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    Consonanze Imperfette… la II volta della Mariani!

    By Redazione Musica | luglio 20, 2010

    Consonanze Imperfette… la II volta della Mariani

    Maria Gabriella Mariani
    Consonanze imperfette + CD
    pp. vi+162 – f.to cm. 17×24
    ISBN 978-88-87203-91-2
    € 19,00


    Dopo il successo di “Presenze” (Sovera/Armando Edizioni), il romanzo con cd omonimo di musiche composte ed eseguite da Maria Gabriella Mariani, musicista dalla singolare intelligenza oltre che dalla poliedrica formazione, la pianista compositrice scrittrice si cimenta in un nuovo libro dal titolo “Consonanze Imperfette” edito dalla Zecchini Editore, la cui prefazione è stata sapientemente condotta da Stefano Valanzuolo, Direttore Internazionale del Ravello Festival, il quale sottolinea in maniera efficace e peculiare l’essenza del libro e delle musiche con esso e per esso nate. Il romanzo ha come sottotitolo “storia di una vita a due voci” e le due voci sono la Gabriella del presente ed Emi, il suo io della giovinezza. Si snoda così un dialogo/monologo (“dialogo ad uno”, come viene correttamente definito dall’Autrice) che procede per lampi, accensioni, divagazioni, lacerti di passato e si incardina sulla sola, asciuttissima trama di una “accettazione” cercata e raggiunta dopo l’iniziale conflittualità col mondo e -nell‘opera- col sé antico. È un procedimento che, a sua volta, elude con estrema sorvegliatezza ogni sfogo di “diluvio interiore”, ogni trasposizione/rievocazione irriflessa e selvaggia del passato (rischio sotteso a un’impostazione del genere) e che pertanto si rivela prova più che buona per compostezza, profondità e maturità espressiva.

    Accanto alle due protagoniste la musica costituisce un collante indissolubile  tanto da presentarsi quasi come un terzo personaggio che tracima la trama del racconto e si fa composizione che al tempo stesso si collega al romanzo per poi acquistare una sua propria dimensione. L’opera sotto più aspetti sentita, ricca di anima, intelligente e ben scritta consta quindi di un cd allegato al libro, con una funambolesca composizione in tre tempi dal titolo “Fun… Tango – Tre irradianti di un’unica matrice” composta ed eseguita dalla Mariani. La musica come la scrittura è strumento duttile ed efficace e, come scrive Aldo Ciccolini nella quarta di copertina, rivela “una natura creativa quanto mai impressionante, confortata da doti pianistiche eccezionali, caratterizzate da un dominio totale della tastiera e da una ricerca timbrica più unica che rara”.

    La RSI – Radio Svizzera Italiana di Lugano, ha dedicato oltre 20 minuti a Maria Gabriella Mariani e alle sue Le “Consonanze Imperfette” presentando in anteprima assoluta l’intero primo tempo di “Fun… Tango”.

    Molti gli appuntamenti che saranno dedicati nel prossimo autunno a quest’opera. Tra questi quelli a Radioclassica di Class Editori a Milano, al Portici Art Box autunnale, festival tenuto presso la splendida Reggia Borbonica alle falde del Vesuvio, e assai probabilmente al San Carlo di Napoli per espresso desiderio del Soprintendente Rosanna Purchia.

    Lo stimolo per scrivere questo secondo volume è attribuibile solo al successo del primo o c’è di più?

    Tre giorni prima di cominciare “Consonanze imperfette” edito dalla Zecchini Editore avevo incontrato il redattore capo della Sovera/Armando che aveva pubblicato “Presenze”, e alla sua richiesta di proporgli qualche altro scritto risposi che non ce ne sarebbero stati altri. Più che di stimolo parlerei di causa: una causa c’è stata, ma non credo che sia stata la sola. Forse ce n’era più di una, ma questo l’ho capito in seguito.

    Qual era il Suo obiettivo principale? mi spiego.. i suoi libri non sono comune narrazione, c’è di più. C’è musica composta appositamente e che accompagna la lettura. Tenta un ‘nuovo’ linguaggio forse più globale e ‘completo’? Non le sembra, dopo Wagner, un poco azzardato?

    Andiamo per gradi, perché mi pare di capire che in questa domanda c’è più di un quesito. I miei libri non sono comune narrazione… Bisogna intendersi sul concetto di narrazione: un libro di narrativa deve contenere un certo tipo di narrazione, di quelle che non si leggono sulle riviste, altrimenti non ci sarebbe bisogno di un libro per raccontare una storia comune. Chi compra un libro ha una certa abitudine a riflettere sugli stati d’animo, si accontenta di non vedere, non ascoltare, è propenso ad immaginare la storia e gli piace così, proprio perché lo lascia libero di “riscriversela” a modo suo. Pertanto non credo di scrivere storie non comuni: scrivo storie comuni ad un libro.

