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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Psychology of Music</title>
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	<description>blog di cultura musicale</description>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; / 12</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[ART]]></category>
		<category><![CDATA[Aesthetic of Music]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Music and Brain]]></category>
		<category><![CDATA[News e Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e Musica - Speciale curato da Fabio Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[Psychology of Music]]></category>
		<category><![CDATA[cervello musicale]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Uccelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Musical Words]]></category>

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		<description><![CDATA[ realizza in tutte le rappresentazioni disposizionali la "totalità indivisibile" della logica puramente simmetrica. La legge di simmetria matteblanchiana coincide con grande evidenza con la legge di "non località" spazio-temporale: tutte le particelle in stato correlato non vivono realtà divise, ma formano, come negli stati psicotici che seguono la generalizzazione, delle "totalità indivisibili" in cui tutto e parte coincidono; lo stato correlato, come lo stato psicotico che segue la legge di simmetria, si manifesta improvvisamente senza alcuna causa né spaziale né temporale, in esso non si trovano elementi che diano luogo a situazioni in cui l'uno sia maggiore dell'altro, l'uno sia vero e l'altro falso, l'uno derivi dall'altro. 

La Neurofisiologia Psicoanalitica

Ora, noi pensiamo che la psicanalisi di Matte Bianco possa gettare luce anche sui meccanismi neurofisiologici: ma sarebbe opportuno modificare l'attitudine degli psicanalisti a isolarsi dai neurofisiologi, e occorrerebbe creare una "neurofisiologia psicanalitica", ove si potessero  estendere e applicare all'esame della psiche i risultati delle metodologie di analisi cerebrale introdotte per mezzo delle moderne macchine (ad es., elettroencefalografo collegato con macchina a risonanza magnetica nucleare - EEG+NMR). Oggi, le attuali ricerche di neuro-imaging combinano tra loro più metodi di indagine sui processi mentali al fine di costruire una neuroanatomia funzionale valida anche per gli esami psichici. Al termine di questa "messa a punto" della metodologia, è ipotizzabile la possibilità di utilizzo di questi metodi combinati di indagine durante le stesse sedute psicanalitiche. I]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Concludiamo con l&#8217;intervento odierno lo Speciale &#8216;Musica e Pshiche&#8217; curto dall&#8217;eminente <strong>Prof. Fabio Uccelli</strong>.<br />
Egli ha svolto un percorso straordinario all&#8217;interno del vasto e complicatissimo mondo delle neuro-scienze  che ci ha permesso di apprendere in modo chiaro e preciso. Lo ringraziamo sentitamente invitandolo a collaborare nuovamente con noi.<br />
<a title="Leggi lo speciale" href="http://www.musicalwords.it/index.php?s=musica+e+psiche&amp;sbutt=Find" target="_blank"><strong>Per leggere tutto lo Speciale, vai QUI </strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*********</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Psiche e Cervello</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da Freud fino a Melanie Klein la psicanalisi è stata fortemente influenzata dalla psicologia e quasi per niente dalla neurofisiologia, come se la psiche di ciascun uomo fosse una realtà a sé stante, una &#8220;emergenza&#8221; non collegata col suo cervello. La scienza ci dice invece che qualunque realtà mentale, indipendentemente dalle tendenze materialistiche o spiritualiste di ciascuno di noi, non può non essere ferreamente ancorata al corpo fisico, finché questo è vivo. Per cui, ogni patologia neurotica o psicotica deve avere un corrispettivo fisico, cerebrale, e deve necessariamente interessare le aree neuroniche ove sono racchiuse le rappresentazioni disposizionali (1) che dai primi archetipi emozionali e dalle prime rielaborazioni mentali &#8211; che si ipotizzano derivati ambedue da stilemi ritmo-sonici (2) &#8211; fino alle ultime percezioni sensorio-emozionali ricevute, raccolgono le vicende di tutta la vita. Anzi, dovremo necessariamente ammettere che è proprio la perturbazione di queste aree neuroniche, dovuta a traumi pregressi o attuali, la causa ultima di varie patologie. Nelle persone normali, non soggette a patologie cerebrali, i meccanismi di acquisizione, rielaborazione, richiamo di emozioni, sono svolti notoriamente sotto il controllo delle sinapsi, che ordinano le singole esperienze sensorio-emozionali e consentono la necessaria intersecazione e connessione dei vari circuiti neuronici atta al loro richiamo a livello cosciente o al loro automatico inserimento nel livello subconscio. In caso di patologia, evidentemente, questo controllo cessa o si riduce, permettendo anomali e non volontari &#8220;travasi&#8221; di percezioni emozionali tra i livelli conscio e subconscio (se non addirittura con l&#8217;inconscio). Certamente, è difficile stabilire univocamente se l&#8217;inizio della patologia è in un danno neurofisiologico o se un conflitto all&#8217;interno della psiche possa causare esso stesso il danno e solo immediatamente dopo riflettersi neurofisiologicamente; in ogni caso, è assolutamente certo che un riscontro a livello neurofisiologico deve necessariamente sussistere.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Pensiero di Matteo Bianco</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Matte Blanco (3,4) definisce &#8220;modi d&#8217;essere della psiche&#8221; il conscio (o coscienza), il preconscio, il subconscio, l&#8217;inconscio affiorante, l&#8217;inconscio profondo: la psiche può partecipare alternativamente dell&#8217;uno o dell&#8217;altro modo a seconda delle situazioni in cui si trova; inoltre, egli afferma che le realtà (emozionali e razionali) contenute nei vari modi d&#8217;essere possono riversarsi a ritroso dall&#8217;ultimo modo al primo, quando &#8211; durante gli stati psicotici &#8211; vengano meno le &#8220;resistenze interne&#8221;, le &#8220;barriere psichiche&#8221; (che nel collegamento cerebrale corrispondono alle barriere sinaptiche). Inoltre, come sappiamo, egli dice che la psiche, che si riflette nella mente umana, segue sempre una BI-LOGICA, costituita contemporaneamente da una &#8220;logica ASIMMETRICA&#8221; e da una &#8220;logica SIMMETRICA&#8221;. La mente umana, quando sviluppa un pensiero razionale a livello conscio, segue la logica asimmetrica, costituita essenzialmente:<br />
- dal sillogismo logico (logica formale aristotelica)<br />
- dalla legge di causa ad effetto- dal concetto di &#8220;maggiore&#8221; o &#8220;minore&#8221;<br />
- dal binomio antinomico vero-falso, etc.<br />
- dalla &#8220;divisione&#8221; della realtà in parti comprensibili e analizzabili.<br />
Quando invece partecipa, con la psiche, del modo di essere inconscio, essa rifiuta tutto questo, non segue sillogismi che facciano derivare qualcosa da qualcos&#8217;altro o che implichino divisione o differenza, e segue la logica simmetrica, che consiste:<br />
- nella uguaglianza (e non derivazione) dei termini di ogni sillogismo- in nessuna esistenza di cause da cui derivino effetti, ma semmai, di effetti &#8220;causa delle cause&#8221; (circolarità)<br />
- niente &#8220;maggiore&#8221; e &#8220;minore&#8221;: se A &gt; B, contemporaneamente B &gt; A<br />
- niente antinomia vero-falso.<br />
- in nessuna divisione razionale della realtà in parti, ma ciò che è &#8220;parte di un tutto&#8221; è contemporaneamente &#8220;tutto di una parte&#8221;, cioè &#8220;parte&#8221; e &#8220;tutto&#8221; coincidono nella cosidetta &#8220;totalità indivisibile&#8221;. La psiche, quindi, in tutti i suoi modi d&#8217;essere, segue la bi-logica (asimmetrica e simmetrica). Ora, sempre secondo Matte Bianco, la modalità precipua del manifestarsi delle patologie dell&#8217;inconscio è quella della &#8220;generalizzazione&#8221;, per cui si passa alla coincidenza delle &#8220;parti&#8221; (costituite da singoli sottoinsiemi di realtà razionali ed emozionali ivi contenute) con il &#8220;tutto&#8221; (o totalità indivisibile, costituita dalla fusione in un unico blocco di ogni punto-evento spaziotemporale vissuto dalla psiche) attraverso classi di insiemi via via più generali, che tendono a divenire (proprio mediante il principio di generalizzazione) come quelli definiti in matematica da Dedekind, INSIEMI INFINITI. Naturalmente, ciascuno dei &#8220;modi d&#8217;essere&#8221; della psiche fruisce della bì-logica, anche se con differenti rapporti di asimmetrico/simmetrico: praticamente si va dalla &#8220;zero simmetria&#8221; del conscio (o coscienza) quando è pervaso dal pensiero razionale, alla &#8220;zero asimmetria&#8221; dell&#8217;inconscio profondo quando non analizzato razionalmente. Certo, non sempre il conscio è necessariamente legato al pensiero razionale: è sicuramente possibile aver coscienza di realtà non razionali, non computazionali, che possono essere analizzate e descritte (ma non razionalmente interpretate e spiegate!) per cui, talvolta, si può avere parziale &#8220;simmetria&#8221; anche nel conscio. Come pure, sussiste la possibilità &#8211; come abbiamo visto &#8211; di analisi razionale dell&#8217;inconscio profondo mediante il principio di generalizzazione (insiemi infiniti), al limite del computazionale, con introduzione di parziale asimmetria. Sempre secondo Matte Bianco, quando la generalizzazione delle classi realizza la condizione di &#8220;infinità&#8221; degli insiemi, si ha nella mente il contatto supremo tra logica asimmetrica e logica simmetrica.