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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Niccolò Paganini</title>
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	<description>blog di cultura musicale</description>
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		<title>Mephistofele’s Violin… /3</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 23:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(&#8230;Conitnua)
Diagnostica per immagini nello studio degli strumenti cordofoni 
Il ruolo della  Radiologia tra le metodiche d&#8217;indagine non invasive applicate all&#8217;Arte è ben conosciuto ma, a dispetto delle potenzialità elevatissime, questa metodica non rientra ancora tra quelle applicate di routine nella diagnostica  artistica e sono pochissime le strutture museali ed i Centri  Restauro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">(&#8230;<a href="http://www.musicalwords.it/2009/02/11/mephistofeles-violin-2-giuseppe-salerno-musicalwords/" target="_blank">Conitnua</a>)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Diagnostica per immagini nello studio degli strumenti cordofoni </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo della  Radiologia tra le metodiche d&#8217;indagine non invasive applicate all&#8217;Arte è ben conosciuto ma, a dispetto delle potenzialità elevatissime, questa metodica non rientra ancora tra quelle applicate di routine nella diagnostica  artistica e sono pochissime le strutture museali ed i Centri  Restauro  che dispongono di sezioni radiologiche autonome. Probabilmente è questa la causa, unitamente alla mancanza di operatori dedicati, del ritardo tecnologico che oggi si osserva tra radiologia medica e radiologia applicata all&#8217;arte.<br />
Da alcuni anni in medicina non si parla più di Radiologia ma di Diagnostica per Immagini proprio per sottolineare l&#8217;innumerevole serie di indagini oggi a disposizione del radiologo (TC, risonanza magnetica, PET, radiologia digitale, ecografia ecc.). In medicina questa rivoluzione tecnologica ha profondamente modificato l&#8217;operato dei radiologi, consentendo diagnosi una volta impensabili; nella radiologia applicata all&#8217;arte queste innovazioni   sono, a tutt&#8217;oggi, poco disponibili.<br />
Lo studio dei dipinti antichi, ad esempio, è un settore dove la radiologia da sempre garantisce ottimi risultati  (talvolta incredibili), utili sia per l&#8217;attribuzione di un&#8217;opera che per la preparazione al  restauro. Lo stesso  si può dire  per tutti gli altri manufatti museali (ceramiche , statue,  monete antiche ecc.). Anche nel settore archeologico la diagnostica per immagini ha fornito contributi importanti come  nello studio delle mummie egizie (Tutankamon  e numerose altre) , <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_28-nov-11-1802.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-381" title="niccolò paganini musicalwords" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_28-nov-11-1802-176x300.gif" alt="" width="127" height="217" /></a>del sarcofago di Federico II di Svevia , di  Oetzi (l&#8217;uomo di Similaum), e della  Sacra Sindone solo per citare alcuni esempi più conosciuti.<br />
Meno conosciute sono le applicazioni dei raggi X nello studio degli strumenti musicali e di quelli ad arco in particolare (violino, viola, violoncello, contrabbasso, salterio e liuto); ebbene è proprio in questo settore che la diagnostica per immagini, proprio grazie all&#8217;impiego dell&#8217;imaging digitale e della TC spirale, offre i risultati più entusiasmanti.<br />
Gli strumenti ad arco &#8220;antichi&#8221; necessitano, al fine di garantirne sia la conservazione che l&#8217;utilizzo,  di accertamenti diagnostici precisi ed affidabili,  anche nella prospettiva  di  eventuali  restauri.  Spesso ci troviamo di fronte a strumenti musicali  di grande  valore da  preservare sia dal deterioramento dell&#8217;età che da insulti esterni (ad esempio l&#8217;infestazione da agenti anobidi).<br />
Le tecniche di studio devono essere possibilmente di tipo non invasivo, ma al contempo precise; la radiologia digitale ed ancora di più  la tomografia assiale (TC)  rispondono  sicuramente a questi requisiti.  La TC spirale consente splendide  ricostruzioni bi e tri-dimensionali su  piani coronali, assiali e sagittali ; si tratta di un&#8217; indagine diagnostica in grado di svelare sia le caratteristiche costruttive  che lo stato di conservazione dello strumento.<br />
Lo studio TC consente una valutazione ottimale di tutti i componenti dello strumento musicale; nella  catena e nell&#8217;anima consente di verificare la presenza di fratture  e  l&#8217;eventuale dislocazione.  Tutte queste informazioni si possono ottenere rapidamente, in maniera non invasiva, senza  mettere a repentaglio l&#8217;integrità dello strumento.<br />
con la TC è possibile misurare lo spessore delle varie parti dello strumento,  valutazione utile  per la comprensione di determinate caratteristiche sonore; l&#8217;analisi del  verso delle fibre del legno è di grande importanza  per capire l&#8217;andamento delle tensioni, fattore  determinante per garantire la qualità <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_29-nov-11-1803.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-382" title="niccolò paganini musical words" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_29-nov-11-1803-300x148.gif" alt="" width="300" height="148" /></a>e la purezza del suono.  E&#8217; anche possibile visualizzare linee di frattura o lesioni nella struttura non identificabili con la semplice  ispezione.<br />
La radiologia consente  di identificare il decorso delle gallerie larvali prodotte da agenti xilofagi. Il foro esterno, dovuto allo sfarfallamento della pupa, esprime un danno già avvenuto e consolidato; la femmina del tarlo depone le uova nelle fessure e in zone di abrasione del legno. La larva che uscirà dalle uova inizia a scavare la sua galleria nutrendosi del legno. Il ciclo di vita di questi insetti dura da uno a tre  anni; al termine, in primavera ed in autunno, l&#8217;insetto, ormai adulto, esce all&#8217;esterno. Pertanto il foro che noi vediamo e che denuncia la presenza dei tarli  è, contrariamente a quanto in molti pensano , il foro di uscita e non di entrata del coleottero. <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_30-nov-11-1803.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-383" title="niccolò paganini musical words" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_30-nov-11-1803.gif" alt="" width="280" height="182" /></a>In pratica quando vediamo i forellini all&#8217;esterno il danno è già fatto.<br />
Il rilevamento radiologico delle gallerie prodotte da insetti xilofagi può anticipare la diagnosi di infestazione e ridurre i danni prodotti dal tarlo; inoltre la radiologia  fornisce indicazioni utili per valutare l&#8217;estensione del danno e per programmare interventi  periodici preventivi di disinfestazione.<br />
L&#8217;imaging radiologico, oltre che  per il  restauro, è importante  nell&#8217;attribuzione  dell&#8217;opera consentendo l&#8217;analisi approfondita  della metodologia di costruzione.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuseppe Salerno</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>(Fine dell&#8217;Articolo<br />
<a href="http://www.musicalwords.it/2009/02/10/mephistofiles-violin-1-giuseppe-salerno-musicalwords/" target="_blank">Leggi Qui la Prima Parte</a><br />
<a href="http://www.musicalwords.it/2009/02/11/mephistofeles-violin-2-giuseppe-salerno-musicalwords/" target="_blank">Leggi Qui la Seconda Parte</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Iconografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1.	Paganini in concerto (dagherrotipo)<br />
2.	Ritratto di Carlo Felice di Savoia<br />
3.	Sindrome di Marfan: segno di  Walker<br />
4.	Sindrome di  Marfan : segno di Steinberg<br />
5.	Radiografia digitale di un violino barocco del XVIII sec.<br />
6.	Ricostruzione 3D del violino e del suo interno: ben visibili l&#8217;anima e la catena<br />
7.	Mandolone del XIX sec:  TC spirale con ricostruzione 3D a livello dello zocchetto;  presenza di numerose gallerie larvali da infestazione da parte di insetti xilofagi.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Mephistofele&#8217;s Violin&#8230; /2</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 23:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Niccolò Paganini]]></category>
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		<description><![CDATA[(&#8230;continua)
Paganini e le donne
&#8220;Ero affascinata, non vedevo più la bruttezza, mi parve d&#8217;esser trasportata in un altro mondo&#8221;; così disse la contessa de la Motte dopo aver ascoltato Paganini in concerto. Paganini suonava con accordature note soltanto a lui e con acuti che spesso stimolavano nel pubblico manifestazioni di isteria e delirio; in molte occasioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">(&#8230;<a href="http://www.musicalwords.it/2009/02/10/mephistofiles-violin-1-giuseppe-salerno-musicalwords/" target="_blank">continua</a>)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Paganini e le donne</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ero affascinata, non vedevo più la bruttezza, mi parve d&#8217;esser trasportata in un altro mondo&#8221;; così disse la contessa de la Motte dopo aver ascoltato Paganini in concerto. Paganini suonava con accordature note soltanto a lui e con acuti che spesso stimolavano nel pubblico manifestazioni di isteria e delirio; in molte occasioni fu l&#8217;orchestra a smettere  di suonare per applaudirlo.<br />
