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    100 Years of Herbert von Karajan… 1900! (5/5)

    By Redazione Musica | gennaio 18, 2009

    Concludiamo con oggi lo speciale dedicato ai 100 anni dalla nascita dl grande direttore austriaco.
    Per coloro che volessero rileggere le interessanti pagine di Rossana Cimarelli e Jacopo Simoncini, ricordiamo la categoria relativa: MUSIC WORDS –> 100 Years of Herbert von Karajan. Ricordiamo inoltre la Playlist dedicata allo speciale nella nostra pagina di YouTube: PlayList 4.
    Ringraziamo gli autori e tutti gli Amici.

    La Redazione

    *****

    IL NOVECENTO DI KARAJAN

    Tra il 1972 e il 1974, Herbert von Karajan, all’età di 64 anni, decide per la prima volta di dedicarsi discograficamente alla registrazione delle opere principali della Seconda Scuola di Vienna; i produttori della Deutsche Grammophon, ben consapevoli di quale fosse il repertorio prediletto dal Maestro e dal suo pubblico, storcono il naso, rifiutando di sostenere il progetto. Karajan si impunta e decide così di auto finanziare l’impresa, registrando con i Berliner Philharmoniker i “Drei Orchesterstücke” Op. 6 e la “Lyrischen Suite” di Berg, “Fünf Sätze” Op. 5 e “Sechs Stücke” Op. 6 di Webern, “Verklärte Nacht”, “Variationen für Orchester” Op. 31 e “Pelleas und Melisande” di Schönberg. Il risultato fu che il cofanetto contenente queste registrazioni vendette così


    (Schoenberg’s Verklärte Nacht – H. von Karajan)
    tante copie che – si scrisse allora – messe una sopra all’altra avrebbero superato in altezza la Tour Eiffel.
    L’approccio di Karajan alla musica del ‘900 fu discontinuo e manchevole. Nonostante i successi che riscuotevano in generale le sue registrazioni, non si arrischiò mai ad affrontare le pagine delle avanguardie più radicali del secondo dopoguerra, come quelle della Scuola di Darmstadt, dalla quale si tenne a debita distanza; le poche eccezioni sono rappresentate da “Incontri” di Nono, “Atmospheres” di Ligeti e tre composizioni di Penderecki (“Polymorphia”, “De natura sonoris I” e “Capriccio” per violino e orchestra). Insieme a quelle della Seconda Scuola di Vienna, queste ultime opere rappresentano sicuramente le più “moderne” che Karajan abbia diretto: per il resto, le scelte che egli compì furono quelle di avvicinarsi ad autori novecenteschi più moderati dal punto di vista della modernità, oppure di scegliere, tra le opere di autori radicali, quelle più vicine alla sua sensibilità. È il caso di Stravinsky, di cui, fatta eccezione per il “Sacre du printemps” (che comunque non è annoverabile tra sue interpretazioni migliori), dirigerà soprattutto i lavori del periodo neoclassico, come “Apollon musagète”, “Jeu de cartes”, la “Sinfonia di Salmi” e l’”Oedipus Rex”.
    Alla testa di una delle migliori orchestre al mondo, Karajan predilige, del Novecento, il repertorio sinfonico, con rare escursioni in ambito operistico: “Pelléas et Mélisande” di Debussy, “De temporum fine Comoedia” di Orff, “Assassinio nella


    (H. v. Karajan Conducts Stravinsky Circus Polka (For a Young Elephant)

    cattedrale” di Pizzetti, oltre a Puccini e, ovviamente, all’amato Richard Strauss, di cui è unanimemente riconosciuto come sommo interprete non solo del repertorio strumentale ma anche di titoli operistici come “Salome”, “Elektra”, “Ariadne auf Naxos”, “Arabella” e, soprattutto, “Der Rosenkavalier”. Mancano all’appello titoli fondamentali come “Wozzeck”, “Lulù”, “Moses und Aaron”, “Rake’s Progress”, “Peter Grimes”, per non parlare del teatro di Prokofiev, Shostakovich e Henze. Ma a proposito di Hans Werner Henze, c’è una bella testimonianza del compositore stesso relativamente all’esecuzione, da parte di Karajan, della sua “Sonata per archi”. Siamo a Berlino, nel 1959: il Maestro “non si attenne alla distribuzione per orchestra da camera, per la quale il pezzo propriamente era stato concepito, al contrario impegnò [...] l’intera compagine degli archi dell’Orchestra Filarmonica [di Berlino]. Ciò fece un’impressione sconvolgente”  (1). Evidentemente Karajan era già allora consapevole della maestria interpretativa degli archi dei Berliner, e dell’effetto che dovevano suscitare sugli ascoltatori; non è un caso se, più di una volta nella sua carriera, utilizzerà l’intera compagine degli archi anche in composizioni più squisitamente cameristiche. “Provò, per ore, ogni singola voce della partitura e non smise finché fraseggio, intonazione e articolarsi della tensione non corrisposero totalmente ai suoi desideri, o meglio, ai miei, perché non faceva che domandarmi: è giusto così? abbastanza forte? abbastanza piano? le note vanno bene? vuole qui più crescendo o ne vuole piuttosto di meno, e dove deve finire il crescendo?”.
    Certo, alcune incursioni di Karajan nel repertorio novecentesco sono di dubbio gusto, a cominciare dal fragore effettistico e grossolano di un’opera come “De temporum fine Comoedia” di Carl Orff, terminata nel 1972 ed eseguita l’anno dopo in prima assoluta al Festival di Salisburgo; oppure dalla stravagante “Batrachomyomachia” di Werner Thärichen, storico timpanista dei Berliner Philharmoniker. Si ha l’impressione che molte delle esecuzioni di musica contemporanea dirette dal Maestro siano più che altro un omaggio ad amici e colleghi dell’ambiente musicale tedesco, ed è sicuramente per questo motivo che tali interpretazioni sono pressoché dimenticate (come del resto anche le composizioni stesse).
    Ben diverso e maggiore è l’apporto di Karajan al repertorio del Novecento storico di area tedesca, nella fattispecie Gustav Mahler e Richard Strauss. Di R. Strauss si è già accennato per quanto riguarda la produzione operistica, nella quale si può rintracciare una visione unitaria che tende a smorzare le tensioni e le inquietudini delle prime opere per riportarle al clima più distaccato, meditativo e nostalgico dei titoli successivi; Strauss è visto da Karajan come il sommo rievocatore di un mondo ormai perduto, un mondo fatto di bellezza e raffinatezza da ricordare con la fiducia e la serenità di un vecchio saggio.
    Discorso a parte va fatto per Mahler: Karajan si accostò assai tardi a questo compositore, soltanto a metà degli anni ‘70 e, guarda caso, dopo il successo planetario del film “Morte a Venezia” di Luchino Visconti, che ha come leit-motiv l’Adagietto dalla Quinta Sinfonia – questo fatto alimentò qualche perplessità in più di un critico, all’epoca; è tuttavia Karajan a giustificare tale singolare ritardo: “Io ho fatto un lungo giro intorno a Mahler. Certamente perché non possedevo ancora la gamma completa dei suoi colori, e perché avevo ancora bisogno di trovare quello specifico suono-Mahler. Con Mahler il passo tra la profondità e il ridicolo è molto piccolo. [...] Non credo che dirigerò tutte le sinfonie di Mahler, perché non ho più tempo. Me ne mancano adesso ancora cinque, e la mia vita non basta, lo so” . Di Mahler, rimangono le registrazioni delle Sinfonie nn. 4, 5, 6 e 9, oltre a “Das Lied von der Erde”, “Kindertotenlieder” e “Rückert Lieder”. Interpretazioni sulle quali la critica non sempre si è rivelata compiacente, rinvenendovi una certa propensione a livellare i contrasti in favore di una chiarezza e raffinatezza fin troppo “ottimistiche”. Ma almeno su una di queste esecuzioni tutta la stampa è concorde nel parlare di capolavoro: si tratta della Nona, della quale, singolarmente, esistono due edizioni discografiche ravvicinate negli anni: la prima, in studio, del 1979; la seconda, dal vivo, del 1982. È proprio su questa seconda edizione che si sono versate pagine d’inchiostro, volte a esaltarne la ricchezza di sfumature timbriche e psicologiche, la resa inaudita dell’incontrollata violenza e durezza del primo e terzo tempo così come l’estatica visione di luce dell’Adagio finale, vera e propria visione dell’aldilà di un compositore e di un direttore ormai prossimi alla morte.

    Jacopo Simoncini

    ** Note **

    1. ‘Sonata per archi di H. W. Henze’, in: “Karajan, ovvero L’estasi controllata: un omaggio critico di testimoni contemporanei”, a cura di Peter Csobádi, Milano, A, Vallardi, 1988.

    Topics: 100 Years of Herbert von Karajan, Great Musicians, Herbert von Karajan, MUSIC | 84 Comments »

    84 Responses to “100 Years of Herbert von Karajan… 1900! (5/5)”

    1. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 01:11

      Ciao Jacopo,

      sostanzialmente sono daccordo su tutto; e conoscendo abbastanza il maestro, anche lui avrebbe distrutto molte sue incisioni, infatti disse: “I pittori sono molto fortunati perchè possono distruggere le loro tele se comprendono che il risultato non corrisponde alle aspettative, io non posso intervenire su ciò che ora ritengo essere un pessimo lavoro!”. Diverse volte ritenne di rinforzare gli archi, infatti chiese una autorizzazione anche a Richard Strauss, il quale gli rispose in maniera affermativa. In un’altra occasione, Karajan pregò Strauss di dirgli cosa NON era andato bene, perchè gli elogi non erano utili, ed il compositore gli confessò di non ricordare più così bene la partitura, ma che doveva preoccuparsi di meno..E’ vero, Karajan passava molto tempo per perfezionare gli archi, e i “suoi” Beliner dovettero abituarsi ad un maestro che provava sempre per sezioni, curando in particolar modo gli strumenti ad arco. C’è una cosa piuttosto curiosa che è difficile leggere nei libri: Herbert von Karajan, nel Golfo Mistico, voleva la disposizione degli strumentisti,layout, uguale a quella che si usa per i concerti sifonici, perchè in quell’assetto aveva tutti sotto controllo. Riguardo la musica di Mahler, lui diceva che impiegava qualche giorno per riprendersi. Sicuramente la Sinfonia N° 9 live, è un capolavoro nel capolavoro..

