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    Ralph Vaughan Williams…/1 (1/12)

    By Redazione Musica | novembre 4, 2008

    Ha finalmente inizio, con il post di oggi, un lungo speciale su Ralph Vaughan Williams curato da Stefano Naimoli e precedentemente presentato. Tutto il ciclo sarà compreso nella categoria Great Composers —> Research Monograph —> Ralph Vaughan Williams.

    ***********

    Ralph Vaughan Williams un “agnostico pellegrino” a patriarca della musica inglese

    I

    Nel curioso sviluppo della storia della musica inglese, due figure sono sicuramente individuabili come spartiacque tra il periodo di stagnazione, in cui musicalmente l’Inghilterra altro non ha fatto che “importare” musica dall’Europa, o produrre in patria epigoni dei musicisti del continente, e quello della British renaissance, in cui l’Inghilterra riesce finalmente a coniare un suo peculiare idioma musicale, producendo musica che è espressione di identità tra il musicista e la sua propria cultura di appartenenza. Queste due figure rispondono al nome di Gustav (Theodore von) Holst (1874-1932), ma soprattutto, a quello di Ralph Vaughan Williams (1872-1958). Grandissimi amici, umanamente e musicalmente parlando, furono i primi a sentire il bisogno di creare una musica che fosse percepita come “nazionale”, soprattutto attraverso la riscoperta, lo studio, e la valorizzazione delle folksongs. Ma mentre Holst, ad un certo punto della carriera, iniziò ad interessarsi anche al fascino misticheggiante dell’Oriente, tanto da iscriversi all’università di Londra per imparare il sanscrito, e arrivando a comporre opere su temi orientali, usando modi ed orchestrazione che evocassero questo mondo fantastico (1), Vaughan Williams rimase sempre fieramente ancorato al proprio patrimonio culturale, cercando di esplorarne ogni fibra ed ogni sfaccettatura, popolare e sacra, elevando così il popolare a musica d’arte, e rendendo al tempo stesso la musica d’arte popolare. L’Inghilterra e la sua storia, intesa attraverso tutte le sue manifestazioni, furono una sorgente continua per la creatività di Vaughan Williams: tra i compositori del ‘900 Inglese, il suo è uno dei cataloghi d’opera più ricchi e variegati. Scorrendolo, anche chi non lo conosce può farsi già un idea di che compositore poliedrico fosse, e di quale spessore. Non c’è genere che non abbia trattato, praticamente ha composto di tutto, riuscendo nella non facile impresa di non essere mai banale, ripetitivo e superficiale: • Songs (il corrispettivo inglese dei Lieder), tra cui spiccano i cicli: The House of Life (1904) su testi di Dante Gabriel Rossetti; On Wenlock Edge (1909) su testi di A.E. Housman; Five Mystical Songs (1906/1911) su testi di Gorge Herbert • Opere orchestrali, tra cui spicca la meravigliosa Fantasia on a Theme by Thomas Tallis (1910), assunta a manifesto musicale della british renaissance, e si segnala una singolare quanto affascinante Romance for harmonica and orchestra (1951) • Concerti per strumento solista e orchestra: per violino (detto “Accademico”, 1924/1925); per pianoforte (1926/31), poi riadattato in concerto per due pianoforti (1932); per oboe (1944); per tuba (1954) • Sinfonie: nove, composte tra il 1910 e il 1957 • Balletti, tra cui si segnala l’eccellente Job (1930), ispirato alle illustrazioni di William Blake al Libro di Giobbe, e che il pubblico inglese ha da subito considerato come il proprio (nazionalisticamente parlando) Sacre du Printemps • Opere teatrali: ben sei, dove spiccano Sir John in Love (1924-1928), e l’opera a carattere morale The Pilgrim Progress (1921-1951) • Musica da camera: dove troviamo anche un quintetto (1912), due quartetti (1908 e 1942-44), e una sonata per violino e pianoforte (1954) • Musica corale (con o senza