Tra le tante donne che cedettero al suo fascino vanno ricordate anche Elisa e Paolina Bonaparte, sorelle di Napoleone. Elisa,  granduchessa di Toscana, lo ospitò spesso a corte; Paolina, dopo averlo ascoltato in concerto al castello di Stupinigi, fuggì con lui in un paesino delle Alpi per un breve ma intenso amore. Ma con  gli amori spesso arrivarono  anche le disavventure; nel 1815 Paganini subì l&#8217;onta del carcere per aver sedotto Angiolina Capanna, allora minorenne.  Nel 1838, a Boulogne, l&#8217;artista provocò un altro scandalo per  la relazione con Charlotte Watson, cantante e giovane figlia del suo accompagnatore al pianoforte; in seguito la donna lo accusò di averla sedotta e Paganini fu costretto a pagare al padre  la somma di 50.000 franchi.<br />
Nel 1824 Paganini iniziò una tormentata relazione con la cantante Antonia Bianchi che, nel 1825, a Palermo, diede alla luce Achille, unico figlio dell&#8217;artista. Dopo il parto la Bianchi cadde in una profonda crisi depressiva. Diventata gelosa ed irascibile non risparmiò a Paganini  pesanti scenate, anche durante i concerti. I due rimasero insieme, tra alti e bassi,  fino al 1828.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Paganini dixit</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alcune citazioni di Paganini sono giunte ai giorni nostri.  Una, sicuramente molto famosa,  è  &#8220;Paganini non ripete&#8221;,  (forse)  erroneamente interpretata come espressione di alterigia. <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_25-nov-11-1753.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-377" title="Nicolò paganini musicalwords.it" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_25-nov-11-1753.gif" alt="" width="144" height="197" /></a>Ma da dove trae origine questa affermazione?  Nel 1818, al Teatro Carignano di Torino, il re Carlo Felice fece pregare il Maestro di ripetere un brano che gli era particolarmente piaciuto; Paganini fece<span id="more-376"></span> rispondere &#8220;Paganini non replica&#8221;  e ciò sia perché amava molto  improvvisare   (la sua musica  diventava quindi &#8220;non ripetibile&#8221;)  che per le ferite ai polpastrelli, tale era l&#8217; ardore con cui suonava. La risposta gli costò due anni di espulsione dal Regno di Savoia e conferma un altro suo tipico modo di dire e di pensare: &#8220;<em>I grandi non temo, gli umili non sdegno</em>&#8220;.<br />
In quella  occasione Paganini  disse anche: &#8220;<em>in questo regno il mio violino spero di non farlo sentire più</em>&#8220;;  l&#8217;artista spesso si rivolgeva al  suo &#8220;cannone&#8221; come se fosse il violino il  vero artefice della sua grandezza e il  protagonista dei suoi successi  (&#8220;<em>qua desiderano risentire il mio violino</em>&#8220;,  &#8220;<em>so che un giornale parla del mio violino</em>&#8221; ecc.). Un&#8217;altra sua celebre frase   &#8220;<em>se non studio per un giorno me ne accorgo solo io, se non studio per due giorni se ne accorgono tutti</em>&#8221;  dimostra l&#8217;assoluta professionalità dell&#8217;artista che, pur dotato di un talento incredibile, non mancava di sottolineare l&#8217;importanza del metodo e dell&#8217;applicazione allo studio. Si racconta che  Paganini indebolisse volutamente le corde del suo violino per far sì che si rompessero durante i  concerti; quindi continuava a suonare , anche con una sola corda,  musiche difficilissime in modo da  impressionare il suo pubblico, in particolare quello femminile (&#8220;<em>non sono bello, ma quando mi ascoltano, le donne cadono tutte ai miei piedi</em>&#8220;).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La salute di Paganini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alle intemperanze amorose ed alla vita sregolata fu addebitata la salute malferma dell&#8217;artista. Si parlò di tubercolosi, sifilide, malattie nervose e di una non precisata patologia laringea. Oggi si ritiene che la sua salute cagionevole fosse dovuta anche alla allora non conosciuta sindrome di Marfan (distrofia mesodermica ereditaria), malattia  di cui soffrirono altri personaggi illustri (ad esempio Abramo Lincoln e Charles di Gaulle) ed  oggi resa famosa da un  malato tristemente celebre Osama Bin Laden.<br />
Soltanto nel 1896, cinquantasei  anni dopo la morte di Paganini, il medico francese Bernard Marfan, descriverà una malattia che colpisce  soggetti alti e magri, caratterizzata da una abnorme mobilità delle articolazioni, braccia e mani molto lunghe, deformità scheletriche al torace ed aneurisma dell&#8217;aorta.  <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_26-nov-11-1756.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-378" title="nicolò paganini musicalwords" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_26-nov-11-1756.gif" alt="" width="215" height="162" /></a>Si tratta di una rara patologia del tessuto connettivo, dallo spettro clinico ampio e diversificato tanto da rendere la diagnosi difficile e spesso tardiva. A dimostrazione  della particolare lassità articolare i pazienti con sindrome di Marfan, con una mano passata dietro la schiena,  riescono a  toccarsi  l&#8217;ombelico. Le mani  si caratterizzano per il palmo stretto e le lunghe dita, in particolare il pollice (aracnodattilia); nei soggetti affetti da questa patologia il pollice stretto nella mano oltrepassa il bordo ulnare (segno di Walker) e le falangi distali del pollice e del mignolo si sovrappongono se strette intorno al polso controlaterale (segno di Steinberg).<br />
Il medico statunitense Shienfield, dopo aver esaminato cartelle cliniche, documenti, dagherrotipi e dipinti che raffiguravano Paganini, ha parlato di &#8220;difetto da genio&#8221;  nel porre la diagnosi di sindrome di Marfan; ma i pazienti con sindrome di Marfan <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_27-nov-11-1756.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-379" title="Nicolò paganini musica lwords" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_27-nov-11-1756.gif" alt="" width="275" height="231" /></a>hanno tutti un&#8217; altezza notevolmente superiore alla media, Paganini, di contro,  come racconta il De Ghetaldi, era di statura media. E&#8217; allora più probabile che l&#8217;artista soffrisse della sindrome di Ehlers-Danlos o iperelastosi cutanea. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una rara malattia del tessuto connettivo di cui esiste una variante  caratterizzata da articolazioni iper-mobili,  lasse, instabili,  e tessuti abnormemente elastici. L&#8217;eccessiva mobilità articolare può essere causa di  ipotonia muscolare e dolori articolari diffusi; come nella sindrome di Marfan  frequente complicanza è l&#8217;aneurisma dell&#8217;aorta toracica  e ciò che potrebbe giudtificare l&#8217;afonia di cui soffrì l&#8217;artista negli ultimi mesi di vita.<br />
Niccolò Paganini muore a soli 58 anni, a Nizza, alle ore 17 del 27 maggio 1840;  probabilmente fu stroncato da una emottisi.  Maledetto e  dichiarato empio dal vescovo di Nizza monsignor Galvani, non ebbe né funerali né sepoltura in terra consacrata. Soltanto il  9 Novembre 1876 i resti di Paganini riceveranno una degna e definitiva sepoltura in un tempietto neoclassico nel cimitero di Parma.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuseppe Salerno</strong></p>
<p style="text-align: left;">(<em>La Terza Parte domani<br />
Leggi Qui la Prima Parte)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mephistofele&#8217;s Violin&#8230; /1</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 23:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il violino del diavolo* 

Premessa
Ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nel tentativo di  svelare quello che sembra l&#8217;impenetrabile segreto dei violini della scuola cremonese; si tratta di una vera sfida tra arte e scienza alla ricerca dei misteri dei &#8220;divini&#8221;   Amati,  Stradivari e Guarneri. Malgrado gli enormi progressi fatti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Il violino del diavolo* </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
Premessa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nel tentativo di  svelare quello che sembra l&#8217;impenetrabile segreto dei violini della scuola cremonese; si tratta di una vera sfida tra arte e scienza alla ricerca dei misteri dei &#8220;divini&#8221;   Amati,  Stradivari e Guarneri. Malgrado gli enormi progressi fatti dalla scienza del suono nessun liutaio è oggi in grado di produrre strumenti paragonabili a quelli che alcuni secoli fa costruirono questi grandi maestri. Il violino è forse lo strumento che meno si è evoluto nelle caratteristiche costruttive e questo non per scarso interesse da parte dei liutai , ma per l&#8217;impareggiabile arte di chi li ha preceduti nel ‘600 e nel ‘700. Oggi i  violini barocchi della scuola cremonese sono venduti per milioni di euro. Nel Marzo del 2008 il  &#8220;Corriere della Sera&#8221;.it  ha pubblicato l&#8217;articolo &#8220;Il violino più caro della storia  torna a suonare in Russia&#8221;;  si tratta di un Guarneri del Gesù del 1741, suonato alla corte dello zar Alessandro II Romanov, acquistato dal miliardario russo Maxim Viktorov per 3,9 milioni <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_24-nov-11-1747.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-375" title="Nicolò Paganini musicalwords.it" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/11/screenhunter_24-nov-11-1747.gif" alt="" width="157" height="213" /></a>di euro da Sotheby&#8217;s. Uno dei maggiori violinisti contemporanei, Uto Ughi, utilizza in concerto strumenti barocchi tra cui un Guarneri del Gesù ed uno Stradivari. Un aneddoto da lui raccontato sottolinea ancor più la particolarità di uno strumento che vede il suo futuro nella grandezza di chi lo  ha costruito nel passato. Racconta l&#8217;artista: &#8220;Tempo fa suonai in un recital con il violinista Josef Gingold, per molti anni primo violino della Cleveland Orchestra e ora insigne professore di musica all&#8217;Indiana University. Josef Gingold aveva appena acquistato un magnifico violino Stradivari e il fatto era stato pubblicizzato nei  giornali locali. Dopo <span id="more-374"></span>il concerto, un signore elegante venne nel nostro camerino e fece alcune domande a Josef. Iniziò col dire: Ho letto che lei suona un violino molto vecchio. Gingold rispose: Ho dei documenti i quali attestano che è stato fatto nel 1709. Il signore rispose: E&#8217; un peccato che un artista del suo livello non possa permettersi un violino nuovo!