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    R. V. Williams… Tallis Fantasia /2 (2/12)

    By Redazione Musica | dicembre 3, 2008

    (…continua)
    II

    Nell’ affrontare una pur breve analisi della struttura del pezzo, non bisogna trascurare allo stesso tempo di parlare della Fantasia da un punto di vista più genuinamente estetico ed emotivo. E’ pur vero che la conoscenza della struttura di un’opera è fondamentale per capirne la grandezza e la portata ma, la Fantasia on Theme by Thomas Tallis ha un impatto emotivo tale su chi la ascolta, che qualsiasi tentativo di analisi formale è difficile da effettuarsi in maniera preliminare e a se stante.
    Vaughan Williams preparò la Fantasia per il Three Choirs Festival di Gloucester del 1910: dato che questo festival è solito tenersi alternativamente all’interno della cattedrale principale delle tre contee di Hereford, Gloucester e Worcester, una delle prime cose e cui Vaughan Williams pensò era di strumentare il suo lavoro in modo tale che, se da un lato si andavano a richiamare le sonorità e le atmosfere arcaiche dei tempi di Tallis , dall’altra si sfruttava al meglio l’acustica riverberata del luogo dove si sarebbe tenuta la prima.

    (II parte della Tallis Fantasia)

    La scelta di utilizzare un’orchestra d’archi, anzi due orchestre e un quartetto, non è casuale, quindi. La distribuzione delle parti (una prima orchestra, una seconda orchestra più piccola formata da 2 primi violini, 2 secondi violini, 2 viole, 2 violoncelli ed 1 contrabasso, ed un tradizionale quartetto di 2 violini, 1 viola e 1 violoncello) permette di costruire un’architettura di tipo antifonale, con veri e propri dialoghi tra i tre gruppi d’archi, anche sfruttando gli effetti di riverbero che aveva la cattedrale, e allo stesso tempo di avere, all’interno di ciascun gruppo, una fitta scrittura contrappuntistica (quasi un vero madrigale), che sviluppa in tantissimi modi il tema dato, o un suo piccolo frammento. Questa concezione è un tributo all’antichità. Non solo la scelta di un tema in modo frigio ma anche questa struttura è un rimando al passato: abbiamo la concezione antifonale degli antichi canti liturgici, abbiamo i rimandi ai consorts di viole di John Dowland e dei suoi contemporanei, qualcosa del concerto grosso (nell’alternanza tutti solo), ma soprattutto abbiamo un’idea di base del pezzo che è quella della fantasia elisabettiana, una forma musicale che sviluppa contrappuntisticamente uno o più temi in forme totalmente nuove ed indipendenti.
    La scelta degli archi è però dovuta anche al timbro. Si potrebbe pensare ad una composizione assolutamente “piatta” dal punto di vista del colore, visto l’impiego di una sola famiglia di strumenti, ma non è assolutamente così. Può sembrare “piatta” se la si sente con nelle orecchie l’orchestra di Korsakov, o di Strauss. Il colore non è dato tanto dal timbro, ma dall’alternanza: l’alternanza dei piano e dei forte, dei frequenti cambi di agogica (animato, animando, cantabile, espressivo, e molto espressivo sono le diciture più ricorrenti), del solo e del tutti. E’ un suono a tratti scarno, vuoto, a tratti incredibilmente tondo, pieno. A volte è un suono vicino, altre volte è un suono che viene da lontano (Vaughan Williams ha specificato che la seconda orchestra d’archi deve essere posizionata più distante rispetto alla prima, proprio per conferire questo effetto “d’eco” tipico dei vecchi concerti a due cori, ma raramente in sede di incisione o di concerto l’orchestra, viene disposta secondo questo preciso dettame), che richiama alla mente antichi manieri, o i grandi spazi delle verdi Highlands.
    Personalmente credo che l’opera di Vaughan Williams non l’abbia influenzata solo il carattere del tema originario di Thomas Tallis, ma anche il carattere del salmo per cui era stato concepito:

    “Why fum’th in fight the Gentiles spite, in fury raging stout ?
    Why tak’th in hand the people fond, vain things to bring about ?
    The Kings arise, the Lords devise, in counsels met thereto,
    against the Lord with false accord, against His Christ they go.”
    [1]

    Il secondo salmo appartiene al genere dei Salmi di Incoronazione, ossia quei salmi che venivano utilizzati nella liturgia di incoronazione di ogni nuovo sovrano ebraico [2]. Vaughan Williams non era un teologo, né un dichiarato uomo di fede, ma sicuramente era un artista che sentiva il fascino dell’argomento sacro (e la sua produzione lo prova): è ipotizzabile, quindi che fosse a conoscenza della storia di questo salmo, nel periodo in cui stava curando l’English Hymnal, e forse questo spiegherebbe sia il modo in cui il tema è stato trattato, sia la ricerca di una sonorità che avesse al tempo un colore nobile, austero ma non per questo, come ci testimoniano le indicazioni di agogica, freddo.

