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    The Third Galaxy…

    By Redazione Lettere | dicembre 7, 2008

    GLAUX N ° 4
    Terza Costellazione

    Partita dall’assunto problematico della filosofia come “sapienza oggettiva e insegnabile”, l’indagine di “Glaux” approdava al problema dell’universalità e normatività del sapere, caratteri “in mancanza dei quali qualunque discorso sulla sapienza non può che cadere nella suggestione arcaizzante ovvero ridursi a generica edificazione per anime belle”.
    Ma universalità e normatività vuol dire “identificazione di una dimensione pubblica, ossia di uno spazio all’interno del quale una determinata verità venga condivisa e riconosciuta come principio informatore delle norme che regolano la vita civile”. Così, dopo la conversazione con Giovanni Reale che aveva offerto il riferimento alla costellazione di saggi del secondo numero – il primo in cui il programma di lavoro enunciato passava alla fase attuativa -, la seconda conversazione si è svolta con Sebastiano Maffettone appunto sul tema del pubblico.
    Qui, lungo numerose piste, la questione che è andata ponendosi è stata quella della fonte del riconoscimento di normatività, dunque l’asse di declinazione è stato quello più generalmente antropologico. Ma, lungo questa direzione di marcia e già all’interno di questa seconda costellazione di riflessioni, è sorto naturalmente il problema se il riconoscimento fattuale di normatività abbia il proprio fondamento in un’antropologia puramente filosofica ovvero in un’antropologia teologica – che è quanto dire un’antropologia filosofica che, in prospettiva “sapienziale”, integri organicamente la problematica della “fede”, nella sua accezione più vasta.

    E’ maturato così il naturale termine per la successiva conversazione, ossia il confronto fra sapienza filosofica e sapienza teologica. In questa direzione, la figura più significativa è apparsa quella del teologo BRUNO FORTE, autore di una Simbolica ecclesiale in otto volumi che si prolunga nei quattro volumi di una Dialogica, nella quale l’immenso materiale di lavoro dell’opera di sistematica teologica viene semplicemente offerto nella forma di un dialogo aperto con la filosofia.
    Questa scelta, che si è a nostro avviso rivelata felice per la ricchezza della prospettiva fin dall’inizio delineata da Forte nel corso della conversazione, svoltasi a Modena nel settembre del 2003, ha però anche determinato tempi diversi e più lunghi per questo volume di “Glaux”. La specificità dell’argomento teologico da un lato – tema di confine in una relazione non sempre facile con la filosofia “pura” (anche con tutta l’ambiguità di un tale concetto: la filosofia non può essere più o meno pura: semplicemente, o è filosofia o non lo è) -, la proposta di Forte dall’altro, di organizzare alla Spezia una “giornata teologica” sul modello della quaestio quodlibetalis, nella quale rappresentanti della redazione di “Glaux” accettassero la provocazione al dialogo sulla base dei quattro volumi della Dialogica (rispettivamente sui temi della metafisica, della rivelazione, dell’estetica e dell’etica), e muovessero obiezioni alle quali lo stesso Forte assumeva l’onere di far fronte; tutto questo indicava tempi più ampi e complessi (gli Atti di questa “giornata teologica” dovevano, secondo il progetto, costituire parte integrante del materiale di questo quarto numero). Proprio questo modo di porre la questione però, ossia la prospettiva di un confronto pubblico condotto con metodo argomentativo, era troppo importante per la stessa linea di progetto di “Glaux” per rinunciare. Così ci siamo messi per questa via, prevedendo scientemente un percorso diverso e peculiare per la costruzione di questo numero “teologico”.

    A concludere la complessità di questo percorso, Bruno Forte è stato da lì a poco chiamato alla responsabilità vescovile nell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, così che, per ragioni più che evidenti, la “giornata teologica” spezzina è scivolata nel limbo del semplicemente possibile in un indeterminato futuro. I materiali per questa giornata, la cui preparazione era d’altronde già in varia misura avviata, costituivano già in qualche modo una parte integrante di questo numero, così la decisione redazionale è stata quella di presentarli come appendice nella forma che avrebbero avuto quali punti di avvio del dibattito “quodlibetale”. Si tratta quindi di saggi che, restando ancorati alla problematica filosofica, si aprono al confronto con la dimensione teologica, della quale assumono in qualche misura il linguaggio e il taglio.

