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    Variationen für Orchester, Schönberg e Karajan

    By Redazione Musica | marzo 17, 2009

    Appunti su Arnold Schönberg e le sue “Variationen für Orchester” op. 31, nella particolare prassi esecutiva di Herbert von Karajan

    Diversi anni fa mi sentii attratta da quella che è conosciuta come la “Seconda
Scuola di Vienna”. La definizione suonava per me come una promessa e Vienna sa mantenere le sue; ero curiosa di sperimentare quel tipo di musica che abbandona volutamente e completamente qualsiasi richiamo alle leggi che sono proprie della musica che è familiare ai più. In ambito artistico siamo nel periodo in cui si sviluppò l’Espressionismo, corrente dell’avanguardia sviluppatasi in Germania attorno al 1905. In campo musicale, era da tempo che un senso di sconforto strisciava tra gli artisti; si aveva la netta sensazione di non riuscire più a superare coloro che avevano operato fino ad allora. Wagner, Brahms, Bruckner, avevano forse esaurito ogni possibilità? Il limite della tonalità era stato raggiunto? Già il Decadentismo aveva portato con sé tutti i sintomi del grande malessere dilagante ed era giunto il momento di pensare a nuovi percorsi, a mettere in discussione soprattutto il sistema musicale in uso ormai da secoli. Alla fine il rinnovamento consistette nel guardare di nuovo al passato: lì era la fonte dalla quale poter attingere per ricreare la nuova forma musicale. Johann Sebastian Bach era la chiave di volta per superare l’impasse creativa. Arnold Schönberg pensò di elaborare un’idea per far sì che la musica non rischiasse il collasso a causa di un retaggio immenso che rischiava di paralizzarla. In questo breve articolo non affronterò un discorso sulla musica che hanno definito “dodecafonica” (Schönberg definì la sua idea “il metodo di comporre con i dodici suoni”), ma fermerò sulla carta, per me e per voi, i pensieri e le emozioni che ho provato nello scoprire nuovi percorsi musicali, con la curiosità che caratterizza coloro che amano le arti e la musica in particolare. Infatti, la mia esposizione sarà semplicissima e rivolta a chi guarda con sospetto le composizioni proprie del periodo che sto trattando. Eppure questa musica è un importante documento storico che testimonia profondi disagi dell’anima, dubbi, malesseri che hanno gravato su tutto il mondo artistico. Ho voluto scrivere “di getto” per non togliere naturalezza e perché questo scritto non è un saggio ma il racconto di una delle mie meravigliose esperienze musicali, e un invito all’ascolto della musica di Arnold Schönberg che io propongo nell’esecuzione di Herbert von Karajan alla guida dei Berliner Philharmoniker. Ho scelto il maestro austriaco perché le sue incisioni sono un po’ particolari e perché ascolto le sue interpretazioni da quando ero una bambina e mi incantavo ad ascoltare la musica alla radio. È un vero peccato che oggi non lo si faccia quasi mai!

    ***

    Ciò che mi colpisce ascoltando i lavori di Schönberg, Berg e Webern e tutti coloro che hanno seguito la forma di espressione da essi elaborata è la sorpresa che mi provocano per la loro imprevedibilità. Un mondo totalmente diverso da quello nel quale vivo felicemente immersa da sempre. Infatti il primo passo obbligato è stato quello di allontanarmi “sentimentalmente” dai miei amatissimi autori classici e romantici. Sapevo che era per poco, il tempo di assaporare il nuovo, poi avrei fatto posto nel mio animo ad altri metodi di composizione; si può immaginare il disorientamento nel privarmi del quotidiano avvolgermi nelle sinfonie più amate. Avevo quattordici o quindici anni e come molti adolescenti ero molto fedele ai miei idoli che si chiamavano Haydn, Mozart, Schubert, Beethoven, Brahms, R. Strauss, R. Wagner e tutti i compositori italiani. Devo premettere che con la musica che non conosco ho da sempre un approccio non proprio immediato: ascolto un brano finché non sento di averlo tutto nella mia mente; ho la necessità urgente di possedere un’idea seppur vaga di ciò che sto ascoltando, di avere una sensazione d’insieme, l’immediata ricerca del Tema come punto di riferimento, per poter poi percepire anche il più piccolo dei particolari. C’è il piacere della scoperta e il piacere di trovare la cosa nuova sempre più bella a mano a mano che diventa familiare, e così si continua all’infinito! Ora la mia attenzione era rivolta al suono a me estraneo e non a una melodia, e il piacere era la sorpresa e insieme il disagio di non trovare mai la nota che mi aspettavo, ma un’altra che mi lasciava con una sensazione di possibilità infinita. Ancora oggi ricordo la grande gioia, l’ebbrezza e lo smarrimento che provai quando iniziai ad avvicinarmi alla musica di Schönberg; non mi riferisco a quando l’ascoltai alla radio, ma quando decisi di comperare il disco. Il primo lavoro fu la bellissima “Verklärte Nacht”, ‘Notte Trasfigurata’, nella versione per Orchestra d’archi.


    (Verklarte Nacht Lecture 1, 2, 3)

    In questo lavoro non si percepisce molto di ciò che sarà l’evoluzione di Schönberg, ma si avverte pur qualcosa di peculiare, infatti l’autore, qui, è giunto ai i limiti della tonalità. Ciò che avviene dopo è silenzio dal quale nasce l’essenza della musica, privata di ogni sua attrattiva; è suono puro come diamante, tagliente, freddo e incredibilmente scintillante. Ghiaccio che scricchiola oppure suono provocato da ciò che assomiglia a un’enorme cascata di perle. Silenzio rotto da suoni che esistono per negare la musica armoniosa o per sostituirsi a essa, visto che il confine è stato raggiunto e sorpassato. Nelle “Variazioni” c’è il richiamo a un nome che si è fatto suono e quel nome, come un camaleonte muta in continuazione, si presenta con vesti differenti, ma è sempre ostinatamente lui; una declamazione espressa con differenti modalità e che sentiamo per l’ultima volta nel Finale invocata in modo declamatorio, ma senza emozione dalla tromba: BACH. Allora il mio pensiero invoca una tregua a quell’ascolto totale e incondizionato che pervade tutto il mio essere e va, senza nesso apparente, a Richard Strauss e alle sue “Metamorfosi”, quando si ode il tema dell’”Eroica”, quasi per cercare rassicurazione da quel mondo ignoto, da quel richiamo al nome di Bach, come una litania piatta, esangue. Eppure il desiderio di ascoltare ancora quei suoni che non danno speranza, ma pretendono l’assorbimento totale di tutto l’essere, è prepotente. Per questo ho deciso di scrivere un breve articolo che vuole solo essere un invito all’ascolto di questo lavoro tanto affascinate e possa essere uno spunto per un eventuale auspicato approfondimento.

