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    Mephistofele’s Violin… /1

    By Redazione Musica | febbraio 10, 2009

    Il violino del diavolo*


    Premessa

    Ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nel tentativo di svelare quello che sembra l’impenetrabile segreto dei violini della scuola cremonese; si tratta di una vera sfida tra arte e scienza alla ricerca dei misteri dei “divini” Amati, Stradivari e Guarneri. Malgrado gli enormi progressi fatti dalla scienza del suono nessun liutaio è oggi in grado di produrre strumenti paragonabili a quelli che alcuni secoli fa costruirono questi grandi maestri. Il violino è forse lo strumento che meno si è evoluto nelle caratteristiche costruttive e questo non per scarso interesse da parte dei liutai , ma per l’impareggiabile arte di chi li ha preceduti nel ‘600 e nel ‘700. Oggi i violini barocchi della scuola cremonese sono venduti per milioni di euro. Nel Marzo del 2008 il “Corriere della Sera”.it ha pubblicato l’articolo “Il violino più caro della storia torna a suonare in Russia”; si tratta di un Guarneri del Gesù del 1741, suonato alla corte dello zar Alessandro II Romanov, acquistato dal miliardario russo Maxim Viktorov per 3,9 milioni di euro da Sotheby’s. Uno dei maggiori violinisti contemporanei, Uto Ughi, utilizza in concerto strumenti barocchi tra cui un Guarneri del Gesù ed uno Stradivari. Un aneddoto da lui raccontato sottolinea ancor più la particolarità di uno strumento che vede il suo futuro nella grandezza di chi lo ha costruito nel passato. Racconta l’artista: “Tempo fa suonai in un recital con il violinista Josef Gingold, per molti anni primo violino della Cleveland Orchestra e ora insigne professore di musica all’Indiana University. Josef Gingold aveva appena acquistato un magnifico violino Stradivari e il fatto era stato pubblicizzato nei giornali locali. Dopo il concerto, un signore elegante venne nel nostro camerino e fece alcune domande a Josef. Iniziò col dire: Ho letto che lei suona un violino molto vecchio. Gingold rispose: Ho dei documenti i quali attestano che è stato fatto nel 1709. Il signore rispose: E’ un peccato che un artista del suo livello non possa permettersi un violino nuovo!” Questo episodio per dare rilievo a una realtà significativa; fra tutti gli strumenti musicali soltanto il violino non ha subito alcun cambiamento effettivo dall’epoca di Antonio Stradivari e degli artigiani di Cremona. Le tecniche di costruzione dei maestri cremonesi, l’accurata selezione dei materiali, la scelte di forme e dimensioni sono talmente perfette che il tempo ha dimostrato che non si può fare di meglio. Questa particolarità giustifica l’interesse allo studio di queste autentiche opere d’arte; la diagnostica per immagini e la TC in particolare si sono rivelati fondamentali per definire le tecniche di costruzione e lo stato di conservazione; tutte queste informazioni sono poi risultate indispensabili nella preparazione e nell’esecuzione del restauro.


    L’astro Paganini

    Non si può parlare di violini senza ricordare Nicolò Paganini, l’artista che più di ogni altro ha contribuito alla diffusione del”principe” degli strumenti.
    ” Non ha un bell’aspetto. E’ di statura media e non ha portamento eretto. E’ magro, pallido, cupo. Quando ride si nota che gli mancano alcuni denti. La testa è troppo grande per il suo corpo ed il suo naso è a becco. I suoi capelli sono neri, lunghi e sempre spettinati. E’ veramente brutto.”
    Così descriveva Paganini Matteo Nicolò De Ghetaldi, magistrato ragusano che viveva a Venezia, città spesso visitata dal violinista. A dispetto dell’impietosa descrizione siamo di fronte ad un uno dei più grandi fenomeni artistici di tutti i tempi. Il suo genio precoce ricorda Mozart; ad otto anni compose la prima sonata, a dodici anni l’esordio in concerto nel teatro genovese di S.Agostino segnerà l’inizio di una serie entusiasmante di affermazioni.
    Da quel momento è un susseguirsi di trionfi artistici in Italia ed Europa. La sua grandezza fu sancita dai commenti dei più grandi musicisti dell’epoca:”E’ la voce di un angelo” (Schubert),”E’ un fenomeno unico” (Schumann), “Perfetto” (Chopin),”Insuperabile” (Lizst), “Weber è una meteora, Paganini è una cometa” (Berlioz). Meno formale, ma sicuramente non per questo meno incisivo, il commento di Gioacchino Rossini: “Solo due volte ho pianto in vita mia: quando un tacchino infarcito di tartufi mi cadde accidentalmente nell’acqua e quando sentii suonare Paganini“.

