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    Alexian Santino Spinelli e la Cultura Rom…

    By Redazione Musica | aprile 14, 2009

    Venerdì 30 gennaio, al Teatro Monteverdi di Cremona, si è esibito il fisarmonicista e cantautore Alexian Santino Spinelli, nell’ambito delle manifestazioni per la giornata della Memoria 2009 promosse dall’Università degli Studi di Pavia, dal Centro di Musicologia “Walter Stauffer” e dal Comune di Cremona. L’artista rom, che affianca l’attività di cantautore a quella di docente universitario, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività di studio e divulgazione della musica e della cultura Rom, e ha al suo attivo diverse incisioni discografiche e realizzazioni di colonne sonore per il cinema. Il concerto di Cremona è stato un viaggio musicale e canoro in lingua romanì attraverso gli stili musicali romanes, un viaggio ideale attraverso l’intimità della storia e della cultura Romanì.

    All’artista, la redazione di MusicalWords ha rivolto un’intervista, che proponiamo di seguito.

    In una società funestata dai pregiudizi razziali, spesso rivolti proprio alla popolazione Rom, quale compito ritiene debba assolvere un artista come lei?

    Un artista impegnato deve far emergere la verità offuscata e mistificata. E’ un dovere morale. L’avversione verso la cultura romanì è dovuta alla non conoscenza del mondo romanò e agli stereotipi negativi che si sovrappongono. I mass media spesso presentano in maniera distorta la realtà romanì o addirittura vengono attribuite ai Rom colpe che non hanno senza però smentire i fatti nel momento in cui gli stessi vengono accertati. L’errore del singolo si ripercuote su un’intera popolazione che è diversissima al suo interno. I media si occupano solo di aspetti sociali che riguardano i Rom e mai della cultura e dell’arte romanì. Attraverso le mie attività artistiche e culturali cerco di far scoprire al pubblico la “reale” cultura del nostro popolo.La cultura romanì, come l’arte e la lingua e le stesse tradizioni romanès sono un patrimonio per l’intera umanità. Il dramma è che l’opinione pubblica ignora questo enorme patrimonio che pur gli appartiene. Io ho scelto di far conoscere gli aspetti positivi della mia cultura, millenaria e ricchissima di tradizioni, non solo attraverso la mia musica, che è il linguaggio che prediligo in quanto è soprattutto la mia vita, ma anche attraverso la mia attività di docente universitario. Ogni mio concerto è in realtà un seminario attraverso l’identità romanì che parte dall’India per approdare in Europa ripercorrendo musicalmente le tappe del nostro esodo e la ricchezza dei nostri stili musicali. Il pubblico ha modo di conoscere che fin dal Rinascimento i Rom girando di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i cosiddetti musicisti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. Ma è soprattutto in epoca Romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di nazione, radici culturali, folklore locale etc. che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussorgsky, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskyhanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto. I Rom hanno avuto il merito di introdurre in Europa due strumenti: il cymbalom ad immagine e somiglianza del santur persiano nell’Europa Centro-Orientale e la zurna introdotta nell’Impero Bizantino. Dal cymbalom deriva il clavicembalo e dalla zurna o zurla l’oboe e la ciaramella.
    In molti paesi la cultura romanì è entrata a far parte del folklore locale, spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l’arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche flamenco e tanta musica balcanica oltre che il jazz manouches in Francia, in Europa e nel mondo. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto.

    Può spiegare in sintesi quali sono i caratteri fondamentali della musica tradizionale romanì?

    L’arte romaní è un’arte intuitiva e spontanea, creativa e comunicativa. E’ caratterizzata dall’impiego nelle melodie, ove il canto o gli strumenti lo permettono, di quarti di tono o di microintervalli, l’impiego di fioriture ornamentali e abbellimenti, l’utilizzo di scale d’importazione orientale, l’utilizzo di ritmi o poliritmie tipicamente romanès, l’utilizzo della variazione e dell’improvvisazione e l’impiego dei melismi nel canto.

    Che idea si è fatto dell’ambiente culturale ed in particolare musicale italiano? Ritiene che venga dato sufficiente spazio alla musica popolare italiana? Come sono state accolte in Italia la musica e la cultura delle quale lei è il portavoce?

    In generale c’è poco spazio per la musica etnica, sui canali televisivi nazionali non esistono programmi dedicati a questo genere musicale e questo non favorisce certamente l’interesse dell’opinione pubblica. La musica etnica ha una sua dignità artistica, che non viene rilevata e diffusa nel modo giusto dai media, non è tenuta nella giusta considerazione.


    (Spinelli ospèite a Rai News24)
    E’ una musica ancora di nicchia. In maniera particolare la musica romanì non ha il giusto spazio e il giusto riconoscimento come del resto la lingua e la cultura dei Rom e Sinti Italiani presenti sul territorio nazionale da oltre sei secoli.

