Perché gli artisti fanno le prove generali
Quando si cerca prova generale significato, la definizione più semplice è quella dell’ultima grande verifica dello spettacolo prima del debutto. Attori, danzatori, musicisti e tecnici cercano di riprodurre le condizioni della rappresentazione vera e propria, utilizzando costumi, luci, suono, scenografie, cambi e ingressi secondo l’ordine previsto.
La prova generale, però, non è semplicemente “un’altra prova fatta meglio”. Arriva alla fine di un percorso composto da fasi con obiettivi molto diversi. Prima si costruiscono interpretazione e coreografia, poi si inseriscono gli elementi tecnici, si provano costumi e cambi, si eseguono filate complete e infine si verifica se tutte le parti riescono a funzionare insieme senza continue interruzioni.
Per studenti e famiglie che entrano per la prima volta nel mondo dello spettacolo, termini come filata, prova tecnica e generale possono sembrare quasi sinonimi. In realtà indicano momenti differenti della produzione.
La prova in sala costruisce lo spettacolo
La prova in sala appartiene principalmente alla fase creativa.
Nel teatro può essere dedicata al testo, alle intenzioni dei personaggi, ai movimenti scenici e alla relazione tra gli interpreti. Nella danza comprende apprendimento e pulizia delle coreografie, studio musicale, formazioni, passaggi nello spazio e lavoro interpretativo.
Lo spettacolo è ancora modificabile.
Una sequenza può essere accorciata, un ingresso spostato, una scena riscritta o una formazione completamente ripensata.
In questa fase non è sempre necessario disporre della scenografia definitiva. Gli ingombri possono essere segnati sul pavimento con nastro adesivo, mentre oggetti provvisori sostituiscono quelli che verranno utilizzati in scena.
Anche il costume può essere simulato.
Una danzatrice destinata a indossare una gonna molto ampia può provarne una di dimensioni simili. Un attore che dovrà utilizzare un cappotto può lavorare con un capo provvisorio per capire come condiziona il movimento.
La priorità rimane però costruire il contenuto artistico.
È durante le prove in sala che lo spettacolo trova progressivamente forma.
La filata verifica la continuità
A un certo punto diventa necessario smettere di lavorare soltanto su singole scene e osservare l’intero spettacolo.
Nasce così la filata.
Durante una filata l’opera viene eseguita dall’inizio alla fine, o comunque in una porzione molto ampia, evitando per quanto possibile le interruzioni.
L’obiettivo non è simulare perfettamente la serata del debutto. Serve soprattutto a capire se ciò che funziona separatamente continua a funzionare quando viene inserito nell’intera struttura.
La filata permette di osservare:
- durata complessiva;
- ritmo dello spettacolo;
- transizioni;
- tempi morti;
- resistenza degli interpreti;
- successione degli ingressi;
- cambi di atmosfera;
- coerenza tra le diverse sezioni.
In una coreografia, per esempio, un finale può apparire energico quando viene provato isolatamente. Dopo cinquanta minuti di spettacolo, però, gli interpreti potrebbero arrivarci con una stanchezza completamente diversa.
La filata rende visibili proprio questi problemi.
Può ancora essere interrotta quando compare una difficoltà importante, ma il principio è mantenere il più possibile la continuità.
La prova tecnica mette al centro la macchina teatrale
La prova tecnica ha una logica differente.
Non è organizzata principalmente per perfezionare recitazione o coreografia, ma per integrare gli elementi che permettono allo spettacolo di funzionare materialmente.
Entrano quindi in gioco:
- luci;
- audio;
- proiezioni;
- cambi scena;
- sipari;
- macchinari;
- oggetti;
- effetti;
- ingressi tecnici.
Durante una prova tecnica è assolutamente normale interrompersi molte volte.
Una scena di diversi minuti può essere fermata dopo pochi secondi perché bisogna ripetere un cambio luce. Una transizione può essere provata dieci volte per verificare il movimento di una scenografia.
In alcuni casi viene utilizzato il sistema cue-to-cue.
Invece di eseguire tutto lo spettacolo, vengono provati soltanto i momenti vicini ai segnali tecnici. Una lunga scena senza effetti può essere quasi interamente saltata, per passare direttamente al punto nel quale deve partire una musica o cambiare una luce.
La prova tecnica può quindi risultare frammentata e molto lenta.
È esattamente ciò per cui esiste.
Prima della continuità bisogna assicurarsi che ogni meccanismo sia ripetibile e sicuro.
La prova luci è dedicata all’illuminazione
La prova luci può essere considerata una parte del processo tecnico, anche se nelle produzioni più complesse occupa sessioni specifiche.
Il progetto luminoso viene verificato sul palco reale.
Bisogna controllare:
- direzione dei fasci;
- intensità;
- colori;
- zone illuminate;
- ombre;
- tempi delle dissolvenze;
- relazione con scene e costumi;
- posizione degli interpreti.
Una luce progettata sulla carta può infatti produrre un risultato diverso quando incontra realmente un corpo, un tessuto o una superficie scenografica.
La presenza degli interpreti consente inoltre di verificare se i loro movimenti rimangono nelle zone previste.
Un assolo illuminato da una zona molto precisa richiede una diversa consapevolezza spaziale rispetto a una scena coperta uniformemente.
Anche i cue vengono regolati.
Un cambio può avvenire su una battuta, un gesto, un accento musicale o l’arrivo di un danzatore in una determinata posizione.
La prova luci serve a rendere questa relazione sufficientemente precisa da poter essere ripetuta durante ogni replica.
La prova costume verifica molto più dell’aspetto
La prova costume non serve soltanto a controllare se un abito sia esteticamente convincente.
Nel teatro e nella danza il costume modifica concretamente il movimento.
