Philosophy of Music
« Previous Entries Next Entries »Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 12
mercoledì, marzo 16th, 2011lle categorie e di tutti gli altri momenti conoscitivi indicati da Kant[4]. Non distinguendo più tra l’io unificatore della conoscenza teoretica e l’io etico della realtà pratica egli invoca una fantasia etica che superi lo spartiacque kantiano tra sensibilità e libertà:
essa “non è arbitrarietà soggettiva ma è la vera cosa in sé, è fantasia oggettiva. [...] Ha il compito di riunire quello che Kant ha separato, l’intelletto limitato e universalmente vincolante con l’atto della libertà senza ricadere in una filosofia della vita o in una negazione del soggetto tipica della società dello scambio e senza pretendere dall’imperativo categorico un’universalità che ci riporterebbe alla riconciliazione con il mondo esistente [...]”[5].
La nozione di fantasia oggettiva concretizza il tentativo blochiano di una gnoseologia relativa a contenuti alogici e irrazionali. Essa permette al filosofo di oltrepassare i divieti della dialettica trascendentale kantiana in nome di una “esperienza del soggetto che, invece di togliere valore alla realtà, aprendo un baratro invalicabile tra sé e il mondo esterno, ritrova negli oggetti, o meglio nelle forme pure o evidenti delle cose, la stessa tensione tra realtà e ideale tra finito e infinito che lo anima “[6]. Essa fa direttamente riferimento a quella speranza che “rende parziali verso i pensieri costruiti anche se non giustificabili”(SU, 200), e tale parzialità si rivela come il desiderio o la forza nel convincersi che essi possano essere veri, dice a proposito Bloch:
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 11
lunedì, febbraio 28th, 2011Ora il discorso di Bloch riprende a modo proprio anche la generale polemica del contenuto di verità delle scienze dello spirito contro la presunzione dogmatica e positivistica delle scienze della natura che giungono a ridurre l’essere stesso della scienza ad un suo discorrere su di essa. Per la vita dell’uomo tutto questo appare di fondamentale importanza se si comprende soprattutto che “il legame sociale di classe e la validità oggettiva della conoscenza teoretica non sono in contraddizione e non si escludono reciprocamente ma si implicano necessariamente e sono indissolubilmente connessi”[1]. Ogni tipo di fondazione teoretica del sapere ha infatti come inevitabile correlato oggettivo un determinato esercizio pratico del potere e dell’agire politico, ed un estensione della verità scientifica alla sfera dello spirito conduce ad una generale reificazione dell’uomo e di tutte le sue manfestazioni.
Non a caso, criticando proprio questo pericolo e nello scopo di fornire un adeguato ruolo alla soggettività, nell’Intenzione dello Spirito dell’utopia Bloch lamenta palesemente la mancanza nell’uomo di uno sguardo onnicomprensivo[2], di una coscienza universale che abbia il potere di unificare tutti gli aspetti della realtà che ci circondano. Bloch appare però convinto che nel suo libro emerga
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 10
martedì, febbraio 15th, 2011Capitolo II: il pensiero blochiano dalle influenze culturali all’ontologia del non-ancora.
“L’origine è la meta”.
