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    L’Era dello Swing… /2

    By Redazione Musica | marzo 24, 2009

    (…continua) Caratteristiche stilistiche
    Lo Swing non è una forma musicale (William Christopher Handy, Father of the Blues, MacMillan, 1941 pag. 292). Si tratta infatti di uno stile che divenne caratteristico degli anni fra il 1935 e il 1945. Lo stile swingato si distingueva da quelli precedenti per il particolare accento che si poteva dare sul normale 4/4, interpretato ancora classicamente dai primi jazzisti e per la tecnica del walking bass.

    Altre caratteristiche importanti erano legate particolarmente all’organico delle big band. Infatti, proprio per questi organici erano scritte parti molto curate nell’arrangiamento, pur prevedendo chorus improvvisati. Le big band erano divise in sezioni, (saxes, brasses e sezione ritmica) che avevano una funzione stabilita nell’arrangiamento. Caratteristiche degli arrangiamenti erano il Tutti (quando tutti gli strumenti melodici suonavano la linea melodica armonizzata) i Soli (le sezioni singole che suonavano la linea melodica armonizzata) gli Special (parti in cui la scrittura dell’arrangiamento assumeva un carattere fortemente ritmico che serviva a definire la fine di alcune sezioni) e Assoli (i chorus improvvisati da uno strumento solista). Con il tempo, soprattutto nel gergo musicale, la parola “swing” iniziò a intendersi come il tipico modo di suonare le note con un ritmo “saltellante” o “dondolante”. In termini tecnici vuol dire che, due crome (note da un ottavo) saranno suonate come una terzina di crome (tre ottavi suonati per la durata di un quarto) con le prime due note legate, a differenza della musica sinfonica dove le due crome hanno valore uguali. Spesso quindi, l’esecuzione swingata viene indicata, sugli spartiti, con le parole swing o swing feel su una sezione (o in testa se si vuole indicare l’intero pezzo). L’indicazione opposta – per indicare l’esecuzione tradizionale in dinamica e durata – viene data in maniera simile apponendo l’indicazione “straight” (dritto, liscio, non modificato). Nel periodo della swing craze avvenne che le improvvisazioni si affrancano completamente dalla semplice variazione sul tema divenendo a loro volta temi nel tema. Peculiarità dello swing rimase anche la possibilità di essere eseguito sia da Big Band che da gruppi formati anche da tre, quattro o cinque persone: queste ultime daranno vita al genere successivamente denominato mainstream.

    Strumentazione

    L’organico delle Big Band, a partire dagli anni ‘20, si stabilizzò intorno alla ventina di elementi, anche se, in passato (e sporadicamente in periodi successivi) questo numero poteva variare notevolmente con l’aggiunta di strumenti ad arco. Durante l’Era dello Swing si teneva come punto di riferimento un organico formato da: archi, sezione ritmica (formata da batteria, basso, pianoforte ed eventualmente chitarra), trombe e tromboni (brass section) e saxofoni (con, occasionalmente, qualche clarinetto – horns section). Si abbandonò definitivamente il banjo in favore della chitarra e assunsero importanza determinante i saxofoni, mentre la sezione degli archi scomparve dal 1935 in poi, per avere qualche ricomparsa intorno agli anni ‘40. Nella seconda metà del XX secolo l’organico standard di 17 elementi si evolse, dovendosi adeguare alla moltitudine di arrangiamenti commerciali circolanti. L’organico standard consiste in 5 saxofoni, 4 trombe, 4 tromboni e 4 strumenti per la sezione ritmica.

    Saxofoni
    La sezione dei saxofoni ( conosciuta anche come quella delle ance, horns section o semplicemente saxes) normalmente comprende 5 strumenti: 2 alti, 2 tenori, 1 baritono. Tuttavia ci possono essere più di cinque elementi, spesso suddivisi in 2 primi alto ed 1 secondo alto; 2 primi tenore e 1 secondo tenore; e 1 baritono. Il Leader della sezione, che stabilisce lo stile, il volume, l’intonazione e il fraseggio è, generalmente, il primo alto.
    Se l’arrangiamento lo richiede, il musicista può suonare anche altri strumenti, in particolare flauto, clarinetto e sax soprano. Questa pratica è molto usata nella musica Latin.
    La sezione dei saxofoni rappresenta la spina dorsale di tutta la sezione dei fiati poiché gestiscono frequentemente l’intonazione e sono usati efficacemente come tappeto armonico per sorreggere un assolo o fare un solo di sezione. Occasionalmente sono utilizzati anche per degli assoli, che normalmente sono dei chorus pre-arrangiati con gli altri saxes che fanno dei voicings . Quando i saxofoni suonano insieme alla Brass Section ne addolciscono il suono e lo supportano.
    A causa della propria forma e per il fatto che il suono esce anche dai fori delle chiavi, il sax non può essere usato con le sordine che producono effetti o ne riducono il volume. Il range dinamico è tuttavia molto esteso. Gli effetti sul timbro sono invece ottenuti attraverso l’utilizzo in sezione di flauto, clarinetto e sax soprano.

