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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Collaborate with us!</title>
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		<title>Letteratura polacca romantica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Preziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aesthetic of Music]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Romanticismo nella letteratura polacca rappresenta, contrariamente a quanto si possa pensare, una delle più vivaci realtà ottocentesche, il cui contributo è stata alimentato da alcune fervide menti intellettuali, quali Mickiewicz e Słowacki. Quella polacca è soprattutto una letteratura di emigrazione di cui hanno beneficiato importanti centri culturali come Parigi e Londra, pertanto essa presenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Romanticismo nella letteratura polacca rappresenta, contrariamente a quanto si possa pensare, una delle più vivaci realtà ottocentesche, il cui contributo è stata alimentato da alcune fervide menti intellettuali, quali Mickiewicz e Słowacki. Quella polacca è soprattutto una letteratura di emigrazione di cui hanno beneficiato importanti centri culturali come Parigi e Londra, pertanto essa presenta caratteristiche spiccatamente europee, seppur con qualche significativa differenza di matrice storico-culturale. Le realtà letterarie della Polonia furono totalmente diverse l’una dall’altra, ma è possibile accomunarle sotto il segno della storia e dalla politica.</p>
<p><strong>Mickiewicz</strong> nacque nel Gran Ducato di Lituania ed ebbe una formazione di tipo classico. Tra il 1822 ed il 1832 compose l&#8217;opera teatrale <em>Dziady</em> (<em>Gli Avi</em>), nel quale conferì alla Polonia un ruolo di guida per le altre nazioni europee. Il titolo dell&#8217;opera proviene da una antica festa popolare bielorussa, celebrazioni alle quali Mickiewicz partecipava durante la sua giovinezza in Lituania.<br />
Negli stessi anni vide la luce anche il <em>Konrad Wallenrod</em>, storia dell’eroe che da cavaliere diventa cospiratore: dopo aver appreso la natura delle sue origini, porta il suo esercito alla sconfitta per poi uccidersi.<br />
Se il Konrad ha ispirato la gioventù polacca nella lotta contro l’oppressione, l&#8217;opera più importante per i polacchi è tuttavia il <em>Pan Tadeusz</em> , un esperimento letterario in cui il sommo autore polacco tentò di coniugare l’epica con il romanzo storico tipicamente romantico.<br />
Poeta dallo spirito combattivo, Mickiewicz partecipò a numerosi moti rivoluzionari in tutta Europa: amico del Mazzini, sostenne anche l’azione dei Piemontesi che si ribellarono dall’egemonia degli Austriaci. Uomo dalla tempra rivoluzionaria, morì nel 1855 a Costantinopoli nel tentativo di unire i Turchi e i Polacchi per fronteggiare la Russia.<br />
La sua arte, al pari della sua passione politica, assunse i connotati di un potente mezzo per mobilitare le coscienze, contribuendo alla diffusione di una nuova idea del teatro che aspirava alla concretizzazione dell’azione drammatica (czyn). Nella celebre Lezione Sedicesima tenutasi nel 1843, Mickiewicz riprese il concetto wagneriano di opera d’arte totale, realizzando una vera e propria il pietra miliare per la letteratura polacca. In Wagner la fine del teatro ellenistico sancì la frantumazione delle arti: queste avrebbero vissuto una nuova stagione di gloria se si fossero riunite in un’opera d’arte totale (<em>Gesamtkunstwerk</em>), la cui funzione sarebbe stata quella di essere nazionale, una sola arte completa e dall’afflato rivoluzionario rivolta al popolo. Mickiewicz, proponendo anch’egli un teatro quale mezzo di consenso, un dramma che non fosse pura rappresentazione ma l’espressione dello spirito nazionale, affidò alla meraviglia, al mistero e al presentimento del sovrannaturale il compito di catturare l’attenzione dello spettatore. L’idea del teatro mickiewicziano sottendeva una personificazione di natura divina o eroica, capace di entrare in contatto con la parte meno razionale della natura umana: un teatro del presagio, dello spirito (<em>Vampìr</em>), all’insegna del messianesimo, in cui la Polonia assumeva il ruolo del Cristo delle Nazioni, in grado di liberare se stessa e, in seguito, il resto dei popoli slavi.</p>
<p>Contrariamente all’intraprendente Mickiewicz, <strong>Słowacki</strong> fu un poeta cagionevole e fragile, che non si confrontò mai effettivamente con la vita. Personaggio assai complesso, dotato di un estro decisamente più romantico, soffrì per la mancanza di una forte figura maschile: questo spiega il legame morboso che Słowacki ebbe con la madre, una rapporto che gli valse un accentuato complesso materno.<br />
