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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; 100 Years of Herbert von Karajan</title>
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	<description>blog di cultura musicale</description>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan… 1900!  (5/5)</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/01/18/100-years-of-herbert-von-karajan-1900-jacopo-simocnini-musicalwords/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 23:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[Concludiamo con oggi lo speciale dedicato ai 100 anni dalla nascita dl grande direttore austriaco.
Per coloro che volessero rileggere le interessanti pagine di Rossana Cimarelli e Jacopo Simoncini, ricordiamo la categoria relativa: MUSIC WORDS &#8211;&#62; 100 Years of Herbert von Karajan. Ricordiamo inoltre la Playlist dedicata allo speciale nella nostra pagina di YouTube: PlayList 4.
Ringraziamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Concludiamo con oggi lo speciale dedicato ai 100 anni dalla nascita dl grande direttore austriaco.<br />
Per coloro che volessero rileggere le interessanti pagine di Rossana Cimarelli e Jacopo Simoncini, ricordiamo la categoria relativa: <a href="http://www.musicalwords.it/category/1music-words/10010-100-anni-di-karajan/" target="_blank">MUSIC WORDS &#8211;&gt; 100 Years of Herbert von Karajan</a>. Ricordiamo inoltre la Playlist dedicata allo speciale nella nostra pagina di YouTube: <a href="http://it.youtube.com/view_play_list?p=E7B2A8D3E2075C3F" target="_blank">PlayList 4</a>.<br />
Ringraziamo gli autori e tutti gli Amici. </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>La Redazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IL NOVECENTO DI KARAJAN</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il 1972 e il 1974, Herbert von Karajan, all&#8217;età di 64 anni, decide per la prima volta di dedicarsi discograficamente alla registrazione delle opere principali della Seconda Scuola di Vienna; i produttori della Deutsche Grammophon, ben consapevoli di quale fosse il repertorio prediletto dal Maestro e dal suo pubblico, storcono il naso, rifiutando di sostenere il progetto. Karajan si impunta e decide così di auto finanziare l&#8217;impresa, registrando con i Berliner Philharmoniker i &#8220;Drei Orchesterstücke&#8221; Op. 6 e la &#8220;Lyrischen Suite&#8221; di Berg, &#8220;Fünf Sätze&#8221; Op. 5 e &#8220;Sechs Stücke&#8221; Op. 6 di Webern, &#8220;Verklärte Nacht&#8221;, &#8220;Variationen für Orchester&#8221; Op. 31 e &#8220;Pelleas und Melisande&#8221; di Schönberg. Il risultato fu che il cofanetto contenente queste registrazioni vendette così</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WTG1KHsTwdA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/WTG1KHsTwdA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<em>(Schoenberg&#8217;s Verklärte Nacht &#8211; H. von Karajan</em>)<br />
tante copie che &#8211; si scrisse allora &#8211; messe una sopra all&#8217;altra avrebbero superato in altezza la Tour Eiffel.<br />
L&#8217;approccio di Karajan alla musica del &#8216;900 fu discontinuo e manchevole. Nonostante i successi che riscuotevano in generale le sue registrazioni, non si arrischiò mai ad affrontare le pagine delle avanguardie più radicali del secondo dopoguerra, come quelle della Scuola di Darmstadt, dalla quale si tenne a debita distanza; le poche eccezioni sono rappresentate da &#8220;Incontri&#8221; di Nono, &#8220;Atmospheres&#8221; di Ligeti e tre composizioni di Penderecki (&#8220;Polymorphia&#8221;, &#8220;De natura sonoris I&#8221; e &#8220;Capriccio&#8221; per violino e orchestra). Insieme a quelle della Seconda Scuola di Vienna, queste ultime opere rappresentano sicuramente le più &#8220;moderne&#8221; che Karajan abbia diretto: per il resto, le <span id="more-410"></span>scelte che egli compì furono quelle di avvicinarsi ad autori novecenteschi più moderati dal punto di vista della modernità, oppure di scegliere, tra le opere di autori radicali, quelle più vicine alla sua sensibilità. È il caso di Stravinsky, di cui, fatta eccezione per il &#8220;Sacre du printemps&#8221; (che comunque non è annoverabile tra sue interpretazioni migliori), dirigerà soprattutto i lavori del periodo neoclassico, come &#8220;Apollon musagète&#8221;, &#8220;Jeu de cartes&#8221;, la &#8220;Sinfonia di Salmi&#8221; e l&#8217;&#8221;Oedipus Rex&#8221;.<br />
Alla testa di una delle migliori orchestre al mondo, Karajan predilige, del Novecento, il repertorio sinfonico, con rare escursioni in ambito operistico: &#8220;Pelléas et Mélisande&#8221; di Debussy, &#8220;De temporum fine Comoedia&#8221; di Orff, &#8220;Assassinio nella</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7DMVRaN1UWk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/7DMVRaN1UWk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<em>(H. v. Karajan Conducts Stravinsky Circus Polka (For a Young Elephant)</em></p>
<p>cattedrale&#8221; di Pizzetti, oltre a Puccini e,  ovviamente, all&#8217;amato Richard Strauss, di cui è unanimemente riconosciuto come sommo interprete non solo del repertorio strumentale ma anche di titoli operistici come &#8220;Salome&#8221;, &#8220;Elektra&#8221;, &#8220;Ariadne auf Naxos&#8221;, &#8220;Arabella&#8221; e, soprattutto, &#8220;Der Rosenkavalier&#8221;. Mancano all&#8217;appello titoli fondamentali come &#8220;Wozzeck&#8221;, &#8220;Lulù&#8221;, &#8220;Moses und Aaron&#8221;, &#8220;Rake&#8217;s Progress&#8221;, &#8220;Peter Grimes&#8221;, per non parlare del teatro di Prokofiev, Shostakovich e Henze. Ma a proposito di Hans Werner Henze, c&#8217;è una bella testimonianza del compositore stesso relativamente all&#8217;esecuzione, da parte di Karajan, della sua &#8220;Sonata per archi&#8221;. Siamo a Berlino, nel 1959: il Maestro &#8220;non si attenne alla distribuzione per orchestra da camera, per la quale il pezzo propriamente era stato concepito, al contrario impegnò [...] l&#8217;intera compagine degli archi dell&#8217;Orchestra Filarmonica [di Berlino]. Ciò fece un&#8217;impressione sconvolgente&#8221;  (1). Evidentemente Karajan era già allora consapevole della maestria interpretativa degli archi dei Berliner, e dell&#8217;effetto che dovevano suscitare sugli ascoltatori; non è un caso se, più di una volta nella sua carriera, utilizzerà l&#8217;intera compagine degli archi anche in composizioni più squisitamente cameristiche. &#8220;Provò, per ore, ogni singola voce della partitura e non smise finché fraseggio, intonazione e articolarsi della tensione non corrisposero totalmente ai suoi desideri, o meglio, ai miei, perché non faceva che domandarmi: è giusto così? abbastanza forte? abbastanza piano? le note vanno bene? vuole qui più crescendo o ne vuole piuttosto di meno, e dove deve finire il crescendo?&#8221;.<br />
Certo, alcune incursioni di Karajan nel repertorio novecentesco sono di dubbio gusto, a cominciare dal fragore effettistico e grossolano di un&#8217;opera come &#8220;De temporum fine Comoedia&#8221; di Carl Orff, terminata nel 1972 ed eseguita l&#8217;anno dopo in prima assoluta al Festival di Salisburgo; oppure dalla stravagante &#8220;Batrachomyomachia&#8221; di Werner Thärichen, storico timpanista dei Berliner Philharmoniker. Si ha l&#8217;impressione che molte delle esecuzioni di musica contemporanea dirette dal Maestro siano più che altro un omaggio ad amici e colleghi dell&#8217;ambiente musicale tedesco, ed è sicuramente per questo motivo che tali interpretazioni sono pressoché dimenticate (come del resto anche le composizioni stesse).<br />
Ben diverso e maggiore è l&#8217;apporto di Karajan al repertorio del Novecento storico di area tedesca, nella fattispecie Gustav Mahler e Richard Strauss. Di R. Strauss si è già accennato per quanto riguarda la produzione operistica, nella quale si può rintracciare una visione unitaria che tende a smorzare le tensioni e le inquietudini delle prime opere per riportarle al clima più distaccato, meditativo e nostalgico dei titoli successivi; Strauss è visto da Karajan come il sommo rievocatore di un mondo ormai perduto, un mondo fatto di bellezza e raffinatezza da ricordare con la fiducia e la serenità di un vecchio saggio.<br />
