Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Paradisi Ambigui…

    By Redazione Lettere | settembre 21, 2010

    I Paradisi Ambigui

    Antonio Zollino, I paradisi ambigui. Saggi su musica e tradizione nell’opera di Montale. Edizioni Il Foglio, Piombino, Febbraio 2009, II; pp. 337.

    Il titolo del libro ripete quello dell’ultimo dei dieci saggi che lo compongono, ma la musica   -  pur in modo non sempre diretto e in quantità non sempre preponderante  – fa capolino in ogni sezione dell’opera: allusioni a libretti musicali, versi che ricordano frasi d’opera o melodie, “occasioni” vissute con gli amici in cui il canto diventava il centro dell’attenzione, oppure vere e proprie recensioni di rappresentazioni operistiche (attività che, come è noto, Montale praticò nel suo mestiere giornalistico, e non solo  per diletto).

    La pubblicazione, frutto di numerosi anni di lavoro appassionati ma decisamente faticosi, risulta  felice innanzitutto per la struttura chiara e lineare in cui però si inseriscono ricerche citazioni note abbondanti e meticolosamente elaborate: insomma un incontro  -  da parte dell’autore  – tra il piacere della lettura e la ricerca accademica nel senso migliore del termine.

    I saggi più corposi  -  spesso dedicati al confronto tra Montale e D’Annunzio, o comunque tra Montale e la grande letteratura italiana ed europea  -  costituiscono approfondimenti indispensabili di spunti gettati da altri, oppure revisioni di spunti sottovalutati o di veri e propri errori di contestualizzazione e interpretazione. Varie sono  -  in entrambi i casi  – le qualità che l’operazione rivela: si fanno innanzitutto nuove “scoperte” su precedenti biografici e letterari al riguardo di oggetti “montaliani” (il cannocchiale, il ventaglio…); si allarga poi con decisione lo sguardo su modelli e letture  del mondo classico, umanistico (fondamentale la scoperta di un retroterra con sicurezza attribuibile al Poliziano), italiane “minori” e straniere. Un punto di forza su cui giustamente si insiste è il superamento delle interpretazioni di Montale in alternativa tra esploratore dei nuovi  modi anglisti della poesia, o erede diretto della grande tradizione italica post-dannunziana. Piacevole sorpresa per il lettore lontano dall’asfissia dei blasoni universitari la sottolineatura del valore umano ed umanitario del poeta (si vedano soprattutto le pp. 96 – 100).

    Ne nasce una riorganizzazione più attenta del gioco  mito  -  letterarietà  -  fatti concreti, sui quali vince certo la letteratura, ma nel senso del grande thesaurus culturale in cui siamo chiamati a confrontarci come uomini, nei modelli che accettiamo o rifiutiamo, e in quelli che proponiamo.

    Torniamo sui saggi più corposi e in un certo senso più accademici del volume, cioè i secondi cinque, e in particolare il primo fra essi: il riferimento dannunziano è qui continuo ed esplicito e riguarda tutte le raccolte montaliane; è possibile così proporre non solo una cronologia dell’intensità per il rapporto Montale  -  D’Annunzio, ma anche una funzione di tale rapporto, che dopo aver fornito i “geni tutelari” a sostegno della poesia nel tragico momento finale della guerra (“40 – “43, con punte che si protraggono fino al “47) subisce una rarefazione se non un abbandono corrispondente al distacco tanto dalla musa amata (Clizia) quanto da tutta la letteratura post-simbolista. Per questo è quindi lodevole che nel saggio successivo (Il riferimento dannunziano da Satura ad Altri versi, pp. 183 – 218) la discontinuità montaliana rispetto alle prime raccolte non impedisca un confronto continuo con D’Annunzio: non a caso la presenza di questi nel “quasi – ultimo” Montale ironico è posta sapientemente in parallelo con le citazioni di metalli e pietre preziose, che preludono da correlativi oggettivi al guizzo finale con cui il poeta ligure affida ancora alla poesia la dignità di “voce in capitolo” in questo mondo e nella società umana.

    Ancora, nel terz’ultimo saggio (Montale paradisiaco, pp. 219 – 254) ci si occupa della maggiore o minore incidenza del Poema Paradisiaco nelle varie raccolte montaliane, con la scoperta convincente di tralasciati andirivieni; ed è un impegno che riguarda certo  -  in primis  – l’arte allusiva e il gioco letterario, ma non rinuncia a notazioni sull’umanità insita in entrambi i poeti.

    Più breve il penultimo saggio (Un’altra nota per il sabià di Montale, pp.255 – 266) che abbandona l’impegno dannunziano ed approfondisce con  grande attenzione i rapporti fra la poesia di Montale e il fascino del sabià, una sorta di passero sudamericano largamente presente in testi portoghesi e brasiliani conosciuti dal poeta.

    Come abbiamo detto, è il saggio conclusivo (pp. 267 – 323) a fornire il titolo al libro. E’ ben noto l’interesse di Montale per la musica, soprattutto quella lirica, e giustamente Zollino vi ritorna con citazioni e aneddoti noti e “scoperte” (o quasi) più rare e gustose.  Qui  -  a parte l’impegno e la serietà dell’autore, costanti in tutti gli ambiti della ricerca  -  ci troviamo ad un livello più alto: la bibliografia ricchissima, il discorso agile, la novità di certi aggiornamenti risultano davvero assai pregevoli . La musica è il centro tanto della parola poetica montaliana, quanto delle riflessioni del poeta sulla vita, la singola sua e quella dell’uomo. L’aspetto metafisico della musica, la sua possibilità di indicare  -  per Montale  -  un’altra via all’esistenza umana, sono ciò che più attrae nella ricerca di Zollino, ma questo interesse non impedisce di trattare, con competenza e simpatia gustosa al tempo stesso, l’atteggiamento auto-ironico di Montale sulla musica stessa, le sue lodi della “cattiva musica”, ben dimostrata ora in versi ora in saggi importanti quanto sottovalutati.

    Ed è questa  -  se non sbaglio  -  a parere di Zollino e anche di chi scrive, la vera cifra di Montale: l’incontro tra una cultura effettivamente profonda e intollerante della volgarità, e un senso della comicità mediana della vita,  caratteristiche che sanno apprezzare e ricollocare tanto il classico quanto la musica leggera, tanto la cartapesta quanto la sublimità dell’opera lirica, i segreti inviolabili dei grandi autori accanto agli incontrovertibili successi di pubblico, liberandoci dai cialtroni troppo intellettualoidi e dagli analfabeti violentatori. E’ sempre, anche nella forma, il messaggio che conta: il messaggio del cuore di chi propone, e dell’accoglienza di chi riceve, senza precostituiti immotivati blasoni.

    A tale proposito, un parallelo tra il poeta studiato e lo studioso autore di questo libro, non mi pare azzardato.

    Paolo Bertini

    Topics: Books, LITERATURE, Review | No Comments »

    Comments