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	<title>Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere &#187; Editorial Collaboration</title>
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		<title>Il Vampiro&#8230; (una) Storia Vera.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 23:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
IL VAMPIRO. STORIA VERA
A cura di Antonio Daniele
ISBN 978-88-97231-01-1
240 pp. – € 13,00

Il Vampiro. Storia Vera di Franco Mistrali è il primo romanzo di vampiri della letteratura italiana. Scritto nel 1869, ha anticipato di trent&#8217;anni il Dracula di Bram Stoker senza tuttavia ottenere un successo considerevole, rimanendo praticamente semisconosciuto. Oggi, grazie alla Keres Edizioni, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://keresedizioni.com/wp-content/uploads/2010/10/ilvampiro.jpg" alt="" width="200" height="279" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://keresedizioni.com/catalogo/il-vampiro-storia-vera/" target="_blank"><strong>IL VAMPIRO. STORIA VERA</strong></a><br />
A cura di <strong>Antonio Daniele</strong><br />
ISBN 978-88-97231-01-1<br />
240 pp. – € 13,00</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il Vampiro. Storia Vera</em></strong> di Franco Mistrali è il primo romanzo di vampiri della letteratura italiana. Scritto nel 1869, ha anticipato di trent&#8217;anni il <em>Dracula</em> di Bram Stoker senza tuttavia ottenere un successo considerevole, rimanendo praticamente semisconosciuto. Oggi, grazie alla <a href="http://keresedizioni.com/" target="_blank"><strong>Keres Edizioni</strong></a>, è possibile rileggere, riscoprire ed apprezzare questa opera destinata non solo agli amanti del genere &#8220;vampiresco&#8221;, ma a tutti coloro i quali amano le storie intriganti o che, semplicemente, hanno il desiderio di approfondire una tipologia di romanzo piuttosto trascurata in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=YFnmEaO45i0[/youtube]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MusicalWords.it</strong> ha incontrato per voi Antonio Daniele, uno dei responsabili della Keres, il quale ha curato questa nuova edizione del libro. Svelandoci il retroterra culturale di cui <em>Il Vampiro</em> si nutre, questo ragazzo dai modi cordiali ha sottolineato l&#8217;importanza del genere fantastico non solo nell&#8217;ambito della letteratura internazionale, grazie ai contribuiti di personaggi illustri come Hoffmann, Goethe e Byron, ma anche in quello italiano. La missione della Keres è rivalutare questo genere letterario spesso penalizzato: il catalogo, che progressivamente si va definendo, assurge ad una funzione storica precisa, ossia riportare in auge questo aspetto spesso trascurato della cultura italiana perché considerato pregiudizialmente minoritario.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Federico Preziosi</strong></p>
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		<title>Glavx, a Companion&#8230;/7</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/03/10/glavx-a-companion7-da-tradurre/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 22:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[Glavx]]></category>
		<category><![CDATA[Journals]]></category>
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		<category><![CDATA[Philosophy]]></category>

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		<description><![CDATA[(..Continua) X. Insegnare filosofia
Qualcosa invece va detto conclusivamente intorno a quel luogo della Rivista in cui la problematica didattica cessa di essere colore di fondo e si fa tematica da sviluppare in uno spazio particolare, nel quale il dialogo coinvolga direttamente gli insegnanti di scuola secondaria, almeno nella misura in cui essi si riconoscano nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(..Continua)<strong> X. Insegnare filosofia</strong></p>
<p>Qualcosa invece va detto conclusivamente intorno a quel luogo della Rivista in cui la problematica didattica cessa di essere colore di fondo e si fa tematica da sviluppare in uno spazio particolare, nel quale il dialogo coinvolga direttamente gli insegnanti di scuola secondaria, almeno nella misura in cui essi si riconoscano nella linea di progetto che &#8220;Glaux&#8221; rappresenta.<br />
Non si tratta infatti, com&#8217;è ormai chiaro, di aggiungere uno spazio qualsiasi per lo sviluppo della tematica didattica in generale : ci sono in giro ottime riviste a cadenza periodica più frequente della nostra, e recentemente sempre più numerosi siti di Internet che svolgono la funzione di informare su ciò che accade nel mondo della scuola e sulla grande quantità e varietà di iniziative didattiche che continuamente si producono. Non possiamo né vogliamo entrare in concorrenza con loro.<br />
La cadenza annuale di &#8220;Glaux&#8221;, la sua particolare linea teorica, la valenza della filosofia sulla quale investe le sue energie di ricerca, delineano piuttosto un luogo nel quale, muovendo dall&#8217;analisi sopra condotta sulla situazione dell&#8217;insegnamento scolastico della filosofia, si prenda in considerazione l&#8217;ipotesi che l&#8217;attenzione a questo momento sapienziale e quotidiano della filosofia possa costituire una base per introdurre elementi di unità in una prassi didattica quanto mai frammentata dal punto di vista delle convinzioni teoriche che la reggono, e viceversa unificata da moduli esteriori come la scansione storica degli argomenti e la supina fedeltà alla trattazione manualistica.<br />
Non è immediatamente facile definire in termini concreti i moduli didattici funzionali a far emergere la valenza in questione della filosofia, e crediamo anzi che questa possa essere proprio la problematica da cui muovere. Superare lo straniamento dossografico e il relativismo storicistico, comunicare il senso di una sapienza attuale e quotidiana essenziale alla vita (equivalente, abbiamo detto, alla grammatica per la scrittura corretta e all&#8217;aritmetica per il far di conto), insegnare come ci si muove in essa con semplicità e necessità, per passi che impegnano nel presente e non per suggestioni che alitano dal passato. Nelle scuole bisognerebbe tornare ad insegnare filosofia. Bisognerebbe far sperimentare a chi non ne sa niente (perché di solito se ne sa davvero poco) che cos&#8217;è la necessità filosofica, che spira dai testi dei grandi filosofi perché prima di tutto spira dall&#8217;esperienza quotidiana che si rifletta in un pensiero solido e coerente. Bisognerebbe far sentire che cosa significa trovarsi a non poter pensare che in un certo modo e viceversa a non poter affatto pensare in un altro. Bisognerebbe far provare la durezza della negazione stringente e il morso della contraddizione insolubile, comunicare il senso della perdita di una posizione che si rivela improvvisamente insostenibile o il senso della pienezza di fronte al periodico apparire dell&#8217;incontrovertibile. Nelle scuole bisognerebbe fare filosofia, che non significa necessariamente escogitare qualcosa di nuovo, come se la cosa più importante fosse lasciare una propria traccia o testimoniare del proprio personale ingegno, ma piuttosto avere esperienza della verità, di una verità nostra o di una verità che nega e ridimensiona la nostra, ma che, in ragione della necessità che vincola il nostro pensiero ad accettarla, non per questo è meno nostra. Si crede comunemente &#8211; anche troppo comunemente &#8211; che la filosofia sia una passeggiata tra le opinioni altrui e non se ne intende l&#8217;inconfondibile pathos (paragonabile forse solo all&#8217;ebbrezza matematica), cioè l&#8217;unica cosa che, in un quadro pedagogico di un qualche respiro, meriti di figurare tra i valori centrali della formazione.<br />
Non è facile, dicevamo, definire moduli didattici mediatori di questa esperienza. Esposizione storica ed esposizione sistematica sembrano i due termini tra cui occorre trovare una relazione organica, ma i nessi più specifici di questa relazione sono tutti da discutere e da determinare, e questo dev&#8217;essere fatto proprio in prospettiva didattica. Passare dalla storia della filosofia alla filosofia potrebbe essere una buona sigla, se solo non rischiasse di lasciar intendere un irrigidimento trattatistico ancor più mortale, per l&#8217;esperienza filosofica, della riduzione storicistica.<br />
Sono questi i temi che, in questo spazio di &#8220;Glaux&#8221;, dovrebbero trovare adeguata trattazione, coinvolgendo quanto più possibile gli insegnanti che avvertono il peso di questa problematica. Arrivare, mediante un prolungato dibattito suffragato da adeguati studi, ad una sorta di protocollo d&#8217;intesa o di manifesto per la didattica della filosofia, sarebbe certo un obiettivo non facile, ma crediamo idealmente perseguibile.<br />
Altro, in termini di progetto, non è possibile aggiungere (se non una chiusa augurale : qualcuno di noi si è accorto che la parola &#8220;glaux&#8221;, semplice traslitterazione del nome greco della civetta, è usato in latino da Plinio, con diversa etimologia, per designare una pianta medicinale atta a favorire il latte nelle nutrici. Se è vero che nomen est omen, accogliamo questo sovrappiù non cercato di senso metaforico come di buon auspicio : nutrire anche minimamente il dialogo sui temi che siamo andati esponendo non sarebbe un risultato da poco).</p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;"><em>(Fine)</em></p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;">
<p style="text-align: right;"><em>Per il Comitato Scientifico</em>, <strong>Antonino Postorino</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A.C.I.T. e MusicalWords!</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/03/05/acit-e-musicalwords/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 23:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Musica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Assiociazione Culturale Italo-Tedesca e MusicalWords.it divengono collaboratori su più fronti! 
A Suggello di questo legame abbiamo chiesto una presentazione dell&#8217;ACIT  al Presidente Chiara Cozzani
***
Fondata nel giugno 1973, l&#8217;Associazione Culturale Italo-Tedesca  &#8211;  ACIT della Spezia svolge da allora ininterrottamente un&#8217;intensa attività di diffusione della lingua tedesca e della cultura dei paesi di lingua tedesca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;<a href="http://www.musicalwords.it/wp-admin/www.tedescoweb.it/acit.spezia" target="_blank">Assiociazione Culturale Italo-Tedesca</a> e MusicalWords.it divengono collaboratori su più fronti! </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Suggello di questo legame abbiamo chiesto una presentazione dell&#8217;ACIT  al Presidente Chiara Cozzani</strong></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Fondata nel giugno 1973, l&#8217;Associazione Culturale Italo-Tedesca  &#8211;  ACIT della Spezia svolge da allora ininterrottamente un&#8217;intensa attività di diffusione della lingua tedesca e della cultura dei paesi di lingua tedesca, rivolta sia all&#8217;ambito cittadino che provinciale.<br />
Associazione no-profit, <img src="http://www.tedescoweb.it/acit.spezia/logo.jpg" alt="" width="199" height="208" />nata da un&#8217;esigenza di apertura di orizzonti europei in ambito locale, con particolare riguardo al mondo della scuola, fin dalla sua costituzione è stata riconosciuta ufficialmente e sostenuta dal Ministero degli Esteri della Repubblica Federale Tedesca tramite le rappresentanze consolari.<br />
Strettissima è la collaborazione con il Goethe-Institut, che costituisce un punto di riferimento fondamentale sia in campo linguistico che culturale.<br />
L&#8217;ACIT collabora inoltre con l&#8217;Istituto Austriaco di Cultura di Milano e con il Centro Culturale Svizzero &#8211; Pro Helvetia di Milano.<br />
Nel novembre 2001 l&#8217;ACIT ha ottenuto dalla Regione Liguria il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato.<br />
Attività culturale e diffusione della lingua<span id="more-430"></span> tedesca sono strettamente collegate.<br />
L&#8217;attività culturale si svolge attraverso la realizzazione di manifestazioni quali mostre, conferenze, seminari, concerti, proiezioni cinematografiche, ecc., organizzate in collaborazione con i Servizi Culturali del Comune della Spezia.<br />
Le mostre (a partire da quelle &#8220;storiche&#8221; dell&#8217;Istituto per le Relazioni Culturali con l&#8217;Estero di Georg Grosz, Max Klinger, Käthe Kollwitz, Max Ernst, Wols, fino alle più recenti: Georg Klusemann, Gerhard Moll, Sigmund Strecker e a quelle fotografiche di Werner Herzog, Bernhard Wicki, ecc.), veicolate attraverso il circuito del Goethe-Institut, hanno costituito per la città notevoli occasioni di conoscenza e di confronto con l&#8217;arte tedesca.<br />
La diffusione della lingua tedesca avviene attraverso l&#8217;offerta di corsi di lingua a vari livelli, offerta che nel corso degli anni si è arricchita e differenziata. L&#8217;ACIT è sede d&#8217;esame autorizzata del Goethe-Institut per le certificazioni di livello A1, A2, B1, B2 del Quadro di riferimento del Consiglio d&#8217;Europa. I corsi si svolgono, oltre che presso la sede di via Manin 27, anche presso scuole, aziende e istituzioni che ne facciano richiesta.<br />
Ricordiamo a questo proposito che la Germania è il primo partner commerciale per l&#8217;Italia e che il tedesco riveste grande importanza anche nel settore turistico.<br />
Nell&#8217;ottica della crescita dei rapporti interculturali, l&#8217;ACIT organizza da anni anche corsi di lingua italiana per stranieri.<br />
Da diversi anni l&#8217;ACIT organizza per i soci viaggi in Germania, il cui programma prevede anche la partecipazione a spettacoli musicali.  Per quest&#8217;anno è previsto all&#8217;inizio di maggio un tour delle città anseatiche, con possibilità di assistere alla rappresentazione di un&#8217;opera di B.Britten (&#8220;Death in Venice&#8221;) alla Staatsoper di Amburgo.<br />
L&#8217;ACIT collabora attivamente al gemellaggio con il Comune di Bayreuth, alla  cui nascita ha contribuito. Nel 2009 si celebrerà il decimo anniversario della firma del patto di Gemellaggio. Nello scorso novembre si è svolta alla Spezia l&#8217;annuale riunione di lavoro delle Commissioni per i Gemellaggi dei due Comuni. Alle iniziative già in atto che riguardano in particolare il settore giovanile e scolastico (tirocini estivi per i giovani delle due città presso le rispettive amministrazioni comunali, scambi scolastici) se ne aggiungeranno nel 2009 altre quali ad es. un incontro giovanile alla Spezia, un concerto in collaborazione fra il Conservatorio &#8220;G.Puccini&#8221; e la Städtische Musikschule di Bayreuth, una nuova edizione della Festa del Vino di produzione locale a Bayreuth. La celebrazione ufficiale dell&#8217;anniversario avverrà nell&#8217;ambito del Palio del Golfo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le prossime iniziative ACIT ricordiamo: Sabato 28 febbraio si svolgerà in mattinata in Sala Dante un concerto del Puzzle Ensemble di Genova dal titolo &#8220;Bertolt Brecht e i suoi musicisti&#8221;. Nel <em>CiLiederbuch </em>di Bertolt Brecht si incontrano molti brani noti, che fanno parte del patrimonio culturale comune. A questi si aggiungono composizioni minori, che rappresentano assai bene l&#8217;inquietudine di Brecht, testimone del suo tempo, tra gli anni Venti e la fine della seconda guerra mondiale. Gran parte di questi <em>Lieder</em>, molti dei quali musicati da Kurt Weill e Hanns Eisler, testimoniano, anche attraverso un&#8217;armonia complessa dai colori incerti, la consapevolezza di appartenere a &#8220;finstere Zeiten&#8221;, tempi oscuri.<br />
Il Puzzle Ensemble è una giovane formazione composta da un soprano accompagnato da quattro pianisti, con la direzione artistica di Tiziana Canfori.  Lo spettacolo è arricchito da un importante elemento visivo costituito da una serie di pannelli di scena realizzati, su ispirazione dei testi brechtiani, dal designer Simone Fareri.<br />
La manifestazione,  ideata nel 2008 nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Metamorfosi&#8221; dell&#8217;Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova, è nata per iniziativa di: Provincia di Genova, Conservatorio &#8220;Paganini&#8221;, Goethe-Institut Genova, Fondazione Spinola.<br />
Le scuole sono vivamente invitate a partecipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2009 ricorre il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Per ricordare questo nodo fondamentale nella storia contemporanea europea l&#8217;ACIT ha in cantiere varie iniziative, fra le quali una mostra fotografica dedicata a Berlino ad opera del fotografo S.Koppelkamm, che confronta l&#8217;immagine  della città nel 1989/1990 con quella della capitale della Germania riunita, vent&#8217;anni dopo. La mostra sarà esposta nel mese di aprile presso gli Archivi della Comunicazione &#8220;Sergio Fregoso&#8221; in via Monteverdi (Centro &#8220;Dialma Ruggiero&#8221;). Seguiranno proiezioni cinematografiche di  pellicole della DDR, di indubbio interesse storico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ACIT dispone nella sua sede di una biblioteca di testi tedeschi e in traduzione di ca. 4500 volumi, aperta al pubblico.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Il Presidente</em><br />
<strong>Chiara Cozzani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Glavx, a Companion&#8230;/6</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/02/18/glavx-a-companion6-da-tradurre/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 23:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[Glavx]]></category>
		<category><![CDATA[Journals]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
		<category><![CDATA[Philosophy]]></category>

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		<description><![CDATA[VIII. Un dialogo, una serie di dialoghi, un sistema di dialoghi
Come può una rivista avviare e organizzare un lavorìo tale da far emergere dall&#8217;esperienza corrente quella valenza della filosofia che abbiamo fin qui descritto ?
