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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Review</title>
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	<description>blog di cultura musicale</description>
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		<title>&#8216;Antichi Sapori al Castello&#8230;&#8217; , un altro grande successo!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 23:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aperitivi in Musica La Spezia]]></category>
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		<category><![CDATA[Società dei concerti La Spezia]]></category>

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		<description><![CDATA[erti onlus per la riscoperta  della buona musica classica accompagnata da.. invitanti specialità gastronomiche.
C’è infatti da dire che, complice la luce spumeggiante del sole primaverile, il Castello San Giorgio offriva già in partenza uno scenario molto suggestivo con la vista che si estendeva a tutto il golfo fino alla Palmaria e alla lontana Versilia.  Ma ecco che dopo qualche minuto di ritardo, quasi di routine, le sedie disposte sulla pavimentazione di pietra si sono subito riempite di un pubblico eterogeneo e raffinato che silenziosamente dispostosi ha aspettato pazientemente l’arrivo del protagonista:  Paolo Barizza.
Il giovane pianista spezzino, con g]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div style="text-align: center;"><strong>&#8216;Antichi Sapori al Castello&#8230;&#8217; , un altro grande successo!</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.sdclaspezia.it/Aperitivi/castello1.jpg" target="_blank">GUARDA LE FOTO</a></strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.sdclaspezia.it/Aperitivi/castello1.jpg" target="_blank"><img class="alignnone" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/05/cats-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">Si è aperto nel migliore nei modi il secondo aperitivo in musica, l’8 maggio  mattina,parte dell’iniziativa promossa dalla Società dei Concerti onlus per la riscoperta  della buona musica classica accompagnata da.. invitanti specialità gastronomiche.<br />
C’è infatti da dire che, complice la luce spumeggiante del sole primaverile, il Castello San Giorgio offriva già in partenza uno scenario molto suggestivo con la vista che si estendeva a tutto il golfo fino alla Palmaria e alla lontana Versilia.  Ma ecco che dopo qualche minuto di ritardo, quasi di routine, le sedie disposte sulla pavimentazione di pietra si sono subito riempite di un pubblico eterogeneo e raffinato che silenziosamente dispostosi ha aspettato pazientemente l’arrivo del protagonista:  Paolo Barizza.<br />
Il giovane pianista spezzino, con già un’esperienza nel mondo della musica più che invidiabile alle spalle e una serie di premi e riconoscimenti da collezionare, si è seduto sullo sgabello e ha subito cominciato ad arricchire l’aria con le note eterne del Notturno di Chopin, magistralmente eseguita. Le note di Liszt e Prokof’ev  hanno, vivaci viaggiatrici, percorso i sentieri del romanticismo attraverso le sue mani che abilmente dipingevano con movimenti leggeri tele in bianco e nero.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"></p>
<div id="attachment_1569" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2011/05/Aperitivo-in-musica-8maggio-Piotto-Chiaras-photo-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-1569" title="Aperitivo in musica 8 maggio Piotto Chiara's photo (11)" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2011/05/Aperitivo-in-musica-8maggio-Piotto-Chiaras-photo-11-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Chiara Piotto. Diritti Riservati SdC</p></div>
<p>Con solo due pause in più di un’ora e mezza di concerto, lo spettacolo ha riscosso infatti molti applausi sentiti, mentre le note discendevano fino alle terrazze più basse dove nel frattempo veniva “imbandito il banchetto” di sapori locali. Si è dunque concluso l’ultimo pezzo al pianoforte e, consegnato dalla presentatrice in rosso il bouquet in coordinato al musicista, tutti si sono indirizzati alla zona dove anche il palato avrebbe avuto la sua parte.</p>
<div id="attachment_1570" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2011/05/Francesco-Tassara_Concerto-Barizza2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1570" title="Francesco Tassara_Concerto Barizza2" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2011/05/Francesco-Tassara_Concerto-Barizza2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Francesco Tassara. Diritti Riservati SdC</p></div>
<p>Parmigiano reggiano, patè, olive, tartine, miele e altre squisitezze dal sapore e dalla portata non proprio simile a quella dei cereali Kellogs e che personalmente ho, ammetto, solo in parte assaggiato in vista dell’estate. Al rinfresco si affiancava anche un colorato banchetto con borsette colorate, bambole e altri prodotti fatti a mano (oltre alla vista sul mare, ecco l’occhio doppiamente accontentato).<br />
Un programma completo, ricco di stimoli e assolutamente positivo. Unica annotazione: sarà pur vero che il sole bacia i belli, ma averlo dritto sulla testa tutto il tempo credo che il pubblico l’abbia trovato non certo.. carezzevole!</p>
<p></span></div>
<div style="text-align: right;"><strong>Chiara Piotto</strong> &#8211; articolo pubblicato su <a href="http://www.opennews.it" target="_blank"><strong>OpenNews.it </strong></a></div>
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		<title>Intrighi&#8230; Carlo Gesualdo tra musica, amore e morte!</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2011/04/20/intrighi-carlo-gesualdo-tra-musica-amore-e-morte-preziosi-federico-giovanni-savignano-musical-words-musicalwords/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 23:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Review]]></category>
		<category><![CDATA[Books Review]]></category>
		<category><![CDATA[Musical Words]]></category>

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		<description><![CDATA[la notte del 16 ottobre 1950. L'omicidio di Maria d'Avalos, moglie di Carlo, e del suo amante, Fabrizio Carafa, ha sempre connotato agli occhi del Mondo la figura di questo straordinario compositore con accezioni fortemente negative, privandola di qualsiasi attribuzione morale ed umana; un uomo dove il genio e la follia coincidono e dove l'oscurità del suo animo esalta il lato irrazionale della sua musica.

Nella sua opera Savignano non disconosce molti dei fatti avvenuti in questa drammatica vicenda, tuttavia conferisce un volto umano alla storia del suo “compaesano”, sollevando alcuni interrogativi. E' stato proprio Carlo Gesualdo a commettere il delitto? Perché lo avrebbe fatto? Chi tra i suoi fedeli di corte e nella stessa famiglia lo convinse ad una scelta tanto brutale? Si trattava di una questione di onore del Principe oppure un piano di vendetta attuato dalla corte per perseguire interessi personali? Eccoli gli intrighi a cui si riferisce il titolo de]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Savignano<br />
</strong><strong> &#8220;Intrighi. Carlo Gesualdo tra musica, amore e morte&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> ilibridellaleda, 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><a href="http://www.carlogesualdo.altervista.org/pagine/codicerosso.php" target="_blank"><img class="alignnone" src="http://www.carlogesualdo.altervista.org/immagini/intrighi_savignano.jpg" alt="" width="275" height="431" /></a>La storia del Principe dei musici, Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613), è stata più volte documentata, sia in Italia che all&#8217;Estero, da alcuni stimati studiosi come Alfred Einstein, Glen Watikins e Annibale Cogliano, ragione per la quale ad un lettore attento potrebbe sorgere qualche interrogativo imbattendosi in questa breve opera del Dottor Giovanni Savignano. Perché mai un libro scritto da un medico sulla vita di Gesualdo dovrebbe suscitare l&#8217;interesse di appassionati di musica, studiosi, accademici o semplici curiosi?</p>
<p style="text-align: justify;">I contenuti di questa opera, in effetti, non contribuiscono ad arricchire il dibattito sul compositore campano da una prospettiva critico-musicale, ma si ripropongono di rivalutarne la figura in ambito puramente storico. La storia del Principe di Venosa, come è noto, non è soltanto una questione concernente una musica tanto ardita e innovativa quanto magnifica, di cui anche Stravinskij ne lodò le caratteristiche, ma anche una vicenda umana contornata da numerosi episodi turpi, oscuri, in primis quel terribile delitto consumato la notte del 16 ottobre 1590. L&#8217;omicidio di Maria d&#8217;Avalos, moglie di Carlo, e del suo amante, Fabrizio Carafa, ha sempre connotato agli occhi del Mondo la figura di questo straordinario compositore con accezioni fortemente negative, privandola di qualsiasi attribuzione morale ed umana; un uomo dove il genio e la follia coincidono e dove l&#8217;oscurità del suo animo esalta il lato irrazionale della sua musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua opera Savignano non disconosce molti dei fatti avvenuti in questa drammatica vicenda, tuttavia conferisce un volto umano alla storia del suo “<em>compaesano</em>”, sollevando alcuni interrogativi. E&#8217; stato proprio Carlo Gesualdo a commettere il delitto? Perché lo avrebbe fatto? Chi tra i suoi fedeli di<span id="more-1533"></span> corte e nella stessa famiglia lo convinse ad una scelta tanto brutale? Si trattava di una questione di onore del Principe oppure un piano di vendetta attuato dalla corte per perseguire interessi personali? Eccoli gli intrighi a cui si riferisce il titolo del libro e di cui bisogna necessariamente tener conto se si vuole valutare in maniera complessiva questo grande compositore.</p>
