Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    The Fourth Galaxy…

    By Redazione Lettere | dicembre 10, 2008

    GLAUX N°5
    Quarta Costellazione

    Venendo dalla teologia (terza costellazione), alla quale era approdata muovendo dalla domanda antropologica intorno al riconoscimento fattuale di normatività (seconda costellazione) – problema a sua volta connesso con l’istanza oggettivistica di una filosofia che pensi se stessa come sapienza (prima costellazione) -, la ricerca di “Glaux” è approdata quasi naturalmente all’ontologia. Si trattava infatti di vedere quali puntelli argomentativi possa trovare questa impostazione sapienziale su uno scenario generale nel quale la filosofia è andata piuttosto progressivamente allontanandosi dalla stessa idea di verità, erigendo multiformi e sofisticatissime barriere convenzionalistiche, relativistiche e più genericamente debolistiche.

    Un’occasione favorevole per tentare una ricognizione in questa direzione è sembrato il libro di MAURIZIO FERRARIS Dove sei? Ontologia del telefonino. Qui l’ormai quasi aulico termine “ontologia” veniva legato, con una bonaria provocazione (che ricorda, come dice lo stesso Ferraris, l’a suo tempo celebre “Fenomenologia di Mike Buongiorno” di Umberto Eco), all’oggetto più esasperatamente comune e diffuso, e, anche a una prima occhiata del libro, era chiaro che non si trattava di un espediente comunicativo, ma che il problema dell’ontologia vi veniva assunto nella sua serietà e nel suo retaggio. Con questo autore si è quindi svolta la Conversazione del quinto numero di “Glaux”, a Torino, nel Marzo del 2006.

    Ciò che è venuto fuori dalla costellazione dei saggi sorti a partire dalla Conversazione non ci sembra affatto il semplice materiale di un contenitore tematico, ma qualcosa di molto più definito e indicativo, sebbene soltanto a posteriori. Crediamo, tra l’altro, che di questo il lettore possa rendersi conto del tutto autonomamente. Nonostante infatti gli interventi siano stati del tutto liberi e non si sia preventivamente formulata alcuna direttrice interpretativa, l’immagine risultante circa l’attuale prospettiva ontologica considerata nel suo complesso ci sembra, osservata da fuori (come appunto si fa con le costellazioni…), particolarmente strutturata e coerente nell’indicare una certa ipotesi interpretativa. Su questo torneremo, per correttezza di metodo, dopo avere brevemente descritto il contenuto del volume.

    ***

    Un primo gruppo di contributi sviluppa tematiche toccate nella Conversazione, allargandone la problematica e predisponendo vie di approfondimento.

    LUCA BELLOTTI affronta la questione degli oggetti matematici attraverso il problema della possibilità stessa della loro conoscenza: sembra che si possa soddisfare l’esigenza “di avere una teoria semantica universale omogenea” solo a spese dell’altra esigenza, “di integrare la nozione di verità su tali oggetti all’interno di una epistemologia sostenibile”. Il dilemma di Benacerraf è proprio il filo rosso seguito per esaminare questa tensione problematica. Bellotti, riferendo sul dibattito più recente e collocandosi in esso, considera puntualmente i tentativi di soluzione prospettati nei loro lati vantaggiosi e nei loro risvolti negativi, e offre infine uno spunto di riflessione propria intorno alla possibilità di una “dissoluzione” del dilemma, piuttosto che di una sua “soluzione”: manifestando il sospetto che, almeno in certa misura, “le consuete ontologie ed epistemologie precludano anticipatamente qualsiasi possibilità di comprensione filosofica della concettualizzazione matematica”, Bellotti propone di chiedersi, invece che, “seguendo Benacerraf, come possiamo avere accesso epistemico alle entità matematiche”, “perché la matematica non ha alcun problema di accesso alle ‘entità’ con cui ha a che fare”. Introduce così un “punto di vista trascendentale”, col quale si ragiona sulle condizioni di possibilità della conoscenza matematica, e per questa via giunge a porre il complicato problema – di capitali valenze ontologiche – di “un’oggettività concettuale, che non è né nel mondo né fuori di esso”.

