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    Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 3

    By Redazione Musica | ottobre 15, 2010

    (…Continua)

    Se le linee guida adottate da Bloch nell’edificazione della propria storia della musica risentono di un pensiero già influenzato dalla filosofia della storia e dagli studi scientifici, è pur vero che il concetto di tempo come multiversum inizia a profilarsi soprattutto nelle pagine dello Spirito dell’Utopia, e lo fa proprio servendosi della musica: nell’opera giovanile, Bloch fonda così le basi di uno stile letterario e filosofico che, per risolvere la significazione cruciale di alcuni importanti momenti riflessivi sul tempo e sulla storia, ricorrerà sempre più spesso a quel modello temporale quale si esplica nelle forme principali del comporre musicale. Urge tener presente però che fughe, sonate e sinfonie, non saranno solo delucidanti metafore, ma veri e propri modelli temporali in grado di spiegare – con il loro incedere apertamente dialettico – la vera realtà del tempo umano. Non pochi sono tali riferimenti.

    Proprio per confermare la tesi di un multiversum presente nel complicato intreccio di situazioni sociali, geografiche e politiche, Bloch infatti scrive:

    “una sinfonia, per citare questo esempio particolarmente adatto [corsivo nostro], non si svolge assolutamente con un ‘continuo’ di tutte le voci, al contrario. Il corso unitario  della rappresentazione è garantito qualunque interruzione si presenti (e si dà forse una realtà senza interruzioni?) già per mezzo della legge interna di ogni sviluppo sociale e dal suo sempre presente rapporto base-sovrastruttura”[1].

    La sinfonia simboleggia così la storia del mondo nella suo trasversalismo temporale, come stratificazione di fatti e avvenimenti che, pur contenendo in sé brevi e lunghe pause, appare temporalmente orientata.

    In Soggetto-Oggetto (opera di poco successiva alle Differenziazioni) Bloch fa poi notare come Hegel descriva l’apparire dei popoli nella storia (orientale, greco, romano, germanico) avvalendosi dell’ “immagine statica di una ‘fuga di popoli’, che si susseguono l’un l’altro nella storia del mondo come le voci di una fuga musicale”[2]. Riportiamo qui sotto uno stralcio esemplare tratto dal succitato testo:

    “La fuga non vuol certo essere storia, il suo valore sta appunto nell’evitare tensione e impazienza. Le voci della fuga espongono un tema esposto una volta per tutte; a differenza della sonata e della sinfonia , nella fuga non accade niente di nuovo, la sua essenza non è dinamica (come nella sonata di Beethoven, bensì la calma. Appunto perciò Hegel definisce la storia del mondo, dal punto del suo essere conclusa, del suo eterno essere-conclusa, come ‘fuga dei popoli’ ”[3].

    E sulla falsariga dell’esposizione blochiana viene spontaneo aggiungere che, oppositivamente ad Hegel, Bloch definisce la storia del mondo, dal punto del suo non-essere-ancora conclusa e ontologicamente orientata verso una conclusione, come sinfonia “agitata, caotica e melodicamente turbata”[4]. Appare ormai molto chiaramente il modo in cui Bloch si serve della “grammatica della simbologia musicale”[5] per l’interpretazione del tempo e della storia:

    “Che alla fuga bachiana, esauritasi verso la metà del XVIII secolo, subentrasse la forma sinfonica, è un fenomeno inequivocabilmente collegato con l’ascesa del capitalismo, del mondo imprenditoriale in genere, e con l’insorgente principio di libertà. Si richiedeva ora di porre e contrapporre i temi, mentre la fuga, in quanto sovrastruttura di voci che, invece di slanciarsi in avanti, sono gerarchicamente disposte, riflette uno Stato ordinato per ceti. Il che corrispondeva all’ideologia di un’organizzazione sociale prossima al suo declino”.[6]

    Queste ultime riflessioni possono non a torto stridere col categorico rifiuto che nello Spirito dell’utopia Bloch esprime a proposito di un’analisi sociologica della musica e di una generale teoria estetica del “rispecchiamento ideologico” dell’arte. Bisogna però tener conto che qui le parole del filosofo risentono oramai del “bagno marxista” evidente soprattutto a partire dal Principio Speranza. Nonostante l’imprescindibile influenza del marxismo, un’analisi più attenta rivela che la suddetta riflessione rimane sempre animata – nonostante le apparenze – dal desiderio di mostrare come in ultima analisi la musica rappresenti lo “strumento” più complesso in grado di rappresentare non solo le vicissitudini storico-sociali di un popolo o di una nazione, ma di anticipare come un sismografo i movimenti dell’essere che sono il presupposto ed il fondamento di ogni manifestazione dell’agire umano.

    Francesco de Santis

    (Continua…)

    (Leggi qui tutto lo speciale Ernst Bloch… il Divenire in Musica)


    [1] E. Bloch , Differenziazioni…, cit., p. 37.

    [2] R. Bodei, cit., p. 144.

    [3] E. Bloch, Subjekt-Objekt (19622); trad. it. e cura di R. Bodei, Soggetto-oggetto, Il Mulino, Bologna 1975, p. 239.

    [4] E. Bloch, Spirito dell’utopia, cit., p. 67.

    [5] Cfr. M. Garda, cit., p. 123.

    [6] E. Bloch, “Sogni diurni, sogni ad occhi aperti e la musica come ‘utopico per eccellenza’ ” intervista rilasciata a Michel Gibson, Pierre Furlan e Peter Stein per la televisione canadese trasmessa nel 1976, ora raccolta in E. Bloch, Marxismo e utopia, cit., p. 159.

    Topics: Aesthetic of Music, Ernst Bloch... il Divenire in Musica, LITERATURE, MUSIC, Music and Philosophy, Philosophy, Philosophy of Music | 1 Comment »

    One Response to “Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 3”

    1. ernst bloch musica e filosofia | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      ottobre 30th, 2010 at 00:05

      [...] Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 3 [...]

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