Karl Kraus, Worte in Versen, I
Ernst Bloch è il filosofo che più di ogni altro ha fatto del concetto di utopia l’oggetto fondamentale della propria filosofia: oltretutto egli si colloca nel nostro secolo come una delle varianti fondamentali del marxismo. Fortemente influenzato dall’espressionismo negli anni della giovinezza, il suo incontro con la riflessione marxista fu favorito soprattutto dalla rivoluzione bolscevica. Infatti, la critica di Marx ed Engels all’eccessiva soggettività delle utopie socialiste dell’’800 era stata messa in crisi soprattutto dalla Rivoluzione d’Ottobre, in quanto essa si era realizzata in un contesto che, a causa della sua arretratezza, non avrebbe dovuto offrire le condizioni oggettive del processo rivoluzionario[1]. Questo
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 9
domenica, gennaio 30th, 2011Non è compito di questo lavoro delineare una storia dell’utopia o selezionare i saggi, i romanzi, le opere filosofiche che da Platone sino ai nostri giorni, passando per Agostino, Gioacchino da Fiore, Moro, Bruno, Campanella, Swift e Merciér hanno infoltito le fila della letteratura utopica di ogni luogo e ogni tempo. In questa sede a noi interessa soltanto constatare che nel Principio speranza, opera universalmente riconosciuta come un’enciclopedia degli umani desideri, Bloch dedica un intero capitolo alle utopie del passato[1]. Ora, se al cammino del pensiero utopico blochiano risulta proprio necessario tracciare una linea riassuntiva della letteratura utopica di ogni tempo, tanto vale riportare in esteso l’esauriente e fluido tenore discorsivo di un’intervista rilasciata dal filosofo:
“le utopie sociali, come quelle ad esempio di Tommaso Moro e di Campanella, con il loro in-nessun-luogo, con la loro terra della felicità, costituiscono la casa madre del pensiero utopico. Le loro utopie sociali erano però dislocate su isole lontane, su isole felici, situate a grandissime distanze. E lì, anche se inarrivabile per i più, è raggiunta ogni cosa des
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 8
sabato, gennaio 15th, 2011Parte prima: verso l’ontologia del non-ancora.
“Tutto ciò che vive ha dentro di sé l’avvenire, tutto ciò che
è presente tende al futuro”.
A. Schönberg, Manuale di Armonia
Capitolo I: dal sogno irrealizzabile all’utopia concreta.
Nel dire comune il termine utopia indica solitamente “quanto costituisce l’oggetto di un’aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica”[1]. Esso fu introdotto per la prima volta da Thomas More in un’opera edita in latino a Lovanio nel novembre del 1516: si tratta del libretto De optimo rei publicae statu deque nova insula Utopia[2]. Sin dalla sua prima apparizione, il termine fu oggetto di una vivace polemica relativa alla sua etimologia: alcuni filologi e umanisti ritenevano che la u iniziale fosse nient’altro che la contrazione del greco ou e che quindi “utopia” stesse a significare “non-lu
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 7
giovedì, dicembre 16th, 2010Il pensiero musicale di Ernst Bloch[1] si definisce (come avviene per la restante parte degli altri scritti del filosofo) nell’ambito di un contesto sempre proteso alla delineazione di una propria ontologia: l’ontologia del non-ancora.
La filosofia utopica di Bloch ha spesso suscitato momenti di grande interesse, ma tale attenzione sembra essersi concentrata soprattutto sulla sua rilettura del marxismo o sulle ripercussioni che essa ha avuto nel dibattito teologico e religioso. Essa oltretutto – intrisa com’è di elementi irrazionali, così attenta al marginale, al particolare, e a tutto ciò che può sembrare di secondaria importanza – difficilmente permette di separare la sfera estetica da quella teoretica ed offre anche spunti per impegnative discussioni sulla sua riflessione sull’arte e sui criteri estetici da essa adottati [2].
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 6
martedì, novembre 30th, 2010che emerge dalle linee melodiche delle cantate di Bach, che la morte “non è l’ultima parola, [poiché] vi è una realtà che le è extraterritoriale, cioè il Non ancora divenuto che non può trapassare come il divenuto”[ii]. Pertanto, se “il mondo è un’eccezionale esperimento di se stesso, un esperimento che non è né riuscito né fallito” [iii], spetta all’uomo muovere il timone tra la “costante bara” del nulla e la speranza di un tutto compiuto: “Questo mutamento di direzione – sostiene Cunico – può essere operato unicamente dal fattore soggettivo, dall’immanente ‘motore’ sospingente nella fatticità sia della storia umana sia del mondo preumano ed extraumano”[iv]. E la “contromossa” soggettiva nei confronti del possibile baratro dell’annientamento totale – di cui lo studioso parla interpretando il pensiero blochiano – può contrastare la “forza nullificante” della non-utopia solo attraverso “l’ardimento della speranza militante”[v] che – nell’esperimento processuale in cui la storia si identifica – attinge paradossalmente il proprio incrollabile ottimismo da “una intuizione oscura, rischiosa, mai garantita, ai limiti dell’inconscio”[vi].