    ***

    Le “Variationen für Orchester”, composte nel 1928, si collocano in pieno periodo dodecafonico. Esse rappresentano per antonomasia l’Omaggio a Johann Sebastian Bach; Màtyàs Seiber, compositore ungherese (1905-1960), le definisce l’autentica “Arte della fuga” dell’era dodecafonica, in cui, la paternità spirituale di Bach è celebrata con la citazione musicale B-A-C-H, che in tedesco indica le note “si bemolle/la/do/si”; Schönberg la definisce: “Il simbolo del nome Bach che si suole spesso invocare come patrono per un compito ardito…”[1] Il pezzo è formato da Introduzione, Tema, nove Variazioni e Finale e necessita di una grande orchestra sinfonica con molti strumenti a percussione.


    (Schönberg : Variations for orchestra)

    L’Introduzione (“Mässig Ruhig”, silenziosamente), è assai dolce e ha il compito di presentare un Tema (“Molto Moderato”) cantabile esposto dai violoncelli. La Prima variazione (“Moderato”) è assai ritmica; nella Seconda (“Langsam”, Lento) si odono violino e violoncello che fanno da contrappunto agli strumenti a fiato che presentano una parvenza di melodia; la Terza (“Mässig”, Moderato) è molto ritmica, e la Quarta, (“Walzertempo”) sembra parodiare i valzer viennesi; la Quinta (“Bewegt”) è incredibilmente ricca di ritmi e contrappunti, mentre la Sesta (“Andante”) è un po’ come la seconda, con un tempo “Andante” in cui si intersecano gli strumenti solisti. La Settima variazione (“Langsam”) presenta un suono estremamente cristallino dovuto alla celesta al flauto e all’ottavino, impiegati soprattutto nel registro acuto; nell’Ottava (“Sehr Rasch”, Molto Presto) ci sono ritmi irregolari che culminano in un fortissimo di tutta l’orchestra. Dopo la Nona variazione (“Aber etwas langsamer”, L’istesso tempo, ma un po’ più lento) c’è il lungo Finale (“Mässigschnell”, Moderatamente Veloce) che ricorda le caratteristiche delle parti precedenti, e, sul finire, ecco le trombe nel registro acuto enunciare il nome BACH (“sib/la/do/si”), che c’era già nell’Introduzione.

    ***

    L’incisione di Herbert von Karajan è del 1972/1974 e fu messa in commercio nel 1975, per la Polydor International. Lo stesso maestro sostenne le spese perché le case discografiche forse non volevano rischiare, però i fatti gli diedero ragione. Parecchi anni prima di affrontare il progetto, Karajan volle familiarizzare con la musica insieme all’orchestra, eseguendola in concerti per i giovani, e fin dal principio ebbe chiaro il fatto che le richieste di Schönberg erano inconsuete e difficili da realizzare persino in sale da concerto dall’acustica ottimale. Infatti Karajan definì le “Variazioni” uno dei più grandi lavori mai concepiti ma impossibili da realizzare in esecuzione diretta secondo le indicazioni di Schönberg. Solamente in registrazione è possibile ottenere l’esatto suono richiesto dal compositore. “Per esempio – spiega Karajan – c’è un assolo di corno inglese durante il quale tutta la sezione dei legni suona ritmi complicati in una successione di tre Pianissimo nel registro acuto, e questo non si riesce mai a sentirlo”. La soluzione fu quella di sistemare i legni a una ventina di metri dal solista. È noto che Schönberg componeva spesso con i suoi allievi e scriveva i passaggi difficili col gessetto su una lavagna, e li spronava a proporre soluzioni che talvolta risultano troppo ricche ed elaborate, tali comunque da offuscare l’idea originale. Per cui Karajan ritenne giusto servirsi dei mezzi tecnici per quei pezzi; l’ingegnoso interprete decise di cambiare la sistemazione degli strumentisti a ogni Variazione, allo scopo di creare l’acustica che si vede e si immagina guardando la partitura. Alcuni asserirono che questo significava manipolare la musica con mezzi tecnici, ma Karajan non era di quell’avviso: di fatto, alludendo alla Settima Variazione, lui dice che quando si richiede all’ottavino di suonare ppp all’estremo acuto del suo registro “so schwach wie möglich” (il più piano possibile) con il fagotto e gli archi soli a livelli dinamici differenti e poi nella successiva Variazione viene chiesta combinazione e dinamica del tutto diverse, questo non può essere ottenuto con l’Orchestra seduta in sala da concerto in assetto abituale [2]. Karajan ribadì all’Orchestra che “Le dissonanze si devono suonare nel modo più bello che si può; una dissonanza non è un pretesto per una brutta esecuzione o per stonare”. A questo proposito, Karajan scrisse un testo apposito che venne allegato al cofanetto contenente le incisioni. “Nel corso delle prove ho ripetuto più volte ‘Signori, una dissonanza è una tensione, e una consonanza è quindi una distensione necessaria e corrispondente. Ma né tensione né distensione possono essere brutte, perchè non sarebbero più musica’. Penso alla sciocchezza, che sento ripetere di frequente, che io vorrei ‘smussare gli spigoli’. Gli spigoli possono essere smussati solo dove la spigolosità consiste in una nota suonata in maniera non professionale, cioè quando è sporca, sciatta e priva di attrattiva. Nel nostro lavoro che svolgiamo insieme abbiamo sovente provato l’intonazione per ore di seguito. Anche la tensione dovrebbe essere questione di bellezza perché il contenuto della musica deve risultare pulito e limpido e Webern rappresenta un esempio. Si dice che egli era molto freddo; l’ho visto dirigere e non mi è sembrato affatto freddo, anzi il suo impegno era straordinario [3]. Forse però bisognerebbe sottolineare un punto: con l’avanzare degli anni, egli divenne molto più astratto, più introverso. La “Passacaglia” op. 1 inclusa in questa serie, è un’opera molto musicale, molto appassionata e non c’è ragione di eseguirla in modo indifferenziato. Le opere sono nell’ordine in cui furono composte. Incontriamo Webern con la “Passacaglia” e lo lasciamo con la “Sinfonia”. Che contrasto! La “Sinfonia” di Webern è una composizione che ho cominciato a capire durante le prove e debbo ammettere che solo ora posso dire di conoscerla. È un tipo di musica astratta che non propone alcuno sviluppo, ma crea solamente una condizione, una condizione che resta costante. Non saprei dire quanto ques’opera mi affascini”[4].

