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    La Visione del Sabba…

    By Redazione Musica | dicembre 9, 2008

    La Visione del Sabba: Michelet musicato da Schönberg.

    Nelle seguenti annotazioni ho voluto accostare un pianeta (La visione del sabba di Marco Bellocchio) a due satelliti (La Sorcière – saggio di Jules Michelet – e il Trio per violino, viola e violoncello op.45 di Arnold Schönberg). Per coloro che hanno già una certa familiarità con i “testi” citati, il menage a trois sembrerà poco gestibile, se non astruso. Eppure sotterraneamente credo possa scorrere uno spirito affine, un’enfatica scorribanda di immagini e sonorità incerte. La visione del sabba, del 1988, è il secondo frutto cinematografico del sodalizio tra il regista e lo psicoterapeuta Massimo Fagioli (personalità contestata e radiata dall’ordine). Trama: Davide (Daniel Ezralow), giovane dottore, viene assegnato alla clinica di un paesino abruzzese dove è ricoverata Maddalena (Beatrice Dalle), responsabile dell’uccisione di un guardiacaccia e convinta di essere una strega sopravvissuta per oltre trecento anni (dichiara di aver conversato pure con Napoleone). Fiducioso nelle risorse della scienza, Davide subirà, invece, l’esuberante carnalità della fanciulla. Rivivrà la tortura della corda subita da Maddalena per mano dell’Inquisizione (sequenza che trasla un’incisione di Domenico Beccafumi nelle luci caravaggesche), si dimenerà intorno al fuoco nei pressi di un casale diroccato, si immergerà in un lago tenuto per mano dalla ragazza e, infine, giacerà con lei. Tralasciando la rozza prosa di Fagioli, della quale sono saturi molti dialoghi, possiamo stendere il primo potenziale aggancio con Michelet (La Sorcière è un testo ormai introvabile, ragion per cui dovrò trarre qualche spunto dall’analisi di Georges Bataille ne La littérature et le mal): [i riti di stregoneria- n.d.r.] “sono di pagani, servi, contadini, vittime di un ordine di cose dominante e dell’autorità di una religione dominante. [...] L’uomo mitico è morto lasciandoci quest’ultimo messaggio- in definitiva, una risata nera. [...] Il capriccio, la dolcezza femminile rischiaravano il regno delle tenebre; d’altro canto, qualche cosa della stregoneria è legato all’idea che ci siamo fatta della seduzione ” . La “religione dominante” a cui Maddalena si oppone con sboccata indolenza non è solo quella cattolica ma è la psichiatria stessa. Descritta come una dottrina ormai obsoleta nell’ambizione di tratteggiare la mappa dell’animo umano. Ancora imbevuta di cattiva letteratura ottocentesca (Weininger, Krafft-Ebing) e, allo stesso tempo, rispondente a dogmi di impietoso rigore. Riprende Bataille [...] “La molla dell’attività umana è generalmente il desiderio di raggiungere il punto più lontano possibile dal regno delle tenebre, contrassegnato dal putrido, dallo sconcio, dall’impuro “. Aggiungerei “dal ridicolo” e “dall’incompiuto” ovvero tutto ciò che spiazza e allontana dall’immedesimazione nel film di Bellocchio. Forse è proprio per questo che, come nessun’altro nel cinema italiano, il regista bolognese ha proposto una situazione verosimile di sfogo dionisiaco. Conclude, infatti, Bataille [...] “I riti delle notti del medioevo prolungano sicuramente, in un certo senso, quelli della religione degli antichi- conservandone i lati sospetti: Satana è, in un certo senso, un Dionysus redivivus” . Il secondo e ultimo aggancio coinvolgerebbe, come menzionato nelle premesse, Schönberg. Come per Michelet, farò ricorso a un intermediario: Carlo Crivelli. Un musicista interessante, tra i più inventivi del panorama nostrano tra la seconda metà degli anni ‘80 e la prima degli anni ‘90 (raggiungerà la maturità stilistica nel ‘91 con La Condanna). In questo caso, l’autore della colonna sonora de La visione del sabba. Visto il soggetto, avrebbe potuto evocarne l’atmosfera guardando a Paganini oppure al Dies Irae di Berlioz. Ma nelle sequenze oniriche trionfano tremolii insistenti, pizzicati, momenti di (falsa) distensione. Senza una gerarchia apparente. E l’orecchio torna a un brano composto da Schönberg tra il 20 agosto e il 23 ottobre del 1946 (appena uscito da un infarto che lo aveva quasi stroncato). La mia proposta di interpretazione termina qui. Tutt’ora i critici snobbano questa fase della carriera di Marco Bellocchio, considerata un incidente estetico (e, per chi ha osannato I Pugni in Tasca, soprattutto ideologico). Effettivamente, quello delle Visioni è un percorso, durante il quale, è facile distrarsi e cadere nelle sabbie mobili. In questa visione, però, si impone una sorta di magma sonoro di irriverente religiosità che annulla i sensi senza per questo essere spettacolare o assurgere a personaggio. In un mercato audiovisivo dove la dimensione del Sacro assume toni concilianti senza “sedurre”, non è cosa da poco.

    Giordano Giannini

    Topics: Cinema's Nook | 2 Comments »

    2 Responses to “La Visione del Sabba…”

    1. La Visione del Sabba… | Attualita' Says:
      dicembre 9th, 2008 at 02:29

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE La Visione del Sabba: Michelet musicato da Schönberg. Nelle seguenti annotazioni ho voluto accostare un pianeta (La visione del sabba di Marco Bellocchio) a due satelliti (La Sorcière – saggio di Jules Michelet – e il Trio per violino, viola e violoncello op.45 di Arnold Schönberg). Per coloro che hanno già una certa familiarità con i “testi” citati, il menage a trois sembrerà poco gestibile, se non astruso. Eppure sotterraneamente credo possa scorrere uno spirito affine, un’enfatica scorribanda… [...]

    2. La Visione del Sabba… | Blog Next Says:
      dicembre 9th, 2008 at 02:49

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE [...]

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