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    R. V. Williams… I Symphony /1 (3/12)

    By Redazione Musica | gennaio 20, 2009

    Per problemi tecnici non si può incorporare nel testo dell’articolo il video relativo all’esecuzione della Sea Symphony, tuttavia chiunque può consultarlo qui

    *****

    A Sea Symphony:

    una sinfonia “metafisica”


    La mer, la mer, toujours recommencée!

    O récompense après une pensée

    Qu’un long regard sur le calme des dieux!

    (Paul Valerie)1

    Il mare. Un luogo che storicamente ha sempre assunto un’importanza rilevante nella nascita e nello sviluppo delle civiltà umane, basti pensare ai Fenici, ai Greci e agli stessi Romani.

    Un posto che inizialmente non era nulla più che una posizione strategica. Ma poi si è trasformato in altro. In primis è stato divinizzato (così come, più in generale, le civiltà antiche hanno divinizzato l’elemento Acqua in tutte le sue manifestazioni); poi questa divinizzazione è passata sotto altri aspetti: pittura, scultura e letteratura. Un elemento che diventa Dio, che poi diventa arte, con rimandi sacri ma pur sempre arte. Quando poi il paganesimo cessa del tutto, quello che resta del mare, al di là del luogo fisico, è un luogo artistico.

    Se già il mondo classico, con le peregrinazioni di Ulisse ed Enea, accanto all’immagine del Mare-Dio, ci dava un’immagine del Mare come luogo dell’ignoto, simbolo tanto del viaggio fisico quanto di quello psicologico del viaggiatore, dopo le grandi esplorazioni a cavallo tra ’400 e ’500, che aprirono nuove rotte e orizzonti tali da spazzare definitivamente via la medievale credenza della terra piatta, il mare diventa luogo estetico per eccellenza, un topos della storia dell’arte che ha eccitato, con svariate simbologie, l’immaginazione di scrittori, pittori e musicisti.

    Scorrendo gli annali della storia della musica vediamo che il tema del Mare ritorna, in maniera più o meno esplicita, quasi ciclicamente: pensiamo ai concerti di Vivaldi che recano il titolo Tempesta di mare (l’op. 8 n. 5 RV 253 per violino, ad esempio; o l’op. 10 n. 1 RV 433 per flauto); alla cantata Meeresstille und glückliche Fahrt op. 112 di Beethoven, oppure all’omonima ouverture da concerto di Mendelssohn, unitamente all’altra ouverture da concerto Die Hebriden; pensiamo a Shéhérazade di Rimskij Korsakov; al Peer Gynt di Grieg; a Debussy con Sirenes, dai Nocturnes, per non parlare del più esplicito La Mer; a Le Oceanidi di Sibelius; alla Bocklin suite di Max Reger, col terzo movimento intitolato Im Spiel der Wellen (Il gioco delle onde), e addirittura al carneade ucraino Mikalojus Konstantinas Ciurlionis2 (1875-1911) col suo poema sinfonico Jura (Il Mare).

    Siamo giunti ormai nel primo decennio del 1900; partendo da Vivaldi, in circa duecento anni di storia l’idea del Mare come stimolo creativo non è mai venuta meno.

    II.

    Anche la musica inglese, appena risvegliatasi dal suo centenario torpore, trova nel mare una felice fonte di ispirazione: i Sea Pictures di Elgar, le Songs of the Sea di Stanford, la Hebridean Symphony di Bantock, sono solo alcuni degli esempi che possiamo trovare nella musica classica d’oltremanica.

    Nemmeno Vaughan Williams seppe resistere al richiamo del mare; tuttavia il suo interesse per questo elemento, a differenza di altri compositori, non venne suscitato dal mare direttamente, bensì dall’immagine metaforica che si ritrovava nelle poesie del poeta americano Walt Whitman (1819-1892). Whitman era un poeta particolarmente conosciuto in Inghilterra a partire dal 1868, quando fu pubblicata una selezione della sua raccolta Leaves of Grass (Foglie d’Erba), cui già avevano attinto musicisti come Stanford, Holst e Delius: una volta presa la decisione di scrivere una sinfonia sul mare, nonostante la ricchezza della poesia inglese, la scelta di un testo di Whitman era quasi inevitabile per Williams. Questo perché nella poesia inglese mancava quella tematica panteistica e umanitaria presente nell’opera del poeta statunitense, tematica che non poteva non interessare un uomo agnostico ma allo stesso tempo profondamente spirituale come Williams; inoltre l’assenza di un preciso schema metrico, un verso libero e rapsodico come quello di Whitman era molto più facile da mettere in musica.