Discorso a parte va fatto per Mahler: Karajan si accostò assai tardi a questo compositore, soltanto a metà degli anni &#8216;70 e, guarda caso, dopo il successo planetario del film &#8220;Morte a Venezia&#8221; di Luchino Visconti, che ha come leit-motiv l&#8217;Adagietto dalla Quinta Sinfonia &#8211; questo fatto alimentò qualche perplessità in più di un critico, all&#8217;epoca; è tuttavia Karajan a giustificare tale singolare ritardo: &#8220;Io ho fatto un lungo giro intorno a Mahler. Certamente perché non possedevo ancora la gamma completa dei suoi colori, e perché avevo ancora bisogno di trovare quello specifico suono-Mahler. Con Mahler il passo tra la profondità e il ridicolo è molto piccolo. [...] Non credo che dirigerò tutte le sinfonie di Mahler, perché non ho più tempo. Me ne mancano adesso ancora cinque, e la mia vita non basta, lo so&#8221; . Di Mahler, rimangono le registrazioni delle Sinfonie nn. 4, 5, 6 e 9, oltre a &#8220;Das Lied von der Erde&#8221;, &#8220;Kindertotenlieder&#8221; e &#8220;Rückert Lieder&#8221;. Interpretazioni sulle quali la critica non sempre si è rivelata compiacente, rinvenendovi una certa propensione a livellare i contrasti in favore di una chiarezza e raffinatezza fin troppo &#8220;ottimistiche&#8221;. Ma almeno su una di queste esecuzioni tutta la stampa è concorde nel parlare di capolavoro: si tratta della Nona, della quale, singolarmente, esistono due edizioni discografiche ravvicinate negli anni: la prima, in studio, del 1979; la seconda, dal vivo, del 1982. È proprio su questa seconda edizione che si sono versate pagine d&#8217;inchiostro, volte a esaltarne la ricchezza di sfumature timbriche e psicologiche, la resa inaudita dell&#8217;incontrollata violenza e durezza del primo e terzo tempo così come l&#8217;estatica visione di luce dell&#8217;Adagio finale, vera e propria visione dell&#8217;aldilà di un compositore e di un direttore ormai prossimi alla morte.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong></p>
<p style="text-align: left;">** Note **</p>
<p style="text-align: left;">1. ‘Sonata per archi di H. W. Henze&#8217;, in: &#8220;Karajan, ovvero L&#8217;estasi controllata: un omaggio critico di testimoni contemporanei&#8221;, a cura di Peter Csobádi, Milano, A, Vallardi, 1988.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan&#8230; and His Job! / 2 (4/5)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 23:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
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		<description><![CDATA[(&#8230;continua) Malgrado la sua intensa attività artistica lo assorbisse completamente, la sua mente vulcanica gli permise di dedicarsi ad una idea che aveva molto a cuore e cioè l&#8217;influenza estremamante positiva che la musica esercita sul corpo e sulla mente. Il suo sogno era far avvicinare tutte le persone alla Musica, ma sopratutto i disabili, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(&#8230;<a href="http://www.musicalwords.it/2008/12/13/100-years-of-herbert-von-karajan-rossana-cimarelli/" target="_blank">continua</a>) Malgrado la sua intensa attività artistica lo assorbisse completamente, la sua mente vulcanica gli permise di dedicarsi ad una idea che aveva molto a cuore e cioè l&#8217;influenza estremamante positiva che la musica esercita sul corpo e sulla mente. Il suo sogno era far avvicinare tutte le persone alla Musica, ma sopratutto i disabili, i malati, i bambini con disturbi, affinchè potessero trarre beneficio da questa Arte. Oggi non desta più sorpresa che talune malattie o alcuni disturbi, vengano trattati con la musicoterapia, invece in quegli anni non era noto il risvolto pratico che si poteva ottenere dalla più eterea delle realtà esistenti sul nostro pianeta. Herbert von Karajan, invitò alcuni eminenti studiosi come Werner Heisenberg, Walter Simon, Konrad Lorenz ed altri, e mise a loro disposizione i risultati di una ricerca condotta su se stesso e sui membri della &#8220;sua&#8221; Orchestra. Durante una prova di &#8220;Siegfried&#8221; di Richard Wagner, in particolare &#8220;Siegfried- Idyll&#8221;, che è una melodia dolce, calma ma emozionante, furono collegati ad un macchinario come quello usato per controllare la salute dei cosmonauti durante le loro missioni. Furono monitorati i flussi celebrali, il ritmo cardiaco, il polso, la pressione arteriosa, ma sopratutto il riflesso psicogalvanico, che permetteva di valutare l&#8217;emozione provocata dalla musica. Karajan, il cui padre era stato uno stimatissimo chirurgo, aveva una forte consapevolezza che i risultati fossero molto interessanti per la medicina.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FFltqVS8d9I&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/FFltqVS8d9I&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
(<em>Beethoven, III Sinfonia. Herbert von karajan</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Con molto fervore, fece notare che la musica stava acquisendo una influenza sempre maggiore, e che sarebbe stata una grande felicità pensare che milioni di persone, cosiddette normali, potessero gioire nell&#8217;ascoltare la musica; parimenti, sarebbe stato doveroso avvicinare a questa Arte le persone che definiamo &#8220;anormali &#8221; e i bambini malati. Su questo argomento, il Maestro era particolarmente sensibile, poichè lui stesso da bambino ebbe la triste convinzione di essere un ritardato, perchè faceva sempre dei confronti con suo fratello maggiore Wolfgang; non considerava che suo fratello era semplicemente più grande! Quello che faceva Wolfgang, voleva farlo lui. Quando si trattò di imparare a suonare il pianoforte, il risultato che ne derivò è noto. Karajan sottolineò che si sarebbe reso un grande servizio all&#8217;umantà, nell&#8217;offrire una sorta di sicurezza interiore. Questo era lo scopo della sua Fondazione, che chiamò Eliette <span id="more-273"></span>und Herbert von Karajan Institut. Karajan, invitò spesso i bambini ed i loro educatori a Salisburgo per assistere alle prove, oppure quando suonavano le Orchestre formate da giovani; le musiche che Karajan sceglieva erano dolci e fluide; si notò che l&#8217; incontro con un&#8217;Orchestra dal vivo impressionava molto i bambini. In quelle belle occasioni, karajan raccontava della sua formazione musicale e dei suoi studi come timpanista; fin da piccolo il Maestro aveva mostrato una grande attrazione verso questo strumento, infatti, quando era ancora uno studente, chiese al suo insegnante di poter frequentare il corso che formava i futuri timpanisti. Fu accontentato, e ciò ebbe una notevole influenza sul suo senso del ritmo, che è fondamentale per un Direttore d&#8217;Orchestra. A questo punto, mi piacerebbe molto dirvi qualcosa sull&#8217; attività della Fondazione, riguardo questo progetto, ma temo esso non sia secondo gli intendimenti del Maestro. In compenso, per lodevole volontà di alcuni Direttori, sono nate diverse Orchestre Giovanili, alcune addirittura formate da bambini! Questo ci dà speranza. Con la Musica abbiamo la certezza di tener lontane tutte le cose che disturbano il nostro equilibrio interiore e quello, assai delicato, con i nostri simili. Karajan, che visse nel terribile periodo in cui la follia umana trovò ispirazione e sfogo, era molto sensibile alla auspicabile convivenza pacifica dei popoli. Quando lavorava a Berlino, il muro della vergogna si imponeva al suo sguardo ogni giorno. Lui lo chiamava il mostro. Vorrei terminare questo articolo con l&#8217;immagine sorridente e gioiosa del Maestro, quando diresse per la sua prima ed unica volta il Concerto di Capdanno al Musikverein di Vienna, nel 1987. Come consuetudine, fece un breve discorso di augurio; ma la parola che riecheggiò più volte nella splendida sala dorata fu: &#8220;Pace!&#8221;. Das Wunder, Das Phanomen, The Black Magic era sempre lì, un vero miracolo di uomo , con i suoi 79 anni ed un fisico che non rispondeva più alle pressanti esigenze della mente, ma cercava di obbedire all&#8217;irresistibile richiamo dei Valzer degli Strauss, a quella musica che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Aveva gli occhi brillanti e si sentiva profondamente viennese, pur sapendo che servire l&#8217;Arte, significa abbandonare le proprie radici, per elargire musica a piene mani, dove c&#8217;è richesta o dove c&#8217;è necessità. Per tutta la sua vita si adoperò affinchè ciò avvenisse, ma quel giorno, dentro di lui, c&#8217;era una parte del suo cuore tutta per Vienna . Questa fu una grande concessione che diede a se stesso. La prima e l&#8217;ultima della sua vita. Il richiamo alle origini doveva essere stato molto forte, perchè nel suo sguardo c&#8217;era una luce che prometteva ancora entusiasmo, voglia di fare musica e consapevolezza di aver reso davvero un buon servizio alla sua Arte, poichè in quella bella festa, sentì che tutto ciò che aveva donato, gli stava tornando indietro. Lui sorrideva e quasi non sentiva il solito dolore alla schiena, e non importava se una gamba doveva trascinarla e una mano non eseguiva più i movimenti fluidi che ben conosciamo.Credo proprio che quel giorno al Wiener Musikverein, sia avvenuto tutto questo, e il &#8220;miracolo&#8221; proveniva dalla Musica!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rossana Cimarelli</strong></p>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan&#8230; and His Job /1 (4/5)</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 23:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborate with us!]]></category>
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		<description><![CDATA[ABBIAMO AGGIUNTO UNA SEZIONE SPECIALE SU YOUTUBE DEDICATA AL GRANDE MAESTRO!