      Grazie, Jacopo
      a domani :)

      Rosy

    2. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 01:37

      ..a proposito della “Guerra dei Tamburi”, c’è da dire che Karajan da giovane, fece un corso da timpanista per esaudire un sogno che inseguiva da bambino. Un giorno, nel periodo del Carnevale, durante una gita con suo padre e suo fratello, incontrò due gruppi di ragazzi mascherati. Dalla “lotta” tra i due gruppi, ebbe la meglio quello dove c’era un ragazzo che suonava il tamburo, mentre invece un ragazzo con il violino dovette soccombere. Rimase molto impressionato da quella vicenda infatti disse che non sarebbe mai diventato un violinista!

    3. 100 Years of Herbert von Karajan… 1900! (5/5) | Attualita' Says:
      gennaio 18th, 2009 at 09:26

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE Concludiamo con oggi lo speciale dedicato ai 100 anni dalla nascita dl grande direttore tedesco. Per coloro che volessero rileggere le interessanti pagine di Rossana Cimarelli e Jacopo Simoncini, ricordiamo la categoria relativa: MUSIC WORDS –> 100 Years of Herbert von Karajan. Ricordiamo inoltre la Playlist dedicata allo speciale nella nostra pagina di YouTube: PlayList 4. Ringraziamo gli autori e tutti gli Amici. La Redazione ***** IL NOVECENTO DI KARAJAN Tra il 1972 e il 1974, Herbert von Karajan, all’età… [...]

    4. Claudia Scroccaro Says:
      gennaio 18th, 2009 at 14:29

      Che io sappia, non fu negligenza di Karajan accostarsi così tardi a Mahler. Questo compositore, infatti non apparteneva al repertorio di tradizione di quegli anni, ma fu riscoperto proprio in quel periodo (come giustamente sottolineava Jacopo) grazie anche a Morte a Venezia. Prima di allora non era ancora stato valutato positivamente dalla critica e di conseguenza a livello di mercato non era ritenuto interessante eseguire un compositore così poco amato da pubblico e critica.
      …e non è un caso che siano proprio la Quinta e la Nona a rimanere tutt’oggi le più eseguite!

    5. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 15:46

      Infatti, Claudia, non fu affatto negligenza, anzi. Quando era studente, a Vienna, il suo pane quotidiano erano i lavori di Mahler, di Webern, di Schönberg, grazie a Bruno Walter per quanto riguarda il grande compositore boemo. Pero` Bruno Walter sottolineava il senso di rimpianto, di decomposizione e di tragedia che imcombe sempre. Karajan vi leggeva un messaggio ` “Tragico” in senso assoluto, quindi anche piu` forte. Gli proposero di dirigere tutte le sinfonie subito dopo la guerra, ma lui rifiuto` quando seppe che il numero delle prove a disposizione era esiguo:solo due prove per ciascun concerto! Questo avvenne quando organizzarono un festival di Mahler e i direttori , per mancanza di preparazione adeguata, “Non suonavano, ma lottavano con le note”. Per lui era impossibile, a quelle condizioni, raggiungere un qualche risultato artistico. Poi, come dice Jacopo, attese che il “suo” tempo per affrontare Mahler fosse arrivato. Quando preparo`la Quinta Sinfonia, la incise per prova, poi la riprese e la incise sul serio, e finalmente dopo circa tre giorni la diresse per la prima volta in pubblico. Karajan racconta che dopo i primi due movimenti, assai faticosi, tutto quel che si puo` fare e` lasciare scorrere liberamente la musica, ma poi c’e`il terzo movimento, che e` il piu` difficile da eseguire. Nella Sinfonia N°6, domina il senso di catastrofe completa, e questa Sinfoinia, come dicevo nel primo post, lo lasciava sgomento, al di fuori del tempo. Mahler fa sentire il crollo di una civilta`e, con molta lungimiranza, la previsione di cio` che sarebbe accaduto. La stessa condizione si trova nella Sinfonia N° 9, ma qui c’e` “una grande bellezza e un senso di armonia con la morte”. Ho la fortuna di avere una toccante registrazione catturata dal vivo; la qualita` del suono e` bassa, ma io sono convinta che quella esecuzione sia una delle piu` belle ( Festival di Pasqua, 1982).

    6. Federico Preziosi Says:
      gennaio 18th, 2009 at 16:38

      Ben fatto.
      Concordo pienamente anche su Stravinsky, La Sinfonia di Salmi e La sinfonia in Do sono davvero ben fatte a mio modestissimo parare.
      Altre interpretazioni che ho apprezzato sono il Concerto per orchestra e Musica per archi, precussioni e celesta di Bartòk;
      per quanto riguarda Debussy invece adoro l’esecuzione del Prèlude, mentre non riesco ad apprezzare La Mer. Gusti personali ovviamente.

    7. Claudia Scroccaro Says:
      gennaio 18th, 2009 at 16:58

      Grazie Rosy per la risposta dettagliata e precisa! .. come sempre!
      Quindi confermi che il buon vecchio Mahler non era ancora presente nel repertorio tedesco, tanto che erano necessarie molte più prove del solito per ‘montare’ le sue sinfonie?? (spero di aver interpretato correttamente le tue parole…)

    8. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 17:08

      Si, Claudia, e` cosi`..comunque Karajan abitualmente richiedeva almeno 4 (!) prove, anche quando l’Orchestra aveva gia` familiarizzato !

    9. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 18:07

      E’ vero, Karajan dirigeva solo se la musica lo convinceva. Pero` aggiungeva che le future generazioni sicuramente non avrebbero piu` avuto difficolta` a comprendere la musica a lui contemporanea :” La mente umana non si adatta facilmente ai cambiamenti di stile, ma se ci si prepara con attenzione, si finisce col comprenderli. Ricordo quando una composizione come la Musica per archi percussioni e celesta (citata da Federico) di Bartok era considerata quasi impossibile, invece ora la suoniamo come un concerto Grosso di Händel!”. Vorrei citare alcuni compositori de ‘900 che il maestro diresse, secondo me, con buoni risultati.
      Arthur Honegger, Sinfonia N°2 per tromba, e Sinf. “Liturgica”, che mi piacciono moltissimo. Gustav Holst, The Planets, bellissimo il pianeta Mercurio. Edvard Grieg, Peer Gynt, Suite. Jean Sibelius, Sinf. N°4,7 Tapiola, Valse Triste, etc.. Engelbert Humperdinck, Hänsel und Gretel. Sergei Prokofiev, Peter und Wolf, mi piace la versione in lingua originale con Romy Schneider. Il nostro Ottorino Respighi, Fontane di Roma, Pini di roma, etc..R. Vaugham Williams, Fantasia su un tema di Tallis, ho scritto un post sul bell’articolo di Stefano. William Walton, Belshazzar’s Feast, lo cito perche` una volta il compositore disse a karajan per scherzo:” Sto srivendo un Tema con Variazioni. Ho scritto le Variazioni, ma non ho ancora il Tema!” . Dmitri Schostakovich, Sinf. N°10, per Karajan fu un’esperienza memorabile dirigerla a Mosca con il compositore presente e “molto impressionato”, peccato che Karajan non diresse mai la N°5, che e` la mia favorita. Paul Hindermith, Mathis Der Maler Symphony.

    10. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 19:00

      Riguardo Igor Stravinsky, Federico, anche a me piace molto la sua interpretazione della Sinfonia dei Salmi, inoltre di Claude Debussy, anche io amo l’esecuzione del Prelude e molto meno La Mer

      Arnold Schönberg, sono totalmente affascinata da Verklärte Nacht, che ho quasi sempre ascoltato diretta da Karajan. Grazie alla Redazione per il video (audio). Per la verita` mi piacciono molti lavori della “Seconda Scuola di Vienna”. La versione della Notte Trasfigurata che preferisco e` quella dal vivo diretta nel 1988 al Royal Concert Hall. Ci fu un po’ di trambusto a causa di un improvviso sciopero. Tutti pensavano che il ritardo fosse dovuto a problemi di salute di Karajan. L’accoglienza fu calorisissima!

      In prova, per ottenere certi Pianissimo, Karajan faceva cosi`: chiedeva agli orchestrali di suonare una sola nota, e a lungo. In questo modo egli induceva il loro orecchio a familiarizzarsi con il volume di suono che il maestro si aspettava da loro. E questo espediente ha funzionato sempre, perche` in tale modo hanno la percezione giusta di cio` che e` stato loro richiesto, e riescono ad eseguirlo. In altro modo, si otterrebbe un altro suono, un suono diverso. Karajan fece cosi` con Notte Trasfigurata e sicuramente in Mercurio da The Planets. Su queste cose, ho diversi appunti che mi piacerebbe poter scrivere. In questo passaggio particolare, Karajan, spiega la “lotta” inutile con la naturale inerzia dell’Orchestra, che e` come una resistanza da vincere ogni volta. karajan capi` che non doveva fare quasi nulla, solo portarla al punto giusto e poi lasciarla andare…come la storia del fantino..
      La racconto un’altra volta! :D

    11. Federico Preziosi Says:
      gennaio 18th, 2009 at 22:20

      Rosy ma perchè non fai una biografia su Karajan? Non sto scherzando… :D

    12. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 22:36

      ..Ciao Federico, :)

      io volevo passare inosservata :( ..ma tu hai capito tutto: la Biografia su Herbert von Karajan la sto facendo….

      su Muscal Words!!! :D

      Ciaoooooooo!!!!! :D

      Debbo pensare ad un bel titolo, chi mi aiuta?