    Vaughan Williams venne in contatto con l’opera di Whitman intorno al 1890 quando, durante il periodo di studi a Cambridge, divenne amico dell’allora diciottenne filosofo Bertrand Russell; fu proprio il giovane filosofo a far scoprire la poesia e la poetica dello scrittore americano, e l’interesse che ne mostrò Williams fu praticamente immediato: già nel 1903 inizia ad abbozzare una cantata su testo di Whitman dal titolo Songs of the Sea. Si tratta di un primo embrionale passo verso la Sea Symphony, che sarà completata solo sei anni più tardi; schizzi dello scherzo e del movimento lento risalgono a quello stesso anno col titolo originario di Ocean Symphony, cui seguirono abbozzi del primo movimento e del finale. Nel 1906 fu scritto un quinto movimento per baritono e coro femminile, dal titolo The Steersman (Il Timoniere), successivamente scartato dall’autore e parte del materiale venne recuperato nei restanti quattro movimenti. Ormai consapevole di aver valicato i limiti della semplice cantata3 e di star scrivendo una vera e propria grande sinfonia corale, Vaughan Williams procedette col lavoro in maniera spedita, sospendendolo solo per i mesi trascorsi in Francia con Ravel.

    Ci ritroviamo così nel 1909 con l’opera completa4: una grande sinfonia (dura circa un’ora e dieci) per baritono, soprano, coro misto, organo e grande orchestra. Fino ad allora Williams non si era cimentato ancora in lavori di tali dimensioni: a trent’anni suonati si aprì per lui un orizzonte nuovo.

    Sebbene non abbia più niente in comune con la sinfonia di stampo tedesco, A Sea Symphony resta comunque aderente alla canonica divisione in quattro movimenti (Allegro introduttivo, movimento lento, scherzo, finale); ogni movimento reca un titolo a sé che viene ripreso direttamente dalla poesia di Whitman oppure creato dal compositore per anticipare la tematica del testo su cui si basa il movimento. Tutti i testi usati, furono tratti dalla raccolta di Whitman Leave of Grass

    I movimenti, nell’ordine, sono:

    1. A Song for all Seas, all Ships – Moderato maestoso

    2. On the Beach at Night, alone – Largo sostenuto

    3. The Waves (Scherzo) – Allegro brillante

    4. The Explorers – Grave e molto adagio-Andante con moto

    Stefano Naimoli

    (continua a leggere l’articolo)

    Per visualizzare tutti gli articoli su Williams clicca qui.

    **Notes**

    1 PAUL VALERY: Le Cimetière marin, vv. 4-6

    2 Oltre che musicista, fu anche pittore e paradossalmente all’epoca risultò più conosciuto in questa seconda veste, nonostante tra la sua opera pittorica e quella musicale ci fosse sempre un’evidente e reciproca influenza, tanto da arrivare a chiamare Sonate i suoi cicli pittorici, dove a ogni quadro viene dato come nome un’indicazione agogica.

    3 Parallelamente alla sinfonia, però, nel 1907 Williams riuscì a completare una cantata, sempre su testo di Whitman ma senza nessuna attinenza col tema marino: si tratta di Toward The Unknown Region, primo importante successo nella carriera del compositore.

    4 La sinfonia venne tuttavia sottoposta a ben 3 revisioni: nel 1910, 1918, e 1924.

    Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 28 Comments »

    28 Responses to “R. V. Williams… I Symphony /1 (3/12)”

    1. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 00:34

      Avrei voluto leggere l’Articolo di Stefano. Williams mi interessa e vorrei andare oltre la bellissima “Fantasia su un Tema di Tallis”, ma è impossibile a causa dei caratteri tipografici che appaiono sovrapposti. Anche voi avete questo problema?

