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Non è compito di questo lavoro delineare una storia dell’utopia o selezionare i saggi, i romanzi, le opere filosofiche che da Platone sino ai nostri giorni, passando per Agostino, Gioacchino da Fiore, Moro, Bruno, Campanella, Swift e Merciér hanno infoltito le fila della letteratura utopica di ogni luogo e ogni tempo. In questa sede a noi interessa soltanto constatare che nel Principio speranza, opera universalmente riconosciuta come un’enciclopedia degli umani desideri, Bloch dedica un intero capitolo alle utopie del passato[1]. Ora, se al cammino del pensiero utopico blochiano risulta proprio necessario tracciare una linea riassuntiva della letteratura utopica di ogni tempo, tanto vale riportare in esteso l’esauriente e fluido tenore discorsivo di un’intervista rilasciata dal filosofo:
“le utopie sociali, come quelle ad esempio di Tommaso Moro e di Campanella, con il loro in-nessun-luogo, con la loro terra della felicità, costituiscono la casa madre del pensiero utopico. Le loro utopie sociali erano però dislocate su isole lontane, su isole felici, situate a grandissime distanze. E lì, anche se inarrivabile per i più, è raggiunta ogni cosa des