Il più antico e vitale medium di esperienza filosofica è il dialogo, ed è questo il metodo che intendiamo seguire. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>VIII. Un dialogo, una serie di dialoghi, un sistema di dialoghi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come può una rivista avviare e organizzare un lavorìo tale da far emergere dall&#8217;esperienza corrente quella valenza della filosofia che abbiamo fin qui descritto ?<br />
Il più antico e vitale medium di esperienza filosofica è il dialogo, ed è questo il metodo che intendiamo seguire. La prima cosa da fare è parlare con i filosofi, rivolgere loro precise domande e cercare di averne altrettanto precise risposte. Attueremo dunque il modulo della conversazione redazionale (da non confondersi con l&#8217;intervista ai filosofi, che è cosa del tutto diversa), individuando personalità filosofiche di primo piano e cercando di coinvolgerle nella tematica che ci sta più a cuore. L&#8217;intera conversazione, registrata e tradotta in testo, farà da baricentro della sezione centrale della Rivista. Intorno alla conversazione, poi, si cercherà di organizzare un insieme articolato di contributi che ne allarghino a ventaglio il tema, di modo che questa sezione centrale possa configurarsi come una costellazione di scritti tra i quali la conversazione campeggi, facendo da riferimento principe e stella polare.<br />
E&#8217; chiaro che sia i temi, tratti dalla linea di fondo della ricerca, sia le personalità alle quali chiedere disponibilità a conversare con noi su di essi, dovranno essere individuati di volta in volta. E&#8217; anche chiaro che, data la complessità del campo relazionale da noi stessi definito, i referenti per la conversazione potranno essere individuati anche tra gli scienziati, tra i teologi e tra gli studiosi dell&#8217;intero arcipelago delle scienze umane. L&#8217;intento di fondo è, come dicevano all&#8217;inizio, quello di creare una sorta di archivio nel quale vadano a depositarsi i risultati di queste discussioni come materiali ordinati e progressivamente prodotti seguendo un disegno sistematico.<br />
E&#8217; superfluo poi precisare che la stessa struttura del dialogo esclude conclusioni preconcette, e che dunque la valenza della filosofia che a noi preme potrebbe risultare attaccata, criticata, negata da una gran quantità di punti di vista. Il che è proprio quanto, in un certo senso, è bene che accada, perché l&#8217;unico oggetto filosofico degno di considerazione è quello che sappia resistere ai più intransigenti e feroci tentativi di negarlo, insieme arricchendosi delle determinazioni che gli vengono proprio dal dover resistere a questi tentativi, e così giovandosi in positivo del loro contributo. In filosofia, quando è buona filosofia, non bisogna aver timore di rompere niente, perché ciò che si rompe non era per ciò stesso meritevole di durare.<br />
L&#8217;identico principio vale evidentemente per i contributi destinati ad allargare la tematica della conversazione, i cui autori dovranno essere di volta in volta individuati : tali contributi potranno essere rafforzativi o critici, costruttivi o demolitori, nel quadro di un sistema dialogico che finirà comunque e necessariamente per sedimentare una più profonda consapevolezza intorno alla tematica prescelta dalla Rivista, arricchendone i materiali d&#8217;archivio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IX. Un contorno poco meno definito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Così fissati gli assi centrali della ricerca, e raccordati in una prospettiva di fondo che non perda mai l&#8217;essenziale riferimento alla problematica didattica, la quale avrà anche un suo luogo specifico (all&#8217;incontro di queste direttrici sarà da ricercarsi la consistenza teorica e la continuità tematica di &#8220;Glaux&#8221;), è d&#8217;altronde piuttosto prematuro definire l&#8217;intera e definitiva struttura della Rivista.<br />
Ci sono prima di tutto ambiti consolidati, diffusi e immediatamente riconoscibili da parte di chi coltiva interessi per le tematiche in senso lato filosofiche (pensiamo per esempio alla politica, al diritto, all&#8217;economia, all&#8217;estetica, all&#8217;informatica, all&#8217;intelligenza<span id="more-189"></span> artificiale, all&#8217;ecologia, alla genetica, alla bioetica, per dire solo le prime cose che vengono in mente). Sarebbe qui interessante pensare a rubriche che curino queste tematiche allargando l&#8217;area dell&#8217;interesse e sviluppando in piena autonomia gli oggetti di pertinenza dei loro ambiti, senza tuttavia perdere la relazione con la linea di fondo in cui la Rivista continuerà a riconoscersi.<br />
Ci sono poi contributi offerti o richiesti d&#8217;occasione, di carattere più extravagante, ossia non immediatamente riconducibili alla sezione centrale, a quella didattica o a quella delle rubriche, e persino di carattere non strettamente filosofico, tuttavia dotati di particolare interesse, o di qualità tali da mostrare un&#8217;affinità con la prospettiva generale e per così dire con lo &#8220;stile&#8221; della Rivista. E&#8217; dunque opportuno pensare fin dall&#8217;inizio ad una sezione di miscellanea all&#8217;interno della quale i contenuti circolino con maggiore flessibilità e libertà.<br />
E&#8217; inoltre prevedibile il prosieguo dei lavori di autoaggiornamento in altri e successivi cicli, e l&#8217;eventuale pubblicazione dei relativi Atti troverebbe comunque nella Rivista il proprio luogo naturale, all&#8217;interno della sezione didattica o in posizione peculiare.<br />
Ci sono infine letture, critiche, recensioni, indicazioni, comunicazioni ai lettori, che ogni rivista mette a bilancio nel computo dei propri spazi, e così faremo noi.<br />
E&#8217; opportuno a questo punto lasciare uno spazio aperto per idee, aggiustamenti, integrazioni, proposte di ogni genere, che potranno venire, da qui a un anno, sia dal gruppo redazionale, sia da lettori interessati alla struttura e al futuro della Rivista. Questa esperienza è appena incominciata, ed è inevitabile che la sua ossatura reale finisca per definirsi e consolidarsi soltanto nel lavoro sul campo. Quello che invece sembra pregiudizialmente irrinunciabile è tener fede all&#8217;idea centrale che ha retto l&#8217;intera estensione delle linee di progetto, al fine di una prassi sicuramente orientata e della formazione di precise aspettative nei lettori.</p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;"><em>(La settima parte verrà pubblicata in seguito)</em></p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;">
<p style="text-align: right;"><em>Per il Comitato Scientifico</em>, <strong>Antonino Postorino</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Glavx, a Companion&#8230;/5</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2009/01/13/glavx-a-companion5-da-tradurre/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 22:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VII. La filosofia in rapporto a se stessa e la differenziazione dalla retorica
Una terza direttrice è costituita dal rapporto della filosofia con se stessa, in una relazione autoriflessiva che dovrebbe farle aprire un bilancio su quanto le sia costato e le costi quell&#8217;approdo alla logica del sapere senza fondamenti che ha costituito quasi per intero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VII. La filosofia in rapporto a se stessa e la differenziazione dalla retorica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una terza direttrice è costituita dal rapporto della filosofia con se stessa, in una relazione autoriflessiva che dovrebbe farle aprire un bilancio su quanto le sia costato e le costi quell&#8217;approdo alla logica del sapere senza fondamenti che ha costituito quasi per intero la sua fioritura nel corso del secolo appena concluso. In questa riflessione la filosofia potrebbe, e forse dovrebbe, chiedersi anche se la liquidazione del concetto di verità, e di quello connesso di scienza filosofica, non sia stata un po&#8217; troppo frettolosa e magari coartata da profonde ragioni ideologiche, e più in generale se sia così ultimativa come da molte parti ci si accalora a sostenere, talora con apparente voluttà autodistruttiva.<br />
Non è questo il luogo anche soltanto per abbozzare problematiche teoretiche in senso più stretto, ed è scontato che qualunque affermazione per così dire controcorrente dovessimo qui sostenere, troverebbe immediata e pertinente risposta da parte di chi è persuaso che la fine del significato sapienziale della filosofia coincida con la fine delle certezze metafisiche, e che la fine di queste certezze sia l&#8217;esito di un processo oggettivo di logoramento, consunzione ed esaustione storica del concetto di verità, rispetto <span id="more-188"></span>al quale nessuno di noi è in grado di fare niente. Questo senso di ineluttabilità domina pressoché sovrano, e questo è sotto gli occhi di tutti. Eppure è singolare come questa persuasione dell&#8217;assenza di verità, che è la vera certezza del nostro tempo, non provi almeno il bisogno di confrontarsi col luogo classico dell&#8217;autocontraddittorietà della negazione del fondamento, di cui anche sopra parlavamo, e delle aporie che ne conseguono. Viene in mente l&#8217;antichissima antinomia del mentitore : se Epimenide cretese dice che tutti i cretesi mentono, se ne deve dedurre che sta mentendo o che sta affermando il vero ? Se i filosofi dicono che la filosofia ha perduto la prospettiva della verità, se ne deve dedurre che l&#8217;affermazione di questa perdita non è vera o che è appunto la verità ? Non si sta qui cercando di prendere in castagna un&#8217;intera stagione filosofica mediante una semplice tagliola logica, ma è curioso come la nozione, trionfante nel senso comune come in buona parte degli addetti ai lavori filosofici, della certezza dell&#8217;assenza di certezza (che lascia intendere la verità dell&#8217;assenza di verità) non risulti almeno imbarazzante per una scienza filosofica così sicuramente impegnata nella propria smobilitazione. Si tratta di un problema che crediamo dovrebbe occupare seriamente una riflessione che la filosofia voglia avviare su se stessa.<br />
In questo confronto con se stessa, la filosofia non può poi evitare di interrogarsi &#8211; data la caduta del concetto di verità e il conseguente venir meno di ogni criterio oggettivo per decidere della persuasività di una tesi &#8211; su quale sia il suo rapporto di differenziazione rispetto alla vasta, articolata e potente dimensione della retorica, classicamente intesa come scienza della persuasione (nelle sue molte varianti, come letteraria, estetica, politica ecc.).<br />
La questione è antica, eppure le tirate polemiche di Platone sull&#8217;inconsistenza della cultura sofistica e sull&#8217;insidiosità falsificante della retorica, rilette oggi, mostrano accenti di impressionante attualità. La persuasione filosofica, cioè l&#8217;esperienza radicale del non poter scegliere che uno dei due termini dell&#8217;alternativa perché l&#8217;unico pensabile mentre l&#8217;altro è assurdo, nella sua dura e ruvida elementarità, è oggi qualcosa di quasi rimosso come connesso con rigidità ancestrali, mentre l&#8217;azione persuasiva è praticata e riconosciuta come libera scelta tra alternative possibili. La verità così non è ciò che deve essere riconosciuto tale, ma che soltanto lo può, qui ed ora, e sempre nel radicale avvertimento che la verità di oggi non è quella di domani, e che la verità di Tizio non è quella di Caio. In questo modo la decisione filosofica diventa opzione, e i criteri di questa opzione non possono che essere gli slanci o le avversioni, i gusti, le empatie, le risonanze soggettive che si determinano indefinitamente ad ogni accenno di fusione di orizzonti tra chi parla e chi ascolta.<br />
Se questo non è il luogo adatto per affrontare problematiche teoretiche, ancor meno lo è per quelle politiche, e tuttavia è difficile non esser tentati di pensare che la damnatio memoriae del concetto di verità da un lato, e il dilagare della persuasione retorica dall&#8217;altro (si pensi, tanto per dire, alle tecniche pubblicitarie, alle costruzioni d&#8217;immagine, ai sottili artifici della sondaggistica o alle polemiche sulla par condicio), siano interpretabili, tra le molte interpretazioni possibili, come i due rovesci della medaglia di un&#8217;ideologia del laissez faire storicamente trionfante e ormai lanciata verso la globalizzazione.<br />
In ogni caso, non ci vuol molto a vedere come la persuasione retorica vada costituendosi quale inquietante liquido amniotico di ogni futuribile, ed è altrettanto verificabile come il clima filosofico più largamente diffuso, rispetto al quale noi cerchiamo qui di consolidare un&#8217;alternativa, corra almeno il rischio di portare acqua a questo mulino, attenuando più che mai la nettezza dei confini tra filosofia e retorica. Il che per la filosofia non è un rischio lieve : Aristotele ha lasciato scritto che la filosofia è la scienza più nobile e la più libera perché, essendo fine a se stessa, non serve nessuno. Sarebbe davvero triste se dovesse cominciare a servire qualcuno nel modo peggiore, e cioè involontariamente.</p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;"><em>(La sesta parte verrà pubblicata in seguito)</em></p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;">
<p style="text-align: right;"><em>Per il Comitato Scientifico</em>, <strong>Antonino Postorino</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Glavx, a Companion../4</title>
		<link>http://www.musicalwords.it/2008/12/12/glavx-a-companion4/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Journals]]></category>
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		<description><![CDATA[(&#8230;Continua) V. La filosofia in rapporto alla scienza
Un&#8217;impostazione che condivida questa prospettiva assiologica, e si proponga di discutere criticamente la possibilità o impossibilità di rivendicare e attualizzare questa valenza della filosofia, trova già in qualche modo precostituite le direttrici del confronto.