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;equivalenza tra psicoanalisi e Fisica quantistica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come dicevamo, Matte Bianco (e la maggioranza degli psicanalisti odierni che ne seguono le linee) hanno ritrovato sperimentalmente nei modi d&#8217;essere della psiche l&#8217;esistenza di una bi-logica, di una doppia logica, la asimmetrica (che per noi è la logica razionale, computazionale) e la simmetrica (equivalente per noi alla logica del non computazionale(*), a-razionale). Addirittura, la logica simmetrica da lui enunciata ha una singolare affinità con la legge di &#8220;non località&#8221; spazio-temporale(**), appartenente alla fisica quantistica, legge che definisce e descrive (ma non interpreta razionalmente, cosa impossibile) il comportamento dei quanti, di certe proprietà delle particelle elementari, di certe proprietà della materia stessa (elettroni, ma anche intere parti delle molecole, quando entrano nel cosiddetto &#8220;stato correlato coerente&#8221;). La legge di &#8220;non località&#8221; (5) è alla base dell&#8217;universo non computazionale.Naturalmente, per noi, nessuna meraviglia. Se il nostro universo ha una doppia compresente strutturazione (sia razionale-computazionale, che a-razionale-non computazionale) è evidente che tutte le realtà che lo partecipano (e quindi anche ogni cellula, ogni formazione nervosa, ogni neurone, ogni attività sinaptica etc) dovranno possedere tale doppia strutturazione, con tutte le possibili interferenze e inferenze tra l&#8217;una e l&#8217;altra. Per questo, dato che ogni &#8220;pulsione&#8221; psichica deve avere un &#8220;corrispettivo&#8221; a livello neurofisiologico, la doppia strutturazione si riflette automaticamente su tutte le &#8220;emergenze&#8221; che &#8211; quali la psiche &#8211; debbono aver sede, o almeno riferimento, nel corpo umano, nel suo cervello, nel suo sistema nervoso. Ciò porta ad ammettere che ogni &#8220;moto&#8221; dell&#8217;inconscio debba essere in relazione con un &#8220;moto&#8221; o modificazione delle sequenze di connessione delle singole rappresentazioni disposizionali che immagazzinano le varie realtà ivi contenute: durante un fenomeno psicotico le connessioni improvvisamente &#8220;impazziscono&#8221;, cadono le &#8220;barriere sinaptiche&#8221;, viene consentito il travaso l&#8217;una nell&#8217;altra delle rappresentazioni disposizionali finora rigidamente isolate in appositi circuiti neuronici, e tutto ciò in maniera non computazionale, quasi si formasse un unico stato correlato coerente di parti delle molecole  appartenenti ai circuiti neuronici non più &#8220;isolati&#8221;. Certo, tutto deve essere reversibile: al cessare del fenomeno psicotico, dovrebbe tornare la normalità. Ma durante il fenomeno, se avviene, come pensa Matte Blanco, la &#8220;generalizzazione&#8221; delle classi di insiemi e il formarsi di &#8220;insiemi infiniti&#8221;, questa deve necessariamente applicarsi a classi di sottoinsiemi di rappresentazioni disposizionali neuroniche, che, anche se in numero finito, possono tendere asintoticamente a valori infiniti aggregandosi &#8211; in maniera non computazionale &#8211; in insiemi sempre diversi e sempre variabili, fino a quella che, come abbiamo visto,<span id="more-546"></span> Matte Bianco chiama &#8220;totalità indivisibile&#8221; realizzata soltanto dal puro modo simmetrico, ove ogni asimmetria (barriera) è caduta. Certamente, per tornare al &#8220;contatto&#8221; tra logica asimmetrica e logica simmetrica, un numero tendente all&#8217;infinito di insiemi di elementi numericamente finiti ma sempre variabili (quali sono i gruppi di rappresentazioni disposizionali che, quando si va verso lo stato  psicotico, si presentano e si aggregano ormai in maniera via via priva di &#8220;barriere&#8221;) è sempre qualcosa di computazionale (e quindi di “asimmetrico”), che però diviene completamente non computazionale quando si realizza in tutte le rappresentazioni disposizionali la &#8220;totalità indivisibile&#8221; della logica puramente simmetrica. <strong>La legge di simmetria matteblanchiana coincide con grande evidenza con la legge di &#8220;non località&#8221; spazio-temporale: tutte le particelle in stato correlato non vivono realtà divise, ma formano, come negli stati psicotici che seguono la generalizzazione, delle &#8220;totalità indivisibili&#8221; in cui tutto e parte coincidono; lo stato correlato, come lo stato psicotico che segue la legge di simmetria, si manifesta improvvisamente senza alcuna causa né spaziale né temporale, in esso non si trovano elementi che diano luogo a situazioni in cui l&#8217;uno sia maggiore dell&#8217;altro, l&#8217;uno sia vero e l&#8217;altro falso, l&#8217;uno derivi dall&#8217;altro. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La Neurofisiologia Psicoanalitica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ora, noi pensiamo che la psicanalisi di Matte Bianco possa gettare luce anche sui meccanismi neurofisiologici: ma sarebbe opportuno modificare l&#8217;attitudine degli psicanalisti a isolarsi dai neurofisiologi, e occorrerebbe creare una &#8220;neurofisiologia psicanalitica&#8221;, ove si potessero  estendere e applicare all&#8217;esame della psiche i risultati delle metodologie di analisi cerebrale introdotte per mezzo delle moderne macchine (ad es., elettroencefalografo collegato con macchina a risonanza magnetica nucleare &#8211; EEG+NMR). Oggi, le attuali ricerche di neuro-imaging combinano tra loro più metodi di indagine sui processi mentali al fine di costruire una neuroanatomia funzionale valida anche per gli esami psichici. Al termine di questa &#8220;messa a punto&#8221; della metodologia, è ipotizzabile la possibilità di utilizzo di questi metodi combinati di indagine durante le stesse sedute psicanalitiche. In quella sede, si dovrebbe chiaramente constatare sullo schermo, col progredire dello stato psicotico, il fenomeno dell&#8217;allargamento delle zone cerebrali interessate, causato dalla progressiva eliminazione dell&#8217;azione delimitante della &#8220;asimmetria&#8221;, che sempre meno impedisce l&#8217;invasione generalizzata della &#8220;simmetria&#8221; tendente alla distruzione di ogni struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;">(*) &#8211; La mente umana è in possesso, come sappiamo, della qualità razionale, con la quale svolge funzioni di analisi e di computo; gli algoritmi matematici e le teorie matematiche della Fisica ne sono un esempio. Ma la qualità razionale ha dei limiti: è presente, sia nella mente che nell&#8217;ambiente esterno, la qualità a-razionale, non computazionale, per la quale sussistono fatti e dinamiche illustrabili, classificabili, riproducibili, ma non &#8220;razionalmente interpretabili&#8221;, su cui non può essere fatta alcuna teoria matematica computazionale e nessuna analisi mediante calcolatore, per il semplice fatto che manca la possibilità di effettuare procedure algoritmiche conoscibilmente valide (come stabilisce il famoso Teorema di Godel, che ha rivoluzionato il nostro modo &#8220;razionale&#8221; di pensare). Tra i principali problemi matematici non computazionali citeremo il decimo problema di Hilbert sulle equazioni diofantee, le cui soluzioni sono state recentemente dimostrate non sistematicamente ottenibili con algoritmi matematici né con programmi di calcolo elettronico; il problema -computazionalmente insolubile &#8211; della &#8220;tassellatura&#8221;, cioè della ricerca algoritmica di forme geometriche definite in grado di coprire un piano euclideo senza lasciarvi vuoti; l&#8217;impossibilità di calcolare la radice quadrata dei numeri negativi. Tra le principali fenomenologie non computazionali citiamo il comportamento anomalo dei quanti (che possono contemporaneamente viaggiare in direzioni diverse e &#8220;ruotare&#8221; in sensi diversi; gli stati sovrapposti del fotone; la coerenza quantlstica; gli stati correlati degli elettroni nei superconduttori; la trasformazione degli elettroni in onde di materia fluttuanti all&#8217;interno della propria orbita atomica; il comportamento anomalo delle cosidette particelle elementari e sopratutto dei quark.