    Rossana Cimarelli

    ** Note **
    [1] ARNOLD SCHÖNBERG, “Analisi e pratica musicale: scritti 1909-1950″, a cura di Ivan Vojtech, traduzione di Giacomo Manzoni, Torino, Einaudi, 1974 (Saggi, 532).
    [2] RICHARD OSBORNE, “Conversations with Karajan”, traduzione di Oddo Piero Bertini, Parma, Guanda, 1990, nota 13. Peter Stadlen, che comincio` la sua carriera come fervido
sostenitore della Seconda Scuola di Vienna, scrisse sul “Daily Telegraph” del 27 gennaio 1975: “L’interpretazione che Karajan dà alle “Variationen für Orchester” op. 31 di Schönberg testimonia che non è stato un capriccio insistere perché durante le registrazioni gli strumentisti cambiassero il loro posto a ogni Variazione, poiché l’opera guadagna in plausibilità, non solo per la trasparenza che non ha precedenti ma per una creativa logica acustica”.
    [3] Karajan vide dirigere Webern quando egli era ancora uno studente. Gli piacque molto il pezzo proposto, ma pensò che se non avesse modificato la modalità esecutiva, avrebbe rischiato di non incontrare l’entusiasmo del pubblico. “No, in questo modo non riuscira` a farsi comprendere”.
    [4] RICHARD OSBORNE, “Conversations with Karajan”, nota 14: ci si riferisce all’intero cofanetto che comprende tutta una serie di lavori di Schönberg, Berg, Webern. Ho ritenuto non interromperlo con la parte relativa alle Variazioni.

    Topics: Herbert von Karajan, MUSIC, Your personal considerations | 36 Comments »

    36 Responses to “Variationen für Orchester, Schönberg e Karajan”

    1. Stefano Naimoli Says:
      marzo 17th, 2009 at 09:05

      “Le dissonanze si devono suonare nel modo più bello che si può; una dissonanza non è un pretesto per una brutta esecuzione o per stonare”
      Appoggio questa affermazione di Karajan, certo se la sentisse Boulez gli prenderebbe un coccolone, ihihih.

    2. Andrea Barizza Says:
      marzo 17th, 2009 at 09:34

      non credo che Boulez voglia che quacuno stoni quando suona una seconda…?!

    3. Stefano Naimoli Says:
      marzo 17th, 2009 at 12:09

      Quello che intendevo dire è che Boulez tende ad esasperarle le dissonanze, a volte trovo questo insopportabile.
      Se dobbiamo accetatre la dissonanza come parte naturale del discorso musicale, non capisco perchè esasperarla, accentuarla quasi a volerla far emergere su tutto il resto.

    4. Rosy Says:
      marzo 17th, 2009 at 15:07

      Ciao !
      Scusate il mio contributo piccino per un argomento tanto impegnativo, ma come ho specificato nell’articolo, l’intento e` quello di incuriosire chi non ha fatto grandi studi musicali ma ama tanto la musica.
      Sono daccordo con Stefano, le dissonanze si avvertono a livello epidermico se suonate normalmente e cosi` deve essere, Karajan dice che sono suoni, quindi meritano lo stesso rispetto degli altri, ed io ne deduco che l’enfasi non debba entrare. Le Variazioni, se vengono eseguite in modo esasperato, generano forte disagio in chi ascolta, talvolta al limite del disgusto. Comunque ho letto, ( non cito la fonte perche` come al solito ahime`, non la ricordo, ha ragione “piccolo K” che temo non sia un lettore!) che Pierre Boulez, come Karajan, afferma che alcune composizioni di Schönberg sono davvero assai difficili da eseguire cosi` come le ha scritte l’Autore e soprattutto da renderle accessibili al pubblico.
      Rosy

    5. Rosy Says:
      marzo 17th, 2009 at 21:12

      Ciao amici di Musical Words!
      Mi dispiace che il video sulle Variazioni sia stato “rimosso dall’utente”! :( Non e` possibile sostituirlo? Ho visto che ce ne sono altri su You Tube sempre di Boulez.
      Grazie
      Rosy

    6. Federico Preziosi Says:
      marzo 17th, 2009 at 23:47

      sarò eretico, ma preferisco Boulez a Karajan nella direzione di Schoenberg.
      Articolo piacevole comunque

    7. Rosy Says:
      marzo 18th, 2009 at 01:02

      Ciao Federico!
      A causa della tua affermazione subirai sicuramente la scomunica. Coraggiosissimo. ;)
      Se Karajan fosse vivo sarebbe molto dispiaciuto del fatto che non ti piace molto la sua interpretazione di Verklärte Nacht e ti chiederebbe il perchè. Una volta il maestro chiese al suo agente discografico quali incisioni da lui dirette avrebbe portato in un’isola deserta. L’uomo fece una lista e quando Karajan la lesse la sua espressione era di immensa e profonda delusione: ” Oh! Non ci sono le Sinfonie di Beethoven, ma davvero non ti piacciono?”