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 Herbert von Karajan, un musicista che credeva profondamente nelle virtu` benefiche della musica
Lavorare in una professione creativa e` un privilegio, e noi abbiamo la responsabilta` di svolgere il lavoro in modo che porti gioia e soddisfazione a coloro che non hanno questa fortuna
H. von  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><strong>ABBIAMO AGGIUNTO UNA <a href="http://it.youtube.com/profile?user=MusicalWords&amp;view=playlists" target="_blank">SEZIONE SPECIALE</a> SU YOUTUBE DEDICATA AL GRANDE MAESTRO!</strong></div>
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<div style="text-align: center;"><strong> Herbert von Karajan, un musicista che credeva profondamente nelle virtu` benefiche della musica</strong></div>
<p style="text-align: right;"><em>Lavorare in una professione creativa e` un privilegio, e noi abbiamo la responsabilta` di svolgere il lavoro in modo che porti gioia e soddisfazione a coloro che non hanno questa fortuna</em></p>
<p style="text-align: right;"><em></em><strong>H. von  Karajan</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;..e per questo dedicò tutta la sua vita a questa Arte, fino all&#8217;ultimo giorno di permanenza sulla terra: &#8221; Una vita senza la musica mi risulterebbe inconcepibile &#8220;, questo diceva. Nel mio difficile percorso alla ricerca dei tasselli che compongono il mosaico dell&#8217; affascinante personalità di Herbert von Karajan, mi sono accorta che c&#8217;erano diversi concetti oppure frasi o racconti che amava ripetere spesso; forse la sua esistenza aveva come radici salde proprio quei concetti; altrimenti non si capisce il motivo per cui li ha serbati sempre dentro di sé, insieme al suo imponente bagaglio di ricordi tra i quali trovano posto d&#8217;onore tutte le partiture che ha eseguito sempre a memoria. In questo articolo, vorrei evidenziare il grande musicista che desidera fortemente avvicinare alla sua Arte il maggior numero di persone possibile, ed in particolare coloro che potrebbero trarne dei benefici; con ciò, lungi da me l&#8217;idea di far apparire Herbert von Karajan come un benefattore dell&#8217;umanità! Il mio intendimento è mostrarvi un lato del Maestro che forse non è molto noto. <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/s8eigkwmMEo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/s8eigkwmMEo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Beethoven, VII Sinfonia. H. von karajan</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;arco della sua esistenza, Karajan ha avuto parecchi slanci altruistici, dei quali non ha mai voluto parlare; ciò su cui vorrei destare la vostra attenzione è un progetto piuttosto ambizioso, che si concretizzò nella Fondazione Eliette und Herbert von karajan Institut, che raccoglieva diverse iniziative; io vi parlerò di quella che mi sembra essere la più utile, senza tralasciare un argomento che si allaccia molto bene a quanto intendo proporvi, poichè interferì in maniera determinante sulla vita del Maestro, e cioè la sua malattia invalidante che forse lo indusse a vedere molti aspetti della vita sotto altra luce.</p>
<p style="text-align: justify;">**********************</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome era Heribert Ritter von Karajan, ma presto f<span id="more-272"></span>u mutato in quello che tutti conosciamo. A tutt&#8217;oggi, Il Maestro austriaco gode davvero di grande fama, ma le cose che sappiamo su di lui, spesso sono quelle diffuse dai mass media, che talvolta evidenziano aspetti superficiali o di facile impatto sulle persone che tendono a soffermarsi sul visibile, evitando di cercare nel mondo sotterraneo che rappresenta la nostra essenza, la nostra verità. Per troppi anni, gli argomenti su Karajan che trovavano piu` spazio erano la sua collocazione politica, spesso per nulla studiata con serietà ed animo sgombro da pregiudizi, e la sua malattia, che ha come terribile esito il deterioramento irreversibile della spina dorsale, che lo portò quasi all&#8217;infermità e gli fece patire molto dolore, senza contare il numero elevato di operazioni alle quali si sottopose: 12 interventi, che non migliorarono la sua condizione. Il Maestro non si piegò mai alla malattia, ma cercò sempre la forza per riuscire a superare gli ostacoli che gli avrebbero impedito di continuare ad esercitare la sua professione. Anche a me picerebbe spiegare qualcosa su questo aspetto che influì in maniera determinante sulla sua vita; sono profondamente convinta che il suo amore per la musica, il suo vivere dentro la musica lo aiutò moltissimo. E` noto che il Maestro dovette escogitare diverse soluzioni per sostenere la colonna vertebrale e preservarla da tutto ciò che potesse nuocerle; è per questo motivo che da un certo periodo in poi, mise da parte il frac ed al suo posto fecero comparsa giacche tagliate apposta per celare eventuali sostegni e per poter indossare comodi &#8220;lupetti &#8220;. Il Maestro cercava di nascondere i suoi deficit fisici e sembrava non curarsi del dolore che doveva sopportare; a questo proposito chiese consiglio al Dalai Lama, durante una visita, affinchè lo aiutasse a trovare un senso nel dolore fisico, rendendolo così meno inutile. Karajan non era nuovo alle discipline orientali, infatti ogni mattina praticava la meditazione Yoga. Purtroppo, nel 1978, durante una prova del &#8220;Don Carlo&#8221; di G. Verdi, con i Berliner Philharmoniker, cadde dal podio; al momento sembrò un tentativo per recuperare la bacchetta che gli era scivolata dalla mano; invece, ciò si seppe solo tempo dopo, scivolò a terra perchè era stato colpito da un ictus. Da allora fu seriamente compromessa la deambulazione e la mano destra accusò una certa rigidità, ma egli reagì tornando a dirigere dopo soli due mesi dall&#8217;accaduto. Quando la malattia cominciò ad avere la meglio sulla sua forte opposizione, si resero necessari altri stratagemmi. Per aiutarlo a dirigere un concerto, gli sistemarono una &#8220;sella &#8221; come quella delle biciclette, dove lui di issava, e misero un appoggio morbido al posto della solita sponda che si trova in qualche podio; in questo modo, sembrava che dirigesse in piedi. Il suo immenso amore per la Musica e la necessità di &#8220;viverci dentro&#8221;, gli resero accettabili il dolore ed i disagi. Per lungo tempo rifiutò di essere aiutato nel tragitto che porta alla postazione del Direttore ed a salire sulla &#8220;sella&#8221;. Ma a poco a poco, dovette adattarsi alla nuova situazione, come, per esempio, rinunciare a qualche disciplina sportiva. Per tutta la vita egli aveva praticato moltissimi sport, ne cito alcuni: sci, alpinismo, nuoto, auto da corsa, regate ( passione che condivideva con l&#8217;ex cancelliere Helmut Schmitd), grande passione per volo, infatti pilotava gli aerei (suoi), con perizia; ma la cosa che adorava di più era fare lunghe camminate immerso nella natura; per fortuna, a queste non dovette rinunziare. Credo che lui avvertisse la Musica nella Natura, come se essa fosse espressione immateriale dei beni del creato; mi chiedo: &#8221; E` forse la musica il respiro stesso e quindi l&#8217;essenza della natura?&#8221;. Entrambe posseggono armonia e bellezza incomparabili, percio` il Maestro subiva fortemente il fascino di entrambe. Appena i numerosi impegni lo permettevano, si ristorava nelle montagne della sua Austria. E` certo che agli impegni mondani, lui preferisse la sua casa immersa nel verde, dove c&#8217;era una stanza nella quale si chiudeva quando doveva affrontare un nuovo impegno. Andiamo indietro nel tempo, in quel magnifico 1967, anno in cui Herbert von Karajan creò il Festival di Pasqua, il suo Festival, come lo chiamava con giusto orgoglio.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rossana Cimarelli</strong></p>
<p style="text-align: left;">(<a href="http://www.musicalwords.it/2008/12/14/100-years-of-herbert-von-karajan-and-his-job-rossana-cimarelli/" target="_blank">clicca qui</a> per la II parte)</p>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan and His Video Legacy /2 (3/5)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 22:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(&#8230;Continua) Gli piaceva raccontare  che per ottenere il prestigioso incarico ad Aachen,&#8221; ipnotizzo`&#8221; colui che gli offri` la felice opportunita`, cosi` divenne il  Generalmusikdirektor piu` giovane della Germania.  Come gia` accennato, Karajan voleva occuparsi di tutto da solo, semplicemente perche` aveva le idee molto precise. Tutto cio` che faceva era gia` pronto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musicalwords.it/2008/10/02/karajan-3-1/" target="_blank"><strong>(&#8230;Continua)</strong></a> Gli piaceva raccontare  che per ottenere il prestigioso incarico ad Aachen,&#8221; ipnotizzo`&#8221; colui che gli offri` la felice opportunita`, cosi` divenne il  Generalmusikdirektor piu` giovane della Germania.  Come gia` accennato, Karajan voleva occuparsi di tutto da solo, semplicemente perche` aveva le idee molto precise. Tutto cio` che faceva era gia` pronto nella sua mente, a lui bastava concretizzare l&#8217;idea. Ecco perche` desiderava lavorare senza interferenze, non per il plauso generale o altro, ma semplicemente perche` per lui era piu` facile e piu` rapido.    Ed ora occupiamoci dei video.  Anzitutto vorrei soffermarmi  brevemente  sulla realizzazione pratica dei video musicali. &#8211; Anzitutto  Karajan contattava una giovane Orchestra, che diretta dai suoi collaboratori, eseguiva il pezzo in programma; cosi` il Maestro poteva controllare preventivamente tutto quello che gli sarebbe inevitabilmente sfuggito una volta salito sul podio.  Le telecamere venivano poste alla sinistra ed alla destra dell&#8217;Orchestra, una telecamera  era posta dietro il podio, per la visione dell&#8217;insieme, e altre riprendevano il Maestro a distanze diverse e con riprese differenti, per sottolineare il significato del gesto direttoriale. Pensate che il numero delle telecamere poteva arrivare a sedici!  