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>(<a href="http://www.musicalwords.it/index.php?s=musica+e+psiche&amp;sbutt=Find" target="_blank">Leggi Qui tutto lo Speciale Musica e Psiche</a>)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">(**) &#8211; E&#8217; un fenomeno non razionalizzabile caratteristico delle dinamiche della meccanica quantlstica, per cui azioni tra luoghi distanti &#8211; che normalmente avvengono in tempi e spazi diversi &#8211; avvengono invece nello stesso tempo e conspazialmente. Questo fenomeno è presentato dai quanti, da protoni o altre particelle, da elettroni, da interi atomi, da parti di molecole aventi due possibili stati morfologici (ad esempio, le proteine neuroniche &#8220;tubulina alfa&#8221; e &#8220;tubulina beta&#8221;, che differiscono solo per l&#8217;orientamento spaziale di parte della molecola), i quali talvolta vengono emessi e/o si presentano in modo correlato (&#8220;entangled&#8221;). Il modo correlato consiste in uno &#8220;stato di sovrapposizione&#8221; che attribuisce contemporaneamente, ai vari enti sopraelencati, proprietà normalmente antagoniste, quali ad es. velocità in due o più diverse direzioni, spin (rotazione) destrorsa e sinistrorsa, orientamenti spaziali in direzioni diverse, proprietà corpuscolari spazialmente definite che si trasformano in onde di materia stazionarie e fluttuanti con continuità (elettroni nelle proprie orbite atomiche o nei circuiti superconduttori). Ciò fu intuito (e rifiutato) dai fisici Einstein, Podolsky, Rosen (le esperienze compiute, che indicavano questo comportamento, furono da allora dette &#8220;EPR&#8221;, dalle iniziali dei loro cognomi). Al contrario, Niels Bohr affermò: &#8220;&#8230;anche se due fotoni (correlati) si trovassero su due diverse galassie, continuerebbero a rimanere pur sempre un unico ente, e l&#8217;azione compiuta su uno di essi avrebbe effetti istantanei anche sull&#8217;altro&#8230;&#8221;. La disputa terminò nel 1982, con gli esperimenti di Alain Aspect che dimostrarono inconfutabilmente la giustezza delle suelencate proprietà della meccanica quantlstica.</p>
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA</p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; A.R. DAMASIO: &#8220;L&#8217;errore di Cartesio&#8221; Ediz.Adelphi, Milano 1995<br />
2 &#8211; F. UCCELLI: &#8220;La musica all&#8217;origine della conoscenza umana&#8221; Ediz. PLUS &#8211; Università di Pisa, Pisa 2002<br />
3 -1. MATTE BLANCO : &#8220;L&#8217;inconscio come insiemi infiniti &#8211; Saggio sulla bilogica&#8221; Ediz. EINAUDI, Torino 2000<br />
4 &#8211; M. TURNO : &#8220;Inconscio e matematica&#8221; &#8211; Ediz. TEDA, Castrovillari 1990<br />
5 &#8211; T. CANTALUPI: &#8220;Concetti e implicazioni della teoria quantlstica&#8221; &#8211; Tirrenia Stampatori, Torino 2002</p>
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Esaminiamo ora le espressioni artistiche ...</span></li></ul></div>]]></content:encoded>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /10</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 23:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esaminiamo ora le espressioni artistiche e scientifiche dell'uomo e vediamo in qual modo intervengono in tali processi gli archetipi strutturali ed emozionali. Come abbiamo visto, essi sono stati impiantati nella mente umana per via emozionale (non computazionale), e consciamente si possono richiamarne solo le loro rielaborazioni razionali. Sembrerebbe allora che tali archetipi dovessero restare per sempre sepolti nei circuiti neurali che li accolsero all'inizio, e che non potessero più riaffiorare. Fortunatamente non è così: tramite il subconscio è possibile richiamarli, e le forme di Arte e di Scienza che scaturiscono da questo tipo di richiamo sono le più alte che ci è dato conoscere. Vediamone il meccanismo. Il subconscio normalmente rimane nascosto, dato che la mente cosciente occupa gran parte del campo vitale; ma ci sono momenti in cui la mente umana "allenta" il suo grado di coscienza (durante il sonno, durante una meditazione profonda, durante l'ipnosi), ed ecco che allora il subconscio viene a galla imponendo suoi ritmi: sicuramente esso ha a disposizione tutto il know-how emozionale dell'individuo ma ne rifiuta la strutturazione razionale fattane dalla mente cosciente per esprimersi autonomamente attraverso "folgorazioni globali" che possono partecipare tutto l'essere umano e che sono frutto di una "sua" logica di aggregazione degli archetipi emozionali, ben diversa da quella che seguirebbe la mente. L'impronta di queste "folgorazioni globali" è così forte da riaffiorare a livello cosciente non appena cessa lo stato subconscio: è allora che la mente deve operare una "razionale riespressione" di ciò che ha percepito dal subconscio, e proprio in questo processo si esplica il genio dell'artista, che mai deve ridurre o mortificare il "messaggio" percepito, ma semmai ampliarlo, arricchirlo, renderlo "unico" per mezzo delle tecnologie di espressione più raffinate che egli possiede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Le espressioni artistiche e scientifiche dell&#8217;uomo<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esaminiamo ora le espressioni artistiche e scientifiche dell&#8217;uomo e vediamo in qual modo intervengono in tali processi gli archetipi strutturali ed emozionali. Come abbiamo visto, essi sono stati impiantati nella mente umana per via emozionale (non computazionale), e consciamente si possono richiamarne solo le loro rielaborazioni razionali. Sembrerebbe allora che tali archetipi dovessero restare per sempre sepolti nei circuiti neurali che li accolsero all&#8217;inizio, e che non potessero più riaffiorare. Fortunatamente non è così: tramite il subconscio è possibile richiamarli, e le forme di Arte e di Scienza che scaturiscono da questo tipo di richiamo sono le più alte che ci è dato conoscere. Vediamone il meccanismo. Il subconscio normalmente rimane nascosto, dato che la mente cosciente occupa gran parte del campo vitale; ma ci sono momenti in cui la mente umana &#8220;allenta&#8221; il suo grado di coscienza (durante il sonno, durante una meditazione profonda, durante l&#8217;ipnosi), ed ecco che allora il subconscio viene a galla imponendo suoi ritmi: sicuramente esso ha a disposizione tutto il know-how emozionale dell&#8217;individuo ma ne rifiuta la strutturazione razionale fattane dalla mente cosciente per esprimersi autonomamente attraverso &#8220;folgorazioni globali&#8221; che possono partecipare tutto l&#8217;essere umano e che sono frutto di una &#8220;sua&#8221; logica di aggregazione degli archetipi emozionali, ben diversa da quella che seguirebbe la mente. L&#8217;impronta di queste &#8220;folgorazioni globali&#8221; è così forte da riaffiorare a livello cosciente non appena cessa lo stato subconscio: è allora che la mente deve operare una &#8220;razionale riespressione&#8221; di ciò che ha percepito dal subconscio, e proprio in questo processo si esplica il genio dell&#8217;artista, che mai deve ridurre o mortificare il &#8220;messaggio&#8221; percepito, ma semmai ampliarlo, arricchirlo, renderlo &#8220;unico&#8221; per mezzo delle tecnologie di espressione più raffinate che egli possiede.<br />
Numerose sono le testimonianze di artisti (e di scienziati) che descrivono allo stesso modo questo meccanismo di attuazione, in cui l&#8217;innesco è sempre dovuto ad una profonda meditazione (spesso di anni!) sui temi prediletti, causata da una grande passione e predisposizione: ma il loro &#8220;capolavoro&#8221; è quasi sempre frutto di una &#8220;folgorazione globale&#8221; avvenuta a livello non conscio, e successivamente affiorata in modo misterioso integra e già &#8220;automaticamente strutturata&#8221;. Ecco quindi che il momento più grande dell&#8217;essere umano, quello in cui si esplica la sua attività artistica o scientifica, può sussistere in diversi &#8220;gradi di creatività&#8221;, a seconda del diverso coinvolgimento mente-cervello-sistema nervoso: Cominciando dal grado meno elevato, potremo distinguere:<br />
1) Creatività esclusivamente razionale (o razionale elaborativa). Vi intervengono solo autonome e automatiche elaborazioni mentali, a mò di frasi logiche (filosofia), logico-numerico-computazionali (matematica), logico-strutturali (fìsica, chimica, scienza in genere);<br />
in questo settore le realizzazioni prescindono dalla necessità di &#8220;emozioni&#8221;, tutto si svolge come secondo uno sviluppo programmato. Occorre tener presente che nessuna delle grandi e fondamentali &#8220;intuizioni&#8221; della Scienza è stata raggiunta con questo tipo di creatività; comunque, le metodologie di riformulazione analitica proprie di questo settore saranno sempre presenti anche nei gradi di creatività più elevati.<br />
2) Creatività razionale-rielaborativa. Per la mente razionale umana, oltre la possibilità delle elaborazioni autonome, si affaccia ora quella dell&#8217;utilizzo delle facoltà rielaborative, da lei applicabili mediante richiamo delle rappresentazioni disposizionali contenenti gli archetipi emozionali e mediante una loro rielaborazione. In questo tipo di creatività, che si riscontra essenzialmente nella letteratura in genere, nel teatro, in parti &#8220;standard&#8221; e convenzionali della poesia, della musica, della altre arti, intervengono nel linguaggio, oltre alle frasi logico-numerico-strutturali, anche frasi emozionali esposte però con canoni puramente razionali.<br />