<p style="text-align: justify;">Al centro della narrazione di Savignano non c&#8217;è solo il delitto di una coppia di amanti, ai quali il Tasso dedicò una delle sue liriche, ma il ritratto di un uomo alle prese con una vita difficile: fin dalla più tenera età, a soli sette anni, Gesualdo ha dovuto sopportare il dolore per la morte della madre, Geronima, un lutto mai pienamente elaborato che incise profondamente sulla sua fragile personalità. Inizialmente destinato ad una vita ecclesiastica, Gesualdo è stato educato dai gesuiti, nel timore di Dio, in virtù della carriera che avrebbe dovuto intraprendere; tuttavia con la morte del padre, si ritrovò ad essere l&#8217;erede della famiglia, un ruolo che poco si addiceva alla natura del compositore. I continui lutti lo spinsero a rifugiarsi nella musica e nella religione che di fatti costituirono gli unici cardini della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le numerose supposizioni avanzate dall&#8217;autore, il libro esplora le molteplici sfaccettature della vita del compositore grazie alla medicina e alla psicologia, le quali ci presentano alcuni aspetti di non secondaria importanza e di cui bisogna tenere conto affinché si possa cogliere complessivamente la realtà dei fatti. Si pensi alle crisi asmatiche che colpivano Gesualdo, un male a cui si assisteva impotentemente e i cui effetti colpivano tutta la famiglia dal punto di vista psicologico, suscitando una continua e profonda paura della morte, oppure all&#8217;esperienza del dolore dopo la perdita del fratello Luigi e dello zio Carlo Borromeo. In particolare quest&#8217;ultimo rappresentava una figura fondamentale per Gesualdo, il vero tramite tra la fede del compositore e Dio. Ebbene tutti questi dolorosi avvenimenti resero la personalità del compositore ancora più fragile e a nulla servì contrarre un nuovo matrimonio con Eleonora d&#8217;Este, conosciuta durante i due anni di “esilio” a Ferrara, la cui vita fu vanamente asservita al profondo dolore di un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro tormentato la musica, grazie alle qualità terapeutiche, certamente costituiva un sollievo per l&#8217;animo di Gesualdo durante i suoi massimi momenti di sconforto. Essa, con il suo linguaggio etereo e misterioso, agisce sul sentimento e ha il potere di modificare lo stato emotivo anche quando esprime malinconia e tristezza: non si tratta di uno sfogo, bensì di un processo che conduce ad un prodotto finale, un fattore esistenziale che volge alla rappresentazione delle proprie idee, dei propri pensieri, ossia quel che si definisce una sublimazione artistica in cui l&#8217;istinto dell&#8217;eros si dirige verso un&#8217;altra meta. I grandi capolavori di Gesualdo, come le opere madrigalistiche a cinque voci e quelle sacre, sono il frutto di questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante e di gusto modero si rivela essere la forma del libro sulla quale prendono vita le vicende narrate. L&#8217;autore, nelle vesti di padre di famiglia, si prepara ad assistere ad un concerto di Gesualdo cercando di coinvolgere il giovane figlio, le cui preferenze musicali si orientano decisamente verso lidi distanti da quelli del genitore. Da una semplice diatriba familiare, viene ricavato il tessuto narrativo che vede protagonista il Principe dei musici, un dialogo tra due diverse generazioni in cui si professano i valori dell&#8217;arte, dell&#8217;umanità, dell&#8217;apertura verso i vari linguaggi espressivi, ma anche della tradizione che deve essere tramandata e fatta propria dai più giovani poiché in essa risiede quella saggezza antica le cui basi devono necessariamente essere un punto di riferimento per il futuro. Il libro, pur essendo ricco di numerosi cenni storici e di tematiche complesse, presenta un linguaggio semplice e scorrevole, adatto anche agli adolescenti, ed è soprattutto per questo che si lascia apprezzare e si dimostra diverso da tanti altri volumi dedicati a Gesualdo: il valore della tradizione si trasmette soprattutto attraverso i contenuti, tralasciando le forme ordinarie che, a volte, possono rivelarsi controproducenti ed ermetiche.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Federico Preziosi</strong></p>
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		<title>&#8216;Un&#8217;intepretazione metafisica&#8230;&#8217;</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2010/10/05/interpretazione-metafisica-teoria-einstein-claudia-colombati-musicalwords/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 23:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Facoltà di Lettere e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Musica e Filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"]]></category>

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		<description><![CDATA[ Musicalwords.it presenta una Intervista/Presentazione dell'ultimo libro della Prof.ssa Claudia Colombati (Università degli Studi di Tor Vergata - Roma) dal titolo 'Un'interpretazione metafisca della Teoria della Relavitità di Einstein' ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentiamo con questo video &#8217;<em>Un&#8217;Interpretazione metafisica della teoria einsteniana della relativià</em>&#8216;, un&#8217;interessantissimo libro della Prof.ssa Claudia Colombati e del Prof. Stefano Fanelli, entrambi docenti presso l&#8217;Università degli Studi di Tor Vergata di Roma.</strong></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/i_mQh9levNM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/i_mQh9levNM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1372" title="un'interpretazione metafisica della teoria einsteniana della relatività" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2010/10/copt13.jpg" alt="" width="80" height="112" /></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9MvAZ6Xr1bc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9MvAZ6Xr1bc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Consonanze Imperfette&#8230; la II volta della Mariani!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 23:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “Consonanze Imperfette” edito dalla Zecchini Editore, la cui prefazione è stata sapientemente condotta da Stefano Valanzuolo, Direttore Internazionale del Ravello Festival, il quale sottolinea in maniera efficace e peculiare l’essenza del libro e delle musiche con esso e per esso nate. Il romanzo ha come sottotitolo “storia di una vita a due voci” e le due voci sono la Gabriella del presente ed Emi, il suo io della giovinezza. Si snoda così un dialogo/monologo (“dialogo ad uno”, come viene correttamente definito dall’Autrice) che procede per lampi, accensioni, divagazioni, lacerti di passato e si incardina sulla sola, asciuttissima trama di una “accettazione” cercata e raggiunta dopo l'iniziale conflittualità col mondo e -nell'opera- col sé antico. È un procedimento che, a sua volta, elude con estrema sorvegliatezza ogni sfogo di “diluvio interiore”, ogni trasposizione/rievocazione irriflessa e selvaggia del passato (rischio sotteso a un'impostazione del genere) e che pertanto si rivela prova più che buona per compostezza, profondità e maturità espressiva.

Accanto alle due protagoniste la musica costituisce un collante indissolubile  tanto da presentarsi quasi come un terzo personaggio che tracima la trama del racconto e si fa composizione che al tempo stesso si collega al romanzo per poi acquistare una sua propria dimensione. L’opera sotto più aspetti sentita, ricca di anima, intelligente e ben scritta consta quindi di un cd allegato al libro, con una funambolesca composizione in tre tempi dal titolo “Fun… Tango - Tre irradianti di un’unica matrice” composta ed eseguita dalla Mariani. La musica come la scrittura è strumento duttile ed efficace e, come scrive Aldo Ciccolini ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em> Consonanze Imperfette</em>&#8230; la II volta della Mariani</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 13.2px;"><a href="http://www.zecchini.com/novita.php" target="_blank"><img class="alignnone" src="http://www.zecchini.com/foto/359.jpg" alt="" width="196" height="279" /></a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 13.2px;"><strong>Maria Gabriella Mariani</strong><br />
<strong>Consonanze imperfette + CD</strong><br />
pp. vi+162 &#8211; f.to cm. 17&#215;24<br />
ISBN 978-88-87203-91-2<br />
€ 19,00</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 13.2px;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il successo di “Presenze” (Sovera/Armando Edizioni), il romanzo con cd omonimo di musiche composte ed eseguite da Maria Gabriella Mariani, musicista dalla singolare intelligenza oltre che dalla poliedrica formazione, la pianista compositrice scrittrice si cimenta in un nuovo libro dal titolo “Consonanze Imperfette” edito dalla Zecchini Editore, <strong>la cui prefazione è stata sapientemente condotta da Stefano Valanzuolo, Direttore Internazionale del Ravello Festival, il quale sottolinea in maniera efficace e peculiare l’essenza del libro e delle musiche con esso e per esso nate</strong><strong>. </strong>Il romanzo ha come sottotitolo “storia di una vita a due voci” e le due voci sono la Gabriella del presente ed Emi, il suo io della giovinezza. Si snoda così un dialogo/monologo (“dialogo ad uno”, come viene correttamente definito dall’Autrice) che procede per lampi, accensioni, divagazioni, lacerti di passato e si incardina sulla sola, asciuttissima trama di una “accettazione” cercata e raggiunta dopo l&#8217;iniziale conflittualità col mondo e -nell<span style="font-size: 13.2px;">&#8216;opera- col sé antico. È un procedimento che, a sua volta, elude con estrema sorvegliatezza ogni sfogo di “diluvio interiore”, ogni trasposizione/rievocazione irriflessa e selvaggia del passato (rischio sotteso a un&#8217;impostazione del genere) e che pertanto si rivela prova più che buona per compostezza, profondità e maturità espressiva.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Accanto alle due protagoniste la musica costituisce un collante indissolubile  tanto da presentarsi quasi come un terzo personaggio che tracima la trama del racconto e si fa composizione che al tempo stesso si collega al romanzo per poi acquistare una sua propria dime<span style="font-size: 13.2px;">nsione. L’opera sotto più aspetti sentita, ricca di anima, intelligente e ben scritta consta quindi di un cd allegato al libro, con una funambolesca composizione in tre tempi dal titolo “Fun… Tango &#8211; Tre irradianti di un’unica matrice” composta ed eseguita dalla Mariani. La musica come la scrittura è strumento duttile ed efficace e, come scrive Aldo Ciccolini nella quarta di copertina, rivela “una natura creativa quanto mai impressionante, confortata da doti pianistiche eccezionali, caratterizzate da un dominio totale della tastiera e da una ricerca timbrica più unica che rara”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">La RSI – Radio Svizzera Italiana di Lugano, ha dedicato oltre 20 mi<span style="font-size: 13.2px;">nuti a Maria Gabriella Mariani <span style="font-size: 15.84px;"><img class="alignnone size-medium wp-image-1234" title="Maria Gabriella Mariani" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2010/07/1-MARIA-GABRIELLA-MARIANI-pianist-composer-and-writer-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></span><span style="font-size: 15.84px;">e alle sue Le “Consonanze Imperfette” presentando in anteprima assoluta l’intero primo tempo di “Fun… Tango”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti gli appuntamenti che saranno dedicati nel prossimo autunno a quest’opera. Tra questi quelli a Radioclassica di Class Editori a Milano, al Portici Art Box autunnale, festival tenuto presso la splendida Reggia Borbonica alle falde del Vesuvio, e assai probabi<span style="font-size: 13.2px;">lmente al San Carlo di Napoli per espresso desiderio del Soprintendente Rosanna Purchia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo stimolo per scrivere questo secondo volume è attribuibile solo al succ</strong><em>esso del primo o c&#8217;è di più?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tre giorni prima di cominciare “Consonanze imperfette” edito dalla Zecchini Editore avevo incontrato il redattore capo della Sovera/Armando che aveva pubblicato “Presenze”, e alla sua richiesta di proporgli qualche altro scritto risposi che non ce ne sarebbero stati altri. Più che di stimolo parlerei di causa: una causa c’è stata, ma non credo che sia stata la sola. Forse ce n’era più di una, ma questo l’ho capito in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Qual era il Suo obiettivo principale? mi spiego.. i suoi libri non sono comune narrazione, c&#8217;è di più. C&#8217;è musica composta appositamente e che accompagna la lettura. Tenta un &#8216;nuovo&#8217; linguaggio forse più globale e &#8216;completo&#8217;? Non le sembra, dopo Wagner, un poco azzardato?