Il brano veniva eseguito due volte. Una volta terminato questo lavoro, il Maestro visionava molto attentamente il contenuto del grezzo, cioe` di tutte le riprese, che come sappiamo potevano essere 16! Successivamente venivano scelti i momenti piu` significativi, che venivano montati e cosi` nasceva il prodotto finito.  Soleva raccomandare di non far apparire gli archetti davanti al suo naso! Naturalmente c&#8217;era la complessa sistemazione delle luci e dei microfoni, ma questa difficolta` veniva superata dal contributo prezioso dell&#8217;Orchestra di giovani che fungeva si` da cavia, pero` serviva agli strumentisti per fare esperienza. Se per realizzare i video con brani strumentali era abbastanza laborioso, pensate come doveva essere impegnativa la ripresa di un&#8217;Opera, tenendo conto  che il Maestro era un perfezionista che pretendeva il massimo da se stesso e da chi lavorava con lui ; era pronto ad ascoltare e magari accogliere qualsiasi consiglio, ma non accettava assolutamate pareri per cio` che concerneva il suo campo; li` nessuno aveva voce in capitolo, conoscere ed adattarsi a questa regola era la condicio sine qua non per lavorare bene con il Maestro. Daltra parte, vorrei sapere chi abbia mai avuto tanto a cuore le voci dei cantanti da usare il playback durante le prove. E` cosa nota che Karajan avesse particolare riguardo per le delicate corde vocali dei cantanti e che si adoperasse affinche` non fossero sollecitate inutilmente da un suono dell&#8217;Orchestra troppo elevato! Ecco perche` nei lavori operistici diretti da Karajan , c&#8217;e` sempre un&#8217;incredibile armonia, una fusione di  &#8220;voci&#8221;  degli strumenti e di voci umane che <span id="more-184"></span>ripetono l&#8217;andamento omogeneo  che si ode nei brani strumentali; la musica accoglie il canto e questo si insinua senza difficolta` nel flusso musicale. Per un amante dell&#8217;Opera , assistere a questo miracolo e` fonte di immensa gioia! A questo punto vorrei trattare il cosiddetto Ciclo Beethoven. Sappiamo che il Maestro, nel corso della sua carriera, incise svariate volte e con Orchestre diverse, le sinfonie di Ludwig van Beethoven; questo succedeva quando  era consapevole di poter offrire una lettura migliore, e quando poteva servirsi di un ulteriore progresso tecnologico; ecco spiegata la ragione di diverse versioni dello stesso lavoro. Ma non pensate che il suono di Karajan  era bello perche` artefatto, aggiustato;  chi ha assistito ad una esecuzione dal vivo, dice che il suono esplicava al massimo la sua bellezza e che nessun artifizio o abbellimento sarebbe riuscito a superare la magnificenza della realta`! Il Ciclo sul quale intendo porre l&#8217;attenzione e` quello realizzato tra il 1967 e il 1972. A mio avviso sono dei video che posseggono grande fascino, per il perfetto accordo che si forma tra immagine e suono, come se questi avessero il potere di dialogare per creare perfetta rispondenza. Le Sinfonie che ho scelto sono la N. 3  in Mi  bemolle Maggiore, op. 55 , conosciuta come &#8220;L&#8217;Eroica,  e la N. 7  in La Maggiore, op. 92,  entrambe realizzate nell&#8217;Ottobre del 1971.  Il regista Hugo Niebeling , penso` di dividere l&#8217;Orchestra in tre blocchi separati fatti a triangolo con il  &#8220;vertice&#8221; verso il Direttore, dove i musicisti erano seduti su ripide gradinate. Il podio, quindi, risultava in basso e un po&#8217; lontano dai tre blocchi. Nei blocchi laterali prendeva posto la famiglia degli archi, nella gradinata centrale si trovavano i fiati  insieme agli strumenti a percussione, che erano posti  in cima alla gradinata. Il pubblico non c&#8217;era, c&#8217;era spazio solo per la musica. La versione di Niebeling, prevedeva piu` riprese panoramiche e maggior attenzione verso gli strumenti ad arco, visto che queste sinfonie sono contraddistinte da un arpeggio molto accentuato. Karajan modifico` il punto di vista delle riprese secondo la sua particolare concezione. Il fatto che le telecamere riprendono spesso i suoi gesti, sta a sottolineare che in quel momento, osservando il Maestro, si ha una maggiore comprensione di un determinato passaggio ed un maggiore coinvolgimento emotivo.  Il Maestro provoca emozioni nei musicisti e questi reagiscono rendendoci partecipi del loro sentire;  cosi` diceva Karajan.  Il Direttore non puo` lasciarsi andare  completamente alle  emozioni, altrimenti rischierebbe di perdere il controllo dell&#8217;Orchestra. Questa inconsueta e suggestiva disposizione dei strumentisti, calzava a pennello per le due sinfonie fortemente ritmate, specie la N. 7, quella che Wagner defini` &#8220;l&#8217;apoteosi della danza&#8221; ( pensiamo al ritmo vorticoso del IV movimento). Il Maestro si concede molti primi piani e 3/4 americani; quando la visuale si allarga, lui appare piccolo, sempre ben incollato al podio, con le gradinate che gli si stagliano davanti. Il rapporto che si crea tra noi, da una parte, e l&#8217;Orchestra e l&#8217;interprete dall&#8217;altra, e` incredibilmente intimo; si ha la percezione di una meravigliosa irrealta` di suoni ed immagini che pulsano di vitalita` per fluire  nell&#8217;universo infinito. Non c&#8217;e` necessita` di altro. Possiamo osservare minuziosamente i gesti eleganti ed eloquenti del Maestro, senza distrazioni; il &#8220;vedere&#8221; nulla toglie all&#8217;ascolto, anzi, i gesti eloquenti del Maestro aggiungono qualcosa per raggiungere il completo apprezzamento delle due sinfonie;  Karajan esegue gesti che sembrano seguire un preciso rituale, quasi una preghiera, che spinge la bellezza del suono oltre ogni immaginazione. Il ritmo, specialmente nella sinfonia N. 7, e` talmente accurato che rinuncia, se posso dirlo, al  <em>legato</em>, raggiungendo in egual modo una stupefacente armonia. La sinfonia N. 3, evidenzia un bellissimo arpeggio nel breve assolo degli archi ( 2° movimento, <em>Marcia Funebre</em> ),  una luce abbagliante (una speranza?) investe la scena, mentre intervengono gli strumenti a fiato a sostenere quell&#8217;attimo di sospenzione temporale. Il Maestro, forse inconsapevolmente, scandisce un tempo che non e` piu`. La bacchetta e` tenuta in verticale davanti al suo viso, sembra svelare alla sua Orchestra che sono giunti in una dimensione  sconosciuta. Karajan ha pensato bene di concederci questo rapporto tanto stretto e, nonostante i suoi occhi siano chiusi come al solito,  non tolgono nulla alla espressivita` del volto;  lui e` distante e molto concentrato, ma non ci abbandona, anzi , catturati dal flusso inesorabile della  musica, veniamo trascinati insieme a loro, dentro le maglie di quel mondo che trascende L&#8217;umano&#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rossana Cimarelli</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: justify;">As we said he liked to take personally care of everything. He was very determined. Now let&#8217;s come to his videos. In first stage he reached contacts with youth orchestras, and got his young assistants to take care of preparation, so that he could control anything that could happen once he was on the podium. Cameras were placed on both sides of the orchestra and one behind the podium, to have the view of the whole. Other cameras took shoots of him from different points, to underline the meaning of conducting gestures. The piece was performed twice. At the end of this part Karajan would watch all the shoots. Then he chose the most significant moments of this performance to become a movie. He would recommend players not to swish their bows under his nose. Now let&#8217;s come to the Beethoven Cycle: during his career Karajan recorded many times Beethoven&#8217;s Symphonies and this because he felt that each time he gained new skills, new sensitivity, and new technologies to improve his art. The Cycle I would like to focus on is the one recorded between 1967 and 1972. To my opinion these videos are amazing and extremely fascinating for the perfect harmony between images and sound. I chose the Third Symphony in E flat Major, op. 55 &#8220;Eroica&#8221;, and the Seventh Symphony in A major, op. 92, both recorded during October 1971. The movie director Hugo Niebeling thought to divide the orchestra in three different triangle blocks, with the apex towards the conductor. In the side blocks were the strings, in the centre winds, brasses and percussions. No public was present. There was only space for music. Niebeling wanted many shoots from the top and wanted to focus on the strings. Karajan obtained more shoots on his gesture, which gets us to be emotionally evolved into the performance. He believed that a Conductor should never completely abandon himself to emotions because he would loose the control of the orchestra. On the 7th Symphony this disposition of the orchestra was perfect, especially if we think of the 4th movement. We are able to focus all our attention on all the smallest details of his gesture. Watching does not distract us from listening, but instead it adds what we need for the full comprehension of the Symphonies. Rhythm is so accurate that often it seems like he renounces to his legato, reaching a perfect harmony.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan and His Video Legacy /1 (3/5)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 22:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
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		<description><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan
HERBERT von KARAJAN  Oltre il mito.  Cenni sulla sua VIDEO LEGACY
