Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Theology and Music

    By Redazione Musica | aprile 8, 2009

    Teologia e polifonia*

    Può incuriosire il fatto che in alcuni sviluppi della più recente riflessione teologica compaia la figura della polifonia. Questa riflessione è impegnata a restituire al Dio cristiano quel carattere trinitario che ha fin dagli strati più antichi della tradizione religiosa, superando quel monoteismo astratto di origine moderna e cartesiana che pensa la soggettività divina come un Io individuale e dimentica che in questa soggettività il cristianesimo ha sempre intuito l’indicibile relazione fra tre persone che sono al contempo una, cioè la radice stessa di ogni forma di comunione, e per ciò stesso di comunità. La polifonia è appunto una delle immagini analogiche con cui si cerca di rendere meglio comprensibile il paradosso dell’unità trinitaria.
    Non si tratta di un’analogia esteriore e generica, e si può osservare come la scelta tocchi l’essenza della cosa stessa. Il passaggio dalla polifonia bachiana al sonatismo mozartiano e poi beethoveniano è qualcosa di più di un’evoluzione stilistica: senza mezzi termini, si tratta di una transizione epocale, dove la polifonia è l’espressione più alta di una concezione che in essa in qualche modo va tramontando, mentre il corso successivo apre una dimensione nella quale siamo tuttora, e che ha registrato sul piano estetico la propria più generale crisi come modello di civiltà negli opposti manifesti musicali di Schönberg e di Strawinsky: il Pierrot lunaire e l’Histoire du soldat rappresentano – per seguire la celebre analisi di Theodor Wiesegrund Adorno – da un lato la decisione di spingere fino in fondo la lucida coscienza della lacerazione della civiltà, di cui la musica doveva accettare il retaggio di essere espressione soggettiva, dall’altro la decisione di “ricominciare da capo”, liberando la musica da questo pesante fardello espressivo e “disanimandola”, ossia riconsegnandola al gioco primordiale e materiale del suono e del silenzio, all’oggettività meccanica della pura forma.
    La concezione che con la polifonia tramontava era quella di una individualità che, pur rivendicando un proprio valore assoluto, sente la propria essenza come parte di un’essenza più ampia e complessa, che da un lato la trascende, dall’altro si identifica con lei senza riserve. La concezione che invece prendeva piede – e Beethoven ne è il titano, come avrà a rilevare Wagner – è quella di un’individualità che si fa carico creativo di ogni correlazione essenziale, e che quindi, rea com’è di questo peccato d’origine, deve ben prepararsi a portare la croce come Schönberg o ad evadere regressivamente nella danza pagana come Strawinsky.
    Ed ecco l’interesse per la polifonia della teologia in cerca di modelli. Nella musica polifonica, quando è davvero tale, nessuna delle voci è subordinata all’altra, e la sua dignità melodica è perfetta in se stessa. L’armonia è così il risultato miracoloso del coesistere di linee diverse e autonome ciascuna delle quali intensifica la propria bellezza, che peraltro resta in lei, in virtù dello scorrere parallelo di tutte le altre (viene da chiedersi se l’universo delle monadi leibniziane senza porte né finestre legate dall’armonia prestabilita non sia pensabile come polifonia dell’universo, o addirittura se la polifonia barocca non sia una delle fonti segrete del pensiero di Leibniz). L’effetto straordinario è che l’insieme può presentarsi col volto di ciascuna di queste linee melodiche, e ogni volta le altre saranno compresenti dando a questa linea la sua vera essenza armonica. Ciascuna è quel che è come volto dell’intero, ossia ciascuna è quel che è solo insieme alle altre e per mezzo loro, ma per un verso è capace di dare all’intero il proprio volto unico, per l’altro è capace di contenere l’intero in lei stessa: senza separazione e senza confusione, come recita la formula trinitaria del Concilio di Calcedonia del 451.
    Il Dio trinitario risulta forse più comprensibile ascoltando il Clavicembalo ben temperato di Bach – o anche solo l’Aria sulla quarta corda – che non ascoltando complesse argomentazioni teoretiche: si può infatti sempre essere tentati di confutare la verità delle seconde, ma non si vede come confutare la bellezza della prima.

    Antonino Postorino

    (* Il Rigo Musicale, Anno III, maggio 2006)

    Topics: LITERATURE, MUSIC, Music and Philosophy, Philosophy | No Comments »

    Comments