    LUCA E. CERRETTI coglie l’implicazione sapienziale sussistente tra l’esistenza di un elemento irriducibile, o di una resistenza primaria che limita l’azione umana – elemento che è appunto oggetto della scienza ontologica – e la stessa possibilità di parlare in modo sensato di verità ponendo un limite a qualunque istanza convenzionalistica. In questa prospettiva di concezione dell’essere come di un plesso concettuale in sviluppo che contiene tutte le proprie fasi precedenti (in un sapere diverso, aperto e multiplo), ma contiene in sé anche il proprio interno limite, bisogna percepire come operante questo limite soprattutto in relazione al “concetto medio di realtà”, quello che si relaziona continuamente allo sviluppo delle scienze e delle tecniche. Si delinea così una sapienza insieme “ontologica” ed “ecologica”, ossia una sapienza del limite che definisce l’ontologia prima di tutto negativamente come ciò che pone un limite all’azione scientifico-tecnologica, e che deve presentarsi con quel tratto, inevitabile in questa impostazione, che è la necessaria signoria dello spazio.

    Proprio sullo spazio riflette, in prospettiva ontologica, GIORGIO DI SACCO, muovendo da un luogo della Conversazione nel quale Ferraris si sofferma sulla differenza tra spazio e tempo riguardo alle nozioni di oggettività e soggettività. Di contro al riferimento del tempo alla soggettività e dello spazio all’oggettività in forza della necessaria interiorità dell’asse cronologico e della necessaria simultaneità dello spazio, Di Sacco, muovendosi in maniera incrociata tra le concezioni di Mach, Einstein e Heidegger, ipotizza una deformazione soggettiva dello spazio, ovvero una sua “curvatura emozionale”, e si muove entro questa prospettiva delineando abbozzi di sviluppo di interesse direttamente ontologico.

    LUCA BASILE riprende un tema da lui stesso posto nel corso della Conversazione, ossia quello della percezione, e, movendosi fra Sellars, McDowell ed Evans, col riferimento, comune a Ferraris, della classificazione ontologica di Meinong, esamina la decostruzione del “mito del dato”, arrivando per necessità a toccare il rapporto kantiano fra intuizione e concetto ed esaminando, sulla scorta della teoria sellarsiana dell””avverbialismo analogico”, la possibilità di una “ontologia avverbiale” per la quale il contenuto oggettuale, ossia l’”oggetto del sentire”, sarebbe riducibile, a determinate condizioni precisamente esaminate, ad uno stato percettivo, ossia a un “tipo di sentire”. Si delineerebbe così, sempre sulla scorta di Sellars, una sorta di “fusionalità” fra intuizione e concetto, con l’indicazione di una necessaria ridiscussione dell’empirismo e col significativo riconoscimento conclusivo dell’opportunità di un riesame degli sviluppi dell’idealismo post-kantiano.

    ***

    Un secondo gruppo di contributi viene da ricercatori impegnati in contesti vicini alla scienza e alla sua modalità anglosassone di pensare il problema ontologico, i quali peraltro assumono con estrema precisione il senso della Conversazione e il taglio di ricerca della rivista e, dal loro angolo visuale, offrono analisi secondo noi di grande interesse.

    ANDREA SAUCHELLI, impegnato a riflettere sulla semantica dei mondi possibili, è peraltro molto attento alla più recente “moda” metafisica per la quale nei paesi angloamericani si parla di ontological turn e di “superamento della fase linguistica della filosofia analitica e cose simili”, e ci dà un resoconto esauriente e secondo noi estremamente significativo dell’impostazione del problema in David Lewis. I criteri che Sauchelli individua nell’opera di Lewis sono l’indispensabilità, vale a dire che l’impegno ontologico è doveroso laddove determinati enti sono indispensabili al buon funzionamento di una teoria scientifica, il senso comune, che dovrebbe garantire il carattere conservativo delle teorie scientifiche non permettendo che si discostino troppo dal già conosciuto, l’equilibrio fra economia, unità, ideologia, vale a dire che gli enti ammessi come esistenti in relazione alle idee portanti di una teoria scientifica devono essere, come del resto le stesse idee, contenuti al minimo per assicurare l’unità della teoria, e infine il rispetto per le scienze, nel senso che i loro risultati conclamati devono fare in qualche modo da discrimine per la posizione o meno di determinati problemi ontologici.