    Una seconda appendice è costituita dal testo di un intervento di Vincenzo Vitiello su fede, ragione, politica e secolarizzazione. Si tratta di una conferenza da lui tenuta alla Spezia nel novembre del 2004 per gli allievi del Liceo Classico “Lorenzo Costa” nel quadro di un più vasto convegno sul tema del rapporto tra fedi religiose, tensioni politiche nell’area mediterranea e destino della razionalità occidentale, convegno che per ragioni organizzative si è poi risolto in diverse iniziative minori. L’attenzione di Vitiello al tema teologico, l’interesse della sua personalità filosofica e la pertinenza dei temi da lui affrontati rispetto al quadro teorico di questo numero (è ancora la rivista “Glaux” ad aver elaborato il progetto di quel convegno poi risoltosi alla maniera detta) hanno suggerito l’opportunità della pubblicazione del testo di questo suo intervento.

    ***

    Ciò detto, non resta che descrivere brevemente il contenuto di questo quarto numero di “Glaux”.

    Tematizzando con grande precisione quello che è proprio l’assunto problematico del numero, ossia l’intreccio costitutivo di fede e ragione che, a prescindere da ogni specifica fede o opzione religiosa, sta alla base di qualunque libera costruzione teorica, il teologo ANDREA GRILLO vede nel recupero di questa complessa relazione il superamento di una “laicità ideologica” – astrattamente separatrice delle categorie generali di fede e ragione – che è “soltanto il contraltare – rimedio peggiore del male – rispetto al clericalismo teologico” che, esattamente come la prima, finisce per essere semplice legittimazione di un determinato potere istituzionale. La restituzione alla consapevolezza teoretica della complessità di questo nodo di fede e ragione, autorità e libertà, inevidenza ed evidenza, risulta così non soltanto un arricchimento per la cultura ecclesiale, ma un servizio prezioso reso alla comunità civile.

    Nel quadro della centralità, nella riflessione teologica, dell’elemento della corporeità, BARNABA MAJ ci offre una considerazione tutta filosofica del problema, dove il corpo si fa mediatore di comunicazione, e il corpo morto realtà metonimica che si incrocia con “la grande catastrofe della Modernità” e con i suoi vessilliferi, “la distruzione dei corpi e l’abolizione del senso della morte”. Di fronte al dispiegamento della potenza tecnologica e alla sua inesplicabile indifferenza, emerge in opposizione il sentimento del creaturale, cioè l’attenzione ai Lebenszeichen, ai segni di vita che emanano dalla corporeità dell’altro facendo sorgere in noi la resistenza ad ogni forma di violenza.

    Se la teologia è ragione credente ovvero fede raziocinante, e se il nostro approccio filosofico alla sapienza teologica è partito dalla considerazione della ineliminabilità di fatto di infinitamente vari e incontrollabili presupposti di fede a monte della cosiddetta datità, era in qualche modo inevitabile confrontarsi proprio col problema della datità nella sua labirintica sfuggevolezza. Lo fa FRANCESCA DEL SANTO ripercorrendo le maglie della conversazione con Bruno Forte con uno sguardo informato dai dubbi più vitali sull’argomento, in uno scritto breve ma di quel genere che, se in questo excursus teologico non ci fosse stato, si sarebbe dovuto inventarlo.

    Riflettendo sui diversi tentativi di sistemazione concettuale dell’evento teologico della kenosi in chiave de-mitizzante ed esistenzialistica, col loro naturale esito riduzionistico in senso antropologico, LUCA BASILE e LORENZO STEARDO concentrano l’osservazione sulla notte del Getzemani, nella quale appare chiaro come solo la libera adesione del Cristo al proprio destino kenotico al di là dell’angoscia ne compia la funzione redentrice portando la teologia oltre ogni docetismo e costituendo il cristianesimo come capacità di pensare la morte di Dio.