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo per gradi, perché mi pare di capire che in questa domanda c’è più di un quesito<span style="font-size: 13.2px;">. I miei libri non sono comune narrazione… Bisogna intendersi sul concetto di narrazione: un libro di narrativa deve contenere un certo tipo di narrazione, di quelle ch</span><span style="font-size: 13.2px;"><span style="font-size: 15.84px;">e non si leggono sulle riviste, altrimenti non ci sarebbe bisogno di un libro per raccontare una storia comune. Chi compra un libro ha una certa abitudine a riflettere sugli stati d’animo, si accontenta di non vedere, non ascoltare, è propenso ad immaginare la storia e gli piace così, proprio perché lo lascia libero di “riscriversela</span><span style="font-size: 15.84px;">” a modo suo. Pertanto non credo di scrivere storie non comuni: scrivo storie comuni ad un libro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La musica che accompagna la lettura è invece qualcosa di insolito, lo ammetto, ma è perfettamente in sintonia con il mio modo di essere: vivo due vite, parlo due lingue, conosco due mondi. Quello della musica è per me assai familiare quanto quello quotidiano, anzi sempre più familiare. Se mi viene voglia di esprimermi non mi basta la scrittura, perché costituisce la parte più definita, chiara, razionale di me, ma non l’unica. C’è un’altra scrittura che mi caratterizza in qualche modo e credo che non le faccia male accompagnarsi alle parole: non sto tentando un poema sinfonico, e poi non credo che sia la sola a ricercare questo genere di contaminazioni. Sarà che viviamo in un’epoca in cui si ha bisogno di percepire il fatto artistico in tutte le sue parti, di viverlo e di immedesimarsi in modo più coinvolgente. A dir la verità amo più Brahms che Wagner, però non sempre il ritorno all’estetica pura dell’arte premia l’opera d’arte, specie in questi tempi in cui tutto è comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all’ultima domanda, le rispondo con un’osservazione che, a conclusione di una mia recente performance a Roma, fece il mio maestro Aldo Tramma: “tu hai avuto il coraggio di fare qualcosa; molti parlano, criticano tutto e tutti e poi rischiano di non far<span style="font-size: 13.2px;">niente.” Se oggi non sono in pochi a sostenere che in musica si è fatto tutto e di tutto e per fare ancora qualcosa occorre azzardarsi, allora convengo con Lei, è azzardato quel che faccio. Intendiamoci, potrei risponderLe che basterebbe un po’ di coraggio, o semplicemente lasciarsi condurre dal bisogno di esprimersi, <span id="more-1233"></span>senza porsi il problema di chi ci ha preceduto, ma credo che non sarei creduta…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa si aspetta dai suoi lettori?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un anno fa portai all’ascolto di un pubblico eterogeneo, quello caratterizzato da non<span style="font-size: 13.2px;">addetti ai lavori, la 110 di Beethoven. Prima di proporla presentai alcune diapositive, che avevano lo scopo di illustrare un percorso di idee e di comunicare un messaggio di cui la sonata costituiva una sorta di riproposizione in musica. Convengo che quello era davvero un azzardo, perché non facevo ascoltare una rapsodia di Liszt o musica salottiera strappalacrime. Eppure il pubblico mostrò di gradire, o quanto meno, di capire. Il gusto è vario e soggettivo, ma si può tentare di farsi capire e questo è quel che mi aspetto da un lettore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché consiglierebbe il suo libro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vivere con un ideale, crederci, difenderlo, proteggerlo dagli alti e bassi della vita, dai tanti passi falsi, dalle avversità sempre in agguato… Recuperare la parte più autentica di noi stessi, quando ci sembra di averla persa per sempre… Desiderare di essere giovani per continuare a dare e a darsi… Cercare un senso in tutti quegli accadimenti, sarebbe meglio definirli accidenti, che rischiano di sottrarci a noi stessi, d<span style="font-size: 13.2px;">i farci cadere nel fatalismo, nel tedio, nella crisi più profonda… Sentire il bisogno di rimetterci in discussione, di accettarci, magari anche di perdonarci debolezze, mancanze… A tutto questo aggiunga che il libro costituisce anche uno spaccato di un’epoca in cui essere donna, fare musica, nel meridione, lontano da certi ambienti in cui l’estrosità diventa la norma, poteva rappresentare una sfida. Ma non vorrei restringere il campo ad un pubblico di soli lettori musicisti: chiunque faccia qualcosa in cui crede, chiunque ha dei progetti, delle idee, chiunque fa qualcosa perché lo desidera e non solo perché è necessario, credo che sia molto più fragile e in fin dei conti molto più esposto a delusioni, crisi, amarezze. Il senso del dovere fine a se stesso in parte ci protegge e ci rende più coriacei; diverso è quando quel che si fa non è solo un dovere, ma un’esigenza intima, un bisogno. Se è vero che chi legge intende trovare parte di se stesso per confrontarsi e per conoscersi</span><span style="font-size: 13.2px;">e riconoscersi, forse questo racconto a due voci tra me e l’altra parte di me, potrà far riflettere il lettore su molti interrogativi comuni a chiunque ami la vita e non intenda perderla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prossimi Progetti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo “Fun… Tango”, inciso nel cd allegato a “Consonanze Imperfette”, e dunque prodotto sempre dalla Zecchini, ci sono stati altri cinque, forse sei &#8211; non ricordo &#8211; pezzi nuovi: vorrei avere il tempo di studiarli, ma per ora mi accontento se in estate riuscirò a portare a termine la penultima composizione dal titolo “Tracce”. Ho un altro romanzo nel cassetto, che devo completare: attendo che si definiscano certi aspetti della mia vita, per trovare un’adeguata conclusione. Sto pensando ad uno scritto – non saprei come definire il genere – intitolato “Istruzioni per l’uso”, in cui la musica non commenta, ma spiega la parola, o potrebbe essere vero anche il contrario. Quanto agli impegni, che, a dir la verità mi interessano meno dei progetti, ci saranno performance e presentazioni – concerto del libro con cd, ma anche concerti nel senso più classico del termine; meglio sarebbe se potessi suonare le mie musiche nella maggior parte delle mie esibizioni pianistiche, ma questo si vedrà. In una sola parola ho intenzione di proseguire per questa strada: sarà un azzardo, sarà perfino presunzione, non so, ma come ho scritto in “Consonanze imperfette”, il destino ha scelto per me ed io non posso far altro che continuare.</p>
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		<title>1000 Pagine&#8230; da Cantare!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 23:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA["... Neque natura sine arte sufficit" ... eh già! verrebbe proprio da sussurrare alla fine... beh, facciamo un passo indietro.
Maria Luisa Sànchez Carbone è una di quelle figure - mi perdonerete il termine troppo al passo con i tempi - a tutto tondo. Diplomata in Pianoforte, Canto, Pedagogia e Didattica della musica e laureata in Lettere e Filosofia ha intrapreso principalmente la carriera di cantante, affermandosi in prestigiosi teatri e Festivals... tuttavia, non volendo sembrare, il blog, una sede pubblicitaria di seconda o terza categoria, giungo al nocciolo: ha scritto un libro. Un signor libro, anzi. Indico immediatamente tutti i riferimenti per una rapida ricerca web: Maria Luisa Sánchez Carbone, Vox arcana. Teoria e pratica della voce. € 58,00. 2005, X-942 p., ill., brossura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"><strong>1000 pagine&#8230; da Cantare!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230; Neque natura sine arte sufficit&#8221; &#8230; eh già! verrebbe proprio da sussurrare alla fine&#8230; beh, facciamo un passo indietro.<br />
Maria Luisa Sànchez Carbone (intervistata da Andrea Barizza per il blog) è una di quelle figure &#8211; mi perdonerete il termine troppo al passo con i tempi &#8211; a tutto tondo. Diplomata in Pianoforte, Canto, Pedagogia e Didattica della musica e laureata in Lettere e Filosofia ha intrapreso principalmente la carriera di cantante, affermandosi in prestigiosi teatri e Festivals&#8230; tuttavia, non volendo sembrare, il blog, una sede pubblicitaria di seconda o terza categoria, giungo al nocciolo: ha scritto un libro. Un signor libro, anzi. Indico immediatamente tutti i riferimenti per una rapida ricerca web: Maria Luisa Sánchez Carbone, <a href="http://www.rugginenti.it/item.php?id=RE%2010140" target="_blank">Vox arcana. </a><a href="http://www.rugginenti.it/item.php?id=RE%2010140" target="_blank">Teoria e pratica della voce</a>. € 58,00. 2005, X-942 p., ill., brossura.</p>
<div>
<dl id="attachment_696">
<dt><a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2010/05/RE10140.jpg"><img title="Vox Arcana" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2010/05/RE10140.jpg" alt="" width="150" height="212" /><br />
</a></dt>
<dd>Vox Arcana </dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il tomo, quasi 1000 pagine incentrate sulla storia delle tecniche del canto e su di un&#8217;attentissima analisi anatomica degli organi interessati dalla voce, è una pubblicazione importante. È importante per la completezza con cui l&#8217;autrice affronta le questioni trattate, è importante il fine ultimo dello scritto ed è importante perché colma un vuoto culturale che si stava approssimando, ormai, verso l&#8217;insostenibilità. Il tutto è riconducibile &#8211; come detto in apertura &#8211; al significato profondo di quel pensiero del mondo latino. Alcuni, a questo punto, boffonchieranno un poco saccenti &#8220;.. ancora? un altro libro sul canto e come si canta? non servono libri per insegnare il talento&#8221;. Appunto, rispondo io. Vox Arcana non è un libro sul canto, ma per chi canta. Non impone un metodo (vocabolo assai poco gradito alla Sànchez Carbone), non assurge a verità nascoste ed esoteriche, al contrario cerca di rendere il significato &#8220;naturale&#8221; del canto ‘essoterico’. Nessun guru, nessuna medicina, nessuna favola. E con i tempi che corrono, scusate se è poco.  Il nodo dove sta, allora? Proprio nel modo di affrontare il tema. L&#8217;autrice compie un’analisi puntuale quantomai scorrevole sulla fisicità del cantare, sulla fisiologia del canto, sull&#8217;anatomia del cantante. È per questo che non si può parlare di un libro sul canto ma di appunti fondamentali per chi canta. E soprattutto per i talenti del canto. Attraverso questo essenziale strumento, infatti, essi posso essere definitivamente consapevoli della propria Natura e quindi della propria Arte, che sono, appunto, inscindibili. Mi si dirà: &#8221; beh certo, ma anche senza Vox Arcana si può esserne consapevoli e studiare l&#8217;anatomia umana&#8221;. Certo, ma ad oggi non esisteva ancora un unico supporto in grado di unire la consapevolezza scientifica con quella artistica. Vox Arcana è, in definitiva, questo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sbaglio, Sànchez Carbone ?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">No di certo!</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Come è nata l&#8217;idea del libro ?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è nato dall’insopprimibile desiderio di trovare risposte a molti quesiti e chiarificazioni a molti argomenti riguardanti la voce:  spiegare il mistero della voce ed il suo meccanismo; esaminare quali siano le condizioni che consentono di produrre un suono inteso in senso musicale; indagare quali siano le cause che originano, governano e regolano una bella voce; scoprire come la conformazione individuale, anatomica e fisiologica determini il timbro di una voce e le sue qualità; indagare come la patologia e una cattiva educazione vocale possano influenzare, danneggiare o, per fortuna, solo modificare l’emissione naturale della voce.<br />