Una gonna lunga cambia le dimensioni occupate dal corpo. Una giacca rigida limita alcune aperture delle braccia. Un copricapo può modificare equilibrio e visuale. Le scarpe influenzano appoggio, suono e stabilità.
Durante la prova vengono quindi verificati:
- vestibilità;
- libertà di movimento;
- chiusure;
- scarpe;
- accessori;
- rapporto con la luce;
- cambi costume;
- resistenza dei materiali.
Un elemento particolarmente importante riguarda i quick change, i cambi rapidi dietro le quinte.
Un costume può essere perfetto dal punto di vista visivo ma richiedere troppo tempo per essere indossato. In quel caso devono essere adattati chiusure, organizzazione del backstage oppure successione delle azioni.
La prova costume permette di scoprire questi problemi prima che diventino problemi di spettacolo.
Che cosa distingue la prova generale
La prova generale arriva quando gli elementi principali sono ormai stati integrati.
L’obiettivo cambia ancora una volta.
Non interessa più provare separatamente una luce, una scena o un costume. Bisogna verificare se l’intero sistema riesce a funzionare con una continuità vicina a quella della rappresentazione.
Idealmente la generale comprende:
- spettacolo completo;
- costumi definitivi;
- trucco e acconciature previste;
- luci;
- audio;
- scenografia;
- oggetti;
- cambi scena;
- ingressi e uscite;
- intervallo, quando previsto.
Anche i tempi del backstage diventano realistici.
Gli interpreti devono arrivare in quinta nel momento corretto, i costumi devono essere pronti, gli oggetti devono trovarsi nella posizione stabilita e i tecnici devono seguire i cue secondo l’ordine definitivo.
In altre parole, la prova generale verifica lo spettacolo come evento, non soltanto la qualità delle singole parti.
Per questo può generare una tensione particolare.
Molti problemi diventano visibili proprio quando tutto viene messo insieme.
Non significa necessariamente che la produzione sia in difficoltà. È una delle funzioni della generale.
Meglio scoprire durante una prova che un cambio costume richiede quindici secondi in più, che un ingresso avviene troppo presto o che un oggetto non viene riportato al posto corretto.
La generale deve sempre essere perfetta
La tradizione teatrale ha prodotto molte superstizioni sulla prova generale, compresa l’idea che una generale problematica anticipi un buon debutto.
Dal punto di vista pratico, però, una generale non viene organizzata per essere sbagliata.
L’obiettivo è avvicinarsi il più possibile al funzionamento reale dello spettacolo.
Possono ancora emergere problemi e possono ancora essere date note dopo la prova, ma le modifiche tendono progressivamente a diventare più mirate. A ridosso del debutto, cambiare intere sezioni può creare più instabilità di quanta ne risolva.
La generale serve anche agli interpreti per sperimentare la particolare continuità psicologica dello spettacolo.
In prova una scena può essere ripetuta tre volte.
Durante la rappresentazione esiste una sola possibilità.
Se un passo viene sbagliato, una battuta arriva diversamente dal previsto o un oggetto cade, l’azione deve continuare.
La prova generale allena proprio questa capacità.
Che cos’è un’anteprima
L’anteprima è ancora diversa.
A differenza della generale, avviene davanti a un pubblico.
Lo spettacolo viene presentato realmente agli spettatori, ma la produzione può considerarsi ancora in fase di assestamento.
Le anteprime sono particolarmente frequenti in produzioni teatrali professionali di grandi dimensioni. Consentono di osservare come cambia lo spettacolo quando entra in relazione con una platea vera.
Una commedia, per esempio, può rivelare tempi completamente diversi quando arrivano le risate. Una pausa che sembrava lunga in sala può diventare necessaria. Un momento considerato secondario può ricevere una forte reazione.
Anche nella danza la presenza del pubblico modifica percezione, energia e tempi interni della performance.
Dopo un’anteprima possono quindi essere introdotte correzioni prima della prima ufficiale.
La differenza essenziale è questa:
la generale simula la rappresentazione; l’anteprima è già una rappresentazione, ma appartiene ancora alla fase di messa a punto.
Perché tutte queste prove sono necessarie
Da fuori può sembrare sorprendente che uno spettacolo già provato per settimane richieda ancora così tante verifiche.
Il motivo è che un evento dal vivo è costruito da numerosi sistemi contemporaneamente.
Una coreografia può essere perfettamente memorizzata, ma deve convivere con illuminazione, spazio, costume e tempi del backstage.
Una scena può essere interpretata con grande precisione, ma un cambio scenografico troppo lento può interromperne il ritmo.
La preparazione procede quindi per livelli.
- Prova in sala: costruisce il materiale artistico.
- Filata: verifica la continuità.
- Prova tecnica: integra la macchina dello spettacolo.
- Prova luci: definisce e sincronizza l’illuminazione.
- Prova costume: verifica abiti, accessori e cambi.
- Prova generale: riunisce tutto nelle condizioni più vicine alla replica.
- Anteprima: mette lo spettacolo davanti a un pubblico mentre sono ancora possibili alcuni aggiustamenti.
Naturalmente non tutte le produzioni utilizzano esattamente gli stessi nomi o lo stesso ordine. Un piccolo saggio di danza può concentrare prova tecnica, costumi e generale in poche sessioni; un’opera, un musical o una grande produzione possono dedicare giorni distinti a ogni fase.
Il principio rimane però lo stesso.
Uno spettacolo dal vivo non nasce semplicemente quando gli artisti hanno imparato la propria parte. Nasce quando tutte le parti artistiche e tecniche riescono a incontrarsi nello stesso momento senza interrompere il flusso della rappresentazione.
È questo il vero significato della prova generale: l’ultimo grande passaggio dal lavoro di preparazione allo spettacolo che il pubblico vedrà.