<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Ethnomusicology</title>
	<atom:link href="http://www.musicalwords.it/category/1music-words/100007ethnomusicology/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.musicalwords.it</link>
	<description>blog di cultura musicale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Jan 2013 20:49:09 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Alexian Santino Spinelli e la Cultura Rom&#8230;</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/04/14/alexian-santino-spinelli-e-la-cultura-rom-jacopo-simoncini-musical-words/</link>
		<comments>http://www.musicalwords.it/2009/04/14/alexian-santino-spinelli-e-la-cultura-rom-jacopo-simoncini-musical-words/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 23:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ethnomusicology]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musicalwords.it/?p=451</guid>
		<description><![CDATA[Venerdì 30 gennaio, al Teatro Monteverdi di Cremona, si è esibito il fisarmonicista e cantautore Alexian Santino Spinelli, nell&#8217;ambito delle manifestazioni per la giornata della Memoria 2009 promosse dall&#8217;Università degli Studi di Pavia, dal Centro di Musicologia &#8220;Walter Stauffer&#8221; e dal Comune di Cremona. L&#8217;artista rom, che affianca l&#8217;attività di cantautore a quella di docente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Venerdì 30 gennaio, al Teatro Monteverdi di Cremona, si è esibito il fisarmonicista <img src="http://www.alexian.it/foto%20concerti/STEFANO_MARZIALI/SPINELLI/B_W3.JPG" alt="" width="218" height="325" />e cantautore <a href="http://www.alexian.it/" target="_blank">Alexian Santino Spinelli</a>, nell&#8217;ambito delle manifestazioni per la giornata della Memoria 2009 promosse dall&#8217;Università degli Studi di Pavia, dal Centro di Musicologia &#8220;Walter Stauffer&#8221; e dal Comune di Cremona. L&#8217;artista rom, che affianca l&#8217;attività di cantautore a quella di docente universitario, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività di studio e divulgazione della musica e della cultura Rom, e ha al suo attivo diverse incisioni discografiche e realizzazioni di colonne sonore per il cinema. Il concerto di Cremona è stato un viaggio musicale e canoro in lingua romanì attraverso gli stili musicali romanes, un viaggio ideale attraverso l&#8217;intimità della storia e della cultura Romanì.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;artista, la redazione di MusicalWords ha rivolto un&#8217;intervista, che proponiamo di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In una società funestata dai pregiudizi razziali, spesso rivolti proprio alla popolazione Rom, quale compito ritiene debba assolvere un artista come lei?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un artista impegnato deve far emergere la verità offuscata e mistificata. E&#8217; un dovere morale. L&#8217;avversione  verso la cultura romanì è dovuta alla non conoscenza del mondo romanò e agli stereotipi negativi che si sovrappongono. I mass media spesso presentano in maniera distorta la realtà romanì o addirittura vengono attribuite ai Rom colpe che non hanno senza però smentire i fatti nel momento in cui gli stessi vengono accertati. L&#8217;errore del singolo si ripercuote su un&#8217;intera popolazione che è diversissima al suo interno. I media si occupano solo di aspetti sociali che riguardano i Rom e mai della cultura e dell&#8217;arte romanì. Attraverso le  mie attività artistiche e culturali cerco di far scoprire al pubblico la &#8220;reale&#8221; cultura del nostro popolo.La cultura romanì, come l&#8217;arte e la lingua e le stesse tradizioni romanès sono un patrimonio per l&#8217;intera umanità. Il dramma è che l&#8217;opinione pubblica ignora questo enorme patrimonio che pur gli appartiene. Io ho scelto di far conoscere  gli aspetti positivi della mia cultura, millenaria e ricchissima di tradizioni, non solo attraverso la mia musica, che è il  linguaggio che prediligo in quanto è soprattutto la mia vita, ma anche attraverso la mia attività di docente universitario. Ogni mio concerto  è in realtà un seminario attraverso l&#8217;identità romanì che parte dall&#8217;India per approdare in Europa ripercorrendo musicalmente le tappe del nostro esodo e la ricchezza dei nostri stili musicali. Il pubblico ha modo di conoscere che fin dal Rinascimento i Rom girando <span id="more-451"></span>di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i cosiddetti musicisti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. Ma è soprattutto in epoca Romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di nazione,  radici culturali, folklore locale etc. che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi  Dvorak, Mussorgsky, Ravel, Debussy,  Bartok, Stravinskyhanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto. I Rom hanno avuto il merito di introdurre in Europa due strumenti: il cymbalom ad immagine e somiglianza del  santur  persiano nell&#8217;Europa Centro-Orientale e la zurna introdotta nell&#8217;Impero Bizantino. Dal cymbalom deriva il clavicembalo e dalla zurna o zurla l&#8217;oboe e la ciaramella.<br />