    8. Stefano Naimoli Says:
      marzo 18th, 2009 at 09:28

      Una volta sono incappato in una incisione della Sony di Boulez con la NY Philharmonic, con la Watermusk e la musica per i fuochi di artificio di Haendel…l’ascolto mi lasciò abbastanza perplesso, visto il tipo di repertorio che è solito affrontare Boulez, e il tipo di approccio che ha. Neanche mi ha entusiasmato il suo Wagner a Bayreuth: perchè Boulez deve sempre smembrare un brano, analizzarlo pezzo per pezzo con totale e matematico raziocinio?
      E’ questo forse l’unico approccio per rendere “moderna” la musica?
      E comunque se non è per Karajan, il più grande rivale nel 900 musicale per Boulez sarà comunque sempre Lenny.

    9. Rosy Says:
      marzo 18th, 2009 at 10:49

      Grazie per la sostituzione del video-audio: ora si sente!
      Mi sarebbe piaciuto poter far sentire ciò di cui parlo nell’articolo, ma non ho mai provato a caricare su You Tube.
      Stefano e Federico, voi avete ascoltato quella incisione o prendete come riferimento il Compositore e come viene eseguito dai suddetti interpreti?

    10. Stefano Naimoli Says:
      marzo 18th, 2009 at 11:29

      Ho l’incisione di Karajan e mi è capitato di ascoltare Boulez.
      non dico che Karajan sia l’unico interprete di Schoenberg bene inteso: dico solo che condivido il suo punto di vista nella frase che ho riportato, un punto di vista che non ritrovo in Boulez.
      Se poi vogliamo parlare di Verklarte Nacht, possiamo guardare anche nel giardino di casa nostra e sentire la splendida incisione del mai troppo compianto Sinopoli.

    11. Rosy Says:
      marzo 18th, 2009 at 12:56

      Stefano,
      il tuo punto di vista è stato chiarissimo sin dall’inizio; lungi da me domandare o peggio dichiarare chi sia il migliore esecutore di Schönberg!
      Sono daccordo su Sinopoli, peccato la sua prematura scomparsa.

    12. Rosy Says:
      marzo 18th, 2009 at 20:14

      Pero`, Stefano, mi permetto di consigliarti una toccante esecuzione -dal vivo- di Karajan al Royal Festival Hall, Ottobre 1988. Si tratta degli ultimi concerti in Inglilterra che sono avvenuti nel 1985/87/88. Recentemente la Testament li ha messi in commercio; quello del 1988 comprende la Sinfonia N°1 di Brahams, che karajan nel corso della sua carriera non ha fatto mai mancare, e appunto, Verklärte Nacht di Schönberg, a mio avviso, splendidamente interpretata da Karajan ottantenne, anche la critica disse era migliore di quella realizzata in studio.Nel concerto del 1987, ci fu un po’ di trambusto perche` gli orchestrali erano stati bloccati a Dover e fino in ultimo non si riusciva a capire se il concerto si sarebbe svolto o no anche perche` le prime informazioni sul ritardo sembravano dovute a problemi di salute del maestro, poi arrivarono scortati dalla polizia. Quei tre concerti furono memorabili; anche nel 1988 ci fu un lungo ritardo dovuto ad uno sciopero!
      Ciao! :D
      Rosy

    13. Federico Preziosi Says:
      marzo 18th, 2009 at 22:28

      Attenzione, io preferisco Boulez nella direzione di Schoenberg e non in genere: GUAI!!! :D
      Tuttavia, a mio avviso, è proprio la freddezza che occorre per questo genere di composizioni e in questo Boulez è un maestro. La versione di Karajan non è male, la considero interessante ma esteticamente meno rilevante. Questioni di punti di vista.

    14. Rosy Says:
      marzo 18th, 2009 at 23:13

      Questo si capisce Federico, del resto perderemmo molto ascoltando uno o pochi interpreti, e questo te lo dice una grande affezionata di Karajan che ha quasi la raccolta completa delle sue esecuzioni!
      Però la scomunica non te la toglie nessuno!
      Seriamente, è il genere di composizione in se che non apre certamente l’animo, anzi direi che tende a risucchiare tutto come un buco nero. Per me questo è il fascino della musica dodecafonica. Probabilmente, Boulez, essendo entrato in quel mondo come compositore e avendo anche apportato modifiche che rende detta musica ulteriormente spoglia da qualsiasi richiamo tonale, magari sarà stato influenzato in veste di interprete, ma questa una mia umilissima supposizione che mi renderà tua compagna di sventura! :)
      L’Inizio delle Variazioni ed alcune di esse, compreso il Finale, lo trovo interessantissimo e chiaro in Karajan: gli strumenti si esprimono davvero tutti e su piani diversi, in modo asettico e glaciale, le trombe sono terribili ed implacabili; il suono della celesta, (7a Variazione, quella più ricca di sonorità) è splendido. Mi vergogno immensamente, ma spero nell’umana comprensione.
      Ho scritto l’articolino perchè mi piace questo genere di composizioni, il fatto che ho scelto Karajn, è perchè mi piace come le ha eseguite, ma è marginale. Non so se ci crederete ;)
      Ciao!
      Rosy

    15. Stefano Naimoli Says:
      marzo 19th, 2009 at 00:11

      Ma perchè il 900 musicale deve essere ncessariamente freddo e “decostruito”?
      Eppure tra lo stravinskij di Boulez e quello di Bernstein io mica sarei così sicuro di optare ad occhi chiusi per Boulez :P