      Rosy

    13. Andrea Barizza Says:
      gennaio 18th, 2009 at 22:45

      beh.. semplicemente: Herbert von Karajan, un mito oltre il tempo. Una biografia.

      se hai intenzione di fara veramente, ne parliamo e facciamo un piano preciso..

      andrew

    14. Federico Preziosi Says:
      gennaio 18th, 2009 at 23:37

      Spiacente Rosy, devi cavartela da sola! Non posso dare un titolo a qualcosa che non ho letto!!!

    15. Rosy Says:
      gennaio 18th, 2009 at 23:59

      Federico,

      ti ho detto che lo stai leggendo…
      comunque il titolo suggerito da Andrea mi piace, assomoglia ad Herbie the Karajan! :D

      Rossana Cimarelli ( :) )

    16. Federico Preziosi Says:
      gennaio 19th, 2009 at 00:40

      Herbie The Karajan spacca! :D

    17. Rosy Says:
      gennaio 19th, 2009 at 01:11

      Spacca, spacca!!

      Ah, ah!! :D

    18. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 19th, 2009 at 18:51

      Buffo.
      Karajan con Mahler è un pò come Bernstein con Bruckner: non c’era affinità tra queste coppie. Eppure Bruckner e Mahelr sono coetanei. Ma è la loro estetica che risultava spesso impenetrabile, o penetrabile aprzialmente, a l’uno o all’altro.
      Bernstein ha incisio l’integrale delle sinfonie Mahleriane credo per ben due volte, una volta con la NY Philharmonic ai tempi della CBS, un’altra coi Wiener per la DG. Alcune sinfonie vennero poi reincise singolarmente con altre orchestre (Concertgebouw Orchestra, Berliner, New York) sempre per DG
      Di bruckner molto poco: una settima e una nona per la CBS con la NY philharmonic, e una nona Live coi Wiener per la DG, credo anche uno degli ultimi concerti prima che morisse.Quest’ultima incisione ha sempre convinto molto poco la critica (e personalmente anche me, su youtube ci dovrebbe essere ancora un pezzo dello Scherzo, e sentire Bruckner suonato come Stravinskij…bhè mi ha lasciato perplesso)
      Con Karajan avviene esattamente l’opposto: incide una mirabile integrale di Bruckner coi Berliner negli anni ‘70, e negli anni 80 reincide in digitale live (coi wiener philharmoniker) l’ottava e la settima di Bruckner (quest’ultima fu l’ultimo concerto prima di morire)
      Con Mahler abbiamo:
      una quarta sinfonia, incisa in studio nel 1979
      una quinta sinfona, incisa in studio nel 1973
      una sesta sinfonia, incisa in studio nel 1977
      una nona sinfonia, incisa in studio nel 1980, e poi subito reincisa Live nel 1982.
      Non abbiamo un ciclo completo quindi (come tra l’altro karajan non ne fece mai uno per Sibelius, ad esempio, incidendo solo alcune sinfonie -sia per la Emi che per la DG- delle 7.
      Karajan si è avvicinato al Live tardissimo, mentre per Bernstein il Live era quasi la prassi. Il Mahler di Karajan non raggiungerà mai quello di un Bernstein (o, per chi lo preferisce, di un Boulez). Così come quelle poche incisioni di Bruckner lasciate da Lenny, spariscono di fronte alla bellezza di quelle di karajan
      In un’intervista Karajan disse (era il 1983)
      “Si deve dire che dagli anni Sessanta ad oggi (1983, anno dell’intervista) la tecnica di registrazione acusticamente è migliorata parecchio; dopo dieci anni un disco si può considerare tecnicamente superato, e questo miglioramento progressivo della fedeltà di riproduzione dei dischi è un elemento indubbiamente favorevole. La cosa più importante è che il direttore d’orchestra si renda conto di come sia cambiata la prospettiva con cui si vede un’opera dopo tanti anni. Anche un uomo cambia in un decennio e la riproduzione discografica è come uno specchio nel quale si può verificare come e in che misura si è cambiati. Il concerto in una normale sala per l’artista è molto meno utile perché non offre la possibilità di riascoltarsi. Invece, parlando della recente registrazione delle Nove Sinfonie ho seguito un procedimento completamente diverso dal solito: […] quando un pezzo era registrato mi facevo mandare tanti nastri, fino a quando non ottenevo ciò che desideravo. In ultima analisi, questa è l’unica garanzia per ottenere un prodotto che rispecchi gli intenti del direttore. […] Io uso i mezzi a mia disposizione – e quindi anche la tecnica di registrazione – per ottenere determinati risultati: dal momento in cui l’onda sonora penetra nel microfono c’è ancora tutto un complicatissimo processo da compiere. Il nostro compito principale è di farlo nel migliore dei modi.”
      (HERBERT VON KARAJAN in La ricerca musicale, a cura di Bruno Baudissone e Bruno Nicolino, Sei, Torino 1983, p.84).
      Quindi per karajan il processo di incisione in sala diventava parte integrale del processo artistico insito nella direzione d’orchestra, perchè permetteva di manipolare il suono, ecco forse perchè i live incisi sono stati così pochi,e dè per questo che quella Nona Live resta un UNICUM nella storia del disco, per valori artistici e tecnici.
      Per quanto riguarda il lavorare per sezioni, in particolare gli archi dico solo: ascoltate l’incisione degli anni 80 delle Metamorphosen di Strauss. Ascoltate. Piangete. E poi ne possiamo Parlare.
      Credo sia l’unica volta (Dio benedica quel disco) che ho pianto sentendo Karajan, e in cui viene meno il clichè della bellezza apollinea e adamantina fine a se stessa.

    19. Federico Preziosi Says:
      gennaio 19th, 2009 at 19:23

      questo dibattito è proprio interessante, leggere ed imparare così è veramente un privilegio, grazie a tutti! Così posso orientarmi meglio sugli ascolti!

    20. Rosy Says:
      gennaio 19th, 2009 at 20:37

      Oh, sì, Stefano il paragone che proponi può andar bene. Eccetto la Nona che ho citato Festival di Pasqua 1982). Ed è una esecuzione dal vivo. Chi ha sentito Karajan in concerto, parlo sia di critici che di appassionati, dice che per quanto lui si affannasse ad usare mezzi tecnologici, non arrivava mai alle vette alte talvolta irraggiungibili delle sue esecuzioni dal vivo. E questo lui lo sapeva. Negli ultimi anni della sua vita, era solito trascorrere ore ed ore in casa in mezzo a chilometri di nastri, solo, perchè lui era un solitario, spesso in preda al desiderio di rifare, perchè altra consapevolezza era cresciuta in lui. Di quella Nona di Mahler disse che era uno dei pochissimi lavori che non avrebbe più osato “Toccare”, perchè, almeno per quel momento, il limite era stato raggiunto. Quel lavoro era divenuto per lui un’ossesione, qualcosa di tremendo: “Il contenuto…quella costante ricerca di un conforto che non può venire..e quello scherzo…BRUTALE..Questa è musica di cui mai nessuno ha scritto l’eguale; dice cose che non sono state mai dette prima.” Quello struggente rimpianto per per la bellezza, l’armonia che sono bellezza ed armonia già segnate dalla morte. Per quanto io possa amare il sentire di Bernstein, Karajan tutto ciò lo rende a me più chiaro, più terribile e più dolce. Assurdo. No, non c’è bellezza fine a se stessa, mai, almeno nelle sue intenzioni. Ci fu un periodo in cui dovette partire per un lungo tempo per rifugiarsi nelle sue montagne come un eremita..Stefano, sapessi come era fragile la forza travolgente di quell’uomo!

    21. Rosy Says:
      gennaio 19th, 2009 at 22:06

      Di Jean Sibelius, ci sono le Sinfonie N°1, Berlino 1981; N°2, Londra, Philarmonia 1960, Berlino 1980; N°4 Londra, Philharmonia, 1953, Berlino, 1965, Helsinki, solo radiofonica, 1965, Berlino, 1976 e 1978; N°5, Stockholm, Stockholm Philharminc, 1949 ( solo il terzo movimento), Londra, Philharmonia, 1951, Berlino, 1957, Londra, Philharmonia, 1960, Berlino, 1965, Helsinki, solo radiofonica, 1965, Berlino,1976, Lucerna, 1977; N°6, Londra, Philharmonia, 1955, Berlino, 1967,1980; N° 7, Londra, Philharmonia, 1955, Berlino, 1967. Quelle trasmesse alla radio sono splendide. Ho potuto ottenerle.
      Violin Concerto, Berlino, 1964 e 1971, radio.
      En saga, Berlino, 1976; Finlandia, Londra, Philharmonia,1952, Torino, Orchestra della Rai, 1953, radio, Londra, Philharmonia, 1959, Berlino, 1964, Helsinki, 1965, radio, Berlino, 1976, due, di cui una solo radiofonica, 1984.
      Karelia Suite, Berlino, 1981
      Pelleas and Melisande, Berlino, 1982
      The Swan of Tuonela, Berlino, 1965,1976,1984
      Tapiola, Londra, Philharmonia, 1958, Berlino, 1967, 1972,radio, 1978, radio, 1980, 1983, VHS e Laserdisc Sony, 1984.

      Sibelius mi piace

      ****************

    22. Rosy Says:
      gennaio 19th, 2009 at 22:48

      ..ma non è tra i compositori che ascolto e cerco spesso. Certamente Karajan si concentrò sulle opere tarde; Sibelius gli piaceva perchè la sua musica era primordiale, come massi erratici che sono lì da sempre ed è inutile chiedersi il perchè e questo lo conduceva al suo amore per la montagna e per i luogli remoti.

      Riguardo la Sinf. N° 4, Waler Legge, riporta la reazione dello stesso Sibelius:” Karajan è il solo direttore che suoni quel che io penso”. Il direttore austriaco diceva che questa sinfonia, come la Sesta di Mahler e la Quarta di Brahms, finisce con un senso di assoluta catastrofe..

      ************************
      La bellezza fine a se stessa non ci sta proprio, ma qui il discorso si fa complesso e non voglio ridurlo alle righe di un commento.