In molti paesi la cultura romanì è entrata a far parte del folklore locale, spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l&#8217;arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche flamenco e tanta musica balcanica oltre che il jazz manouches in Francia, in Europa e nel mondo. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Può spiegare in sintesi quali sono i caratteri fondamentali della musica tradizionale romanì?</strong></p>
<p>L&#8217;arte romaní è un&#8217;arte intuitiva e spontanea, creativa e comunicativa.  E&#8217; caratterizzata dall&#8217;impiego nelle melodie, ove il canto o gli strumenti  lo permettono, di quarti di tono o di microintervalli, l&#8217;impiego di fioriture ornamentali e abbellimenti, l&#8217;utilizzo di scale d&#8217;importazione orientale, l&#8217;utilizzo di ritmi o poliritmie tipicamente romanès, l&#8217;utilizzo della variazione e dell&#8217;improvvisazione e l&#8217;impiego dei melismi nel canto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che idea si è fatto dell&#8217;ambiente culturale ed in particolare musicale italiano? Ritiene che venga dato sufficiente spazio alla musica popolare italiana? Come sono state accolte in Italia la musica e la cultura delle quale lei è il portavoce?</strong></p>
<p>In generale c&#8217;è poco spazio per la musica etnica, sui canali televisivi nazionali non esistono programmi dedicati a questo genere musicale e questo non favorisce certamente l&#8217;interesse dell&#8217;opinione pubblica. La musica etnica ha una sua dignità artistica, che non viene rilevata e diffusa nel modo giusto dai media,  non è tenuta nella giusta considerazione.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pp9-wlb1sJY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/pp9-wlb1sJY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<em>(Spinelli ospèite a Rai News24)</em><br />
E&#8217; una musica ancora di nicchia. In maniera particolare la musica romanì non ha  il giusto spazio e il giusto  riconoscimento come del resto la lingua e la cultura dei Rom e Sinti Italiani presenti sul territorio nazionale da oltre sei secoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci parli del suo ultimo lavoro, il cd &#8220;Me pase ko Murdevele&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un&#8217;opera che consta di 11 brani strumentali e cantati, che mette in risalto l&#8217;ecumenicità del mondo romanò e rivela la ricchezza spirituale delle diverse comunità. I canti sono preghiere in lingua romanì. I Rom italiani di antico insediamento, ai quali anche io appartengo, sono di religione cattolica.<br />
Non esiste, oggi, una religione tipicamente romanès, con sacerdoti e templi con culti e credenze originari. Le comunità romanès si sono allineate alle diverse religioni dei Paesi ospitanti fin dal loro arrivo in Europa.<br />
I Rom italiani di antico insediamento, ai quali anche io appartengo,  sono di religione cattolica. Non esiste, oggi, una religione tipicamente romanès, con sacerdoti e templi con culti e credenze originari. Le comunità romanès si sono allineate alle diverse religioni dei Paesi ospitanti fin dal loro arrivo in Europa.<br />
Oggigiorno ci sono comunità romanès praticanti la religione cattolica (Rom e Sinti italiani, Calé della penisola iberica), quella ortodossa (Rom Dassikané) e quella evangelica-pentecostale (Sinti e Manouches); ci sono poi comunità che seguono il credo musulmano (Rom XoraXané) e quello protestante (Romanichals). Le religioni praticate hanno contribuito a regolare e disciplinare il comportamento delle diverse comunità romanès e a differenziarle culturalmente fra di loro attraverso particolari prescrizioni e rituali. I riti originari e le credenze tradizionali, sotto l&#8217;influsso di eventi storici, sociali e culturali si sono modificati o sono scomparsi.<br />