3) Creatività archetipale. Si scatena mediante il meccanismo della grande &#8220;folgorazione globale&#8221;: scatenata nel subconscio (forse con l&#8217;intervento esclusivo del cervelietto) essa può propagarsi a tutto l&#8217;essere umano, può abbracciare e utilizzare tutti i suoi recessi, tanto quelli del sistema nervoso che dei visceri e degli arti, interessando sia le strutture neuroniche in gruppi (della regione subcorticale) che quelle stratiformi (corteccia e neocorteccia cerebrale). Affiorano dal subconscio, e sono successivamente utilizzati con metodologia ignota gli archetipi emozionali puri ed eventualmente le loro rielaborazioni, presenti nelle relative rappresentazioni disposizionali, che vengono come &#8220;incastonati&#8221; in una grande composizione, e ricompaiono poi a livello cosciente, in un susseguirsi e integrarsi assolutamente originale e di volta in volta sempre diverso.<br />
La grande Arte, come la grande Scienza, nasce con il nucleo formato da espressioni archetipiche emozionali; ad esso si affiancano le espressioni razionali rielaborative ed elaborative, che tentano di serrare ferreamente in una logica le esplosioni alogiche e atipiche del subconscio: delicata è la funzione dell&#8217;Artista e dello Scienziato, chiamati prima a &#8220;sentire&#8221; e poi a &#8220;mediare&#8221;: la loro grandezza consiste nel trovare il supremo equilibrio tra le diverse espressioni.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /9</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 23:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vediamo ora i principali archetipi individuati, la loro struttura, il loro successivo completamento. Ricordiamo che ciò che noi definiamo "archetipo" si forma e si fìssa in serie di rappresentazioni disposizionali permanenti nelle strutture neuroniche cerebrali quando uno "stimolo originario" si presenta per la prima volta sulle terminazioni nervose ad esse afferenti, inviato dai sensi che lo hanno raccolto all'esterno (o all'interno) dell'embrione umano. Tale stimolo consiste in una sequenza di onde formate da variazioni di potenziale elettrico propagantisi lungo le strutture neuroniche; una volta fissato e "archetipizzato", non può subire successive variazioni, se non a causa di patologie organiche: Si ipotizza che la acquisizione degli archetipi sia ormai geneticamente guidata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Individuazione degli archetipi<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo ora i principali archetipi individuati, la loro struttura, il loro successivo completamento. Ricordiamo che ciò che noi definiamo &#8220;archetipo&#8221; si forma e si fìssa in serie di rappresentazioni disposizionali permanenti nelle strutture neuroniche cerebrali quando uno &#8220;stimolo originario&#8221; si presenta per la prima volta sulle terminazioni nervose ad esse afferenti, inviato dai sensi che lo hanno raccolto all&#8217;esterno (o all&#8217;interno) dell&#8217;embrione umano. Tale stimolo consiste in una sequenza di onde formate da variazioni di potenziale elettrico propagantisi lungo le strutture neuroniche; una volta fissato e &#8220;archetipizzato&#8221;, non può subire successive variazioni, se non a causa di patologie organiche: Si ipotizza che la acquisizione degli archetipi sia ormai geneticamente guidata. E&#8217; necessario premettere alcuni cenni sul metodo usato per la loro identificazione. Anzitutto occorre ricordare che gli archetipi, in quanto &#8220;grumi emozionali&#8221;, debbono il loro impianto cerebrale (e la loro fissazione in rappresentazioni disposizionali neuroniche) a un processo &#8220;non computazionale&#8221;, non riconducibile ad analisi razionali. Quindi, le metodologie di identificazione degli archetipi possono essere condotte:<br />
a) nella mente dell&#8217;essere umano maturo, ove sono presenti le loro rielaborazioni razionali, da cui essi vanno separati, &#8220;estratti&#8221;, e identificati;<br />
b) nelle espressioni sonico-ritmiche del bimbo appena nato e nei mesi successivi, ma prima che si affacci la funzione razionale completa e si sviluppi un linguaggio strutturato;<br />
e) nelle genuine espressioni dell&#8217;Arte in genere e della Musica in particolare, ove possono essere stati utilizzati ed espressi, anche se spesso mascherati dalla rielaborazione mentale dell&#8217;Autore.<br />
Con queste tre metodiche e mediante il loro paragone sono stati individuati una decina di archetipi emozionali ritmo-sonici, tra cui quelli denominati &#8220;di serenità&#8221;, &#8220;di ansia&#8221;, &#8220;di pianto convulso&#8221;, &#8220;di pianto disteso&#8221;, &#8220;di tristezza&#8221;, &#8220;di dolcezza&#8221;, &#8220;di asprezza&#8221; (o durezza), &#8220;di terrore&#8221;, &#8220;di ineluttabilità&#8221;, &#8220;di forza&#8221;, &#8220;di altezza&#8221;, &#8220;di profondità&#8221;. Inoltre sono stati definiti gli archetipi &#8220;numerici&#8221; (estratti dai precedenti) e gli archetipi &#8220;logici&#8221;, tra cui l&#8217;archetipo di &#8220;respiro&#8221; (avente logica binaria di &#8220;inspirazione-espirazione&#8221;) da cui discende l&#8217;altro archetipo logico &#8220;domanda-risposta&#8221;, e l&#8217;archetipo di &#8220;dubbio&#8221;.<br />
Gli archetipi emozionali, inizialmente solo ritmo-sonici, possono arricchirsi di tutte le altre notazioni sensoriali ed essere acquisiti in forma definitiva che consente il loro contemporaneo esplicarsi non solo nella musica ma in tutte le altre arti, e, in forma mentalmente rielaborata, in tutte le attività dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
<p>NOTA &#8211; vedi in calce la versione ritmo-sonica degli archetipi.</p>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /8</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 23:01:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esaminiamo ora la acquisizione della coscienza nelle specie viventi e le ultime ipotesi in merito. Come dicevamo, è appurato che esistono diversi "gradi di coscienza" a seconda dello sviluppo degli esseri viventi, e sopratutto in funzione dei gradi di libertà di cui godono nella loro vita. L'ipotesi più suggestiva (e anche più probabile) è quella formulata dal grande fisico Roger PENROSE, che attribuisce la coscienza a fenomeni non computazionali. Ciò è ragionevole, dato che i fenomeni coscienti non sempre ubbidiscono alla legge di causa ad effetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Nascita e incremento della coscienza<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esaminiamo ora la acquisizione della coscienza nelle specie viventi e le ultime ipotesi in merito. Come dicevamo, è appurato che esistono diversi &#8220;gradi di coscienza&#8221; a seconda dello sviluppo degli esseri viventi, e sopratutto in funzione dei gradi di libertà di cui godono nella loro vita. L&#8217;ipotesi più suggestiva (e anche più probabile) è quella formulata dal grande fisico Roger PENROSE, che attribuisce la coscienza a fenomeni non computazionali. Ciò è ragionevole, dato che i fenomeni coscienti non sempre ubbidiscono alla legge di causa ad effetto.<br />
E vediamo in particolare questa ipotesi: all&#8217;interno di tutti i neuroni che formano il nostro cervello e il relativo sistema nervoso, è situata una sottilissima nervatura, chiamata citoscheletro, formata di &#8220;microtubuli&#8221;, tubicini sottilissimi, dal diametro compreso tra 10 e 25 nanometri (miliardesimi di metro) formati da miriadi di proteine, dette &#8220;tubuline&#8221; (aventi dimensioni dell&#8217;ordine dei 6 nanometri). All&#8217;interno dei microtubuli si trova acqua ben ordinata, con una conformazione molecolare tale da consentire l&#8217;instaurarsi di fenomeni globali di coerenza quantlstica. Allo stesso modo, le tubuline, che sono presenti in due distinte conformazioni chimiche (la alfa-tubulina e la beta-tubulina), possono dar luogo ad uno stato di sovrapposizione quantistica delle due conformazioni. Una indagine teorica affiancata da precisi calcoli sui possibili modi e tempi di svolgimento dei due fenomeni sono stati eseguiti dallo stesso Penrose, e sono attualmente in corso ricerche per avere conferme sperimentali.<br />
Quindi, sia all&#8217;interno dei microtubuli che all&#8217;esterno, si possono avere fenomenologie non computazionali, quali quelle presentate dalla coscienza; addirittura, la &#8220;riduzione&#8221; delle tubuline da stato correlato coerente sovrapposto alle conformazioni stabili alfa e beta (con tempi calcolati dell&#8217;ordine dei 500 millesimi di secondo), potrebbe spiegare e simulare il passaggio da stati preconsci a stati coscienti della mente.<br />