&#8221;  Questo episodio per dare rilievo a una realtà  significativa; fra tutti gli strumenti musicali  soltanto il violino non ha subito alcun cambiamento effettivo dall&#8217;epoca di Antonio Stradivari e degli  artigiani di Cremona. Le tecniche di costruzione dei maestri cremonesi, l&#8217;accurata selezione dei materiali, la scelte di forme e dimensioni  sono  talmente perfette che il tempo ha  dimostrato che non si può fare di meglio. Questa particolarità giustifica l&#8217;interesse allo studio di queste autentiche opere d&#8217;arte; la diagnostica per immagini e la TC in particolare si sono rivelati fondamentali per definire le tecniche di costruzione e  lo stato di conservazione; tutte queste informazioni  sono poi risultate  indispensabili nella preparazione e nell&#8217;esecuzione del restauro.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
L&#8217;astro Paganini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non si può parlare di violini senza ricordare Nicolò Paganini, l&#8217;artista che più di ogni altro ha contribuito alla diffusione del&#8221;principe&#8221; degli strumenti.<br />
&#8221; Non ha un bell&#8217;aspetto. E&#8217; di statura media e non ha portamento eretto. E&#8217; magro, pallido, cupo. Quando ride si nota che gli mancano alcuni denti.  La testa è troppo grande per il suo corpo ed il suo naso è a becco. I suoi capelli sono neri, lunghi e sempre spettinati. E&#8217; veramente brutto.&#8221;<br />
Così  descriveva Paganini Matteo Nicolò De Ghetaldi, magistrato ragusano che viveva a Venezia, città spesso visitata dal violinista. A dispetto dell&#8217;impietosa descrizione siamo di fronte ad un uno dei più grandi fenomeni artistici di tutti i tempi.  Il suo genio precoce ricorda Mozart; ad otto anni compose la prima sonata, a dodici anni l&#8217;esordio in concerto nel teatro genovese di S.Agostino segnerà l&#8217;inizio di una serie entusiasmante di affermazioni.<br />
Da quel momento è un susseguirsi di trionfi artistici in Italia ed Europa. La sua grandezza fu sancita dai commenti dei più grandi musicisti dell&#8217;epoca:&#8221;<em>E&#8217; la voce di un angelo</em>&#8221; (Schubert),&#8221;<em>E&#8217; un fenomeno unico</em>&#8221; (Schumann), &#8220;<em>Perfetto</em>&#8221; (Chopin),&#8221;<em>Insuperabile</em>&#8221; (Lizst), &#8220;<em>Weber è una meteora, Paganini è una cometa</em>&#8221; (Berlioz).    Meno formale, ma sicuramente non per questo meno incisivo, il commento di Gioacchino Rossini: &#8220;S<em>olo due volte ho pianto in vita mia: quando un tacchino infarcito di tartufi mi cadde accidentalmente nell&#8217;acqua e quando sentii suonare Paganini</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Europa del primo ‘800 Paganini fu una sorta di fulmine a ciel sereno; incarnò l&#8217;artista nuovo in grado di stupire ed esaltare le folle con il suo genio artistico, anticipando di secoli il mito delle moderne rock-star.  Nel 1828 giunse a Vienna; il grandissimo successo nella Grande Redoutensaal della Hofburg lo costrinse a numerose repliche tanto che l&#8217;imperatore Francesco II  lo nominò &#8220;virtuoso da camera&#8221; e in quell&#8217;anno nella capitale austro-ungarica si producevano guanti alla Paganini, biscotti alla Paganini, cravatte alla Paganini ecc.,   tanto era l&#8217;entusiasmo in chi lo ascoltava. La lunga tournee iniziata a Vienna continuerà nella altre capitali europee  e l&#8217;artista, ovunque osannato, ritornerà in Italia soltanto alla fine del 1934.<br />
Niccolò Paganini rientra nel novero degli artisti  che scatenano curiosità e fantasie sia per la vita priva di regole che per le dicerie che alimentavano il sospetto di un patto con il diavolo a vantaggio della sua arte. L&#8217;aspetto, gli atteggiamenti istrioneschi, gli abiti che indossava, contribuirono di certo a rafforzare  queste voci; Paganini  si presentava ai concerti vestito rigorosamente di nero,  capelli lunghi e scompigliati, sdentato, il  viso pallido e ossuto dove spiccava il grande naso aquilino,   occhialini  rotondi e scuri. A Palermo, durante un concerto, un ascoltatore giurò di aver visto  Paganini  suonare e il diavolo muovere l&#8217;archetto (lo stesso raccontò anche un autorevole critico viennese).  A Vienna  un cieco chiese : &#8220;ma quanti sono a suonare&#8221;  ed alla risposta &#8220;è uno solo&#8221; esclamò:  &#8220;allora è il diavolo&#8221;. I tedeschi coniarono per Paganini l&#8217;epiteto: &#8220;infernal-divino&#8221; ; ma queste maldicenze  furono sicuramente favorite dal clima culturale romantico di quel periodo e non da reali interessi demoniaci dell&#8217;artista.  Certo è, comunque, il suo gusto per il macabro. E&#8217; sempre il magistrato siciliano De Ghetaldi a scrivere di strani concerti notturni tenuti dal Maestro nel cimitero di Venezia; la gente si raccoglieva strabiliata ad ascoltare, alcuni ridevano, altri, commossi, interpretavano il suo gesto come un omaggio ai defunti. Spesso, non curante della pioggia e del vento, il Maestro suonava nelle notti di tempesta. La conclusione fu che il Patriarca di Venezia dovette ammonire i fedeli dall&#8217;ascoltare quel  musicista che profanava luoghi sacri.<br />
Liberatosi presto dal giogo e dalla rigida disciplina paterna, la ricchezza ed il carattere focoso lo portarono a condurre una vita movimentata in cui ebbero molto  peso le  avventure amorose  e la passione per il gioco d&#8217;azzardo. L&#8217;artista disse &#8220;<em>quando fui veramente padrone di me stesso mi buttai a capofitto nei piaceri della vita e ne bevvi a grandi sorsate</em>&#8220;. Una volta, in una sola notte, riuscì a perdere  al gioco tutto quanto aveva fino ad allora guadagnato con la sua attività di artista. Nel tentativo di rifarsi non esitò a mettere sul tavolo da gioco il suo prestigioso violino Stradivari ma perse anche quello. Iniziò quindi la disperata ricerca di un violino che gli consentisse di continuare ad esibirsi nei concerti. La ricerca fu vana, nessuno degli strumenti  era adatto alle sue esigenze. Dalla  biografia curata da Peter Lichtenthal sappiamo che un ricco francese  di nome Livron , saputolo, gli affidò per un concerto un magnifico violino di Guarneri del Gesù.<br />
L&#8217;esecuzione di Paganini (Livorno 1802) fu talmente entusiasmante che alla fine del concerto Livron si precipitò sul palcoscenico, l&#8217;abbraccio e gli disse: &#8220;il Guarneri è vostro, ma ad una condizione: che lo suoni unicamente Paganini&#8221; . In seguito il  musicista entrò in possesso di altri strumenti di grande valore (Stradivari, Maggini ed uno splendido Amati), ma nessuno di questi si dimostrò all&#8217;altezza del Guarneri che lui affettuosamente chiamava il mio &#8220;cannone&#8221;. Un&#8217;altra versione, sicuramente meno affascinante, racconta che il commerciante Livron ed il socio Hamelin donarono il violino a Paganini in occasione dell&#8217;inaugurazione del loro teatro livornese. L&#8217;appellativo &#8220;cannone&#8221;, dovuto al suono forte e possente,  si deve non all&#8217;artista ma  ad un giornalista del &#8220;Giornale delle due Sicilie&#8221; che usò il termine nel 1819, in occasione di uno strepitoso concerto  al  Teatro S.Carlo di Napoli.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuseppe Salerno</strong></p>
<p style="text-align: left;">* Articolo apparso ne Il Rigo Musicale n. 27, Genaio-Febbraio 2009</p>
<p style="text-align: left;"><em>(l<a href="http://www.musicalwords.it/2009/02/11/mephistofeles-violin-2-giuseppe-salerno-musicalwords/" target="_blank">eggi la II Parte</a>)</em></p>
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		<title>Serata Paganini&#8230; MW&#8217;s Triumph!</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 22:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema's Nook]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Paganini]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 31 ottobre, il Cinema Il Nuovo di La Spezia si è svolta la Serata Paganini, evento conclusivo dello speciale dedicato al grande virtuoso genovese da MusicalWords.it e la Società dei Concerti della Spezia Onlus. E&#8217; stato un successo. Più di 80 (ottanta) persone hanno accolto il nostro invito per quella sera (sfidando le pessime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Venerdì 31 ottobre, il Cinema <em>Il Nuovo </em>di La Spezia si è svolta la <a href="http://www.musicalwords.it/2008/10/30/niccolo-paganini-a-special-by-musicalwords-serata-paganini-cinema-il-nuovo-la-spezia-alberto-macri-e-giordano-giannini/" target="_blank">Serata Paganini</a>, evento conclusivo dello <a href="http://www.musicalwords.it/category/1music-words/10009grandi-musicisti/niccolo-paganini/" target="_blank">speciale</a> dedicato al grande virtuoso genovese da MusicalWords.it e la <a href="http://www.sdclaspezia.it" target="_blank">Società dei Concerti</a> della Spezia Onlus. E&#8217; stato un successo. Più di 80 (ottanta) persone hanno accolto il nostro invito per quella sera (sfidando le pessime condizioni climatiche) e hanno partecipato alla proiezione del Film <em>Paganini </em>di Klaus Kinski.<br />