In questo articolo mi occuperò solamente di alcuni aspetti riguardanti gli Home Video che il Maestro Herbert von Karajan realizzò  per le future generazioni, poiché per trattare degnamente questo importante aspetto del suo lavoro, non sarebbe certamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">100 Years of Herbert von Karajan</span></h2>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>HERBERT von KARAJAN  Oltre il mito.  Cenni sulla sua VIDEO LEGACY</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo mi occuperò solamente di alcuni aspetti riguardanti gli Home Video che il Maestro Herbert von Karajan realizzò  per le future generazioni, poiché per trattare degnamente questo importante aspetto del suo lavoro, non sarebbe certamente sufficiente un articolo. Tutti gli ammiratori del Maestro fruiscono del loro contenuto, felici di poterlo osservare ancora mentre esprime la sua Arte, e sovente non sfiora neppure il pensiero di quanto laboriosa sia stata la realizzazione di quei filmati, specie i primi. Ciò che mi preme e` suggerire degli spunti per chi volesse addentrarsi in questo aspetto così affascinante del lavoro del Maestro. Da questo momento, dobbiamo immaginare von Karajan nelle vesti di supervisore artistico, regista, tecnico del suono, cineoperatore ecc&#8230; ; lui era  tutto questo e molto altro ancora. Sappiamo che la sua indole lo spingeva ad occuparsi in prima persona di ogni aspetto del suo lavoro, quindi, lui che era sempre pronto e ben felice di imparare cose nuove, passava senza difficoltà alcuna da un ruolo all&#8217;altro. Non dimentichiamo che von Karajan iniziò la sua carriera nel Teatro Statale di Ulm, in Germania, come<em> Kapellmeister </em>dal 1929 al 1934. Per tutta la vita il Maestro tenne in alta considerazione quel titolo, fino al punto che firmava i documenti come <em>Kapellmeister</em>; lui asseriva che il termine Direttore era poco democratico, invece Maestro di Cappella e` colui che lavora in campo musicale, titolo a lui più confacente. Nella piccola città di Ulm, il giovane von Karajan imparò con duro lavoro cosa significa essere il Direttore di un Teatro; infatti lui ed il suo collega Otto Schulmann, dovevano occuparsi di tutto, ed il repertorio era vastissimo, le Opere subivano un ricambio vorticoso per mantenere alto l&#8217;interesse degli appassionati; i titoli in cartellone comprendevano circa 40 Opere e non mancavano le Operette, così von Karajan ebbe l&#8217;opportunità di cimentarsi anche con quel genere di spettacolo piacevolissimo! Certamente l&#8217;esperienza di Ulm fu la fortuna di colui che sarebbe diventato &#8220;Wunder&#8221; ; lui stesso, negli anni a venire, nel corso delle interviste, non mancava mai di rammentare quegli anni di apprendistato come solide basi sulle quali costruì la sua carriera. <span id="more-173"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando pensiamo a Karajan, ricordiamolo così, come un artigiano della Musica, come uno sperimentatore e soprattutto come un servitore dell&#8217;Arte Suprema. Così, tutti i cliché che si sono stratificati intorno alla sua figura, diverrebbero mero corollario. Considero una grande fortuna il suo lascito in audio e in video, quello che, secondo alcuni, era il suo modo per &#8220;garantirsi l&#8217;immortalità&#8221;: questo e` un esempio di cliché di cui accennavo sopra che rileva ignoranza e povertà d&#8217;animo! A noi però interessano altri aspetti del fenomeno Karajan. Il Maestro riusciva a trarre il &#8220;suo&#8221; bel suono da qualsiasi Orchestra; questa qualità sembrava essere insita in lui. Mentre per altri versi , nella sua professione, egli ha seguito un lungo percorso, un&#8217;elaborazione, uno sviluppo, una crescita; nell&#8217;arte del legato e nel creare un bel suono non vi sono tracce e non si scorge la fonte, in quanto la fonte era in lui. Come ho accennato, e` necessario privare Karajan di tutto ciò che non riguarda la sua professione o la sua missione. Concentriamoci sull&#8217;artista e sull&#8217;artigiano, sulla sua autorevolezza, necessaria per esplicare al meglio la sua funzione di Direttore d&#8217;Orchestra e della sua dolcezza nell&#8217;infondere tranquillità e sicurezza, specie nei cantanti. Amava ripetere che dopo la morte sarebbe diventato un falco; c&#8217;e` anche una foto che lo ritrae insieme al rapace; quando dirigeva, allargava le braccia come fossero ali&#8230;era libero dentro! Anche il suo rapporto con la Musica era libero; lui accompagnava, poi lasciava che tutto accadesse come doveva accadere. Il flusso musicale non doveva essere interrotto e non doveva subire costrizioni; infatti, quando gli chiedevano se visualizzasse le partiture, visto che dirigeva ad occhi chiusi, lui rispondeva che seguire i segni e girare mentalmente le pagine, sarebbe stata causa di catastrofiche interruzioni! No, lui ricordava i suoni. Osservare Karajan al lavoro e` comprenderlo un poco di più. Ecco l`importanza dei video che riprendono le prove. Non si può pretendere di capire il suo lavoro senza osservare attentamente il lavoro preparatorio; per un concerto, provava due volte al giorno per circa sei giorni. Poche parole pronunziate a bassa voce e frasi incisive, bastavano a ricreare l&#8217;armonia musicale. Talvolta era duro, secco, ma tutti i Direttori lo sono per necessità. Indubbiamente Karajan era aiutato dal suo sguardo. Chiunque abbia lavorato con lui, cantanti o strumentisti, dicono che con una occhiata riusciva ad realizzare subitamente il risultato voluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musicalwords.it/2008/10/03/100-years-of-herbert-von-karajan-and-his-video-legacy-2-35/" target="_self"><em>(domani la seconda parte)</em></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rossana Cimarelli</strong></p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">In this article I will take care only of some aspects of Herbert von Karajan&#8217;s Home Video. The very firsts of these videos took long time to shoot: we have to imagine Karajan as a movie director, artistic supervisor, sound expert, camera man&#8230; We know how his temper brought him to take care of everything and to be un-trustee about everyone. He was glad to express himself in many different roles, and he liked to learn new things. Let&#8217;s not forget he started his career as Kapellmeister in Ulm&#8217;s State Theatre from 1929 to 1934. All his life he was proud to have been Kapellmeister, as we know he always signed documents with that ‘title&#8217;. He felt that ‘orchestra conductor&#8217; was so un-democratic.In the small town of Ulm, young Karajan had to learn what meant to be the Director of a Theatre: he and his colleague Otto Schulmann had to take care of everything. Repertoire had to change very often to keep the public&#8217;s interest (there were 40 different Operas a year); in every interview he always reminisced those hard years of apprenticeship as years where he built his solid base to build on his career. I believe that his video and audio tracks are a great heritage for us, the way he granted for his immortality. But now let&#8217;s focus on other aspects of him. The Maestro was able to get his own ‘sound&#8217; from every Orchestra; this ability was part of his temper. Let&#8217;s focus on the artist ship and artisanship, on his confidence, to better understand his art of Conducting, to better understand his ability to infuse assurance to performers, especially to singers. He was convinced that after his death he would become a falcon; we also have a picture that portraits him with this bird. When he conducted he loved to spread his arms like if they were big wings&#8230;he felt free inside! Even his relationship with Music was completely free: he accompanied, and then let that everything followed its own path. Musical events where not meant to be interrupted; there were not supposed to be constructed. When they asked him if he imagine the score while he conducted with his eyes shut he answered that conducting imagining the signs and imagining turning the pages would have caused catastrophic interruptions! No. he remembered the sounds. Watching him at work means to understand him. This is why the video patrimony is precious! We cannot understand his art without observing him in the preparation of performance. Few words, simply whispered and sharp sentences where enough to recall music harmony. Sometimes he was tough, dry. But many Conductors have to! Karajan was helped by his gaze. Whoever worked with him says that with a simple glance he was able to obtain what he wanted.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rossana Cimarelli</strong></p>
<p style="text-align: right;">(translated by Claudia Jane Scroccaro)</p>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan and early music /2 (2/5)</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/09/17/100-years-of-herbert-von-karajan-herbert-von-karajan-e-la-musica-antica-herbert-von-karajan-and-early-music-jacopo-simocini-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 22:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[(&#8230;continua) Credo che von Karajan, da questo punto di vista, appartenga ancora in parte a quel mondo e a quel modo di concepire e fare musica. Ovviamente non troviamo nelle sue esecuzioni gli eccessi tardoromantici che possiamo ritrovare, per esempio, nelle esecuzioni bachiane di Mengelberg o Furtwängler; le sue esecuzioni del barocco e di Bach, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong>(&#8230;continua)</strong> </span>Credo che von Karajan, da questo punto di vista, appartenga ancora in parte a quel mondo e a quel modo di concepire e fare musica. Ovviamente non troviamo nelle sue esecuzioni gli eccessi tardoromantici che possiamo ritrovare, per esempio, nelle esecuzioni bachiane di Mengelberg o Furtwängler; le sue esecuzioni del barocco e di Bach, pur essendo realizzate con compagini strumentali molto gonfiate e con tecnica moderna, sono comunque ispirate alla precisione della forma e alla pulizia e chiarezza del suono. A chi non la conoscesse ancora, consiglio l&#8217;ascolto della Messa in si minore di J. S. Bach, registrata da von Karajan nel 1953, con Elisabeth Schwarzkopf e Nicolai Gedda[1]: nessuna retorica romantica, nessuna ostentazione edonistica in questa esecuzione, che, anzi, riesce a coniugare mirabilmente la lucidità e precisione del contrappunto con una passionalità che non cade mai nel patetico. Alla sua uscita, questa edizione della Messa bachiana fu salutata come una delle migliori in epoca moderna. Ma la filologia era ancora lontana&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, la critica non sarà più così tenera verso le esecuzioni barocche di von Karajan &#8211; e veniamo quindi alla seconda questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco come la rivista &#8220;Music box&#8221; recensiva, nel 1976, l&#8217;edizione dei Concerti Brandeburghesi di Bach diretti da von Karajan alla guida dei Berliner Philarmoniker: &#8220;Il minuetto è spaventoso. Non credevo che fosse possibile una esecuzione del genere, soprattutto da Karajan che, se non è uno specialista di musica barocca, non è neppure un cretino. Questo non è un minuetto, è una processione del Venerdì Santo, con la stessa atmosfera di tragedia incombente e la stessa trascinata lentezza. I due Trii e la Polonaise sono uguali. Basta questo per screditare completamente tutta l&#8217;edizione&#8221;[2]. In effetti, questa interpretazione, per chi si è formato le orecchie con le letture degli specialisti<span id="more-172"></span> in esecuzioni filologiche, può risultare alquanto anacronistica, se non addirittura fastidiosa. Credo che questo tipo di approccio statuario, solenne, maestoso, sia dovuto ad una concezione dell&#8217;arte bachiana come qualcosa di astratto, come un ideale sganciato dalla realtà ed elevato a spiritualità assoluta; ecco quindi che la saldezza del contrappunto, la perfezione della costruzione polifonica si traducono in una resa sonora magniloquente e ridondante, ed in una andatura sovente a rilento, meditata, quasi a non voler tralasciare nulla della preziosa scrittura bachiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico dei nostri giorni certamente preferisce un approccio diverso a questo genere di repertorio.