Secondo la  loro tipica visione dualistica del mondo le comunità romanès credono, oggi, in una forza benefica detta Devel che si traduce con &#8220;Dio&#8221; (Del nei Paesi dell&#8217;Est Europeo o Murdevelë nell&#8217;Italia Centro-Meridionale o Urdevel, in Spagna almeno ai tempi di George Borrow (IX sec.) e in una forza malefica contrapposta detta Beng (diavolo). Strettamente collegati alle forze negative del male sono le choxanià (streghe) e i mule (gli spiriti maligni o spettri). Il Devel delle varie comunità romanès non appare mai in posizione di primo piano, ma è presente in tutti i momenti della giornata ed è di grande aiuto morale e psicologico, questo perché la fede della popolazione romaní non è razionale, ma esistenziale. Non è una casualità se alcuni gruppi romanès aggiungono un aggettivo possessivo davanti alla parola &#8220;Dio&#8221; come se ogni individuo ne avesse uno personale, soprattutto le Romnià a sostegno delle proprie difficoltà quotidiane invocano &#8220;ah Murdevèlë mirò!&#8221; che tradotto letteralmente suona come &#8220;oh mio Dio mio!&#8221; a sottolineare il legame profondo e personale con la forza divina positiva. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PAirdXArmvk&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0xcc2550&#038;color2=0xe87a9f"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/PAirdXArmvk&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0xcc2550&#038;color2=0xe87a9f" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>La divinità non ha in questo caso attributi soprannaturali, ma è un essere indefinito che viene interpellato per ottenere benefici concreti nei momenti difficili dell&#8217;esistenza, benefici soprattutto di carattere morale e psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Può parlarci dei progetti che ha in mente per il futuro? Ci sono in vista collaborazioni con artisti italiani?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Collaboro con  molti artisti del panorama musicale italiano ed internazionale.<br />
Il 3 ottobre scorso, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma,  ho presentato, in anteprima assoluta, la mia raccolta di partiture musicali per orchestra sinfonica  dal titolo «Romanó Drom» (Carovana Romaní).<br />
Il <a href="http://www.utorpheus.com/utorpheus/index.php?cPath=2_1500" target="_blank">volume</a>, contenente 11  brani, è pubblicato e distribuito a livello internazionale dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna, prestigiosa casa editrice di musica classica, in collaborazione con CNI Music ( <a href="http://www.utorpheus.com/utorpheus/index.php?cPath=2_1500" target="_blank">clicca qui per visualizzare</a> ). L&#8217;opera è unica nel suo genere perché è la prima raccolta di lavori per orchestra sinfonica composti e pubblicati da un Rom. Un evento storico e straordinario quello del 3 ottobre. La presentazione di queste opere in tre versioni diverse pubblicate da una casa editrice specializzata nella musica classica è un riconoscimento enorme per la mia attività di musicista e per la cultura e l&#8217;arte romanì. Da sempre e soprattutto nel periodo Romantico l&#8217;arte romanì è stata sfruttata dai grandi musicisti e compositori. Qui l&#8217;operazione che noi proponiamo va  in senso opposto: l&#8217;orchestra sinfonica o ensamble classico che accompagna e sostiene un gruppo musicale Rom. Un direttore d&#8217;orchestra che volesse fare un omaggio all&#8217;arte o alla cultura romanì in qualsiasi parte del mondo oggi con queste partiture può farlo. E&#8217; un contributo all&#8217;umanità e al patrimonio artistico e culturale universale. Le opere nelle tre versioni di partiture per orchestra, partiture per ensemble e partiture per fisarmonica sola e voce sono presentate in sei lingue e anche i testi della linea vocale è tradotta in sei lingue: romanì, italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco per una diffusione mondiale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.musicalwords.it/2009/04/14/alexian-santino-spinelli-e-la-cultura-rom-jacopo-simoncini-musical-words/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miriam Makeba, a simple &#8220;Click&#8221;</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/11/13/miriam-makeba-a-simple-click-marco-vigano-musicalwords/</link>
		<comments>http://www.musicalwords.it/2008/11/13/miriam-makeba-a-simple-click-marco-vigano-musicalwords/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 23:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ethnomusicology]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Your personal considerations]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musicalwords.it/?p=372</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo, con convinzione, una lettera aperta giunta in redazione sulla improvvisa morte di Miriam Makeba. L&#8217;autore è Marco Viganò.
Per visualizzare lo spazio di MusicalWords.it su Youtube riguardante questo argomento, cliccare Qui!