La prima è sicuramente il rapporto con la scienza, in tutto il complesso sviluppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(&#8230;Continua)<strong> V. La filosofia in rapporto alla scienza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;impostazione che condivida questa prospettiva assiologica, e si proponga di discutere criticamente la possibilità o impossibilità di rivendicare e attualizzare questa valenza della filosofia, trova già in qualche modo precostituite le direttrici del confronto.<br />
La prima è sicuramente il rapporto con la scienza, in tutto il complesso sviluppo di significati che questo termine ha assunto negli ultimi quattro secoli. La scienza moderna, nata nel seno dell&#8217;esperienza filosofica, è infatti spesso concepita, con esplicite affermazioni o per tacito presupposto, come il sapere che è andato progressivamente &#8220;sostituendo&#8221; la filosofia, ossia occupandone esaustivamente il campo. Il che porta la filosofia stessa a porre la questione della propria peculiare scientificità, attestata in una tradizione bimillenaria (da Aristotele a Galilei) come matrice e fondamento di ogni scienza particolare.<br />
Il concetto cardine che qui entra in gioco è quello di scienza filosofica, con il suo correlato oggettivo che è quello di verità. Quest&#8217;ultimo concetto mostra un singolare destino, e cioè il non poter uscire dal paradosso di essere da un lato l&#8217;idea guida di qualunque sapere rivendichi a se stesso l&#8217;elementare sensatezza, dall&#8217;altro la vera e propria araba fenice del nostro tempo. Sarà quindi inevitabile, per una filosofia come sapienza, precisare la propria nozione di scienza, ossia di sapere che ha come contenuto la verità. Mentre infatti appare ormai poco attuale il confronto tra scienza e filosofia sul piano delle strategie conoscitive (la scienza ha cessato da un pezzo, posto che lo abbia mai fatto, di ascoltare i suggerimenti dei filosofi e di<span id="more-187"></span> valorizzarne le trovate teoriche, restando giustamente immersa nella propria autonomia procedurale), l&#8217;interesse di tale confronto sembra concentrarsi proprio sul tema della verità. Ciò che è in questione è infatti da un lato il valore filosofico (cioè veritativo, nel senso della scienza filosofica) della scienza, dall&#8217;altro il valore scientifico (cioè passibile di verificabilità o falsificabilità, nel senso metodologico della scienza) della filosofia.<br />
Luogo classico di questa divergenza è la problematica del fondamento (del fondamento come tale, dunque, in senso lato, dei fondamenti), prospettiva cui la scienza moderna ha del tutto rinunciato, inducendo la stessa filosofia del nostro tempo (se è vero che la filosofia, come la nottola di Minerva che dà il nome alla nostra rivista, si alza in volo al crepuscolo apprendendo per concetti ciò che è accaduto nel giorno trascorso) a cercare in qualche modo di apprendere appunto per concetti questa rinuncia. Quello che resta da verificare è quanto questa apprensione concettuale sia anche solo possibile senza autocontraddizione, e da ultimo, guardando alla scienza e alla cultura in generale, quale posizione si intenda assumere rispetto a questa autocontraddizione (se di negazione, di accettazione o di indifferenza, con tutti i problemi connessi).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VI. La filosofia in rapporto alla religione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda direttrice è costituita dal rapporto con la religione. L&#8217;atteggiamento ambivalente e contraddittorio, di allontanamento e di abbandono da un lato, di desiderio e interesse crescente &#8211; talora anche morboso &#8211; dall&#8217;altro, che la cultura di massa tiene nei confronti della prospettiva soprannaturale prima ancora che religiosa, è l&#8217;indicatore più persuasivo di una situazione di vuoto spirituale, di assenza e di bisogno.<br />
Questa situazione si determina da un lato per la caduta, all&#8217;interno del sapere scientifico dominante, di quel momento &#8220;sapienziale&#8221; orientato alla soluzione dei massimi problemi dell&#8217;uomo che dalla notte dei tempi è peculiare della religione, e che da una certa epoca in poi si è distribuito tra religione e filosofia, in un rapporto per un verso competitivo e concorrenziale, per l&#8217;altro complementare e organico (competitivo e concorrenziale in quanto entrambe hanno preteso alla giurisdizione totale sul problema contendendosi il campo e tentando l&#8217;una di ridurre a sé l&#8217;altra, complementare e organico singolarmente per lo stesso motivo, in quanto l&#8217;identità di campo ha fatto da potente denominatore comune suggerendo moduli di integrazione). Da un altro lato questa situazione si determina perché la sparizione del momento sapienziale dall&#8217;ambito dominante della scienza ha come risultante un&#8217;apertura irrazionalistica la quale, invece di cimentarsi coi difficili nodi di una tradizione che nella sua fase intermedia intreccia epistemologicamente le categorie di fede e ragione, preferisce abbandonarsi alle suggestioni soteriologiche provenienti dai più disparati ambiti, spesso mutuate d&#8217;accatto dalle tradizioni orientali e ancor più superficialmente vissute.<br />
Ci sono buone ragioni per ritenere che la cultura scientifico-irrazionalistica dominante (qualunque osservatore spassionato può verificare la fattualità di questo compromesso di scientismo e irrazionalismo, e non dovrebbe esserci bisogno di ricorrere ad esempi banali come quello degli oroscopi inseriti nei palinsesti televisivi accanto ai programmi di divulgazione scientifica, o dei notiziari che comunicano le strabilianti scoperte sulla mappa del genoma umano, per passare subito a renderci edotti sulle pratiche sacrificali delle sette sataniche) è gravemente inadempiente rispetto alle esigenze più profonde dell&#8217;essere umano, così che la chiarificazione teoretica del rapporto tra filosofia e religione (oggetto, tra l&#8217;altro, dell&#8217;enciclica Fides et Ratio, suscitatrice di accese polemiche in campo filosofico) non può, quando sistematicamente perseguita, che ridurre e idealmente chiudere lo spazio entro cui opera, con grave danno culturale, l&#8217;irrazionalismo di massa.<br />
Una linea di ricerca che voglia portare l&#8217;attenzione proprio sul momento sapienziale della filosofia non può dunque eludere in nessun modo il confronto serrato in primo luogo con la scienza, che di questo momento si è liberata anche con le conseguenze che siamo andati dicendo, in secondo luogo con la religione, storicamente portatrice originaria di questo momento e da ventisei secoli interlocutrice della filosofia intorno al significato che ad esso va attuibuito.</p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;"><em>(La quinta parte verrà pubblicata in seguito)</em></p>
<p class="MsoListBullet" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;">
<p style="text-align: right;"><em>Per il Comitato Scientifico</em>, <strong>Antonino Postorino</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>The Fourth Galaxy&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 23:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
		<category><![CDATA[Philosophy]]></category>

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		<description><![CDATA[GLAUX N°5
Quarta Costellazione
Venendo dalla teologia (terza costellazione), alla quale era approdata muovendo dalla domanda antropologica intorno al riconoscimento fattuale di normatività (seconda costellazione) &#8211; problema a sua volta connesso con l&#8217;istanza oggettivistica di una filosofia che pensi se stessa come sapienza (prima costellazione) -, la ricerca di &#8220;Glaux&#8221; è approdata quasi naturalmente all&#8217;ontologia. Si trattava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>GLAUX N°5<br />
</strong><strong>Quarta Costellazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Venendo dalla teologia (terza costellazione), alla quale era approdata muovendo dalla domanda antropologica intorno al riconoscimento fattuale di normatività (seconda costellazione) &#8211; problema a sua volta connesso con l&#8217;istanza oggettivistica di una filosofia che pensi se stessa come sapienza (prima costellazione) -, la ricerca di &#8220;Glaux&#8221; è approdata quasi naturalmente all&#8217;ontologia. Si trattava infatti di vedere quali puntelli argomentativi possa trovare questa impostazione sapienziale su uno scenario generale nel quale la filosofia è andata piuttosto progressivamente allontanandosi dalla stessa idea di verità, erigendo multiformi e sofisticatissime barriere convenzionalistiche, relativistiche e più genericamente debolistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;occasione favorevole per tentare una ricognizione in questa direzione è sembrato il libro di MAURIZIO FERRARIS Dove sei? Ontologia del telefonino. Qui l&#8217;ormai quasi aulico termine &#8220;ontologia&#8221; veniva legato, con una bonaria provocazione (che ricorda, come dice lo stesso Ferraris, l&#8217;a suo tempo celebre &#8220;Fenomenologia di Mike Buongiorno&#8221; di Umberto Eco), all&#8217;oggetto più esasperatamente comune e diffuso, e, anche a una prima occhiata del libro, era chiaro che non si trattava di un espediente comunicativo, ma che il problema dell&#8217;ontologia vi veniva assunto nella sua serietà e nel suo retaggio. Con questo autore si è quindi svolta la Conversazione del quinto numero di &#8220;Glaux&#8221;, a Torino, nel Marzo del 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è venuto fuori dalla costellazione dei saggi sorti a partire dalla Conversazione non ci sembra affatto il semplice materiale di un contenitore tematico, ma qualcosa di <span id="more-195"></span>molto più definito e indicativo, sebbene soltanto a posteriori. Crediamo, tra l&#8217;altro, che di questo il lettore possa rendersi conto del tutto autonomamente. Nonostante infatti gli interventi siano stati del tutto liberi e non si sia preventivamente formulata alcuna direttrice interpretativa, l&#8217;immagine risultante circa l&#8217;attuale prospettiva ontologica considerata nel suo complesso ci sembra, osservata da fuori (come appunto si fa con le costellazioni&#8230;), particolarmente strutturata e coerente nell&#8217;indicare una certa ipotesi interpretativa. Su questo torneremo, per correttezza di metodo, dopo avere brevemente descritto il contenuto del volume.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo gruppo di contributi sviluppa tematiche toccate nella Conversazione, allargandone la problematica e predisponendo vie di approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">LUCA BELLOTTI affronta la questione degli oggetti matematici attraverso il problema della possibilità stessa della loro conoscenza: sembra che si possa soddisfare l&#8217;esigenza &#8220;di avere una teoria semantica universale omogenea&#8221; solo a spese dell&#8217;altra esigenza, &#8220;di integrare la nozione di verità su tali oggetti all&#8217;interno di una epistemologia sostenibile&#8221;. Il dilemma di Benacerraf è proprio il filo rosso seguito per esaminare questa tensione problematica. Bellotti, riferendo sul dibattito più recente e collocandosi in esso, considera puntualmente i tentativi di soluzione prospettati nei loro lati vantaggiosi e nei loro risvolti negativi, e offre infine uno spunto di riflessione propria intorno alla possibilità di una &#8220;dissoluzione&#8221; del dilemma, piuttosto che di una sua &#8220;soluzione&#8221;: manifestando il sospetto che, almeno in certa misura, &#8220;le consuete ontologie ed epistemologie precludano anticipatamente qualsiasi possibilità di comprensione filosofica della concettualizzazione matematica&#8221;, Bellotti propone di chiedersi, invece che, &#8220;seguendo Benacerraf, come possiamo avere accesso epistemico alle entità matematiche&#8221;, &#8220;perché la matematica non ha alcun problema di accesso alle ‘entità&#8217; con cui ha a che fare&#8221;. Introduce così un &#8220;punto di vista trascendentale&#8221;, col quale si ragiona sulle condizioni di possibilità della conoscenza matematica, e per questa via giunge a porre il complicato problema &#8211; di capitali valenze ontologiche &#8211; di &#8220;un&#8217;oggettività concettuale, che non è né nel mondo né fuori di esso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">LUCA E. CERRETTI coglie l&#8217;implicazione sapienziale sussistente tra l&#8217;esistenza di un elemento irriducibile, o di una resistenza primaria che limita l&#8217;azione umana &#8211; elemento che è appunto oggetto della scienza ontologica &#8211; e la stessa possibilità di parlare in modo sensato di verità ponendo un limite a qualunque istanza convenzionalistica. In questa prospettiva di concezione dell&#8217;essere come di un plesso concettuale in sviluppo che contiene tutte le proprie fasi precedenti (in un sapere diverso, aperto e multiplo), ma contiene in sé anche il proprio interno limite, bisogna percepire come operante questo limite soprattutto in relazione al &#8220;concetto medio di realtà&#8221;, quello che si relaziona continuamente allo sviluppo delle scienze e delle tecniche. Si delinea così una sapienza insieme &#8220;ontologica&#8221; ed &#8220;ecologica&#8221;, ossia una sapienza del limite che definisce l&#8217;ontologia prima di tutto negativamente come ciò che pone un limite all&#8217;azione scientifico-tecnologica, e che deve presentarsi con quel tratto, inevitabile in questa impostazione, che è la necessaria signoria dello spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio sullo spazio riflette, in prospettiva ontologica,  GIORGIO DI SACCO, muovendo da un luogo della Conversazione nel quale Ferraris si sofferma sulla differenza tra spazio e tempo riguardo alle nozioni di oggettività e soggettività. Di contro al riferimento del tempo alla soggettività e dello spazio all&#8217;oggettività in forza della necessaria interiorità dell&#8217;asse cronologico e della necessaria simultaneità dello spazio, Di Sacco, muovendosi in maniera incrociata tra le concezioni di Mach, Einstein e Heidegger, ipotizza una deformazione soggettiva dello spazio, ovvero una sua &#8220;curvatura emozionale&#8221;, e si  muove entro questa prospettiva delineando abbozzi di sviluppo di interesse direttamente ontologico.</p>