    III

    La Fantasia è tutta basata su due temi: il tema “principale”, mutuato appunto da Tallis, ed un tema, per così dire, “secondario”, però sempre derivato dal tema di Tallis. Da questi due temi, o da loro frammenti ed incisi, si dipana tutta la struttura della Fantasia:

    1. Introduzione: una serie di accordi, quasi magici, eseguiti in successione dai violini con sordina, conduce alla prima breve esposizione dei due temi: il tema principale viene affidato in piano ed in pizzicato agli archi gravi, a cui subito rispondono viole e violoncelli col tema secondario, eseguito stavolta con l’arco; il tutto mentre i violini tengono in pianissimo una nota pedale che “gela” letteralmente il tempo musicale. I temi vengono ripetuti due volte ciascuno, fino a condurre a
    2. Esposizione completa del tema di Tallis a pieno organico
    3. Prima variazione basata sul tema principale
    4. Seconda variazione basata sul tema principale
    5. Terza variazione basata sul tema secondario
    6. Transizione basata su entrambe i temi che conduce ad una
    7. Ripresa variata di entrambe i temi, nuovamente esposti nella loro interezza
    8. Coda

    Ogni tema variato ed esplorato genera poi, all’interno del brano, dei veri e propri sotto temi, ossia dei singoli frammenti di questi due temi diventano a loro volta dei temi da variare. Il tutto in un fluire musicale continuo, quasi wagneriano, senza che l’ascoltatore abbia, nel corso del brano, mai una sensazione di cesura netta, di vero e proprio passaggio da una sezione all’altra della fantasia. L’opera risulta quindi estremamente varia contenutisticamente, ma formalemente omogenea e compatta. Quello che l’ascoltatore percepisce chiaramente è solo il dialogo dei tre gruppi strumentali, che a turno, da soli, o insieme, plasmano il tema di Tallis in qualcosa di nuovo, in un gioco superbo di echi, intrecci e silenzi: le due orchestre lo trattano antifonicamente, mentre il quartetto d’archi lo rielabora con una tessitura madrigalistica, fino a che la musica non si spegne in un pianissimo che va a sfumare nel nulla, così come dal nulla la Fantasia era cominciata
    Lo stesso giorno in cui venne eseguita a Gloucester la Fantasia on a Theme by Thomas Tallis, Elgar eseguiva il suo oratorio The Dream of Gerontius: ora si provi ad immaginare l’effetto che può aver avuto la musica di Vaughan Williams su un pubblico che aveva appena ascolta la musica di un compositore che stilisticamente era nel solco di Brahms.
    Lo shock, se così si può dire, per questa differenza abissale in fatto di stile non si fece attendere: “se Elgar era un compositore inglese, la sua lingua musicale era tedesca. Ma Vaughan Williams di colpo spezzò le catene teutoniche. [...] Era la “Renaissance con la sua propria voce [...]” [3]. Era un affondare le radici nel proprio passato culturale, per rinvigorire e rendere “proprio” il presente
    Ampliando il nostro sguardo sul ‘900 musicale noteremo diversi, grandi capolavori, tutti per orchestra d’archi: apre la strada Verklaerte Nacht di Schoenberg nel 1899; il 1936 vede la nascita del Quartetto n.1 op.11 di Sameul Barber, da cui viene successivamente tratto il famoso Adagio per orchestra d’archi (1938); nel 1945 Richard Strauss completa le Metamorphosen, per 23 archi. Nell’olimpo delle composizioni per archi del ‘900, la Fantasia on a Theme by Thomas Tallis merita di diritto il suo posto, e per la sua bellezza intrinseca, che giustamente merita di essere diffusa e conosciuta, ma anche perché, per noi europei cresciuti tra belcanto e forma sonata, è la via d’accesso ideale per l’ancora poco conosciuto mondo musicale inglese.

    Stefano Naimoli

    (fine)

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    **Note**

    1Perché le genti congiurano,

    perché invano cospirano i popoli?

    Insorgono i re della terra

    E i principi congiurano insieme

    Contro il Signore e contro il suo Messia” – Salmo n.2 in La Bibbia: testo ufficiale Cei, Edizioni Piemme
    2 C.f.r. La Bibbia: testo ufficiale Cei, Edizioni Piemme

    3 La musica classica inglese (da Bishop a Britten), di John Stewart Allitt, Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2006, pag. 268.

    Topics: 20th Century, Contemporary, Great Composers, History of Compositional Technique, History of Music, History of Music Theory, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 5 Comments »

    5 Responses to “R. V. Williams… Tallis Fantasia /2 (2/12)”

    1. R. V. Williams… Tallis Fantasia (2/10) | Attualita' Says:
      dicembre 3rd, 2008 at 03:00

      [...] Vai alla Fonte [...]

    2. R. V. Williams… Tallis Fantasia (2/10) | Musical Words - Blog di … | animesque.com Says:
      dicembre 3rd, 2008 at 07:20

      [...] R. V. Williams… Tallis Fantasia (2/10) | Musical Words – Blog di … [...]

    3. Andrea Barizza Says:
      dicembre 3rd, 2008 at 09:21

      Gran bell’articolo! complimenti! Questo speciale è sicuramente una delle cose migliori che stiamo facendo

      andrea

    4. R. V. Williams.. Tallis Fantasia /1 (2/10) | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      dicembre 3rd, 2008 at 09:39

      [...] R. V. Williams… Tallis Fantasia (2/10) [...]

    5. Stefano Naimoli Says:
      dicembre 3rd, 2008 at 09:41

      Grazie mille Andrea, ma ringrazia soprattutto Vaughan Williams che è stato così gentile da creare il materiale di discussione :D

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