    16. Rosy Says:
      marzo 19th, 2009 at 02:04

      Mi accorgo di avere fatto solo monologhi interrotti da vostre frasi che esprimono punti di vista differenti e sacrosanti. Non voglio fare l’avvocato difensore di Federico, ma non mi sembra cosa grave avere un gusto personale diverso, insomma se a lui piace Boulez quando dirige Schönberg, non mi sembra giusto sottolineare che c’è qualcun altro che lo dirige meglio.
      Un certo tipo di espressione musicale è fredda e decostruita, non sempre ma talvolta è così, ma forse tu Stefano ti riferisci al modo di trattarla caratteristico di Boulez: analizza e scompone come uno scienziato, forza i punti di tensione rendendo la musica smembrata e fastidiosa. A te non piace e neppure a me, però lui e molti interpreti avevano compreso che la musica propria di quel periodo veniva spesso bistrattata o poco considerata e quindi eseguita senza rispetto. Il suo intento era buono perchè mirava a dare rispetto e giusto valore a quelle forme di espressione che erano nuove a quel tempo e si sa che il nuovo è quasi sempre recepito male, almeno nelle fasi inziali. Succede con qualsiasi forma d’arte. Il mestiere dell’interprete è molto delicato e complicato, in questo diceva bene Stravinskij:” In che mani finiranno i nostri lavori?”
      Eppoi non tutto il 900 musicale è freddo, non tutte le correnti espressive usano tensioni o le usano in maniera moderata. In Wagner c’erano dissonanze ( Tristan und Isolde ), in Strauss troviamo dissonanze, in molti Autori c’erano germogli dai quali è nata una nuova forma musicale, ma io non sento freddezza nella loro musica! Neanche in Schönberg o nei suoi allievi e proseliti io sento freddezza. In talune composizioni, sì, perchè è necessaria per evocare i sentimenti di quella fase storica.
      Scusate l’intromissione ;)
      Rosy

    17. Federico Preziosi Says:
      marzo 19th, 2009 at 11:09

      Stefano ma mica io mi riferisco a tutto il ‘900… lungi da me l’idea di considerare il secolo in cui sono nato freddo e decostruito. Karajan per esempio mi piace molto nella direzione di Stravinsky e di Bartòk, autori tutt’altro che “freddi”.
      Chiarisco meglio il mio punto di vista. Per le opere di metà e fine Ottocento (Wagner) la dissonanza è una tensione fortissia che proietta l’ascoltatore nei meandri più profondi della propria psiche. Freud non ha ancora scritto nulla, eppure Wagner sembra aver anticipato una tendenza che andrà avanti per tutto il secolo successivo; in Schoenberg una dissonanza non ha lo stesso valore, qui la tensione è continua e l’effetto è alienante, desolante, impotente, a volte ho l’impressione che il concetto di dissonanza qui si annulli, perda quel ruolo che ha sempre avuto nella musica. Questo è il motivo per cui preferisco in questo caso Boulez a Karajan: come ha giustamente sottolineato Rosy, il buon Pierre ci è nato in questo contesto. La freddezza può toccarti l’animo? Si, se è una freddezza che si mette in contatto con lo spirito del tempo o, meglio, di quell’area geografica. Nessuno meglio di Schoenberg rappresenta tutto questo, la follia di ciò che sta per accadere, il vuoto, una dissoluzione che parte dalla struttura ben edificata, a volte con precisione matematica. Se ho ben interpretato lo spirito di quegli anni, voto Boulez.

    18. Stefano Naimoli Says:
      marzo 19th, 2009 at 12:49

      Bhè Rosy Stravinskj come interprete, anche di se stesso, non è stato certo all’altezza dello Stravinskj compositore. Comunque hai centrato perfettamente il mio punto di vista, Boulez spesso fa un’autopsia del brano che sta eseguendo. Il che da un lato risulta affascinante perchè ti fa scoprire “l’anatomia” profonda del brano.
      Ma spesso e volentieri, ed è questo che rimprovero a Boulez, per guardare la parte si perde il senso del tutto, e il tutto spesso va al di là della semplice somma delle parti: per essere terra terra, mi si scusi la crudezza, se viviseziono un gatto vedo perfettamente come è fatto e come “funziona”. So tutto di lui. Ma se lo vado a rimettere insieme, è lo stesso gatto che avevo all’inizio, o c’è qualcosa che ho perso nell’analisi e che non posso riavere? Spero di essermi spiegato :(
      X FEDEFICO: quello che dici è sacrosanto, ma allora non è applicabile solo a quel periodo storico ma a tutta la storia della musica. Chi ha sentito l’entrata stonata del corno nell’Eroica di Beethoven durante la prima ha avuto una reazione diversa di quella che abbiamo noi oggi nel risentirla. per l’ascoltatore di allora si che è stato un choc, per noi questo choc si è “perso”. Si è perso epr via della sedimentazione storica e per tutto quello che c’è stato a livello musicale tra il 1804 ed oggi. Quindi, quando Schoenberg dice che la storia della musica è l’adeguarsi dell’orecchio alla dissonanza ha tutte le ragioni del mondo. Ma non è la dissonanza, o meglio il concetto di dissonanza, che assolutizza la modernità o meno di un’opera come vedi. E’ qualcosa comunque di relativo:
      Beethoven era moderno allora come lo è ora Schoenberg, che fra 100 anni magari non sarà più considerato moderno. Ma non è, a mio avviso, questo assunto che deve stare alla base di un approccio troppo decostruzionista, nell’esecuzione. Altrimenti lo stesso concetto Boulez dovrebbe applicarlo anche a Bach o a Beethoven. Eppure in repertorio questi due compositori non li calcola proprio.

    19. Stefano Naimoli Says:
      marzo 19th, 2009 at 13:05

      Comunque non è che ce l’ho con Boulez eh, sia chiaro. Compro anche io i suoi CD :D , e a dirla tutta non è nemmeno l’unico ad avere quel tipo di approccio: Harnoncourt, per quanto riguarda il periodo tra Barocco e prima metà dell’Ottocento fa la stessa identica cosa: decostruisce. Il che per Bach mi sta anche bene, ma quando devo vederlo al Musikvereein dirigere Strauss un po’ di pelle d’oca mi viene….