E vediamo ora la spiegazione possibile dei diversi &#8220;gradi di coscienza&#8221; mostrati dalle diverse specie viventi. Dal momento che gli effetti di coerenza quantistica interessano globalmente l&#8217;intero complesso dei microtubuli, e dato che il loro numero all&#8217;interno di un struttura nervosa cerebrale (o anche di una macrocellula, o di una singola cellula) è variabile a seconda della specie vivente, è estremamente probabile che il grado di coscienza sia correlato alla quantità di microtubuli presenti nella struttura medesima. In effetti, l&#8217;uomo, in possesso della massa cerebrale più elevata tra tutti gli esseri viventi, presenta il più alto grado di coscienza, ed è addirittura consapevole di sé, cosciente di essere cosciente della propria realtà e del mondo in cui vive. Questa caratteristica, che già comincia a comparire nelle scimmie (oranghi) e nei delfìni, è assolutamente inesistente nelle specie inferiori, che vedono il proprio grado di coscienza limitato ad una generica coscienza di essere vive e di dover preservare questo stato ai fini della riproduzione, prima della morte.<br />
Ecco quindi che nasce spontanea la correlazione tra grado di coscienza e &#8220;gradi di libertà&#8221; disponibili durante la azione vitale, ed ecco che, con l&#8217;ipotesi PENROSE, persino la singola cellula può trovarsi dotata di una sia pur elementare &#8220;coscienza&#8221;.<br />
Ma come viene influenzata la acquisizione degli archetipi dal diverso grado di coscienza ?<br />
E&#8217; chiaro che gli archetipi ritmo-sonici acquisibili dalle diverse specie viventi possono anche essere gli stessi, ma può essere ben diverso il significato loro attribuito man mano che cresce il livello di coscienza. Ad esempio, una mente umana conferisce agli archetipi una &#8220;valenza psicologica&#8221; particolare, ben diversa da quella loro attribuita da un orango o da un delfino. Il battito cardiaco, archetipizzato nella sua struttura ritmo-sonica dai cervelli delle varie specie viventi, nella mente umana può divenire &#8220;archetipo di serenità&#8221; se il battito è normale, o &#8220;archetipo di ansia&#8221; se il battito è affrettato a causa di paure, di stress, di patologie varie.<br />
E proprio con la psicologizzazione degli archetipi emozionali, e con la loro successiva rielaborazione razionale, inizia la formazione del complesso tessuto dei &#8220;sentimenti&#8221; umani che possono poi venire vicendevolmente scambiati mediante il linguaggio.<br />
Ma anche la qualità razionale di un cervello può essere influenzata dal grado di coscienza. Basti pensare che le specie viventi più simili all&#8217;uomo (le scimmie, i delfini) hanno gli strumenti per esplicare attività razionali e di computo; infatti, le loro zone corticali cerebrali sono già ben sviluppate. E allora, perché non vengono usate? L&#8217;ipotesi più probabile è che tali specie animali non abbiano &#8220;coscienza&#8221; di avere simili strumenti e quindi non possano utilizzarli, e anche se si tenta di stimolarle al loro uso, si ottiene solo un riflesso meccanico e non creativo (come in alcuni animali che presentano capacità di calcolo matematico). L&#8217;uomo, invece, in possesso di consapevolezza di sé e delle proprie qualità razionali, se stimolato &#8211; come avviene durante l&#8217;infanzia &#8211; le &#8220;riacquisisce&#8221; immediatamente e le utilizza. Persino i piccoli abbandonati nelle foreste, e nutriti da animali fino a due-tre anni, una volta ricondotti tra noi hanno recuperato &#8211; sia pure con fatica &#8211; le qualità razionali e di computo che la loro mente possedeva e che erano state fino ad allora inutilizzate.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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Come abbiamo detto, le specie viventi, ...</span></li></ul></div>]]></content:encoded>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /7</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 23:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vediamo ora un possibile e molto probabile schema di acquisizione della conoscenza nelle specie viventi in genere e nell'uomo in particolare. Abbiamo visto che ogni forma vivente riceve un "bombardamento" di stimoli e segnali in grado di provocare una reazione "emotiva", almeno nelle specie superiori. Queste emozioni raggiungono ogni specie vivente fino dal suo primo affacciarsi alla vita, molto avanti la piena maturità, per cui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Il funzionamento della conoscenza<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo ora un possibile e molto probabile schema di acquisizione della conoscenza nelle specie viventi in genere e nell&#8217;uomo in particolare. Abbiamo visto che ogni forma vivente riceve un &#8220;bombardamento&#8221; di stimoli e segnali in grado di provocare una reazione &#8220;emotiva&#8221;, almeno nelle specie superiori. Queste emozioni raggiungono ogni specie vivente fino dal suo primo affacciarsi alla vita, molto avanti la piena maturità, per cui si può pensare che i cervelli embrionali si siano strutturati sotto la continua e ripetuta &#8220;percussione&#8221; di tali stimoli, acquisendo le prime cellule neuroniche in grado di captarli e in seguito memorizzarli, man mano che le funzioni della specie vivente lo rendevano necessario (sopratutto per la sopravvivenza e riproduzione). Ma come erano questi stimoli, quali emozioni inducevano ?<br />
E&#8217; a tutti noto che la vita nasce e attua le sue prime funzioni in un ambiente fluido-liquido: i pesci nelle uova e poi nell&#8217;acqua di mare; tutti gli ovipari nelle uova e poi nell&#8217;ambiente esterno, e parimenti i mammiferi, compreso l&#8217;uomo, che nascono nel liquido amniotico materno. Ciò fa sì che le prime &#8220;emozioni&#8221; che raggiungono gli embrioni viventi siano pilotate da segnali e stimoli di tipo elastico (onde sonore), i soli che possono propagarsi nel liquido. Soltanto in un secondo tempo saranno raggiunti anche dalle onde elettromagnetiche (luce). Ecco che i primi &#8220;grumi emozionali&#8221; che raggiungono gli embrioni, e che noi denomineremo &#8220;archetipi emozionali&#8221;, sono di tipo sonoro, anzi di tipo ritmo-sonico, dato che i vari suoni non sono in genere continui, ma hanno una scansione ritmica.<br />
Il primo archetipo emozionale è sicuramente costituito dal battito del cuore della madre, seguito all&#8217;unisono dal battito del cuore dell&#8217;embrione. Ora, mentre il sistema nervoso in via di formazione presiede già ad assicurare continuità nel battito cardiaco, nel cervello embrionale si formano le prime rappresentazioni disposizionali in grado di &#8220;memorizzare&#8221; questo archetipo, giunto all&#8217;udito dell&#8217;embrione tramite vie interne. Con analogo meccanismo si impiantano nel cervello altri archetipi di tipo ritmo-sonico (come vedremo in seguito), seguiti man mano da quelli percepiti tramite tutti i sensi che si affiancano all&#8217;udito: vista, tattilità, gusto, odorato.<br />
Ed è proprio su queste &#8220;sensazioni primigenie&#8221;, su questi archetipi, che, appena strutturata, la mente dell&#8217;essere vivente comincia a richiamare e rivivere quelle emozioni, e in seguito a costruire un &#8220;continuum&#8221; emozionale, una sorta  di pensiero.<br />
Gli archetipi emozionali ritmo-sonici hanno tutti una &#8220;strutturazione&#8221; logico-matematica: stimoli ritmicamente ripetuti, se memorizzati, contengono il concetto di numerabilità; ogni suono, che è formato da una onda elastica, contiene caratteristiche fisico-matematiche quali la frequenza, la forma d&#8217;onda, etc. Analogamente, ogni scansione ritmica ha una sua &#8220;logica&#8221;. Si può pensare quindi che dagli archetipi emozionali si possano &#8220;estrarre&#8221; archetipi strutturali numerici e logici e che questi possano essere anch&#8217;essi captati dalla mente, ma solo se è stato costruito lo strumento di captazione: in effetti, la corteccia e la neocorteccia cerebrali, comparse negli esseri viventi solo qualche centinaio di migliaia di anni fa, servono proprio a questo, e si può ipotizzare (come abbiamo già detto) che si siano formate &#8220;a immagine e somiglianzà&#8221; degli archetipi strutturali da memorizzare e in seguito da utilizzare proprio con la logica numerica e algoritmica che hanno in sé. Inoltre, dato che in tutti gli esseri viventi si trovano gli stessi archetipi, si può ipotizzare che la loro acquisizione sia pilotata geneticamente, anche se per inserirli nella memoria occorre che vengano percepiti; cioè si può ipotizzare che nel corso dell&#8217;evoluzione sia stata acquisita una predisposizione genetica ad accogliere certi tipi di stimoli, certi ben definiti archetipi. In ogni caso, nell&#8217;uomo <span id="more-540"></span>sapiens sapiens, è molto probabile che la razionalità derivi da una elaborazione mentale degli archetipi strutturali logici e numeriche che la mente umana possa anche contare sulla possibilità di richiamare dalla memoria e rielaborare razionalmente gli archetipi emozionali, per poter permetterle una ricostruzione fedele del &#8220;continuum&#8221; vitale individuale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /6</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 23:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come abbiamo detto, le specie viventi, fin dalla prima cellula, avevano la capacità di captare stimoli e segnali capaci di indurre sensazioni "emozionali", utili per la loro sopravvivenza o per la vita di relazione; così pure, la psiche umana, ultimo anello della catena evolutiva, possiede gli strumenti per ricevere e immagazzinare le emozioni, dato che può "accogliere" sia il computazionale che il non computazionale.