La redazione ringrazia il Dott. Maurizio Caporuscio, Presidente della Società dei Concerti della Spezia Onlus per essere intervenuto con parole di sincera stima e volontà di sempre maggiore collaborazione verso il blog MusicalWords.it, Giordano Giannini per aver introdotto alla visione del film, Andrea Barizza per l&#8217;aspetto organizzativo ed infine tutti gli autori che hanno contribuito, gli amici e i lettori ( solo nel periodo dello speciale, <span style="color: #ff0000;">oltre 1800</span>!)  di musicalWords.it. Ricordiamo, infine, gli sponsor grazie ai quali si è potuta avere una maggiore e capillare <a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/09/locandina-serata-paganini-mw-sdc.pdf" target="_blank">diffusione informativa</a>: <em>A.C.I.T</em>. , A. C. <em>Gli Scarti</em> , <em>Blackwave </em>, F. C. <em>P. Germi</em> , il Cinema <em>Il Nuovo.</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Redazione MusicaWords.it<br />
Redazione Il Rigo Musicale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, breve relazione della serata.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SERATA  PAGANINI </strong><br />
<em>ovvero la persecuzione di una morte estetica.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 31 ottobre, il Cinema &#8220;Il Nuovo&#8221; di La Spezia ha accolto la proiezione di una pellicola dimenticata e, in un certo senso, maledetta (e quale notte migliore di quella di Ognissanti per rievocare ombre pronte a diffondere la pazzia?) : Paganini di e con Klaus Kinski. Proprio lui, &#8220;la belva di Danzica&#8221;, come soleva chiamarlo il pubblico tedesco. Predatore di ruoli fuori misura quali il Divin Marchese De Sade (Justine),  Edgar Allan Poe (Nella stretta morsa del ragno) fino al tormentato sodalizio con il regista Werner Herzog, con cui firmò le sue migliori interpretazioni. Come scrisse adeguatamente Morando Morandini, l&#8217;incontro fra Kinski e il meno genovese tra i figli di Genova era scritto nelle stelle: entrambi prigionieri del proprio talento, emblemi di un arte che dava scandalo qualora si annunciasse e, forse, pervasi da un inesplicabile desiderio di morte. Come è potuto accadere? Sono consapevole che questo intervento non riuscirà a fornire ogni prova necessaria e convincente per rispondere alla domanda. Cercherò, invece, di ripercorrere insieme ai lettori le mie osservazioni, i possibili punti fermi che ho esposto nell&#8217;introduzione al film, partendo dall&#8217;incontro fra il divo in questione e Augusto Caminito. Questi, reduce da una lunga gavetta come regista pubblicitario, cercò di dare nuova linfa all&#8217;ormai scadente filone del fantastico italiano. Ottenne un dignitoso finanziamento da ReteItalia e Medusa (enti ancora giovani e principali distributori di prodotti di genere horror destinati al mercato video tra cui le ultime regie di Lucio Fulci), riuscì ad acquistare i diritti per l&#8217;utilizzo di brani musicali tratti dall&#8217;album Mask di Vangelis, assemblò <span id="more-248"></span>un cast internazionale che annoverava Donald Pleasence e Christopher Plummer. Ma soprattutto aveva un asso nella manica (non è difficile intuire quale fosse). Il risultato di tale sforzo poté essere giudicato nel 1988, quando nelle sale cinematografiche uscì Nosferatu a Venezia. E il giudizio fu impietoso. Serenissima da cartolina, attori da filodrammatica, un Kinski che ha ormai perso il treno della serie A. Obiettivamente, non c&#8217;è niente di nuovo sotto il sole, o meglio sotto il chiarore lunare, però possiamo già notare alcune ricorrenze (di comunicazione e contenuto) che in Paganini la faranno da padrone. Su tutte, la ripresa al rallentatore: nel linguaggio filmico è l&#8217;espediente più vicino alla sensibilità di un affermazione quale &#8220;un istante può durare un&#8217;eternità&#8221; (un esempio eloquente è la caduta da cavallo del bambino in Barry Lyndon di Kubrick). Seguono i rifermenti pittorici (la sequenza del ballo in maschera si rifà mutatis mutandis alla coralità &#8220;maliziosa&#8221; di Pietro Longhi, molti interni ricordano le atmosfere opulente e febbrili di Alexandre Cabanel) e la persecuzione di una morte estetica. Quest&#8217;ultimo è il motivo di maggiore interesse e probabilmente l&#8217;unica chiave di lettura coerente del progetto che Kinski avrebbe presentato a Caminito l&#8217;anno seguente: un film sulla vita di Nicolò Paganini. Non c&#8217;è più Herzog a domare il suo istrionismo. Augusto Caminito in fondo è un modesto artigiano, facile da vampirizzare con il carisma e , per l&#8217;occasione, relegare al ruolo di &#8220;presentatore&#8221;. Così Paganini diventa un oggetto inclassificabile, squisitamente e totalmente kinskiano. Deborah Caprioglio, allora compagna dell&#8217;attore, si cala nei panni di Antonia Bianchi. Il figlioletto di prime nozze Nikolaj, in quelli di Achille (per tacere di Donatella Rettore- sic! &#8211; come &#8220;nuova ricca&#8221; di campagna). Il montaggio si adegua a una narrazione farraginosa, quasi per libera associazione, superficialmente affine agli ultimi esperimenti di Jean-Luc Godard (vedi Prenòm: Carmen), colma di un erotismo che potrebbe ricordare la concretezza urgente di Walerian Borowczyk ma privo della sua indolenza libertina e tendenza all&#8217; iperrealismo. Tutto ciò che per questi autori è un mezzo espressivo in Paganini si riduce a fine ultimo: lo spettatore è investito da immagini ora &#8220;accademiche&#8221; ora &#8220;nauseanti&#8221;, disturbato da un&#8217; evidente incapacità del regista a separare il film dall&#8217;esperienza della sua realizzazione. Lo stesso Caminito, esaminando il materiale girato, non poteva che restare di stucco. Per esigenze di cassetta convinse Kinski a censurare la pellicola di 15&#8242; (inserti spuri di nudi femminili e <em>grand guignol</em>) e impose un montaggio nuovo (privandolo a torto della struttura in tre movimenti- Allegro Sostenuto/Adagio/Allegro Spirituoso &#8211; ricalcata sul <em>Concerto per violino e orchestra n°1, Op. 6</em>). Al suo debutto <em>Paganini </em>fu massacrato dalla critica e divise il pubblico. Tutt&#8217;ora molti fedeli ammiratori lo considerano un capolavoro incompreso. Personalmente non credo sia opportuno fare generose quanto ipocrite rivalutazioni post mortem: qualunque appassionato di cinema (ma non solo) può benissimo rivedere titoli come Woyzeck , confrontarli con Paganini e trarne le debite conclusioni. Ciò, comunque, non dovrebbe escludere quest&#8217;ultimo da un&#8217;attenta analisi. Tornando all&#8217;azione perturbante che il film esercita sullo spettatore, nella sovrapposizione tra attore e personaggio ritorna un motivo segnalato in precedenza: la persecuzione di una morte estetica. Kinski si identifica con Paganini al punto da affidare alla propria compagna il ruolo della moglie. Non è poco. In una scena il celebre violinista scopre il corpo della consorte suicida adagiato sul divano, in una posa che ricorda molto L&#8217;incubo di Heinrich Füssli. In principio ne soffre poi lo accarezza e lo contempla come una statua. Il messaggio è abbastanza chiaro. Come il demone siede sulla fanciulla falsamente innocente e compiaciuto, davanti a lui riposa una salma perfetta, necrofilicamente desiderabile, che riporrà nel sarcofago della propria arte. L&#8217;ossessione di tratteggiare Paganini come un araldo infernale è evidente fin dalla sequenza d&#8217;apertura nel Teatro Regio di Parma (dove viene eseguito un capriccio, suscitando l&#8217;eccitazione di molte damigelle) in cui una voce fuori campo (quella di Dalila di Lazzaro) legge un brano dalle Notti Fiorentine di Heine. Soltanto un&#8217;inspiegabile senso di pietà impedisce al pubblico pagante di ridere di lui, con il suo frac spiegazzato e le sue smorfie animalesche. Verso la fine, il figlioletto Achille percepisce il male che sta corrompendo il padre mentre si sfoga sul violino, sputando sangue. La servitù sghignazza (altra scena purtroppo tagliata nel montaggio di Caminito) e lo spettatore con essa, assistendo a una morte che non ha nulla di titanico ma di grottesco, virtuoso ed esibizionista fino all&#8217;ultimo. E lo spirito di Antonia continua a correre spensierato in un campo di fiori, presso una cascata, dondolandosi sull&#8217;<em>altalena</em>. Qui fa capolino un altro referente pittorico, L&#8217;Altalena di Jean-Honoré Fragonard: questa si svolge in una radura, una fanciulla si dondola sull&#8217;altalena sotto lo sguardo di un cicisbeo e alcuni amorini tra le fronde degli alberi. Cosa esprime? Forse tutto, forse niente. Paga di un ristoro occasionale, la fanciulla riassume nel volto un&#8217;idea semplice di felicità, <em>insopportabilmente efficace</em>. Preziosa, estroversa, quasi apollinea. Un&#8217;armonia che il marito (Kinski?) non ha raggiunto. La promessa implicita di rendere immortale la sua famiglia con la musica si è tradotta in una promessa di eterno oblio. Concludo questo breve percorso, guidato (forse fallendo) più dall&#8217;emozione che dalla lucidità analitica, constatando con rammarico che se Klaus Kinski avesse avuto l&#8217;umiltà di affidarsi a un regista di robusto mestiere, <em>Paganini </em>sarebbe stato un film memorabile.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giordano Giannini</strong></p>
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		<title>Serata Paganini al Cinema &#8220;il Nuovo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 23:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Generale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
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		<description><![CDATA[Ed eccoci giunti all&#8217;ultimo post di questo speciale!
E&#8217; stato un avvenimento molto intenso e con un grado di partecipazione da parte dell&#8217;utenza sicuramente molto elevato&#8230; più di 1500 i contatti nelle sole ultime due settimane!