      :(

      Rosy

    2. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 20th, 2009 at 09:14

      Si anche io :(

      Eppure ti giuro che non l’ho scritta così :D

    3. R. V. Williams… I Symphony /1 (3/10) | Attualita' Says:
      gennaio 20th, 2009 at 09:27

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE Per problemi tecnici non si può incorporare nel testo dell’articolo il video relativo all’esecuzione della Sea Symphony, tuttavia chiunque può consultarlo qui ***** A Sea Symphony: una sinfonia “metafisica” La mer, la mer, toujours recommencée! O récompense après une pensée Qu’un long regard sur le calme des dieux! (Paul Valerie)1 [...]

    4. Ilaria de Leo Says:
      gennaio 20th, 2009 at 09:45

      che browser usate?

    5. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 10:54

      Ciao Ilaria,
      Internet Explorer 7, in windows vista..perchè tu non hai questo problema?

    6. Ilaria de Leo Says:
      gennaio 20th, 2009 at 11:20

      ciao rosy,
      il problema è che usate (suppngo anche stefano) internet explorer..che è molto peggio di mozilla firefox e che, tra l’altro, funaziona molto male con il nostro sito.. quindi consiglio di scaricare mozilla firefox (o anche safari) e navigare con quello. é anche molto più agile e veloce per il resto..

    7. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 20th, 2009 at 13:15

      Eh si ho proprio Explorer (tra l’altro ancora con la versione 6 su Xp)
      :(
      Bhè Rosy dai, con un minimo sforzo è leggibile, son solo 3 righette :P

    8. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 14:50

      Sì, Stefano, è leggibile e bello ugualmente; ma i link N°2, 3 e 4 non portano da nessuna parte…., perchè?

    9. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 20th, 2009 at 15:45

      Non sono link. sono i numeri delle note a piè di pagina ;)

    10. Rosy Says:
      gennaio 20th, 2009 at 18:32

      Perbacco! Allora quando li schiaccio, siccome c’è la manina, dovrebbero portare alle note, e viceversa al testo,invece portano ad una pagina inesistente!
      I misteri di internet..che comunque nulla tolgono a Williams! :D

    11. R. V. Williams… I Symphony /2 (3/10) | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      gennaio 21st, 2009 at 15:47

      [...] R. V. Williams… I Symphony /1 (3/10) [...]

    12. Rosy Says:
      gennaio 22nd, 2009 at 21:28

      Grazie, Stefano, per questa bella serie di articoli su un compositore che in Italia e` poco conosciuto e a torto, com’ e` ben evedenziato dai tuoi scritti. Sono contenta di essere andata oltre la bellissima “Fantasia..” Ho visto il CD di ” A sea symphony” proposto dalla emi, diretta da Sir Adrian Boult, mi sarebbe piaciuto poter sentire questa sinfonia condotta anche da Sir John Barbirolli e probabilmente tra i vari dischi non l’ho notata perche` “nascosta” tra brani vari… tu mi sai dire qualcosa?

      Rosy

    13. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 22nd, 2009 at 22:16

      Boult, che ebbe il privilegio di essere amico di vaughan Williams e di dirigerne molte per primo, incise due cicli delle nove sinfonie.
      Il primo, alla testa della London Philharmonic, risale agli anni 50, è in MONO e venne incisio per la DECCA, addirittura con la supervisione del compositore in sala di incisione. La nona venne registrata pochi mesi la sua prima esecuzione, che venne presentata al pubblico poco tempo la morte del compositore.
      Il secondo ciclo, in cui si alternano la London Philharmonic e la New Philharmonia Orchestra, venne messo in cantiere, come hai visto, per la EMI, negli anni 60-70 ed è in stereo.
      Sarebbe interessante averli entrambe per vedere come si è evoluto l’approccio d Boult alla musica del suo Amico. Dal punto di vista storico ha maggior valore quello DECCA, dal punto di vista tecnico quello EMI.
      Per le incisioni effettuate da “Glorious John” (era il nomignolo con cui Vaughan Williams era solito chiamare Barbirolli) la situazione è più difficile: la Emi per ora ha pubblicato: la Tallis Fantasia, la fantasia su Greensleeves, il concerto per oboe, il concerto per tuba, e le sinfonie 5 e 7. Altro in cd si trova su incisioni della serie BBC LIVE, dove dirige (da concerto) l’ottava sinfonia (che tra l’altro Vaughan Williams aveva dedicato a lui.
      Ma non c’è molto di più con Barbirolli, almeno che io sappia. Strano. Eppure diretto da lui c’è tutto Elgar e svariate incisioni di Walton e Britten. Ma in proporzione, Vaughan Williams è pochissimo.