Diciamo subito che le "emozioni" che raggiungono la coscienza dell'uomo sono tutte di natura non computazionale. Una semplice constatazione è sufficiente a dimostrarlo: esse non ubbidiscono alla legge di "causa ad effetto", dato che la stessa emozione (causa) può generare nello stesso o in diversi uomini effetti del tutto diversi. Questi effetti si possono analizzare, paragonare l'uno all'altro con strumenti computazionali (la mente razionale) ma non si può prevedere a priori quali saranno e in che modo si manifesteranno. La psiche umana acquisisce quindi una emozione mediante la funzione cosciente, mediante la "coscienza di stare provando una emozione" e, tramite la mente, la immagazzina in circuiti neuronici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Gli strumenti della psiche umana<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo detto, le specie viventi, fin dalla prima cellula, avevano la capacità di captare stimoli e segnali capaci di indurre sensazioni &#8220;emozionali&#8221;, utili per la loro sopravvivenza o per la vita di relazione; così pure, la psiche umana, ultimo anello della catena evolutiva, possiede gli strumenti per ricevere e immagazzinare le emozioni, dato che può &#8220;accogliere&#8221; sia il computazionale che il non computazionale.<br />
Diciamo subito che le &#8220;emozioni&#8221; che raggiungono la coscienza dell&#8217;uomo sono tutte di natura non computazionale. Una semplice constatazione è sufficiente a dimostrarlo: esse non ubbidiscono alla legge di &#8220;causa ad effetto&#8221;, dato che la stessa emozione (causa) può generare nello stesso o in diversi uomini effetti del tutto diversi. Questi effetti si possono analizzare, paragonare l&#8217;uno all&#8217;altro con strumenti computazionali (la mente razionale) ma non si può prevedere a priori quali saranno e in che modo si manifesteranno. La psiche umana acquisisce quindi una emozione mediante la funzione cosciente, mediante la &#8220;coscienza di stare provando una emozione&#8221; e, tramite la mente, la immagazzina in circuiti neuronici (rappresentazioni disposizionali) che afferiscono l&#8217;emisfero cerebrale destro per quanto concerne le parti non computazionali e già &#8220;psicologizzate&#8221;, o l&#8217;emisfero sinistro per quanto concerne le parti computazionali e razionalizzabili, come i singoli segnali che l&#8217;hanno provocata. E&#8217; da tener presente che una emozione si può acquisire anche col subconscio, durante uno stato di incoscienza: esiste un meccanismo cerebrale che renderà eventualmente possibile il suo successivo trasferimento a livello cosciente.<br />
Mediante la funzione razionale, la mente umana può inoltre rappresentare la parte computazionale dello spazio-tempo in cui vive, descriverla a mezzo di algoritmi matematici inseriti sui computers, per avere risposte previsionali a vari problemi che ubbidiscano alla legge di causa ad effetto. Ma esistono dei precisi limiti alla funzione razionale umana: la stessa matematica (e i suoi teoremi) è stata sottoposta, dal 1930 in poi, ad una severa critica dal grande matematico Godei, che è riuscito a dimostrare che le verità asserite nei teoremi della matematica non possono assolutamente essere accertate con algoritmi conoscibilmente validi; in altre parole, nessuna procedura algoritmica può assicurarci sulle verità o meno delle proposizioni enunciate dalla matematica. Inoltre, sono stati scoperti una serie di problemi matematici &#8220;non computazionali&#8221; quali, ad esempio, il decimo problema di Hilbert sulle equazioni diofantèe, le cui soluzioni sono state di recente dimostrate non ottenibili con algoritmi computazionali, o il problema della &#8220;tassellatura&#8221; (copertura completa di un piano euclideo mediante uguali tasselli di forme definite) dimostrato computazionalmente insolubile; del resto a tutti è nota la impossibilità di calcolare (anche col computer) la radice quadrata dei numeri negativi.<br />
Tuttociò sembrerebbe preconizzare la possibilità dell&#8217;avvento di una matematica &#8220;non computazionale&#8221; in grado di interpretare la parte non razionalizzabile dell&#8217;universo (fìsica quantlstica), e forse anche le stesse &#8220;emozioni&#8221;: ma anche se sarà possibile crearla, essa sarà &#8220;non razionalmente comprensibile&#8221; e dovremo accettarla senza capirla, purché possa strutturarci gli &#8220;effetti&#8221; senza necessità di collegarli a inesistenti &#8220;cause&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
<p><strong>Nota</strong>: vedi articolo su &#8220;Psicanalisi e fisica quantistica&#8221;  posto in calce alla pubblicazione</p>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 23:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spazio-tempo che ci ospita e che struttura non soltanto l'ambiente in cui viviamo ma anche il nostro stesso corpo vivente, ha delle caratteristiche proprie che siamo in grado di percepire sia con la nostra coscienza che con la ragione. Diciamo subito che la razionalità è oggi un elemento preponderante: in tutte le nostre attività utilizziamo la mente razionale, siamo arrivati al punto di identificare il nostro pensiero come espressione delle capacità razionali della mente, abbiamo addirittura codificato in leggi generali razionali le qualità proprie dell'universo e della nostra stessa mente. Ad esempio, abbiamo stabilito come avente validità universale la legge di "causa ad effetto", che sanziona che ogni "effetto" deriva da una sua precisa causa, e che la stessa causa genera sempre lo stesso effetto. Come pure abbiamo assunto come dogma che la massa-energia presente nell'universo sia costante e che quindi "nulla si crea e nulla si distrugge".