***
Spett. Redazione,
Cari Lettori,
Amici Tutti
La mia vita con e senza la voce ed i ‘click&#8217; di Miriam Makeba
Era la voce che piú amavo da ragazzo, forte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Pubblichiamo, con convinzione, una lettera aperta giunta in redazione sulla improvvisa morte di Miriam Makeba. L&#8217;autore è Marco Viganò.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000080;"><strong>Per visualizzare lo spazio di MusicalWords.it su Youtube riguardante questo argomento, <a href="http://it.youtube.com/profile_play_list?user=MusicalWords" target="_blank">cliccare Qui!</a><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: right;">***</p>
<p style="text-align: right;"><em>Spett. Redazione,<br />
Cari Lettori,<br />
Amici Tutti</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La mia vita con e senza la voce ed i ‘click&#8217; di Miriam Makeba</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Era la voce che piú amavo da ragazzo, forte, melodiosa, distante, esotica, morale, viva.<br />
La sola a schioccare davvero, perché la lingua di sua madre, lo Xhosa, aveva mutuato suoni inauditi dal Koi&#8217;San, l&#8217;idioma dei Boscimani<img class="alignnone size-medium wp-image-373" title="Miriam Makeba" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_23-nov-11-1423-300x264.gif" alt="" width="322" height="284" />, che non ha vocali né consonanti, solo tonalità di ‘click&#8217; diversi. E&#8217;avvenuto durante la loro migrazione, la piú vasta che l&#8217;umanitá abbia conosciuto, dal Centrafrica, o appena si sono stanzializzati pochi secoli fa, non molto tempo prima degli Olandesi, presso il Capo di Buona Speranza. So pronunciare da allora n&#8217;QoQotwane, dove ogni Q è un forte schiocchío, un&#8217;esplosione di forza indomita. &#8220;Gli Inglesi la chiamano la ‘canzone del click&#8217;, perché non possono pronunciare nQoQotwane&#8221; detto dalla ragazzina carina, con le nere braccia sinuose salde avanti a stringere il microfono sapeva giá di sfida, all&#8217;inizio degli anni sessanta.<br />
Non tornò da un viaggio a Venezia, e dopo un anno passato negli States, mentre la sua fama cresceva, il Governo dell&#8217;Apartheid le negò il visto per rientrare a seppellire la madre.<br />
Diverse volte si è rialzata, dall&#8217;essere prestissimo rimasta orfana di padre, dalla morte dell&#8217;unica figlia, Bongi, al culmine di uno di diversi momenti di crisi economica. Allontanò i giornalisti dal funerale, che fece da sé, sola, perché non aveva i soldi per comprare una bara qualsiasi. Orgogliosa di nascita, la lotta continua ai razzismi veniva prima di ogni altra cosa. Vendette per un nonnulla i diritti di Pata Pata, la canzone-danza che entrò nelle Charts negli USA e che da sola, ascoltata dal mondo per tante volte, l&#8217;avrebbe sostenuta a vita anche con una grande famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo gridato a lei alla quattordicesima cappella al Sacro Monte di Varese, poi ancora, trascinandomi dietro un po&#8217;della folla, in una grande palestra di Milano negli anni ottanta: &#8220;U Shaka&#8221;, a squarciagola, reclamando una canzone speciale, che Miriam giá da anni non<span id="more-372"></span> riusciva piú, credo, ad intonare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un canto intenso, alto e vibrante, tanto da esser il solo suono che mi facesse tremare la spina dorsale, come da dentro, motu proprio. Una volta mi svegliò dalle onde corte della BBC mentre ero appisolato in un piccolo letto del campo di Don Vittorione, il missionario Varesino dalla enorme massa corporea, a Moroto in Uganda. Non potevo dormire, stanco dopo un&#8217;altra giornata del mio primo incarico di lavoro, difficile e pericoloso: nel sonno la colonna vertebrale iniziò ad inviare un tremito irrefrenabile mosso da quella canzone che ne sapevo l&#8217;unica causa possibile, piú volte verificata, U Shaka, il canto dell&#8217;eroe Zulu, dalla sua voce, non importa se modulata da onde disturbate, venute davvero da lontano.<br />
La cantante della mia vita è morta a Castel Volturno, per un malore che l&#8217;ha colta dopo un concerto speciale. Un tributo al Saviano che sulla Camorra ha saputo scuotere un buona parte d&#8217;Italia.<br />
Ha sbagliato Miriam a dire di sì, dopo due anni dal ritiro ufficiale dalla carriera, periodo in cui nessuno l&#8217;aveva piú sentita cantare per piú di dieci minuti, o il destino l&#8217;ha colta come le conveniva, su un palco di lotta morale e culturale, gridata, armonica, sentita.<br />
