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    Paganini and Livorno… /1

    By Redazione Musica | ottobre 27, 2008

    Era ancora un ragazzo quando il padre “ligaballe”, ossia imballatore nel porto di Genova, di fronte alla calata delle truppe napoleoniche e al conseguente blocco del porto da parte dela flotta inglese avrebbe abbandonato il capoluogo ligure per cercare un’occupazione più stabile a Livorno. Ma questa città è raggiunta più tardi dopo “un giro nell’alta Italia e in Toscana, fermandomi molto tempo a Livorno” come narra lo stesso violinista “a comporre muisca per fagotto per un dilettante svendese che si lagnava di non trovare musica difficile (…) Trovandomi una volta a Livorno per diporto e senza violino, un monsieur Livron m’impresta un violino per sonare un concerto di Viotti, e me ne fece poi regalo”.
    Paganini poteva avere in quell’epoca 17 o 18 anni. Il Livron potrebbe essere quel negoziante e impresario teatrale che gli fece dono del “Guarnieri del Gesù” costruito nel 1742 che Paganini lasciò per testamento “alla città di Genova onde sia perpetuamente conservato”. E’ noto che il prestigioso strumento si trova in una apposita teca nella sala verde di Palazzo Tursi, sede del Municipio e che, suonato saltuariamente in occasioni di particolare impegno, viene ogni anno imbracciato dal vincitore del concorso internazionale Paganini per una pubblica esecuzione. Un altro violino, e ancora un Guarnieri, Paganini si era guadagnato poco prima a Parma “scommettendo con il pittore Pasini, proprietario dello strumento, che avrebbe eseguito a prima vista un complicato concerto”.
    E’ probabile che Paganini fosse giunto a Livorno nel 1800 con una lettera di presentazione per il console britannico Colonello Archibald McNeill che lo aiutò a reperire una sala da concerto. Ed ecco subito un incidente del quale il violinista riferì allo Schottky. “Non avendo preso in considerazione la possibilità di tenere un concerto presso un’associazione musicale privata (Società degli esercizi musicali), questa si vendicò impedendo all’orchestra che doveva accompagnarlo di presentarsi in teatro. Ciò costrinse Paganini a cambiare programma: egli si esibì per tre ore da solo o con alcuni accompagnatori reperiti sul momento ottenendo un successo senza precedenti.
    Naturalmente i suoi oppositori cambiarono idea e il concerto seguente, molto atteso, ebbe regolarmente luogo nel teatro della città con il concorso dell’orchestra. ‘In quell’occasione’, afferma Paganini per bocca di Schottky, ‘i miei avversari si scusarono dicendo che mi ritenevano troppo giovane per dare una dimostrazione di quanto ero capace’ “.
    Purtroppo non rimase traccia delle musiche eseguite in quei concerti. Tuttavia è noto che in quell’epoca, oltre a composizioni proprie, Paganini aveva in repertorio concerti di violinisti all’ora in voga, quali Pierre Rode, Giovanni Battista Viotti e Rodolphe Kreutzer, al quale Beethoven nel 1803 aveva dedicato la celeberrima sonata in la maggiore Op. 47 per violino e pianoforte.
    Non intendendo, neppure per sommi capi, trattare della vita di Paganini, mi limito ad accennare che poco dopo il violinista si recò a Lucca dove rimase per alcuni anni alla corte di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, che seguì anche a Firenze dopo che divenne Granduchessa di Toscana. E proprio in quell’ultimo scorcio di vita del Principato di Lucca e Piombino o forse nei primi tempi del neonato Granducato di Toscana, Paganini tornò una seconda volta a Livorno. Siamo tra il 1808 e il 1810. Anche per i concerti dati a Livorno in questo periodo non si hanno notizie ad eccezione di un episodio esilarante riportato in molte biografie e riportato dalle confidenze che Paganini fece al Fétis. “In un’Accademia data a Livorno mi s’infila un chiodo nelle calcagna, in modo che venni zoppo in teatro (risata del pubblico); mettendomi a suonare mi caddero i lumi dal leggio (altra risata); iniziando il concerto mi si ruppe il cantino e sotto le risate del pubblico suonai il concerto su tre corte e feci furore”.
