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    R. V. Williams… V Symphony /1 (7/12)

    By Redazione Musica | gennaio 6, 2010

    La Sinfonia n.5: una musica tra terra e cielo
    I.

    Per quelli che avevano ancora nelle orecchie la rude ed aspra “Quarta Sinfonia”, la “Quinta Sinfonia” arrivò come una manna dal cielo: una manna musicale che, dopo l’europeizzazione del linguaggio della precedente sinfonia, riportava la dimensione d’ascolto ad una più vera ed unica poetica musicale inglese. Molti sono, infatti, i legami estetici con la “Terza Sinfonia”, che dopo le tragedie della Prima Guerra Mondiale, era assurta a modello primigenio del movimento culturale e musicale noto come “English Pastoralism” (1). Ma mentre la “Pastoral Symphony” era il risultato post-bellico dell’esperienza di Vaughan Williams, la “Quinta Sinfonia” nasce in fieri come una sorta di “antidoto” al veleno della Seconda Guerra Mondiale che imperversava proprio in quegli anni; proprio per questa funzione quasi catartica, la nuova sinfonia non poteva uniformarsi al nuovo idioma usato nella “Quarta”, percepito all’epoca come profetico della situazione politica mondiale. Ma se a livello superficiale, ed emotivo, il linguaggio della “Quinta” sembra effettuare un balzo all’indietro di venti anni, a livello interno, ad un’ analisi più attenta, ci si rende conto non essere del tutto lo stesso linguaggio che Vaughan Williams aveva negli anni ‘20. Pur essendo simile, esso risulta arricchito da tutte le nuove esperienze acquisite e dalle nuove composizioni che avevano visto la luce fino agli anni ‘40; oltre alla politonalità e alla modalità, che erano a cardine della “Terza Sinfonia”, troviamo dei retaggi di quella che era la nuova via compositiva di Vaughan Williams: l’uso più ricco e consapevole del contrappunto, un impiego più libero delle dissonanze (questa volta mitigate da una dinamica che meno sovente raggiunge il “fortissimo”, e da un’orchestrazione più sobria e trasparente), un forte senso strutturale mutuato dalla “Quarta”, laddove la “Terza” aveva una struttura indubbiamente più libera e rapsodica, e l’introduzione di elementi espressivi dal carattere “notturno”, tratti dalle atmosfere della sublime “Serenade to music” del 1938. Se quella percorsa fino alla “Pastoral Symphony” era una prima via, a cui aveva fatto seguito una seconda via culminante con la “Quarta Sinfonia”, con la “Quinta Sinfonia” Vaughan Williams si trova nuovamente a cambiare strada: una terza via si delineava, risultante dall’aggregazione di elementi estetici ed emotivi del periodo pre-anni Venti, con quelli stilistico-formali post-anni Venti.

    II.