Non si é mai ripresa dall&#8217;ultimo show, è partita dal palco al cielo.<br />
Che palco Castel Volturno!<br />
I Camorristi allora semplici agricoltori malavitosi vivevano di traffici intorno ai campi di pomodoro, di droga ne spacciavano poca ancora, quando una ragazza Senegalese, della prima orda &#8211; per massiccia che fosse giá-  di schiavi Africani dei campi, salì alle cronache nel 1983 per un fatto quasi banale, un parto per strada. La ragazza fece però quel che non doveva, che non si poteva fare, come tutti in zona ancora ben sanno: parlare. Mentre l&#8217;interesse cresceva ed i giornalisti la cercavano, minacciata di morte fu costretta a rifugiarsi da amici. Uno di quelli o i carabinieri parte del giro fecero trovare della droga ad un&#8217;improvvisa, davvero inusuale ispezione solo nella casa colonica dove lei si sapeva riposare, da tanta fatica, per una sera. Parti, svanì nel nulla con la sua creatura di due giorni, senza nulla turbare. Tra i due missionari vanamente incatenatisi a qualcosa in centro Castel Volturno c&#8217;era P. Nascimbeni di Malnate. Manifestavano contro le deportazioni. Come se gli schiavi fossero il problema della zona, li si cacciava di casa.<br />
Il Miracolo venne invece a tardo 2008 dal Ghana. Altri sono i centri della camorra, non solo sotto il palco dove cantò ieri per l&#8217;ultima volta la voce della mia vita. Quando per ignoranza uccisero cinque dei loro -i contadini malavitosi arricchiti che ostentano non sanno certo distinguere tra Africani- confondendoli con altri che per un clan rivale minacciavano una zona di spaccio, i Ghanesi del posto non si sono intimoriti. La reazione rovesciò non solo auto, ma l&#8217;omertá di tre generazioni. Perché loro non avevano paura, gli Italiani molta. Lo Stato reclamato da cittadini, preti, scrittori si è finalmente svegliato, diversi sindaci parte del sistema sono agli arresti, il clan dominante decimato.<br />
Ius sanguinis, che bella parola. Giustifica e illustra il perché da noi deve ancora nascere un politico non nato qui, ‘extracomunitari&#8217; li chiamiamo, termine ancora peggiore. Sangue chiama il primo, e continuerà a farlo finché non si capirà che l&#8217;integrazione é indispensabile in un mondo globale. Né i Boeri né Hitler ai tempi del mondo delle razze poterono eliminare gli stranieri. L&#8217;integrazione passa dai diritti e doveri civici, primo quello del voto. Solo i figli di padre Italiano saranno Italiani, con una recente apertura anche a quelli di madre nostra, ma neppure la terza generazione dei nuovi Italiani può partecipare alla vita politica di ogni giorno, nei quartieri, votare ed essere eletto.<br />
Il secondo vocabolo, il reietto, razzista ‘extracomunitari&#8217; denuncia il limite delle nostre menti, a otto anni della fine del termine burocratico Comunità Europea a cui era labilmente legato, tanto che si usa sempre come indicativo di razze ‘abbronzate&#8217;, per citare un termine di moda in questi giorni.<br />
Chi sta fuori dalla comunità purtroppo delinque, non serve a sé o alla società, è uno schiavo, non voterà mai, mai sará cittadino   come gli altri. Neppure i figli ed i figli dei suoi figli. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">La ricchezza non fa mai grandi, le idee e la forza di sostenerle sì. La redenzione, in cielo e sulla terra viene da lì, qualunque fede la nascita o la convinzione ci abbiano consegnato.<br />
La Makeba, oggi alla RAI simbolo della lotta alla Mafia? Debole, davvero, interpretazione scorretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per la tua vita, per la tua morte, per il tuo esempio, Miriam. Voce degli oppressi da ragazzina in Sud Africa, poi per due generazioni, in tutti i paesi. Ora piú che mai. In Italia.<br />
Simbolo della lotta di cultura, senza fucili. Ai razzismi, non alla mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutta la vita, fino all&#8217;ultimo battito, oltre l&#8217;ultimo ‘click&#8217;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Marco Viganó</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>( la foto sopra pubblicata è tratta dalla voce di </em>‘Encyclopedia Britannica&#8217;<em> )<br />
</em></p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.musicalwords.it/2008/11/13/miriam-makeba-a-simple-click-marco-vigano-musicalwords/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- WP Super Cache is installed but broken. The path to wp-cache-phase1.php in wp-content/advanced-cache.php must be fixed! -->