Ammiratore dell’opera shakespeariana, i suoi scritti sono popolati da personaggi attanagliati dal dubbio, immobili, incapaci di agire perché inibiti da se stessi. Il suo <em>Kordian</em> è la risposta polemica agli <em>Avi</em> di Mickiewicz: Kordian, dopo una serie di vicissitudini, scopre la sua vocazione per la causa nazionale, maturando l’intento di uccidere lo Zar. A dissuaderlo dall’azione è il dubbio, l’eroe non agisce, ma viene scoperto e condannato ad una morte che non si realizza nel romanzo. Kordian è un eroe sospeso in un limbo tra slancio rivoluzionario e incapacità di  dare una vera svolta alla propria esistenza; la sua è un’azione talmente inutile da non meritare neppure una morte eroica, che proietta sul protagonista un ombra desolante.<br />
Le opere di Słowacki sono pregne di amletismo: l’eroe shakespeariano è il prototipo di uomo del romanticismo. Amleto dovrebbe agire, ma anch’egli è trattenuto dal dubbio, la tragedia vede una svolta solo quando il protagonista assiste con i propri occhi all’assassinio della madre.<br />
La poetica di Słowacki afferisce ad un uomo in continua ricerca, che tenta di espiare un rimorso, che non ha pace. Tali caratteristiche si riscontrano anche nella sua attività di traduttore, in particolare nel poema seicentesco di Calderón de la Barca, <em>Il Principe costante</em>, tradotto dall’autore polacco nel 1944. La vicenda narra di Don Fernando e del suo sacrificio per salvezza di tutti: mangiando la pergamena, egli sacrifica la sua vita contro il volere dei mori. Se il personaggio di Don Fernando è al passo coi tempi (durante l’Ottocento questo poema godette di una certa fama), è pur vero che nella traduzione polacca ci sono alcune parti aggiunte ex novo dallo stesso Słowacki, attingendo dalla sua capacità di immedesimazione: la versione słowackiana del Principe costante non ha solo il merito di diffondere un’opera da una cultura ad un&#8217;altra, ma conferisce un vero e proprio spirito al contenuto (ciò che Eco definirà terza lingua).</p>
<p>La cultura polacca attinse notevolmente dal Messianesimo dell’azione, una scuola che trovò le sue fondamenta in Kant ed Hegel seppur cercando di superare l’hegelismo. Il massimo esponente di questa corrente di pensiero fu <strong>August von Cieszkowski</strong>.<br />
Nei suoi <em>Prolegomeni alla storiosofia</em>, pubblicati a Berlino nel 1838, Cieszkowski riprese da Hegel il concetto di Stato nella sua ottica storiosofica, secondo la quale, attraverso lo studio della storia e della filosofia, si poteva interpretare il futuro storico e, di conseguenza, indirizzare le proprie azioni. La sua dottrina storiosofica mirava al miglioramento dello spirito del mondo, dirigendo lo spirito morale verso la retta via, fino a quando la volontà individuale non avesse raggiunto un grado di consapevolezza così evoluto da coincidere col volere collettivo.</p>
<p>Il tema del Messianesimo si presenta anche nella produzione di <strong>Zygmunt Krasiński</strong>, influenzato da alcuni dei più grandi autori europei, come Dante, Blake, Scott e Walpole. L&#8217;opera più rappresentativa di questo importante autore polacco è <em>La non-divina Commedia</em> (<em>Nie-boska Komedia</em>) in cui l&#8217;aristocrazia viene demolita dall&#8217;affermarsi del Comunismo e della Democrazia, un dramma in cui la dialettica tra le classi non viene mai superata e tutto rimane immobile a causa di una spiccata incapacità di propulsione verso il rinnovamento.</p>
<p>La fine della stagione romantica coincise con la nascita di due movimenti culturali figli del romanticismo stesso: il Positivismo e il Decadentismo (o Simbolismo). Tra i due ci occuperemo soltanto del secondo, poiché ricoprì un ruolo di una certa importanza all’interno della cultura polacca.<br />
Il centro europeo di questo fenomeno letterario e artistico fu Parigi dove venne fondata <em>Le decadent</em>, una nota rivista parigina dell’epoca: in poco tempo si affermarono i decadentisti. Nati dalla filosofia di Schopenhauer, si identificavano in una cultura distruttiva volta a svelare la decadenza morale, politica e religiosa, disprezzando un’azione umanitaria comune ed estremizzando l’irrazionalità umana. I decadentisti utilizzavano ogni genere di sostanza che potesse alterare gli stati di coscienza, professavano il culto del proibito nell’intento di shockare le masse, denunciandone la mediocrità.<br />
Di lì a poco si affermò il Simbolismo, l’elaborazione intellettuale del decadentismo, un genere letterario intenzionato ad arrivare alla libertà autentica, praticando un estetismo esasperato. Il Simbolismo riservava la fruibilità dell’arte a poche menti elette, l’intellettuale era un vero e proprio profeta in grado di elevarsi al di sopra delle masse.<br />
