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    Paganini’s Kinski…

    By Redazione Musica | ottobre 29, 2008

    Klaus Kinski’s Paganini: frammenti di una vita scellerata

    La folla era immensa … Finalmente, entrò in scena una figura che sembrò scaturire dall’inferno … Segni indelebili di una profonda sofferenza, di genio e di un’oscura sapienza infernale erano scavati nella sua espressione …” Pensieri proibiti formano parole nella mente di una giovane spettatrice al Teatro Regio di Parma. Arpeggi, fiori, espressioni voluttuose. Chi era veramente Niccolò Paganini? Un violinista la cui mano era guidata da un fremito diabolico? Un artista affamato di sesso? Forse era solo un bambino che gioca. Cos’è in fondo un essere diabolico se non il simbolo “dei bambini disobbedienti e imbronciati, che domandano allo sguardo paterno di pietrificarli nella loro essenza singolare, che fanno il Male nel quadro del Bene per affermare la loro singolarità e per farla consacrare?” (J. P. Sartre). Nel 1989, quando Paganini uscì nelle sale, affermazioni quali “magniloquente spot pornografico”, “delirio di un divo finito” hanno trionfato sulle recensioni. A distanza di vent’anni, il testamento cinematografico di Kinski resta difficile da rivalutare (attori risibili, erotismo laido, riprese quasi amatoriali) ma, dopo una visione più attenta, si prende atto di aver assistito a un episodio lacerante di morte sul lavoro. Non è tintura, quella versata dall’attore sul violino (una delle sequenze più agghiaccianti, alternata con lo sgozzamento di un capretto), ma il suo sangue. Perché questo era Kinski. Istinto, sangue, seme, fatale immedesimazione. Durante una passeggiata nei boschi, Paganini appoggia una mano sul cuore, ebbro di futile tenerezza, dicendo ” In Italia c’è musica dappertutto. Nella terra, nel mare, nelle alpi, nel cielo. Nelle case dei poveri e nei palazzi dei ricchi … le melodie nascono dal fuoco, dalle zolle, dalle onde e dall’aria. Il cielo in Italia è pervaso dal fuoco. L’Italia è il paese del fuoco!“. Il figlioletto Achille (Nikolaj Kinski) sospinge gaio il suo cerchio di rame ma è sempre il regista a giocare, incurante di una fanciullezza che prima o poi deve finire, perdendosi in un gesto ripreso al rallentatore, ripetuto ossessivamente. La moglie Antonia (Deborah Caprioglio), morta suicida, si bagna ancora i piedi presso un cascata, sorride sull’altalena, consuma un amplesso fra le spighe di grano. Senza una ragione apparente. Del resto, i ricordi si comportano così. Sono frammenti casuali, estetizzanti, compiaciuti. Spesso le scene non hanno luci di supporto, i personaggi sono ridotti a sagome che si contorcono nella penombra. Parma, Venezia, Genova, appartengono a un passato che sembra non interessare più a Paganini, condannato a viaggiare. Ma per dove? Forse la meta non esiste, l’artista è strade, musica, desiderio. Un desiderio che ha uno, mille, nessun volto. In definitiva, un’opera urgente e pietosa sull’amore di un padre per il proprio figlio (l’unico elemento di autentica commozione) e un ottima occasione per riscoprire i brani più celebri del compositore genovese (eseguiti magistralmente dal M° Salvatore Accardo).

    Giordano Giannini

    Topics: Cinema's Nook, Great Musicians, MUSIC, Niccolò Paganini | 1 Comment »

    One Response to “Paganini’s Kinski…”

    1. » Paganini’s Kinski… Societ Says:
      ottobre 29th, 2008 at 07:51

      [...] Giordano Giannini [...]

    Comments