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    Paganini and Livorno… /2

    By Redazione Musica | ottobre 28, 2008

    (…Continua) Qualcosa di simile si ripete nel 1827. Scrive all’amico avvocato Germi il 14 agosto da Liveorno: “per diporto mi trovo qua”. In effetti questa visita era già stata programmata da oltre un mese. Infatti la Gazzetta di Firenze del 10 luglio informava: “Nell’I. e R. Teatro della Pergola nella sera di Giovedì 12 corr. il celebre sig. Cav. Paganini, a generale richiesta, farà sentire il suo violino in un Accademia ch’egli dar. Un manifesto indicherà i pezzi che si eseguiranno. Quindi il suddetto celebre Professore passerà per Livorno per dare in quella città un  concerto”.
    A proposito del concerto fiorentino il Neill precisa che oltre a brani orchestralei e arie operistiche cantate dalla Bianchi ( allora amante d Paganini) e dal Gastaldi, figuravano un concerto del Maestro genovese, la “sonata con variazioni a preghiera del Mosè sulla sola quarta corda del violino” e infine la “Variazioni intitolate la Cenerentola” tutte composizioni eseguite da Paganini. Forse superfluo aggiungere che le variazioni sulle opere rossiniane sono quelle arie “dal tuo stellato soglio” dal Mosè e quella del rondò finaleper l’altra opera. Ma il concerto per violino e orchestra non è stato possibile individuarlo per mancanza di ulteriori elementi specifici.
    Ho voluto riportare un cenno al programma del cocnerto fiorentino per dare un’idea sulla consistenza delle accademie paganiniane in quel periodo. Purtroppo, e ancora una volta, non esiste alcuna traccia dei concerti eventualmente eseguiti nella città labronicoa.
    L’anno seguente è quello dell’inizio delle lunghe e gloriose tourneè europee e Livorno, come altre città italiane, non vedrà più il grande violinista.
    Al termine di questa sommaria analisi, che pur avendoci permesso di rievocare gli incontri di Paganini con la città di Livorno, ha lasciato più di una lacuna nella narrazione per mancanza di adeguata documentazione, mi piace concludere con le tstimonianze alle quali accennavo sulla grandezza e l’importanza di Paganini come compositore.
    Un musicologo dell’autorità di Alfred Einstein scriveva già nel dopoguerra di queli e quanti fossero i meriti di Paganini che con i suoi Capricci aveva scritto l’ “autentica Bibbia del violinista moderno” trentasei anni prima di Berlioz che scriverà quel Trattato d’instrumentazione “autentica Bibbia dell’orchestraizone moderna” influnedo in modo determinante su musicisti contemporanei quali Schumann, Copin e Liszt o della generazione succesiva come Brahms e il violinista Joachim che lasciò scritto: “E’ merito immortale di Paganini l’aver aumentato infinitamente le risorse dello strumento, sia col perfezionamento della tecnica della mano sinistra, sia con i colpi d’arco nuovi”.
    E’ forse superfluo ricordare che musicisti di autentica razza come quelli citati ( e aggiungo Rossini per ciò che dirò in seguito) non si lasciavano certo incantare come la magior parte degli strabiliati ma superficiali ascotatori. E tanta era la loro ammirazione per il musicistagenovese che scrissero composizioni in suo onore o variazioni su temi particolarmente incisivi del nostro Autore.
    Già questi omaggi che torvano continuatori fin nel secolo attuale sarebbero sufficienti a dimostrare l’importanza di Paganini compositore, ma fortunatamente abbiamo anche testimonianze più esplicite che ci sono state tramandate. Brahs, a proposito dei Capricci: “Un grande dono per lo scrivere musica i generlae e per il violino in particolare”. Schumann (è il caso di ricordare con quale fervore annunziò al mondo musicale la scoperta di autentici geni qualei Chopin, Brahms e Berlioz e come invece condannò senza appello Mayerbeer che godeva di molto credito e di tanta ammiraziione dei contemporanei, oltre il più modesto Herz che in un concerto di sue musiche non seppe che fare sfoggio di virtuosismo?), Schumann dicevo, così scriveva essendosi perfettamente reso conto dell’importanza rivoluzionaria di Paganini compositore: “Paganini stesso deve stimare il suo ingegno di compositiore più che il suo genio di virtuoso”.
    Ancora Einstein, a chiarimento dell’enorme influenza che Paganini ebbe sui pianisti più che sui violinisti, in considerazione che non il violino, ma il pianoforte fu lo “strumento principe dell’epoca romantica” così scrive dei violinissti che “non potevano imitarlo perchè egli era inimitabile, non potevano aggiungere nulla alla perfezione tecnica che era stata raggiunta da lui (…).Ma i maestri del pianoforte potevano provarsi a trasferire queste realizzazioni tecniche sul loro strumento, superando le differenze di tecnica fra i due strumenti”. Ed è ciò che fecero appunto Chopin, Liszt, Schumann e Brahms nel secolo scorso e Rachmaninov ai nsotri giorni.
    Alberto Cantù, in un suo pregevolissimo studio, oltre a fornire chiare indicazioni sull’importanza di Paganini compositore, mette in evidenza in più occazioni quanto il Mendelssohn del Concerto per violino debba al Nostro.
    Aggiungo due citazioni sttilmente ironiche: “Grazioe al cielo io sono un pianista” disse J. B. Cramer dopo aver scoltato Paganini nei concerti londinesi, e e G. Rossini: “E’ una fortuna che Paganini non si dedichi esclusivamente al genere lirico! Che rivale pericoloso!”.
    Per terminare accenno solo di sfuggita a un lato poco conosciuto della personalità musicale di Paganini: quella di direttore di orchestra.
    E’ noto che nel 1820 salvò con prontezza di spirito l’opera Matilde di Ahabran dell’amico G. Rossini, sostituendo il diretore d’orchestra morto improvvisamente per attacco cardiaco. Direse al Teatro Apollo di Roma le prime tre rappresentazioni dell’opera con grande successo e unanimi entusiastici consensi. Così, quando quindici anni più tardi Paganini fu scelto da Maria Luigia di Parma quale, avuta praticmente carta bianca dal Conte Sanvitale, presidente della Commissione, si mise subito al lavoro cercando di organizzare una valida orchestra, “abolendo gli inetti, stimolando i volenterosi, promuovendo i virtuosi (…). Il piano era grandioso: se fosse stato seguito, Parma avrebbe avuto il complesso stabile più efficiente d’Italia. Intuì chiaramente per primo, nel nostro Paese, le funzioni specifiche del direttore di orchestra il quale non deve suonare alcun strumento, dev’essere ‘il centro dell’Unità’ “. la solita congiura di palazzo dettata dalla più gretta invidia nei riguardi dell’innovatore portò all’abbandono da parte di Paganini del suo prestigioso incarico. Ma per la maggior gloria del musicista, non dobbiamo dimenticare che proprio in quegli anni nasceva la direzione di orchestra come la intendiamo oggi. Prima di allora direttore era il primo violino  e contribuiva all’esecuzione, almeno per le prime rappresentazioni dell’opera, l’autore della composizione, che sedeva al cembalo.

    Luigi Romani

    (leggi tutto l’articolo)

    Topics: Great Composers, Great Musicians, MUSIC, Niccolò Paganini | 1 Comment »

    One Response to “Paganini and Livorno… /2”

    1. Paganini and Livorno… /1 | Musical Words Says:
      ottobre 28th, 2008 at 19:29

      [...] (continua a leggere l’articolo) [...]

    Comments