    La connessione fra la problematica teologica, nella specie della mistica ebraica fiorente intorno alla profezia dell’avvento del regno messianico, e la problematica marxistica, sul comune fondo del conato a riscattare il male della storia, viene esplorato con ricchezza e puntualità da VALERIO MARTONE attraverso l’osservatorio in qualche modo privilegiato di una personalità come Walter Benjamin.

    Intorno al tema dei presupposti inevitabili della filosofia, col quale si apriva la conversazione con Bruno Forte al fine di avviare il confronto tra sapienza filosofica e sapienza teologica, ANDREA CAVAZZINI ci guida a un’analisi sistematica sulla questione della relazione tra la Verità e le Norme, mostrando come la denuncia dell’atteggiamento normativo da parte della filosofia – avanzata dalla sensibilità filosofica contemporanea nella sua tradizione analitica e in quella ermeneutica “debole” – non è affatto esente dalla volontà normalizzatrice che viene denunciata, e conseguentemente dall’esito normalizzatore che si vorrebbe evitare. Sul filo conduttore della riflessione di Althusser, viene così messa in luce l’ambiguità di fondo che costituisce la filosofia nella sua essenza, ossia quella di demistificare le varie volontà normalizzatrici seguendo l’imperativo della volontà di verità, senza peraltro poter disconoscere che la volontà di verità è a sua volta normalizzatrice. Se ne conclude che la filosofia non può né deve uscire dalla relazione ai propri presupposti, anzi deve assumerli consapevolmente in un compito infinito di stabilizzazione normativa / destabilizzazione critica di ogni normalizzazione.

    Leggendo la vicenda del conradiano Lord Jim sulla falsariga biblica, PAOLO STELLINO pone il problema della responsabilità, dunque dei fondamenti di un’etica laica e, a monte, della sua stessa possibilità e delle sue condizioni, indicando così, anche indirettamente, la centralità del nodo filosofico-teologico nella storia della nostra tradizione culturale.

    ***

    PAOLO BERTINI, che segue l’avventura di “Glaux” dall’angolatura della sua appartenenza all’Associazione Italiana di Cultura Classica, si chiede se sia possibile individuare i termini di una teologia per l’intellettuale antico, e, dopo una ricognizione che, da Eschilo a Parmenide, focalizza un nucleo teologico autonomo sia rispetto all’ontologia che alla mitologia popolare – nucleo che si potrebbe forse definire come un monoteismo fondamentale nel quale il progetto umano non può non porsi in relazione col supremo Potere -, passa a verificare quanto questo nucleo possa essere operante nella “pratica” teologica di intellettuali che, pur non intendendo tematizzare la dimensione religiosa, lasciano intravedere, come di passaggio, la presenza attiva della divinità. I testi “insospettabili” sono di Lucilio, di Lucrezio e di Ovidio, e la direzione teologica indicata è quella apparsa nel già detto monoteismo fondamentale: non definizione dell’oggetto né conferma voluta dal soggetto, ma domanda sulla presenza mediatrice della divinità nel rapporto fra oggettività e soggettività, ossia nel progetto che coinvolge l’uomo e il suo mondo.

    Il lavoro di GIULIANO BACIGALUPO, centrato sui concetti di necessità e verosimiglianza nella Poetica di Aristotele, non riguarda di per sé la problematica teologica, e dunque il suo inserimento in questo numero di “Glaux” richiede qualche spiegazione. Essa risiede nel fatto che il discorso teologico, muovendo dal dato scritturale, ha un’esplicita connessione con la problematica ermeneutica da un lato, ma anche poetica e narratologica dall’altro, così che un’indagine in questo settore – soprattutto su concetti densamente filosofici come quelli di necessità e verosimiglianza – si è ritenuto possa avere un interesse collaterale in linea col progetto “archivistico” di “Glaux”.

    ***

    Passando all’appendice teologica, abbiamo i quattro lavori relativi rispettivamente alla problematica ontologica, rivelativa, estetica ed etica.

