Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Pietro Antonio Locatelli… /2

    By Redazione Musica | gennaio 18, 2010

    (…continua)

    Le opere orchestrali

    Alla seconda edizione, riveduta e corretta, dei “Dodici Concerti grossi “Opera Prima (1729), fece seguito la pubblicazione del capolavoro L’”Arte del Violino. xii Concerti per Violino solo con xxiv Capricci ad libitum”, Opera Terza (1733). Nell’ambito del concerto solistico la scrittura violinistica subì un deciso affrancamento dagli usi coevi grazie all’inserimento di difficoltà sino ad allora intentate. Soprattutto nei Capricci, Locatelli volle elevare l’idioma violinistico tramite l’uso di suoni acutisimi, di posizioni estremamente elevate (si raggiunge la diciassettesima), di suoni armonici, di complicate figurazioni accordali; ancora, l’iper-estensione della dita – «squarci di mano», secondo la definizione di Francesco Galeazzi negli “Elementi teorico-pratici di musica con un saggio sopra l’arte di suonare il violino” (1791-1796) -, le molteplici sfumature nei colpi d’arco e una velocità d’esecuzione spesso sostenuta determinarono lo scarto rispetto alla letteratura violinistica del tempo. L’Arte del Violino getterà un ponte al virtuosismo paganiniano, di cui Locatelli può essere a rigore considerato il più diretto precursore.


    (Pietro Antonio Locatelli concerto for violin and orchestra )
    Meno ‘pionieristico’ è il linguaggio al quale si informa la successiva Opera Quarta: “Sei Introduttioni Teatrali e Sei Concerti” (1735). Le “Introduttioni” sono improntate a una rigorosa unità di stile: la forma è mutuata dalla sinfonia d’opera napoletana, articolandosi nei tre tempi veloce-lento-veloce; l’organico è quello del concerto grosso. Il ‘concertino’, nel caso specifico, non diviene quasi mai protagonista, procedendo sovente all’unisono col resto dell’orchestra: mero alleggerimento della trama sonora, crea un suggestivo gioco chiaroscurale. Sebbene, a tutt’oggi, non sia dato sapere se questi brani nacquero come pezzi staccati o come reali introduzioni musicali a opere, balletti o spettacoli di prosa, il primo movimento mostra un carattere brillante, come a voler catturare l’attenzione del pubblico teatrale ‘anzi il levar della tenda’. Il piglio energico si stempera nel secondo movimento, le cui movenze ‘affettuose’ recuperano una cantabilità di chiara derivazione melodrammatica. I movimenti finali ripristinano la gestualità dei tempi di testa, acquistando maggiore agilità grazie all’impiego del tempo ternario.
    All’omogeneità stilistica delle “Introduttioni” fa da contraltare il carattere rapsodico della seconda parte della raccolta, nella quale i Sei Concerti si distinguono per architetture strutturali di fatto eclettiche ed estrose. La struttura di base richiama, per forma e organico strumentale, quella del concerto grosso, che trova l’espressione più ortodossa nei Concerti vii e ix. Peculiare è invece l’ottavo Concerto «à immitazione de Corni da Caccia», ove, nei due movimenti conclusivi, il violino primo del ‘concertino’, valendosi delle doppie corde, ottiene l’effetto suggerito dal titolo. I Concerti xi «à cinque. Da chiesa» e x «da camera» recano una dicitura obsoleta relativamente all’epoca della pubblicazione; tuttavia, il Concerto x trova un nesso con l’anacronistico motto per via del “Minuetto” conclusivo. Il Concerto xii è detto «con quattro violini obbligati e tutte le altre parti»: il ‘concertino’ si avvale di quattro violini solisti che dialogano tra loro in coppia – all’unisono o per terze -, o separatamente, avvicendandosi in modo da far sembrare che la melodia si generi da un unico strumento. Riappare qui l’impronta dello sperimentatore, che riduce a limiti estremi il confine tra concerto grosso e concerto solistico.
    Coi “vi Concerti à quattro”, Opera Settima (1741), si ha ancora una raccolta di concerti grossi; i brani paiono risentire di una certa convenzionalità di stile che fu avvertita dai contemporanei, presso i quali l’opera non ebbe larga diffusione. Nondimeno, si distingue l’ultimo Concerto, un concerto grosso sui generis, che Locatelli stesso intitolò “Il Pianto d’Arianna”, con manifesto richiamo al tragico mito. I dieci movimenti che si susseguono con agogiche e pathos sovente contrastanti, palesano espliciti richiami operistici, laddove recitativi, arie e ariosi si alternano con differenti umori. Il Concerto vi è dunque un omaggio al mondo del melodramma che Locatelli non praticò, se non in questa trasposizione strumentale.

