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“Il Corpo dell’Anima”… di Raffaella Ponzo
By Redazione Musica | dicembre 19, 2009
Ancora su “Bernini al cinema”: proponiamo un’intervista all’attrice Raffaella Ponzo
A seguito dell’articolo del 17 dicembre 2009, pubblichiamo l’intervista a Raffaella Ponzo, attrice e interprete del personaggio di Luana nel film “Il Corpo dell’Anima” (1999) di Salvatore Piscicelli [5/8/'09]
Raffaella, “Il Corpo dell’Anima” (1999) segna il suo esordio al cinema. Un film denso, dalle molte chiavi di lettura. Forse uno dei più bei film italiani della fine degli anni ‘90. Come ricorda questa sua prima esperienza con il regista Salvatore Piscicelli? Come ha avuto inizio?
Ero da poco tornata dal Brasile, avevo vissuto quattro mesi con gli indios per fare la mia tesi di laurea. Non avevo soldi e mi sono trovata un agente per fare qualche pubblicità, invece sono stata scelta come protagonista di un film su circa quattrocento ragazze. Da piccola pensavo che in cielo ci fosse qualcuno che ci riprendeva, pensavo che i film fossero le vite delle persone riprese di nascosto, allora recitavo anch’io pensando che qualcuno potesse vedermi. In realtà così è stato, a distanza di tempo. Fare un primo film così forte mi ha molto segnata, nel bene e nel male
, ma sono felice di aver dato vita a qualcosa di bello.
La sequenza in cui Luana, per la prima volta, si mostra completamente nuda sotto gli occhi sgomenti di Ernesto sembra avere le sembianze di un’epifania: dapprima paragonata bizzarramente a una “moderna Venere di Willendorf”. In seguito, a un “fantasma benigno”. Questo mi ha fatto tornare alla mente la descrizione che Severin – protagonista di “Venere in pelliccia” di Leopold Sacher-Masoch – fa dell’amante Wanda. Mentre disegnava la “sua” Luana, per caso, si ispirò (oppure Piscicelli e Carla Apuzzo le consigliarono di prendere a modello) a qualche “eroina” della letteratura?
Non ho avuto nessun consiglio e nessuna fonte di ispirazione, però avevo da poco letto “Lolita” (di Vladimir Nabokov n. d. r.) e forse ne sono stata un po’ influenzata.
Lei tornerà a lavorare per Salvatore Piscicelli nel 2001 con “Quartetto”. Nel cast figura Roberto Herlitzka, già protagonista de “Il Corpo dell’Anima”. Cos’ha provato a lavorare con un grande attore come lui? Com’è stato il vostro rapporto? Ho visto alcune vostre bellissime foto insieme, credo a riprese ultimate: come un padre e una figlia … Può raccontarmi qualche aneddoto?
Roberto è veramente un grandissimo attore, ma in Italia chi è troppo bravo fa paura e dunque viene fatto lavorare poco, almeno nel cinema, perché in teatro ancora si ha rispetto per il talento. E’ anche una persona molto spiritosa e dunque abbiamo subito sdrammatizzato certe scene un po’ complicate. Gli voglio molto bene anche se non ci vediamo spesso ed è stato per me un onore lavorare con lui. Io sono cresciuta senza padre, ed ho sempre pensato che se lo dovessi incontrare, lui non avendomi mai vissuta come figlia, avrebbe nei miei confronti uno sguardo da uomo, magari anche ammirato. In “Quartetto”, Herlitzka amante de “Il Corpo dell’Anima”, si è trasformato in un padre attratto da quella figlia che non aveva mai conosciuto, per me è stato molto interessante dare vita a questo conflitto, è stato quasi terapeutico. A fine riprese ho ricevuto da lui una rosa di cristallo, trasparente come i vestiti che indossavo in scena, disse.
Ne “Il Corpo dell’Anima”, il regista sembra proporre una simmetria fra la passione vissuta da Luana ed Ernesto e quella di Teresa d’Avila per Gesù Cristo, mediata dalla figura di Giovanni dalla Croce. L’Uomo, in apparenza severo custode dell’Ordine e della Ragione e la Donna, la cui forza “dionisiaca” sembra concretizzarsi e risplendere nella scultura di Bernini. Sebbene il corpo sia quello di una santa. Avete mai discusso, lei, Herlitzka e Piscicelli di simili argomenti e delle possibili suggestioni che il pubblico avrebbe raccolto guardando il film?
Abbiamo discusso molto di questo ossimoro evocato dallo stesso titolo “Il Corpo dell’Anima” e di come la carne possa avere l’anima di una Santa e di come il corpo intatto dopo la morte di una Santa possa viceversa avere l’anima perversa di una puttana confessando di provare piacere quando le si offrono ostie grandi per la comunione. Mi interessano molto le identità multiple e le prospettive non scontate.
L’immagine dell’abbraccio saffico fra Luana e Barbara, spiato da Ernesto, mi ha ricordato vagamente il dipinto “Sommeil” di Gustave Courbet. E’ un mio rimando inconscio – suggestionato dalla fotografia di Saverio Guarna – oppure è puntuale, precisamente voluto dal regista?
Questa è una domanda che dovrebbe fare al regista.
La colonna sonora è ricca di brani di repertorio. Mi sono sembrati assai azzeccati per ogni momento. Ad esempio, la “Gymnopedie n.1″ di Erik Satie per celebrare il primo sguardo di Ernesto verso Luana, il “Notturno n.1 in si bemolle min.” di Frederyk Chopin per accompagnarne l’addio finale, il “Preludio al pomeriggio di un fauno” di Claude Debussy che scandisce il pranzo nella casa di campagna dei genitori di Luana … La selezione fu operata dal solo Piscicelli oppure hanno contribuito anche gli attori?
La selezione dei brani è stata fatta da Piscicelli, anche se a volte mi è stata chiesta un’opinione. Satie l’ho iniziato ad adorare girando quel film.
Oggi, a dieci anni di distanza, cosa prova riguardando (e riguardandosi ne) “Il Corpo dell’Anima”? Come attrice e spettatrice cosa cambierebbe di quel film? Lo ritiene ancora un’opera capace di scuotere il pubblico contemporaneo?
Non mi riguardo mai e sicuramente cambierei tutto, anzi, lo girerei da capo. Quando lavoro non mi interessa il risvolto sociologico, cerco solo di esprimere me stessa dando vita ad un fantasma che prima era solo nella testa dell’autore, perché è tra le cose che più amo fare nella vita.
Giordano Giannini
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