<p style="text-align: justify;">LUCA BASILE riprende un tema da lui stesso posto nel corso della Conversazione, ossia quello della percezione, e, movendosi fra Sellars, McDowell ed Evans, col riferimento, comune a Ferraris, della classificazione ontologica di Meinong, esamina la decostruzione del &#8220;mito del dato&#8221;, arrivando per necessità a toccare il rapporto kantiano fra intuizione e concetto ed esaminando, sulla scorta della teoria sellarsiana dell&#8221;&#8221;avverbialismo analogico&#8221;, la possibilità di una &#8220;ontologia avverbiale&#8221; per la quale il contenuto oggettuale, ossia l&#8217;&#8221;oggetto del sentire&#8221;, sarebbe riducibile, a determinate condizioni precisamente esaminate, ad uno stato percettivo, ossia a un &#8220;tipo di sentire&#8221;. Si delineerebbe così, sempre sulla scorta di Sellars, una sorta di &#8220;fusionalità&#8221; fra intuizione e concetto, con l&#8217;indicazione di una necessaria ridiscussione dell&#8217;empirismo e col significativo riconoscimento conclusivo dell&#8217;opportunità di un riesame degli sviluppi dell&#8217;idealismo post-kantiano.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo gruppo di contributi viene da ricercatori impegnati in contesti vicini alla scienza e alla sua modalità anglosassone di pensare il problema ontologico, i quali peraltro assumono con estrema precisione il senso della Conversazione e il taglio di ricerca della rivista e, dal loro angolo visuale, offrono analisi secondo noi di grande interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">ANDREA SAUCHELLI, impegnato a riflettere sulla semantica dei mondi possibili, è peraltro molto attento alla più recente &#8220;moda&#8221; metafisica per la quale nei paesi angloamericani si parla di ontological turn e di &#8220;superamento della fase linguistica della filosofia analitica e cose simili&#8221;, e ci dà un resoconto esauriente e secondo noi estremamente significativo dell&#8217;impostazione del problema in David Lewis. I criteri che Sauchelli individua nell&#8217;opera di Lewis sono l&#8217;indispensabilità, vale a dire che l&#8217;impegno ontologico è doveroso laddove determinati enti sono indispensabili al buon funzionamento di una teoria scientifica, il senso comune, che dovrebbe garantire il carattere conservativo delle teorie scientifiche non permettendo che si discostino troppo dal già conosciuto, l&#8217;equilibrio fra economia, unità, ideologia, vale a dire che gli enti ammessi come esistenti in relazione alle idee portanti di una teoria scientifica devono essere, come del resto le stesse idee, contenuti al minimo per assicurare l&#8217;unità della teoria, e infine il rispetto per le scienze, nel senso che i loro risultati conclamati devono fare in qualche modo da discrimine per la posizione o meno di determinati problemi ontologici.</p>
<p style="text-align: justify;">EDOARDO DATTERI, impegnato invece nella sperimentazione biorobotica, si chiede quale ruolo possano svolgere i modelli meccanici costruiti per la simulazione nel controllo di ipotesi biologiche, e, riflettendo su tutti i passaggi della prassi sperimentale e discutendo a questo proposito le ipotesi di autori come Cummins, Macharner, Darden, Craven, ci fa osservare come per controllare empiricamente un modello teorico tramite simulazioni robotiche è necessario riprodurre a livello meccanico le proprietà biologiche, così che l&#8217;intera prassi implica una problematizzazione ontologica del biologico, richiamando in gioco le nozioni di entità, attività e proprietà delle entità stesse. Ogni passaggio per l&#8217;astrazione funzionale del meccanismo puro a partire dal biologico, al fine di riprodurre artificialmente tale meccanismo, implica dunque, stante il significato di sistema di vincoli da soddisfare di questo modello astratto, la questione genuinamente ontologica dell&#8217;esistenza di certe entità dotate di proprietà e in grado di produrre attività la cui regolarità testimonia di un determinato livello di realtà vincolante.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Assumendo il compito avventuroso ed enigmatico di seguire il sorgere della identità individuale nei meandri della materia, dalle configurazioni subatomiche attraverso la fisica, la biologia, l&#8217;embriologia, fino al salto problematico e sempre meno fantascientifico verso le intelligenze artificiali, FRANCESCA DEL SANTO, muovendosi tra suggerimenti del common sense che &#8220;vede&#8221; continuamente l&#8217;imporsi dell&#8217;identità in quanto discontinuità praticamente intuita come rilevante, e fatale dissolversi di qualunque determinazione significativa nel continuum che si impone al concetto disgregandolo, ci mostra come un problema così difficile e all&#8217;apparenza così lambiccato abbia così poderosi effetti sulla realtà morale, giuridica, politica, e in fondo sull&#8217;equilibrio valutativo di un&#8217;intera civiltà. Ci mostra, cioè, il carattere quotidiano di quel problema ontologico che in questo senso è indifferibile in una prospettiva sapienziale.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un terzo gruppo di contributi che sembrano cogliere, ciascuno a suo modo, un&#8217;insufficiente problematizzazione dell&#8217;ontologia nella versione in cui essa si trova impiegata nell&#8217;impostazione di Ferraris.</p>
<p style="text-align: justify;">ANDREA CAVAZZINI comincia col chiedersi se è possibile, come fa Ferraris, opporre ontologia ed ermeneutica in un contesto appena post-criticista, e prosegue in una lunga analisi nella quale l&#8217;ontologia viene a trovarsi inserita in un complesso contesto di fattori, perdendo la propria primalità. Cavazzini muove dall&#8217;epistemologia francese indicando per l&#8217;ontologia un ruolo legato alla designazione di ente che non può che venire dal pensiero scientifico, e prosegue mostrando come l&#8217;essere, di cui l&#8217;ontologia è scienza, deve distaccarsi dall&#8217;apparire, mentre poi quest&#8217;ultimo persiste, determinando diversi livelli di realtà che richiamano diversi &#8220;giochi linguistici&#8221;. All&#8217;interno di tali giochi, l&#8217;ontologia si trova a rivendicare un&#8217;oggettività superiore rimuovendo il livello inferiore che pur le è servito da fondamento, e dimostra così di dipendere dal suo rimosso. Da qui si va a delineare un compito per il filosofo, che, su suggerimento di Canguilhem, dovrebbe mimare la pratica dello scienziato, ossia compiere gesti senza i relativi oggetti, ottenendo così di disoccultare il gesto oggettivante che rimane nascosto dietro l&#8217;oggetto prodotto. Cavazzini poi, muovendo dai lavori di Enzo Melandri, segue questo sviluppo dalla fenomenologia all&#8217;ontologia attraverso l&#8217;ermeneutica, la semiologia e la semantica, definendo la sfera della noologia, ossia dello spazio logico di tutte le procedure di oggettivazione scientifica che la psicanalisi pone come livello simbolico fondamentale per l&#8217;instaurarsi del principio di realtà. L&#8217;ontologia resta così definita come &#8220;la forma del mondo che l&#8217;uomo abita in virtù del proprio rapporto alla verità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">GIAN MARIA TOFFI vede nella posizione di Ferraris il tentativo di un&#8217;ontologia regionale del sociale, condotto mediante un riduzionismo tranquillizzante che finisce per dimenticare e ignorare la funzione culturale del controllo del mondo ottenuto con la violenza mediata da oggetti, così che la sua ontologia sarebbe drasticamente semplificatrice. Contro questo tentativo, Toffi rivendica le classiche analisi di Foucault, ma anche di Agamben, Derrida e Bauman, capaci di restituire al sociale l&#8217;oscura densità oggettuale che viene dagli effetti del dominio (guerra, disastri ecologici, classismo). L&#8217;operazione di Ferraris sarebbe così l&#8217;andare incontro alla proliferazione di ontologie regionali utili per esempio a codici deontologici di gruppi professionali, che peraltro tali gruppi sono in grado di produrre autonomamente a prescindere da ogni fondazione filosofica: in questa prospettiva giuridica, la critica è di glissare per esempio sul lavoro di Lévinas circa la natura pre-contrattuale della responsabilità morale, operando anche qui una semplificazione del rapporto fra iscrizione e legalità. Le vie alternative a questa impostazione sono, secondo Toffi, due: recuperare il pensiero non riduzionistico spinoziano, che permette di pensare a una pluralità di piani collegati da un&#8217;unica inaffarrabile catena causale, senza artificiose derivazioni, o approfondire la lettura di Lévinas condotta da Bauman, dove appare chiaro come la moralità non sorga dall&#8217;interiorizzazione di norme sociali, ma sia un&#8217;istanza co-originaria a quella della socialità.</p>
<p style="text-align: justify;">ANTONINO POSTORINO muove dall&#8217;evidente legame di tutta la &#8220;nuova&#8221; ontologia &#8211; di cui Ferraris appare in qualche misura un esponente &#8211; con lo sviluppo del pensiero scientifico-tecnologico, che sembra vedere in essa un progettabile utile ambito teorico all&#8217;interno del quale, una volta ridotto il suo contenuto a ciò che esiste a prescindere da noi, sia possibile determinare quali limiti si pongano all&#8217;arbitrio umano, massimizzando così il profitto delle proprie imprese. Confrontando questa riduzione di significato col concetto dell&#8217;ontologia quale scienza dell&#8217;essere, di antichissima ascendenza, procede poi ad osservare come una tale riduzione renda l&#8217;ontologia inadempiente rispetto al proprio retaggio problematico, e prima di tutto esposta alla critica heideggeriana di caduta nell&#8217;oblio dell&#8217;essere &#8211; critica, per un&#8217;ontologia, decisamente insostenibile. Mostra quindi come la trattazione dell&#8217;ontologia secondo il suo stesso concetto non possa realizzarsi che per via dialettica, e inoltre come questa realizzazione non soltanto costituisca rispetto a quell&#8217;oblio una vera anamnesi, ma si ponga anche assolutamente al di là della cosiddetta Überwindung della metafisica, aprendosi a un&#8217;integrale assorbimento nell&#8217;orizzonte dell&#8217;essere delle determinazioni affioranti della prospettiva ermeneutica.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Un ultimo gruppo di contributi riguarda il confronto col mondo classico, secondo una stabile collaborazione che &#8220;Glaux&#8221; ha sviluppato e curato fin dal suo primo numero.</p>
<p style="text-align: justify;">PAOLO BERTINI muove dall&#8217;incipit dei poemi omerici per mostrare come nell&#8217;Iliade la tessitura poetica illumini, sul tipo dell&#8217;ira, un&#8217;intera tipologia di stati forti e perennemente ritornanti (il problema inatteso irresolubile, il potere ufficiale, il comando, la seduzione, l&#8217;alleanza, l&#8217;amicizia, la vendetta, ecc.), ossia veri stati ontologici fatali, inevitabili e oggettivi, che l&#8217;interpretazione &#8220;ufficiale&#8221; avrebbe poi tradotto in &#8220;sentimenti&#8221; dei personaggi. Nell&#8217;Odissea compare invece il divenire, il fluire del tempo, il dramma dell&#8217;aut-aut. Si tratta quindi dei due momenti che Parmenide ed Eraclito avrebbero rappresentato come essere e come logos, in un equilibrio bilanciato che evita fin dall&#8217;inizio il &#8220;pensiero unico&#8221;. Questo equilibrio porta alla discussione del celebre frammento di Protagora, che Bertini, con una rigorosa analisi testuale, non interpreta come negazione della metafisica, ma come affermazione del primato della relatività misurante, ossia della funzione umana sul teatro dell&#8217;essere. Il primato di questo complesso sentimento ontologico nella civiltà greca è dimostrato del mito di Aristeo cultore del miele confrontato con quello di Orfeo innamorato di Euridice &#8211; perdente il secondo perché ripone tutto il suo amore nel transitorio altro da sé, vincente il primo perché il miele è un dono perenne della natura, un incontro dell&#8217;uomo con l&#8217;Essere che produce il suo esserci.</p>
<p style="text-align: justify;">ANGELO TONELLI riflette infine sul tragico in prospettiva ontologica, e conclude che la vera ontologia del tragico sta nell&#8217;Essere che guarda se stesso. La soluzione è in fondo semplice: &#8220;La risposta, come la lettera rubata, è lì, sotto gli occhi di tutti&#8221;. Ma, nella sua semplicità, questa risposta dischiude il culmine della sapienza: Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo, ma anche il guardante è un accadimento, e non sussiste ancora niente che si possa denominare &#8220;soggettività&#8221;. Il théatron &#8211; dice Tonelli &#8211; è insieme guardante e guardato, ed è tò eón di Parmenide; è però anche témenos, spazio ritagliato che lascia fuori di sé qualcosa, l&#8217;inconoscibile immediato non-essere, impossibile alla ragione. Questa immediatezza inconcepibile nella sua contraddittorietà ha però il suo riscatto, perché solo in essa, nelle &#8220;cose che sono&#8221; (tà ónta), l&#8217;Essere può contemplare se stesso, secondo il saggio consiglio della dea che il magistero colliano ancora operante in Tonelli indica come invito alla &#8220;terza via&#8221; parmenidea.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa ricaviamo da questo percorso? Direi, molte cose, che meritano di essere elencate con un minimo di sistematicità.<br />