    Brass section
    Con il termine Brass Section (o semplicemente Brass) indichiamo l’ensamble formata da trombe e tromboni. Molto spesso questi strumenti suonano le stesse frasi e gli stessi ritmi, per dare un suono potente e voluminoso. Possono inoltre usare delle sordine per creare degli effetti sonori.

    Trombe
    Questa sezione normalmente comprende 4 trombe che suonano parti separate. Il Leader di sezione è spesso la prima tromba, quella che suona le parti più acute. Quando l’intera band suona un tutti, la prima tromba (detta lead trumpet) è tenuta come punto di riferimento da tutta la band, che deve seguire le sue frasi ed articolazioni. Per questo la lead trumpet è considerate il solista principale della band e per questo molti famosi trombettisti del passato erano dei Band Leader. Il ruolo di seconda tromba è invece assegnato al trombettista più “jazz” (nel senso di fraseggio e capacità improvvisativa) della band. Via via alle altre trombe sono affidate parti più gravi. Le trombe sono armonizzate molto spesso nel “Call and response” voicing style, cioè con frasi di proposta e risposta.

    Tromboni
    La formazione è molto simile a quella delle trombe ma le parti sono divise fra 3 tromboni tenore e 1 trombone basso. Nell’orchestra di Stan Kenton, verso la fine degli anni ‘50, vi erano 2 tromboni bassi di cui uno con l’obbligo della tuba. Qualche volta al posto di terzo o quarto trombone si può inserire un corno o una tuba.

    Sezione Ritmica
    La sezione ritmica comprende Batteria, Contrabbasso (o basso elettrico attualmente) pianoforte (o tastiere) e chitarra. Spesso sono aggiunte, in particolar modo per le Latin Band, percussioni come i bongos, le congas, il guiro e le cowbells. La sezione ritmica stabilisce lo stile (es. Swing, Latin ecc.), la sequenza di accordi e interagisce con i solisti influenzandone spesso anche l’assolo. Si dice che la sezione ritmica provveda anche allo “swing” di tutta la band per via dell’effetto di contrasto che si crea per l’interazione fra il ritmo della batteria e il walking del contrabbasso. Questo “swing” è in realtà un fenomeno di feeling fra gli strumentisti che non può facilmente essere spiegato. È come se la sezione ritmica suonasse contro-fase creando un effetto instabile e ondulatorio che stimola la danza o comunque il movimento. A causa di questo effetto può sembrare che spesso il batterista si trovi leggermente più avanti o appena indietro al bassista nonostante nessuno dei due suoni più velocemente o lentamente dell’altro.

    Pianoforte/tastiere
    Il ruolo del pianista dipende fortemente dal suo stile e dai bisogni della band. Il pianista può sottolineare determinati accenti, suonare delle risposte o contro-melodie fare dei fills ecc. Storicamente alcuni pianisti/bandleader avevano uno stile comune e particolare. In alcuni gruppi le parti suonate dal pianoforte erano davvero minime e gli strumentisti si limitavano a suonare solo i voicings. Altri bandleader invece, affidavano al piano un ruolo di rilievo. I gruppi moderni usano in vari modi il pianoforte, affidandogli, come è giusto, anche il compito di suonare le tastiere in brani che richiedono suoni elettronici (es. Summer Wind di Frank Sinatra). Non è difficile trovare il caso che il pianista sia anche il bandleader. Basti pensare a Duke Ellington negli anni ‘20 o, ai giorni nostri, Dave Grusin con la GRP All-Star Big Band e Gordon Goodwin con la sua Big Phat Band. Da questo punto di vista è come se i pianisti fossero facilitati a questo compito poiché hanno le conoscenze giuste per armonizzare correttamente le parti con i voicings ed hanno sotto controllo tutte le parti dei fiati.

