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    Luigi Dallapiccola…Protest-Music /1 (1/4)

    By Redazione Musica | novembre 25, 2008

    La redazione apre con l’intervento di oggi lo Speciale dedicato a Luigi Dallapiccola curato dai musicologi Roberto Illiano e Luca Sala.
    L’intero ciclo, che si concluderà nel mese di marzo, sarà contenuto nella categoria Great Composers Research Monograph —> Luigi Dallapiccola.

    INOLTRE ABBIAMO AGGIUNTO ALCUNI VIDEO SU LUIGI DALLAPICCOLA SULLA NOSTRA PAGINA DEI YOUTUBE.IT —> <http://it.youtube.com/user/MusicalWords>

    La Redazione augura Buona Lettura!

    ******

    La Protest-Music di Luigi Dallapiccola *

    Dallapiccola sosteneva che il 1935, con la brutalità della campagna di Etiopia e la guerra di Spagna, aveva segnato una rottura definitiva nella stabilità politica europea e, contemporaneamente, aveva provocato la perdita dell’equilibrio personale dell’autore, che in uno scritto del 1961 affermò di essere passato dalla giovinezza alla maturità in un solo colpo e non senza errori: «Quelli della mia generazione che non consideravano morale ‘accettare senza discutere’ (la formula era questa) ciò che le dittature imponevano, si trovarono da un giorno all’altro, con una preparazione politica deplorevolmente scarsa, di fronte a problemi e a responsabilità che soltanto cinque anni prima non avevano nemmeno intraveduti (1)» . Dallapiccola si rinchiuse nella sua arte, in un atteggiamento di disimpegno nei confronti della coeva situazione politica. Ma ben presto la tragedia lo avrebbe coinvolto in prima persona.

    Quando il regime venne allo scoperto, Dallapiccola visse questo capovolgimento della situazione in modo traumatico. Mentre scriveva Volo di notte, nel 1938, cominciarono a circolare voci sull’adozione di norme sulla razza inItalia e il 1° settembre di quell’anno lo sentì annunciare alla radio direttamente da Mussolini. Laura Coen Luzzato, divenuta sua moglie il 30 aprile 1938, era ebrea; lavorò molti anni alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze finché non ne fu allontanata all’indomani della promulgazione delle leggi razziali e i coniugi vissero con molta paura gli anni a seguire.

    Quegli avvenimenti ricondussero Dallapiccola all’infanzia, all’adolescenza passata a Pisino (oggi Pazin), all’incrocio di tre frontiere, e soprattutto all’esilio a Graz durante la prima guerra mondiale. Nel novembre 1916, infatti, morto Francesco Giuseppe, Carlo d’Asburgo, suo successore, abolì i campi di concentramento e i sospettati politici furono espulsi dalle zone di confine e deportati all’interno dell’Austria. Questa la sorte che capitò alla famiglia Dallapiccola. Il padre, direttore di un istituto giudicato un Trotz-Gymnasium (ossia una ‘scuola di protesta’ favorevole all’Italia), venne considerato politisch unverlässlich (‘politicamente infido’) e la famiglia fu esiliata a Graz il 27 marzo 1917. La sofferta prigionia fece crescere in lui un’esigenza interiore di liberazione, un’esigenza laica – esistenziale e intellettuale -, ma allo stesso tempo spirituale.

    Se, adolescente, avevo tanto sofferto per il confino a Graz, perché mi sembrava ingiusto, come potrei descrivere il mio stato d’animo in quel fatale 1° settembre 1938, ore 17, nell’udire, proclamate dalla voce del Mussolini, le decisioni del governo fascista? Avrei voluto protestare, ma non ero ingenuo al punto di non sapere che, in un regime totalitario, il singolo è impotente. Soltanto con la musica avrei potuto esprimere la mia indignazione: ben lontano dall’immaginare che, pochi anni dopo, opere come quella che sentivo nascere in me (come La mort d’un tyran di Darius Milhaud (1936), Thyl Claes di Wladimir Vogel (1937-38), Ode to Napoleon Buonaparte (1942) o A Survivor from Warsaw (1947) di Schönberg, per limitare al massimo le citazioni) avrebbero avuto una precisa definizione: protest-music (2).

    Dallapiccola trasformò la sua indignazione in musica, componendo, in questi anni, il trittico formato dai Canti di prigionia, Il prigioniero e i Canti di liberazione. Nonostante non possano definirsi propriamente ‘composizioni di ideologia antifascista’, in esse si avverte un cambiamento profondo nel modo di scrivere dell’autore. L’esigenza di fare musica impegnata indusse Dallapiccola a non deviare in alcun modo dalla regola dodecafonica e a utilizzare un maggiore controllo dei paramentri musicali impiegati. L’adozione rigorosa della dodecafonia era sentita dall’autore come atto di liberazione dal comune senso musicale, da quella lingua da cui uscivano, infine, le stesse leggi razziali. Era il suo modo per impegnarsi politicamente in senso antifascista.