1) Per prima cosa, risulta che l&#8217;ontologia, vista ancora pochissimi anni fa come una sorta di anacronistica appendice pretenziosa e vagamente senescente, torna ai fasti della cronaca in forma per così dire rinnovata. Questo ritorno di interesse appare legato in molti modi al progetto scientifico-tecnologico, e questo è, secondo noi, la prova più evidente della riconosciuta importanza di questa problematica in quell&#8217;ambito nel quale meno essa appariva attuale, ossia nell&#8217;ambito pratico del dominio del reale.<br />
2) In secondo luogo, e conseguentemente, l&#8217;impostazione della problematica ontologica appare ridimensionata nella modalità che appare appunto utile alla sua riscoperta, o piuttosto ridefinita finalità. Il che non può che provocare almeno qualche perplessità in una sensibilità teoretica che è andata nel frattempo scandagliando la multiforme interazione dei processi che stanno dietro la complessità del reale.<br />
3) Tutto quanto appare eccedere la semplificazione riduzionistica della &#8220;nuova&#8221; ontologia coinvolge variamente la riflessione filosofica aggiornata ai risultati delle scienze umane, e il centro problematico appare la geografia e l&#8217;archeologia dei nessi costruttivi dell&#8217;oggettività, nel quadro di consapevolezza critica che vede l&#8217;improponibilità di un assetto &#8220;oggettivo&#8221;, e quindi di una metafisica, intesi come semplicemente &#8220;in sé&#8221;.<br />
4) Se l&#8217;ontologia così semplificata ad uso delle scienze nel quadro di un progetto tecnologico rivela comunque la sua utilità pratica, c&#8217;è forse da chiedersi se un potenziamento della riflessione ontologica che superasse l&#8217;attuale monodimensionalità non avrebbe un&#8217;analoga e anche maggiore utilità pratica in un progetto che non sia quello di dominio di élites tecnocratiche, ma quello di autogoverno delle comunità umane nel quadro di un ritrovato equilibrio mondiale. Cioè, detto in un linguaggio più tradizionale, c&#8217;è da chiedersi se davvero si ritiene che la prospettiva &#8220;sapienziale&#8221; sia così arcaica e lontana dalle problematiche attuali più urgenti e scottanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo, s&#8217;intende, non è che una lettura del problema, e soprattutto del significato di questo quinto numero di &#8220;Glaux&#8221;. Di altre letture e di altri significati si faranno carico altri.</p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
Per il Comitato Scientifico: ANTONINO POSTORINO</em></p>
<p style="text-align: center;">****************<strong><br />
Glaux, Quarta Costellazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">SULLE TRACCE DELL&#8217;ONTOLOGIA: Conversazione con Maurizio Ferraris</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LUCA BELLOTTI</strong>, Oggetti matematici: verità e conoscenza. Sul dilemma di Benacerraf<br />
<strong>LUCA E. CERRETTI</strong>, Uno spazio per l&#8217;ontologia<br />
<strong>GIORGIO DI SACCO ROLLA</strong>, Curvature emozionali. Spazio e soggettività<br />
<strong>LUCA BASILE</strong>, Oggetti o stati impressivi?</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ANDREA SAUCHELLI</strong>, Considerazioni sulla metodologia dell&#8217;indagine metafisica di David Lewis<br />
<strong>EDOARDO DATTERI</strong>, Esperimenti biorobotici per lo studio dei comportamenti adattativi e intelligenti</p>
<p style="text-align: center;"><strong>FRANCESCA DEL SANTO</strong>, Ontologia di uso quotidiano</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ANDREA CAVAZZINI</strong>, Oltre l&#8217;ontologia: dalla verità agli enti<br />
<strong>GIAN MARIA TOFFI</strong>, Essere giusti con Foucault<br />
<strong>ANTONINO POSTORINO</strong>, Essere, oblio dell&#8217;essere, oblio dell&#8217;oblio e anamnesi</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PAOLO BERTINI</strong>, Ontologia, nettare degli uomini<br />
<strong>ANGELO TONELLI</strong>, Per un&#8217;ontologia sapienziale del tragico</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
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		<title>The Third Galaxy&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 22:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
		<category><![CDATA[Philosophy]]></category>

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		<description><![CDATA[GLAUX N ° 4
Terza Costellazione
Partita dall&#8217;assunto problematico della filosofia come &#8220;sapienza oggettiva e insegnabile&#8221;, l&#8217;indagine di &#8220;Glaux&#8221; approdava al problema dell&#8217;universalità e normatività del sapere, caratteri &#8220;in mancanza dei quali qualunque discorso sulla sapienza non può che cadere nella suggestione arcaizzante ovvero ridursi a generica edificazione per anime belle&#8221;.
Ma universalità e normatività vuol dire &#8220;identificazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>GLAUX N ° 4<br />
Terza Costellazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Partita dall&#8217;assunto problematico della filosofia come &#8220;sapienza oggettiva e insegnabile&#8221;, l&#8217;indagine di &#8220;Glaux&#8221; approdava al problema dell&#8217;universalità e normatività del sapere, caratteri &#8220;in mancanza dei quali qualunque discorso sulla sapienza non può che cadere nella suggestione arcaizzante ovvero ridursi a generica edificazione per anime belle&#8221;.<br />
Ma universalità e normatività vuol dire &#8220;identificazione di una dimensione pubblica, ossia di uno spazio all&#8217;interno del quale una determinata verità venga condivisa e riconosciuta come principio informatore delle norme che regolano la vita civile&#8221;. Così, dopo la conversazione con Giovanni Reale che aveva offerto il riferimento alla costellazione di saggi del secondo numero &#8211; il primo in cui il programma di lavoro enunciato passava alla fase attuativa -, la seconda conversazione si è svolta con Sebastiano Maffettone appunto sul tema del pubblico.<br />
Qui, lungo numerose piste, la questione che è andata ponendosi è stata quella della fonte del riconoscimento di normatività, dunque l&#8217;asse di declinazione è stato quello più generalmente antropologico. Ma, lungo questa direzione di marcia e già all&#8217;interno<span id="more-194"></span> di questa seconda costellazione di riflessioni, è sorto naturalmente il problema se il riconoscimento fattuale di normatività abbia il proprio fondamento in un&#8217;antropologia puramente filosofica ovvero in un&#8217;antropologia teologica &#8211; che è quanto dire un&#8217;antropologia filosofica che, in prospettiva &#8220;sapienziale&#8221;, integri organicamente la problematica della &#8220;fede&#8221;, nella sua accezione più vasta.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; maturato così il naturale termine per la successiva conversazione, ossia il confronto fra sapienza filosofica e sapienza teologica. In questa direzione, la figura più significativa è apparsa quella del teologo BRUNO FORTE, autore di una Simbolica ecclesiale in otto volumi che si prolunga nei quattro volumi di una Dialogica, nella quale l&#8217;immenso materiale di lavoro dell&#8217;opera di sistematica teologica viene semplicemente offerto nella forma di un dialogo aperto con la filosofia.<br />
Questa scelta, che si è a nostro avviso rivelata felice per la ricchezza della prospettiva fin dall&#8217;inizio delineata da Forte nel corso della conversazione, svoltasi a Modena nel settembre del 2003, ha però anche determinato tempi diversi e più lunghi per questo volume di &#8220;Glaux&#8221;. La specificità dell&#8217;argomento teologico da un lato &#8211; tema di confine in una relazione non sempre facile con la filosofia &#8220;pura&#8221; (anche con tutta l&#8217;ambiguità di un tale concetto: la filosofia non può essere più o meno pura: semplicemente, o è filosofia o non lo è) -, la proposta di Forte dall&#8217;altro, di organizzare alla Spezia una &#8220;giornata teologica&#8221; sul modello della quaestio quodlibetalis, nella quale rappresentanti della redazione di &#8220;Glaux&#8221; accettassero la provocazione al dialogo sulla base dei quattro volumi della Dialogica (rispettivamente sui temi della metafisica, della rivelazione, dell&#8217;estetica e dell&#8217;etica), e muovessero obiezioni alle quali lo stesso Forte assumeva l&#8217;onere di far fronte; tutto questo indicava tempi più ampi e complessi (gli Atti di questa &#8220;giornata teologica&#8221; dovevano, secondo il progetto, costituire parte integrante del materiale di questo quarto numero). Proprio questo modo di porre la questione però, ossia la prospettiva di un confronto pubblico condotto con metodo argomentativo, era troppo importante per la stessa linea di progetto di &#8220;Glaux&#8221; per rinunciare. Così ci siamo messi per questa via, prevedendo scientemente un percorso diverso e peculiare per la costruzione di questo numero &#8220;teologico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A concludere la complessità di questo percorso, Bruno Forte è stato da lì a poco chiamato alla responsabilità vescovile nell&#8217;Arcidiocesi di Chieti-Vasto, così che, per ragioni più che evidenti, la &#8220;giornata teologica&#8221; spezzina è scivolata nel limbo del semplicemente possibile in un indeterminato futuro. I materiali per questa giornata, la cui preparazione era d&#8217;altronde già in varia misura avviata, costituivano già in qualche modo una parte integrante di questo numero, così la decisione redazionale è stata quella di presentarli come appendice nella forma che avrebbero avuto quali punti di avvio del dibattito &#8220;quodlibetale&#8221;. Si tratta quindi di saggi che, restando ancorati alla problematica filosofica, si aprono al confronto con la dimensione teologica, della quale assumono in qualche misura il linguaggio e il taglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda appendice è costituita dal testo di un intervento di Vincenzo Vitiello su fede, ragione, politica e secolarizzazione. Si tratta di una conferenza da lui tenuta alla Spezia nel novembre del 2004 per gli allievi del Liceo Classico &#8220;Lorenzo Costa&#8221; nel quadro di un più vasto convegno sul tema del rapporto tra fedi religiose, tensioni politiche nell&#8217;area mediterranea e destino della razionalità occidentale, convegno che per ragioni organizzative si è poi risolto in diverse iniziative minori. L&#8217;attenzione di Vitiello al tema teologico, l&#8217;interesse della sua personalità filosofica e la pertinenza dei temi da lui affrontati rispetto al quadro teorico di questo numero (è ancora la rivista &#8220;Glaux&#8221; ad aver elaborato il progetto di quel convegno poi risoltosi alla maniera detta) hanno suggerito l&#8217;opportunità della pubblicazione del testo di questo suo intervento.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto, non resta che descrivere brevemente il contenuto di questo quarto numero di &#8220;Glaux&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tematizzando con grande precisione quello che è proprio l&#8217;assunto problematico del numero, ossia l&#8217;intreccio costitutivo di fede e ragione che, a prescindere da ogni specifica fede o opzione religiosa, sta alla base di qualunque libera costruzione teorica, il teologo ANDREA GRILLO vede nel recupero di questa complessa relazione il superamento di una &#8220;laicità ideologica&#8221; &#8211; astrattamente separatrice delle categorie generali di fede e ragione &#8211; che è &#8220;soltanto il contraltare &#8211; rimedio peggiore del male &#8211; rispetto al clericalismo teologico&#8221; che, esattamente come la prima, finisce per essere semplice legittimazione di un determinato potere istituzionale. La restituzione alla consapevolezza teoretica della complessità di questo nodo di fede e ragione, autorità e libertà, inevidenza ed evidenza, risulta così non soltanto un arricchimento per la cultura ecclesiale, ma un servizio prezioso reso alla comunità civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel quadro della centralità, nella riflessione teologica, dell&#8217;elemento della corporeità, BARNABA MAJ ci offre una considerazione tutta filosofica del problema, dove il corpo si fa mediatore di comunicazione, e il corpo morto realtà metonimica che si incrocia con &#8220;la grande catastrofe della Modernità&#8221; e con i suoi vessilliferi, &#8220;la distruzione dei corpi e l&#8217;abolizione del senso della morte&#8221;. Di fronte al dispiegamento della potenza tecnologica e alla sua inesplicabile indifferenza, emerge in opposizione il sentimento del creaturale, cioè l&#8217;attenzione ai Lebenszeichen, ai segni di vita che emanano dalla corporeità dell&#8217;altro facendo sorgere in noi la resistenza ad ogni forma di violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la teologia è ragione credente ovvero fede raziocinante, e se il nostro approccio filosofico alla sapienza teologica è partito dalla considerazione della ineliminabilità di fatto di infinitamente vari e incontrollabili presupposti di fede a monte della cosiddetta datità, era in qualche modo inevitabile confrontarsi proprio col problema della datità nella sua labirintica sfuggevolezza. Lo fa FRANCESCA DEL SANTO ripercorrendo le maglie della conversazione con Bruno Forte con uno sguardo informato dai dubbi più vitali sull&#8217;argomento, in uno scritto breve ma di quel genere che, se in questo excursus teologico non ci fosse stato, si sarebbe dovuto inventarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettendo sui diversi tentativi di sistemazione concettuale dell&#8217;evento teologico della kenosi in chiave de-mitizzante ed esistenzialistica, col loro naturale esito riduzionistico in senso antropologico, LUCA BASILE e LORENZO STEARDO concentrano l&#8217;osservazione sulla notte del Getzemani, nella quale appare chiaro come solo la libera adesione del Cristo al proprio destino kenotico al di là dell&#8217;angoscia ne compia la funzione redentrice portando la teologia oltre ogni docetismo e costituendo il cristianesimo come capacità di pensare la morte di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">La connessione fra la problematica teologica, nella specie della mistica ebraica fiorente intorno alla profezia dell&#8217;avvento del regno messianico, e la problematica marxistica, sul comune fondo del conato a riscattare il male della storia, viene esplorato con ricchezza e puntualità da VALERIO MARTONE attraverso l&#8217;osservatorio in qualche modo privilegiato di una personalità come Walter Benjamin.