Miracoli e misteri non sono davvero all’origine dell’arte del canto: questa nasce dalla coordinazione di elementi tecnici, musicali ed emotivi costituenti l’essenza stessa dell’esecuzione.<br />
Rileggendo i numerosi lavori dedicati alla didattica <img title="Continua..." src="http://www.musicalwords.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />del canto si rimane perplessi sulle discordanze e sui contrasti fra le varie teorie che vorrebbero elevare a dogma le idee personali <em><span id="more-693"></span></em>di ogni insegnante e ancor piú quando si vedono i tentativi, quasi sempre vani, di spiegare scientificamente i meccanismi laringei. Ne deriva un’inesorabile confusione ed uno stato di incertezza che non è certo favorevole all’evoluzione della voce cantata e del suo insegnamento.<br />
L’arte non trova la sua realizzazione senza i mezzi tecnici necessari alla sua rappresentazione. La tecnica vocale sistematica e l’espressione artistica sono inseparabili e costituiscono l’intima essenza del canto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo libro ho desiderato solo esporre, partendo da fatti e osservazioni concreti, vissuti, studiati, ciò che si può e si deve realizzare per il canto allo stato attuale delle nostre conoscenze. Esso rappresenta ciò che l’esperienza ha dimostrato essere la somma e il fondamento di conoscenze pratiche e teoriche illuminate.<br />
Nell’elaborazione di questo testo, fondato su solide basi teoriche e su una pratica ben sperimentata, mi sono proposta molto di piú di un semplice approccio tecnico alle individuali necessità del cantante e ho cercato di accostarmi alla risoluzione dei problemi vocali e interpretativi, integrando le possibili soluzioni con l’apporto del pensiero delle maggiori scuole pedagogiche vocali. Il mio intento è stato quello di tentare di ricomporre i tradizionali punti di vista didattici con le scoperte scientifiche: una riconciliazione possibile solo se si considera che chi desidera apprendere a cantare è un essere umano complesso, non un’equazione scientifica!</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Che importanza ha avuto, per la musicista Sánchez Carbone, questo libro?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La pedagogia e la didattica vocali non si insegnano da nessuna parte. Nel canto si rivela maggiormente una desolante inferiorità didattica. L’insegnamento di norma cerca di conseguire la maggior efficacia artistica spesso solo attraverso una cultura superficiale, generica e una sommaria e insufficiente educazione dei mezzi vocali. Ciò avviene di solito affidandosi all’istinto, spesso in contrasto con le leggi naturali.<br />
Si teme che se si indagano gli aspetti scientifici del canto non si possa piú essere degli artisti e si diventi ipso facto solo dei «tecnici del canto»; si crede che il vero artista non debba penetrare a fondo i processi dell’emissione vocale. In verità quando tutta la conoscenza accessibile riguardo i meccanismi e l’abilità artistica del canto può essere utilizzata, allora il risultato non può che essere una migliore comprensione e un piú alto godimento dell’arte vocale.<br />
Le nozioni scientifiche rappresentano un aiuto del quale non si può né si deve ignorare l’esistenza e del quale si deve far tesoro. La scienza non deve essere che un aiuto necessario affinché si possano fissare con dati positivi, quando è possibile, quei principî didattici o tecnici che dall’esperienza e dal senso artistico furono, sono o saranno dimostrati efficaci. Avvicinarsi alla conoscenza scientifica significa allontanare la paura dell’ignoranza, avvicinandosi con anima e corpo ad un mondo bello, intelligente, ricco e meno lontano da quanto si creda.<br />
Sarebbe ora di sforzarsi e stabilire basi indiscusse sulle quali fondare i sistemi di quell’educazione tecnica dell’organo vocale che possano determinare il rinnovamento ed il perfezionamento della tecnica finalmente liberata dal dominio cieco dell’istinto!<br />
False dottrine sulla produzione del suono sono ormai diventate la regola, piuttosto che l’eccezione, con il risultato che il livello e la qualità delle esecuzioni vocali è in continuo declino.<br />
Ancora una volta, l’arte e la scienza sono molto piú intimamente legate e fuse di quanto non possa apparire alle menti superficiali e distratte. L’arte non è la vittoria sulla natura, ma la sublimazione di essa.<br />
Tramite il mio libro ho voluto affrontare un impegno improbo: tentare di raggiungere una giusta sintesi fra i risultati delle ricerche compiute sul versante medico-scientifico e quello didattico, al fine di sgombrare il campo dell’arte vocale dalle troppe stupidità e dalle insopportabili corbellerie che lo affollano, a incominciare da quelle dei cantanti e dei maestri di canto.<br />
La ragione per intraprendere una sorta di crociata contro la dipendenza della pedagogia vocale dalla speculazione mitologica ed immaginativa è data dall’esistenza di un numero impressionante di sistemi pedagogici fondati su scarse e, per giunta, su errate informazioni riguardanti le varie strutture anatomiche e sull’ignoranza verso basilari leggi di acustica, su idee che non sono che «trucchi», biechi mezzi per aggirare le difficoltà, non certo per superarle e risolverle. Ciò ha concorso a far diventare l’arte del canto degenerazione, babele, caos.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Quanto è importante la consapevolezza di come siamo fatti, per guidare la tecnica e costruire l&#8217;Arte?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo vocale del cantante è costituito dal suo stesso corpo e l’atto vocale si compie attraverso la trasformazione del sistema respiratorio in uno strumento musicale vero e proprio. Quindi, il canto coinvolge l’intero individuo, con tutti gli usuali conflitti e le molteplici contraddizioni.<br />
L’entità «voce» è formata da molti fattori e dalla loro combinazione, in modo tale che ogni elemento completi l’altro; essa è sottoposta a molte influenze (coordinazione fisica, concetti mentali, temperamento, attitudini fisiche e psicologiche).<br />
La conoscenza dei fenomeni fisici e fisiologici relativi alla produzione della voce è essenziale per penetrare il meccanismo vocale, per spiegare l’«aura» misteriosa che circonda l’arte del canto, ma anche per prevenire e scongiurare il decadimento e la rovina di una voce.<br />
Solo quando si diviene consapevoli di ciò che si fa, non di quello che si crede o si dice di fare, solo allora si può imboccare la via del miglioramento. Si tratta di una riscoperta progressiva di meccanismi innati, di ciò che la natura umana possiede. È un risveglio e un’iniziazione, nel rispetto delle leggi della fisica, della fonetica, della fisiologia, della psicologia e della libertà: ogni voce può e deve obbedire a leggi fisiologiche se il risultato finale deve essere la libertà di emissione.<br />
Chi canta deve poter penetrare, in modo cosciente, nella scoperta e nella conoscenza dei diversi processi dell’emissione vocale, affinarne la coordinazione, accelerarne gli adattamenti reciproci e controllare le diverse componenti di questo sapiente «congegno» neurofisiologico. Tale conoscenza si consegue attraverso l’osservazione del funzionamento fisiologico degli organi vocali e l’apprendimento del modo in cui aiutarli ad agire secondo le leggi naturali, anziché sostituire le funzioni naturali con discipline artificiali.<br />
La conoscenza scientifica può aiutarci a formulare e a comprendere i principî fondamentali in modo piú completo, a definire e usare una terminologia piú esatta e a meglio determinare le potenzialità sonore, le inimmaginabili risorse e i limiti del nostro strumento e della nostra arte.<br />
L’atto vocale è un fenomeno sensorio-motore che richiede particolari capacità fisiche. Quando queste riescono a svilupparsi in un esecutore sensibile e raffinato, il canto diventa un’arte.<br />
La vera e sola tecnica vocale consiste nella messa a punto e nello sviluppo delle potenzialità naturali donate a ogni individuo. Il cantante può solo acquisire il suo «strumento» mediante lo studio e solo con la buona tecnica può mantenerlo in piena efficienza sino ai limiti segnati dalla natura e dall’inevitabile decadenza fisiologica.<br />
Nessun cantante dovrebbe avere dubbi su ciò che accade, sempre, nella propria emissione vocale dal punto di vista fisiologico e tecnico, a meno che non vi sia uno stato di malattia. Conoscere come funziona lo «strumento voce» rappresenta la somma della conoscenza tecnica. Ecco perché l’approccio sistematico alla tecnica vocale è la strada piú sicura che conduce all’arte del canto.<br />
La tecnica vocale consiste nello stabilire certi modi di procedere, determinati e particolari atteggiamenti dai quali bisogna dipendere. Infatti il cantante esperto sviluppa una sorta di consapevolezza del suono derivante da sensazioni provate nel tratto vocale, da vibrazioni ossee del cranio, del viso e della bocca. Quando si comprendono le funzioni del meccanismo vocale si può imparare ad associare le esperienze creative ed emotive con sensazioni che sono l’esito di specifiche coordinazioni fisiche. In tal modo si giunge a controllare l’atto del cantare sia dal punto di vista fisico sia psichico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun cantante può pensare di esprimere la propria arte e raggiungere un alto livello di espressione artistica prima di possedere e padroneggiare in modo completo i fondamenti della tecnica vocale su cui si basa la libertà funzionale del proprio strumento, capace di risvegliare il sentimento.<br />
All’interprete è consentito di rivelare le sfumature del fraseggio musicale e la varietà degli stati d’animo intrinseci alla grande musica solo attraverso un completo controllo dei meccanismi vocali.<br />
L’artista che anela ad eccellere deve possedere e riesaminare sempre i principî fondamentali della tecnica, prima di tutto per acquisire maestria e facilità e poi per conservarla intatta.<br />