E quale modo migliore per chiudere il nostro ciclo di interventi a tema se non quello di riunire quante più persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Ed eccoci giunti all&#8217;ultimo post di questo speciale!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E&#8217; stato un avvenimento molto intenso e con un grado di partecipazione da parte dell&#8217;utenza sicuramente molto elevato&#8230; <span style="color: #ff0000;">più <span style="color: #000000;">di </span>1500</span> i contatti nelle sole ultime due settimane!<br />
E quale modo migliore per chiudere il nostro ciclo di interventi a tema se non quello di riunire quante più persone possibli, in un&#8217;unica città, per una serata tutta dedicata a Paganini? Da qui l&#8217;idea della Serata Paganiniana</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;">Il presente Post vale come Invito a tutti per quanto segue</span></span>: </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sdclaspezia.it" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.sdclaspezia.it/images/logo_intro.gif" alt="" width="185" height="57" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.musicalwords.it/category/1music-words/10009grandi-musicisti/niccolo-paganini/" target="_blank"><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/10/logo-mw-300x125.png" alt="" width="221" height="90" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>Con il contributo di</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A.C.I.T. </strong>*   <strong>A.C. Gli Scarti </strong>*  <strong>BlackWave </strong>*  <strong>Film Club P. Germi</strong></p>
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Teatro Cinema<em> Il Nuovo</em></span><span style="color: #000000;"><em><br />
Via Colombo, 99 &#8211; La Spezia</em></span></h4>
<h4 style="text-align: center;"><em> </em></h4>
<h1 style="text-align: center;"><em><a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/09/locandina-serata-paganini-mw-sdc.pdf">Serata Paganini</a></em></h1>
<h4 style="text-align: center;"><strong>31 Ottobre 2009</strong></h4>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/09/locandina-serata-paganini-mw-sdc.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-347" title="erata Paganini, clicca per info!" src="http://www.musicalwords.it/wp-content/uploads/2008/10/screenhunter_01-oct-30-1236-300x188.gif" alt="" width="478" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">Ore 17.30 </span><br />
<span style="color: #ff0000;"><em>Proiezione del Film<br />
</em><span style="color: #000080;">Paganini </span><em><span style="color: #000080;">di Klaus Kinski</span></em></span></h4>
<h4 style="text-align: center;"><em>regia di</em> Klaus Kinski<br />
<em>con</em> Klaus Kinski, Deborah<br />
Kinski (Caprioglio), Nikolaj<br />
Kinski, Dalila Di Lazzaro,<br />
Bernard Blier, Donatella<br />
Rettore</h4>
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000080;">Ore 20.45</span><br />
<em>Introduzione alla figura di Paganini</em></span><br />
a cura di Alberto Macrì</h4>
<h4 style="text-align: center;"><em><span style="color: #ff0000;">Presentazione del Film</span><br />
</em> a cura di Giordano Giannini</h4>
<h4 style="text-align: center;"><em><em> <span style="color: #ff0000;">Proiezione del Film</span></em></em></h4>
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		<title>Paganini&#8217;s Kinski&#8230;</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/10/29/niccolo-paganini-a-special-by-musicalwords-kinski-giordano-giannini/</link>
		<comments>http://www.musicalwords.it/2008/10/29/niccolo-paganini-a-special-by-musicalwords-kinski-giordano-giannini/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 22:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema's Nook]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Paganini]]></category>

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		<description><![CDATA[Klaus Kinski&#8217;s Paganini: frammenti di una vita scellerata
&#8220;La folla era immensa &#8230; Finalmente, entrò in scena una figura che sembrò scaturire dall&#8217;inferno &#8230; Segni indelebili di una profonda sofferenza, di genio e di un&#8217;oscura sapienza infernale erano scavati nella sua espressione &#8230;&#8221; Pensieri proibiti formano parole nella mente di una giovane spettatrice al Teatro Regio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Klaus Kinski&#8217;s <em>Paganini</em>: frammenti di una vita scellerata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La folla era immensa &#8230; Finalmente, entrò in scena una figura che sembrò scaturire dall&#8217;inferno &#8230; Segni indelebili di una profonda sofferenza, di genio e di un&#8217;oscura sapienza infernale erano scavati nella sua espressione &#8230;</em>&#8221; Pensieri proibiti formano parole nella mente di una giovane spettatrice al Teatro Regio di Parma. Arpeggi, fiori, espressioni voluttuose. Chi era veramente Niccolò Paganini? Un violinista la cui mano era guidata da un fremito diabolico? Un artista affamato di sesso? Forse era solo un bambino che gioca. Cos&#8217;è in fondo un essere diabolico se non il simbolo &#8220;<em>dei bambini disobbedienti e imbronciati, che domandano allo sguardo paterno di pietrificarli nella loro essenza singolare, che fanno il Male nel quadro del Bene per affermare la loro singolarità e per farla consacrare?</em>&#8221; (J. P. Sartre). Nel 1989, quando Paganini uscì nelle sale, affermazioni quali &#8220;magniloquente spot pornografico&#8221;, &#8220;delirio di un divo finito&#8221; hanno trionfato sulle recensioni. A distanza di vent&#8217;anni, il testamento cinematografico di Kinski resta difficile da rivalutare (attori risibili, erotismo laido, riprese quasi amatoriali) ma, dopo una visione più attenta, si prende atto di aver assistito a un episodio lacerante di <em>morte sul lavoro</em>. Non è tintura, quella versata dall&#8217;attore sul violino (una delle sequenze più agghiaccianti, alternata con lo sgozzamento di un capretto), ma il suo sangue. Perché questo era Kinski. Istinto, sangue, seme, fatale immedesimazione. Durante una passeggiata nei boschi, Paganini appoggia una mano sul cuore, ebbro di futile tenerezza, dicendo &#8221; <em>In Italia c&#8217;è musica dappertutto. Nella terra, nel mare, nelle alpi, nel cielo. Nelle case dei poveri e nei palazzi dei ricchi &#8230; le melodie nascono dal fuoco, dalle zolle, dalle onde e dall&#8217;aria. Il cielo in Italia è pervaso dal fuoco. L&#8217;Italia è il paese del fuoco!</em>&#8220;. Il figlioletto Achille (Nikolaj Kinski) sospinge gaio il suo cerchio di rame ma è sempre il regista a giocare, incurante di una fanciullezza che prima o poi deve finire, perdendosi in un gesto ripreso<em> al rallentatore</em>, ripetuto ossessivamente. La moglie Antonia (Deborah Caprioglio), morta suicida, si bagna ancora i piedi presso un cascata, sorride sull&#8217;altalena, consuma un amplesso fra le spighe di grano. <em>Senza una ragione apparente</em>. Del resto, i ricordi si comportano così. Sono frammenti casuali, estetizzanti, compiaciuti. Spesso le scene non hanno luci di supporto, i personaggi sono ridotti a <em>sagome </em>che si contorcono nella penombra. Parma, Venezia, Genova, appartengono a un passato che sembra non interessare più a Paganini, condannato a viaggiare. Ma per dove? Forse la meta non esiste, l&#8217;artista è strade, musica, desiderio. Un desiderio che ha uno, mille, nessun volto. In definitiva, un&#8217;opera urgente e pietosa sull&#8217;amore di un padre per il proprio figlio (l&#8217;unico elemento di autentica commozione) e un ottima occasione per riscoprire i brani più celebri del compositore genovese (eseguiti magistralmente dal M° Salvatore Accardo).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giordano Giannini</strong></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Paganini and Livorno&#8230; /2</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 23:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Great Composers]]></category>
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		<description><![CDATA[(&#8230;Continua) Qualcosa di simile si ripete nel 1827. Scrive all&#8217;amico avvocato Germi il 14 agosto da Liveorno: &#8220;per diporto mi trovo qua&#8221;. In effetti questa visita era già stata programmata da oltre un mese. Infatti la Gazzetta di Firenze del 10 luglio informava: &#8220;Nell&#8217;I. e R. Teatro della Pergola nella sera di Giovedì 12 corr. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musicalwords.it/2008/10/27/niccolo-paganini-a-special-by-musicalwords-4/" target="_blank">(&#8230;Continua)</a> Qualcosa di simile si ripete nel 1827. Scrive all&#8217;amico avvocato Germi il 14 agosto da Liveorno: &#8220;per diporto mi trovo qua&#8221;. In effetti questa visita era già stata programmata da oltre un mese. Infatti la <em>Gazzetta di Firenze</em> del 10 luglio informava: &#8220;Nell&#8217;I. e R. Teatro della Pergola nella sera di Giovedì 12 corr. il celebre sig. Cav. Paganini, a generale richiesta, farà sentire il suo violino in un Accademia ch&#8217;egli dar. Un manifesto indicherà i pezzi che si eseguiranno. Quindi il suddetto celebre Professore passerà per Livorno per dare in quella città un  concerto&#8221;.<br />
A proposito del concerto fiorentino il Neill precisa che oltre a brani orchestralei e arie operistiche cantate dalla Bianchi ( allora amante d Paganini) e dal Gastaldi, figuravano un concerto del Maestro genovese, la &#8220;sonata con variazioni a preghiera del Mosè sulla sola quarta corda del violino&#8221; e infine la &#8220;<em>Variazioni intitolate la Cenerentola</em>&#8221; tutte composizioni eseguite da Paganini. Forse superfluo aggiungere che le variazioni sulle opere rossiniane sono quelle arie &#8220;dal tuo stellato soglio&#8221; dal <em>Mosè</em> e quella del rondò finaleper l&#8217;altra opera. Ma il concerto per violino e orchestra non è stato possibile individuarlo per mancanza di ulteriori elementi specifici.<br />
Ho voluto riportare un cenno al programma del cocnerto <span id="more-345"></span>fiorentino per dare un&#8217;idea sulla consistenza delle accademie paganiniane in quel periodo. Purtroppo, e ancora una volta, non esiste alcuna traccia dei concerti eventualmente eseguiti nella città labronicoa.<br />