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno al tema dei presupposti inevitabili della filosofia, col quale si apriva la conversazione con Bruno Forte al fine di avviare il confronto tra sapienza filosofica e sapienza teologica, ANDREA CAVAZZINI ci guida a un&#8217;analisi sistematica sulla questione della relazione tra la Verità e le Norme, mostrando come la denuncia dell&#8217;atteggiamento normativo da parte della filosofia &#8211; avanzata dalla sensibilità filosofica contemporanea nella sua tradizione analitica e in quella ermeneutica &#8220;debole&#8221; &#8211; non è affatto esente dalla volontà normalizzatrice che viene denunciata, e conseguentemente dall&#8217;esito normalizzatore che si vorrebbe evitare. Sul filo conduttore della riflessione di Althusser, viene così messa in luce l&#8217;ambiguità di fondo che costituisce la filosofia nella sua essenza, ossia quella di demistificare le varie volontà normalizzatrici seguendo l&#8217;imperativo della volontà di verità, senza peraltro poter disconoscere che la volontà di verità è a sua volta normalizzatrice. Se ne conclude che la filosofia non può né deve uscire dalla relazione ai propri presupposti, anzi deve assumerli consapevolmente in un compito infinito di stabilizzazione normativa / destabilizzazione critica di ogni normalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo la vicenda del conradiano Lord Jim sulla falsariga biblica, PAOLO STELLINO pone il problema della responsabilità, dunque dei fondamenti di un&#8217;etica laica e, a monte, della sua stessa possibilità e delle sue condizioni, indicando così, anche indirettamente, la centralità del nodo filosofico-teologico nella storia della nostra tradizione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">PAOLO BERTINI, che segue l&#8217;avventura di &#8220;Glaux&#8221; dall&#8217;angolatura della sua appartenenza all&#8217;Associazione Italiana di Cultura Classica, si chiede se sia possibile individuare i termini di una teologia per l&#8217;intellettuale antico, e, dopo una ricognizione che, da Eschilo a Parmenide, focalizza un nucleo teologico autonomo sia rispetto all&#8217;ontologia che alla mitologia popolare &#8211; nucleo che si potrebbe forse definire come un monoteismo fondamentale nel quale il progetto umano non può non porsi in relazione col supremo Potere -, passa a verificare quanto questo nucleo possa essere operante nella &#8220;pratica&#8221; teologica di intellettuali che, pur non intendendo tematizzare la dimensione religiosa, lasciano intravedere, come di passaggio, la presenza attiva della divinità. I testi &#8220;insospettabili&#8221; sono di Lucilio, di Lucrezio e di Ovidio, e la direzione teologica indicata è quella apparsa nel già detto monoteismo fondamentale: non definizione dell&#8217;oggetto né conferma voluta dal soggetto, ma domanda sulla presenza mediatrice della divinità nel rapporto fra oggettività e soggettività, ossia nel progetto che coinvolge l&#8217;uomo e il suo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di GIULIANO BACIGALUPO, centrato sui concetti di necessità e verosimiglianza nella Poetica di Aristotele, non riguarda di per sé la problematica teologica, e dunque il suo inserimento in questo numero di &#8220;Glaux&#8221; richiede qualche spiegazione. Essa risiede nel fatto che il discorso teologico, muovendo dal dato scritturale, ha un&#8217;esplicita connessione con la problematica ermeneutica da un lato, ma anche poetica e narratologica dall&#8217;altro, così che un&#8217;indagine in questo settore &#8211; soprattutto su concetti densamente filosofici come quelli di necessità e verosimiglianza &#8211; si è ritenuto possa avere un interesse collaterale in linea col progetto &#8220;archivistico&#8221; di &#8220;Glaux&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Passando all&#8217;appendice teologica, abbiamo i quattro lavori relativi rispettivamente alla problematica ontologica, rivelativa, estetica ed etica.</p>
<p style="text-align: justify;">Movendo da uno dei luoghi dell&#8217;itinerario di Bruno Forte attraverso la filosofia moderna, e cioè il &#8220;tradimento fedele&#8221; di Hegel rispetto alla teologia cristiana &#8211; &#8220;tradimento&#8221; che viene evidenziato a partire dalle diverse valenze dialettiche della rivelazione come Offenbarung ovvero come revelatio &#8211; ANTONINO POSTORINO si chiede se una lettura della dialettica hegeliana che la metta in relazione organica e funzionale con la successiva apertura fenomenologico-ermeneutica non sia in grado di proporre questa filosofia come elemento chiave per un&#8217;impostazione dell&#8217;ontologia trinitaria che conduca la teologia al di là delle conclamate difficoltà da essa stessa riconosciute, evitando peraltro l&#8217;altrettanto nota ambiguità che l&#8217;uso della filosofia hegeliana introdurrebbe nell&#8217;edificio della dogmatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando nel campo nel quale si tematizza più specificamente la rivelazione, PIETRO LAZAGNA raccoglie il tema dell&#8217;ascolto dell&#8217;Altro, ossia forse il più difficile della sapienza teologica, vero punctum dolens dell&#8217;Occidente, e ne mostra la connessione col tema del thaumazein, ossia della meraviglia con cui inizia ogni vero filosofare. Ne risulta un compito per la teologia che la filosofia può fare incondizionatamente suo, nella prospettiva di emendare se stessa dalla hybris della ragione come d&#8217;altronde la teologia deve farlo per liberarsi dall&#8217;opposta hybris del possesso incondizionato della parola di Dio, in una prospettiva in cui fede cristiana e razionalità secolare &#8220;hanno  bisogno l&#8217;una dell&#8217;altra e devono riconoscersi l&#8217;un l&#8217;altra&#8221;, in quanto &#8220;chiamate alla reciproca purificazione e al mutuo risanamento&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il testo di Bruno Forte, ripercorrendo ermeneuticamente alcune grandi interpretazioni del bello, dal medioevo ad oggi, si sforza di coniugare il paradigma classico e l&#8217;orizzonte biblico e cristiano, per cui il bello è splendore della forma, ma ad un tempo tenebra luminosissima, kenotica e paradossale, soglia del silenzio, NORBERT KÜNKLER, in dialogo con la riflessione di Forte, indaga l&#8217;esperienza del bello in quanto urgente rivelazione e domanda delle cose stesse. Il bello apparendo rivela e nasconde, sicché il suo statuto ontologico va indagato fino alle sue implicazioni estreme: il che significa intenderne ad un tempo l&#8217;ambiguità e la fedeltà, il suo costituirsi come l&#8217;aperto ed il futuro, come l&#8217;epifania del vero e del bene ma anche come gratuità e forma senza forma.</p>
<p style="text-align: justify;">Affrontando infine la problematica etica nella prospettiva di una concezione &#8220;sapienziale&#8221; della filosofia, LUCA E. CERRETTI, dopo aver ripercorso l&#8217;indagine di Forte nell&#8217;intreccio problematico di Stesso / Altro, identità / alterità, necessità / libertà, nel quadro di fondo della domanda, di origine teologica ma di consistenza genuinamente filosofica, se sia possibile un&#8217;etica senza trascendenza, si confronta personalmente col problema (muovendo dal terreno, comune al testo di Forte, dell&#8217;impostazione kantiana del problema del male), riproponendo l&#8217;attualità di questa impostazione piuttosto che quella, meno misurabile e comunicabile, dell&#8217;escatologia. Questo, tuttavia, dopo aver preso atto che una posizione razionale del problema etico, liberandosi di quella impositività che ha nella metafisica il suo termine compromissorio, si verrebbe a configurare come un&#8217;impresa agonica, dell&#8217;azzardo e della pazienza, &#8211; vicina dunque proprio alla prospettiva della stessa fede.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Come non è sembrato opportuno offrire qui una sintesi della conversazione con Bruno Forte, la cui ricchezza di temi si può misurare solo mediante una lettura diretta, per la stessa ragione non lo si fa per la conferenza di Vincenzo Vitiello: il taglio essenzialmente orale, la complessità dei temi da lui intrecciati secondo la sua originale interpretazione, l&#8217;ardimento di taluni accostamenti obbligherebbero il riepilogatore ad una riduzione improponibile, per cui la cosa migliore sembra quella di offrire il testo direttamente al lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile neanche, per tutte le ragioni viste, stringere sul significato di questo numero di &#8220;Glaux&#8221;. I temi sollevati sono tanti e tali che uno sguardo affrettato all&#8217;insieme del volume può forse dare l&#8217;impressione di discontinuità e di andamento rapsodico. C&#8217;è però un dato che si può cogliere con uno sforzo non grande, ed è la ricchezza delle tematiche strettamente filosofiche sollevate col solo aver voluto porre al centro la problematica teologica.<br />
Forse in un certo senso è proprio la mancanza di sistematicità a rivelare un terreno fecondo. I rapporti fra filosofia e teologia, per ragioni storico-culturali, si sono costantemente allentati lungo tutta l&#8217;età moderna e, soprattutto riguardo alla valutazione che viene data sull&#8217;esigenza di sistematicità, le due dimensioni si sono rapidamente divaricate negli ultimi due secoli. E tuttavia dalla sistematica teologica emergono infiniti problemi che la filosofia ha imparato a trattare separatamente, dispiegando una pluralità di approcci e di metodi che la teologia dal canto suo ha imparato a valorizzare. Ebbene, quando la prospettiva sia, come nel caso di &#8220;Glaux&#8221;, quella sapienziale, questa pluralità non dev&#8217;essere, in prima istanza, spinta verso nessuna unità forzata.<br />
Ci siamo interrogati intorno al rapporto esistente fra sapienza filosofica e sapienza teologica. Rispondere a questa domanda in maniera fondata e articolata richiederebbe certo una mole di approfondimenti di cui qui si può avere solo una pallida idea. Crediamo però che un piccolo, piccolissimo contributo venga anche dal lavoro che è costato questo numero, nella sua apparente frammentarietà. Questo contributo, crediamo, sta nell&#8217;aver fatto affiorare una rete sotterranea di problematiche intrecciate, la cui soluzione non sembra tollerare una divisione netta tra fede e ragione, mostrando così come una tale divisione non appaia per più ragioni credibile.<br />
Anche qui, come per i due numeri passati: forse non c&#8217;è niente di davvero nuovo. Ma c&#8217;è la differenza tra l&#8217;intuire le cose e il vederle, tra il presupporle unitariamente e il verificarle molteplicemente. La sapienza è anche progressiva sedimentazione di esperienza.</p>
<p style="text-align: right;">Per il Comitato Scientifico: <strong>Antonino Postorino</strong></p>
<p style="text-align: center;">**********<br />
<strong>Glaux : Terza Costellazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">SAPIENZA FILOSOFICA E SAPIENZA TEOLOGICA &#8211; Conversazione con <strong>Bruno Forte</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A.Grillo </strong>Il conflitto delle facoltà e la differenza tra evidenza e autorità: una questione da riaprire<br />
<strong>B.Maj</strong>, 		Lebenszeichen</p>
<p style="text-align: center;"><strong>F.Del Santo</strong>, Più domande che risposte<br />
<strong>L.Basile-L.Steardo</strong>,   Kenosis e Kerygma nella notte del Getzemani<br />
<strong>V.Martone</strong>, 		Teologia e marxismo in Walter Benjamin<br />
<strong>A.Cavazzini</strong>, 		La Verità e le norme<br />
<strong>P.Stellino</strong>,		Lord Jim di Joseph Conrad e il fondamento umano della responsabilità</p>
<p style="text-align: center;"><strong>G.Bacigalupo</strong>,	Necessità e verisimiglianza nella Poetica di Aristotele<br />
<strong>P.Bertini</strong>, 		Una teologia per l&#8217;intellettuale antico? Tre testi insospettabili</p>
<p style="text-align: center;">APPENDICE ALLA CONVERSAZIONE:<br />
MATERIALI PER UNA &#8220;GIORNATA TEOLOGICA&#8221; SULLA DIALOGICA DI BRUNO FORTE</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A.Postorino</strong>, 		Su Offenbarung / re-velatio: ontologia trinitaria, ermeneutica, dialettica<br />
<strong>P.Lazagna</strong>, 		L&#8217;altro come provocazione<br />
<strong>N.Künkler</strong>,		La bellezza alle porte. Riflessioni a margine del contributo di Bruno Forte<br />
per un&#8217;estetica teologica<br />