orchestra): diverse cantate, a carattere sacro e profano tra cui Toward The Unknown Region del 1912 su testo di Walt Whitman; mottetti per coro a cappella, e una straordinaria Missa del 1922 per coro solo, composta in stile antico. A questo elenco, già di per se ridotto per dare giusto un’ idea di quanto Vaughan Williams abbia spaziato nelle forme e nei generi, andrebbero aggiunte inoltre le musiche composte per il cinema. Insomma una vera e propria fucina musicale, frutto mirabile dell’incontro di una cultura unica quale quella inglese, e di un’esperienza musicale, ma soprattutto umana, profondissima ed appassionata. Il suo rapporto schietto verso l’arte del comporre potrebbe farne, come in effetti ne ha fatto con la generazione successiva di musicisti inglesi, un’icona per tutti coloro che vedono nella musica un piacere ancor prima che un mestiere. Indicativo a tal proposito uno suo scambio di battute che ebbe col suo professore (2) al Royal College of Music: “- Una dannata schifezza, figlio mio, perché perdi tempo a scrivere cose simili? – Perché a me piacciono. – Ma non possono piacerti, non sono musica. – Se a me non piacessero non le scriverei.” Questo episodio che lo stesso Vaughan Williams ricorda risale al 1895: solo cinque anni prima aveva lasciato la piccola cittadina natale di Down Ampney nel Gloucestershire per approfondire gli studi musicali a Londra. Nel suo bagaglio formativo aveva allora solo conoscenze di teorie musicali impartitegli dalla zia e lo studio del violino. Quest’ultimo aspetto, curiosamente, sarà come un leitmotiv all’interno della produzione del compositore: escludendo quelle composizioni che lo prevedono espressamente come strumento solista (concerto, romanza, sonata), la presenza di parti per violino solo, o viola solista, all’interno delle sue opere, è quasi ciclica. Viene da chiedersi se sia casuale o meno questa sistematica presenza, o se siano solo i retaggi degli studi giovanili. Personalmente sono portato a credere ad altro: la costante presenza del violino è probabilmente la recrudescenza artistica e psicologica del fiddle, lo strumento ad arco antenato del violino usato nella musica popolare anglosassone e celtica. Vaughan Williams ha vissuto fino ai 18 anni in un paesino della countryside inglese, ed in un’epoca in cui la rivoluzione industriale stava cambiando il volto dell’Inghilterra, oltre che dell’Europa, sospetto questo possa averlo da subito messo in contatto diretto con il folk, cioè con l’espressione più genuina ed antica della cultura inglese. Quindi già lo strumento, ancor prima che l’idioma musicale vero e proprio, diventerebbe in Vaughan Williams simbolo di identità tra musicista e cultura.

    Stefano Naimoli

    (continua a leggere l’articolo)

    **Note** 1 – A titolo d’esempio basta ricordare i Choral Hymns From The Rig Veda op. 26 (1911-12) basati su testi religiosi indoo, e l’opera teatrale Savitri (1908, ma rappresentata solo nel 1916), tratta dalla Mahabharata, una raccolta di miti e storie indiane.

    2 – Il professore in questione era Charles Villiers Stanford (1852-1924), compositore irlandese poi naturalizzato inglese; assieme ad Edward Elgar (1857-1934), e Hubert Parry (1848-1918) era il nome più eminente di quella prima generazione di compositori british, riconducibile al sinfonismo inglese dell’epoca moderna.

    Topics: 20th Century, Curiosities from the World, Great Composers, History of Music, MUSIC, Philosophy of Music, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 1 Comment »

    One Response to “Ralph Vaughan Williams…/1 (1/12)”

    1. Ralph Vaughan Williams…/2 (1/10) | Musical Words Says:
      novembre 4th, 2008 at 23:13

      [...] Ralph Vaughan Williams…/1 (1/10) [...]

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