    14. Rosy Says:
      gennaio 22nd, 2009 at 23:50

      Infatti, Stefano, per me rivestono sempre molta importanza le incisioni che testimoniano un rapporto di comprensione, di stima, di cercata e possibilmente svelta sensibilità tra interprete ed autore. Mi piacerebbe trovare la prima incisione di Boult, avendo come riferimento la maggior godibile incisione successiva. Speravo di avere migliori notizie riguardo Sir John Barbirolli, ma ti ringrazio per le informazioni molto utili! :)

      Rosy

    15. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 00:18

      Guarda è un cofanettone della Decca. E’ ancora in stampa, quindi non dovresti avere problemi a trovarlo.
      MMM….mi viene in mente una bella sinergia: ma dell’0incisione della Tallis fantasia di Karajan per la EMI che mi dici?
      io non l’ho mai ascoltata, sigh sob :(
      E’ del periodo anni 50 con la Philharmonia, I suppose…

    16. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 00:50

      Cofanettone, ci saranno tante cose dentro!

      Centrato, Londra,Phiharmonia,1953,emi. Poi, Napoli e Torino, Phil., 1954. “Fantasia..” era spesso nei programmi dei concerti, tanto che un critico gli chiese se metteva quel pezzo per far lavorare l’ Orchestra con gli archi; ma Herr Karajan disse che quel pezzo gli piaceva molto, infatti non gli riusciva affatto male! Negli anni ‘50 le sue incisioni si contraddistingono per la chiarezza e la purezza che certamente non ha mai abbandonato, ma in quegli anni gli autori d’oltre manica, secondo me, potevano essergli congeniali, ma Boult è tra i grandi dell’interpretazione!

    17. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 00:54

      ah, Napoli e Torino solo radiofoniche..

    18. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 09:45

      Certo. karajan rimase affezionato ai Planets di Holst, incidendoli una volta coi Wiener per la decca, e un’altra (1980) coi Berliner per la DG. E devo dire che è una delle incisioni più belle dei Planets che conosco, che regge tranquillamente il confronto con quelle dei direttori british Boult e Barbirolli. Per non parlare di quella più recente incisa da Simon Rattle, che trovo decisamente anemica.
      Certo mi sarebbe piaciuto Karajan si dedicasse di più al repertorio d’oltremanica :( . Mi pare abbia inciso anche una sinfonia di Walton, e pure quella mi incuriosisce da morire!

    19. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 10:31

      Di Walton c’è la sifonia N°1 che eseguì a Roma nel 1953, con l’ Orchestra della Rai. Solo radio. L’audio non è buono. Hai ragione sui Planets di Holts. Anche quella volta dovette convincere l’Orchestra, i Berliner,…dopo che ebbero provato Mercurio si entusiasmarono anche loro! Con l’ Orchestra della Rai fece Ghedini e Britten sempre nel 1953; belle esecuzioni, nonostante la bassa qualità audio!

    20. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 10:39

      Simon Rattle non mi convince molto, visto l’Orchestra che si ritrova, visto che l’ha ereditata da Claudio Abbado, e, come ha ripetuto lo stesso Rattle:”E’ incredibile, conservano il suono e il modo di eseguire impresso in maniera indelebile da Karajan!”. Cosa aspetta far frutto di quelle qualità conquistate con grande impegno?

    21. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 10:54

      Penso che sia per merito degli anni passati con la Philharmonia, se Karajan si sia liberato dello stile un po’ “pesante” e “di maniera” dei direttori tedeschi. Mai ha rinunciato alla esposizione chiara che aveva appreso da Toscanini e mai smise di riferirsi alla libertà di Furtwängler. Raccolse tutto in maniera intelligente e così anche oggi, forse più che mai oggi, le sue esecuzioni sono vere lezioni di interpretazione. Peccato che non ebbe il tempo di finire il libro sul lavoro del direttore..

    22. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 11:51

      Si in effetti questo attaccamento dei berliner al repertorio austrotedesco, con alcune eccezione per i russi, francesi e gli slavi, mi indispone un po’.
      E’ un’orchestra fantastica, secondo me potrebbe dare molto nel repertorio inglese. Non so se lo vedono un po’ come “prostituire” la loro tradizione musicale, ma secondo me è un vuoto non indifferente nel loro comunque ricco repertorio.
      Una prima sinfonia di Walton eseguita da loro dovrebbe essere qualocosa di meraviglioso!!!
      Le orchestre inglesi, ad esempio, sanno essere molto più “duttili”.
      O è una mia impressione?