<strong>L.E.Cerretti</strong>, 		L&#8217;etica come spazio agonico della ragione</p>
<p style="text-align: center;">APPENDICE AL VOLUME: VINCENZO VITIELLO SU FEDE, RAGIONE, POLITICA, SECOLARIZZAZIONE</p>
<p style="text-align: center;"><strong>V.Vitiello</strong>,		Fede, regione e politica: il problema della secolarizzazione</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
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		<title>The Second Galaxy&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 22:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[Glavx]]></category>
		<category><![CDATA[Journals]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
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		<description><![CDATA[Glaux n°3 / Sommario
Seconda Costellazione
Nella sua prima ricognizione, &#8220;Glaux&#8221; aveva lavorato attorno al tema programmatico della filosofia come sapienza oggettiva e insegnabile, dunque come concettualità mediatrice di verità riconosciuta in seno ad una comunità etica. L&#8217;insieme dei saggi raccolti intorno alla conversazione con Giovanni Reale sull&#8217;attualità della saggezza antica aveva così delineato la prima costellazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Glaux n°3 / Sommario<br />
Seconda Costellazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua prima ricognizione, &#8220;Glaux&#8221; aveva lavorato attorno al tema programmatico della filosofia come sapienza oggettiva e insegnabile, dunque come concettualità mediatrice di verità riconosciuta in seno ad una comunità etica. L&#8217;insieme dei saggi raccolti intorno alla conversazione con Giovanni Reale sull&#8217;attualità della saggezza antica aveva così delineato la prima costellazione dell&#8217;attività di &#8220;Glaux&#8221;, dalla cui osservazione orientata e retrospettiva risultava nettamente il campo di forze che determina la dimensione sapienziale.<br />
Nel rispetto del reciproco gioco di queste forze, si trattava allora di cominciare a riflettere sulle condizioni di possibilità perché oggi si possa ancora parlare di universalità e di normatività, ossia dei caratteri in mancanza dei quali qualunque discorso sulla sapienza non può che cadere nella suggestione arcaizzante ovvero ridursi a generica edificazione per anime belle.<br />
Universalità e normatività vuol dire in buona sostanza identificazione di una dimensione pubblica, ossia di uno spazio all&#8217;interno del quale una determinata verità venga condivisa e riconosciuta come principio informatore delle norme che regolano la vita civile. Si trattava dunque di cogliere questa problematica per come essa si determina sul fronte avanzato della ricerca filosofica, al fine di evitare derive speculative astratte e di trovarsi immediatamente calati nei problemi con cui devono effettivamente misurarsi gli addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Si offriva a questo punto<span id="more-193"></span> la prospettiva di etica pubblica &#8211; e, in subordine, di metafisica pubblica &#8211; che costituisce la proposta di lavoro di SEBASTIANO MAFFETTONE. Con questo filosofo si svolge infatti la Conversazione che costituisce il fulcro di questo numero di &#8220;Glaux&#8221;.<br />
L&#8217;idea di Maffettone, di lavorare alla ricerca dei fondamenti di un riconoscimento di universalità normativa già operante nei fatti all&#8217;interno di forme di vita date, nella sua ardita contaminazione di storicismo hegeliano, formalismo kantiano e procedure e acquisizioni analitiche, non poteva non sollevare una vera marea di questioni, la cui posizione e il cui iniziale approfondimento costituisce la ricchezza di questa seconda costellazione (la rapidità di costituzione e di allargamento della rete dei collegamenti sembra qui evocare, più che il modello statico della costellazione, quello dinamico della reazione a catena, come potrà constatare il lettore di questo numero. Il fatto poi che non tutti i contributi nascano da una diretta finalizzazione a prendere posizione nella tematica sollevata dalla Conversazione, e molti di essi siano riconducibili a quel quadro da una semplice astuzia della ragione, non riduce minimamente l&#8217;unità della tessitura, anzi, dal nostro punto di vista, conferma l&#8217;oggettiva unitarietà dei nessi qui implicati e coimplicati).</p>
<p style="text-align: justify;">Andrebbe infine qui osservato come un inevitabile ripensamento di questa rapidità di costituzione e di allargamento della rete dei collegamenti alla luce di una vicenda contingente (per quel che contingenza possa voler dire, e non è facile da precisare&#8230;), e cioè quella della guerra angloamericana nell&#8217;area mediorientale, con tutte le capitali questioni di principio e di stato di fatto che essa porta in campo, non può che illuminare retrospettivamente con colori di attualità persino inquietanti l&#8217;oggettività di quei nessi.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla nostra costellazione, tracciamo ora in maniera minimale l&#8217;architettura del numero. Un primo gruppo di saggi origina direttamente dalla Conversazione, i cui temi vengono tuttavia echeggiati in forme e direzioni diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo saggio, di ANTONINO POSTORINO, muovendo dal clima di &#8220;fine della storia&#8221; che inquadra il lavoro costruttivo di Maffettone, si interroga sulle ragioni del &#8220;naufragio&#8221; &#8211; vero o supposto, ma comunque avvertito &#8211; della metafisica classica, e cerca di seguire le valenze evocate dall&#8217;uso corrente dell&#8217;opposizione pubblico / privato, a partire dal loro affiorare nella sapienza filosofica eraclitea fino alla loro peculiare fusione nella sapienza cristiana della teologia primitiva. Individuando quindi nella determinazione filosofica dello Spirito, prodotto mediato di quella teologia, il vero oggetto del &#8220;naufragio&#8221;, abbozza un&#8217;indagine sul modo di persistenza della fede cristiana nell&#8217;incarnazione, inveratrice dell&#8217;autocoscienza assoluta, all&#8217;interno dell&#8217;Aufhebung hegeliana, indicando così, come alternativa almeno possibile sulla via di una &#8220;metafisica pubblica&#8221;, quella di un&#8217;antropologia filosofica, nel suo problematico rapporto con la prospettiva teologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso tema antropologico è assunto nel lavoro di LUCA E. CERRETTI, il quale sottopone la conversazione con Maffettone ad una sorta di esame radiografico orientato ad isolare e individuare appunto la rete delle virtualità di questo genere sottese alla prospettiva di una &#8220;ragione pubblica&#8221;, in surroga almeno temporanea della prospettiva ontologica. In un &#8220;buon senso&#8221; definito dalle categorie di interattività, riconoscimento, mediabilità, proceduralismo, giustificazione, trasparenza etico-politica, viene così identificato l&#8217;attuale spazio della riflessione filosofica su questo tema, in una sorta di alfabetizzazione sullo sfondo di una pagina bianca, dove il compito della metafisica resta definito come interlinearità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto GIORGIO DI SACCO si chiede se il termine &#8220;metafisica&#8221; non resti, quando riferito a quest&#8217;ordine problematico, un puro nome, al quale si potrebbe allora comodamente rinunciare, essendo la via ontologica della metafisica classica solo uno dei modi nei quali si può realizzare l&#8217;insieme delle correlazioni che nella ricerca di Maffettone resta connotato come &#8220;metafisica pubblica&#8221;. Solo se la verità &#8211; continua Di Sacco &#8211; è uno stato del soggetto che la cerca, e non il minaccioso oggetto garantito da un qualche Gott mit uns, questa ricerca può conservare un significato positivo aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come prospettiva ancora alternativa a quella maffettoniana &#8211; ma più generalmente da &#8220;fine della storia&#8221; &#8211; si inserisce qui la riflessione di VALERIO MARTONE, il quale, esaminando da un lato la linea Hegel-Kojève-Fukuyama, lungo la quale la &#8220;fine della storia&#8221; viene a prendere le fattezze della liberaldemocrazia occidentale / americana, e dall&#8217;altro la linea Marx-Horkheimer-Adorno-Bloch, lungo la quale viene in luce l&#8217;impossibilità di esaurire il non-identico nell&#8217;identico, e quindi l&#8217;inettitudine di questo Stato &#8220;finale&#8221; a costituirsi come lo Stato omogeneo nel quale, col toglimento di ogni differenza tra universale e particolare, sarebbe esaurita ogni spinta al cambiamento, suggerisce una valenza del&#8217;Anerkennung hegeliana molto meno &#8220;debole&#8221; di quella valorizzata nella prospettiva di Maffettone, e quindi la persistente possibilità di un Novum.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Questo allargarsi della riflessione nello spazio storicamente attuale di un potere unico, che si presume morale in linea di principio, e in quanto tale esportabile e addirittura giustamente omologante, produce poi reazioni circostanziate, la cui derivazione dalla Conversazione prende l&#8217;inevitabile coloritura dell&#8217;urgenza.</p>
<p style="text-align: justify;">PIETRO LAZAGNA, all&#8217;interno di un filone riflessivo che va da Kierkegaard a Levinas passando per la vena religiosa del cattolicesimo di lingua francese, richiama l&#8217;attenzione sul tragico rischio di astrazione di una &#8220;etica pubblica&#8221;: il senso più autentico del discorso etico, infatti &#8211; quale affiora dalla radicalità dei santi e dei mistici &#8211; sta nel raggiungimento del vero Altro nella sua unica e  irripetibile particolarità, superando ogni rispecchiamento solipsistico nell&#8217;elemento concettuale e ritrovando la traccia evangelica del dia-logos come dia-conia, o come comunione autentica. Solo l&#8217;ethos del rispecchiamento solipsisitico, infatti, può arrivare a imporre l&#8217;universalismo, legittimando anche l&#8217;uso della forza a sostegno della propria normatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Così FRANCESCA DEL SANTO si interroga sul mondo del dopo 11 Settembre, sulla crisi di significato e sull&#8217;oscillazione fra rinascita dei miti e sterile scetticismo, affermando la necessità che la filosofia receda dalla fuga tendenziale adombrata dall&#8217;indifferenza classificatoria e faccia i conti ermeneutici con oggetti altamente artificiali come i prodotti culturali. Da qui il giudizio positivo sulla quasi-ontologia dell&#8217;impostazione di Maffettone, che è uno dei modi per misurarsi con la linea emergente della pura forza, sia pure tessendo su un telaio in continuo movimento e scontando la fatica di un puzzle mai compiuto, con obiettivi necessariamente minimali.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo gruppo di saggi contiene lavori che si collocano in medias res rispetto alle tematiche della Conversazione, ed hanno quindi carattere rigorosamente autonomo, essendo riconducibili a quel quadro solo in virtù della già osservata uniterietà della problematica di fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">ADRIANO FABRIS si addentra nel concetto di comunicazione &#8211; dimensione peraltro essenziale al progetto maffettoniano di etica pubblica &#8211; per mostrarci, a partire dallo stesso piano etimologico, la radicale alternatività di una comunicazione autentica, ossia volta alla costituzione del communis, rispetto al modello dominante volto al raggiungimento di un target e dotato di automatismi di feed-back. La comunicazione ha a che vedere col munus, ossia col &#8220;dono&#8221; di una realtà compartecipata, e deve mettere in campo un ingenium comunicativo, correndo il rischio dell&#8217;appiattimento nel &#8220;comune&#8221; come &#8220;volgare&#8221;, alla ricerca dell&#8217;inter-pretium, del &#8220;prezzo condiviso&#8221; nella mediazione interculturale. Si delinea così il quadro dell&#8217;etica della comunicazione, dove, non esistendo regole che governino l&#8217;applicazione di qualunque regola stabilita, ci troviamo di fronte all&#8217;arduo problema della libertà e della responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">ALFONSO M. IACONO riflette sul tema &#8211; variamente implicato nella precedente problematica &#8211; della storia, e riprendendo la discussione sugli stereotipi della storia circolare greca e della storia lineare ebraico-cristiana mostra l&#8217;inconsistenza di questa rigida distinzione, portando invece l&#8217;attenzione sulla crisi apparentemente irreversibile dei modelli che fanno coincidere evoluzione e progresso. Ne risulta una storia abbandonata dalla garanzia di futuro, nella quale la radicale contingenza induce il terrore per il male sempre virtuale e sempre imprevedibile e ingiustificato, e pone il problema del come si sopporti una storia di questo genere, cioè totalmente priva di rassicurazione, al punto da determinare una direttrice del pensiero teologico che porta alla negazione dell&#8217;onnipotenza di Dio e alla nozione del rischio totale dell&#8217;incarnazione, con la possibilità di una &#8220;sconfitta di Dio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">BARNABA MAJ, collocandosi ancora sul terreno della storia, indica nel pensiero gramsciano, infelicemente collassato nel neo-marxismo, una vera e originaria alternativa al leninismo della scienza di partito indifferente al concreto stato di coscienza dei suoi membri. Rivalutando dunque il momento &#8220;messianico&#8221; sostenuto da Benjamin in opposizione alla consunzione desoggettivizzante althusseriana, che conduce non per caso alla &#8220;fine della storia&#8221; nel neohegelismo di Fukuyama, Maj indica nel senso comune della coscienza storica &#8211; tema per eccellenza di ascendenza gramsciana &#8211; il vero elemento vitale che, non permettendo alla teoria di inglobare la realtà, ma viceversa lasciando emergere il tragico-creaturale quale contraltare al progetto della storicità immanente che ha condotto alla shoah e ai gulag, è in grado di delineare un nuovo spazio di senso per la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine ANDREA CAVAZZINI sviluppa &#8211; in maniera raccordabile al quadro problematico intorno al significato del pubblico &#8211; una critica del pensiero di Gadamer, dove si mostra come il padre dell&#8217;ermeneutica, interpretando come solipsismo della &#8220;ragione assoluta&#8221; l&#8217;intero pensiero della modernità, e cercando coerentemente di realizzare un&#8217;autentica dimensione comunitaria nell&#8217;infinita &#8220;fusione di orizzonti&#8221; che resta al di qua di norme razionali regolatrici, finisca di fatto per precludere a questa dimensione il carattere di criticità che solo la potrebbe costituire come universale e dunque pubblica, portandola al di là del rispetto irriflesso per le auctoritates ancestrali. Cavazzini tocca così, e sviluppa, il difficile problema del rapporto tra linguaggio e strutture oggettive non linguistiche, mostrando ancora come l&#8217;ottica gadameriana, inseguendo la &#8220;pienezza&#8221; originaria di una verginità che la lingua reale non ha, finisca al contrario in una sorta di lingua dotta, contemplata ma non parlata e di fatto negatrice della vera dialogicità, che dell&#8217;ermeneutica dovrebbe viceversa essere principio informatore.