L&#8217;anno seguente è quello dell&#8217;inizio delle lunghe e gloriose tourneè europee e Livorno, come altre città italiane, non vedrà più il grande violinista.<br />
Al termine di questa sommaria analisi, che pur avendoci permesso di rievocare gli incontri di Paganini con la città di Livorno, ha lasciato più di una lacuna nella narrazione per mancanza di adeguata documentazione, mi piace concludere con le tstimonianze alle quali accennavo sulla grandezza e l&#8217;importanza di Paganini come compositore.<br />
Un musicologo dell&#8217;autorità di Alfred Einstein scriveva già nel dopoguerra di queli e quanti fossero i meriti di Paganini che con i suoi <em>Capricci </em>aveva scritto l&#8217; &#8220;autentica Bibbia del violinista moderno&#8221; trentasei anni prima di Berlioz che scriverà quel Trattato d&#8217;instrumentazione &#8220;autentica Bibbia dell&#8217;orchestraizone moderna&#8221; influnedo in modo determinante su musicisti contemporanei quali Schumann, Copin e Liszt o della generazione succesiva come Brahms e il violinista Joachim che lasciò scritto: &#8220;E&#8217; merito immortale di Paganini l&#8217;aver aumentato infinitamente le risorse dello strumento, sia col perfezionamento della tecnica della mano sinistra, sia con i colpi d&#8217;arco nuovi&#8221;.<br />
E&#8217; forse superfluo ricordare che musicisti di autentica razza come quelli citati ( e aggiungo Rossini per ciò che dirò in seguito) non si lasciavano certo incantare come la magior parte degli strabiliati ma superficiali ascotatori. E tanta era la loro ammirazione per il musicistagenovese che scrissero composizioni in suo onore o variazioni su temi particolarmente incisivi del nostro Autore.<br />
Già questi omaggi che torvano continuatori fin nel secolo attuale sarebbero sufficienti a dimostrare l&#8217;importanza di Paganini compositore, ma fortunatamente abbiamo anche testimonianze più esplicite che ci sono state tramandate. Brahs, a proposito dei <em>Capricci</em>: &#8220;Un grande dono per lo scrivere musica i generlae e per il violino in particolare&#8221;. Schumann (è il caso di ricordare con quale fervore annunziò al mondo musicale la scoperta di autentici geni qualei Chopin, Brahms e Berlioz e come invece condannò senza appello Mayerbeer che godeva di molto credito e di tanta ammiraziione dei contemporanei, oltre il più modesto Herz che in un concerto di sue musiche non seppe che fare sfoggio di virtuosismo?), Schumann dicevo, così scriveva essendosi perfettamente reso conto dell&#8217;importanza rivoluzionaria di Paganini compositore: &#8220;Paganini stesso deve stimare il suo ingegno di compositiore più che il suo genio di virtuoso&#8221;.<br />
Ancora Einstein, a chiarimento dell&#8217;enorme influenza che Paganini ebbe sui pianisti più che sui violinisti, in considerazione che non il violino, ma il pianoforte fu lo &#8220;strumento principe dell&#8217;epoca romantica&#8221; così scrive dei violinissti che &#8220;non potevano imitarlo perchè egli era inimitabile, non potevano aggiungere nulla alla perfezione tecnica che era stata raggiunta da lui (&#8230;).Ma i maestri del pianoforte potevano provarsi a trasferire queste realizzazioni tecniche sul loro strumento, superando le differenze di tecnica fra i due strumenti&#8221;. Ed è ciò che fecero appunto Chopin, Liszt, Schumann e Brahms nel secolo scorso e Rachmaninov ai nsotri giorni.<br />
Alberto Cantù, in un suo pregevolissimo studio, oltre a fornire chiare indicazioni sull&#8217;importanza di Paganini compositore, mette in evidenza in più occazioni quanto il Mendelssohn del Concerto per violino debba al Nostro.<br />
Aggiungo due citazioni sttilmente ironiche: &#8220;Grazioe al cielo io sono un pianista&#8221; disse J. B. Cramer dopo aver scoltato Paganini nei concerti londinesi, e e G. Rossini: &#8220;E&#8217; una fortuna che Paganini non si dedichi esclusivamente al genere lirico! Che rivale pericoloso!&#8221;.<br />
Per terminare accenno solo di sfuggita a un lato poco conosciuto della personalità musicale di Paganini: quella di direttore di orchestra.<br />
E&#8217; noto che nel 1820 salvò con prontezza di spirito l&#8217;opera <em>Matilde di Ahabran</em> dell&#8217;amico G. Rossini, sostituendo il diretore d&#8217;orchestra morto improvvisamente per attacco cardiaco. Direse al Teatro Apollo di Roma le prime tre rappresentazioni dell&#8217;opera con grande successo e unanimi entusiastici consensi. Così, quando quindici anni più tardi Paganini fu scelto da Maria Luigia di Parma quale, avuta praticmente carta bianca dal Conte Sanvitale, presidente della Commissione, si mise subito al lavoro cercando di organizzare una valida orchestra, &#8220;abolendo gli inetti, stimolando i volenterosi, promuovendo i virtuosi (&#8230;). Il piano era grandioso: se fosse stato seguito, Parma avrebbe avuto il complesso stabile più efficiente d&#8217;Italia. Intuì chiaramente per primo, nel nostro Paese, le funzioni specifiche del direttore di orchestra il quale non deve suonare alcun strumento, dev&#8217;essere &#8216;il centro dell&#8217;Unità&#8217; &#8220;. la solita congiura di palazzo dettata dalla più gretta invidia nei riguardi dell&#8217;innovatore portò all&#8217;abbandono da parte di Paganini del suo prestigioso incarico. Ma per la maggior gloria del musicista, non dobbiamo dimenticare che proprio in quegli anni nasceva la direzione di orchestra come la intendiamo oggi. Prima di allora direttore era il primo violino  e contribuiva all&#8217;esecuzione, almeno per le prime rappresentazioni dell&#8217;opera, l&#8217;autore della composizione, che sedeva al cembalo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Luigi Romani</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.musicalwords.it/index.php?s=paganini+and+livorno&amp;sbutt=Find" target="_blank"><em>(leggi tutto l&#8217;articolo)</em></a></p>
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		<title>Paganini and Livorno&#8230; /1</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 22:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era ancora un ragazzo quando il padre &#8220;ligaballe&#8221;, ossia imballatore nel porto di Genova, di fronte alla calata delle truppe napoleoniche e al conseguente blocco del porto da parte dela flotta inglese avrebbe abbandonato il capoluogo ligure per cercare un&#8217;occupazione più stabile a Livorno. Ma questa città è raggiunta più tardi dopo &#8220;un giro nell&#8217;alta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Era ancora un ragazzo quando il padre &#8220;ligaballe&#8221;, ossia imballatore nel porto di Genova, di fronte alla calata delle truppe napoleoniche e al conseguente blocco del porto da parte dela flotta inglese avrebbe abbandonato il capoluogo ligure per cercare un&#8217;occupazione più stabile a Livorno. Ma questa città è raggiunta più tardi dopo &#8220;un giro nell&#8217;alta Italia e in Toscana, fermandomi molto tempo a Livorno&#8221; come narra lo stesso violinista &#8220;a comporre muisca per fagotto per un dilettante svendese che si lagnava di non trovare musica difficile (&#8230;) Trovandomi una volta a Livorno per diporto e senza violino, un monsieur Livron m&#8217;impresta un violino per sonare un concerto di Viotti, e me ne fece poi regalo&#8221;.<br />
Paganini poteva avere in quell&#8217;epoca 17 o 18 anni. Il Livron potrebbe essere quel negoziante e impresario teatrale che gli fece dono del &#8220;Guarnieri del Gesù&#8221; costruito nel 1742 che Paganini lasciò per testamento &#8220;alla città di Genova onde sia perpetuamente conservato&#8221;. E&#8217; noto che il prestigioso strumento si trova in una apposita teca nella sala verde di Palazzo Tursi, sede del Municipio e che, suonato saltuariamente in occasioni di particolare impegno, viene ogni anno imbracciato dal vincitore del concorso internazionale Paganini per una pubblica esecuzione. Un altro violino, e ancora un Guarnieri, Paganini si era guadagnato poco prima a Parma &#8220;scommettendo con il pittore Pasini, proprietario dello strumento, che avrebbe eseguito a prima vista un complicato concerto&#8221;.<br />
E&#8217; probabile che Paganini fosse giunto a Livorno nel 1800 con una lettera di presentazione per il console britannico Colonello Archibald McNeill che lo aiutò a reperire una sala da concerto. Ed ecco subito un incidente del quale il violinista riferì allo Schottky. &#8220;Non avendo preso in considerazione la possibilità di tenere un concerto presso un&#8217;associazione musicale <span id="more-181"></span>privata (Società degli esercizi musicali), questa si vendicò impedendo all&#8217;orchestra che doveva accompagnarlo di presentarsi in teatro. Ciò costrinse Paganini a cambiare programma: egli si esibì per tre ore da solo o con alcuni accompagnatori reperiti sul momento ottenendo un successo senza precedenti.<br />
Naturalmente i suoi oppositori cambiarono idea e il concerto seguente, molto atteso, ebbe regolarmente luogo nel teatro della città con il concorso dell&#8217;orchestra. &#8216;In quell&#8217;occasione&#8217;, afferma Paganini per bocca di Schottky, &#8216;i miei avversari si scusarono dicendo che mi ritenevano troppo giovane per dare una dimostrazione di quanto ero capace&#8217; &#8220;.<br />
Purtroppo non rimase traccia delle musiche eseguite in quei concerti. Tuttavia è noto che in quell&#8217;epoca, oltre a composizioni proprie, Paganini aveva in repertorio concerti di violinisti all&#8217;ora in voga, quali Pierre Rode, Giovanni Battista Viotti e Rodolphe Kreutzer, al quale Beethoven nel 1803 aveva dedicato la celeberrima sonata in la maggiore Op. 47 per violino e pianoforte.<br />
Non intendendo, neppure per sommi capi, trattare della vita di Paganini, mi limito ad accennare che poco dopo il violinista si recò a Lucca dove rimase per alcuni anni alla corte di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, che seguì anche a Firenze dopo che divenne Granduchessa di Toscana. E proprio in quell&#8217;ultimo scorcio di vita del Principato di Lucca e Piombino o forse nei primi tempi del neonato Granducato di Toscana, Paganini tornò una seconda volta a Livorno. Siamo tra il 1808 e il 1810. Anche per i concerti dati a Livorno in questo periodo non si hanno notizie ad eccezione di un episodio esilarante riportato in molte biografie e riportato dalle confidenze che Paganini fece al Fétis. &#8220;In un&#8217;Accademia data a Livorno mi s&#8217;infila un chiodo nelle calcagna, in modo che venni zoppo in teatro (risata del pubblico); mettendomi a suonare mi caddero i lumi dal leggio (altra risata); iniziando il concerto mi si ruppe il cantino e sotto le risate del pubblico suonai il concerto su tre corte e feci furore&#8221;.<br />