    Chitarra
    La chitarra è usata nella big band principalmente come strumento ritmico ed in genere suona sul 4/4 con scansione classica. In questo modo dà i quattro beats in ogni battuta. Questo particolare stile non è così semplice come sembra. Lo strumento ideale per il jazz era la chitarra acustica archtop che nemmeno a farla apposta aveva spesso il colore bronzato come gli ottoni e i saxofoni. Spesso la chitarra suona insieme all’Hit-Hat della batteria mentre il basso suona con la cassa. Con l’avvento della chitarra elettrica, la cui introduzione in Big Band è legata a Charlie Christian, anche questo strumento venne usato sempre più spesso negli assolo. Dopo questo periodo la chitarra elettrica iniziò ad essere usata sia per soli insieme alla voce sia per dare un tono di chiarezza alle linee melodiche dei saxes. Il chitarrista Freddie Green, della big band di Count Basie, suonava normalmente con una chitarra acustica non amplificata, con uno stile che prevedeva l’uso di voicings costruiti principalmente sulla sesta, la quarta e la terza corda. La chitarra era indispensabile nelle prime big band anche se dagli anni ‘40 in poi fu spesso eliminata. Attualmente sono molto usati i pedali per gli effetti sonori.

    Basso/Contrabbasso
    Il basso provvede a mantenere le fondamenta armoniche della band. Nello swing e negli stili simili il suo ruolo è quello di suonare le fondamentali. Poi c’è la tecnica del walking bass. Tradizionalmente nelle big band era usato il contrabbasso con la famosa tecnica del “pizzicato” anche se per i pochi soli spesso si prevedeva l’uso dell’arco. Oggi sono sempre più popolari gli strumenti elettrici, più facili da suonare e meno costosi.

    Batteria
    Il batterista è il membro più importante della sezione ritmica. Il batterista suona dei fills o sottolinea degli accenti particolari dei saxofoni e provvede a dare lo swing giusto scandendolo sul ride (il piatto grande). La batteria è normalmente composta dalla cassa, il rullante, il charleston (hit-hat) i piatti (indispensabili il ride e il crash, ma possono esserne aggiunti altri, come il china o lo splash) e, qualche volta, i tom tom con un timpano. Il batterista potrebbe anche essere il bandleader poiché gestisce il tempo ed influenza le dinamiche e il feel più di altri strumenti. Batteristi nel ruolo di bandleader furono Buddy Rich, Gene Krupa e Greg Bissonette.

    Arrangiamento per Big Band
    Nell’arrangiamento si fa riferimento a molte tecniche compositive semplificate di derivazione classica. La forma tipica di arrangiamento del periodo Swing è quello della forma canzone strofica con delle parti ritornellate dette Chorus. Queste parti sono in genere suddivise nelle 12 battute classiche di blues o nelle 32 battute della forma canzone (AABA). Il primo chorus dell’arrangiamento, tipicamente, introduce la melodia. Seguono poi dei chorus di sviluppo che possono essere scritti sia in forma di assolo sia come shout choruses (stacchi suonati dalle sezioni).
    Qualche volta, l’arrangiamento del primo chorus è preceduto da delle battute di introduzione che possono essere da un paio fino a quelle della lunghezza del chorus stesso. Molti arrangiamenti contengono poi degli interludi che come contenuto sono simili alle introduzioni, ma che sono posti fra un chorus e l’altro. Altre forme di abbellimento o prolungamento del chorus possono essere le modulazioni o le cadenze. I primi arrangiatori usavano molto la tecnica del “call-and-response” (letteralmente “chiamata e risposta”) mutuata dalla pratica vocale dei cantanti Black delle chiese rurali. Un’altra tecnica particolarmente usata è quella della jam della fine degli anni ‘20 in cui si definiva un arrangiamento base che permetteva delle improvvisazioni collettive in alcuni punti.

    Protagonisti

    Benny Goodman
    Benjamin David “Benny” Goodman (Chicago, 30 maggio 1909 – New York, 13 giugno 1986). La sua fama è legata principalmente agli anni ‘30 come protagonista principale dello Swing. Benny Goodman fu anche un eccellente clarinettista ed “buon uomo” (dalla traduzione letterale del suo cognome), dotato di un forte senso di solidarietà umana. Era figlio di immigrati ebrei e mostrò da subito uno spiccato interesse per la musica. All’età di dieci anni cominciò a studiare il clarinetto con Franz Schoepp e già a 12 anni il suo stile iniziava a prendere forma, ricalcando le sonorità dello stile di New Orleans che proprio in quegli anni sbarcava, con i suoi massimi rappresentanti, a Chicago. Ben presto Goodman iniziò ad esibirsi con le formazioni cittadine fino ad arrivare all’assunzione delle file della band di Pollack. Il suo nome divenne subito popolare tant’è che gli fu data l’occasione di incidere dei dischi a proprio nome. Da quel momento iniziò a suonare con

    band di livello nazionale: quelle di Red Nichols, Isham Jones e Ted Lewis fino ad arrivare a fondare, nel 1934, la propria Big Band con la quale raggiunse in pochi anni un livello di perfezione esecutiva notevole ed un successo che all’epoca non ebbe rivali. Riconoscimenti di qualsiasi genere giunsero da tutte le parti. Fu addirittura, per la sua tecnica superba, il destinatario di dediche di composizioni scritte per lui da grandi autori classici del Novecento come Paul Hindemith e Bela Bartok. Nel 1938 diede, con la propria band, un concerto nel tempio della musica colta americano: la Carnagie Hall. Il “re dello Swing” fu il primo bandleader bianco a volere nella propria formazione dei musicisti di colore, cosa impensabile all’epoca. Lo stesso fece nel suo celebre quartetto, formato con Teddy Wilson, Gene Krupa e Lionel Hampton.