    23. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 11:54

      Cmq. personalmente il karajan che amo di più in assoluto è quello anni ‘70.
      Avrà avuto sicuramente un team di ingenieri del suono alle spalle incredibile, ma il suono dei Berliner in quel decennio era spaventoso (nel senso buono del termine).
      Mai senti ottoni più belli.

    24. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 12:42

      Sì, sono più duttili, però Karajan diceva, con un certo pudore, che la Philharmonia aveva la caratteristica un pò deludente di non riuscure a superare se stessa in concerto, cosa che invece poteva succedere con le altre Orchestre. Karajan, in concerto lasciava i musicisti liberi di esprimere anche l’intenzione momentanea; questo era un suo grosso pregio: ” Non bisogna disturbarli!”
      Anche io amo le sue esecuzioni degli anni ‘70, sono fascinosissime, qualcuno provi a dire di no! :(
      Dici bene degli ottoni!! E’ un attimo per farli diventare una fanfara..come talvolta accade di sentire!

    25. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 19:02

      Ho appena visto il cofanetto della Decca: Ralph Vaughan Williams, Sinf. 1-9, digitally remastered, conducted by Sir Adrian Boult, Evviva! :D
      Mi dicevi degli ingegneri sel suono. Per anni Karajan si e` appoggiato al fido Günther Hermanns della DG, poi c’era Michel Glotz che sovrintendeva alle registrazioni; per quanto riguardava i film, Ernst Wild curava l’interessante impresa dei video musicali. Una squadra collaudata ed affiatata, dove ognuno svolgeva il proprio compito per realizzare al meglio cio` che era stato prefissato. Karajan seguiva tutti i procedimenti nei minimi dettagli; lui non era di sicuro la persona che dava ordini stando seduto, molto spesso lavorava insieme agli operai, come nel caso del Fliegende Holländer, dove Karajan ando` dentro il vascello per spiegare le manovre giuste da effettuare per far avanzare al momento giusto l’enorme veliero. Era impressionante quella scenografia, ma nel Großes Festspielhaus, il grandissimo palcoscenico permise di poter realizzare delle scene spaventosamente realistiche!

      Una piccola parentesi riguardo le scelte adottate per le incisioni. Karajan diresse per anni in studio, dando l’impressione che lui prediligesse quel tipo di incisione, ma cio` avveniva perche` non aveva un luogo che lo soddisfacesse completamente dal punto di vista acustico : ” ..ora abbiamo una carta in piu`, ossia la fortuna di poter eseguire concerti dal vivo e registrarli alla Philharmonie”. Probabilmente per lui il sistema era indifferente quando il risultato artistico era di ottimo livello. Quindi la scelta veniva fatta di volta in volta. Cio` non toglie che il vulcanico maestro fosse completamente affascinato dalle molteplici possibilita` offerte da una tecnologia che compiva di giorno in giorno passi da gigante! Erano ormai lontani i tempi in cui si incideva sulle matrici di cera!

      Mi accorgo che sono andata completamente fuori tema! :(
      Scusate……

    26. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 20:53

      Abè, allora ti riporto in tema: hai preso il cofanetto di Boult?
      io ho una sua incisione live della Fantasia Corale op.51 di Hols, live dalla Royal Albert Hall: fe-no-me-na-le.
      Era un direttore senza troppi fronzoli: sobrio, elegante, ma mai piatto.
      Per quanto riguarda Herbertino, bhè, continuiamo nell’arrticolo giusto :P

    27. Rosy Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 21:46

      Ho ordinato il cofanetto oggi pomeriggio :D , ma ho trovato assai poco di Barbirolli, come mi avevi detto tu!

    28. Stefano Naimoli Says:
      gennaio 23rd, 2009 at 23:27

      Cmq. ti premetto che nel cofanetto ci sono due estratti audio di Boult e anche dello stesso Vaughan Williams.
      Non ti anticipo nulla, ma sentire la voce dei due amici, che parlano l’uno dell’altro, è emozionante.

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