Una lettera dell&#8217;archeologo francese Boucheude Perthes, oltre a fornire molte notizie sulle esecuzioni a dir poco stravaganti di Paganini, attesta la presenza del violinista a Livorno ai primi di febbraio del 1810. E. Neill, accogliendo con alcune riserve il giudizio dello scienziato francese, conclude con qualche considerazione degna di nota: &#8220;Il concerto di Livorno pone in evidenza alcuni fatti importanti già confermati dalle composizioni risalenti al periodo di Lucca: l&#8217;impiego della quarta corda, dei bicordi e del pizzicotto del famoso fandango eseguito in precedenti occasioni. La tecnica paganiniana si sta dunque affinando e orientando verso specifiche soluzioni che saranno poi fortemente tipiche della scrittura del maestro genovese&#8221;.<br />
Ormai Paganini è lanciatissimo, ma  non ha ancora varcato i confini italiani. Corre per la Penisola in lungo e in largo, e nel 1818 lo troviamo di nuovo a Firenze da dove, in data 11 agosto, scrive all&#8217;amico L. G. Germi: &#8220;Voi portandovi a Firenze, come spero, potrete smontare al Leon bianco, per essere vicino al mio alloggio. Al caso che i vostri affari non permettessero di partirvi per ora, mi troverete fra quindici o venti giorni a Livorno&#8221;. In una lettera successiva, datata 20 agosto, allo stesso Germi si legge: &#8221; Mio caro, non vorrei mi fosse tolto il tanto sospirato piacere di rivederti; e per dar luogo a ciò ho fissato di non dare qui che un&#8217;Accademia alla Pergola la sera di martedì 25 corrente. Partirò subito per Livorno, dove darò tre Accademie nelle sere di giovedì, sabbato (sic) e domenica 27, 29, 30 del suddetto, per restituirmi a Firenze e spero in tua compagnia se ti rivedrò a Livorno&#8221;. Malgrado così decisa determinazione, qualcosa dovette impedire a Paganini di completare i suoi propositi. Infatti il Codignola, a commento della seconda lettera, scrive in nota: &#8220;Queste Accademie, per cause a noi rimaste ignote, il Paganini non le offrì ai livornesi. Nella Biblioteca Labronica, nella raccolta Bastogi, in varie raccolte di avvisi teatrali e nelle Effemeridi del tempo non si rintraccia infatti alcun cenno del Nostro in Livorno, sullo scorcio dell&#8217;agosto 1818&#8243;. Nel commentare in modo analogo, pur senza dettagli, i mancati concerti del violinista, E. Neill aggiunge: &#8220;Sarebbe comunque difficile immaginare che a Livorno non se ne fosse tenuto conto, visto che nella città toscana Paganini era già molto conosciuto e apprezzato&#8221;. Quasi a conferma lo stesso Neill aggiunge che Paganini e Germi si incontrarono a Lucca il 4 e 8 settembre invece che a Firenze o a Livorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musicalwords.it/2008/10/28/paganini-and-livorno-luigi-romani-musicalwords/#more-345" target="_blank">(continua a leggere l&#8217;articolo)</a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Luigi Romani</strong></p>
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		<title>Festival Paganiniano of Carro&#8230; A short History!</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/10/22/niccolo-paganini-a-special-by-musicalwords-3/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 22:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Niccolò Paganini]]></category>

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		<description><![CDATA[Proponiamo un&#8217;intervista al Prof. Di Marino, Vice-Presidente Vicario della Società dei Concerti della Spezia Onlus e ideatore del Festival Paganiniano di Carro.
*
Che cosa è il Festival Paganiniano di Carro e come è nato?
Quando iniziò l&#8217;esperimento del Festival Paganiniano di Carro, la  Società dei Concerti non poteva prevedere che la manifestazione  avrebbe avuto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Proponiamo un&#8217;intervista al Prof. Di Marino, Vice-Presidente Vicario della <a href="http://www.sdclaspezia.it" target="_blank">Società dei Concerti della Spezia Onlus</a> e ideatore del Festival Paganiniano di Carro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa è il Festival Paganiniano di Carro e come è nato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando iniziò l&#8217;esperimento del Festival Paganiniano di Carro, la  Società dei Concerti non poteva prevedere che la manifestazione  avrebbe avuto il successo che invece ha poi riscosso. Anzitutto il  territorio al quale necessariamente doveva rivolgersi: territorio sul  quale la musica classica era stata di rado presente, se si eccettua  il decennio a cavallo tra la metà degli anni &#8216;80 e la metà dei &#8216;90,  caratterizzato dalla capillare azione che la SDC svolse con la  programmazione estiva che aveva interessato pressoché tutti i paesi  della Val di Vara; territorio, poi, non così facilmente accessibile  e, comunque, poco conosciuto e frequentato dagli abitanti dei  limitrofi centri maggiori. Insomma, le prospettive potevano apparire  tutte negative&#8230; tanta, però, fu la fiducia nella suggestione che  promanava dalla figura di Paganini (fare musica nel suo paese di  origine&#8230;!), nel fatto che in estate vi erano villeggianti  stanziali, che prima o dopo si sarebbe attivato, finalmente, un  flusso turistico, e che il lancio del festival fu deciso. Tutte  queste considerazioni e perplessità stavano dietro quei primi tre  concerti che, nel 2002, diedero inizio alla manifestazione. Alla fine  della prima edizione, apparsero subito evidenti impercettibili  segnali che il Festival poteva divenire una manifestazione importante  a patto che offrisse serate di alto livello. Le successive edizioni  videro, di anno in anno, un aumento della qualità e della quantità  dei concerti; parallelamente, il successo dell&#8217;iniziativa parverisvegliare un territorio solo apparentemente assente, e venne a  formarsi quella combinazione di positivi fattori che ha portato il  festival Paganiniano di Carro (alla sua VII edizione nel 2008) a  ottenere quel consenso di critica e di pubblico di cui oggi gode.</em></p>
<p><strong>La Vii edizione si è appena conclusa&#8230; che bilancio ne trae?</strong></p>
<p><em>La VII edizione prevedeva dodici concerti, tenuti sul territorio di  otto comuni siti sul luogo più verde d&#8217;Italia. Un servizio gratuito  di navetta dalla Spezia, naturale bacino di utenza del Festival, e piccole manifestazioni eno-gastronomiche di benvenuto &#8211; per  illustrare anche le produzioni tipiche della valle &#8211; facevano da cornice alla presenza di grandi interpreti: dal vincitore del Premio  Paganini 2002, Mengla Huang, a mauro Pirovano con i Liguriani, da I  Fiati di Parma a Anna Tifu con il Mi-To Ensemble, dal quintetto con  Andrea Tacchi a Gianluca Campi, dal Trio Beethoven al Quartetto  Rossini, </em><span id="more-183"></span><em>da Alirio Diaz all&#8217;Ensemble Hyperion, e, infine,  all&#8217;eccellente duo Bruno Canino &#8211; Sergej Krylov. Con questi  ingredienti, vi è da meravigliarsi della riuscita della  manifestazione? Riuscita che, certamente, va iscritta alla  quarantennale esperienza della SDC Onlus, ma anche dovuta a quanti  hanno sostenuto in vario modo il Festival, alle spalle del quale vi è  il sostegno di ISAGRO s.p.a. e di tanti altri sponsor: dalla Banca  CARIGE alla Regione Liguria, alla Provincia della Spezia, ai comuni  di Carro, Beverino, Bonassola, Maissana, Rocchetta Vara, S. Stefano  Magra, Sesta Godano, Varese Ligure e di tanti altri sostenitori  minori ma, ugualmente, insostituibili; ad essi si aggiungono patrocinatori che danno lustro alla manifestazione, quali il Touring  Club Italiano, l&#8217;Associazione Dimore Storiche Italiane e lo stesso  Comune di Carro.<br />
Saremmo infine ingiusti se non ricordassimo l&#8217;apporto determinante di  altre due entità che agiscono sul territorio: la Pro Loco Niccolò  Paganini di Carro e l&#8217;Associazione Amici del Festival Paganiniano di  Carro; e, da non dimenticare, l&#8217;apporto dell&#8217;ufficio stampa Studio  Montparnasse.</em></p>
<p><strong>Quindi non è tutto merito della Società dei Concerti&#8230;?</strong></p>
<p><em>Come si può capire, il Festival Paganiniano di Carro e il suo  innegabile successo sono il risultato di un&#8217;azione corale che la SDC  Onlus ha saputo suscitare e indirizzare: e con ciò, non ha solo  creato un segmento pregiato della propria attività, ma ha anche  compiuto una valida azione di promozione di un territorio che con le  sue caratteristiche di incontaminata bellezza pare fatto apposta per  accogliere una manifestazione musicale di gran pregio che, ormai,  raduna l&#8217;élite più raffinata ed esigenti presenti dal Tigullio alle  Versilia.</em></p>
<p><strong>Come sarà l&#8217;VIII edizione per il prossimo 2009?</strong></p>
<p><em>Se gli sponsor  intenderanno premiare il successo della VII edizione, la volontà  della SDC Onlus è di renderla superiore a tutte le edizioni del passato, sia per quantità che per qualità. Possiamo già annunciare  che saranno potenziati i servizi accessori, come i ristoranti  convenzionati, e le manifestazioni collaterali: è già in fase di   organizzazione un Convegno internazionale dal titolo &#8220;<a href="http://www.musicalwords.it/international-conference-paganini-diabolus-in-musica-la-spezia-16-18-july-2009-societa-dei-concerti-centro-studi-opera-omnia-luigi-boccherini-lucca-musicalwords/" target="_blank">Niccolò  Paganini Diabolus in Musica</a>&#8220;, che si svolgerà a La Spezia dal 16 al  18 luglio, in concomitanza con il Festival Paganiniano. Il Convegno,  ideato da Andrea Barizza e Roberto Illiano, è organizzato dalla SDC  Onlus in collaborazione con il Centro Studi Opera Omnia Luigi  Boccherini di Lucca.</em></p>
<p><em>Ci auspichiamo un pubblico nutrito per continuare a fare musica di  pregio in mezzo a una natura di rara bellezza.</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>La Redazione</strong></p>
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		<title>Paganini and his Calligraphy&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Paganini]]></category>

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		<description><![CDATA[Mutazioni del fuoco: da
prima mare, e dal mare
una metà terra e una metà
fiamma in cielo.