      Finalmente, le Metamorphosen di Strauss..amo tantissimo quel lavoro! “Strauss era talmente concentrato che si accorse solo all’ultima pagina da dove veniva il tema”, racconta Karajan. E così scrisse “In Memoriam”; non fa venire i brividi anche a voi? Questo è un altro caso in cui Karajan ritenne che in alcuni punti culminanti i il numero degli archi indicato fosse in numero esiguo per produrre l’effetto dovuto. Strauss acconsentì alla richiesta. Il risultato, benedetti dischi!, lo possiamo sentire. Ho anche la splendida versione in video. Il maestro muove impercettibilmente le mani e guarda negli occhi i suoi compagni di arte..

    23. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 19th, 2009 at 22:53

      Piace anche a me :P Però vedi? manca la terza. Possibile non abbia mai sentito il bisogno di inciderla?
      Amo il suo Heldenleben del 1956 coi Berliner- Assolutamente travolgente!
      Struggente Tod und Verklarung degli anni ‘80 (inciso insieme a metamorphosen: forse sentiva che la sua fine era vicina?).
      Non ho mai amato troppo invece il suo Zarathustra. Non tanto l’ultimo degli anni 80, ma quel del 1974: troppo superomistica. Preferisco la lettura di Bohm, umana e decadente.

    24. Jacopo Simoncini Says:
      gennaio 19th, 2009 at 23:02

      Rosy sei davvero una enciclopedia! C’è sempre qualcosa da imparare quando posti su Karajan…
      A proposito di Bruckner, sono d’accordo con Stefano. La nona di Karajan del ‘66 (credo, vado a memoria) è da pelle d’oca, soprattutto il terzo movimento. Ma c’è un altro grandissimo interprete bruckneriano che spesso viene dimenticato: si tratta di Eugen Jochum, di cui esiste una nona forse ancora più intensa e visionaria di quella di karajan. Di lui si possono trovare alcuni video su youtube… provate a darci un’occhiata, poi ne riparliamo.

    25. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 19th, 2009 at 23:17

      Jacopo hai ragione.
      Il buon Eugen è stato un grandissimo bruckneriano, guai a dimenticarsene!!!
      Esistono due cicli: uno per la DG con i Berliner e l’Orchestra sinfonica della Radio Bavarese, e un’altro per la EMi (recentemente ristampato dalla Brillant in edizione economica), conla Staatskapelle Dresden.Difficile dire quale dei due sia migliore, posso dire che il suono della Staatskapelle Dresden è unico.
      Per qunto riguarda la nona però, c’è da considerare un’altra incisione di assoluto riferimento, che è quella fatta per la DG dal buon Carlo Maria Giulini con i Wiener.

    26. Rosy Says:
      gennaio 19th, 2009 at 23:40

      Morte e Trasfigurazione e le Metamorfosi sono inarrivabili per assoluta comprensione e condivisione..c’era dolcezza ,pace e forse tristezza per la scomparsa del suo mondo e.. di lui, come dici tu..
      Anche Der Rosenkavalier è splendida per la sua lettura che non “rispetta” del tutto il lato comico ma coglie altro, sai, Stefano, mi piace di più la sua interpretazione di quella di Carlos Kleiber che pure ci aveva lavorato tutta la vita. Ho il video della Sony e mi piace la sua regia e le scene, oggi le Opere non vengono curate a quel modo..Passava tanto tempo sul palco insieme a tutti, facendo le controparti dei cantanti in maniera esilarante.

      Manca la terza di Sibelius..Posso azzardare con un paragone: adorava l’Incompiuta di Schubert, ho delle registrazioni degli anni ‘50 assolutamente splendide, chiare, limpide. Erano lontani i richiami allo stile tardoromantico degli anni maturi. Fece anche una bella esecuzione della Grande, ma disse: ” Proprio non riesco a comprendere fino in fondo questa sinfonia, mi accorgo di non dirigere Schubert (infatti fece controvolglia il cofanetto con tutte le simfonie), io vorrei che qualcuno mi svelasse la grandezza di questo lavoro, ma non ho mai ascoltato una esecuzione che mi convincesse. Forse anche nella Terza di Sibelius cercava invano qualcosa?
      Concordo su Zarathustra, però l’effettone funziona!
      Ben altro è la Sinfonia delle Alpi che diresse dopo essere tornato dal suo periodo di eremitaggio.
      E Salomè? Sono daccordo con Karajan, è stato un peccato non averla filmata.

    27. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 19th, 2009 at 23:54

      Trovo la sua Alpensinfonie assolutamente visionaria.
      Che si vede che amo Richard Strauss? :P
      Di direttori Straussiani ce ne sono stati tanti: Karajan, Bohm, Kempe, Solti, tutti con qualcosa da dire su questo autore.
      E’ davvero difficile scegliere.
      A proposito di letture visionarie, ho le sue overture di Rossini incise coi Berliner nel 1971. Credo di non aver mai sentito Guillaume Tell simile. Lo trasforma in un poema sinfonico: pare più Liszt che Rossini.
      Il che forse è indiscutibilmente una forzatura, se vogliamo essere onesti. Però fomenta, vallo a negare.
      Vedi? vaghiamo, speuliamo, scriviamo, e poi ci ritroviamo sempre con una domanda insoluta: cos’è l’interpretazione musicale?

    28. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 00:02

      Finalmente, Jacopo! :)

      Bruckner N° 9, Jochum, e Guilini mi piace ,Bruckner o no*. Ma Bruckner N°7 e soprattutto Bruckner 8, assolutamente, karajan. La diresse negli anni della guerra proprio sopra la tomba del grande compositore, i religiosi lo accompagnarono a vedere le spoglie, così lui seppe che la testa si trovava ….sotto i suoi piedi!! Ho Bruckner 8, 9 e Te Deum anche in video, Unitel DG, sconvolgenti.

      *= era forse lui che diceva che c’era una cosa che non si poteva chiedere ai Berliner: La dolcezza in Bruckner. Solo i Filarmonici di Vienna ci riuscivano!

    29. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 00:18

      Anche io amo Richard Strauss, e si era capito!
      ..e anche l’Overture di G. Tell , anch’essa in versione audio e video karajan Berliner! Amo in maniera smisurata Rossini, mi piacciono tutte le sue Opere. Ho potuto apprezzare una bellissima interpretazione de ” La Donna del lago”, magistralmente diretta da Riccardo Muti, ed il Moise et Pharaon, sempre Riccardo..Ancora ho nelle orecchie il finale del Guglielmo Tell..sempre il Teatro alla Scala e Riccardo..

    30. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 00:47

      ..certo, Stefano, neanche ” a mente fresca e cuore aperto” giungeremmo mai ad una possibile conclusione…Riccardo Muti dice sempre così: “Un anziano interprete sa di essere giunto al..passo estremo, ma si rivolge al Signore dicendogli ‘ Signore, non farmi morire proprio ora che sono sul punto di capire qualcosa del mio mestiere!’ “.

      :D

      Rosy

    31. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 20th, 2009 at 09:19

      Rosy, immagino che a casa avrai tante chicche discografiche, credo verrò a saccheggiarti prima o poi :P
      Sempre restando as Strauss che ne pensi del Don Quixotte con Rostropovich inciso per la emi?
      penso sia più riuscito dei due incisi per la DG

    32. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 10:49

      La emi, perchè avevo il vinile, che, secondo me conserva il suono caldo e naturale, tanto vicino alle esecuzioni dal vivo. Ed il violoncello di “Slava”, che ho avuto il privilegio di sentire al teatro alla Scala, ha tutto il suo bellissimo suono ( ho scritto di quella mia esperienza un post nell’articolo di Alessandro sul Violoncello). Comunque, del Don Quixotte,ho anche il video della Unitel DG, dove si vede uno straordinario Rostropovich. I due artisti si volevano bene e l’intesa che c’era tra loro si avverte nella musica che fanno insieme.

    33. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 20th, 2009 at 13:17

      Con Slava incise anche un mirabile triplo concerto di beethoven, con Richter o Oistrakh, mi pare.

    34. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 14:31

      Si, il famoso triplo concerto del 1969, emi. Fu davvero memorabile: ti immagini Richter, Oistrakh, Rostropovich insieme! C’è una foto che riprende i quattro artisti insieme…Oistrakch chiese a Karajan di provare ancora, ma lui perentorio disse:” NO, prima la foto!”. Sfacciato! Però il concerto fu strepitoso!! Il CD della emi è tra le cose da avere.

    35. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 20:57

      allora riprendiamo di qua caVa (pronunciato con la eVVe aVistocVatica) :D
      parlando delle incisioni, di solito, prima dell’avvento della Philharmonie, karajan incideva alla Jesus Christus Kirche di Berlino. E l’acustica era devvero spaziosa.

    36. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 21:41

      Lo sapevo che lo avresti scritto!!!!! Lo sapevo e non voglio neanche pensare a quello che puo` aver scritto Richard Osborne in “A life in music”, perche` le persone mi piace pensarle con i loro difetti e le loro contraddizioni, preferisco Roger Vaugham, che nel suio libro su Karajan, con ironia e anche con affetto, lo chiama ” il Grand’ Uomo”.
      L’acustica era ottima e karajan amava quella chiesa, li` regolarmente, per anni sono stati di casa lui e i Berliner. All’inizio faticarono ad abituarsi alla nuova e perfetta sala da concerto, ma quello era il luogo ideale per le riprese; certo la chiesa era piu` bella e suggestiva ma le telecamere non potevano essere sistemate secondo gli intendimenti del testardo maestro. Quando inaugurarono la nuova Festspielhaus, lui non volle assolutamente le riprese televisive in diretta, ed il motivo non del tutto sbagliato era questo: “Non potevo offrire alle persone immagini mediocri, con la tecnologia odierna sarei stato felicissimo di offrire a molte persone l’occasione di vedere il concerto in diretta, ma in quelle condizioni, cosa avrebbero visto? “

    37. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 23:31

      Ah lo sapevi? oddio m’hai lasciato in braghe di tela.
      bhè non conosco perfettamente Karajan come te, ma nel mio piccolo qualcosetta so’.
      Hai mai pensato ad un paragone Karajan/Celibidache?
      Le loro visioni sulla riproducibilità tecnica della musica erano esattamente agli antipodi.
      Due figure la cui carriera e le cui vite si sono per un attimo sfiorate. Celibidache non aveva parole troppo carine per Karajan. A dire il vero non ne aveva per chiunque non fosse Celibidache: quel povero cristo di Bohm venne bollato come Kartopfensack :(

    38. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 00:18

      Ah,ah,ah!!! :D

      Quanto mi sono divertita! Infatti pensavo: ” Ora tira fuori Jesus Christus Kirche”! = Braghe di Tela.