La profonda e completa conoscenza del meccanismo vocale è ciò che fa la differenza fra il possesso di una solida tecnica del canto e una continua lotta con i meccanismi del corpo umano. Si raggiunge cosí l’utilizzo spontaneo, insensibile, facile, cosciente del proprio apparato fonatorio, nella sua totale configurazione psicosomatica, che unito all’espressività, al gesto, alla mimica, consente di trasmettere il contenuto psicologico ed emozionale della parola cantata: l’opera musicale e la sua resa espressiva costituiscono il compito primordiale dell’emissione vocale. Quando tutto ciò avviene la voce non è piú semplicemente l’organo del canto, ma prende un carattere assai piú elevato e diviene l’interprete dell’anima.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Ha consigli per i giovani cantanti?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il canto è scienza ed arte difficile, o meglio, scienza prima che arte: come tutte le arti possiede una parte di scienza che è indispensabile studiare per conoscere cosa si fa, perché e come lo si fa.<br />
Occorre applicarsi sempre, seguire il metodo di ascoltare, osservare, analizzare, interpretare, studiare la voce e tutte le opere di ricerca vocale, nel costante desiderio di perfezionare sempre piú la conoscenza di quest’appassionante scienza-arte.<br />
Lo studio del canto è un cammino lungo, aspro e irto di difficoltà, che comporta sacrifici e privazioni, studio e noviziato lunghi e faticosi. Cammino che esige volontà indomita, salute di ferro, spirito animoso, passione fervidissima, sensibilità acuta e costanza granitica nella ferma risoluzione di compiere ogni giorno un nuovo progresso.<br />
Non può esistere un artista senza difficoltà, senza problemi e senza fatiche. Purtroppo molti sono coloro che, inconsci delle difficoltà, si avviano per tale strada; pochi, soltanto gli eletti, giungono alla meta. Soltanto la convinzione assoluta di possedere tutti i requisiti necessarî per una probabile riuscita dovrebbe indurre ad avventurarsi su tale via.<br />
Soltanto lo studio senza soste e fatto di volontà tenace, di passione, di pazienza, di umiltà, di perseveranza e di autocritica severa, di estremo rigore e di tanti sacrifici, senza cercare di bruciare le tappe affrontando difficoltà superiori alla propria preparazione, consente al cantante di conseguire risultati positivi. Questa è la carriera della sofferenza, dei disgusti, dei crepacuori, delle tribolazioni e non della gioia!</p>
<p style="text-align: justify;">La musica è sí genio, è sí dono, ma è soprattutto fatica, esercizio: quasi una condanna!</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Prossimi progetti?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo dei miei tanti progetti si è già compiuto: lo scorso mese di aprile è stato pubblicato dalle Edizioni Carrara di Bergamo, il mio secondo libro. S’intitola La voce. Mille esercizi e vocalizzi per educarla, esercitarla, perfezionarla.<br />
Gli oltre mille esercizî di questo libro, dai piú elementari fino ai piú complessi, sono finalizzati a migliorare e a perfezionare la sonorità della voce, la flessibilità e l’elasticità dei muscoli a essa preposti che, come ho già detto, consentono l’indipendenza funzionale di quelli dell’apparato fonatorio, dell’apparato risonatore e, in particolare, l’indipendenza funzionale delle corde vocali.<br />
Il possesso di una buona tecnica elargisce la possibilità di far emergere e di far esaltare la propria intelligenza interpretativa, i proprî sentimenti, la propria espressione, la propria personalità d’artista.<br />
La voce non è un merito di chi la possiede. Il merito reale, universalmente riconosciuto, consiste nel raggiungimento di un’educazione integra della propria voce con lo studio e con la passione, per essere pronti ad affrontare con misura e con arte le difficoltà dell’esecuzione e dell’interpretazione delle opere musicali.<br />
Il fine principale di questo libro è, dunque, quello di offrire suggerimenti e valide idee per il proprio studio, per i proprî discepoli e per i proprî cantori nel rispetto di quell’antica massima latina che cosí efficacemente ammonisce: «nulla dies sine cantu!».<br />
Altre idee, altri argomenti si affollano nella mia mente. Già un nuovo progetto editoriale sta prendendo forma. È però prematuro parlarne in questa fase embrionale di elaborazione. Posso soltanto dire che la mia nuova opera affronterà altri argomenti spinosi, per non dire impervî dell’arte del canto.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Andrea Barizza</strong></p>
</div>
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		<title>Rino Gaetano&#8230; a New Book!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 23:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io scriverò… per Rino Gaetano Appunti sui riferimenti letterari ed artistici.. di più concreto nei confronti di qualcuno a cui la vita non ha ancora riservato gioie. Diverse biografie sono state già pubblicate con dovizia di particolari, ma il mio intento con questi appunti è quello di voler mettere in evidenza la genialità e la grandezza della sua produzione artistica cercando di svelare le origini, i riferimenti, i messaggi espliciti e quelli meno evidenti attraverso una lettura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Presentiamo oggi un volume intramente dedicato alla figura di Rino Gaetano a cura di Nicodemo Iapalucci.</p>
<p style="text-align: center;">**********************</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-612 aligncenter" title="Bildschirmfoto 2010-04-19 um 10.41.23" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2011/04/Bildschirmfoto-2010-04-19-um-10.41.23-220x300.png" alt="" width="123" height="168" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Io scriverò…  per  Rino Gaetano <span style="font-weight: normal;"><em>Appunti sui riferimenti lettera<span style="font-style: normal;"><em>ri ed artistici</em></span></em></span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-weight: normal;">Nelle  308 pagine   del volume sono compresi gli appunti   i testi delle canzoni   la biografia.</span></strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="text-align: left;"><strong>Abbiamo chiesto all&#8217;autore di raccontarci come è nato il libro&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FhEda0LFLeg[/youtube]</strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">&#8220;Con gli appunti raccolti in questo volume ho voluto descrivere un viaggio attraverso il quale ho conosciuto autori ed artisti che mi hanno raccontato Rino.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà fino ad un  paio di anni fa lo ascoltavo un po’ come tanti perché mi divertiva lo trovavo brillante, originale, fuori dalle righe, l’immagine che avevo di lui era quella che da adolescente vedevo rappresentata nella edizione del gennaio 1978 al  Festival della canzone di Sanremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi con la fiction   &#8211; Rino Gaetano   Ma il cielo è sempre più blu &#8211;  mandata in onda dalla RAI nel novembre del 2007 ho avuto modo di scoprire che esistevano canzoni che non conoscevo e soprattutto ho potuto valutare, da quarantenne, aspetti di Rino poco noti. Ho cominciato così a leggere le biografie ed a scrivere appunti relativi ai testi delle canzoni che nel tempo si sono accumulati e scambiando opinioni con altri appassionati venivo spesso esortato a pubblicarli. Col tempo riorganizzando il materiale raccolto ho realizzato che questa mia esperienza poteva essere utile per dare una diversa ed ulteriore visione del messaggio artistico di Rino e magari materializzarsi, utilizzando il ricavato della vendita delle copie, per qualcosa di più concreto nei confronti di qualcuno a cui la vita non ha ancora riservato gioie. Diverse biografie sono state già pubblicate con dovizia di particolari, ma il mio intento con questi appunti è quello di voler mettere in evidenza la genialità e la grandezza della sua produzione artistica cercando di svelare le origini, i riferimenti, i messaggi espliciti e quelli meno evidenti attraverso una lettura più approfondita dei testi delle sue canzoni.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Redazione Musica</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quadri sonori&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 23:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerts]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Review]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Quadri sonori&#8221;
&#8220;Non si vede bene che con il cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi&#8221;
- citazione dal Piccolo Principe di A. de Saint-Exupéry
Per il pubblico convenuto lunedì 14 dicembre 2009 presso il teatro Monteverdi di Cremona, è stata una vera e propria scoperta, la possibilità di assistere allo spettacolo del compositore russo Vladimir Kallistov, intitolato: &#8220;Quadri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>&#8220;Quadri sonori&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Non si vede bene che con il cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi&#8221;<br />
- citazione dal Piccolo Principe di A. de Saint-Exupéry</p>
<p style="text-align: justify;">Per il pubblico convenuto lunedì 14 dicembre 2009 presso il teatro Monteverdi di Cremona, è stata una vera e propria scoperta, la possibilità di assistere allo spettacolo del compositore russo Vladimir Kallistov, intitolato: &#8220;Quadri sonori&#8221;.<br />
Kallistov, che attualmente ha ripreso gli studi presso la Facoltà di Musicologia dell&#8217;Università di Pavia, ha già al suo attivo una solida esperienza professionale, sia come compositore, che come concertista e musicologo. <img src="http://www.tjaarkemaas-arts.net/Images/DSCN1405%20copy.jpg" alt="" width="236" height="315" />La portata dei suoi interessi professionali abbraccia un ampio diapason di stili musicali e di epoche: dalla musica classica di stampo più prettamente europeo, a quella tradizionale giapponese, dalla musica religiosa russa, alla musica per la televisione e per il cinema.<br />
L&#8217;indubbio, quanto insolito, talento artistico di questo compositore non vedente ha avuto modo di rivelarsi agli spettatori-ascoltatori, sia grazie allo spettacolo sonoro da lui stesso ideato, sia a partire dal titolo stesso dell&#8217;opera &#8220;Quadri sonori&#8221; che, di primo acchito, poteva sembrare un&#8217;evidente contraddizione: immagini, fatte di suoni. La stranezza del titolo è tale però solo a prima vista, in realtà, la resa in musica di immagini visive, come pure la resa e la proposta/interpretazione artistica dell&#8217;esperienza sonora extra-musicale, sono eventi tutt&#8217;altro che nuovi.<br />
Tutto ciò è naturale se consideriamo che, dei 5 organi sensoriali, è la vista a prevalere sugli altri. Per descrivere un&#8217;arte puramente uditiva come la musica, non solo si ricorre a una terminologia che prende origine dalla vista, ma si giunge addirittura a utilizzare termini propri di un&#8217;arte esclusivamente visiva come la pittura, infatti, vengono usate le espressioni: &#8220;pittorico&#8221;, &#8220;pittoresco&#8221;, &#8220;prospettiva&#8221;.. questo, non è altro che il tentativo di spiegare un fenomeno acustico, accostandolo alle più consuete immagini visive. Tale dato, a testimoniare l&#8217;egemonia della percezione visiva, a danno di quella uditiva.<br />
È difficile stabilire fino a che punto le nostre impressioni, su come percepiamo la musica, si fondino in realtà su delle percezioni visive. L&#8217;aspetto concentrato dei musicisti sulla scena e tutto quanto li accompagna casualmente (o talvolta intenzionalmente), influenza la nostra percezione della musica e ci distrae dalla sua comunicazione diretta.<span id="more-526"></span><br />