    A tutto questo va aggiunto un elemento fondamentale per la genesi del quinto lavoro sinfonico del maestro inglese: se la Seconda Guerra Mondiale diede la motivazione psicologica per cui iniziare a costruire un nuovo lavoro che riprendesse le fila della riflessione umana e spirituale insite nella “Sinfonia Pastorale”, poi bruscamente recise dalla Quarta Sinfonia”, la lettura e lo studio del libro “The Pigrim’s Progress” di John Bunyan fornì la motivazione estetica su cui Vaughan Williams poteva basare il suo nuovo lavoro.
    John Bunyan (1628-1688) era un predicatore e teologo del XVIIesimo secolo divenuto famoso all’epoca per essersi opposto alla Chiesa Anglicana e al suo divieto di predicazione ai non conformisti, ossia a coloro che non volevano abbracciare in toto i precetti della chiesa inglese. Osteggiato come oppositore del culto, venne imprigionato dal 1660 al 1672 nella prigione di Silver Street a Bedford. E fu in questo periodo di prigionia che Bunyan scrisse “The Pigrim’s Progress”, un’opera allegorico-morale che sta alla letteratura inglese come la Divina Commedia sta alla letteratura italiana; un’opera così importante da esser tradotta successivamente in 200 lingue diverse.
    Vaughan Williams entrò in contatto con l’opera di John Bunyan già nel 1904 quando stava curando la redazione dell’”English Hymnal”: nella raccolta di inni sacri inserì proprio un inno di Bunyan estrapolato dal Pilgrim’s Progress, dal titolo “Who would true valour see, let him come hither”. Ma il libro di Bunian conteneva molto più di un semplice Inno per stimolare la fantasia musicale di Vaughan Williams: la prosa vivida e diretta, il suo simbolismo, il realismo dei personaggi, iniziarono a far germogliare nel compositore l’idea di trarre un’opera teatrale da questo scritto. A tutto questo andava aggiunta poi quella che era la poetica dello scritto di Bunyan, e che molto si avvcinava all’idea di umanità di Vaughan Williams: Bunyan nel libro parla di un Pellegrino, ossia di un uomo che affronta un viaggio (fisico e spirituale) per trovare se stesso, il senso della sua esistenza e Dio; per quanto Vaughan Williams fosse agnostico, l’idea dell’uomo in viaggio alla ricerca di sé stesso l’aveva sempre affascinato. Clamoroso esempio ne fu la “Sea Symphony” del 1910, dove Vaughan Williams, utilizzando i testi di Walt Withman, aveva inteso catturare questa analogia tra il viaggio (fisico) per mare, e quello dell’animo umano attraverso la vita stessa. Questo spirito di ricerca dell’uomo, attraverso le sue debolezze e sconfitte quotidiane, accomunava quindi Bunyan e Vaughan Williams: l’idea di trarre un’opera dal “Pilgrim’s Progress” divenne, giorno dopo giorno, una vera urgenza umana ed artistica. Una genesi, quella dell’opera teatrale di Vaughan Williams, che pare davvero un viaggio, lungo, difficile, travagliato, che abbraccia quasi tutta la vita artistica di Vaughan Williams e che va a toccare e permeare anche la “Quinta Sinfonia”. Il primo abbozzo risale al 1906, quando vennero scritte delle musiche di scena per una rappresentazione teatrale a Reigate Priory: in questa occasione vennero composti quelli che saranno poi l’Introduzione e il coro finale nell’opera completa. Le altre opere, l’esperienza al fronte nella Prima Guerra Mondiale, resero la stesura del lavoro sempre più frammentaria ed intermittente. Nel 1921 riesce a completare “The Shepherds of the Delectable Mountains”, un episodio pastorale tratto dal “Pilgrim’s Progress” che venne rappresentato l’anno stesso come opera a sé stante. Tra il 1920 e il 1930 lavora ai primi due atti dell’opera completa, tuttavia le sempre maggiori commissioni per musiche da film, accanto alla musica che Vaughan Williams componeva già di suo, impedirono a Vaughan Williams di lavorare continuativamente alla sua opera; inoltre le condizioni economiche dell’Inghilterra tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale rendevano estremamente dispendioso, e quindi irrealizzabile, l’allestimento che Vaughan Williams aveva in mente per il suo lavoro teatrale. Quindi l’idea del “Pilgrim’s Progress” come opera lirica venne mano a mano accantonata. Ma Vaughan Williams teneva troppo da conto il suo lavoro e lo sforzo che aveva profuso nelle pagine già scritte per lasciar morire la sua musica in un cassetto. E così parte della musica per l’opera di Bunyan venne utilizzata per la nuova “Quinta Sinfonia”, la cui lavorazione tenne impegnato Vaughan Williams tra il 1938 e il 1943. Il lavoro all’opera teatrale vera e propria riprenderà solo dal 1943 in poi, quando la BBC gli commissiona della “incidental-music” per accompagnare la recita dell’opera di Bunyan in diretta radiofonica. Questo è l’ultimo tassello importante che porta poi al completamento dell’opera teatrale, ultimata lentamente negli anni a venire e terminata soltanto nel 1951, dopo ben 45 anni di gestazione.
    Sebbene la “Morality” (2) venne poi rappresentata il 26 Aprile di quello stesso anno al Covent Garden, segnando una delle vette maggiori nella tarda carriera di Vaughan Williams, i semi di questo capolavoro teatrale erano stati già trasfusi e ascoltati nella “Quinta Sinfonia” che, nel frattempo, era diventata essa stessa un capolavoro e , in un certo senso, una specie di sintesi sinfonica dei temi e delle poetiche del “Pilgrim’s Progress” teatrale.

    Stefano Naimoli

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    **Note**

    (1) A questo movimento aderiranno compositori del calibro di John Ireland (1879-1962), George Butterworth (1885-1916), grande amico dello stesso Vaughan Williams, e soprattutto Gerald Finzi (1901-1956)

    (2) Così definiva Vaughan Williams il suo lavoro teatrale sul Pilgrim’s Progress. Non esiste però un corrispettivo italiano esatto che possa tradurre perfettamente Morality come genere teatrale: forse quello che più si avvicina è la Sacra Rappresentazione.

    Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | No Comments »

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