      Celibidache era davvero terribile, e odiava le incisioni. Però era esigente e bravissimo, ma non ha avuto vita facile a causa del carattere. Quando dici che le loro vite si sono sfiorate, penso che ti riferisci al periodo della successione a Furtwängler. Sergiu Celibidache era uno dei candidati.

    39. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 24th, 2009 at 00:53

      Si mi riferivo proprio a quel periodo di “interregno” chiamiamolo così.
      Celibidache aveva spesso problemi di compatibilità con le orchestre per il suo carattere. Certo non è mai stato carino nemmeno coi suoi colleghi. Forse era un po’ troppo egoico.
      Peròè vero che era molto, molto minuzioso durantele prove. Anche lui aveva una predilezione per Bruckner, ma francamente non l’ho mai sentito.
      Tornando a Karajan, è molto interessante il suo Wagner: il suo Ring, ad esempio si pone su unv ersante opposto a quello magniloquente inciso dai Solti coi Wiener. Due visioni opposte ma due Ring che hanno fatto la storia della musica.
      In quello di karajan si segnala un fantastico Fischer-Dieskau.

    40. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 01:38

      Mi hai letto nel pensiero, proprio poco fa pensavo al suo “Ring”. Karajan racconta: ” Quando andai a Bayreuth- da ragazzo ci andava per sentire Toscanini- rimasi letteralmente sconvolto; tutti i cantanti GRIDAVANO, GRIDAVANO e questo era fastidiosissimo, giurai a mr stesso che mai e poi mai avrei diretto Wagner in quel modo!” E’ noto il rispetto che lui aveva per i cantanti e le loro voci. Nella Festspielehaus disse ai suoi musicisti che se avessero suonato troppo forte, non avrebbe esitato ad abbassare il Golfo Mistico di trenta centimeri e che se avessero continuato, alla fine del Primo atto si sarebbero trovati negli scantinati! Qualcuno disse che aveva ridotto la maestosa musica di Wagner ad un quartetto d’archi. Chi ha detto o pensato ciò, forse ha idee un poco distorte riguardo la musica e Wagner. Amo la sua interpretazione e il suo modo di intendere la musica di Wagner; maestosità non significa
      assolutamente voci umane e voci di strumenti dispiegati a tutta forza ( scusa Verdi), e Sir Georg Solti ce lo può insegnare.
      Sempre magnifico Fischer-Dieskau, come canta lui il verdiano “..il balen del suo sorriso”, non lo canta nessuno! I due artisti furono insigniti della Laurea ad Honorem da parte dell’Università di Oxford,insieme. Quando sfilarono in corteo, con la banda che suonava, Karajan sibilò a Fischer-Dieskau di non andare “a tempo”, così il poveretto fu occupatissimo nel cercare un passo sincopato per non creare disagio al suo Collega!

    41. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 01:46

      ..ho scritto “quartetto d’archi”, ma intendevo “Orchestra da camera”..

    42. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 24th, 2009 at 09:54

      Non conoscevo il lato humoristico di karajan.
      Mi era capitato di percepire qualcosa nelsuo Till Eulenspiegle, ma di questi aneddoti ero all’oscuro

    43. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 20:43

      Eliette, sua moglie, ha scritto che la cosa che piu` le manca di suo marito e` proprio il suo senso dell’umorismo, a volte secco e tagliente. Ho scritto alcuni aneddoti nei commenti dei miei articoli ed in quelli di Jacopo; purtroppo l’antivirus ne ha “mangiati parecchi”. :(

      Una volta si ruppe l’organo a canne. Purtroppo non ricordo cosa dovessero eseguire, e spero che mi torni in mente, comunque tutto lo staff si mobilito` per risolvere il grave problema. Quando il maestro torno` in teatro, i tecnici gli andarono incontro per dirgli che lo strumento si trovava ancora nelle stesse condizioni. Si aspettavano una brutta reazione, per Karajan non era pensabile che qualcosa non funzionasse, l’organo poi..Un lampo di incredulita` mista a stizza passo` nei suoi occhi, ma si riprese subito e disse con noncuranza: ” Non sono riusciti a ripararlo? Ebbene, vorra` dire che questa sera diro`al pubblico che dovra` sentire il suono dell’organo con l’orecchio interiore!”.

    44. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 24th, 2009 at 20:57

      Poteva essere la terza sinfonia di Saint-Saens?

    45. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 21:05

      No, Stefano, ma sono nel buio piu` totale e mi sento a disagio se non trovo la risposta. Poteva essere un’Opera…
      Ah, conosci le sue esilaranti imitazioni dei colleghi e soprattutto del suo amico Karl Böhm, era spassosissimo e la voce molto somigliante!

    46. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 24th, 2009 at 21:08

      No non le conosco. Sapevo però che nutriva molto rispetto e profonda stima per Bohm. So che provava una sorta di timore reverenziale per il suo Mozart.

    47. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 21:30

      Verissimo, ma gli voleva anche bene, era tanto commosso quando dovette annunciare la sua scomparsa durante il Festival di Salisburgo..
      Spesso succedeva che quando ammirava qualche collega, rinunciava ad eseguire qualcosa che lui giudicava essere gia` stato fatto meglio. Successe con il grande Mravinskij. Karajan desiderava affrotare la Sinfonia N°6 di Shostakovich, ma rinuncio` pensando alla bellessima esecuzione di E. Mravinskij! Adorava in modo particolare Victor de Sabata ( fu lui ad invitarlo alla Scala), avrebbe voluto carpire qualcosa dell’ interpretazione di Tosca, ma disse che non poteva perche` quello era un suo segreto.

    48. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 21:40

      ..che grandi Interpreti! Cosa sarebbe la Musica senza loro..
      Conosco anche un simpatico aneddoto su Szell e la Quinta Sinfonia di Prokofiev. Anche lui e George Szell erano amci..

    49. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 24th, 2009 at 22:10

      Ah su Szell non lo sapevo.
      Szell è stato un grandissimo. Forse meriterebbe maggior considerazione, con l’orchestra di Cleveland ha fatto cose meravigliose, specie negli anni ‘60. Ho un ciclo delle sinfonie di Brahms inciso proprio quegli anni (Sony/CBS) etrovo siano delle letture splendide. E in quanto a vastità di repertorio Szell si faceva rispettare, anche dinnanzi a Karajan

    50. Rosy Says:
      gennaio 24th, 2009 at 23:26

      Ecco l’aneddoto che a me fa molta tenerezza e svela un amore incondizionato per la musica che rende grandi gli interpreti di cui stiamo piacevolmente “parlando” in questi giorni.

      Szell insisteva affinchè Karajan dirigesse la Quinta di Prokofiev e il maestro austriaco assecondò il suo Amico ungherese. L’Orchestra era, appunto, quella di Cleveland. Nell’intervallo della prova, Szell si recò nel camerino di Karajan per dirgli che all’inizio aveva sofferto le pene dell’inferno perchè si accorse che stava facendo tutto il contrario di quello che lui aveva insegnato all’orchestra. Sembrava un disastro completo, ma subito ebbe a constatare che gli strumentisti suonavano in modo spigliato e sicuro, come se avessero sempre suonato in quel modo. Però, in quella Sinfonia c’è un passo dei violoncelli, all’inizio del Finale che è determinante. Così, nell’intervallo del concerto diretto da Herbert von karajan, George Szell si portò via i violoncellisti per assicurarsi che quel passo venisse eseguito alla perfezione una volta ripresa la prova. “Questa”, dice karajan, ” è vera dedizione e vera generosità”

    51. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 25th, 2009 at 00:04

      cioè provò a parte quel passaggio coi violoncelli, durante l’intervallo?

    52. Rosy Says:
      gennaio 25th, 2009 at 00:07

      Sì, si provò quel passaggio coi violoncelli!

    53. Rosy Says:
      gennaio 25th, 2009 at 00:22

      L’intervista prosegue così: ” Herr Karajan, klemperer disse che Szell era una macchina, una macchina buonissima. Al che Karajan replicò che Szell era un uomo dal cuore grande e quando si aveva occasione d’incontrarlo nella sua casa, si dimostrava uomo di grande fascino ed intelligenza. “No, proprio non capisco questa affermazione”, concluse.