    EDOARDO DATTERI, impegnato invece nella sperimentazione biorobotica, si chiede quale ruolo possano svolgere i modelli meccanici costruiti per la simulazione nel controllo di ipotesi biologiche, e, riflettendo su tutti i passaggi della prassi sperimentale e discutendo a questo proposito le ipotesi di autori come Cummins, Macharner, Darden, Craven, ci fa osservare come per controllare empiricamente un modello teorico tramite simulazioni robotiche è necessario riprodurre a livello meccanico le proprietà biologiche, così che l’intera prassi implica una problematizzazione ontologica del biologico, richiamando in gioco le nozioni di entità, attività e proprietà delle entità stesse. Ogni passaggio per l’astrazione funzionale del meccanismo puro a partire dal biologico, al fine di riprodurre artificialmente tale meccanismo, implica dunque, stante il significato di sistema di vincoli da soddisfare di questo modello astratto, la questione genuinamente ontologica dell’esistenza di certe entità dotate di proprietà e in grado di produrre attività la cui regolarità testimonia di un determinato livello di realtà vincolante.

    ***

    Assumendo il compito avventuroso ed enigmatico di seguire il sorgere della identità individuale nei meandri della materia, dalle configurazioni subatomiche attraverso la fisica, la biologia, l’embriologia, fino al salto problematico e sempre meno fantascientifico verso le intelligenze artificiali, FRANCESCA DEL SANTO, muovendosi tra suggerimenti del common sense che “vede” continuamente l’imporsi dell’identità in quanto discontinuità praticamente intuita come rilevante, e fatale dissolversi di qualunque determinazione significativa nel continuum che si impone al concetto disgregandolo, ci mostra come un problema così difficile e all’apparenza così lambiccato abbia così poderosi effetti sulla realtà morale, giuridica, politica, e in fondo sull’equilibrio valutativo di un’intera civiltà. Ci mostra, cioè, il carattere quotidiano di quel problema ontologico che in questo senso è indifferibile in una prospettiva sapienziale.

    ***

    C’è poi un terzo gruppo di contributi che sembrano cogliere, ciascuno a suo modo, un’insufficiente problematizzazione dell’ontologia nella versione in cui essa si trova impiegata nell’impostazione di Ferraris.

    ANDREA CAVAZZINI comincia col chiedersi se è possibile, come fa Ferraris, opporre ontologia ed ermeneutica in un contesto appena post-criticista, e prosegue in una lunga analisi nella quale l’ontologia viene a trovarsi inserita in un complesso contesto di fattori, perdendo la propria primalità. Cavazzini muove dall’epistemologia francese indicando per l’ontologia un ruolo legato alla designazione di ente che non può che venire dal pensiero scientifico, e prosegue mostrando come l’essere, di cui l’ontologia è scienza, deve distaccarsi dall’apparire, mentre poi quest’ultimo persiste, determinando diversi livelli di realtà che richiamano diversi “giochi linguistici”. All’interno di tali giochi, l’ontologia si trova a rivendicare un’oggettività superiore rimuovendo il livello inferiore che pur le è servito da fondamento, e dimostra così di dipendere dal suo rimosso. Da qui si va a delineare un compito per il filosofo, che, su suggerimento di Canguilhem, dovrebbe mimare la pratica dello scienziato, ossia compiere gesti senza i relativi oggetti, ottenendo così di disoccultare il gesto oggettivante che rimane nascosto dietro l’oggetto prodotto. Cavazzini poi, muovendo dai lavori di Enzo Melandri, segue questo sviluppo dalla fenomenologia all’ontologia attraverso l’ermeneutica, la semiologia e la semantica, definendo la sfera della noologia, ossia dello spazio logico di tutte le procedure di oggettivazione scientifica che la psicanalisi pone come livello simbolico fondamentale per l’instaurarsi del principio di realtà. L’ontologia resta così definita come “la forma del mondo che l’uomo abita in virtù del proprio rapporto alla verità”.

    GIAN MARIA TOFFI vede nella posizione di Ferraris il tentativo di un’ontologia regionale del sociale, condotto mediante un riduzionismo tranquillizzante che finisce per dimenticare e ignorare la funzione culturale del controllo del mondo ottenuto con la violenza mediata da oggetti, così che la sua ontologia sarebbe drasticamente semplificatrice. Contro questo tentativo, Toffi rivendica le classiche analisi di Foucault, ma anche di Agamben, Derrida e Bauman, capaci di restituire al sociale l’oscura densità oggettuale che viene dagli effetti del dominio (guerra, disastri ecologici, classismo). L’operazione di Ferraris sarebbe così l’andare incontro alla proliferazione di ontologie regionali utili per esempio a codici deontologici di gruppi professionali, che peraltro tali gruppi sono in grado di produrre autonomamente a prescindere da ogni fondazione filosofica: in questa prospettiva giuridica, la critica è di glissare per esempio sul lavoro di Lévinas circa la natura pre-contrattuale della responsabilità morale, operando anche qui una semplificazione del rapporto fra iscrizione e legalità. Le vie alternative a questa impostazione sono, secondo Toffi, due: recuperare il pensiero non riduzionistico spinoziano, che permette di pensare a una pluralità di piani collegati da un’unica inaffarrabile catena causale, senza artificiose derivazioni, o approfondire la lettura di Lévinas condotta da Bauman, dove appare chiaro come la moralità non sorga dall’interiorizzazione di norme sociali, ma sia un’istanza co-originaria a quella della socialità.