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia, le registrazioni di von Karajan rimangono a testimonianza di uno stile interpretativo ormai scomparso quasi del tutto, uno stile che va al di là della fedeltà storica (a volte fredda ed incolore) per ricercare una visione personale, magari criticabile, magari obsoleta, ma pur sempre frutto della sensibilità individuale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong><br />
jacoposimoncini[at]musicalwords.it</p>
<p style="text-align: justify;">[1] Prima edizione: Columbia, 33 CX 1121-1123, 1953; ristampata da Naxos, 8.111053, 2006 e da EMI, 0724356720725, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Diana Petech, in &#8220;Music box&#8221;, n. ?, 1976; l&#8217;affermazione si riferisce in particolare al Concerto n. 1 in Fa maggiore.</p>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;">* * *</p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">I believe that Karajan still belonged to that generation of musicians, but without the excesses present in recordings of conductors like Mengelberg o Furtwängler; his performances of Baroque Music and on Bach (even if performer with huge orchestras and with modern techniques) are inspired by the formal precision, extremely clear and with a pure sound. For who does not know it I advice his recording of the Mass in B minor by J. S. Bach (1953, with Elisabeth Schwarzkopf e Nicolai Gedda)[1]: no romanticism, no hedonistic show-off that, instead, is able to perfectly combine perfection of the contrapuntist with authentic passion. When this recording just was distributed it was plaused as the best modern performance of all time&#8230; philology was still far away&#8230;<br />
Later on, thug, critics were not so accomplishing towards Karajan&#8230;and here we come to the next topic of this article: this was how &#8220;Music box&#8221; in 1976 reviewed his rendition of Bach&#8217;s Concerti Brandeburghesi at the head of the Berliner Philarmoniker: The minuet is tremendous. I never thought such a bad rendition could exist, especially from Karajan. Even if he is not an expert of Baroque repertoire, I believed he was not a stupid. This is not a Minuet; this is Verdi&#8217;s procession&#8230;<br />
And so on. Of course, philology is not his main topic: he sacrificed it for a greater ideal. Ideal that he was intimately convinced was the pure abstraction of Bach&#8217;s art and spirituality.</p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong><br />
jacoposimoncini[at]musicalwords</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan and Early music / 1 (2/5)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 22:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan
Herbert von Karajan e la musica antica
Quando si parla di Herbert von Karajan difficilmente si fa riferimento alle sue esecuzioni di musica barocca: gli appassionati, ma anche gli addetti ai lavori, associano il nome del grande Maestro più al repertorio romantico e all&#8217;opera lirica che non ai nomi di Vivaldi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">100 Years of Herbert von Karajan</span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #000080;"><strong>Herbert von Karajan e la musica antica</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando si parla di Herbert von Karajan difficilmente si fa riferimento alle sue esecuzioni di musica barocca: gli appassionati, ma anche gli addetti ai lavori, associano il nome del grande Maestro più al repertorio romantico e all&#8217;opera lirica che non ai nomi di Vivaldi, Bach ed Handel, per non parlare dei compositori rinascimentali.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, a voler esaminare con attenzione la sterminata discografia di von Karajan, si troverebbe più di una registrazione di musiche di autori barocchi, in primis proprio i già citati Bach, Vivaldi ed Handel, ma anche Albinoni e Pachelbel; vi sono testimonianze di sue escursioni perfino nel repertorio gregoriano e palestriniano[1].</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, per la maggior parte del pubblico e della critica von Karajan ha dato il meglio di sé nella musica romantica e tardo-romantica; di questo, probabilmente, ne era consapevole lui stesso, vista la reiterata frequentazione di autori come Beethoven, Brahms, Bruckner, Strauss, Wagner, Sibelius ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è da chiedersi, quindi, cosa lo spingesse a cimentarsi anche in un repertorio che non apparteneva propriamente alle sue corde &#8211; e a quali risultati artistici abbia portato questa frequentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, è interessante capire come siano state accolte queste interpretazioni, in particolare negli anni in cui si andava sviluppando la sensibilità per le esecuzioni filologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di rispondere innanzitutto alla prima domanda. Credo che l&#8217;interesse di von Karajan per la musica antica sia da ricercare molto semplicemente nella volontà di provarsi in qualsiasi tipo di repertorio, o meglio di lasciare la sua personalissima impronta interpretativa anche in quell&#8217;ambito; ma questo è un aspetto riconducibile anche ad un certo mondo direttoriale appartenente al passato e derivante direttamente dal tardo romanticismo: i direttori d&#8217;orchestra <span id="more-171"></span>della vecchia scuola &#8211; e in generale i musicisti &#8211; non si specializzavano in un determinato repertorio, ma dirigevano &#8211; o suonavano &#8211; tutto, incuranti delle diversità di epoche e stili, spinti unicamente dalla volontà, anch&#8217;essa tipicamente romantica, di diffondere il verbo musicale e le emozioni che ne scaturivano. Non esistevano ensemble specializzati in esecuzioni di musica antica: la stessa orchestra che suonava una sinfonia di Brahms, poteva eseguire, pressappoco con lo stesso organico, anche una suite di Bach.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">(domani la II parte)</span></p>
<p><span><strong></strong></span></p>
<div style="text-align: right; mso-element: footnote-list;"><span><span><strong>Jacopo Simoncini<br />
<a href="mailto:jacoposimoncini@musicalwords.it">jacoposimoncini[at]musicalwords.it</a></strong></span></span></div>
<p><span> </span></p>
<p><span><span> </span></span></p>
<p><span> </span></p>
<div style="text-align: left; mso-element: footnote-list;">
<hr size="1" /></div>
<p><span> </span></p>
<p><span><span> </span></span></p>
<p><span> </span></p>
<div id="ftn1" style="text-align: justify;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" href="http://www.musicalwords.it/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">[1]</span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Cfr.: http://www.kv-staatsopernchor.at/italiano/1927.html</span></span></span></span></span></p>
<p><span> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><span>* * *</span></p>
<p><span> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><span style="color: #000080;"><span><strong>Herbert von Karajan and Early Music</strong></span></span></p>
<p><span> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><span><br />
</span></p>
<p><span>If we think of Herbert von Karajan, we hardly think of him as a famous interpreter of Baroque Music: fans and experts associate his name mostly to Romantic Music and Opera. But surprisingly enough his discography includes more pieces of Baroque Music (like Bach and Handel) than any others.<br />
To critics and to the public Karajan gave the best of himself conducting composers like Bruckner, Wagner, Beethoven, Strauss and Sibelius. That is why we asked ourselves which was the intimate reason that brought him to make this choice of repertoire and what kind of artistic results did he obtain.<br />
We believe that the interest for ancient Music s due to the great curiosity and Music sensitivity that belonged to his art: that is why we can say he left his own personal mark also in conducting this repertoire. This was very frequent for conductors of that period.</span></p>
</div>
<p><span> </span></p>
<p style="text-align: right;"><span><strong>Jacopo Simoncini</strong></span></p>
<p><span> </span></p>