    54. Rosy Says:
      gennaio 25th, 2009 at 19:23

      Mi viene in mente un altro interprete molto interessante, Karajan non lo ha conosciuto, ma soleva ripetere che avrebbe dato il suo braccio destro per avere anche solo trenta secondi di un suo filmato. Si tratta di Arthur Nikisch, ho gia` avuto occasione di citarlo, ma questa volta il motivo e` un curioso collegamento. Nikisch, leggendario direttore ungherese (1855-1922), guido` i Berliner Philharmoniker per quasi trenta anni. Tchaikovsky diceva che :”Il suo animo era improntato ad una meravigliosa calma, non c’e` gesto superfluo, ma un’eneria, una potenza e una padronanza stupefacenti”. E` come se ogni volta compisse un rito o un incantasimo. Ma oltre al fascino possedeva una tecnica formidabile ed efficace: la bacchetta, in lui piu` che mai, era un prolungamento del braccio, la muoveva con movimenti piccoli e flessuosi delle dita e del polso, cosi` evitava spesso di usare il gomito ( mi piacciono i direttori che usano il polso piu` del gomito come Toscanini, se non erro). Lui pareva non essere consapevole di questa sua caratteristica, i suoi gesti erano inconsci e quindi spontanei, infatti nelle sue lezioni sembra non toccasse mai questo argomento. Ed arriviamo al punto. Quando Nikisch smise di insegnare, incontro`Sir Adrian Boult, a Lipsia. Siccome aveva conosciuto il giovane in Inghilterra, gli permise di assistere alle sue prove. Boult, (Stefano confermi?), rimase letteralmente affascinato ed impressionato dalla sua tecnica tanto che la mise in pratica per tutta la vita. Lo dice in “The point of stick”, il suo manuale dell’arte del dirigere. “Tutto quello che posso offrirvi e` Nikisch”. Piu` o meno scrisse cosi`. Deve essere un libro interessantissimo e penso che Boult sia poco conosciuto da noi. Cio` che mi colpisce e` la diversita` di atteggiamento dei due maestri, una cosi` serio, perbene, “inglese”; l’altro che per fascino e potere ipnotico puo` essere il primo direttore “divo”.
      Proprio Karajan ha raccontato un simpatico aneddoto: Una anziana coppia sassone, assisteva, su richiesta della moglie che aveva spirazioni culturali, ad una esecuzione di Nikisch.Il marito, che non era molto interessato a quel genere di spettacoli, aveva la pessima abitudine di addormentarsi per buona parte dei concerti. Pero` perfino lui aveva sentito parlare del magnetismo del direttore d’Orchestra, cosi` disse alla moglie:” Ora mi faccio un pisolino, tu pero` svegliami appena lui comincia ad affascinare!”
      ;)

      Rosy

    55. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 25th, 2009 at 23:36

      Boult era una persona molto riservata. Non un antidivo, ma sul podio tendeva ad essere discreto ed efficace nella direzione.
      Sopratttutto, pur essendo di una vecchia generazione, durante le prove non era un sargente di ferro, ma era un tipo che cercava molto il dialogo con gli orchestrali, cercando in primis di far capire dove stava la bellezza del pezzo che suonavano

    56. Rosy Says:
      gennaio 26th, 2009 at 00:23

      Doveva essere un grande maestro ed anche un bravo insegnante. Anche lui come Karajan insisteva che era importante acquisire un’ottima padronza tecnica per potersene affrancare ed essere liberi di esprimersi al meglio. I suoi libri sono stati tradotti in italiano? “Toughts on conducting”, per esempio. Li leggerei volentieri anche in inglese, ma il tempo è sempre troppo poco..

    57. Rosy Says:
      gennaio 26th, 2009 at 00:54

      Doveva essere un grande maestro ed un bravo insegnante. Anche lui come Karajan insisteva che era importante acquisire un’ottima padronanza tecnica per potersene affrancare ed essere liberi di esprimersi al meglio. I suoi libri sono stati tradotti in italiano? “Thoughts on conductings”, per esempio. Li leggerei volentieri anche in inglese, ma il tempo è sempre troppo poco..

    58. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 26th, 2009 at 01:22

      Non mi risulta nulla di Boult in italiano.
      In generale, sulla musica British e sui suoi interpreti storici la roba disponibile in italiano si conta sulle dita di una mano monca.
      E’ una situazione francamente desolante :(
      Anche io per rimediare materiale su Vaughan Williams devo fare veramente i salti mortali.

    59. Rosy Says:
      gennaio 26th, 2009 at 01:22

      ..mi viene in mente qualcosa di Boult: la sua Orchestra lo adorava,ma la BBC non esitò a mandarlo in pensione in una età in cui il direttore è ancor giovane,a sessant’anni o poco più un artista può dare moltissimo. Sono convinta che soffrì tanto a lasciare la sua orchestra e mi pare che sua moglie attribuì a quel dispiacere grande i malanni anche gravi che lo afflissero ..

    60. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 26th, 2009 at 01:41

      La storia di Boult dovrebbe essere raccontata davvero. Conta che durante la seconda guerra mondiale, molte orchestre londinesi avevano difficoltà finanziarie. Specialmente la London Philharmonic. Boult riuscì a tirarla fuori da quel pantano: iniziarono concerti a ritmo serrato per rimediare i fondi, ma sopratutto con Boult si iniziò a parlare di incisioni a livello importante.
      Da questo punto di vista Boult può essere il karajan inglese: e difatti la DECCA (allora chiamata LONDON) pregò lui e la London Philharmonic di incidere in prima assoluta le sinfonie di Vaughan Williams (che è poi il cofanetto che ha acquistato te).
      Se poi cerchi su youtube ci dovrebbe essere un video di Boult ed Oistrakh che eseguono il terzo tempo dal concerto in Re di Beethoven. Dagli un’occhiata: ti accorgerai di quanto può essere bella la musica beethoveniana rivestia con uno smoking :)

    61. Rosy Says:
      gennaio 26th, 2009 at 23:15

      Ho visto il video del Concerto per violino di Beethoven (solo il 3°mov., peccato!), che mi hai indicato. Davvero eccellente! Lo sai, Stefano, ho una piccola foto che ritrae la splendida collezione delle bacchette che Boult custodiva, penso, con immenso affetto. Le bacchette sono di Sir Henry Wood, la più lunga, di Arthur Nikisch, impugnatura sottilissima, la Sua, anch’essa lunga, di Arturo Toscanini, lunga come quella di Nikisch e con un’impugnatura sottile e lunga. Naturalmente c’è anche una bella foto di Boult, mani bellissime, eleganti, subito si nota la lunghezza della sua lunga bacchetta..La didascalia riporta una frase del maestro: ” La punta della bacchetta è il fulcro del rapporto orchestra -direttore”.
      Ammette che nell’ Arte del dirigere vi sia senza dubbio qualcosa di misterioso e intagibile, ma essendo un inglese prammatico non è molto portato ad occuparsi di queste cose! Questo maestro così gentile e rispettoso mi ricorda Carlo Maria Giulini (e subito penso alla sua esecuzione dell’Eroica del 1977,Chicago- poi registrata con la Filarmonica di Loa Angeles-perchè essa è una composizione musicale che non ho mai confrontato con null’altro, è qualcosa di “necessario” per me. Infatti quando ascolto le Metamorphosen di Strauss c’è ANCHE l’emozione del ricordo dell’Eroica).
      Nel 1933, al Musikverein di Vienna, durante una prova della Sinfonia N° 40 di Mozart con i Wiener Philharmoniker, si accorse che le viole e così ì violini primi e secondi, legavano le prime due note. Questo era stampato nei loro spartiti, ma non nella paritura; così Boult suggerì di andare a controllare il manoscritto firmato che si trovava a pochi metri da loro, nella boblioteca. Gli orchestrali non sapevano che l’originale fosse lì, e poterono subito constatare che la legatura non c’era! L’Orchestra fu colpita che il direttore straniero ne sapesse più li loro, così, qualche giorno dopo gli consegnarono una copia del passaggio con tutte le loro firme. Un gesto simpaticissimo ed ancora più simpatico il fatto che il passo non era quello giusto! Scoppiò l’ilarità generale!

      Anche Karajan, notò gli errori di stampa o la compressione delle note sugli spartiti che inducevano all’errore gli orchestrali.

    62. STefano Naimoli Says:
      gennaio 27th, 2009 at 09:32

      Spero tu possa ascoltare presto l’estratto Di Boult nel cofanetto di Vaughan Williams: anche umanamente ti colpirà molto.

    63. Rosy Says:
      gennaio 27th, 2009 at 21:30

      Spero, perche` il negoziante spesso attende di avere di un certo numero di richieste, pero` insieme al cofanetto ho ordinato altre cose come ad esempio il volume N°3 di Melodya, una bella serie di CDs di Karajan che dirige a Mosca verso la fine degli anni “60, anche questa una bella chicca! :D

      Riguardo Boult, ho anche letto una cosa piuttosto spiacevole. Fu quando doveva dirigere “Wozzeck” di Alban Berg al Covent Garden e pare che il Direttore, Sir Thomas Beecham glielo impedi` per assurda gelosia. Mi confermi? Di sicuro so che Boult aveva ricevuto grandi elogi dal compositore quando esegui` quel lavoro!

    64. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 28th, 2009 at 00:58

      So che Boult diresse la prima inglese del Wozzeck ma di questo, e che tante volte definiva “bestiali” i modi di Beecham, ma di questo screzio non ho mai saputo nulla.
      Erano due personalità agli antipodi. Basta vedere anche solo il repertorio dei due: Boult era un vero e proprio patrono della british music. Beecham questo ruolo non lo volle assumere mai, preferendo restare molto più eclettico ed internazionale: era un po’ il divo contrapposto all’antidivo.
      Comunque in italiano si trova davvero poco sulla scuola direttoriale inglese.
      Addirittura il libro di Michelangelo Zurletti sulla direzione d’orchestra non cita nemmeno un’esponente di questa scuola. Giusto due righe su rattle alal fine.
      E si ignorano Boult e Barbirolli.
      :(

    65. Rosy Says:
      gennaio 28th, 2009 at 02:20

      Fu un episodio molto spiacevole. La BBC offriva al Covent Garden un cast completo per rappresentare il “Wozzeck”, l’orchestra e lo stesso direttore, Sir Adrian Boult. Ma il Covent Garden, nella persona di Sir Thomas Beecham disse di NO per stupida gelosia, forse a causa del successo che aveva riscosso la BBC Orchestra ai concerti del-credo-1934. “Tutt’al più ci manderanno i domestici!”, fu la previsione funesta dell’antipatico Beecham, ma i fatti dimostrarono l’esatto contrario!
      Mi sono accorta della grave assenza di questi grandi interpreti nei libri che si possono reperire nel nostro paese. Tutte queste annotazioni che sto scrivendo, sono miei appunti di tanti anni fa, fine anni ‘60 ed anni ‘70 ect..quando c’erano delle belle tramissioni radiofoniche. Ero una bambina piccola che adorava l’opera, ho cominciato prestissimo ad interessarmi agli interpreti. Se l’argomento era interessante prendevo appunti; in seguito ho iniziato a cercare i libri e siccome ero attratta moltissimo dal maestro Herbert von Karajan, iniziai a studiare in maniera capillare la sua vita, penso di avere più di venti libri esclusi quelli fotografici, come ad esempio l’ultimo di Vittoria Crespi Morbio che contiene foto davvero inedite e belle, inoltre c’è un simpaticissimo carteggio tra Karajan e Carlos Kleiber. Ho condotto ricerche capillari, ho fatto domande a critici che ringrazierò sempre per la loro disponibilità e a persone che lo hanno conosciuto. Ho confrontato i risultati delle ricerche su argomenti troppo spesso liquidati in modo superficiale. Dalle biografie di altri artisti, arricchivo la mia conoscenza su di lui, viceversa leggendo i libri che parlavano di lui, allargavo la mia conoscenza su artisti interessantissimi, non solo interpreti, ma anche cantanti, e solisti. Frequentando i Teatri sin dalla giovane età, ho potuto assistere alle performances di molti di loro. Mi spiace immensamente di aver tralasciato certi aspetti del maestro. Proprio oggi leggevo i commenti relativi al primo articolo di Jacopo. Ci sono domande molto interessanti e ci sono affermazioni che denotano informazioni errate alle quali avrei potuto regalare chiarezza, nei limiti delle mie piccole possibilità. Tornerò su questo argomento !