    ANTONINO POSTORINO muove dall’evidente legame di tutta la “nuova” ontologia – di cui Ferraris appare in qualche misura un esponente – con lo sviluppo del pensiero scientifico-tecnologico, che sembra vedere in essa un progettabile utile ambito teorico all’interno del quale, una volta ridotto il suo contenuto a ciò che esiste a prescindere da noi, sia possibile determinare quali limiti si pongano all’arbitrio umano, massimizzando così il profitto delle proprie imprese. Confrontando questa riduzione di significato col concetto dell’ontologia quale scienza dell’essere, di antichissima ascendenza, procede poi ad osservare come una tale riduzione renda l’ontologia inadempiente rispetto al proprio retaggio problematico, e prima di tutto esposta alla critica heideggeriana di caduta nell’oblio dell’essere – critica, per un’ontologia, decisamente insostenibile. Mostra quindi come la trattazione dell’ontologia secondo il suo stesso concetto non possa realizzarsi che per via dialettica, e inoltre come questa realizzazione non soltanto costituisca rispetto a quell’oblio una vera anamnesi, ma si ponga anche assolutamente al di là della cosiddetta Überwindung della metafisica, aprendosi a un’integrale assorbimento nell’orizzonte dell’essere delle determinazioni affioranti della prospettiva ermeneutica.

    ***

    Un ultimo gruppo di contributi riguarda il confronto col mondo classico, secondo una stabile collaborazione che “Glaux” ha sviluppato e curato fin dal suo primo numero.

    PAOLO BERTINI muove dall’incipit dei poemi omerici per mostrare come nell’Iliade la tessitura poetica illumini, sul tipo dell’ira, un’intera tipologia di stati forti e perennemente ritornanti (il problema inatteso irresolubile, il potere ufficiale, il comando, la seduzione, l’alleanza, l’amicizia, la vendetta, ecc.), ossia veri stati ontologici fatali, inevitabili e oggettivi, che l’interpretazione “ufficiale” avrebbe poi tradotto in “sentimenti” dei personaggi. Nell’Odissea compare invece il divenire, il fluire del tempo, il dramma dell’aut-aut. Si tratta quindi dei due momenti che Parmenide ed Eraclito avrebbero rappresentato come essere e come logos, in un equilibrio bilanciato che evita fin dall’inizio il “pensiero unico”. Questo equilibrio porta alla discussione del celebre frammento di Protagora, che Bertini, con una rigorosa analisi testuale, non interpreta come negazione della metafisica, ma come affermazione del primato della relatività misurante, ossia della funzione umana sul teatro dell’essere. Il primato di questo complesso sentimento ontologico nella civiltà greca è dimostrato del mito di Aristeo cultore del miele confrontato con quello di Orfeo innamorato di Euridice – perdente il secondo perché ripone tutto il suo amore nel transitorio altro da sé, vincente il primo perché il miele è un dono perenne della natura, un incontro dell’uomo con l’Essere che produce il suo esserci.

    ANGELO TONELLI riflette infine sul tragico in prospettiva ontologica, e conclude che la vera ontologia del tragico sta nell’Essere che guarda se stesso. La soluzione è in fondo semplice: “La risposta, come la lettera rubata, è lì, sotto gli occhi di tutti”. Ma, nella sua semplicità, questa risposta dischiude il culmine della sapienza: Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo, ma anche il guardante è un accadimento, e non sussiste ancora niente che si possa denominare “soggettività”. Il théatron – dice Tonelli – è insieme guardante e guardato, ed è tò eón di Parmenide; è però anche témenos, spazio ritagliato che lascia fuori di sé qualcosa, l’inconoscibile immediato non-essere, impossibile alla ragione. Questa immediatezza inconcepibile nella sua contraddittorietà ha però il suo riscatto, perché solo in essa, nelle “cose che sono” (tà ónta), l’Essere può contemplare se stesso, secondo il saggio consiglio della dea che il magistero colliano ancora operante in Tonelli indica come invito alla “terza via” parmenidea.