Facciamo notare allora che se la speranza “non viene intesa soltanto come affetto, come contrapposizione alla paura [...], ma più essenzialmente come atto orientativo di specie cognitiva”(PS, 15-16) essa allora non è solo un sogno vuoto ma un atto cognitivo che invita all’azione[vii], e se “solo chi agisce comprende, e precisamente solo in quanto vuole agire”[viii], allora un linguaggio universalmente ed immediatamente comunicativo non può che favorire la realizzazione di un mondo nuovo. Non è difficile appoggiarsi a queste affermazioni per evincere il grado supremo di Kunstwollen che la musica rivela proprio a partire dal suo livello di Vorschein: in un circolo ormai evidente la musica si attesta come arte suprema della costruzione filosofica blochiana non solo perché essa è la crisalide de
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 5
martedì, novembre 16th, 2010evince dalle pagine di questo lavoro, Bloch distingue due tipi di fantasia: il primo riguarda un tipo di associazione immaginifica che permette a piacere (beliebige) di predicare degli oggetti qualità che nella realtà non troverebbero mai riscontro (Montagna d’oro [ goldener Berg ], mare di pietra [ steinernes Meer ] etc.). Il secondo tipo di fantasia (più complesso e direttamente inerente ai processi dell’arte) riesce a “continuare” (fortsetzen) le possibilità intrinseche all’essere attuale dell’essere non-ancora divenuto. In un contesto che supera i rigidi steccati della separazione tra soggetto e oggetto, Wiegmann definisce la fantasia come exachte o koncreten Phantasie, come potere fisico dell’anticipazione(Psychische antizipationsmacht). La fantasia oggettiva diviene quindi uno strumento indispensabile del filosofa
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 4
sabato, ottobre 30th, 2010(se non connaturato), all’eccedenza (Überschub) dell’oscurità dell’attimo vissuto dalla quale, oltretutto, l’opera musicale emerge come simbolo utopico e prodotto della “volontà d’arte”[9]. Nell’intento di comprendere come tale eccedenza o sovrabbondanza sia legata alla non-contemporaneità della musica, è utile tener presente alcuni punti. Innanzitutto è importante ribadire che la nebbia che avvolge il vissuto, per esempio, non rappresenta per Bloch soltanto l’immediatezza da superare, ma anche e soprattutto lo “humus” magmatico di ciò che permane come non esaurito.
L’oscurità dell’attimo vissuto, non può perciò essere calata in una sostanza temporale che ne permetta il trapasso nel passato o la precisa collocazione in un futuro ben visibile: essa è l’hic et nunc che non conosce esaurimento[10]. Tale inesauribilità è proprio ciò che qualifica l’essenza utopica della musica in termini di eccedenza o sovrabbondanza[11].
Come perla emersa dalla conchiglia fuligginosa del vissuto, la musica ne mantiene intatte le qualità, ne eredita i tratti genetici[12]. La questione appare qui di una cruciale difficoltà per la sottigliezza delle relazioni che ne rappresentano
Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 3
venerdì, ottobre 15th, 2010l certo essere storia, il suo valore sta appunto nell’evitare tensione e impazienza. Le voci della fuga espongono un tema esposto una volta per tutte; a differenza della sonata e della sinfonia , nella fuga non accade niente di nuovo, la sua essenza non è dinamica (come nella sonata di Beethoven, bensì la calma. Appunto perciò Hegel definisce la storia del mondo, dal punto del suo essere conclusa, del suo eterno essere-conclusa, come ‘fuga dei popoli’ ”[3].
E sulla falsariga dell’esposizione blochiana viene spontaneo aggiungere che, oppositivamente ad Hegel, Bloch definisce la storia del mondo, dal punto del suo non-essere-ancora conclusa e ontologicamente orientata verso una conclusione, come sinfonia “agitata, caotica e melodicamente turbata”[4]. Appare ormai molto chiaramente il modo in cui Bloch si serve della “grammatica della simbologia musicale”[5] per l’interpretazione del tempo e della storia:
« Previous Entries Next Entries »