I seguaci del decadentismo polacco costituirono un importante polo culturale nella città di Cracovia, in cui si praticò una fervente attività letteraria nonché di diffusione delle opere europee. E’ qui che nacque la <em>Giovane Polonia</em> che nel 1898 pubblicò sul periodico La Vita il suo manifesto: gli artisti che seguirono questo movimento credettero nella decadenza, nella fine di una cultura e nel valore dell’arte in quanto tale.<br />
Tra le varie personalità si distinse <strong>Stanisław Feliks Przybyszewski</strong>, il quale condannò la presenza della morale nell’arte: essa, secondo l’autore polacco, non ha scopi e nemmeno confini, e l’artista è una forza cosmica, un santo, un puro anche quando presenta i crimini più orribili. L’arte è manifestazione dell’assoluto, essa sfugge alle categorie di bene e male.<br />
Przybyszewski rappresentò il decadentista per eccellenza, un’artista che mise al centro la propria vita esprimendola con gli atteggiamenti dandy dell’epoca. Egli non credeva nella coscienza, ma soltanto nell’idea di sessualità e di libido, quell’atto primario in grado di generare tutti gli altri. Ne <em>L’Androgino</em>, Przybyszewski tracciò la sua idea di perfezione umana, vedendo nella coincidenza tra le parti fisiche e quelle mentali l’avvento di un uomo nuovo, libero dalla schiavitù degli istinti.<br />
L’altro grande esponente della Giovane Polonia fu il drammaturgo, poeta e scultore <strong>Stanisław Wyspianski</strong>, il quale riassunse nella sua arte sia caratteristiche del Romanticismo che del Simbolismo. Attratto dal mondo degli attori fin da bambino, si impadronì della teoria di Stanislavskij, imparò le lezioni di Mickiewicz e di Wagner, apprezzò il contributo di Nietzsche.<br />
Come Słowacki, fu amante dell’arte di Shakespeare: il suo Studium Hamlecie ci testimonia una riflessione lucida, moderna e attuale sul ruolo di Amleto nel teatro, in un dialogo monologo tra l’attore (Kaminski, celebre attore dell’epoca) e Wyspianski. Il personaggio è dotato di una prodigiosa consapevolezza: si rende conto di tutto, si pone numerosi interrogativi su di sé e sul mondo e li pone in maniera universale; c’è tutta la vita intesa come immagine di sé medesima, esattamente come il teatro. Wyspianski si “veste” di Amleto e dei suoi interrogativi: così, come il protagonista giunge ad un grado alto di consapevolezza, il drammaturgo giunge alla verità del teatro, ossia quella della vita stessa. E’ questa la lezione di Wyspianski: capire con il sentimento e sentire con l’intelligenza.<br />
La sua personalità poliedrica lo portò a trattare numerose tematiche e la sua opera drammaturgica è suddivisibile in quattro cicli tematici: 1) ciclo ispirato all’antichità greca; 2) ciclo ispirato ai moti rivoluzionari; 3) ciclo slavo; 4) ciclo ispirato ai problemi attuali della Polonia.<br />
Al quarto ciclo appartiene l’opera più celebre di Wyspianski, Wesele, del 1901. Il suo motivo centrale è rappresentato dall’idea dell’unione tra l’intelligencija e i contadini, seguendo un fenomeno del periodo, la ludomania, in cui l’artista  doveva integrarsi in una realtà corporea, quella di compagna, tra la gente semplice, lontano lavoro intellettuale alto.<br />
Wyspianski intendeva descrivere l’evento richiamando la tradizione della Szopka al fine di denunciare l’incapacità del popolo polacco ad unirsi per una causa comune.<br />
Nel suo percorso artistico, Wyspianski vestì i panni del profeta e sancì la fine di una Polonia, quella vecchia e ormai già morta che doveva essere sostituita.</p>
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		<title>Literature Words&#8230; An Open Letter!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 22:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collaborate with us!]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
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		<description><![CDATA[LITERATURE WORDS (ENGLISH VERSION)

Un’obiezione preliminare:
i caratteri costitutivi di MusicalWords.it dal motto all’applicazione

Egr. Redazione Direttiva Generale,
Colleghi Redattori,
Lettori tutti


La carica innovativa che anima lo slogan, tanto perentorio quanto appassionato, di MusicalWords.it non può che trovare un immediato riscontro nell’obiezione preliminare che mi permetto di muovere – quando ancora il progetto non vede completata la propria gestazione – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em>LITERATURE WORDS (<a href="http://http//www.musicalwords.it/2008/05/12/literature-words-an-open-letter/#more-32" target="_self">ENGLISH VERSION</a>)<br />
</em></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Un’obiezione preliminare:</strong></h3>
<p align="center">i caratteri costitutivi di <strong>MusicalWords.it</strong> dal motto all’applicazione</p>
