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R. V. Williams.. VIII Symphony /1 (10/12)
By Redazione Musica | aprile 20, 2010
La Sinfonia n. 8:
tra divertissement e raffinatezza.
I.
Il biennio 1953-1955 della vita di Vaughan Williams fu pregno di avvenimenti: poco tempo dopo la prima della Sinfonia Antartica, prende in sposa, a due anni dalla morte della prima moglie Adeline, Ursula Wood, vedova di un artigliere della Royal Army, e già collaboratrice di Vaughan Williams nella stesura di testi da poter mettere in musica. A questo evento capitale (anche per la musicologia posteriore, in quanto Ursula Vaughan Williams divenne, alla morte del marito, la sua prima biografa ufficiale), seguirono numerosi viaggi in Canada e Stati Uniti, durante i quali Vaughan Williams era invitato a tenere lezioni presso le maggiori università del nuovo continente.
In tutto questo turbinare di eventi e continui spostamenti, nemmeno la verve creativa di Vaughan Williams trovava requie: dopo un’opera titanica come la Sinfonia Antartica ci si sarebbe potuti aspettare finalmente il riposo dell’eroe. Cos’altro si poteva dire dopo una composizione così elefantiaca nelle dimensioni e nei contenuti? Senza contare che ormai lo stesso compositore aveva 80 anni suonati.
Eppure un’altra via era dietro l’angolo: se si era arrivati al massimo delle dimensioni dal punto di vista formale, era giunto il momento di condensarle, di rimpicciolirle, mantenendo però, la stessa varietà dal punto di vista orchestrale. Uno dei primi risultati di questa nuova concezione fu il Concerto in Fa minore per Tuba e orchestra composto nel 1954, una composizione di appena 13 minuti, uno dei pochi concerti scritti per questo strumento solista. Nel 1955 arriva il vero frutto di questa nuova ricerca: l’Ottava Sinfonia, una sinfonia di dimensioni praticamente haydiniane: meno di 30 minuti. Haydiniana è anche l’atmosfera: è un divertissement. Ha in se uno humor timbrico assolutamente inedito nelle precedenti sinfonie, una libera speculazione sugli effetti sonori prodotti dalla sua ricca orchestrazione. Fu, di fatto, l’unica sinfonia in cui l’autore non venne influenzato, più o meno direttamente, da esperienze esterne di tipo umano o di tipo letterario, e fu l’unica sinfonia dove la critica evitò accuratamente di cercare o trovare per forza qualsiasi rimando extramusicale. Dopo tanta letteratura, esistenzialismo, ed esperienze belliche, nasceva una sinfonia fine a sé stessa, solo per il piacere della musica stessa.
L’orchestrazione consiste in: archi, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe (fin qui pare proprio un’orchestra haydiniana), a cui si aggiungono 3 tromboni, timpani, rullante, grancassa, piatti, triangolo, vibrafono, xilofono, glockenspiel, campane tubolari, 3 gong (o in alternativa un tam-tam), 2 arpe e celesta. Se per la Sinfonia Antartica, un organico più grande di questo veniva usato più per l’effetto timbrico che non per aumentare il volume sonoro dell’orchestra, a maggior ragione per l’Ottava Sinfonia vale questa considerazione. La sinfonia venne dedicata al “glorious” Sir John Barbirolli, che ne diresse la prima il 2 Maggio 1956 a Manchester, alla testa della Hallè Orchestra.
II.
Il primo movimento è uno dei più bizzarri e sapientemente scritti da Vaughan Williams: Fantasia (variazioni senza tema), o come lo definì lo stesso compositore “sette variazioni in cerca di un tema“(1). Una citazione dal sapore decisamente pirandelliano: così come in “sei personaggi in cerca d’autore” Pirandello mostra le differenze tra l’essenza dei vari personaggi e le loro maschere esterne, similmente Vaughan Williams ci indica l’essenza musicale del primo movimento, e come poi questa si manifesta di volta in volta.
In effetti più che un tema, il nucleo del movimento è costituito da tre motivi strettamente correlati:
- Due quarte ascendenti eseguite dalla tromba, e poi subito replicate dal vibrafono
- Una melodia affidata al flauto
- Una appassionata melodia degli archi
E già l’esposizione di questi tre motivi costituisce in sé stessa una prima variazione.
Segue la Seconda variazione, un Presto, che rielabora tutti e tre i motivi iniziali.
La Terza è un Corale in La minore per archi ed arpa, a cui è unito un tema secondario affidato all’oboe: entrambe i temi sono basati sulle due quarte ascendenti iniziali.
La Quarta variazione, basata sempre sulle quarte ascendenti, è un Allegretto in 6/8 per oboe e clarinetto.
Nella Quinta variazione, un Andante non troppo in Mi minore, la figurazione delle quarte ascendenti viene eseguita dilatata, affidata prima ai violoncelli accompagnati dalle arpe, a cui si aggiungono man mano gli altri strumenti.
Gli ottoni annunciano la Sesta variazione, un Allegro Vivace, in cui il motivo iniziale del flauto viene variato dai fagotti, dai celli, e dai contrabbassi.
La Settima ed ultima variazione, poi, è una variazione sulla variazione: viene infatti ripreso il Corale della variazione n.3, presentato però Largamente.
Il movimento si chiude col ritorno delle quarte ascendenti affidate alla tromba, mentre archi e vibrafono generano una misteriosa atmosfera.
(Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.8 (1953/1956) Primo Movimento)
Il secondo movimento è uno Scherzo alla marcia per gli stromenti a vento. Notiamo subito l’uso di un italiano arcaico (cinque-seicento) per la didascalia del movimento. Anche questo fa parte del “gioco” musicale di Vaughan Williams: nella sua estetica di recupero del passato, questa sinfonia diventa una rilettura in chiave moderna, di forme che avevano contribuito ai fasti della musica antica.
Lo scherzo, quindi, dall’atmosfera quasi hindemithiana, prevede l’uso dei soli strumenti a fiato; anch’esso presenta tre motivi:
- Il primo, dal carattere vivace, affidato al fagotto.
- Il secondo, affidato alla tromba
- Il terzo, affidato prima ai flauti e poi ai restanti legni
Questi tre motivi sono trattati in maniera fugata fino a culminare nel Trio, sezione di carattere opposto allo scherzo e dall’atmosfera quasi pastorale. Una ripresa abbreviata dello Scherzo conduce alla conclusione del movimento.
(Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.8 (1953/1956) Secondo Movimento)
Stefano Naimoli
(domani la seconda parte)
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** Note**
(1). RALPH VAUGHAN WILLIAMS in La musica classica inglese (da Bishop a Britten), di John Stewart Allitt, Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2006, pag. 288
Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 1 Comment »


aprile 25th, 2010 at 20:49
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