    La protest music composta prima e durante la guerra non ebbe allora se non scarsissima risonanza. Non aveva forse il Dott. Goebbels definito «arte degenerata» tutto quanto di vivo si produceva nel nostro continente? D’altronde, quale risonanza potrebbe aver avuto in un’Europa a poco a poco trasformatasi [...] in un campo di concentramento circondato da filo spinato percorso dalla corrente elettrica? Eppure alcuni compositori lavoravano in questo senso, perché il lavoro era il solo modo per esprimere quanto si agitava nel loro spirito. Sarebbero riuscite queste opere ad avere qualche esecuzione, un giorno? Domanda senza risposta, in un mondo in cui sembrava spenta ogni luce. Eppure, si sperava . (3)

    I Canti di prigionia (1938-1941) furono composti subito dopo il varo delle leggi razziali, con la stesura, in soli quattro giorni, della Preghiera di Maria Stuarda:

    Stavo lavorando a Volo di notte, quando strane voci cominciarono a circolare: in un primo momento a bassa voce e discretamente; più tardi in modo del tutto chiaro. Avrebbero iniziato i fascisti un movimento antisemita, accodandosi servilmente all’ignobile esempio di Hitler? A metà febbraio del 1938 la Corrispondenza politico-diplomatica si affrettò a smentire le voci che si erano diffuse. [...] Cinque mesi più tardi, il 15 luglio 1938, apparve sui giornali il manifesto razziale, redatto da un gruppo di «studiosi-fascisti» (!), il cui lerciume risultava anche più ributtante perché venato di concetti pseudo-scientifici. Il 1° settembre la campagna razziale diventava una realtà. [...] sono felice di affermare che il popolo italiano non soltanto non appoggiò la campagna razziale, ma che vi fu decisamente contrario. [...]
    Mi sembrò che questi versi [la preghiera di Maria Stuarda], vecchi di secoli, rispecchiassero una condizione umana di ogni tempo e quindi anche di quello in cui si viveva (non avendo mai creduto che attuale fosse soltanto quanto si legge sulle pagine dei quotidiani ed essendo, inoltre, convinto che tra storia e cronaca il passo sia lungo). Era, perciò, mia intenzione trasformare la preghiera individuale della regina in un canto collettivo; volevo che la divina parola libera venisse gridata da tutti. Chi può affermare o escludere che nella mia coscienza – molto in fondo e senza che me ne rendessi conto – vivesse ancora il ricordo di quella prigioniera, la cui condanna aveva così scosso la mia infanzia ? (4)

    Di lì a poco Dallapiccola iniziò a sperimentare sopra nuovi testi e compose un’opera costruita, nelle sue tre parti, su un’unica serie dodecafonica. Stabilì un sistema di dodici suoni e vi contrappuntò, quale simbolo, un frammento del Dies irae: «Considerando la situazione politica generale – disse Dallapiccola -, a poche settimane dal Convegno di Monaco, non mi sembrava fuori luogo pensare al Giudizio finale» (5) .

    Luca Sala

    (Continua a leggere l’articolo)

    **Note**

    * Il presente articolo è apparso in Italian Music during the Fascist Period, edited by Roberto Illiano, Brepols, Turnhout 2004 (Speculum Musicae, 10), pp. 589-606.

    1- Luigi Dallapiccola, Prime composizioni corali (1961), in Parole e musica, a cura di Fiamma Nicolodi, Il Saggiatore, Milano 1980 (La cultura. Saggi di arte e letteratura, 53), p. 380.

    2 – Id., Genesi dei «Canti di Prigionia» e del «Prigioniero» (1950-1953), ivi, pp. 407-408.

    3 – Id., La mia protest-music, in opuscolo pubblicato in occasione della tavola rotonda L’esperienza della guerra e dell’impegno sociale nella musica e nelle arti, organizzata dall’Ente autonomo del Teatro Comunale di Firenze per il XXXV Maggio musicale fiorentino, 7-9 giugno 1971, pp. 1-7: 3.

    4 – Id., Genesi dei «Canti di Prigionia» e del «Prigioniero» (1950-1953), op cit., pp. 407-408.

    5 – Ivi, p. 409.

    Topics: 20th Century, Great Composers, History of Music, Luigi Dallapiccola, MUSIC, Research Monograph | No Comments »

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