<p align="center">
<p style="text-align: right;"><em>Egr. Redazione Direttiva Generale,<br />
Colleghi Redattori,<br />
Lettori tutti</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">
<p align="justify">La carica innovativa che anima lo slogan, tanto perentorio quanto appassionato, di <em><strong>MusicalWords.it</strong></em> non può che trovare un immediato riscontro nell’obiezione preliminare che mi permetto di muovere – quando ancora il progetto non vede completata la propria gestazione – nei confronti degli ideatori del blog, sicuro di incontrare il loro ragionevole consenso, al di là di ogni entusiastica valutazione delle potenzialità dei mezzi multimediali.<br />
L’istanza di cesura e di mutamento rispetto al panorama sitografico corrente, infatti, non deve rimanere confinata in uno sterile assunto teorico formulato a priori, né</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span id="more-32"></span>tanto meno involvere ad indirizzo socio-culturale disatteso e, pertanto, illusorio agli occhi degli utenti, siano essi semplici lettori ‘oltre lo schermo’, auspicabili collaboratori della redazione o i redattori stessi.<br />
Per scongiurare queste trite e improduttive eventualità, l’invito a non collocare i benefici e la crescita formativa di tutti gli ‘attori’ del blog sul terreno di un incerto sperimentalismo sfocia inevitabilmente nell’individuazione di alcuni parametri, a mio avviso fortemente accreditabili, su cui impostare il lavoro comune:</p>
<p align="justify"><span style="color: #ff0000;">1)</span> Un orientamento plurifocale e interdisciplinare, già confermato dalla strutturazione del sito in sezioni di ricerca e da una linea operativa incentrata sullo scambio fertile e puntuale di dati e informazioni (fondamentale, in quest’ottica, la promozione di percorsi tematici, tabelle di confronto, dossier e compendi comparativi che coinvolgano più ambiti d’indagine e che, all’evenienza, abbraccino argomenti poco studiati o finora ritenuti secondari);<br />
<span style="color: #ff0000;">2)</span> Un sistema di comunicazione bi-direzionale che incentivi il coinvolgimento dialogico e dinamico dei due imprescindibili poli propulsivi della ricezione del testo – nel nostro caso lo si intenda come una qualsiasi trattazione coerente, compiuta, consapevole della propria ‘parzialità’ e delle possibili antitesi –, vale a dire l’autore e il fruitore, i cui ruoli, volutamente labili e sfumati, risultano di conseguenza intercambiabili e moltiplicabili (su queste basi, sarà opportuno fare riferimento non solo ad una redazione reale, fisicamente e nominalmente determinata, ma anche, e soprattutto, ad una redazione virtuale, potenziale, i cui confini possano essere stimati soltanto in itinere e mai in modo definitivo);<br />
<span style="color: #ff0000;">3)</span> Una partecipazione attiva alla vita del blog da parte di tutti coloro che desiderano contribuire alla sua crescita, sia qualitativa che quantitativa, e al suo sviluppo – in merito soprattutto all’aumento del grado di affidabilità, competenza ed efficacia d’analisi – mettendo a disposizione degli altri le loro conoscenze, la loro esperienza e utilizzando così nel modo più proficuo e significativo la rete (indispensabile, a questo fine, il ricorso alla posta elettronica e ad un elenco costantemente aggiornato di contatti che faciliti la comunicazione a vasto raggio e superi in tal modo le barriere sinora invalicabili del localismo).</p>
<p>Se davvero si vuole puntare sull’innovazione e sull’autenticità della proposta, varcando dunque la soglia della mera ‘significanza’ e spingendosi sino al piano del più profondo ‘significato’ – per sfruttare una fondamentale distinzione della critica testuale –, non vedo altra soluzione che quella di applicare la portata rivoluzionaria dei motti e degli slogan (meglio apprezzabili in corso d’opera) al patrimonio verbale e lessicale che sarà alla base della futura attività del blog: <em>conoscere</em>, <em>approfondire</em>, <em>imparare</em>, <em>contestualizzare</em>, <em>condividere</em>, <em>interagire</em>, <em>collaborare</em> e altri termini andranno così riscoperti per quello che veramente rappresentano e che, nel concreto, significano; un’operazione che oggi, purtroppo, rischia più volte di coincidere da un lato con l’amara constatazione della deriva terminologica del neo-standard e dall’altro con un ‘banale’ ma opportuno ritorno all’etimologia.</p>