    Una lettera dell’archeologo francese Boucheude Perthes, oltre a fornire molte notizie sulle esecuzioni a dir poco stravaganti di Paganini, attesta la presenza del violinista a Livorno ai primi di febbraio del 1810. E. Neill, accogliendo con alcune riserve il giudizio dello scienziato francese, conclude con qualche considerazione degna di nota: “Il concerto di Livorno pone in evidenza alcuni fatti importanti già confermati dalle composizioni risalenti al periodo di Lucca: l’impiego della quarta corda, dei bicordi e del pizzicotto del famoso fandango eseguito in precedenti occasioni. La tecnica paganiniana si sta dunque affinando e orientando verso specifiche soluzioni che saranno poi fortemente tipiche della scrittura del maestro genovese”.
    Ormai Paganini è lanciatissimo, ma  non ha ancora varcato i confini italiani. Corre per la Penisola in lungo e in largo, e nel 1818 lo troviamo di nuovo a Firenze da dove, in data 11 agosto, scrive all’amico L. G. Germi: “Voi portandovi a Firenze, come spero, potrete smontare al Leon bianco, per essere vicino al mio alloggio. Al caso che i vostri affari non permettessero di partirvi per ora, mi troverete fra quindici o venti giorni a Livorno”. In una lettera successiva, datata 20 agosto, allo stesso Germi si legge: ” Mio caro, non vorrei mi fosse tolto il tanto sospirato piacere di rivederti; e per dar luogo a ciò ho fissato di non dare qui che un’Accademia alla Pergola la sera di martedì 25 corrente. Partirò subito per Livorno, dove darò tre Accademie nelle sere di giovedì, sabbato (sic) e domenica 27, 29, 30 del suddetto, per restituirmi a Firenze e spero in tua compagnia se ti rivedrò a Livorno”. Malgrado così decisa determinazione, qualcosa dovette impedire a Paganini di completare i suoi propositi. Infatti il Codignola, a commento della seconda lettera, scrive in nota: “Queste Accademie, per cause a noi rimaste ignote, il Paganini non le offrì ai livornesi. Nella Biblioteca Labronica, nella raccolta Bastogi, in varie raccolte di avvisi teatrali e nelle Effemeridi del tempo non si rintraccia infatti alcun cenno del Nostro in Livorno, sullo scorcio dell’agosto 1818″. Nel commentare in modo analogo, pur senza dettagli, i mancati concerti del violinista, E. Neill aggiunge: “Sarebbe comunque difficile immaginare che a Livorno non se ne fosse tenuto conto, visto che nella città toscana Paganini era già molto conosciuto e apprezzato”. Quasi a conferma lo stesso Neill aggiunge che Paganini e Germi si incontrarono a Lucca il 4 e 8 settembre invece che a Firenze o a Livorno.

    (continua a leggere l’articolo)

    Luigi Romani

    Topics: Great Composers, Great Musicians, MUSIC, Niccolò Paganini | 2 Comments »

    2 Responses to “Paganini and Livorno… /1”

    1. Paganini and Livorno… /2 | Musical Words Says:
      ottobre 28th, 2008 at 00:55

      [...] Paganini and Livorno… /1 [...]

    2. » Paganini and Livorno /2 Societ Says:
      ottobre 28th, 2008 at 17:40

      [...] (…Continua) Qualcosa di simile si ripete nel 1827. Scrive all’amico avvocato Germi il 14 agosto da Liveorno: “per diporto mi trovo qua”. In effetti questa visita era già stata programmata da oltre un mese. Infatti la Gazzetta di Firenze del 10 luglio informava: “Nell’I. e R. Teatro della Pergola nella sera di Giovedì 12 corr. il celebre sig. Cav. Paganini, a generale richiesta, farà sentire il suo violino in un Accademia ch’egli dar. Un manifesto indicherà i pezzi che si eseguiranno. Quindi il suddetto celebre Professore passerà per Livorno per dare in quella città un concerto”. [...]

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