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    Infinitarsi..

    By Redazione Lettere | dicembre 29, 2009

    “Infinitarsi”: il dialogo perpetuo dell’uomo con la natura
    (sull’ultima raccolta poetica di Isabella Tedesco Vergano)

    E’ disponibile da poco meno di un anno in libreria per i tipi di Campanotto Editore la terza bella raccolta poetica di Isabella Tedesco Vergano: “Infinitarsi” (76 pagine, euro 10). L’autrice, nata a Genova dove ha proficuamente studiato, da decenni spezzina d’adozione, ha al suo attivo un passato di valida insegnante e di ottima critica letteraria: un libro sulla poesia mediterranea da Shelley a Montale, studi su Dino Campana, Mario Soldati ed altri, partecipazione ad antologie e miscellanee, recensioni ed articoli su “Resine”, “La Nazione” ed altre riviste letterarie e quotidiani nazionali, promozione di iniziative culturali soprattutto in ambito lunigianese… .
    Con queste liriche, in cui il robusto piano dell’opera (la crescita personale, il mito, l’omaggio all’amata isola di Favignana, il confronto con la durezza dell’ “umana famiglia”) si incontra con una brevità e un “labor limae” veramente rari, da un lato si rilanciano i modi delle precedenti raccolte (“Essenza e mistero”, 1990, “Ondivagare”, 2001) dall’altro si procede ad un sostanziale rinnovamento.

    La continuità è presente – come i due pregevoli prefatori, Gabriella Chioma ed Angelo Tonelli, fanno esplicitamente notare – nello stile “alto”, nel lessico meticolosamente curato, nella metrica sempre matura ma mai ripetitivamente tradizionale, nella sapiente trama fonica tanto lieve quanto ineludibile, nello sforzo di dotare l’osservazione dei luoghi, dei miti, e la riflessione sulla propria crescita di un senso prezioso consegnato alla poesia.
    Ma accanto a questo compare appunto – in un’originalità tutta femminile e mediterranea – la volontà di “infinitarsi” negli elementi naturali incontrati e nelle proprie esperienze; un’intenzione che non ha niente di decadente o falsamente magico: si tratta, quasi al contrario, di trovare una continuità fra il mondo, la vita colti così come sono, e il passaggio della propria esistenza e della sua interpretazione; una continuità che renda omaggio alla natura mantenendo però la presenza dell’uomo, al quale la natura stessa sembra indicare la strada.
    Non vi è lirica in cui non compaia, per un tratto di solito breve ed essenziale, la figura reale della persona umana, che viene condotta subito a qualcosa di più emblematico, avvolgente e in un certo senso immortale.
    Prima di riportare una breve intervista che l’Autrice ci ha gentilmente concesso, forniamo un unico, veloce esempio, lasciando al lettore la scelta di un approfondimento certo raccomandabile.

    PUNTA CORVO

    Isole protese
    sul silenzio della sera
    arcanamente immobili
    a chiudere l’oltranza,
    i nostri passi lenti
    sulla scia dorata
    verranno a voi,
    approdo nella notte.

    *                                         *                                        *                                                 *

    Ecco alcune brevi domande alle quali l’autrice ha cortesemente risposto:

    1. Se dovesse scegliere uno scopo irrinunciabile che caratterizza questa Sua raccolta, quale indicherebbe?

    La volontà di comunicare una poetica che si è plasmata sullo studio di autori appassionanti e su una tensione creativa avulsa da sentimentalismo diaristico e da impegno didascalico, ma volta a proiettarsi verso tematiche universalizzanti.

    2. Quali aspetti, secondo Lei, riprendono maggiormente le Sue esperienze poetiche precedenti, e quali invece ne propongono un rinnovamento?

    Le mie esperienze poetiche precedenti fluiscono in una continuità tematica di fondo, che per altro si apre a nuove sintesi e si arricchisce di nuove esperienze culturali ed esistenziali.
    Le emozioni che provavo a vent’anni stranamente le provo ancora oggi: la poesia intitolata “Il tempio ha sete di sole” che è nella silloge “Ondivagare” è stata scritta quando avevo quell’età e oggi ne condivido il significato e la valenza ispirativa. Evidentemente “il fanciullino” di pascoliana ascendenza non abbandona mai il poeta. Il mondo mitologico della grecità, che mi affascinava quando ascoltavo i professori al Liceo e all’Università, è rimasto nella mia mente intatto attraverso il tempo nella proiezione fantastica che allora aveva assunto nel mio pensiero. Il fascino della mitologia e della civiltà greca è stato avvalorato nel tempo, a cominciare dalla giovinezza, dal mio periodico contatto diretto e profondamente vissuto in una corrispondenza magica con i luoghi con quello che rimane ancora oggi in Sicilia, mia terra di origine per parte di padre, a testimoniare l’arte greca del V secolo a.c.
    Questo è un esempio di continuità più che di ripresa relativamente ad alcune mie esperienze poetiche precedenti. Altre sono invece agganciate ad approfondimenti di studi, come quelli sulle opere minori di Dante, o a studi nuovi, come tutta la tematica della luce mediterranea rivelatami dalle analisi dei testi campaniani su Genova. Più che di rinnovamento parlerei di nuovi centri ispirativi, che non nascono soltanto nell’ambito della ricerca, ma anche nell’ osservazione, nella meditazione, nell’ascolto di voci che sempre più difficilmente riusciamo a percepire nel frastuono scomposto dell’oggi. “Nel silenzio ascolto parole/ che la risacca scandisce/ e dolce affida ai sassi della riva,/ parole nude assetate di sole./ Le immagini nascono dall’acqua/ nel silenzio vitale.” (“Silenzio vitale”, da “Ondivagare”)

    3. Di che cosa secondo Lei ha maggiormente bisogno oggi l’attività poetica italiana? Quale futuro intravede o comunque auspica per la nostra poesia?

    I poeti italiani oggi hanno bisogno di ritornare allo studio dei classici, di svincolarsi dalle mode, dalle convenzioni, dal diario, dalla pornografia, dalla volgarità, di rispettare la parola nel suo valore significante e fonico.
    Anche oggi nel generale degrado culturale che corre velocemente sui fili invisibili dei media e nell’asservimento al più subdolo e bieco materialismo veicolato da una globalizzazione non universalizzante, ma confusa e riduttiva, anche oggi ci sono Poeti che, con l’unico mezzo che hanno e vogliono avere a disposizione, cioè la parola, lottano. Ma gli spazi per l’Arte sono sempre più ridotti.

    Paolo Bertini

    Topics: Authors, Books, LITERATURE, Review | No Comments »

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