      A proposito di Barbirolli, ho una chicca che si trova nel DVD della EMI, serie “Archivio storico”, dove c’è la Sinfonia Fantastica di Betlioz, condotta da Karajan con l’Orchestre National de France..
      :D

    66. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 28th, 2009 at 09:54

      di quella fantastica c’è un estratto su youtube. Fa strano vedere karajan con un’altra orchestra, specie una francese.
      Appunti anni 60-70!?!? Ma se hai 35 anni al max. :P
      E’ davvero un peccato sui libri in italiano vengano ignorati i direttori di scuola inglese: sono un unicum nella storia dell’interpretazione e non capisco siano snobbati.
      Ma d’altronde (nota polemica), se non si è fatto nulla per il 50nario di Vaughan Williams nel nostro paese, la cosa non dovrebbe sorprendere. L’interesse per l’Inghilterra qua da noi è pari a 0.

    67. Rosy Says:
      gennaio 29th, 2009 at 01:46

      Sì, sì, appunti anni ‘60, e precisamente metà anni ‘60 :( , appena imparai a scrivere. Grazie per i 35 max! :D
      Ho rivisto il DVD con la Sinfonia fantastica di Berioz e L’Orchestre de Paris, (ieri sera avevo scritto erroneamente “Orchestre National de France”), Giugno 1970. Karajan si trovò bene con l’Orchestra francese, la diresse nel ‘69, ‘70 e ‘71, per un totale di 23 esecuzioni. All’inizio l’Orchestra si sentì a disagio con il maestro che dirigeva con gli occhi chiusi, ma lui spiegò e dimostrò loro che in quel modo li “sentiva” molto di più , anche nel caso che uno di essi si fosse sentito in difficoltà. Parecchie volte è successo che lui andasse in soccorso di un musicista che magari non aveva fiato a sufficenza rallentando l’Orchestra; poi il musicista, al termine della performance andava da lui per chiedere come avesse fatto a percepire il suo disagio. Merito della meditazione yoga che praticava ogni mattina? Chiese lumi ad un padre Gesuita che studiava le discipline orientali per metterle in relazione con la realtà cristiana, il quale , dopo un lungo colloquio, gli disse che lo aveva osservato mentre dirigeva, e a suo parere la grande concentrazione che raggiungeva in quei momenti era molto più profonda di quella che otteneva durante la pratica della disciplina orientale.
      Come dicevo nel post precedente, il DVD contiene un filmato con Sir John Barborolli che dirige “Le Corsaire” di Berlioz, Hallé Orchestra, Free trade Hall,Manchestrer, Gennaio, 1962. Bellissimo documento! Mi piace quel pezzo, come mi piace “La mor de Cleopatre”,che ho potuto sentire in uno dei tanti concerti della Filarmonica della Scala, condotti da Riccardo Muti, con la bravissima mezzosoprano Waltraud Meier. Nel programma c’era anche “Le Corsaire”..

    68. Rosy Says:
      gennaio 31st, 2009 at 01:24

      Ho guardato nei pochi libri che parlano di musica che non ho inscatolato causa rivoluzione della mia libreria, per vedere se c’era qualche accenno alla “scuola direttoriale” inglese : davvero poche righe per Sir Adrian Boult su “I grandi Direttori d’Orchestra” di Enrico Stinchelli, volume che si rivolge al vasto pubblico. Poi ho guardato in “Protagonisti della musica” di un giovane Paolo Isotta, e noto con tristezza che non ne cita neanche uno, così pure in “Sentieri della musica”, libro interessante dove non trovo però neppure il compositore Ralph Vaughan Williams, anzi, viene citata solo l’Opera Pilgrim’s progress ma solo in relazione a composizioni di Richard Strauss. Desolante.

    69. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 31st, 2009 at 10:17

      Cara Rosy non mi dici nulla di nuovo.
      L’area britannica, in quanto a compositori ed interpreti qui in italia è davvero bistrattata.
      Ti giuro sto provando a darmi una risposta sul perchè, ma ancora non l’ha trovata. Il libro di Allitt, da cui traggo citazioni e spunti sul vaughan Williams è l’unico nel nostro panorama editoriale che va a colmare questo vuoto. Ma un libro solo è poco, anche se praticamente fa uno spaccato di tutti i compositori british.
      Per i compositori è ancora peggio, eppure di nomi inglesi la storia dell’interpretazione è piena: tralasciando i direttori cito, ad onore di tutti i pianisti del nostro blog, il mai troppo celebrato Sir Clifford Curzon. Però, ahimè, anche nei suoi confronti c’è una specie di dannatio memoriae. Tutto ciò è avvilente.

    70. Andrea Barizza Says:
      gennaio 31st, 2009 at 10:23

      caro Stefano.. oltre a complimentarmi con te e Rosy per il contributo che state dando, mettendo a disposizione di tutti informazioni raccolte con anni di studio, ti dico che questa è la sede per invertire questa tendenza.. la musica britannica (grazie soprattutt a te) la trattiamo bene..e direi di continuare così! (le statistiche di frequenza del sito dicono per il 40% delle persone che entrano dai motori di ricerca lo fanno ricercando proprio “musica inglese” o cose così..

      ciao cari!

    71. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 31st, 2009 at 11:35

      Bhè la cosa mi fa enormemente piacere. Il mio sogno proibito (oserei dire quasi pornografico :D ) sarebbe stato quello di organizzare un convegno su Vaughan Williams qui a Roma per il suo cinquantenario, patrocinato (e perchè no, anche ospitato) dall’Ambasciata Inglese, in modo da creare un nuovo ponte culturale a livello ufficiale tra la musicologia italiana e quella inglese. Certo a proporlo solo io mi sbotterebbero a ridere in faccia.
      però chissà…spero un giorno sia possibile creare un evento simile.
      Simone Mayr, maestro di Donizzetti, era estimatore e amico del compositore inglese William Michael Balfe (1808-1870), e spesso al suo pupillo presentò pezzi del compositore d’oltremanica (che, tra l’altro, diventò anche molto amico e protetto di Rossini, partecipando come Figaro in un Barbiere rappresentato a Parigi, e ottenendo una aprtecipazione all’otello scaligero del 1824 accanto alla Malibran).
      Perchè, se siamo così intrecciati con l’inghilterra, dobbiamo ignorarla musicologicamente?

    72. Rosy Says:
      gennaio 31st, 2009 at 20:37

      Se fosse stato un sogno pornografico non avresti incontrato difficoltà per realizzarlo ;) ma non si può mai dire! Intanto ci sono i dieci articoli e se tutti saranno come quelli che ho letto, cioè interessanti, accessibili a qualsiasi grado di conoscenza musicale, e tali da destare curiosità all’ascolto, avrai reso onore al grande compositore d’oltremanica! Personalmente, grazie alla tua presentazione dell’artista, molto convincente perchè sentita e perchè VERA sono andata oltre “Fantasia su un tema di Tallis” e sono certa che tanti altri lettori mi abbiano imitato.
      Torniamo all’Interprete, visto che, come diceva con grande preoccupazione Stravinsky ” In che mani andrà a finire la nostra musica?” , nel caso specifico, in ottime mani, ma a noi quasi sconosciute . Simon Rattle diceva di essersi rivolto a Sir Adrian Boult per alcune partiture di Brahms, talvolta un po’ difficili per i giovani direttori. Questa affermazione dice molto e dice forse ancora di più un Toscanini stupito ed entusiasta quando diresse la Quarta Sinfonia di Brahms quasi senza prove, con una splendida BBC Symphony Orchestra, grazie al lavoro di Boult! Quando diresse la prima viennese delle Variationen für Orchester di Shönberg, con l’Orchestra della BBC, il presidente austriaco, che era presente al concerto, alla fine si rivolse a lui per domandargli in tutta confidenza: ” Ma chi è questo Shönberg?” Questo aneddoto mi rimase impresso perchè sono molto attratta dalla musica della Seconda Scuola di Vienna.