    20. Rosy Says:
      marzo 19th, 2009 at 18:49

      Oh, Stefano,
      questa notte, quando ho scritto il commento rivolto a te e Federico nella speranza di scambi di opinioni più esaustive e soddisfacenti, la prima cosa che mi è venuta in mente è questa: ” Quando Stefano spiegherà il suo punto di vista non mancherà di citare l’esempio più calzante che si possa trovare: “l’entrata anomala del corno nell’Eroica!” Ah, ah! Dopo più di cento commenti non era difficile indovinare la mossa! :D

    21. Rosy Says:
      marzo 19th, 2009 at 23:40

      Si, Stefano, di Stravinskij ho solo preso la frase perchè contiene una grande verità.
      Riguardo la concezione di Karajan, è innegabile la sua continua attenzione e ricerca ad una visione intera, totale dei lavori che intendeva eseguire. E questo processo sembra essere molto complesso se lui stesso affermò di essere giunto a comprendere l’interezza dell’Ottava di Bruckner dopo molte esecuzioni ed un lungo ritiro di riflessione sulle sue amate montagne; infatti per lui la musica e la natura erano inscindibili. Per me l’eccezionalità di Karajan risiede proprio nello studio capillare, nel soffermarsi nei particolari senza mai e poi mai perdere il senso dell’insieme, che come affermi giustamente tu non è la somma delle parti studiate ma è molto di più; l’essenza o l’idea è all’interno ma non è un pezzetto bensì una scintilla che contiene l’intenzione intera. (= in sostituzione al gatto, li amo tanto!)
      Comunque il significato della dissonanza in Schönberg è profondamete diverso rispetto ad altri artisti del periodo immediatamente precedente, come ha detto Federico. Essa si priva quasi del suo significato, perde valore a furia di “esserci” con suoni che rimandano ad un mondo che grida al disastro, ad un futuro che non può essere nemmeno immaginato. La freddezza è nel suono derivante da una musica è stata spogliata di tutto ed il silenzio diviene forse più bello e più significante di essa. Certamente tali composizioni hanno un valore sia artistico che storico, io ci vedo grandezza in tutto ciò, allo stesso tempo comprendo le perplessità di interpreti coscenziosi nell’eseguirle: ” Riusciremo a rendere accessibile questa musica?”. Karajan attese tanti anni anche se aveva apprezzato da subito i lavori della nuova Scuola, perchè non era certo di riuscire a far penetrare il Nuovo. Invece Strauss non sente necessità di innovazione, pensiamo all’Elektra; sono comunque modi differenti di reagire difronte ad un mondo che si sta sgretolando.
      Pensando a Karajan, Stefano, io vedo una sorta di “continuità” tra le Metamorphosen e Verklärte Nacht, ma è un mio pensiero assurdo!
      Ciao
      Rosy

    22. Federico Preziosi Says:
      marzo 20th, 2009 at 01:06

      x Stefano: diciamo che io credo nella diversità delle interpretazioni. Voglio dire, pur ammettendo l’esistenza di una gamma di grandissimi interpreti, non esiste il migliore nel complesso, esistono buone esecuzioni e pessime esecuzioni. Ciò che distingue tutti i grandi artisti è un sentire: per quello che ho scritto in precedenza reputo Boulez molto più vicino al sentire di Schoenberg, per questa ragione, in questo caso, lo preferisco a Karajan. Su Strauss non avrei dubbi: Karajan! Non si tratta nemmeno di modernità: secondo la mia visione della musica è Bartòk ad essere il più moderno andando avanti per la sua strada senza mai perdere il contatto con la tradizione. Ecco, un Bartòk fatto da Boulez, per esempio, non lo conosco, ma conoscendo le caratteristiche non credo che possa piacermi.

      X Rosy: ma allora se è un tuo pensiero assurdo, di cosa parliamo? :P
      Scherzi a parte, se penso a un modo per rendere questa musica più accessibile, non mi viene in mente granchè. In generale credo che contestualizzare a livello storico la musica possa aiutare molto.

    23. Rosy Says:
      marzo 20th, 2009 at 07:45

      Federico, non intendo le due composizioni messe a confronto, bensi` una comunione di affetti in Karajan; non e` un caso che Verklärte Nacht e` spessimo presente nei suoi concerti ed io ci vedo e sento la stessa profonda partecipazione che troviamo nelle Metamorphosen; ci sono casi in cui la nostalgia per un mondo perduto, per una Bellezza che non e` piu`, per un’idea Romantica che e` arrivata agli ultimi palpiti di vita (metamorphosen), possa essere avvicinata ad una composizione che presenta ancora in se` molto dell’idea romantica ma ancora non si duole perche` c’e` un germe di quella bellezza tanto compianta, di quel dolore struggente ma con speranza che penso esprima Verklärte Nacht. Ecco e` proprio il substrato di dolore che io sento in Karajan quando esegue le due splendide composizioni! Nelle Metamorphosen, il grandissimo Strauss ti annichilisce e ti presenta una sublimazione che ti fa soffrire ancor di piu` con il richiamo dell’Eroica che si porta via con se la Bellezza, e Schönberg ci riempie il cuore con altrettanta profondita`, con dolcezza e nostalgia, e proprio in quella Nostalgia sento il legame tra i due lavori ed e` per questa ragione che adoro l’intensita` degli archi che Karajan mette in risalto con profonda partecipazione.
      Per quanto riguarda il rendere accessibile la concezione di Schönberg, la mia e` una domanda retorica, infatti io sono convinta che gli interpreti di cui stiamo parlando, hanno fatto di tutto, almeno nelle intenzioni, a renderla tale. Per me Karajan, lo ripeto, ci e` riuscito egregiamente per le ragioni che ho tentato di spiegare nel commento sopra. Certo che hanno contestualizzato e non potava essere diversamente visto che i due interpreti sono stati testimoni di quel periodo. Le modalita` di approccio e di esposizione sono differenti!
      Non so se ho chiarito o se ho confuso ulteriormente! :(
      Rosy

    24. Stefano Naimoli Says:
      marzo 20th, 2009 at 09:17

      Invece sai che è un pensiero che condivido anche io sulla continuità Metamorphosen Verkarte Nacht in Karajan?
      Trovo anche io ci sia un fil rouge che le lega. Di opere per soli archi karajan ha dato letture esemplari e toccanti, mi viene a mente anche la Holberg suite di Grieg (non c’è una cavolo di faccetta che arrossisce?). Non ho mai sentito la sua tallis fantasia, ma penso che infondo questo fil rouge sia estendibile anche ad essa.