    Movendo da uno dei luoghi dell’itinerario di Bruno Forte attraverso la filosofia moderna, e cioè il “tradimento fedele” di Hegel rispetto alla teologia cristiana – “tradimento” che viene evidenziato a partire dalle diverse valenze dialettiche della rivelazione come Offenbarung ovvero come revelatio – ANTONINO POSTORINO si chiede se una lettura della dialettica hegeliana che la metta in relazione organica e funzionale con la successiva apertura fenomenologico-ermeneutica non sia in grado di proporre questa filosofia come elemento chiave per un’impostazione dell’ontologia trinitaria che conduca la teologia al di là delle conclamate difficoltà da essa stessa riconosciute, evitando peraltro l’altrettanto nota ambiguità che l’uso della filosofia hegeliana introdurrebbe nell’edificio della dogmatica.

    Passando nel campo nel quale si tematizza più specificamente la rivelazione, PIETRO LAZAGNA raccoglie il tema dell’ascolto dell’Altro, ossia forse il più difficile della sapienza teologica, vero punctum dolens dell’Occidente, e ne mostra la connessione col tema del thaumazein, ossia della meraviglia con cui inizia ogni vero filosofare. Ne risulta un compito per la teologia che la filosofia può fare incondizionatamente suo, nella prospettiva di emendare se stessa dalla hybris della ragione come d’altronde la teologia deve farlo per liberarsi dall’opposta hybris del possesso incondizionato della parola di Dio, in una prospettiva in cui fede cristiana e razionalità secolare “hanno bisogno l’una dell’altra e devono riconoscersi l’un l’altra”, in quanto “chiamate alla reciproca purificazione e al mutuo risanamento”.

    Se il testo di Bruno Forte, ripercorrendo ermeneuticamente alcune grandi interpretazioni del bello, dal medioevo ad oggi, si sforza di coniugare il paradigma classico e l’orizzonte biblico e cristiano, per cui il bello è splendore della forma, ma ad un tempo tenebra luminosissima, kenotica e paradossale, soglia del silenzio, NORBERT KÜNKLER, in dialogo con la riflessione di Forte, indaga l’esperienza del bello in quanto urgente rivelazione e domanda delle cose stesse. Il bello apparendo rivela e nasconde, sicché il suo statuto ontologico va indagato fino alle sue implicazioni estreme: il che significa intenderne ad un tempo l’ambiguità e la fedeltà, il suo costituirsi come l’aperto ed il futuro, come l’epifania del vero e del bene ma anche come gratuità e forma senza forma.

    Affrontando infine la problematica etica nella prospettiva di una concezione “sapienziale” della filosofia, LUCA E. CERRETTI, dopo aver ripercorso l’indagine di Forte nell’intreccio problematico di Stesso / Altro, identità / alterità, necessità / libertà, nel quadro di fondo della domanda, di origine teologica ma di consistenza genuinamente filosofica, se sia possibile un’etica senza trascendenza, si confronta personalmente col problema (muovendo dal terreno, comune al testo di Forte, dell’impostazione kantiana del problema del male), riproponendo l’attualità di questa impostazione piuttosto che quella, meno misurabile e comunicabile, dell’escatologia. Questo, tuttavia, dopo aver preso atto che una posizione razionale del problema etico, liberandosi di quella impositività che ha nella metafisica il suo termine compromissorio, si verrebbe a configurare come un’impresa agonica, dell’azzardo e della pazienza, – vicina dunque proprio alla prospettiva della stessa fede.

    ***

    Come non è sembrato opportuno offrire qui una sintesi della conversazione con Bruno Forte, la cui ricchezza di temi si può misurare solo mediante una lettura diretta, per la stessa ragione non lo si fa per la conferenza di Vincenzo Vitiello: il taglio essenzialmente orale, la complessità dei temi da lui intrecciati secondo la sua originale interpretazione, l’ardimento di taluni accostamenti obbligherebbero il riepilogatore ad una riduzione improponibile, per cui la cosa migliore sembra quella di offrire il testo direttamente al lettore.