    Nell’Europa del primo ‘800 Paganini fu una sorta di fulmine a ciel sereno; incarnò l’artista nuovo in grado di stupire ed esaltare le folle con il suo genio artistico, anticipando di secoli il mito delle moderne rock-star. Nel 1828 giunse a Vienna; il grandissimo successo nella Grande Redoutensaal della Hofburg lo costrinse a numerose repliche tanto che l’imperatore Francesco II lo nominò “virtuoso da camera” e in quell’anno nella capitale austro-ungarica si producevano guanti alla Paganini, biscotti alla Paganini, cravatte alla Paganini ecc., tanto era l’entusiasmo in chi lo ascoltava. La lunga tournee iniziata a Vienna continuerà nella altre capitali europee e l’artista, ovunque osannato, ritornerà in Italia soltanto alla fine del 1934.
    Niccolò Paganini rientra nel novero degli artisti che scatenano curiosità e fantasie sia per la vita priva di regole che per le dicerie che alimentavano il sospetto di un patto con il diavolo a vantaggio della sua arte. L’aspetto, gli atteggiamenti istrioneschi, gli abiti che indossava, contribuirono di certo a rafforzare queste voci; Paganini si presentava ai concerti vestito rigorosamente di nero, capelli lunghi e scompigliati, sdentato, il viso pallido e ossuto dove spiccava il grande naso aquilino, occhialini rotondi e scuri. A Palermo, durante un concerto, un ascoltatore giurò di aver visto Paganini suonare e il diavolo muovere l’archetto (lo stesso raccontò anche un autorevole critico viennese). A Vienna un cieco chiese : “ma quanti sono a suonare” ed alla risposta “è uno solo” esclamò: “allora è il diavolo”. I tedeschi coniarono per Paganini l’epiteto: “infernal-divino” ; ma queste maldicenze furono sicuramente favorite dal clima culturale romantico di quel periodo e non da reali interessi demoniaci dell’artista. Certo è, comunque, il suo gusto per il macabro. E’ sempre il magistrato siciliano De Ghetaldi a scrivere di strani concerti notturni tenuti dal Maestro nel cimitero di Venezia; la gente si raccoglieva strabiliata ad ascoltare, alcuni ridevano, altri, commossi, interpretavano il suo gesto come un omaggio ai defunti. Spesso, non curante della pioggia e del vento, il Maestro suonava nelle notti di tempesta. La conclusione fu che il Patriarca di Venezia dovette ammonire i fedeli dall’ascoltare quel musicista che profanava luoghi sacri.
    Liberatosi presto dal giogo e dalla rigida disciplina paterna, la ricchezza ed il carattere focoso lo portarono a condurre una vita movimentata in cui ebbero molto peso le avventure amorose e la passione per il gioco d’azzardo. L’artista disse “quando fui veramente padrone di me stesso mi buttai a capofitto nei piaceri della vita e ne bevvi a grandi sorsate“. Una volta, in una sola notte, riuscì a perdere al gioco tutto quanto aveva fino ad allora guadagnato con la sua attività di artista. Nel tentativo di rifarsi non esitò a mettere sul tavolo da gioco il suo prestigioso violino Stradivari ma perse anche quello. Iniziò quindi la disperata ricerca di un violino che gli consentisse di continuare ad esibirsi nei concerti. La ricerca fu vana, nessuno degli strumenti era adatto alle sue esigenze. Dalla biografia curata da Peter Lichtenthal sappiamo che un ricco francese di nome Livron , saputolo, gli affidò per un concerto un magnifico violino di Guarneri del Gesù.
    L’esecuzione di Paganini (Livorno 1802) fu talmente entusiasmante che alla fine del concerto Livron si precipitò sul palcoscenico, l’abbraccio e gli disse: “il Guarneri è vostro, ma ad una condizione: che lo suoni unicamente Paganini” . In seguito il musicista entrò in possesso di altri strumenti di grande valore (Stradivari, Maggini ed uno splendido Amati), ma nessuno di questi si dimostrò all’altezza del Guarneri che lui affettuosamente chiamava il mio “cannone”. Un’altra versione, sicuramente meno affascinante, racconta che il commerciante Livron ed il socio Hamelin donarono il violino a Paganini in occasione dell’inaugurazione del loro teatro livornese. L’appellativo “cannone”, dovuto al suono forte e possente, si deve non all’artista ma ad un giornalista del “Giornale delle due Sicilie” che usò il termine nel 1819, in occasione di uno strepitoso concerto al Teatro S.Carlo di Napoli.

    Giuseppe Salerno

    * Articolo apparso ne Il Rigo Musicale n. 27, Genaio-Febbraio 2009

    (leggi la II Parte)

    Topics: Great Musicians, History of Music, MUSIC, Niccolò Paganini, Post-Romantic | 2 Comments »

    2 Responses to “Mephistofele’s Violin… /1”

    1. Mephistofele’s Violin… /2 | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      febbraio 11th, 2009 at 12:46

      [...] Mephistofele’s Violin… /1 [...]

    2. Mephistofele’s Violin… /3 | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      febbraio 12th, 2009 at 09:06

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