(Frammento n. 39 Eraclito)
Qualsiasi manoscritto conservatosi attraverso il tempo ci permette di avvicinarci all&#8217;anima dello scrivente.
La scrittura infatti misteriosamente cela, nell&#8217;insieme dei suoi gesti, un duplice aspetto: da una parte, è inevitabile testimonianza di pensieri ed emozioni visibili nella trama leggibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Mutazioni del fuoco: da<br />
prima mare, e dal mare<br />
una metà terra e una metà<br />
fiamma in cielo.</em><br />
(Frammento n. 39 Eraclito)</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi manoscritto conservatosi attraverso il tempo ci permette di avvicinarci all&#8217;anima dello scrivente.<br />
La scrittura infatti misteriosamente cela, nell&#8217;insieme dei suoi gesti, un duplice aspetto: da una parte, è inevitabile testimonianza di pensieri ed emozioni visibili nella trama leggibile del testo, dall&#8217;altra enigmatico gioco di specchi rivelanti la personalità, che si riflette simbolicamente in  ogni piccola traccia, in ogni irripetibile consistenza fisica della colata d&#8217;inchiostro, nella personale dialettica tra segni e spazio. La grafologia si occupa d&#8217;indagare, attraverso un metodo scientifico, i segni grafici, per delineare l&#8217;identità dello scrivente.<br />
Emozionante e intensa appare la scrittura di Niccolò Paganini; metaforicamente sembra trasmetterenell&#8217;intero tracciato grafico quasi una <em>vibrante scintilla</em> che si anima nel movimento, prendendo vita ed espandendosi nello spazio, ora slanciandosi, ora lanciandosi seppure mantenendo un certo controllo evocando pienamente il movimento energico dell&#8217;archetto sulle corde di un violino.<br />
Potremmo descriverla, secondo Klages, caratterizzata da un forte e originale <em>ritmo di anima</em>, che si contraddistingue in un <em>pathos della volontà</em> evincibile da: presa dello spazio, pressione sen soriale, tensione nell&#8217;appoggio del tratto, verticali affermate. I suddetti gesti grafici sono simbolo di una stretta interazione tra forza e vitalità e suggeriscono, soprattutto nell&#8217;osservazione del tratto, quasi un bagliore di riflessi fiammeggianti.<br />
La creazione di lettere assai semplificate, rispetto all&#8217;ammanieramento tipico del modello calligrafico del tempo, si risolve in simboli alfabetici sufficientemente chiari, originali nelle maiuscole, quasi sempre caratterizzate da piccoli gancetti accaparranti. Evidenti i prolungamenti in alto e basso, simbolo del cielo e della terra, dello spirito e della materia. Aste inferiori gonfiate e con merlature che metaforicamente lasciano aperta la porta sensoriale dell&#8217;istinto. L&#8217;intero grafismo è condotto da una velocità accelerata e da un movimento dinamico che, nonostante qualche freno, procede deciso, determinato, creando irruzioni di bianco talvolta illogiche nella continuità grafica di lettere, pur non interrompendone il forte ritmo. Le lettere finali spesso terminano con ispessimenti a mazza del tratto. Le linee seguono una direzione irregolare, ascendente e convessa con sopraelevazioni.<br />
Parametri grafologici che svelano una natura <span id="more-182"></span>intensamente passionale e volitiva, caratterizzata da un&#8217;abbondante energia psicofisica, che sembra vivere con dignità e coraggio le proprie azioni.<br />
Un temperamento tenace, determinato, dove passione e ardore sembrano conferire una forza quasi enigmatica: è presente la capacità di superare qualsiasi angoscia profonda attraverso la liberazione di un&#8217; imponente energia trasformativa e creatrice.<br />
Paganini sembra attingere dall&#8217;oscurità della sua ombra, attraversare la notte dei dubbi, sciogliere e districare ogni enigma per creare e distruggere e poi ancora creare. Un temperamento deciso, dominato dall&#8217;orgoglio e dall&#8217;impeto, che sembra avanzare e procedere nella vita e nella musica come nella scrittura: fiero e superbo come un cavaliere che deciso e ostinato di arrivare alla meta polverizza e brucia gli orizzonti per raggiungere i suoi obiettivi e procedere oltre.<br />
Non ci stupisce, da queste caratteristiche emerse dal profilo grafologico, che la genialità di Paganini sia stata spesso associata a qualcosa di innaturale e demoniaco e che potremmo interpretare in chiave grafologica, come il prodotto di un profondo e contrastato desiderio di autevolezza, che sembra quasi alimentarsi da un impulso incessante di azione e di attraversamento tra mondo materiale e mondo ideale e spirituale. Mutevolezza che sembra svelarsi nel gesto scrittorio proprio in quella lotta simbolica nei prolungamenti tra alto e basso della grafia condotti da quel forte ritmografico. Una lotta che indica anche possibili sbalzi umorali, contrasti tra slanci e trattenimenti.<br />
Paganini ci appare, alla luce di questa analisi, un uomo dal carattere individualista incline a disprezzare le apparenze, dotato di una natura sensibile ma nascosta in atteggiamenti impulsivi e aggressivi, capace di liberare il sentimento pur mantenendo una parte razionale e che sembra seguire con determinazione una volontà ferrea capace anche di distruggere tutto ciò che si oppone. I fallimenti possono allora diventare  nuovi punti di partenza, si intuiscono reazioni impulsive e suscettibilità che possono entrare in gioco. La personalità è molto umorale. Data l&#8217;originalità del gesto grafico e il ritmo, non stupisce certo intellettivamente l&#8217;eclettismo stilististico e il talento d&#8217;improvvisatore per cui Paganini è noto, né stupisce la forte individualità artistica. Il violino come strumento cordofono permette sicuramente di tradurre in musica tutta l&#8217;intensità e i contrasti di luci e ombre che permeate dalla forte sensorialità, traspaiono dalla grafia del musicista, indicando un&#8217;avvenuta sublimazione.<br />
Così in questa spinta verso azione e innovazione, nel desiderio continuo di ricerca e originalità che emerge dall&#8217;indagine grafologica dei manoscritti, possiamo trovare suggerimento sul perché della leggenda <em>Paganini non ripete</em>: impossibile infatti in questo trionfo di libera espressione del gesto riuscire a creare qualcosa di uguale da riproporre!<br />
La firma risulta molto omogenea alla grafia per quanto riguarda il nome, ma paraffata da inanellamenti nel cognome che sembrano evocarci proprio il roteare deciso di un lazzo utilizzato da un abile cavaliere per afferrare al volo il suo cavallo; inanellamenti che vanno a catturare il cognome, ora avvolgendolo protettivamente come un oggetto prezioso, ora demarcandolo attraverso la sottolineatura incisiva che ne esaspera tutta lapresenza. Gesti che mettono ancora di più in risalto quella affascinante dicotomia espressa anche in tutta la sua musica definita <em>lirica e demoniaca</em>.<br />
La natura istintiva e passionale nasconde la sua fragilità in un atteggiamento amabilmente seduttivo e catturante, caratteristico di chi è consapevole delle proprie capacità e cerca di stare sempre al centro dell&#8217;attenzione, prendendo il posto nella vita con fierezza e con gusto della rappresentazione di sé, imponendosi con intraprendenza ed energia, proprio come fa simbolicamente la scrit-<br />
tura nel foglio.<br />
Del resto se dal segno grafico passiamo alla possibile analisi dei segni espressivi del volto seguendo la semeiotica secondo il modello psicofisiologico di V. Ruggieri, potremmo osservare nei segni di espressione del grande musicista trasmessoci in un olio di Andrea Cefaly: l&#8217;accentuato e prominente muscolo mentale con il leggero arrovesciamento del labbro inferiore caratteristico dell&#8217;espulsione e del broncio, il marcato solco nasolabiale, le narici contratte, in relazione allo sguardo obliquo incorniciato da sopracciglia mefistofeliche che danno vita a rughe verticali per azione del muscolo corrugatore tipiche della concentrazione e del dubbio che, insieme ad uno sguardo fisso, velatamente beffardo, sfuggente e seduttivo, sembrano in pieno rispecchiare un nucleo emotivodi quasi superbo contatto con la realtà circostante e che vive attraverso un&#8217; espressione di disgusto del reale quasi come a prendere le distanze dall&#8217;altro gettando su sé un alone di inquietante mistero.<br />
Paganini sembra dominato da quella forte ambizione di chi ama ed esplora la conquista, capace di trovare nuovi stimoli dentro sé e pare ironicamente sussurrarci dalla sua grafia e dal suo volto le parole del <em>Mefistofele </em>del Faust di Goethe: <em>tutto ciò che esiste è degno di essere distrutto&#8230; </em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Lorella Lorenzoni</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>(articolo apparso sul <a href="http://www.sdclaspezia.it/blog/?cat=7" target="_blank">Rigo n. 18</a> <span style="color: #000000;">)</span></em></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
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