    25. Stefano Naimoli Says:
      marzo 20th, 2009 at 09:20

      X FEDE: Bhè le esecuzioni in teoria sono sempre tutte corrette e contemplate nlla gamma di possibilità che la partitura e la notazione musicale riescono ad esprimere, seppur in maniera insufficiente. Poi ovviamente sta alla sensibilità dell’interprete riuscire a rendere al meglio cosa sta scritto sulal carta. Non discuto la grandezza di Boulez, ma dico solo che per mio personale sentire a volte è un po’ freddo (così come lo è Harnoncourt)

    26. Federico Preziosi Says:
      marzo 20th, 2009 at 10:00

      x stefano: ok

      x rosy: ma nessuno mette in dubbio la partecipazione emotiva di Karajan e ritengo anche che sia nobile la sua intenzione di rendere accessibile con un’ottima interpretazione l’op. di Schoenberg. Quando parlavo di contestualizzazione non mi riferivo solo all’esecuzione, ma anche ad una serie di conoscenze preliminari che ti permettono di contemplare e compenetrare un sentire di un’epoca diversa da quella odierna. Ma questo è affare dell’ascoltatore, non di Karajan.

    27. Rosy Says:
      marzo 20th, 2009 at 11:33

      X Federico: sono felice di essermi spiegata! Il fatto indiscutibile e` che siamo molto presi da un certo tipo di composizioni e questo ci porta giustamente a trovare cavilli e spezzare i capelli in tre o quattro parti; abbiamo discusso di interpreti di altissimo livello che hanno reso grandi servigi alla musica. Fermo restando che la scomunica io non te la revoco di sicuro, : P ho massimo rispetto della tua sensibilta`riguardo l’interpretazione dei lavori di Schönberg e ammiro Boulez, ma non sempre e questo vale pure per Karajan e tutti i grandi interpreti!
      Riguardo gli ascoltatori, temo che troppo spesso non vadano oltre Brahms e sinceramente da quello che percepisco in teatro anche io non saprei trovare soluzioni se non la sempre auspicata educazione musicale nei bambini, dico questo perche` ho avuto un ottima esperienza con un istituto scolastico di Firenze, che comprende asilo infantile, elementari e medie inferiori. I ragazzi seguono corsi di danza, musica, sport etc., a livelli seri. Hanno il pianoforte, sanno leggere la musica e studiano i vari compositori. A fine anno c’e` un bel saggio. No, non e` un sogno, e` tutto vero. La scuola e` privata parificata e si trova in uno dei posti piu` belli di Firenze e c’e` un parco dove si ha una visione panoramica della mi sechonda scitta`! Pensa se quel tipo di educazione musicale potesse essere fatto in tutte le scuole, a cominciare da quelle infantili! Sogni! :(

      X Stefano: Io non arrossisco di sicuro su Grieg: ho i cd del Peer Gynt con Romy Schneider ed Elisabeth Schwarzkopf! Deliziosi!
      La Tallis Fantasia di Williams devi sentirla, assolutamente! (Emi)
      Rosy

    28. Rosy Says:
      marzo 20th, 2009 at 13:22

      Se penso al senso del “tutto” in karajan, la mia mente fa subito riferimento al suo modo di concepire L’Opera. Chi meglio di lui ha avuto una concezione totale di tutti gli elementi che intervengono nella realizzazione di un’Opera Lirica? In quel caso era un unico respiro che coinvolgeva il direttore, l’Orchestra ( i fantastici Berliner Philharmoniker da lui guidati per affrontare a tutto tondo un genere non molto esplorato prima che avessero lui come Chef ) ed i cantanti. Anche la regia era parte del cerchio; Questa poteva piacere o no, ma era senz’altro meglio delle scarne o bizzare scene di oggi!
      La magia del Großes Festspielhaus. Quando gli andava male, era pur sempre una rappresentazione di discreto livello, del resto era nato come direttore d’Opera, ad Ulm. Non pensavo che la sua Opera italiana preferita fosse il Trovatore!

    29. Federico Preziosi Says:
      marzo 21st, 2009 at 15:19

      eh Rosy, l’educazione musicale… hai detto la parolina magica.

    30. Claudia Scroccaro Says:
      marzo 22nd, 2009 at 12:40

      Ragazzi non c’è che dire… insomma…inserirmi ora nella discussione è un pò a spoposito, ma – da interprete – ci tenevo a dire un pò di cose: a mio parere il discorso di Federico sul ’sentire’ la musica è veramente valido: ogni direttore, per quanto eccellente, ha un repertorio con cui manifesta maggior affinità… meno con altri. Nel caso di Boulez direi che le sue interpretazioni della musica contemporanea dimostrano un livello di esecuzione analitica virtuosa e assolutamente cristallina. Karjan..cone si dice qui a Roma… è uno de panza! O meglio: ci ha lasciato interpretazioni sicuramente più toccanti, dei capolavori loro stessi! ma ahimè il suo Shonberg lo trovo poco vicino a quella che era la volontà di Schonberg stesso… se pensate che era talmente disinteressato ad arrivare al pubblico che addirittura auto-boicottava possibilità di commercializzazione della sua musica! Sappiamo tutti di come la Disney usò le musiche di Stravinskji per Fantasia… ora la stessa offerta venne fatta a Schonberg (mi pare dalla Paramount), ma lui pose delle condizioni economiche e di contratto talmente impossibili da soddisfare che rinunciarono alla possibilità di usare sue musiche. E questo la dice lunga sulla sua estetica. Per cui a mio avviso, una qualsiasi interpretazione che devi da questo concetto Alienante del pubblico non rappresenta la fedele volontà del compositore… cose che DEVE essere sempre tenuta a mente da chi voglia interpretare!