Tutto questo accade anche nella vita. Quante volte le immagini visive ci distraggono dalla sostanza di ciò che accade! Non sempre l&#8217;immagine corrisponde alla pienezza interiore. Al contrario, il convulso caleidoscopio delle diverse immagini, distrae e confonde l&#8217;attenzione di colui che è in ascolto.<br />
Lo spettacolo di Vladimir Kallistov, un &#8220;artista della musica&#8221;, parla proprio di questo, ossia, di come vedere l&#8217;essenza delle cose.<br />
Nella sua musica avviene un processo inverso: l&#8217;immagine sonora anticipa l&#8217;azione e indirizza l&#8217;attenzione. Lo spettacolo viene concepito come una rappresentazione esclusivamente sonora e pertanto si svolge in una sala oscurata; inoltre, allo scopo di favorire una maggiore concentrazione sulla percezione uditiva e per una migliore immersione nel suo mondo di suoni, gli ascoltatori sono forniti di occhialetti scuri.<br />
Il soggetto &#8220;Quadri sonori&#8221; attinge alle diverse fasi dell&#8217;esistenza umana. La rappresentazione è scandita da alcune composizioni originali costruite sulla rielaborazione artistica di impressioni musicali e extra-musicali, ricavate dall&#8217;ambiente sonoro che circonda l&#8217;uomo, le impressioni che lo accompagnano lungo l&#8217;intero corso della sua esistenza.<br />
Lo spettacolo, suddiviso in quattro parti si sviluppa, infatti, sulla base di un percorso ispirato alla vita umana.<br />
La prima parte, intitolata &#8220;riso&#8221;, rappresenta la nascita dell&#8217;uomo (la trama è espressa mediante il riso di un bimbo).<br />
La seconda parte, intitolata &#8220;passi&#8221;, vuole riprodurre i primi passi dell&#8217;uomo in questo nostro difficile mondo, il suo primo scontrarsi con le difficoltà della vita e le sue riflessioni su questo tema.<br />
La terza parte è dedicata al manifestarsi del &#8220;dramma&#8221; nella vita: il superamento delle difficoltà, il rifiuto, l&#8217;amarezza dell&#8217;alienazione, l&#8217;inflessibilità della volontà, l&#8217;infaticabile ricerca del proprio mondo, della propria dimensione, del proprio posto su questa terra. Questo è il momento culminante, ma anche più drammatico dello spettacolo. L&#8217;ossatura musicale di questa sezione, metaforicamente espressa dalla denominazione di &#8220;porte&#8221;, è resa da suoni dati dall&#8217;aprirsi e dal richiudersi di porte, sovrastati da brandelli di conversazione: alcune semplici frasi di cortesia in lingua inglese, aventi sia il senso di ostacolare l&#8217;ingresso in società, ma anche di esprimere una calorosa accoglienza, fino a brani di conversazioni captate in metropolitana. L&#8217;intera struttura musicale di questa sezione con il prevalere di suoni alti e di bruschi passaggi, è intenzionalmente aggressiva, destinata a trasmettere la rudezza e la volgarità di un mondo inospitale, pieno di pericoli (come ad esempio quando si sente la brusca partenza a tutta velocità di un&#8217;automobile, incurante delle persone accanto).<br />
La quarta sezione è lo scioglimento del dramma e, al contempo, la sua ottimistica interpretazione filosofica e profondamente poetica. S&#8217;intitola &#8220;dove&#8221; e illustra un caleidoscopio di luoghi turbinanti e vorticosi, davanti alla coscienza dell&#8217;osservatore. L&#8217;uomo, tuttavia, neppure qui si limita a restare un semplice osservatore della vita; partecipando attivamente al vertiginoso susseguirsi degli eventi, gode di ogni situazione in grado di vezzeggiare il suo animo. Questa è anche la parte più propriamente artistica, nel senso che, il corso degli avvenimenti è espresso al di fuori dalla coerenza tipica della vita reale. Da questo punto di vista la quarta sezione è simile alla seconda, dove le riflessioni filosofiche del protagonista lo trasportano nel proprio mondo interiore. Benché le quattro parti non siano equivalenti per lunghezza, e nemmeno per significato artistico e stile d&#8217;azione, nelle singole peculiarità strutturali, tuttavia, viene a crearsi una certa simmetria, che contribuisce all&#8217;unità formale.<br />
In questi &#8220;Quadri sonori&#8221; assistiamo agli atteggiamenti e ai comportamenti dell&#8217;essere umano nei confronti della vita: la sua gioia ingenua di essere al mondo, il suo attento studio degli enigmi che rappresentano la vita stessa, il suo prendervi attivamente parte nonostante gli ostacoli e il rigetto da parte della società, il dolore, le disillusioni, la ricerca dei propri limiti, e in ultima analisi, come godimento, anche l&#8217;accettazione della vita nel suo multiforme manifestarsi.<br />
È interessante il fatto, che le più importanti fasi del ciclo vitale dell&#8217;uomo, vengano soppesate con la logica drammaturgica del ciclo quadripartito, proprio della sinfonia e della sonata, attraverso: la rappresentazione dell&#8217;immagine/tema principale (l&#8217;uomo) nella prima parte, con le sue riflessioni lirico-filosofiche nella seconda parte, più lenta, con la conflittualità e la maggior drammaticità della terza parte e, infine, con la dimensione scherzosa della quarta e ultima parte.<br />
Anche per la rilevanza delle tematiche sollevate, per la profondità del pensiero e la portata della riflessione artistica, questi &#8220;Quadri sonori&#8221; si accostano senz&#8217;altro al genere della sinfonia.<br />
Un&#8217;evidente novità è rappresentata dal genere stesso di quest&#8217;opera, in essa infatti, il suono è rappresentato in tutta la sua totalità, in quanto vettore del principio vitale, sia musicale che non-musicale. Il suono è messaggero di vita, della reale esistenza del mondo circostante, colmo di segni suscettibili d&#8217;interpretazione. Il suono è anche il racconto di come questo mondo ci appare, e allo stesso tempo, ne è la chiave interpretativa, non un qualcosa percepito come irritante o con il mero scopo di suscitare una predeterminata reazione dei nostri sensi.<br />
È interessante la maniera in cui sono stati utilizzati alcuni brani di musica classica col sovrapporsi integrale di suoni, sia musicali che extra-musicali (rumori, brani di conversazioni). Nuove associazioni che manifestano inediti e imprevedibili aspetti di famose opere del repertorio classico.<br />
Relativamente alla sfera dei saperi, oggi viviamo nell&#8217;epoca della sintesi, che si caratterizza: per un diverso modo di riflettere sul già noto, per la conquista di nuove vette nella ricerca, per lo studio di discipline che indagano in spazi al di fuori dai confini di determinati ambiti del sapere, ma la cui individuazione permette di avvicinarli ad altre sfere della conoscenza.<br />
Questi processi riguardano anche la teoria musicale. I compositori indagano sulla &#8220;musicalità&#8221; del non-musicale, extra-musicale (voci e rumori); in taluni casi lo studio della musica avviene mediante il ricorso alla matematica e alla fisica (come per esempio, nell&#8217;acustica). Nella generale tendenza di &#8220;musicalizzare&#8221; ciò che prima si riteneva non-musicale va a iscriversi anche l&#8217;arte di Vladimir Kallistov, dove, nei suoi &#8220;Quadri sonori&#8221;, l&#8217;importanza data alla percezione uditiva è pari a quella visiva.<br />
Questi &#8220;Quadri sonori&#8221; sono anche un racconto autobiografico in cui l&#8217;autore con forza di volontà, veramente beethoveniana, trasforma la tragicità del reale in positiva esperienza di vita, riesaminandola filosoficamente, risolvendola in un finale edonisticamente ottimistico.<br />
L&#8217;arte di Vladimir Kallistov suggerisce un nuovo sguardo e una nuova prospettiva su come considerare l&#8217;arte della musica e lo sviluppo nel suo complesso; un&#8217;arte con cui, ci auguriamo, il compositore vorrà continuare a deliziarci (sebbene, la musica dell&#8217;artista vada al di là dei confini di un godimento puramente estetico-musicale).<br />
Il compositore, mentre con commovente sincerità dispiega davanti a noi il quadro artisticamente rielaborato della vita, in realtà ci rivela, per la sua condizione di non vedente, la sua ancor più complessa soglia di percezione visiva. Ci manifesta un mondo pieno di cose inattese, di situazioni imprevedibili in grado di minacciare un vacillante equilibrio e di arrecare dolore e delusione. Un mondo di dimensioni violate, ma così tanto indispensabili all&#8217;uomo contemporaneo. Un mondo fatto di porte chiuse, che non sempre è possibile aprire. Un mondo in cui l&#8217;uomo, sia adulto che bambino, è sempre indifeso di fronte a pericoli costantemente in agguato. Ma è anche un mondo incredibilmente variopinto, di indescrivibili molteplicità; un luogo dove si può godere con pienezza dell&#8217;incantevole varietà delle sensazioni, nel quale la realtà viene smascherata dal suo illusorio velo. In tale dimensione, la vista non può essere ingannata, poiché vi si può vedere solo con il cuore.. e il cuore sa come vedere.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Asatryan Mariam</strong><br />
Traduzione dal russo di <strong>Benedetta Sforza e Eliseo Bertolasi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Звуковые картины&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerts]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Review]]></category>

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		<description><![CDATA[«Звуковые картины»
« &#8230; зорко одно лишь сердце. Самого главного глазами не увидишь.                                            [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>«Звуковые картины»</strong></p>
<p style="text-align: center;">« &#8230; зорко одно лишь сердце. Самого главного глазами не увидишь.                                                                       Антуан де Сент-Экзюпери «Маленький принц»</p>
<p style="text-align: justify;">Настоящим откровением стало для слушателей представление русского композитора Владимира Каллистова «Звуковые картины», имевшее место в Кремоне в понедельник 14 декабря в театре Монтеверди. Каллистов &#8211; студент факультета музыковедения университета города Павии, имеет за плечами солидный профессиональный опыт в качестве композитора, концертирующего музыканта и музыковеда. <img src="http://www.tjaarkemaas-arts.net/Images/DSCN1405%20copy.jpg" alt="" width="236" height="315" />Русло его профессиональных интересов охватывает широкий диапазон музыкальных стилей и эпох, включая классическую европейскую, традиционную японскую, русскую духовную музыку и музыку для телевидения и кино.<br />
Необычность и яркость творческого дарования незрячего композитора раскрылась перед слушателями в оригинальном звуковом представлении, пробудившем интерес незнакомой с его творчеством публики уже своим интригующим названием, на первый взгляд содержавшим в себе явное противоречие: картины звуков. Но необычным название казалось лишь на первый взгляд, поскольку на самом деле передача в музыке визуальных образов, так же как и передача и художественное переосмысление внемузыкального звукового опыта, как например в конкретной музыке &#8211; явления не новые.<br />