<p>Spero che in questa direzione siano orientati tutti i contributi riferibili alla <span style="text-decoration: underline;">Sezione di Letteratura</span> di <em><strong>MusicalWords.it</strong></em> e che questa sintetica impostazione di lavoro, seppur passibile di ogni critica e revisione, funga da punto di riferimento per le altre cellule operative del blog. Se è vero che un organismo culturale compatto e omogeneo riesce con più facilità e immediatezza a raggiungere i propri scopi, allora Musical Words, anche soltanto nel suo assetto embrionale, lascia intravedere esiti soddisfacenti e risultati di successo. &#8220;Ai posteri – ma non solo a loro – l’ardua sentenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Panizza<br />
<a href="mailto:Redazionelettere@musicalwords.it">Redazionelettere[at]musicalwords.it</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<h3 style="text-align: center;">A Preliminary Objection</h3>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong><span lang="EN-GB">MusicalWords.it </span></strong><span lang="EN-GB">peculiarities from abstraction to realization</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"><strong><span lang="EN-GB"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><span lang="EN-GB">The innovative strength which characterizes our passionate and steady motto represents the subject of this preliminary objection I’m expecting to the authors, who will surely agree to my opinion, now that the project is about to get started. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><span lang="EN-GB">The motion of a breach and a radical change in the structure, and in the essence itself, of this website must be applied at all, in order to avoid relegating it into a pure barren theory, which would definitely disappoint our colleagues or simple readers.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><span lang="EN-GB">I think we do need to define some work standards, just not to forget our aims:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-family: Symbol;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-family: Symbol;"><span><span style="font-family: "> </span></span></span><!--[endif]--><span lang="EN-GB"><span style="color: #ff0000;">1)</span></span><strong><span lang="EN-GB"> Interdisciplinary approach</span></strong><span lang="EN-GB">, thanks to the blog’s organization in different categories which help us to focus upon the information interchange using schemes, tables, dossiers and everything concerned;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family: Symbol;"><span><span style="color: #ff0000;">2)</span><span style="font-family: "><span style="color: #ff0000;"> </span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span lang="EN-GB">Bidirectional communication system</span></strong><span lang="EN-GB">, which can be built involving both the reader and the writer, who are absolutely interchangeable and must be conscious of their limits and capabilities;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family: Symbol;"><span><span style="color: #ff0000;">3)</span><span style="font-family: "> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span lang="EN-GB">Active involvement </span></strong><span lang="EN-GB">into the blog’s life of everyone who want to bring to the others his or her knowledge and opinions (absolutely essential is the creation of an updated list of e-mail addresses).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><strong><span lang="EN-GB"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><span lang="EN-GB">If we really want to ground our experience on the innovation and the originality of the purpose, going past the mere ‘signified’ and reaching the more intense ‘signifier’ – just to quote Saussure -, we have to apply the force of our motto to the whole lexical resources of the blog activities: <em>knowing, delving into problems, contextualizing, sharing, cooperating </em>and other words will be used with their original meanings that they are unfortunately gradually loosing.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"><span lang="EN-GB">I hope that this short little guide, of course opened to any critic, will be useful not only for the authors and readers of the Literature Section but to everyone: if it’s true that working together is the only way to reach our aims,<em> MusicalWords, </em>as it is predicted to be, will surely gain successful results. “Ai posteri – and not only to them – l’ardua sentenza” (“Descendants will judge” – A.Manzoni <em>Il</em><em> cinque maggio</em>, N.d.T.).<em> </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span lang="EN-GB"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; line-height: 150%;">Nicola Panizza</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; line-height: 150%;">literature[at]musicalwords.it</p>
<h4 style="text-align: left;"><span lang="EN-GB">(Translated by Luigi di Nuzzo)</span></h4>
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