<p style="text-align: right;"><span>(translated by Claudia Jane Scroccaro)</span></p>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan / 2 (1/5)</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/06/13/100-years-of-herbert-von-karajan-a-companion-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 22:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[(&#8230;continua) Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua fama è destinata ad accrescere ed a consolidarsi sempre più; nel 1955 succede a Furtwängler come direttore a vita dei Berliner Philarmoniker, orchestra che porterà a vertici interpretativi insuperati; le direzioni artistiche si sprecano: la Società degli Amici della Musica a Vienna (dal 1948), la Staatsoper di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>(&#8230;<a href="http://www.musicalwords.it/2008/06/12/100-years-of-herbert-von-karajan-by-jacopo-simoncini/" target="_self">continua</a>)</strong></span> Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua fama è destinata ad accrescere ed a consolidarsi sempre più; nel 1955 succede a Furtwängler come direttore a vita dei Berliner Philarmoniker, orchestra che porterà a vertici interpretativi insuperati; le direzioni artistiche si sprecano: la Società degli Amici della Musica a Vienna (dal 1948), la Staatsoper di Vienna (1957 &#8211; 1964), il Festival di Salisburgo (1957 &#8211; 1960), nonché il Festival di Pasqua, da lui fondato nel 1967 e rimasto per anni il fiore all&#8217;occhiello della città mozartiana; nel 1963, la Deutsche Grammophon, storica casa discografica di Amburgo, stipula con il Maestro un contratto in esclusiva &#8211; ne seguiranno altri, nel 1970 e 1985; si sprecano pure i riconoscimenti ufficiali: cittadinanza onoraria di Salisburgo (1968), premio del Presidente della Repubblica francese per le sue registrazioni del 1978, laurea honoris causa in filosofia dell&#8217;Università di Tokio (1979), Medaglia d&#8217;Oro Clemens Krauss (1980), Medaglia d&#8217;Oro della Royal Philarmonic Society (1983), Premio Internazionale per la musica dell&#8217;UNESCO (1983), Premio Olympia della Fondazione Alexander Onassis di Atene (1986)&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-67"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tournee, registrazioni, riprese video, regie d&#8217;opera, direzioni artistiche, collaborazioni: un controllo totale su ogni attività che lo coinvolgesse personalmente, dalle produzioni operistiche (di cui spesso curava anche la regia), alle incisioni discografiche in studio (in cui sovente passava dal podio al banco del mixer, affiancando gli ingegneri nel raffinare il suono fino ad ottenere il risultato voluto), ai filmati delle sue interpretazioni, rifatti più volte nel corso degli anni per inseguire i progressi della tecnologia e lasciare alle generazioni future una testimonianza audiovisiva del suo impero musicale. Curava anche attentamente ed in maniera quasi maniacale la sua immagine: sue foto campeggiano nella maggior parte delle copertine della sua sterminata discografia, e lo ritraggono in pose direttoriali sempre molto intense ed ispirate, magari prese dal basso verso l&#8217;alto, a sottolineare la maestosità della sua posa &#8211; a volte capita addirittura che il suo nome sia scritto con un corpo più grande di quello del compositore.<br />
Una personalità ai limiti del narcisismo, si potrebbe concludere. Un carattere inavvicinabile, distante, pieno di sé, vacuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questa immagine da rivista patinata contrasta fortemente con i metodi di lavoro da lui adottati e soprattutto con i risultati ottenuti. Basta guardare qualche video che lo riprende durante una prova: austero e paziente, senza mai alzare la voce e centellinando le parole, conduce i musicisti con gesti essenziali ma estremamente comunicativi, semplici ma autoritari &#8211; non l&#8217;autorità del capo supremo a cui bisogna obbedire senza fiatare, ma l&#8217;autorità di chi è consapevole di fare bene il proprio mestiere e sa di poter contare sui suoi collaboratori.</p>
<p style="text-align: justify;">E infine, il suono. Il &#8220;suo&#8221; suono, principale motivo del contendere tra i sostenitori più agguerriti e i detrattori più irriducibili. Raffinato ai limiti dell&#8217;artificiosità, rotondo e pastoso, intenso ed energico ma mai esagerato né volgare (neppure nelle esplosioni più violente ed effettistiche di certo sinfonismo tardoromantico), oppure leggero, morbido e levigato ma mai inconsistente. Il legato, talmente denso e compatto, e allo stesso tempo limpido ed etereo, da non sembrare neppure realizzato da musicisti in carne ed ossa. Una capacità impressionante di dirigere le voci, di accordarle tra loro o insieme agli strumenti in maniera tale da renderle sempre udibili distintamente ma senza affaticarle, senza costringerle al grido.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suono di von Karajan è probabilmente un &#8220;suono ideale&#8221;. Non è il suono di un&#8217;orchestra fatta di esseri umani alle prese con strani segni da decifrare e con congegni da mettere in funzione attraverso movimenti del corpo; è un suono spirituale, immateriale, astratto, decontestualizzato, lontano da luoghi ed epoche, da stili e correnti; è un suono universale, ripetibile e ripetuto.<br />
C&#8217;è chi sostiene che il grande artista crei sempre la medesima opera: questo concetto calza a pennello su von Karajan, il cui credo musicale, così personale e interiorizzato, veste indifferentemente Bach e Bruckner, Mozart e Strauss, Puccini e Wagner, Vivaldi e Sibelius. Non esiste l&#8217;esecuzione filologica, non esistono gli strumenti d&#8217;epoca: negli anni in cui si sviluppava l&#8217;interesse per le prassi esecutive antiche, le sue interpretazioni del barocco e di Bach con orchestre mastodontiche e tecnica moderna destavano irritazione, se non scandalo, negli ambienti più radicali. Ma il Bach di von Karajan è prima di tutto un&#8217;idea, anzi un&#8217;ideale, di ordine superiore, di disciplina interiore, di spiritualità laica. Allo stesso modo, il suo Beethoven incarna prima di tutto gli ideali di libertà e di superamento delle costrizioni, siano esse quelle della vita o quelle della forma musicale: impossibile esprimere tali concetti con le orchestre ridotte all&#8217;osso con le quali si esegue Beethoven ormai da diversi anni.<br />
I detrattori asseriscono che von Karajan suona tutto allo stesso modo: il suono è bello, raffinato, ricercato, ma sempre uguale a sé stesso.<br />
Sostengono anche che le sue letture sono superficiali, che egli non si addentra mai &#8211; o lo fa raramente &#8211; nelle pieghe più nascoste delle partiture, svelandone le contraddizioni, le tensioni, le imperfezioni, i contrasti.<br />
Tutto funziona nelle sue esecuzioni, niente è fuori posto e niente è lasciato al caso.<br />
Fare ordine nella partitura, sembra il presupposto di base.<br />
Ma questo ordine, questo estremo controllo razionale, hanno un solo unico scopo: servire l&#8217;Arte, servire il Bello.<br />
E il Bello, sembra voler dire, non ha età ed è ovunque.<br />
Esiste in ogni forma artistica ed esiste dentro ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: right;">Jacopo Simoncini<br />
jacoposimoncini[at]musicalwords.it</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #800000;">(&#8230;<a href="http://www.musicalwords.it/2008/06/12/100-years-of-herbert-von-karajan-by-jacopo-simoncini/" target="_self">continues</a>)</span> </strong> After World War II his fame became even bigger; in 1955 he succeeds Furtwängler as the life-long conductor of the Berliner Philarmoniker; in 1963, Deutsche Grammophon signs an exclusive contract with the Maestro. Tournees, recordings, videos, artistic directions, collaborations: he controlled every aspect of the activities he was involved in. He was very anal about his image and he took care of this aspect like a maniac: if we pay attention every picture of him conducting portraits him in very intense and inspired poses. A narcissistic personality, a very difficult temper, distant and difficult top be closet to.<br />
Nevertheless, during rehearsals he was very patient and austere, never out of control, with an essential gesture but extremely communicating, simple but with authority. At last the sound&#8230; HIS sound! Main reason of the fight of who loves him and who can not stand him. Refined to the limit of slyness, rounded and mellow, intense and energetic but never exaggerated nor vulgar. The legato, so dense and solid but at the same time limpid and ethereal. An extraordinary ability to conduct voices, and combine the in the smartest way with the orchestra.</p>
<p style="text-align: justify;">His sound is probably an &#8220;ideal sound&#8221;. It is not a sound composed by human beings trying to decipher strange signs on the scores; it is a spiritual sound, un-material, abstract, far from places and eras, styles and movements, it is a universal sound, able to be repeated and reproduced. To von Karajan music is something interior and personal: he plays as well Bach and Bruckner, Mozart and Strauss, Puccini and Wagner, Vivaldi and Sibelius. Philology does not exist: during a time when interest to performances in period was acquiring, his interpretations his colossal and modern performances of Bach generated a kind of scandal. But Karajan&#8217;s Bach is at first an idea of a superior order, interior discipline, laic spirituality. Defamers say that he plays everything in the same way: the sound is beautiful, refined and extravagant, but always the same. They also think that his interpretations are superficial: put order in the score seems his priority. But this order has only one reason to be: serve Art. Serve beauty.<br />
And beauty has no age and is everywhere.<br />
It exists in everything and in all of us.</p>
<p style="text-align: right;">Jacopo Simoncini<br />
jacoposimoncini[at]musicalwords.it</p>
<p style="text-align: right;">(translated by Claudia J. Scroccaro)</p>
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		<title>100 Years of Herbert von Karajan  / 1  (1/5)</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/06/12/100-years-of-herbert-von-karajan-by-jacopo-simoncini/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 22:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Years of Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[Great Musicians]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[MUSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo articolo si apre lo Speciale dedicato al grande direttore d&#8217;orchestra nato esattamente 100 anni fa. Appariranno una serie di articoli in memoria di H. von Karajan di qui a qualche mese.