    La musica che accompagna la lettura è invece qualcosa di insolito, lo ammetto, ma è perfettamente in sintonia con il mio modo di essere: vivo due vite, parlo due lingue, conosco due mondi. Quello della musica è per me assai familiare quanto quello quotidiano, anzi sempre più familiare. Se mi viene voglia di esprimermi non mi basta la scrittura, perché costituisce la parte più definita, chiara, razionale di me, ma non l’unica. C’è un’altra scrittura che mi caratterizza in qualche modo e credo che non le faccia male accompagnarsi alle parole: non sto tentando un poema sinfonico, e poi non credo che sia la sola a ricercare questo genere di contaminazioni. Sarà che viviamo in un’epoca in cui si ha bisogno di percepire il fatto artistico in tutte le sue parti, di viverlo e di immedesimarsi in modo più coinvolgente. A dir la verità amo più Brahms che Wagner, però non sempre il ritorno all’estetica pura dell’arte premia l’opera d’arte, specie in questi tempi in cui tutto è comunicazione.

    Quanto all’ultima domanda, le rispondo con un’osservazione che, a conclusione di una mia recente performance a Roma, fece il mio maestro Aldo Tramma: “tu hai avuto il coraggio di fare qualcosa; molti parlano, criticano tutto e tutti e poi rischiano di non farniente.” Se oggi non sono in pochi a sostenere che in musica si è fatto tutto e di tutto e per fare ancora qualcosa occorre azzardarsi, allora convengo con Lei, è azzardato quel che faccio. Intendiamoci, potrei risponderLe che basterebbe un po’ di coraggio, o semplicemente lasciarsi condurre dal bisogno di esprimersi, senza porsi il problema di chi ci ha preceduto, ma credo che non sarei creduta…

    Cosa si aspetta dai suoi lettori?

    Un anno fa portai all’ascolto di un pubblico eterogeneo, quello caratterizzato da nonaddetti ai lavori, la 110 di Beethoven. Prima di proporla presentai alcune diapositive, che avevano lo scopo di illustrare un percorso di idee e di comunicare un messaggio di cui la sonata costituiva una sorta di riproposizione in musica. Convengo che quello era davvero un azzardo, perché non facevo ascoltare una rapsodia di Liszt o musica salottiera strappalacrime. Eppure il pubblico mostrò di gradire, o quanto meno, di capire. Il gusto è vario e soggettivo, ma si può tentare di farsi capire e questo è quel che mi aspetto da un lettore.

    Perché consiglierebbe il suo libro?

    Vivere con un ideale, crederci, difenderlo, proteggerlo dagli alti e bassi della vita, dai tanti passi falsi, dalle avversità sempre in agguato… Recuperare la parte più autentica di noi stessi, quando ci sembra di averla persa per sempre… Desiderare di essere giovani per continuare a dare e a darsi… Cercare un senso in tutti quegli accadimenti, sarebbe meglio definirli accidenti, che rischiano di sottrarci a noi stessi, di farci cadere nel fatalismo, nel tedio, nella crisi più profonda… Sentire il bisogno di rimetterci in discussione, di accettarci, magari anche di perdonarci debolezze, mancanze… A tutto questo aggiunga che il libro costituisce anche uno spaccato di un’epoca in cui essere donna, fare musica, nel meridione, lontano da certi ambienti in cui l’estrosità diventa la norma, poteva rappresentare una sfida. Ma non vorrei restringere il campo ad un pubblico di soli lettori musicisti: chiunque faccia qualcosa in cui crede, chiunque ha dei progetti, delle idee, chiunque fa qualcosa perché lo desidera e non solo perché è necessario, credo che sia molto più fragile e in fin dei conti molto più esposto a delusioni, crisi, amarezze. Il senso del dovere fine a se stesso in parte ci protegge e ci rende più coriacei; diverso è quando quel che si fa non è solo un dovere, ma un’esigenza intima, un bisogno. Se è vero che chi legge intende trovare parte di se stesso per confrontarsi e per conoscersie riconoscersi, forse questo racconto a due voci tra me e l’altra parte di me, potrà far riflettere il lettore su molti interrogativi comuni a chiunque ami la vita e non intenda perderla.

    Prossimi Progetti?

    Dopo “Fun… Tango”, inciso nel cd allegato a “Consonanze Imperfette”, e dunque prodotto sempre dalla Zecchini, ci sono stati altri cinque, forse sei – non ricordo – pezzi nuovi: vorrei avere il tempo di studiarli, ma per ora mi accontento se in estate riuscirò a portare a termine la penultima composizione dal titolo “Tracce”. Ho un altro romanzo nel cassetto, che devo completare: attendo che si definiscano certi aspetti della mia vita, per trovare un’adeguata conclusione. Sto pensando ad uno scritto – non saprei come definire il genere – intitolato “Istruzioni per l’uso”, in cui la musica non commenta, ma spiega la parola, o potrebbe essere vero anche il contrario. Quanto agli impegni, che, a dir la verità mi interessano meno dei progetti, ci saranno performance e presentazioni – concerto del libro con cd, ma anche concerti nel senso più classico del termine; meglio sarebbe se potessi suonare le mie musiche nella maggior parte delle mie esibizioni pianistiche, ma questo si vedrà. In una sola parola ho intenzione di proseguire per questa strada: sarà un azzardo, sarà perfino presunzione, non so, ma come ho scritto in “Consonanze imperfette”, il destino ha scelto per me ed io non posso far altro che continuare.

    Topics: Books, MUSIC, Review | No Comments »

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