricci all’interno di un concerto (si pensi ai passaggi virtuosistici non accompagnati presenti in alcuni concerti di Antonio Vivaldi e Giuseppe Tartini). I Capricci di Locatelli, però, rappresentano un fenomeno unico nella storia della musica, sia per la loro singolare lunghezza che per il virtuosismo estremo. «Solo quattro anni dopo la pubblicazione dell’Arte del Violino, Locatelli supererà i suoi stessi limiti giungendo ai risultati estremi della sperimentazione: nel Capriccio Prova dell’Intonazione, che chiude la raccolta delle Dodici Sonate per Violino Solo e Basso, Opera Sesta, si raggiunge il si7 al cantino, arrivando, qualora si volessero e potessero contare le note e le rispettive posizioni su tali altezze, alla ventiduesima posizione. Poiché il violino barocco era dotato di una tastiera di dimensioni ridotte rispetto all’attuale, bastante per le prime sette posizioni o poco più, si presume che la scrittura locatelliana abbia fatto riferimento a una tastiera più lunga del normale, tuttavia insufficiente per produrre i suoni più alti, ottenuti comunque tastando le corde al di fuori della tastiera. [4]»

    ( Continua a leggere l’articolo )

    Roberto Illiano

    ***Note***

    [1]. «L’Arte del violino / xii concerti / cioè, violino solo, con xxiv capricci / ad libitum, che si potrà finire al / segno … violino primo, violino / secondo, alto, violoncello solo, è basso. / dedicati / all’ill.mo, et, ecc.mo, sig.re il sig.re / girolamo michiel lini / patricio veneto / di / pietro locatelli / da bergamo / opera terza / amsterdam / a spesa di michele carlo le cene / con privilegio. / n. 572». Cfr. Locatelli, Pietro Antonio. Opera omnia, edizione critica diretta da Albert Dunning, 10 voll., London-Mainz-Madrid-New York-Paris-Tokyo-Toronto, Schott, 1994-2002, vol. x: Catalogo tematico, lettere, documenti & iconografia, a cura di Albert Dunning, 2001, pp. 152-153, e vol. iii: L’Arte del Violino: Dodici Concerti per Violino Solo, Archi e Basso Continuo con 24 Capricci per Violino solo ad libitum, a cura di Albert Dunning, 2002, pp. lxvii e cxxii-cxxiii.

    [2]. Cfr. Giskes, Johan H. ‘I dedicatari olandesi delle opere di Pietro Antonio Locatelli’, in: Intorno a Locatelli. Studi in occasione del tricentenario della nascita di Pietro Antonio Locatelli (1695-1764), a cura di Albert Dunning, 2 voll., Lucca, Libreria Musicale Italiana, 1995 (Speculum Musicae, i-1/2), vol. i, p. 283; e Dunning, Albert. Pietro Antonio Locatelli. Der Virtuose und seine Welt, 2 voll., Buren, Frits Knuf, 1981, trad. it. di Oddo Piero Bertini: Dunning, Albert. Pietro Antonio Locatelli. Il virtuoso, il compositore e il suo tempo, Torino, Fògola, 1983, pp. 183, 190.

    [3]. Cfr. Allegro, bb. 1-19 e Capriccio, bb. 84-103. Cfr. Luce, Joan. The Virtuosity and Unique Role of the Caprices for Solo Violin in Pietro Antonio Locatelli’s “L’Arte del Violino”, Ph.D. Diss., Ann Arbor (MI), UMI, 1979, pp. 102-159.

    [4]. Dunning, Albert. ‘Introduzione’, in: Locatelli, Pietro Antonio. L’Arte del Violino, op. cit. (vedi nota 13), p. xxxi.

    Topics: Great Composers, Great Musicians, MUSIC, Music Analysis, Niccolò Paganini, Pietro Antonio Locatelli | 4 Comments »

    4 Responses to “Paganini VS Locatelli… /2”

    1. Paganini VS Locatelli… /2 | Midi Blog Says:
      ottobre 15th, 2008 at 00:07

      [...] VS Locatelli… /2 Archiviato in: Midi — Ottobre 15, 2008 @ 2:02 am sconosciuto: Essi sono collocati nella parte finale dei movimenti estremi, a mo’ di cadenze; tuttavia non si [...]

    2. Paganini VS Locatelli… /1 | Musical Words Says:
      ottobre 15th, 2008 at 17:12

      [...] Paganini VS Locatelli… /2 [...]

    3. Paganini VS Locatelli… /3 | Musical Words Says:
      ottobre 16th, 2008 at 00:04

      [...] Paganini VS Locatelli… /2 [...]

    4. » Paganini VS Locatelli /3 Societ Says:
      ottobre 28th, 2008 at 17:19

      [...] (…continua) Passiamo ora a illustrare alcune analogie con i Capricci Op. i di Paganini.Gli stilemi comuni alle due Opere sono molti, come l’impiego costante delle terze e di brevi scale discendenti precedute da arpeggi da eseguirsi con colpo d’arco picchettato. L’influsso locatelliano su Paganini sembra non limitarsi alla tecnica violinistica, ma investe anche tratti psicologici che costituirono una componente non secondaria nella caratterizzazione della figura del virtuoso moderno. Alcune testimonianze riportano che, prima della performance, Locatelli assumeva una posa studiata e aveva uno sguardo intenso, misto di concentrazione e teatralità. Egli creò intorno a sé un’aura di mistero, simile a quella dei grandi virtuosi ottocenteschi come Paganini. Entrambi ‘primedonnne’, i due virtuosi furono accomunati anche dalle caratteristiche fisiologiche della mano, in entrambi non sproporzionata, avente dita non lunghissime ma dotate di una flessibilità estrema. Nel caso specifico di Paganini è pressoché certo che tale lassità di legamenti fosse dovuta a una malattia conosciuta come morbo di Marfan, anche se altri sospettano si trattasse della sindrome di Ehlers-Danlos. Non sappiamo se Locatelli soffrisse della stessa sindrome, ma è indubbio che gli fossero agevoli aperture delle dita impraticabili ai più [1]. [...]

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