    Ci parli del suo ultimo lavoro, il cd “Me pase ko Murdevele”

    E’ un’opera che consta di 11 brani strumentali e cantati, che mette in risalto l’ecumenicità del mondo romanò e rivela la ricchezza spirituale delle diverse comunità. I canti sono preghiere in lingua romanì. I Rom italiani di antico insediamento, ai quali anche io appartengo, sono di religione cattolica.
    Non esiste, oggi, una religione tipicamente romanès, con sacerdoti e templi con culti e credenze originari. Le comunità romanès si sono allineate alle diverse religioni dei Paesi ospitanti fin dal loro arrivo in Europa.
    I Rom italiani di antico insediamento, ai quali anche io appartengo, sono di religione cattolica. Non esiste, oggi, una religione tipicamente romanès, con sacerdoti e templi con culti e credenze originari. Le comunità romanès si sono allineate alle diverse religioni dei Paesi ospitanti fin dal loro arrivo in Europa.
    Oggigiorno ci sono comunità romanès praticanti la religione cattolica (Rom e Sinti italiani, Calé della penisola iberica), quella ortodossa (Rom Dassikané) e quella evangelica-pentecostale (Sinti e Manouches); ci sono poi comunità che seguono il credo musulmano (Rom XoraXané) e quello protestante (Romanichals). Le religioni praticate hanno contribuito a regolare e disciplinare il comportamento delle diverse comunità romanès e a differenziarle culturalmente fra di loro attraverso particolari prescrizioni e rituali. I riti originari e le credenze tradizionali, sotto l’influsso di eventi storici, sociali e culturali si sono modificati o sono scomparsi.
    Secondo la loro tipica visione dualistica del mondo le comunità romanès credono, oggi, in una forza benefica detta Devel che si traduce con “Dio” (Del nei Paesi dell’Est Europeo o Murdevelë nell’Italia Centro-Meridionale o Urdevel, in Spagna almeno ai tempi di George Borrow (IX sec.) e in una forza malefica contrapposta detta Beng (diavolo). Strettamente collegati alle forze negative del male sono le choxanià (streghe) e i mule (gli spiriti maligni o spettri). Il Devel delle varie comunità romanès non appare mai in posizione di primo piano, ma è presente in tutti i momenti della giornata ed è di grande aiuto morale e psicologico, questo perché la fede della popolazione romaní non è razionale, ma esistenziale. Non è una casualità se alcuni gruppi romanès aggiungono un aggettivo possessivo davanti alla parola “Dio” come se ogni individuo ne avesse uno personale, soprattutto le Romnià a sostegno delle proprie difficoltà quotidiane invocano “ah Murdevèlë mirò!” che tradotto letteralmente suona come “oh mio Dio mio!” a sottolineare il legame profondo e personale con la forza divina positiva.

    La divinità non ha in questo caso attributi soprannaturali, ma è un essere indefinito che viene interpellato per ottenere benefici concreti nei momenti difficili dell’esistenza, benefici soprattutto di carattere morale e psicologico.

    Può parlarci dei progetti che ha in mente per il futuro? Ci sono in vista collaborazioni con artisti italiani?

    Collaboro con molti artisti del panorama musicale italiano ed internazionale.
    Il 3 ottobre scorso, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma, ho presentato, in anteprima assoluta, la mia raccolta di partiture musicali per orchestra sinfonica dal titolo «Romanó Drom» (Carovana Romaní).
    Il volume, contenente 11 brani, è pubblicato e distribuito a livello internazionale dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna, prestigiosa casa editrice di musica classica, in collaborazione con CNI Music ( clicca qui per visualizzare ). L’opera è unica nel suo genere perché è la prima raccolta di lavori per orchestra sinfonica composti e pubblicati da un Rom. Un evento storico e straordinario quello del 3 ottobre. La presentazione di queste opere in tre versioni diverse pubblicate da una casa editrice specializzata nella musica classica è un riconoscimento enorme per la mia attività di musicista e per la cultura e l’arte romanì. Da sempre e soprattutto nel periodo Romantico l’arte romanì è stata sfruttata dai grandi musicisti e compositori. Qui l’operazione che noi proponiamo va in senso opposto: l’orchestra sinfonica o ensamble classico che accompagna e sostiene un gruppo musicale Rom. Un direttore d’orchestra che volesse fare un omaggio all’arte o alla cultura romanì in qualsiasi parte del mondo oggi con queste partiture può farlo. E’ un contributo all’umanità e al patrimonio artistico e culturale universale. Le opere nelle tre versioni di partiture per orchestra, partiture per ensemble e partiture per fisarmonica sola e voce sono presentate in sei lingue e anche i testi della linea vocale è tradotta in sei lingue: romanì, italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco per una diffusione mondiale.

    Jacopo Simoncini

    Topics: Ethnomusicology, MUSIC | No Comments »

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