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    R. V. Williams.. VIII Symphony /2 (10/12)

    By Redazione Musica | aprile 21, 2010

    (…continua)

    III.

    Il terzo movimento, invece, è riservato ai soli strumenti ad arco: Cavatina per gli stromenti a corde recita la didascalia del movimento. Già Beethoven aveva usato il termine Cavatina per il penultimo movimento del Quartetto op.130. Ma in questo caso è più calzante il concetto di cavatina legato all’opera, dove si intende l’aria di presentazione di un personaggio. In questo caso il personaggio sono gli strumenti ad arco.
    I violoncelli aprono il movimento intonando un lungo e sinuoso tema in Mi minore, dal carattere corale. Segue un secondo tema in Lab affidato ai violini.
    Segue una sezione centrale dal carattere rapsodico, e caratterizzata dalla melodia pentatonica del violino solo, che assume la funzione di Sviluppo. La Coda, introdotta dal violoncello solo, combina i due temi contrappuntisticamente, e chiude serenamente il movimento. L’atmosfera elegiaca del movimento lo rende, a ben vedere, una rilettura matura delle atmosfere della Tallis Fantasia o della romanza per violino e orchestra The Lark Ascending: lo sguardo di un ottantatreenne sui frutti mirabili della sua gioventù artistica.

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.8 (1953/1956) Terzo Movimento)

    L’ultimo movimento è una Toccata colle campanelle in cui Vaughan Williams, influenzato della Turandot di Puccini dopo averne assistito ad un rappresentazione, fa largo uso di tutti gli strumenti a percussione a intonazione definita.
    Subito campana e gong accompagnano un sinistro motivo che introduce al primo tema del movimento: un tema dal sapore orientale, affidato a tromba e campanelle, subito ripreso da tutta l’orchestra. Segue un secondo tema, affidato ad archi e corni. Il movimento è totalmente basato su questi due unici temi e dal sinistro motivo iniziale, ma è l’organico a cui sono affidati, e soprattutto gli effetti delle percussioni, che li variano di volta in volta.
    Si potrebbe parlare di un tema con variazioni sui generis, dove non è la sostanza musicale che varia, ma solo il suo “abito”, il colore che lo strumento dona alla sostanza musicale.
    I vari episodi entrano quindi in relazione e contrasto tra loro per il colore particolare che li caratterizza.
    Il sinistro motivo iniziale, affidato agli ottoni, chiude la sinfonia trionfalmente.
    L’Ottava Sinfonia diventa così, nel corpus delle nove sinfonie di Vaughan Williams, l’unica sinfonia, oltre la quarta, a concludersi in fortissimo.

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.8 (1953/1956) Quarto Movimento)

    IV.

    Ad un primo ascolto, i quattro movimenti della sinfonia possono sembrare esageratamente diversi: ma se li osservano (o meglio, se li si ascoltano) più da vicino appare chiaro che essi fanno parte di un tutto, che sono necessari l’uno all’altro.
    Si conclude così l’ottava fatica di un ottuagenario e prolifico compositore: una fatica carica di humor musicale, ma non per questo si tratta di musica “leggera”, ossia di valenza minore rispetto alle passate sinfonie molto più impegnate dal punto di vista estetico ed emotivo.
    Questa sinfonia è stato forse l’ultimo amabile saluto di un genio del ‘900 che di li a due anni sarebbe venuto a mancare. Ma la sua forza creativa fu talmente tanta, che quei due anni basterono per dare alla luce il suo ultimo capolavoro.

    Stefano Naimoli

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    Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | No Comments »

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