La nostra mente razionale ha anche creato un linguaggio matematico-algoritmico per descrivere mediante equazioni algebriche tutte le funzioni svolte nel nostro universo, da quelle del macrocosmo (teorie cosmologiche) e del microcosmo (teorie generali concernenti le particelle elementari) a quelle più applicative riguardanti la chimica, la fìsica, l'ingegneria. Da quando poi sono stati inventati i sistemi digitali e il calcolatore elettronico - potentissimo strumento in grado di elaborare in un tempo minimo algoritmi e calcoli che avrebbero ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Le caratteristiche dello spazio-tempo in cui viviamo<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio-tempo che ci ospita e che struttura non soltanto l&#8217;ambiente in cui viviamo ma anche il nostro stesso corpo vivente, ha delle caratteristiche proprie che siamo in grado di percepire sia con la nostra coscienza che con la ragione. Diciamo subito che la razionalità è oggi un elemento preponderante: in tutte le nostre attività utilizziamo la mente razionale, siamo arrivati al punto di identificare il nostro pensiero come espressione delle capacità razionali della mente, abbiamo addirittura codificato in leggi generali razionali le qualità proprie dell&#8217;universo e della nostra stessa mente. Ad esempio, abbiamo stabilito come avente validità universale la legge di &#8220;causa ad effetto&#8221;, che sanziona che ogni &#8220;effetto&#8221; deriva da una sua precisa causa, e che la stessa causa genera sempre lo stesso effetto. Come pure abbiamo assunto come dogma che la massa-energia presente nell&#8217;universo sia costante e che quindi &#8220;nulla si crea e nulla si distrugge&#8221;.<br />
La nostra mente razionale ha anche creato un linguaggio matematico-algoritmico per descrivere mediante equazioni algebriche tutte le funzioni svolte nel nostro universo, da quelle del macrocosmo (teorie cosmologiche) e del microcosmo (teorie generali concernenti le particelle elementari) a quelle più applicative riguardanti la chimica, la fìsica, l&#8217;ingegneria. Da quando poi sono stati inventati i sistemi digitali e il calcolatore elettronico &#8211; potentissimo strumento in grado di elaborare in un tempo minimo algoritmi e calcoli che avrebbero richiesto anni di lavoro ad una singola persona, con la possibilità di trattare rapidamente ogni funzione matematica comunque complessa &#8211; si è introdotto il concetto generale di &#8220;computazionalità&#8221; (cioè di analisi e soluzione di ogni problema matematico con approssimazione qualsivoglia), e si è creduto che il &#8220;computazionale&#8221; fosse la caratteristica essenziale del nostro spazio-tempo.<br />
Ma non è così: la moderna fìsica quantlstica ha messo in luce straordinarie esperienze in cui si dimostra che non sempre c&#8217;è un rapporto diretto tra causa ed effetto, e che talvolta (e non solo la prima volta, come si pensa sia avvenuto nel momento del big-bang) la materia può scaturire dal nulla. Naturalmente, queste esperienze non possono essere sorrette da teorie matematiche computazionali elaborabili con la mente razionale e col calcolatore. Ecco quindi affacciarsi una realtà nuova: nel nostro universo, accanto al &#8220;computazionale&#8221; esiste anche il &#8220;non computazionale&#8221;, che si deve accettare senza poterlo razionalizzare e quindi senza poterlo prevedere o sistematicizzare mediante algoritmi analitici consequenziali.<br />
Tra le più importanti fenomenologie &#8220;non computazionali&#8221; messe in luce dalla fisica quantlstica possiamo citare: il comportamento degli elettroni, particelle provviste di massa, che talvolta se ne sbarazzano assumendo una configurazione ondulatoria, dando luogo a fenomeni di &#8220;diffrazione&#8221;; la possibilità di esistenza dei fotoni in &#8220;stati sovrapposti&#8221;, -cioè con orientamento del proprio &#8220;spin&#8221; contemporaneamente nelle due posizioni consentite, mentre normalmente dovrebbero averlo o nell&#8217;una o nell&#8217;altra (il fisico Scroedinger coniò il suo famoso paradosso del &#8220;gatto contemporaneamente vivo e morto&#8221; per descrivere efficacemente questa realtà incomprensibile); i fenomeni di &#8220;irreversibilità&#8221; e di &#8220;complessità&#8221; presenti in natura, che presiedono a numerose manifestazioni quali lo stesso big-bang, i fenomeni di transizione di fase, le rotture spontanee di simmetrie, etc.<br />
Tuttociò dimostra che fin nella sua stessa più intima costituzione il nostro spazio-tempo era da sempre in possesso di strutture sia computazionali che non computazionali ed era quindi perfettamente in grado di alloggiare la presenza di esseri viventi capaci di vivere, esprimere, utilizzare ambedue queste realtà.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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Ma dove avviene il processo razionale? Numerose esperienze, ...</span></li></ul></div>]]></content:encoded>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /4</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 23:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acquisizione degli organi necessari 
In qual modo la specie vivente ha acquisito gli strumenti per l&#8217;utilizzo e per l&#8217;estrinsecazione delle sue qualità emozionali e razionali? Come ha &#8220;realizzato&#8221; gli organi fisiologici necessari a tali funzioni? La prima cellula &#8220;vivente&#8221; si è potuta definire così (e differenziare dalle molecole &#8220;non viventi&#8221;) perché fin dall&#8217;inizio era provvista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Acquisizione degli organi necessari </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In qual modo la specie vivente ha acquisito gli strumenti per l&#8217;utilizzo e per l&#8217;estrinsecazione delle sue qualità emozionali e razionali? Come ha &#8220;realizzato&#8221; gli organi fisiologici necessari a tali funzioni? La prima cellula &#8220;vivente&#8221; si è potuta definire così (e differenziare dalle molecole &#8220;non viventi&#8221;) perché fin dall&#8217;inizio era provvista delle capacità di &#8220;conservare&#8221; per un certo tempo la propria struttura (vita) e di &#8220;riprodursi&#8221;, utilizzando e inglobando molecole non viventi, allo scopo di realizzare cellule simili a se stessa che potessero continuare il processo vitale anche dopo la sua &#8220;destrutturazione&#8221;(morte). Ma tale cellula &#8220;sapeva&#8221; di vivere ? La scienza moderna più avanzata (come vedremo in seguito) ipotizza un piccolissimo &#8220;grado di coscienza&#8221; anche per tale cellula, correlandone il grado di coscienza ai &#8220;gradi di libertà&#8221; posseduti, che sono ben limiitati. Ad ogni modo, le interazioni di tale cellula vivente con l&#8217;ambiente cui apparteneva, erano già di carattere &#8220;emozionale&#8221;: stimoli di tipo acustico o elettromagnetico la colpivano, per avvertirla sul quando e sul come realizzare le sue funzioni, o per ucciderla. Ecco quindi che ogni forma di vita successivamente sempre più &#8220;organizzata&#8221; (cioè provvista di singoli e diversi organi funzionali) si è &#8220;scontrata&#8221; sempre con un ambiente esterno &#8220;emozionale&#8221;: per questo, milioni di anni fa, i primi animali viventi (oltretutto in possesso di &#8220;gradi di libertà&#8221; ben maggiori di quelli della singola cellula) si dotarono di strumenti e organi in grado di captare le emozioni (e nei loro cervelli comparvero le strutture ellissoidiche. quali talamo, ipotalamo, amigdala etc che abbiamo precedentemente visto), allo scopo di assicurarsi una sopravvivenza, un certo &#8220;stile di vita&#8221;, la possibilità di riprodursi e di aggregarsi in famiglie (riconoscersi), prima di morire. Si può dire che la funzione ha creato l&#8217;organo, cioè le necessità funzionali legate al loro tipo di vita hanno realizzato gli organi capaci di conservarla: senza la captazione delle &#8220;emozioni&#8221; provenienti dall&#8217;ambiente circostante (e lo sviluppo dei relativi organi), non ci sarebbe stata difesa né conservazione della propria specie, e neppure sarebbero comparse le prime specie viventi organizzate. Naturalmente, se la prima cellula era in possesso di un &#8220;grado di coscienza&#8221; elementare, ben maggiore esso doveva essere nelle specie viventi, via via che aumentava la complessità delle situazioni da risolvere e via via che aumentavano i &#8220;gradi di libertà&#8221; connessi con l&#8217;incremento della &#8220;vita di relazione&#8221;. Quindi, l&#8217;aumento del grado di coscienza è elemento essenziale che affianca le capacità di captazione e di &#8220;metabolizzazione&#8221; delle emozioni nell&#8217;essere vivente. Ma quando compare la razionalità, e perché? La risposta più probabile è che il meccanismo di &#8220;formazione di organi&#8221; originato dalle emozioni sia continuato ancora, e abbia provocato la comparsa della corteccia cerebrale: Infatti, le emozioni, percepite come tali da un essere vivente, in realtà sono causate da stimoli e segnali che contengono delle informazioni provenienti dall&#8217;universo che li ha generati, e che consistono in strutture ondulatorie (onde elastiche ed elettromagnetiche) e in funzioni matematico-fisiche a loro associate, che oggi, con la nostra mente, consideriamo perfettamente comprensibili e descrivibili con modelli razionali. Ebbene, noi riteniamo che ancora una volta la funzione ha creato l&#8217;organo! Per recepire fino in fondo la parte strutturante matematico-fisica delle emozioni, sono nate le strutture cerebrali della corteccia e in seguito della neocorteccia, costruite nell&#8217;unico modo possibile per determinarne la acquisizione e quindi la comprensione.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /3</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 23:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Elaborazioni Razionali