    ***

    Non è facile neanche, per tutte le ragioni viste, stringere sul significato di questo numero di “Glaux”. I temi sollevati sono tanti e tali che uno sguardo affrettato all’insieme del volume può forse dare l’impressione di discontinuità e di andamento rapsodico. C’è però un dato che si può cogliere con uno sforzo non grande, ed è la ricchezza delle tematiche strettamente filosofiche sollevate col solo aver voluto porre al centro la problematica teologica.
    Forse in un certo senso è proprio la mancanza di sistematicità a rivelare un terreno fecondo. I rapporti fra filosofia e teologia, per ragioni storico-culturali, si sono costantemente allentati lungo tutta l’età moderna e, soprattutto riguardo alla valutazione che viene data sull’esigenza di sistematicità, le due dimensioni si sono rapidamente divaricate negli ultimi due secoli. E tuttavia dalla sistematica teologica emergono infiniti problemi che la filosofia ha imparato a trattare separatamente, dispiegando una pluralità di approcci e di metodi che la teologia dal canto suo ha imparato a valorizzare. Ebbene, quando la prospettiva sia, come nel caso di “Glaux”, quella sapienziale, questa pluralità non dev’essere, in prima istanza, spinta verso nessuna unità forzata.
    Ci siamo interrogati intorno al rapporto esistente fra sapienza filosofica e sapienza teologica. Rispondere a questa domanda in maniera fondata e articolata richiederebbe certo una mole di approfondimenti di cui qui si può avere solo una pallida idea. Crediamo però che un piccolo, piccolissimo contributo venga anche dal lavoro che è costato questo numero, nella sua apparente frammentarietà. Questo contributo, crediamo, sta nell’aver fatto affiorare una rete sotterranea di problematiche intrecciate, la cui soluzione non sembra tollerare una divisione netta tra fede e ragione, mostrando così come una tale divisione non appaia per più ragioni credibile.
    Anche qui, come per i due numeri passati: forse non c’è niente di davvero nuovo. Ma c’è la differenza tra l’intuire le cose e il vederle, tra il presupporle unitariamente e il verificarle molteplicemente. La sapienza è anche progressiva sedimentazione di esperienza.

    Per il Comitato Scientifico: Antonino Postorino

    **********
    Glaux : Terza Costellazione

    SAPIENZA FILOSOFICA E SAPIENZA TEOLOGICA – Conversazione con Bruno Forte

    A.Grillo Il conflitto delle facoltà e la differenza tra evidenza e autorità: una questione da riaprire
    B.Maj, Lebenszeichen

    F.Del Santo, Più domande che risposte
    L.Basile-L.Steardo, Kenosis e Kerygma nella notte del Getzemani
    V.Martone, Teologia e marxismo in Walter Benjamin
    A.Cavazzini, La Verità e le norme
    P.Stellino, Lord Jim di Joseph Conrad e il fondamento umano della responsabilità

    G.Bacigalupo, Necessità e verisimiglianza nella Poetica di Aristotele
    P.Bertini, Una teologia per l’intellettuale antico? Tre testi insospettabili

    APPENDICE ALLA CONVERSAZIONE:
    MATERIALI PER UNA “GIORNATA TEOLOGICA” SULLA DIALOGICA DI BRUNO FORTE

    A.Postorino, Su Offenbarung / re-velatio: ontologia trinitaria, ermeneutica, dialettica
    P.Lazagna, L’altro come provocazione
    N.Künkler, La bellezza alle porte. Riflessioni a margine del contributo di Bruno Forte
    per un’estetica teologica
    L.E.Cerretti, L’etica come spazio agonico della ragione

    APPENDICE AL VOLUME: VINCENZO VITIELLO SU FEDE, RAGIONE, POLITICA, SECOLARIZZAZIONE

    V.Vitiello, Fede, regione e politica: il problema della secolarizzazione

    Topics: Editorial Collaboration, LITERATURE, Philosophy | 1 Comment »

    One Response to “The Third Galaxy…”

    1. The Third Galaxy… | Blog Next Says:
      dicembre 7th, 2008 at 04:06

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE [...]

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