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****
IL FENOMENO KARAJAN
Non è facile scrivere di Herbert von Karajan.
Nonostante siano passati quasi vent&#8217;anni dalla sua morte, il suo nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Con questo articolo si apre lo Speciale dedicato al grande direttore d&#8217;orchestra nato esattamente 100 anni fa. Appariranno una serie di articoli in memoria di H. von Karajan di qui a qualche mese.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PlayList Video: <a href="http://it.youtube.com/view_play_list?p=E7B2A8D3E2075C3F" target="_blank">Clicca Qui!</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">****</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IL FENOMENO KARAJAN</strong></p>
<p>Non è facile scrivere di Herbert von Karajan.<br />
Nonostante siano passati quasi vent&#8217;anni dalla sua morte, il suo nome esercita ancora un fascino ed un peso troppo grande per poterne parlare in maniera completamente distaccata.<br />
Ne sono testimonianza le ininterrotte ristampe delle sue registrazioni e dei suoi filmati, e i numerosi omaggi che, in questo suo centenario dalla nascita, vengono organizzati in molte parti del mondo.</p>
<p>La verità è che quando si parla di von Karajan, non si parla semplicemente di un grande direttore d&#8217;orchestra: si parla di una personalità artistica di proporzioni immense, quali se ne vedono raramente nel corso di un secolo, una personalità che per quasi quaranta anni ha letteralmente dominato, nel bene e nel male, le scene musicali del mondo intero; checché se ne dica, da quando esiste la figura del direttore d&#8217;orchestra nessuno ha mai conosciuto la popolarità e la visibilità di von Karajan, neppure Furtwängler, né Toscanini, nonostante la loro incontestabile grandezza; neppure Bernstein, né Giulini, né Abbado, né Klemperer, né Kleiber, né Solti&#8230; <span id="more-66"></span>I motivi? Sicuramente Karajan è stato fortunato: la sua carriera si è sviluppata soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, nell&#8217;&#8221;era della riproducibilità tecnica&#8221; del suono &#8211; per citare il celebre scritto di Benjamin, e del boom dei mass-media. Ma la fortuna da sola non basta: il ben noto entusiasmo di von Karajan per ogni innovazione tecnologica nell&#8217;ambito dell&#8217;audiovisivo si unisce ad una fortissima volontà di imporre la sua personalità su tutte le scelte affrontate durante la carriera e di lasciare un segno indelebile in ogni sua nuova impresa musicale; una sorta di forza calamitica che ha catalizzato per anni l&#8217;attenzione su di lui, inducendo molta parte della critica e del pubblico &#8211; il &#8220;suo&#8221; pubblico &#8211; ad esclamare: &#8220;lui è il migliore&#8221;.</p>
<p>Ormai non siamo più abituati a tali figure direttoriali: le nuove generazioni di direttori d&#8217;orchestra, per scelte stilistiche ma soprattutto per approccio alla materia, appartengono veramente ad un altro mondo; in questo senso, si può dire con una certa sicurezza che von Karajan è stato uno degli ultimi grandi direttori d&#8217;orchestra della &#8220;vecchia scuola&#8221;, la scuola che generava personalità in grado di imporre il proprio credo artistico in maniera totale, senza scendere a compromessi e senza condizionamenti; personalità che potevano permettersi di avvicinare qualsiasi autore, lasciando in ognuno un&#8217;impronta stilistica propria; personalità che approfondivano a tal punto il repertorio, da riuscire a  rinnovarlo continuamente e a non interpretarlo alla stessa maniera per due volte di seguito; personalità che lavoravano alacremente e senza sosta, come bravi artigiani, ritoccando e raffinando le esecuzioni fino al raggiungimento della perfezione.</p>
<p>Herbert von Karajan è stato un fenomeno precocissimo: a quattro anni prende le sue prime lezioni di pianoforte; a cinque suona per la prima volta in pubblico in un concerto per beneficenza; a venti dirige il suo primo concerto; a ventuno dirige la sua prima opera, Le nozze di Figaro; a ventisei è scritturato dall&#8217;Opera di Aquisgrana come responsabile degli allestimenti operistici e dei concerti sinfonici; a ventisette è il più giovane Generalmusikdirektor di tutta la Germania; a trenta, il suo Tristano e Isotta alla Staatsoper di Berlino fa scrivere ad un critico &#8220;Il miracolo Karajan&#8221;.<br />
A soli trent&#8217;anni Karajan è già uno dei direttori più ambiti in Germania &#8211; e se si pensa che quelli erano gli anni di Wilhelm Furtwängler, la cosa acquista ancora più significato.</p>
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<p style="text-align: right;"><strong>Jacopo Simoncini</strong></p>
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<p style="text-align: center;"><strong>THE KARAJAN PHENOMENA</strong></p>
<p style="text-align: left;">Despite the fact that twenty years have past from his death Karajan&#8217;s name still is a fascinating and imposing figure to write about. The truth is that when we think of him we do not only consider him a great conductor: he has a great &#8211; and rare &#8211;  artistic personality, that for more that 40 years has literally dominated the international music podium. None of the great conductors of the past, not even Toscanini, Furtwängler, Bernstein, or Giulini obtained the same popularity, glory and fame.</p>
<p style="text-align: left;">The reasons? Surely Karajan was lucky: his career developed mostly after World War II, during the mass-media boom era. But luck by itself is not enough: his enthusiasm for new technologies was combined with his strong personality and determination in imposing his choices, like a magnet.</p>
<p style="text-align: left;">Nowadays we are not used to a conductors of this kind, for stylistic matters and for the approach to the subject. Von Karajan is one of the last conductors belonging to the &#8220;old school&#8221;, a school that created musicians able to impose their ideas without compromises; able to re-interpret continuously the repertoire, like a fine artisan that retouches the piece until perfection comes.<br />
At only four years he started piano lessons and at Twenty he conducted his first Opera Le nozze di Figaro; after seven years he becomes the youngest Generalmusikdirektor of all Germany; at thirty years he conducts his Tristan und Isolde at Berlin&#8217;s Staatsoper. Karajan is already the most desired conductors of  Germany, when Wilhelm Furtwängler was at the top of his career.</p>
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<p style="text-align: right;"><strong> Jacopo Simoncini</strong></p>
<p style="text-align: right;">music[at]musicalwords.it</p>
<p style="text-align: right;">(translated by Claudia J. Scroccaro)</p>
<p style="text-align: left;">
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