    Count Basie
    William “Count” Basie (Red Bank, 21 agosto 1904 – Hollywood, 26 aprile 1984), nacque da genitori musicisti ed ebbe le sue prime lezioni di pianoforte dalla madre. Ben preso iniziò la sua carriera itinerante come pianista di vaudeville e per il cinema muto. Nel 1927 arrivò a Kansas City, dove più tardi avrebbe formato la sua Big Band dopo l’esperienza in quella di Bennie Moten. Grazie alla casa discografica Decca Records i suoi dischi ebbero un grande successo e iniziò un lungo tour per tutta l’America. Nella sua band suonavano musicisti eccellenti come Lester Young.
    ma, nel 1950, per problemi finanziari, dovette scioglierla. Dopo averla riorganizzata nel 1952, intraprese una lunga serie di tour e di sessioni di registrazione che lo portarono, due anni dopo a compiere il suo primo tour in Europa. Nel 1958 Basie vinse due premi alla prima edizione dei Grammy Awards, con il suo LP “Basie” pubblicato dalla Roulette Records. Basie si dedicò poi a collaborazioni con diversi cantanti come Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. Nel 1976 Count Basie ebbe un attacco cardiaco che lo costrinse alla sedia a rotelle. Morì di cancro il 26 aprile 1984.

    Glenn Miller
    Alton Glenn Miller (Clarinda, 1º marzo 1904 – Stretto della Manica, 15 dicembre 1944). La sua carriera iniziò come trombonista in diverse orchestre. Già nel 1938 aveva fondato la celebre Glenn Miller Orchestra con la quale raggiunse un livello di popolarità incredibile. Il 10 febbraio 1942 Glenn Miller ricevette il primo Disco d’oro per la sua incisione di “Chattanooga Choo Choo”, che aveva venduto oltre un milione di copie in appena 3 mesi. Nel 1942, arruolatosi nell’esercito americano, fu messo a capo di una band che si esibiva al fronte. La sua morte, avvolta nel mistero, avvenne nel 1944, mentre si recava a dirigere il la band per festeggiare i battaglioni che avevano liberato Parigi. Il suo Norseman, il piccolo velivolo che lo portava dall’Inghilterra alla Francia, scomparve in circostanze mai chiarite nel canale della Manica. Come disperso in guerra, nell’aprile del 1992 gli fu dedicata una lapide nel Cimitero Nazionale di Arlington.

    Artie Shaw
    Arthur Jacob Arshawsky (New York, 23 maggio 1910 – Los Angeles, 30 dicembre 2004) iniziò da ragazzo a suonare il clarinetto e il saxofono. A New York iniziò ad esibirsi con varie formazioni. La consacrazione nel mondo dello swing avvenne quando, nel 1938, scalò le classifiche di vendita con la rielaborazione della popolare canzone Beguine the Beguine di Cole Porter. Artie Show fu importante per la storia del jazz sia perché fu un grande arrangiatore e compositore (che aprì la strada alla cosiddetta Third Stream, (traducibile come Terza Corrente), alternativa a metà fra il jazz e la musica classica) e perché lanciò la cantante Billie Holiday. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale aveva prestato servizio in marina, nel Pacifico, si dedicò alla finanza ed alla scrittura. (suo era il libro The Trouble With Cinderella). Nel 2004 gli è stato assegnato un premio Grammy alla carriera.

    Emanuele Raganato

    **
    Discografia essenziale
    Stompin’ at the Savoy di Benny Goodman
    Sing, Sing, Sing di Benny Goodman
    Air Mail Special di Benny Goodman
    Two o’clock jump di Count Basie
    Chattanooga Choo Choo di Glenn Miller
    In the Mood di Glenn Miller
    Moonlight Serenade di Glenn Miller
    Interlude in B-flat di Artie Shaw
    Back Bay Shuffle di Artie Shaw

    Bibliografia
    Gunther Schuller, The Swing Era: The Development of Jazz 1930-1945, 1991.
    Arrigo Polillo, Jazz, Mondadori, Milano, 1975.

    Topics: Aesthetic of Music, History of Compositional Technique, History of Instruments, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, Jazz, Swing, MUSIC, Swing and Jazz | No Comments »

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