    Le opere cameristiche

    La produzione cameristica si apre con le “XII Sonate à Flauto Traversiere solo è Basso”, Opera Seconda (1732). La melodia del flauto si dispiega in molteplici movenze: ora è animata, brillante, ora cantabile, suadente. Il fluire melodico acquista sapidità grazie al copioso impiego di abbellimenti, trilli, appoggiature, gruppetti e diminuzioni; il basso, di contro, estraneo a qualsivoglia procedimento imitativo, diviene mero fondamento armonico, distendendosi in una statica sequenza di note ribattute o in lunghi pedali. Sono qui ravvisabili i connotati topici dello stile galante, che trova nell’Opera Seconda uno dei primi esempi. Le dodici Sonate, pensate per assecondare il gusto dei molti dilettanti dell’élite patrizia di Amsterdam, ottennero un riscontro tanto favorevole da varcare il confine olandese, diffondendosi nell’Europa nord occidentale in numerosi manoscritti e stampe ‘pirata’ – tali poiché prive dell’imprimatur dell’autore. Il gradimento del pubblico fu accordato, in particolare, al Minuetto che sigla il finale della Sonata x: riprodotto in un eccezionale numero di stampe e manoscritti, anche in trascrizioni per violino, cembalo, arpa e oboe, fu perfino cesellato, seppur per un breve stralcio, in un piano di scagliola adibito a tavolo. Il prezioso oggetto, risalente alla metà del Settecento, è attualmente conservato presso il “Thüringer Landesmuseum Heidecksburg-Rudolstadt”. Ancor oggi le dodici Sonate dell’Opera Seconda sono considerate una pietra miliare nella letteratura flautistica tout court.
    Una gestualità rivolta all’ossequio della tradizione caratterizza le “Sei Sonate à Tre, o a due Violini, o due Flauti Traversieri, è Basso per il cembalo”, Opera Quinta (1736), che vanno ad arricchire la già vasta letteratura di uno dei generi più in voga al tempo. La scrittura addensa il peso musicale nelle due parti superiori spesso in dialogo, talora in omofonia; il basso funge da fondamento armonico. Il carattere della raccolta è piacevole, il tono sereno, spontaneo e leggero; la scrittura ricusa intenti virtuosistici per privilegiare un’espressività amabile e ‘affettuosa’.
    I tratti stilistici dell’Opera Quinta non trovano seguito nelle successive “XII Sonate à Violino solo è basso da Camera”, Opera Sesta (1737), in cui l’abilità tecnica dell’esecutore è in primo piano. L’idioma violinistico non ha fini esibizionistici, essendo piuttosto il prodotto di una fase artistica avanzata; fa eccezione la Sonata  XII, nel cui Capriccio finale (“Prova dell’Intonazione”) riaffiorano quelle risorse tecniche ed espressive già impiegate nell’”Arte del Violino”.
    L’Opera Ottava “X Sonate, VI a Violino solo è Basso, è IV à tre” (1744) conclude la produzione autorizzata pervenutaci. È questa una raccolta dalle caratteristiche anomale, sia in considerazione della eterogeneità dei generi rappresentati sia in relazione al numero delle composizioni presenti: le dieci Sonate rompono la consuetudine di racchiudere in una stessa raccolta sei o dodici brani del medesimo genere. Probabilmente quest’opera testimonia la volontà di riunire lavori sino ad allora inediti seppur non del tutto privi di interesse, in quanto fruibili da un nutrito pubblico di abili dilettanti. Le Sonate per violino solo sono assimilabili, nella sostanza, a quelle dell’Opera Sesta; le Sonate a tre, se paragonate a quelle dell’Opera Quinta, risultano maggiormente virtuosistiche: il divario tecnico-stilistico è imputabile al fatto che la scrittura dell’Opera Quinta si rivolge ad un organico strumentale ambivalente, ossia due violini o due flauti traversi, con conseguente minore caratterizzazione idiomatica.
    Dopo l’Opera Ottava l’artista tacque; il suo silenzio fu interrotto solo molti anni più tardi, nel 1762, con l’uscita dei “Sei concerti a quattro”, Opera Nona, oggi perduti.
    Locatelli si spense ad Amsterdam nel marzo del 1764; il necrologio delle “Nouvelles d’Amsterdam”, un periodico cittadino a diffusione internazionale, ne definì lo spessore artistico in questi termini: «Egalement célèbre par ses œuvres & par la manière dont il les exécutoit, il étoit regardé au just titre comme l’un des premiers violons de l’Europe».

    Fulvia Morabito

    Clicca qui per visualizzare la Playlist su Pietro Antonio Locatelli

    Topics: Baroque, Baroque, Great Composers, History of Compositional Technique, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Pietro Antonio Locatelli | No Comments »

    Comments