Rifiuto psicologico della danza

Rifiuto psicologico della danza

Molta gente quando si tratta di approcciare al ballo, lo rifiuta psicologicamente.

“Non ho alcun ritmo.” oppure, “Non riesco a girare.” o ancora, “Non riesco a contare il tempo della musica”, sono tutte frasi fatte di chi, in realtà, non intende avere nulla a che fare con la danza.

Tanti di questi soggetti iniziano a ballare iscrivendosi ad un corso, credendo che il ballo sia meno difficile di quanto sembri e che, non occorrano impegno e dedizione anche solo per intuire una base di una qualsiasi materia.

Quelle sopra menzionate sono reazioni istintive di individui che hanno deciso che ballare non è qualcosa di cui sono capaci o a cui sono veramente interessati.

Partendo dal presupposto del “NON” (soprattutto alle prime lezioni), è ovvio che NON ci si vuole immergere in questa situazione.

La prigione invisibile che chiamiamo zona di comfort è ciò che ci rende in realtà così superficiali da essere scontati, soprattutto quando si approccia ad una nuova idea, ad una nuova amicizia, ad un nuovo lavoro o ad un nuovo corso di ballo.

Tutto ciò che ci tira fuori dalla nostra zona di comfort conduce a insicurezza e paura, tutte queste ansie e preoccupazioni si traducono infine in una reazione di contro psicologico con la materia studiata e di relativa fuga dalla stessa. 

Spesso le persone potrebbero ritrovarsi ad arrabbiarsi inaspettatamente, trovare scuse o ripetere a raccontare una motivazione che tutto è fuorché razionale.

Tutte queste risposte istintive hanno una fonte comune, qualcosa che ci ha portato al di fuori di ciò che normalmente facciamo e siamo comodi nel farlo poiché lo conosciamo per filo e per segno.

Stiamo così inconsciamente lottando per tornare indietro, nella comfort zone poc’anzi citata.

Con poche eccezioni, molti sono impediti nel crescere tecnicamente che come individui, proprio a causa della loro comodità mentale.

Solo attraverso una combinazione di grinta, passione, ascolto, attenzione, sperimentazione e perseveranza, è possibile uscirne e beneficiare di una crescita individuale ed artistica.

In questo caso e specialmente all’inizio, la risposta alla paura è ancora presente, ma è sopraffatta dal nostro desiderio e dalla nostra determinazione ad avere successo.

Ecco di seguito alcuni consigli per sviluppare una metodica corretta per il raggiungimento di nuovi obiettivi.

Mentalità aperta e mentalità chiusa nell’apprendimento del ballo

Molte volte gli istruttori iniziano a scremare le persone dall’inizio dell’anno accademico, dividendo nel tempo quelle più volenterose e pratiche, da quelle che sono esempi di una mentalità più fissa ed inamovibile.

Per riuscire a migliorare è necessario anzitutto voler cambiare, ma la mentalità fissa sostiene che si nasce con un particolare grado di attitudine o intelletto e che impegnarsi in modo significativo, ma senza la presenza del talento, non offrirebbe benefici particolari.

In pratica solo con la tecnica non si raggiungerebbe mai il livello desiderato.

Viceversa una mentalità più aperta, pronta a fagocitare nozioni e ad essere affamata di informazioni, sostiene che quando il talento non è presente, il duro lavoro occorrerà a colmare il divario con le persone talentuose e certamente più fortunate.

Mentre il talento più sprecato in assoluto, è quello delle persone che seppur possedendolo, non hanno nemmeno la voglia di sfruttarlo.

Potremmo discutere su quale atteggiamento sia da considerare più corretto per anni interi, ma la verità è che quelli con una mentalità di crescita costante, hanno molte più probabilità di successo rispetto a quelli con una prospettiva fissa, seppur talentuosa.

E’ risaputo secondo studi scientifici che la mente può subire reset, rielaborazioni e riprogrammarsi, sia in maniera positiva che negativa.

Ma solo superando le difficoltà e “soffrendo” nel compiere il proprio compito, si otterrà in noi stessi quella spinta che ci darà infine l’accesso al livello successivo.

Più si lavora per superare pensieri controproducenti e quindi ostacolanti, minore è l’influenza che questi avranno sul tuo lungo sentiero di apprendimento.