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">La trattazione di queste tematiche in un ambiente culturale relativamente lontano dal nostro è stata resa disponibile a questo numero di &#8220;Glaux&#8221; dal lavoro di CARLO MARLETTI, il quale è direttamente impegnato in una fertile tessitura di relazioni fra l&#8217;Università di Pisa e quella dell&#8217;Avana, ed è dunque un conoscitore di prim&#8217;ordine della realtà culturale cubana.<br />
I saggi presentati, di FRANCISCO FUENTES, RIGOBERTO PUPO e PAUL RAVELO CABRERA, sono stati tradotti dallo stesso Marletti, ed è opportuno rinviare, per la loro origine, taglio e contenuto, alla presentazione che lui premette alle traduzioni. Ci limitiamo qui a rimarcare l&#8217;attenzione di questo scenario culturale alla problematica che è stata oggetto della conversazione con Maffettone e ad osservare, con Marletti, la sensibilità di quell&#8217;ambiente filosofico sia al tema hegeliano dell&#8217;ethos, sia a quello kantiano dell&#8217;universalismo (che, come abbiamo visto, sono tra le coordinate fondamentali della ricerca dello stesso Maffettone). Annotiamo infine, di nostro &#8211; ma è una sensazione che non potrà non avere il lettore di questi saggi &#8211; la freschezza e vitalità di questo luogo di pensiero, che sembra miracolosamente indenne dalle ombre di compiaciuto apocalittismo che segnano tanta parte della filosofia &#8220;continentale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Se i saggi cubani costituiscono un&#8217;eco di lontananza nello spazio, un&#8217;eco di lontananza nel tempo &#8211; superata qui come là dalla virtualità attualizzante delle costanti antropologiche &#8211; viene dai lavori dei collaboratori di &#8220;Glaux&#8221; operanti in seno all&#8217;Associazione Italiana di Cultura Classica.</p>
<p style="text-align: justify;">PAOLO BERTINI indaga, a partire dall&#8217;archetipo della patria, il complesso trascolorare di questo concetto, tra l&#8217;età omerica e quella classica, da un significato materiale-concreto pregiuridico, imperniato sulla difesa del patrimonio paterno che si è chiamati dall&#8217;onore familiare a dimostrare di meritare, fino al sorgere del modello politico-territoriale, e con esso dell&#8217;idea di un&#8217;entità sovraordinata ai singoli, e che pure ha solo nell&#8217;insieme dei singoli la sua tangibile sostanzialità. Da qui, probabilmente, l&#8217;ambivalenza della romana respublica, che da un lato ipostatizza l&#8217;assetto fattuale dei rapporti di forza e richiede strumenti pragmatici di governo, dall&#8217;altro costituisce una realtà che preesiste a qualunque singolo, e che come tale deve essere sacralizzata e servita, in un quadro dinamico che connota i rapporti di parentela non come &#8220;preistoria&#8221; della coscienza statale, ma come forza che della struttura statale informa i piani più profondi. Bertini conclude su questa duplice valenza del pubblico, e individua in questo concetto, importante dono del mondo antico, il &#8220;prendere su di sé la linea della storia &#8230; alla luce degli impegni presenti&#8221;, sempre in bilico tra una perfezione eternamente differita e le difficoltà della convivenza umana.</p>
<p style="text-align: justify;">ROBERTO CENTI riflette invece sulle &#8220;vite parallele&#8221; del diritto e della lingua di Roma, riconoscendo il parallelismo nella comune evoluzione da concreti strumenti operativi ad astratti saperi metafisici. Lo jus viene seguito in questa sua evoluzione dalle XII Tavole, attraverso il pragmatismo del governo romano, fino ai corpora dell&#8217;età tardo-antica, all&#8217;accoglimento nella Chiesa e alla progressiva destoricizzazione che sta all&#8217;origine del formalismo giuridico che si sviluppa fino a Weber e a Kelsen. La lingua latina, a sua volta, viene vista declinare astrattamente nel grammaticalismo e addirittura nel meta-grammaticalismo, approdando al logicismo portorealista e al formalismo illuminista. L&#8217;autore ne deriva un avvertimento metodologico contro la decontestualizzazione, e suggerisce, quale modello di identità / differenza delle concrezioni spirituali, quello del &#8220;vecchio ritratto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo infine rinunciare, anche in questo numero di &#8220;Glaux&#8221;, all&#8217;unitarietà di uno sguardo retrospettivo che, ancora senza pretendere ad alcuna convergenza preconcetta, e dunque rispettando l&#8217;assoluta autonomia e indipendenza dei contributi, stringa sul contenuto oggettivo del numero, offrendone una possibile chiave di lettura.<br />
Il tema che costituisce il filo rosso dell&#8217;intero numero è, come si è detto, quello delle condizioni di possibilità alle quali si possa ancora parlare di universalità e normatività, per conferire alla prospettiva sapienziale, che è la direttrice della ricerca di &#8220;Glaux&#8221;, una consistenza attuale e concreta, che ne renda credibile la candidatura a una funzione pubblica.<br />
I problemi, com&#8217;era del tutto naturale, non si sono fatti attendere, e la densità del tessuto delle correlazioni mostra una pluridimensionalità dei singoli contributi nel costituirne l&#8217;intreccio. La questione dell&#8217;universalità, nella sua complessa relazione con la dimensione storica (Fuentes, Ravelo, Centi), non poteva non condurre alla tematica della storia tout court, dunque della sua essenza, della sua presunta fine, della sua residua apertura di senso (Iacono, Maj, Martone, Postorino, Cerretti). Su questo sfondo, la categoria del pubblico non può che apparire altamente problematica (Fabris, Cavazzini, Postorino, Cerretti, Bertini), implicando da un lato questioni di fondazione veritativa (Pupo, Di Sacco, Cavazzini), dall&#8217;altro questioni antropologiche (Cerretti, Postorino, Bertini) con le loro derive teologiche (Iacono, Postorino), dall&#8217;altro ancora questioni di comunicazione (Fabris, Cavazzini), e infine problemi etici legati al nesso tra verità e potere (Fabris, Lazagna, Del Santo) e richiamanti in campo l&#8217;appello al senso comune, nell&#8217;accezione &#8220;forte&#8221; della liberazione dall&#8217;ideologia (Maj) ovvero in quella &#8220;debole&#8221; del buon senso di mediazione (Cerretti).</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo così, anche in questo terzo numero di &#8220;Glaux&#8221; (seconda realizzazione del programma di lavoro enunciato nel primo numero), di aver portato ad effetto secondo i piani l&#8217;idea informatrice della rivista, che non è quella di focalizzare unanimismi schematici, ma di mantenere aperta una tessitura dialogica orientata, come abbiamo detto fin dall&#8217;inizio, alla sedimentazione &#8220;archivistica&#8221; di materiali intorno all&#8217;originario significato sapienziale della filosofia, e all&#8217;intera problematica della sua attualizzazione.<br />
Confidiamo che, anche questa volta, il volo crepuscolare della nottola non sia stato sterile.</p>
<p style="text-align: right;">Per il Comitato Scientifico: Antonino Postorino</p>
<p style="text-align: center;">*******************<br />
<strong>Glaux : seconda costellazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">METAFISICA E METAFISICA PUBBLICA &#8211; Conversazione con <strong>Sebastiano Maffettone</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A.Postorino</strong>, Prima e dopo il naufragio. Glaux, la sapienza, il &#8220;pubblico&#8221;<br />
<strong>L.E.Cerretti</strong>, Virtualità antropologiche della Ragion pubblica<br />
<strong>G.Di Sacco</strong>, Metafisica pubblica e spiriti risentiti<br />
<strong>V.Martone</strong>, Riconoscimento e fine della storia<br />
<strong>P.Lazagna</strong>, Ladri e meretrici vi precederanno nel regno&#8230;<br />
<strong>F.Del Santo</strong>, Note a margine</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A.Fabris</strong>, Etica della comunicazione<br />
<strong>M.Iacono</strong>, Come si sopporta la storia? Il futuro e la contingenza<br />
<strong>B.Maj</strong>, Coscienza storica e senso comune<br />
<strong>A.Cavazzini</strong>, Il problema del senso. Una critica dell&#8217;ermeneutica di Gadamer</p>
<p style="text-align: center;"><strong>C.Marletti</strong>, Presentazione dei saggi di Ravelo, Pupo, Fuentes<br />
<strong>P.Ravelo Cabrera</strong>, Perché abbiamo bisogno dell&#8217;Illuminismo e di Kant?<br />
<strong>R.Pupo</strong>, La verità come eterno problema filosofico<br />
<strong>J.F.Fuentes</strong>, Sul dibattito tra universalismo, comunitarismo e liberismo</p>
<p style="text-align: center;"><strong>P.Bertini</strong>, Morire per la patria: un affare di famiglia<br />
<strong>R.Centi</strong>, Il diritto e la lingua di Roma: due &#8220;vite parallele&#8221; tra norma e prassi</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
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		<title>The Firts Galaxy&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 22:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Lettere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editorial Collaboration]]></category>
		<category><![CDATA[Glavx]]></category>
		<category><![CDATA[Journals]]></category>
		<category><![CDATA[LITERATURE]]></category>
		<category><![CDATA[Philosophy]]></category>

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		<description><![CDATA[Glaux / n°2 (autunno &#8216;01)
Prima Costellazione

Glaux : prima costellazione
SAGGEZZA ANTICA E SAPIENZA FILOSOFICA &#8211; Conversazione con Giovanni Reale
P.Bertini, Sapiente nei fatti : attributi culturali e tradizione antropologica
F.Vannini, Note introduttive alla Sapienza biblica
A.Tonelli, Essere conoscenza : una nota intorno alla sapienza greca
L.Cerretti, Antropologia per Protofilosofi
A.Postorino, Sapienza kenotica e ontologia dialettica
D.Lena, Una via critica per &#8220;Glaux&#8221; (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Glaux / n°2 (autunno &#8216;01)<br />
Prima Costellazione<br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Glaux : prima costellazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">S<strong>AGGEZZA ANTICA E SAPIENZA FILOSOFICA &#8211; Conversazione con Giovanni Reale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>P.Bertini</strong>, Sapiente nei fatti : attributi culturali e tradizione antropologica<br />
<strong>F.Vannini</strong>, Note introduttive alla Sapienza biblica<br />
<strong>A.Tonelli</strong>, Essere conoscenza : una nota intorno alla sapienza greca<br />
<strong>L.Cerretti</strong>, Antropologia per Protofilosofi<br />
<strong>A.Postorino</strong>, Sapienza<span id="more-191"></span> kenotica e ontologia dialettica</p>
<p style="text-align: center;"><strong>D.Lena</strong>, Una via critica per &#8220;Glaux&#8221; (e per la filosofia) ?<br />
<strong>G.Di Sacco</strong>, Per una dimensione &#8220;eroica&#8221; della filosofia<br />
<strong>F.Del Santo</strong>, Urti linguistici ed emergenze metafisiche</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L.Bellotti</strong>, Teorie della verità<br />
<strong>M.Forti</strong>, Il valore sapienziale del metodo assiomatico<br />
<strong>D.Cecchi</strong>, Contrassegni della filosofia<br />
<strong>L.Mauro</strong>, Dialogare bene per agire bene. Note su dialettica e filosofia pratica in Aristotele<br />
<strong>B.Maj</strong>, Nichilismo storico e questioni di storiografia filosofica<br />
<strong>D.Messina</strong>, Un promemoria für ewig : filosofia e storia nei Quaderni del carcere di Gramsci<br />
<strong>N.Künkler</strong>, Il tema del nulla e del non essere in Meister Eckhart</p>
<p style="text-align: center;"><strong>P.Lazagna</strong>, Dell&#8217;essere e del non essere : alla radice delle opzioni<br />
<strong>M.Trombino</strong>, Saggezza antica, sapienza filosofica, pratica didattica<br />
<strong>M.C.Mirabello</strong>, La filosofia fra &#8220;bene per sempre&#8221; e didattica quotidiana</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
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