    31. Claudia Scroccaro Says:
      marzo 22nd, 2009 at 12:44

      Ah, un’ultima cosa: non dobbiamo adattare la musica al nostro gusto o forzarci di farcela piacere…. determinate cose posso anche non piacere! Ne abbiamo diritto! Mi permeto di suggerire la lettura di un articolo da me pubblicato proprio agli esordi di musicalwords….
      credo che possa aiutare per il discorso sullìinterpretazio e e sul GUSTO… http://www.musicalwords.it/2008/05/29/contemporary-music-modern-music-music-of-today-by-claudia-scroccaro/

    32. Rosy Says:
      marzo 22nd, 2009 at 13:17

      Si Claudia,
      il tuo articolo l’ho letto e volevo appunto scrivere per farne riferimento. Ma riguardo Schönberg, a prescindere la commecializzazione della sua musica- ma la musica deve comunque arrivare a tutti- e questo Karajan certamente non lo faceva per dispiacere al compositore, la sua preoccupazione genuina era che le persone che non potevano andare ai concerti avessero il modo di arrivare comunque alla musica; la mia domanda è, Karajan dopo essersi preoccupato di eseguire ciò che aveva letto, riguardo le Variazioni, ad esempio, perchè pensi che non penetra bene l’Autore come invece fa Boulez. Karajan, quando capì che in studio aveva raggiunto un buon risultato, non diresse più le Variazioni in concerto. Scelta difficile per un interprete.
      Non so se questo è il punto, mi dici?
      Ciao
      Rosy

    33. Claudia Scroccaro Says:
      marzo 24th, 2009 at 10:15

      Cara Rosy mi spiace tu l’abbia presa in questo modo. Non era mia intenzione screditare nessuno o tantomeno sminunire il tuo articolo… peraltro del fatto che il mio commento fosse arrivato tardi, mi ero già scusata nel primo intervento e sinceramente non capisco una cosa: cos’è? chi commenta prima, ha più diritto di dire la sua? Mah…. questa me la devi proprio spiegare.
      Comunque credo che tu abbia frainteso il senso dei nostri commenti e soprattutto dei miei: la funzione di questo blog è proprio quella di creare un terreno di discussione, immedesimarsi in idee opposte alle proprie e creare un terreno di confronto e dialogo che non si risolva mai in uno scontro…. Mi sembra peraltro molto bello come progetto.
      Tornando al nostro amato Karajan… Rosy nessuno sta mettendo in discussione la levatura e la qualità artistica del più grande direttore d’orchestra mai esisistito! Io stessa ne sono estremamente affascinata… nessuno di noi vuole ha voluto neanche criticare il tuo articolo, molto interessante e ben costruito. Il mio commento era un “commento ai commenti” e non al tuo articolo… o sbaglio?
      E cosa mi proibisce di scrivere sui vostri commenti? non capisco… spesso e volentieri ho letto vostre discussioni interminabili postati su altricoli con cui poi in effetti la discussione non c’entrava nulla…
      credo fosse questo che mi rimproveravi ma forse non ho ben compreso le tue parole… Ti prego di farmi capire meglio quali delle mie affremazioni ti hanno colpita a tal punto da iniziare una discussione perchè proprio non capisco….

    34. Claudia Scroccaro Says:
      marzo 26th, 2009 at 14:10

      Cara Rosy, bene sono felice ora si sia tuto risolto… Veramente il tuo articolo non è stato mai messo in questione… anzi! Lo ritengo un ottimo pezzo. Mi dispiace (e non capisco come) che tu stessa ne abbia dubitato! Ma mi pareva di essere stata chiara dicendo che mi riallacciavo al discorso sul “sentire” introdotto da Federico… ma evidentemente non lo si è mai sufficientemente.
      Inoltre il disorso che faceva federico e a cui ho fatto seguito io sull’interpretazione non voleva intaccare la validità dell’interpretazione di Karajan o metterla in secondo piano rispetto a quella di Boulez, ANZI! Ognuno ha la sua opinione sugli interpreti, ognuno ha le proprie aspettative nella musica, ed è giusto che ascolti e che prediliga quelli che più li trasmettono ciò che vanno ricercando.
      Nulla da eccepire su Karan, il tuo articoo, Schonberg e via dicendo… solo un acceso scambio di opinioni e convinzioni.
      Poi Rosy, sai io e federico ci frequentiamo all’università per cui spesso diamo per scontato molte cose perchè ne discutiamo verbalmente per mesi e mesi! :)
      Un saluto a tutti.

    35. Rosy Says:
      marzo 26th, 2009 at 19:14

      Mannaggia, il solito “acchiappaspam” si e` divorato il commento di Stefano, quello di Federico e miei due rivolti a Claudia che, per fortuna, ha fatto in tempo a leggerli!

      Comunque, Claudia, ho letto in altri posts che tu e Federico vi frequentate all’Unversita` e quindi avete delle occasioni per discutere sugli argomenti che ci stanno a cuore. Devo dire che dopo mesi di presenza continua, magari troppa, su Musical Words, talvolta riesco a “prevenire” il contenuto di qualche replica degli amici che commentano piu` spesso e questo mi diverte molto! Cosa mi ha indotta a dubitare non saprei dirti, ma ho pensato che il mio scritto contenesse qualcosa di poco chiaro, ma non mi sono assolutamete offesa, ho solo provato forte preoccupazione; tengo pero` a ripetere che secondo me e` giusto esporre la propria idea su un articolo, e il suo autore deve essere pronto ad un eventuali reazioni contrastanti. I commenti rappresentano un ottimo spazio di discussione, vorrei che i lettori di questo vivacissimo libro partecipassero un poco di piu`!
      :D
      Rosy

    36. Claudia Scroccaro Says:
      marzo 27th, 2009 at 10:08

      Uffa…. mannaggia alle spam! :p
      beh per fortuna il grosso è rimasto e abbiamo letto quello che serviva! :D
      Sì Rosy, sono d’accordissimo! Sarebbe un peccato non sfruttare a pieno la possibilità di avere critiche e/o il confronto con chi legge. Infatti quando Andrea ed io abbiamo iniziato a mettere in piedi questo sito abbiamo creduto fermamente che fosse proprio questo il nostro punto di forza. E, anche se siamo ancora in pochi a lasciare commenti, siamo fiduciosi che i lettori-scrittori aumenteranno! I lettori non mancano…non sono mai mancati e mai mancheranno. Ma non sempre si ha il coraggio di scrivere ciò che si pensa….
      ;)

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