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R. V. Williams… I Symphony /3 (3/12)
By Redazione Musica | gennaio 22, 2009
(…continua)
IV.
Nello Scherzo è assente qualsiasi meditazione di tipo filosofico o esistenzialistico: è pura descrizione del mare affidato, questa volta, al coro e all’orchestra, con esclusione dei cantanti solisti. È musica Imitativa, perché imita fenomeni sonori esterni presi come modello, ma allo stesso tempo musica Pantomimica, perché traduce in suoni qualcosa che è movimento8. E non è solo la musica a offrire questa immagine di schizzi, gorgoglii, onde improvvise e ululare del vento, ma è lo stesso testo di Whitman ad avere di per se stesso una musicalità incredibile9, musicalità che non fa che ampliare il ventaglio timbrico e ritmico dell’orchestra:
Waves of the ocean bubbling and gurgling, blithely prying,
Waves, undulating waves, liquid, uneven emulous waves,
Toward that whirling current, laughing and buoyant with curves.
Il movimento si chiude singolarmente, col coro che cessa di cantare dopo che l’orchestra ha smesso di suonare: un espediente che lo stesso Williams ammise di aver “copiato” dal Gloria della Missa Solemnis di Beethoven.
Nell’ultimo movimento, The Explorers, la metafora del viaggio in mare come rappresentazione del viaggio della vita è spinta ancora più lontano: la musica inizia gravemente, con il coro solo che in pianissimo inizia a contemplare l’universo
O vast rondure, swimming in space,
Covered all over with visible power and beauty,
Alternate light and day and the teeming spiritual darkness,
Unspeakable high processions of sun and moon and countless stars above.
Un episodio modale, sempre per coro solo, ci conduce nel giardino dell’Eden, dove assistiamo alla nascita dell’umanità
Down from the gardens of Asia descending,
Adam and Eve appear, then their myriad progeny after them
E con la comparsa dell’uomo, compare la voglia di capire, di dare una risposta ai nostri perché sul senso ultimo della nostra esistenza:
Wandering, yearning, with restless explorations, with questionings, baffled, formless,
Feverish, with never-happy hearts, with that sad incessant refrain, – Wherefore
unsatisfied soul? Whiter O mocking life?
Un’immagine al limite del sacro quella che Whitman ci offre e che la modalità della musica di Vaughan Williams non fa che rafforzare: potrebbe essere Dio la risposta a quegli interrogativi; ma né Whitman né Williams intendono questo. La risposta è sempre l’uomo, la cui centralità in questa sinfonia è palese: non c’è un movimento in cui la presenza umana non si palesi. È una religione laica, positiva, in cui solo lo spirito umano e le sue azioni permettono di comprendere il mondo
After the Seas are all crossed,
After the great Captains have accomplished their work,
After the noble inventors,
Finally shall come the poet worthy that name.
Ora la musica si fa viva: rientrano baritono e soprano, ritorna il tema marino, contemporaneamente a quello del viaggio umano
O we can wait no longer,
We too take ship O Soul,
Joyous we too launch on trackless seas
E anche quando il baritono invoca Dio, non ci troviamo di fronte a un Dio in stretto senso religioso, ma è più un’immagine della natura e del mondo in cui l’uomo è immerso (una sorta di panteismo) e che l’uomo vuole capire:
Swiftly i Shrivel at the tought of God,
At nature and its wonders, Time, Space and Death
È un’immagine eminentemente romantica: è il concetto estetico del sublime, della piccolezza dell’uomo di fronte alla natura e all’infinito.
La sinfonia si avvia alla conclusione, ma il nostro viaggio sta per cominciare:
And we will risk the ship, ourselves and all.
O my brave Soul!
O farther, farther sail!
Nella vita, come per il mare, sappiamo che ci saranno tempeste dove rischieremo molto, ma senza rischio l’uomo non può evolvere e migliorare se stesso. E sempre più lontano dovremo spingerci per questo.
Sembra di rivedere l’Ulisse dantesco e la sua ciurma
“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo
sempre acquistando dal lato mancino.10
La musica si acquieta nuovamente e piano piano si spegne, quasi allontanandosi dalle nostre orecchie, come una nave che si allontana e scompare lentamente dietro l’orizzonte.
Nonostante sia solo la prima sinfonia di Vaughan Williams, resta la più lunga scritta dal compositore e quella che richiede uno sforzo d’ascolto maggiore, perché è un’opera che va oltre la musica: è una “sinfonia metafisica”, che ricorda a ognuno di noi che in fondo, in questa vita, siamo tutti sulla stessa barca.
Stefano Naimoli
(Fine)
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**Notes**
7 “Il mare evocato da Vaughan Williams è quello di cent’anni fa, quando veleggiavano ancora le grandi barche accanto al fumo dei bastimenti a vapore” – JOHN STEWART ALLITT: La musica classica inglese (da Bishop a Britten), op. cit., pag. 280.
8 Per maggiori approfondimenti sul descrittivismo in musica si rimanda a: Michel Chion, Le poème symphonique et la musique à programme, Parigi, Libraire Arthème Fayard. 1993, p. 37.
9 In inglese, molte parole e verbi nascono da onomatopee, ossia richiamano in sé il suono dell’oggetto o dell’azione che indicano.
10 Inferno, Canto XXVI vv. 112-126.
Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 1 Comment »





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