И это естественно, ведь при наличии 5 органов восприятия очевидно преобладание зрительного над всеми остальными настолько, что даже при описании такого чисто аудиального вида искусства, каким является музыка, широко применяется терминология, берущая начало от зрительного восприятия в целом, вплоть до использования терминов исключительно визуального искусства как живопись. Часты, например, такие формулировки, как «живописная», «красочная», и даже понятие перспективы в музыке перенято из живописи, что является ничем иным, как попыткой объяснить звуковое явление, ассоцировав его с привычными визуальными представлениями. Сам факт того, что услышанное осмысляется с помощью зрительных образов свидетельствует о гегемонии зрительного восприятия в ущерб слуховому. Это &#8211; пример преобладания зрительного восприятия над слуховым в чисто слуховом виде искусства, а примеров, доказывающих этот тезис в остальных видах искусства и в разных областях жизни &#8211; великое множество.<span id="more-525"></span><br />
Трудно представить, насколько наши впечатления от восприятия музыки обусловлены зрительными ощущениями: сосредоточенный вид музыкантов на сцене, весь сопутствующий случаю антураж, иногда даже преднамеренно созданный, влияет на наше восприятие музыки, отвлекая от непосредственной коммуникации музыки, от таинства звучащей музыки и в немалой степени предопределяя наши впечатления, сообщая, как роскошные фрески в храмах видение божественного конкретного художника, их представившего? А в жизни? Как часто зрительные образы отвлекает нас от сути происходящего? Ведь не всегда визуальный образ соответствует внутренней наполненности, а стремительный калейдоскоп сменяющихся картинок отвлекает и рассеивает внимание от существенного. Именно об этом рассказало нам представление Каллистова &#8211; незрячего художника музыки, о том как видеть суть вещей.<br />
В его музыке происходит обратный процесс: слуховой образ предваряет действие и направляет внимание. Представление было задумано как исключительно сонорное и протекало в затемненном зале, но для наибольшей концентрации на аудиальном восприятии и более полного погружения в его звуковой мир слушателям еще и были предложены затемняющие очки.<br />
Сюжетом «Звуковых картин» стали этапы человеческой жизни. Представление состояло из оригинальных композиций, построенных на художественной переработке звуковых (музыкальных и внемузыкальных) впечатлений сонорного поля, создающегося вокруг человека в и сопровождающего его в процессе его социальной жизнедеятельности.<br />
Представление состояло из 4-х частей и ее развитие лаконично следовало логике развертывания человеческой жизни: рождение маленького человечка (часть названа «Смех», его канву составляет счастливый смех ребенка); его  «шаги» в этом непростом мире (именно такое название &#8211; «Шаги» и носит эта часть в соответствии со своим внутренним содержанием), первые столкновения с жизненными трудностями и размышления на эту тему; третьей частью стала драма человеческой жизни:  преодоление сложностей, отвергнутость, горечь отчуждения, несгибаемость воли и неустанный поиск своего мира, своей среды, предназначенного именно ему места под солнцем и человеческого тепла. Это &#8211; кульминация представления «Звуковые картины» и наиболее драматичная его часть. Музыкальным остовом этой части стали звуки закрывающихся и раскрывающихся дверей с нанизанными на них звуками человеческой речи: нескольких простых вежливых фраз на английском языке, смысл которых заключался в преграждении входа человека в общество, теплом приеме со стороны действительно любящего человека, обрывков речи в метро. Все музыкальное оформление этой части, с преобладанием громких звуков, резких переходов, намеренно агрессивное, предназначено для передачи грубости и жесткости этого негостеприимного мира, полного опасностей, в том числе в виде неожиданно трогающейся с места на большой скорости машины, равнодушной к находящимся вблизи людям и выразилась в метафорическом названии «Двери». 4-ая часть &#8211; развязка драмы и, одновременно &#8211; ее философское и глубоко позитивное, оптимистичесное осмысление. Композиция носит название «Где» и «изображает» калейдоскоп мест, вихрем проносящийся перед сознанием наблюдателя. Однако, человек и здесь не остается простым наблюдателем жизни: активно участвуя в череде головокружительных происшествий, наслаждается всеми ласкающими душу событиями. Одновременно это &#8211; наиболее художественная из всех частей, в том смысле, что ход развития в ней определяется имманентой логикой материала, а не предопределяется последовательностью событий реальной жизни. В этом смысле 4-ая часть наиболее близка 2-ой, где философские размышления героя уводят его в свой внутренний мир. И хотя не все части равнозначны по длительности, и, самое главное, по художественному значению и силе воздействия, тем не менее в формообразовании создается некая симметричность, что способствует цельности формы.<br />
Итак, в «Звуковых картинах» перед нами выступает человек в важнейших своих позициях по отношению к жизни: это и наивная радость по поводу своего бытия; и настороженное изучения загадки, называющейся жизнь; активное в ней участие, чреватое препятствиями и неприятием со стороны общества, болью и разочарованием, поиск своего измерения; и, наконец, последнее &#8211; наслаждение жизнью и принятие ее многообразия.<br />
Интересен факт соизмерения важнейших узлов человеческого жизненного цикла с драматургической логикой четырехчастного сонатно-симфонического цикла с представлением-экспозицией основного образа (человека) в первой части, его лирико-философскими размышлениями во второй медленной части, конфликтностью и драматизмом третьей и скерцозностью последней части. Да и по значимости поднятых проблем, глубине их освещения и масштабу художественного переосмысления «Звуковые картины» приближаются к жанру симфонии.<br />
Явным новшеством представляется как сам жанр прозведения, так и ракурс подачи и осмысления сонорного материала: звук в целом представлен в качестве носителя жизненного начала, музыкальный или немузыкальный &#8211; он вестник жизни, реальности существования окружающего мира; он полон знаков, нуждающихся и поддающихся расшифровке; он &#8211; рассказ о том, каков этот мир и одновременно &#8211; ключ к его разгадке, а не сенсорное раздражение, цель которого в вызывании определенной реакции чувств. Любопытно также трактовка звучащих отрывков классических произведений: интегральное прослушивание переплетения внемузыкальных звуков &#8211; шумов, отдельных разговорных фраз с музыкальными фрагментами создает новые ассоциации и освещает другие, неожиданные аспекты хорошо знакомых классических произведений.<br />
В интеллектуальной сфере наш век характеризуется переосмыслением хорошо знакомого, достижением новых глубин в исследованиях, изучением предельных пространств наук, а также выходом исследования за пределы отдельных областей знаний, назначением чего становится их сближение с другими сферами; это &#8211; эпоха начала синтеза, очередной виток спиралеобразного развития, наступающий после предельной дифференциации знаний, виток, перекликающийся с подобным, имевшим место в античности, и со следующим &#8211; в эпоху Возрождения. К порогу, за которым &#8211; дверь в другую область, подошло и музыкознание: композиторами, исследуются «музыкальность» немузыкального: речи, шумов; изучение самой музыки в некоторых случаях осуществляется через математику и физику (как например в акустике). В общую тенденцию «омузыкаливания» того, что ранее считалось внемузыкальным вписывается и творчество Владимира Каллистова, в произведении «Звуковые картины» которого важность аудиального восприятия уравнивается с визуальным.<br />
«Звуковые картины» &#8211; это автобиографическая повесть, где автор с истинно бетховенским усилием воли трасформирует трагизм реальности в позитивный жизненный опыт, философски переосмысливая его и завершая цикл гедонистическим оптимистичный финалом.<br />
Творчество Каллистова несомненно предлагает новый взгляд и новую перспективу видения искусства музыки и ее развития в целом и нуждается в дальнейшем развитии в этом направлении, чем, надеемся, композитор нас еще порадует, однако, следует отметить, что послание художника Каллистова, содержащееся в этой необычной музыке, выходит за пределы сугубо музыкального эстетического наслаждения. С трогающей сердца искренностью разворачивая перед нами художественно переработанную картину жизни, композитор открывает нам наш мир, предстающийся незрячим, находящимся волею судьбы за порогом возможности зрительного восприятия, еще более сложным. Мир, полный неожиданностей, непредвиденных ситуаций, грозящих перевернуть шаткое равновесие и провоцирующих боль и разочарования, мир нарушенных дистанций, так необходимых современному человеку, мир закрытых дверей, открыть которые не всегда можно даже приложив огромные усилия, мир, в котором человек &#8211; взрослый или ребенок &#8211; всегда беззащитен перед лицом подстерегающих опасностей. Но это также необычайно красочный мир, полный невыразмого разнообразия, мир, в котором можно сполна насладиться восхитительным многообразием ощущений, мир, где с реальности срывается его обманчивая вуаль, потому что это мир, где зрение не способно обмануть, ибо можно видеть сердцем, ведь лишь оно способно видеть&#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Асатрян Мариам<br />
Кремона, 22 дек. 2009</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Domani la traduzione in italiano</em></p>
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		<title>Fabio Luisi dirige Brahms&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 00:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Genova in Deutsch-Stil
Fabio Luisi dirige Brahms
12 ottobre 2009

Non è un momento facile per il Teatro Carlo Felice di Genova: il commissariamento guidato da Giuseppe Ferrazza, riconfermato il mese scorso fino al 31 maggio 2010; il recente rifiuto da parte di Giorgio Battistelli a ricoprire la carica di Consulente Musicale; una programmazione che, a causa delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Genova in Deutsch-Stil<br />
<a title="Clicca per visualizzare il sito ufficiale del M° Luisi" href="http://www.fabioluisi.com/txp/biography?c=biography-Italiano" target="_blank">Fabio Luisi</a> dirige Brahms<br />
12 ottobre 2009</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non è un momento facile per il Teatro Carlo Felice di Genova: il commissariamento guidato da Giuseppe Ferrazza, riconfermato il mese scorso fino al 31 maggio 2010; il recente rifiuto da parte di Giorgio Battistelli a ricoprire la carica di Consulente Musicale; una programmazione che, a causa delle limitate risorse finanziarie, attualmente copre solamente i mesi da settembre a dicembre, con soltanto due titoli operistici.<br />
Nonostante l&#8217;incertezza di questa situazione, rimane alto il desiderio della Fondazione di offrire una programmazione artistica di qualità, ricambiata in questo dall&#8217;affetto di un pubblico sempre partecipe ed entusiasta. Lo dimostra il concerto del 12 ottobre scorso, che ha visto protagonisti, oltre all&#8217;orchestra del teatro, il coro guidato da Ciro Visco e l&#8217;ormai rinomato direttore Fabio Luisi. Il programma, interamente dedicato a musiche di Johannes Brahms, ha coinvolto la formazione corale nei rari quanto sublimi &#8220;Schicksalslied&#8221; op. 54 e &#8220;Gesang der Parzen&#8221; op. 89, mentre l&#8217;orchestra ha letteralmente dominato la seconda parte con la celeberrima Seconda Sinfonia op. 73.<br />