    73. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 31st, 2009 at 22:39

      AHAHAHAhHAHAH complimenti al presidente austriaco, un’uscita degna dei “migliori” politici nostrani :) SiBoult era eccezionale durante le prove: esiste un cd doppio della emi con il Pilgrim’s progress di vaughan Williams, diretto proprio da Bolut con l’orchestra del covent garden. Nel secondo cd sono contenuti anche alcuni estratti delle prove: sarebbe un documento interessante su cui poter mettere le mani, ma ahimè temo sia fuori stampa :(
      Cmq. dai pochi estratti che si possono sentire sul web, l’approccio di Boult era l’opposto a quello più sanguigno dell’Arturone nazionale, che non lesinava a tirar giù santi e madonne se un passaggio riusciva male , ihihih :)

    74. Rosy Says:
      gennaio 31st, 2009 at 23:12

      Ah Ah Ah Ah !!! Mi sto divertendo un mondo e spero si divertano anche i lettori per queste storie che servono a farci amiche queste grandi persone! Solitamente io sono di quelle persone che vanno a Teatro con lo spirito con cui entrano in Chiesa, adoro il Direttore officiante ma rido moltissimo del mio modo di vivere la musica! Ti ringrazio infinitamente, Stefano, per seguire e contribuire in modo tanto simpatico ! :D
      Ci sarebbe la storia famosissma di Herbert che vide un Arturone talmente arrabbiato…al punto da rialzare l’ammontare di una scommessa dei suoi orchestrali… ;)

    75. Rosy Says:
      febbraio 1st, 2009 at 00:01

      Premessa. Karajan amava raccontare gli aneddoti sui suoi colleghi e se avesse avuto tempo, gli sarebbe piaciuto raccoglierli perchè, affermava, su di essi c’era molto da imparare. Questa la considerava una storia bellissima e la raccontava spesso.

      Solitamente, quando Karajan andava a sentire le prove del grande Arturo, si nascondeva dietro le canne dell’organo. Un giorno Toscanini si arrabbiò molto più del solito. Dopo aver recitato buona parte del rosario, gettò la partitura a terra e corse verso l’uscita, ma la trovò chiusa; allora provò da un’altra porta, ma anch’essa era sbarrata e così tutte le altre uscite . Gli orchestrali avevano previsto la sua reazione e volevano impartirgli una lezioncina. Così Toscanini trovò un cantuccio e si mise a piangere! Ma la storia non finisce qui. In Austria, racconta Karajan, c’è una lotteria statale. Gli strumentisti presero i numeri della partitura dove Toscanini aveva perduto le staffe e li giocarono al lotto e vinsero una grossa somma, quello che oggi potrebbe corrispondere al prezzo di un’auto familiare. Quando lo raccontarono a Toscanini, egli raddoppiò la vincita!
      Toscanini non era affatto cattivo, continua Karajan. Lui aveva un tale rispetto per la musica ed era lui stesso talmente disciplinato che proprio non poteva concepire che qualcuno potesse prendere una nota sbagliata o suonasse fuori tempo. E forse talvolta era deluso di quello che poteva o non poteva ottenere!

    76. Stefano Naimoli Says:
      febbraio 1st, 2009 at 00:58

      che poi Toscanini quando si incavolava iniziava a parle in uno strano idioma tra l’inglese e il dialetto della bassa del Po’: una cosa da scompisciarsi. C’è un estratto delle prove del trovatore dove si incazza coi contrabassi dicendogli, testuale “sembrate dei carri”. :)

    77. Rosy Says:
      febbraio 1st, 2009 at 01:48

      Ah, Bellissima, la ricordo! Karagiàn ( così lo chiamava Toscanini)racconta: a Bayreuth, quando sentì cantare , o meglio gridare, il coro: ” No, no, NIX Wagner, NIX Bayreuth- café chantant!” Raggiunse così un grande risultato, riuscendo a ottenere che il coro cantasse un piano appropriato.
      E’ proprio vero, a Bayreuth erano convinti che il gridare fosse il vero stile wagnerinano!

      Un contrabbassista della Filarmonica di Berlino che conosceva bene Toscanini, raccomandò all’Orchestra: ” Sta arrivando Toscanini. Dobbiamo fare tutto con la massima precisione e bellezza di suono. Veniamo una mezz’ora prima e facciamoci trovare seduti e preparati. Se faremo così tutto andrà bene”. La cosa funzionò. Tutto sommato, dice Karajan, i rapporti tra Toscanini e i Berliner erano buoni.

    78. Rosy Says:
      febbraio 1st, 2009 at 22:33

      Ho trovato il Pilgrim’s progress diretto da Boult sul sito della EMI! E’ con la LPO, sono 2 CDs digital remastered, e nel 2° ci sono le prove!!! :D
      Grazie Stefano, una bella “dritta”!

    79. Stefano Naimoli Says:
      febbraio 2nd, 2009 at 22:00

      Ah si è con la London philharmonic, pardon.
      Bhè spero il tuo negoziante di fiducia riesca a fartelo arrivare (io sono anni che ci provo invano :( ) sarebbe un bel colpo, non solo per il valore storico delle prove, ma proprio per il valore intrinseco dell’opera in se, che ha richiesto una gestazione di trent’anni! Ci sarebbe molto da dire su questa moral opera, spero di poter dire qualcosa quando parlerò della quinta sinfonia di Vaughan Williams, visto che le due opere sono strettamente collegate.

    80. Rosy Says:
      febbraio 2nd, 2009 at 23:11

      Questo volevo sentirti dire! Speravo tanto che Pilgrim’s progress fosse trattata nel tuo “speciale” dedicato a R. V. Williams! Ti farò sapere se riesco nel “colpo” , così potrò chiederti spiegazioni e approfondimenti. Nel sito della EMI ho sentito gli estratti e penso abbiano fatto un buon lavoro sull’audio. L’Opera è pienamnte godibile; non resta che attendere il disco :)

    81. Stefano Naimoli Says:
      febbraio 3rd, 2009 at 09:39

      guarda ho l’acquolina in bocca per te. :)

    82. Rosy Says:
      febbraio 9th, 2009 at 20:19

      He, he, he……tra qualche giorno… :D

      A proposito di incisioni. Questo argomento e` spinosissimo, la questione e` e sara` sempre aperta e dibattuta, ed e` un bene che sia cosi`. Da un libro di Glenn Gould, Music and Technology. Prima faccio una premessa.
      Nelle prime incisioni su nastro e LP realizzate in studio, Karajan e Walter Legge si preoccupavano molto della collocazione dei microfoni e dell’equilibrio degli strumenti, ma avevano particolare cura dell’ambiente artistico in generale. Il grande fascino delle incisioni degli anni ‘50, deriva senz’altro dal perfetto complesso vocale e sinfonico, ma anche dall’impiego che Legge e Karajan fecero delle condizioni di studio per creare situazioni che danno impressione di grande intimita`. La musica va al microfono e quindi all’ascoltatore che e` in casa. Se fosse stata trasmessa direttamente dal teatro avrebbe avuto altro effetto. ( Stavo pensando ai mezzi per realizzare “Tosca, nei luoghi e nelle ore di Tosca”!) . Legge non si fermo` qui. Ed arriviamo al punto.
      Nel Tristan und Isolde diretto da Furtwangler, quando Kirsten Flagstad, non riusci` ad arrivare ad un Do acuto, Elisabeth Schwarzkopf, canto` quel pezzo al suo posto! Naturalmente molti considerarono quella pratica immorale, ma Gould ritenne che era “la percezione dell’uso della tecnologia a dividere una generazione da un’altra”. Il pensiero dell’artista puo` essere spiegato con questa frase:” Mi pice fare qualche disco, ma non voglio un insieme di rattoppi, perche` bisogna mantenere integra la linea nel suo ampio respiro”. Queste parole furono rilasciate da un’intervista fatta a Sir Adrian Boult e che Gould aveva ascoltato. Karajan, anch’esso maestro dell’ ampio respiro, avrebbe senza dubbio approvato il pensiero di Boult, infatti molte sue registrazioni vennero effettuate mettendo insieme una serie di singole sedute, ma avrebbe forse concordato con Gould che da un “buon innesto” di nastri possono nascere linee di grande respiro. Espedienti. Forse oggi questi escamotage sono stati in parte superati, anche perche` le questioni di maggior importanza sono altre. Torniamo a Karajan e alla sua incisione della Messa in Si minore di Bach del 1952, definita da Alec Robertson su Gramophone, “una pietra miliare nella storia del disco”. Nel “Domine Deus” c’e` un bellissimo solo di flauto, affidato all’allora primo flauto della Philharmonia, Gareth Morris. Karajan, allo scopo di assicurare l’ampio respiro (siamo sempre li`) necessario alla linea melodica dello strumento e di ovviare ad inopportune prese di fiato, chiamo` un secondo flautista per subentrare al primo in almeno uno dei punti di di giunzione della linea. Sembra che Morris non abbia mai perdonato a karajan quello che lui senti` come un oltraggio morale. Questa storia e` parte di un documentario radiofonico della BBC intitolato “IL prezzo della perfezione”. Karajan opero` solamente per fini artistici e in buona fede, ma questa sua decisione fece apparire Morris come sua vittima. Il titolo, da solo, la dice lunga.

    83. piccolo K Says:
      febbraio 24th, 2009 at 16:18

      cara Rosy ma perché non citi mai le tue fonti? Facciamo “CONVERSAZIONI CON HERBERT VON KARAJAN” di Richard Osborne??? Bah, in ogni caso è qui che gli appassionati del “Maestro” potranno trovare la maggior parte dei tuoi “appunti” per una prossima ventura biografia sul salisburghese…

    84. Rosy Says:
      febbraio 27th, 2009 at 00:45

      Caro Piccolo K,
      i libri che possiedo sul “salisburghese” sono circa trenta, in inglese tedesco ed italiano. Osborne è forse quello a cui mi riferisco in maniera minore, ed in quel caso è “A life in music”. Comunque non capisco cosa vorresti dire..io scrivo ciò che ricordo dalle mie molte letture, documentari che sono in commercio e quelli non lo sono, conferenze etc.. e spesso proprio non ricordo la fonte!
      In ogni caso ti garantisco che fin da piccola ho ascoltato le interviste radiofoniche fatte al maestro ed ho parlato a lungo con critici e persone che lo hanno conosciuto molto bene.
      Naturalmente qundo scriverò il mio libro su Hebie non mancherò di citare TUTTE le fonti :D
      Con simpatia
      Rosy

      PS. Poi ti scriverò un aneddoto molto buffo che non è scritto in “Conversation with Karajan” di Richard Osborne

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