    ***

    Che cosa ricaviamo da questo percorso? Direi, molte cose, che meritano di essere elencate con un minimo di sistematicità.
    1) Per prima cosa, risulta che l’ontologia, vista ancora pochissimi anni fa come una sorta di anacronistica appendice pretenziosa e vagamente senescente, torna ai fasti della cronaca in forma per così dire rinnovata. Questo ritorno di interesse appare legato in molti modi al progetto scientifico-tecnologico, e questo è, secondo noi, la prova più evidente della riconosciuta importanza di questa problematica in quell’ambito nel quale meno essa appariva attuale, ossia nell’ambito pratico del dominio del reale.
    2) In secondo luogo, e conseguentemente, l’impostazione della problematica ontologica appare ridimensionata nella modalità che appare appunto utile alla sua riscoperta, o piuttosto ridefinita finalità. Il che non può che provocare almeno qualche perplessità in una sensibilità teoretica che è andata nel frattempo scandagliando la multiforme interazione dei processi che stanno dietro la complessità del reale.
    3) Tutto quanto appare eccedere la semplificazione riduzionistica della “nuova” ontologia coinvolge variamente la riflessione filosofica aggiornata ai risultati delle scienze umane, e il centro problematico appare la geografia e l’archeologia dei nessi costruttivi dell’oggettività, nel quadro di consapevolezza critica che vede l’improponibilità di un assetto “oggettivo”, e quindi di una metafisica, intesi come semplicemente “in sé”.
    4) Se l’ontologia così semplificata ad uso delle scienze nel quadro di un progetto tecnologico rivela comunque la sua utilità pratica, c’è forse da chiedersi se un potenziamento della riflessione ontologica che superasse l’attuale monodimensionalità non avrebbe un’analoga e anche maggiore utilità pratica in un progetto che non sia quello di dominio di élites tecnocratiche, ma quello di autogoverno delle comunità umane nel quadro di un ritrovato equilibrio mondiale. Cioè, detto in un linguaggio più tradizionale, c’è da chiedersi se davvero si ritiene che la prospettiva “sapienziale” sia così arcaica e lontana dalle problematiche attuali più urgenti e scottanti.

    Tutto questo, s’intende, non è che una lettura del problema, e soprattutto del significato di questo quinto numero di “Glaux”. Di altre letture e di altri significati si faranno carico altri.


    Per il Comitato Scientifico: ANTONINO POSTORINO

    ****************
    Glaux, Quarta Costellazione

    SULLE TRACCE DELL’ONTOLOGIA: Conversazione con Maurizio Ferraris

    LUCA BELLOTTI, Oggetti matematici: verità e conoscenza. Sul dilemma di Benacerraf
    LUCA E. CERRETTI, Uno spazio per l’ontologia
    GIORGIO DI SACCO ROLLA, Curvature emozionali. Spazio e soggettività
    LUCA BASILE, Oggetti o stati impressivi?

    ANDREA SAUCHELLI, Considerazioni sulla metodologia dell’indagine metafisica di David Lewis
    EDOARDO DATTERI, Esperimenti biorobotici per lo studio dei comportamenti adattativi e intelligenti

    FRANCESCA DEL SANTO, Ontologia di uso quotidiano

    ANDREA CAVAZZINI, Oltre l’ontologia: dalla verità agli enti
    GIAN MARIA TOFFI, Essere giusti con Foucault
    ANTONINO POSTORINO, Essere, oblio dell’essere, oblio dell’oblio e anamnesi

    PAOLO BERTINI, Ontologia, nettare degli uomini
    ANGELO TONELLI, Per un’ontologia sapienziale del tragico

    *

    Topics: Editorial Collaboration, LITERATURE, Philosophy | 1 Comment »

    One Response to “The Fourth Galaxy…”

    1. The Fourth Galaxy… | Attualita' Says:
      dicembre 10th, 2008 at 05:32

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE GLAUX N°5 Quarta Costellazione Venendo dalla teologia (terza costellazione), alla quale era approdata muovendo dalla domanda antropologica intorno al riconoscimento fattuale di normatività (seconda costellazione) – problema a sua volta connesso con l’istanza oggettivistica di una filosofia che pensi se stessa come sapienza (prima costellazione) -, la ricerca di “Glaux” è approdata quasi naturalmente all’ontologia. Si trattava infatti di vedere quali puntelli argomentativi possa trovare questa impostazione sapienziale su uno scenario generale nel quale la filosofia è andata piuttosto… [...]

    Comments