Le cantate corali con orchestra di Brahms prendono l&#8217;avvio dal &#8220;Requiem tedesco&#8221;, scritto nel 1868 su  versi liberamente tratti dai Vangeli e dalla Bibbia nella traduzione luterana. I testi delle cantate, invece, sono tratti da opere letterarie di autori tedeschi, come nel caso dello &#8220;Schiksalslied&#8221; (derivato dal romanzo &#8220;Hyperion&#8221; di Holderlin) e del &#8220;Gesang der Parzen&#8221; (il cui testo deriva dall&#8217;&#8221;Iphigenie auf <img src="http://www.associazionecarlofelice.org/v2/wp-content/uploads/2009/09/luisi.jpg" alt="" width="216" height="298" />Tauris&#8221; di Goethe), fatto questo che dimostra, come si può facilmente arguire dalla lettura dell&#8217;&#8221;Album letterario o lo scrigno del giovane Kreisler&#8221;, la vasta cultura letteraria del compositore.<br />
Nel &#8220;Canto del destino&#8221;, Iperione è un giovane idealista scoraggiato dall&#8217;abisso fra il triste presente e l&#8217;immagine dell&#8217;antica Grecia che egli conserva nella sua mente; la musica di Brahms evoca, attraverso i violini in sordina,  un&#8217;immagine del paesaggio solare dove dimorano gli dei: soltanto un&#8217;inesorabile moto dei timpani oscura l&#8217;aria. Più teso e drammatico è il &#8220;Canto delle Parche&#8221;, ultima grande composizione di Brahms per coro e orchestra, in cui la nutrice di Ifigenia intona alla giovane un canto terrificante, una sorta di premonizione del tragico destino che cadrà sulla sua intera famiglia.<br />
La lettura di Luisi è improntata a fare emergere questo contrasto, la pace apollinea del &#8220;Canto del destino&#8221; è contrapposta alle tensioni emotive del &#8220;Canto delle Parche&#8221;, e sia il coro che l&#8217;orchestra rispondono generosamente al gesto intimamente sentito e partecipato del direttore. Si apprezzano in particolare la cura nel fraseggio degli archi &#8211; mirabile per precisione e fluidità la resa degli arpeggi in concatenazione dal grave all&#8217;acuto alla seconda riproposizione dell&#8217;ultima strofa del &#8220;Canto del destino&#8221; &#8211; e l&#8217;impegno delle voci nella non facile resa di uno stile corale lontano dalla sensibilità &#8220;mediterranea&#8221;.<br />
Un tempo forse un poco trattenuto non favorisce appieno la concitazione del &#8220;Canto delle Parche&#8221;, soprattutto quando, alla quarta strofa, archi e fagotti si <span id="more-499"></span>rincorrono in tese figurazioni di terzine; minuscolo appunto, questo, ad una esecuzione comunque vibrante e dalla resa dinamica impressionante.<br />
Piccolo fuori programma all&#8217;inizio della seconda parte: l&#8217;assessore al Turismo della Regione Liguria, Margherita Bozzano, sale sul palco accompagnata dal Maestro per consegnargli una targa di riconoscimento. Fabio Luisi è infatti un genovese doc che, come molti direttori italiani, svolge la sua carriera soprattutto all&#8217;estero. E nel caso di Luisi si può parlare davvero di una carriera folgorante: citiamo soltanto la cariche di direttore stabile dei Wiener Symphoniker e della Staatskapelle di Dresda, con la quale ha registrato, tra l&#8217;altro, i poemi sinfonici di Richard Strauss.<br />
L&#8217;amore e la conoscenza che Luisi nutre per il repertorio tedesco si possono comprendere ascoltanto la Seconda Sinfonia di Brahms: l&#8217;esecuzione non fa rimpiangere nella maniera più assoluta i capisaldi dell&#8217;interpretazione brahmsiana presenti nelle discoteche domestiche di qualunque appassionato. E&#8217; davvero degno di nota il modo in cui Luisi riesce a creare un&#8217;amalgama timbrico compatto, senza rinunciare a fare emergere il complesso contrappunto che Brahms dissemina per ogni dove; gli attacchi, pur nella loro intensità, non risultano mai bruschi e netti, ma posseggono quella spaziosa e luminosa morbidezza che è uno dei caratteri distintivi dello stile esecutivo d&#8217;oltralpe. Il primo movimento della Sinfonia è talmente bello e coinvolgente da strappare l&#8217;applauso del pubblico. I violoncelli intonano intensamente il loro canto nell&#8217;Adagio, archi e fiati si rincorrono tra loro nell&#8217;Allegretto senza mai inciampare, e tutta la compagine orchestrale trionfa nell&#8217;euforico virtuosismo del Finale, suonato con un entusiasmo che raramente ricordiamo di aver sentito in concerto. Il pubblico accoglie gli ultimi, folgoranti accordi della Sinfonia con un vero e proprio boato da stadio, e i cinque ingressi di Luisi, accompagnati dai battiti dei piedi a tempo degli orchestrali, salutano degnamente un direttore che vorremmo più presente nelle programmazioni concertistiche italiane.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fabioluisi.com/txp/gallery?c=video" target="_blank">Clicca qui</a> per visualizzare i Video del M° Luisi</p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Belkin, Fagen e San Remo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 23:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerts]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la recensione di Giulia Guidugli ad un concerto della Società dei Concerti della Spezia con il M° Balkin e la Sinfonica di Sanremo diretta dal M° Fagen
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Sabato 28 marzo alle ore 21 il Teatro Civico ha accolto nuovamente sul suo palco l&#8217;Orchestra Sinfonica di Sanremo, una delle più antiche e prestigiose realtà musicali italiane.
l [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Pubblichiamo la recensione di Giulia Guidugli ad un concerto della Società dei Concerti della Spezia con il M° Balkin e la Sinfonica di Sanremo diretta dal M° Fagen</strong></p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p>Sabato 28 marzo alle ore 21 il Teatro Civico ha accolto nuovamente sul suo palco l&#8217;Orchestra Sinfonica di Sanremo, una delle più antiche e prestigiose realtà musicali italiane.<br />
l concerto ha visto protagonista il violinista di indiscussa fama mondiale Boris Belkin, il quale ha dominato la prima parte della serata con il concerto di Johannes Brahms in Re Maggiore opera 77 per violino solo e orchestra, nel quale viene messa in risalto la melodia, la struttura e lo stile del concerto virtuoso per lo strumento solista.<br />
Nel primo tempo (Allegro non troppo), eseguito con grande maestria, Belkin ha dato prova ancora una volta, non solo dell&#8217;abilità tecnica, ma anche del suo inconfondibile uso delle dinamiche.<br />
Capolavoro della letteratura ottocentesca il concerto riesce ad assimilare una varietà di spunti e atteggiamenti espressivi strutturati in maniera assolutamente omogenea.<br />
La sua immediatezza espressiva è in grado di far sperimentare all&#8217;ascoltatore le emozioni più diverse e contrastanti, come catturato in un vortice di musica e ritmo, virtuosismo accompagnato da atmosfere quasi fiabesche.<br />
Notevole è la purezza del suono, soprattutto in prima corda, che, nonostante la sua quasi &#8220;tagliente&#8221; acutezza, risulta sempre dolce e avvolgente.<br />
A tratti graffianti, quasi stridenti, i suoi bicordi risvegliano l&#8217;ascoltatore dell&#8217;atmosfera di sogno creata dal musicista, e dalla stessa musica, rimanendo comunque perfettamente in linea con l&#8217;atmosfera tzigana del brano.<br />
In questi momenti Belkin mostra la sua capacità di passare dalla più delicata dolcezza alla più passionata aggressività.<br />
Ma è in conclusione del terzo ed ultimo tempo che l&#8217;animo dell&#8217;ascoltatore può distendersi e abbandonarsi al turbinio di emozioni e sensazioni, che lo hanno avvolto per circa quaranta minuti di musica, che solo un concerto maturato in pochissime settimane può generare.<br />
Brahms infatti si dedicò alla sua realizzazione nel 1878, quando era di ritorno da un viaggio in Italia e diretto a Vienna.<br />
Lungo il tragitto la sosta in Carinzia, sul lago di Worth, finisce con il diventare la scintilla catalizzatrice di una stagione creativa di straordinaria fecondità.<br />
E&#8217; nell&#8217;incanto di questo paesaggio che nel giro di poche settimane vede la luce il Concerto per violino in Re Maggiore.<br />
In una lettera al critico Eduard Hanslick al riguardo<span id="more-475"></span> scrisse :&#8221;In questo villaggio vagano così tante melodie che si deve stare attenti a non calpestarle&#8221;, e queste melodie le si possono ritrovare tutte nella composizione, rivivendo attraverso la sua musica i luoghi da lui visitati, impressioni e sensazioni.<br />
Dal fecondo periodo a Pörtschach ne è risultata quindi questa partitura, entrata nella storia della musica non soltanto con l&#8217;aura ed il fascino del capolavoro, ma anche con la fama di essere una composizione quasi ineseguibile, tanto che Hans von Bülow lo etichettò &#8220;concerto contro il violino&#8221;, mentre il polacco Bronislaw Hubermann lo definì un &#8220;concerto ‘tra&#8217; violino e orchestra, in cui alla fine vince l&#8217;orchestra&#8221;.<br />
A sostenere Belkin in tutto questo l&#8217;efficiente orchestra, diretta da Arthur Fagen, con la quale il solista dialoga inserendosi in essa come suo elemento privilegiato, in un alternarsi di effusioni liriche, di slanci e di vivaci ritmi di sapore zingaresco.<br />
Di qualità l&#8217;equilibrio orchestra/solista dal momento che la prima ha risposto molto bene alla ricerca espressiva, alla sonorità e alla timbrica del solista, risultando così un delicato tappeto nei momenti di più teso lirismo (ad esempio nel II movimento &#8211; Adagio) in modo da lasciare così la possibilità Belkin di cantare liberamente, ma al contempo si è dimostrata anche protagonista e ha occupato tutta quanta la scena nei momenti di maggiore tensione, di apice sonoro e tematico, sostenendo con potenza il violino (un esempio per tutti è l&#8217;incipit del III movimento &#8211; Minuetto -Allegro Vivace -Allegro).<br />
Di livello senza dubbio gli archi che maggiormente hanno espresso la voce dell&#8217;orchestra mettendo in secondo piano invece i fiati.<br />
Questo si è potuto avvertire anche nel secondo e ultimo brano della serata, la Sinfonia n°4 in Do Minore D417 &#8220;Tragica&#8221; di Franz Schubert.<br />
Soddisfacente e piacevole nel complesso l&#8217;esecuzione, che ha mostrato ancora una volta l&#8217;orchestra d&#8217;archi molto ben amalgamata e in grado di sfruttare appieno la tavolozza dei colori.<br />
Espressivi ed energici sono riusciti a trasmettere tutta la drammaticità e tensione della sinfonia, esprimendo anche la vitalità e potenza di uno Schubert appena diciannovenne al momento della composizione, ma che si rivela già aspro e anticipatore, in cui l&#8217;abbandono melodico e la piacevolezza estetica sono ormai confinate in rari momenti e come semplice materiale di contrasto.<br />
Delicato e drammatico l&#8217;inizio del primo movimento che proietta la musica di Schubert in una dimensione modernissima dai contenuti profondamente psicologici che parlano all&#8217;abisso della coscienza di ciascuno.<br />
Poco sostenuta dai fiati, almeno nei primi due tempi della sinfonia (Allegro molto &#8211; Allegro vivace, Andante), l&#8217;orchestra si è ripresa soprattutto nell&#8217;ultimo movimento (Allegro), contribuendo ad un finale energico che è solito lasciare lo spettatore con il fiato sospeso, e che, in questo caso, l&#8217;orchestra è riuscita ad eseguire in modo assolutamente convincente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giulia Guidugli</strong></p>
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