Ma dove avviene il processo razionale? Numerose esperienze, compiute da neurofìsiologi su individui che avevano subito traumi cerebrali e presentavano parziali deficit conoscitivi, hanno messo inequivocabilmente in luce che la sede dei processi razionali è essenzialmente nella corteccia cerebrale e nella neocorteccia, organi che la specie vivente ha acquisito di recente; è peraltro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Le Elaborazioni Razionali<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma dove avviene il processo razionale? Numerose esperienze, compiute da neurofìsiologi su individui che avevano subito traumi cerebrali e presentavano parziali deficit conoscitivi, hanno messo inequivocabilmente in luce che la sede dei processi razionali è essenzialmente nella corteccia cerebrale e nella neocorteccia, organi che la specie vivente ha acquisito di recente; è peraltro da tener presente che le numerose interconnessioni, in essere (tramite le sinapsi) con gli organi &#8220;emozionali&#8221; più antichi, assicurano ai processi razionali la necessaria partecipazione delle componenti emozionali, essenziali alla loro completezza.<br />
Ogni processo razionale si basa su rielaborazioni di elementi di logica, di numerabilità, di calcolo algebrico e algoritmico, di cui vedremo in seguito le modalità di acquisizione. Queste rielaborazioni vengono fissate e immagazzinate in rappresentazioni disposizionali di neuroni, in modo analogo a quello già descritto. Il loro insieme costituisce il patrimonio razionale dell&#8217;individuo. Ma anche le emozioni, giunte all&#8217;individuo tramite i sensi e percepite mediante gli organi emozionali (amigdala, talamo, etc). una volta immagazzinate in rappresentazioni disposizionali neuroniche. possono subire una rielaborazione razionale, proprio per renderle &#8220;scambiabili&#8221; con i propri simili. Ora. come abbiamo visto, i due emisferi cerebrali (cui competono rispettive parti di corteccia e neocorteccia) hanno diverse attitudini, il sinistro a fissare le rielaborazioni di carattere più logico-matematico-fìlosofico-razionale, il destro a fissare rielaborazioni razionali di carattere più sensoriale-artistico-analitico. In ogni caso, alla base di tutto sta la facoltà, acquisita dalla mente razionale, di esprimere tali rielaborazioni mediante un adeguato &#8220;linguaggio&#8221;, necessario sia per ripercorrere a un identico modo tali rielaborazioni quando vengano &#8220;richiamate&#8221; tramite le sinapsi, sia per &#8220;scambiarle&#8221; con altri individui provvisti dello stesso linguaggio, durante la normale vita di relazione. I &#8220;linguaggi&#8221; che conosciamo e che apprendiamo fin dalla prima infanzia sono almeno due: il primo, più comune, è composto da pensieri formati di frasi contenenti singole &#8220;parole&#8221; denominanti e raffiguranti tutti gli oggetti concreti e astratti, razionali ed emozionali, che conosciamo nella nostra vita, e ci serve per catalogare e comunicare sia argomenti comuni sia espressioni di grande profondità filosofica o artistica; il secondo, di acquisizione meno immediata, è composto di algoritmi matematici talvolta di grande complessità e profondità concettuale, e si distingue per la capacità di sintetizzare, in pochi stilemi, i modelli di comportamento di gran parte del nostro Universo e dello spazio-tempo cui temporaneamente apparteniamo, ivi comprese le realtà viventi-coscienti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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In qual modo la specie vivente ...</span></li></ul></div>]]></content:encoded>
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		<title>Psiche e Musica&#8230; /2</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 23:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psiche e Musica - Speciale curato da Fabio Uccelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Le Acquisizioni Cerebrali

Vediamo ora come pervengono all&#8217;uomo gli elementi su cui basa la sua vita di relazione e quali sono gli &#8220;strumenti&#8221; cerebrali che utilizza. E&#8217; oggi generalmente accettato dagli scienziati (neurobiofisiologi, psicologi) che ogni acquisizione che egli riceve sia di origine emozionale: solo le &#8220;emozioni&#8221; possono imprimersi in maniera definitiva nel cervello umano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Le Acquisizioni Cerebrali<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo ora come pervengono all&#8217;uomo gli elementi su cui basa la sua vita di relazione e quali sono gli &#8220;strumenti&#8221; cerebrali che utilizza. E&#8217; oggi generalmente accettato dagli scienziati (neurobiofisiologi, psicologi) che ogni acquisizione che egli riceve sia di origine emozionale: solo le &#8220;emozioni&#8221; possono imprimersi in maniera definitiva nel cervello umano e costituire le basi che il linguaggio razionale utilizza per le proprie elaborazioni. Ma dove si &#8220;impiantano&#8221; le emozioni?<br />
Come sappiamo, il cervello e il sistema nervoso umano sono formati di cellule nervose (neuroni) che si raccolgono in corpi cellulari di diversa struttura. Le più antiche strutture, comuni anche a specie viventi milioni di anni fa, sono formate da gruppi ellissoidici di neuroni alloggiati nella parte più interna del cervello, in cui distinguiamo il talamo, l&#8217;ipotalamo, l&#8217;ipofisi, l&#8217;amigdala, il fornice, etc. Le strutture cerebrali più recenti (formatesi due-trecentomila anni fa) sono invece costituite dalla corteccia e dalla neocorteccia cerebrale.<br />
Da tali strutture escono fibre nervose, dette &#8220;assoni&#8221;, che si diramano in tutto il corpo umano, composte di neuroni disposti assialmente, che possono a loro volta diramarsi in numerose terminazioni, dette &#8220;dendriti&#8221;: quando un assone incrocia la terminazione dendritica di un altro assone, si ha una &#8220;sinapsi&#8221;,struttura di grande importanza per il funzionamento cerebrale. Nel cervello e nel sistema nervoso sono presenti dai 10 ai 100 miliardi di neuroni che si interconnettono tramite le sinapsi ( che sono, in genere, qualche migliaio per ogni neurone).<br />
I circuiti neuronici di un sistema nervoso umano formato da assoni e dendriti hanno una lunghezza totale stimata in varie centinaia di migliaia di chilometri, il che rende estremamente puntuale e presente il collegamento tra il cervello e ogni singolo elemento del corpo umano.<br />
Esiste anche un &#8220;collegamento&#8221; chimico, mediante sostanze dette neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, acetilcolina, dopamina, etc) emesse dai neuroni e immesse anche nel circolo arterioso-venoso, delegate alla trasmissione di segnali a tutto il corpo umano, di grande importanza per l&#8217;attivazione delle sinapsi e quindi per la trasmissione di un segnale a più neuroni contemporaneamente.<br />
II cervello umano è un organo molto complesso, caratterizzato dalla intercambiabilità delle funzioni: zone diverse di esso possono supplire a funzioni svolte in zone eventualmente colpite da &#8220;deficit&#8221; o da traumi vari. Ma, in condizioni normali, i due emisferi destro e sinistro sono delegati a svolgere funzioni diverse: l&#8217;emisfero sinistro è in genere il più &#8220;analitico-razionale&#8221; e presiede particolarmente ad attività connesse col calcolo logico-matematico, col linguaggio, con la scrittura fonetica, con la classificazione di ritmi, suoni, colori; l&#8217;emisfero destro invece prevale nelle attività più &#8220;emozionali&#8221;, nelle attività connesse con l&#8217;analisi visiva e spaziale (riconoscimento e riproduzione difigure), con alcuni aspetti della espressione musicale (tonalità, timbro, elaborazione armonica), con la scrittura ideografica. La funzione cosciente è in ogni caso sempre presente nei due emisferi.<br />
Sotto ai due emisferi, al centro e in posizione posteriore, il cervelietto, che presiede alle attività autonome non volontarie del corpo umano (battito cardiaco, respirazione etc). La funzione subconscia sembra potersi collocare essenzialmente in questa sede.<br />
Ma come vengono immagazzinate le &#8220;emozioni&#8221; ? Intanto, dobbiamo specificare che per &#8220;emozione&#8221; si intende ogni acquisizione sensoriale conscia o non conscia di nozioni sensoriali, cioè di stimoli e segnali giunti a noi tramite i nostri sensi e inviate nelle terminazioni nervose che a loro afferiscono. Ora. La moderna neurobiologia ci dice che i neuroni, interconnessi tramite le sinapsi, creano veri e propri &#8220;circuiti neuronici&#8221; in grado di assumere delle configurazioni stabili, dette &#8220;rappresentazioni disposizionali&#8221;, che possono conservare indefinitamente traccia del segnale ricevuto: naturalmente, dato che una &#8220;emozione&#8221; può raggiungere contemporaneamente organi e sensi diversi (collegati con circuiti neuronici diversi), se vogliamo &#8220;ricostruirla&#8221; sarà opportuno interconnettere tutti i circuiti neuronici che hanno immagazzinato i diversi segnali provenienti da essa; ciò viene fatto nelle cosidette &#8220;zone di convergenza&#8221;, che sono un insieme di sinapsi in grado di raccogliere e ricomporre l&#8217;emozione dalle numerose rappresentazioni disposizionali da lei generate.<br />
La mente cosciente umana può quindi richiamare una emozione vissuta attivando volontariamente le zone di convergenza che presiedono alla sua memorizzazione: nel corso della vita umana, le continue sequenze di esperienze e situazioni diverse vengono immagazzinate in rappresentazioni disposizionali neuroniche permanenti, il cui insieme costituisce il know-how a sua disposizione per innestarvi sopra il processo razionale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Uccelli</strong></p>
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