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Psiche umana… /2

By Redazione Musica | Marzo 7, 2010

Le Acquisizioni Cerebrali

Vediamo ora come pervengono all’uomo gli elementi su cui basa la sua vita di relazione e quali sono gli “strumenti” cerebrali che utilizza. E’ oggi generalmente accettato dagli scienziati (neurobiofisiologi, psicologi) che ogni acquisizione che egli riceve sia di origine emozionale: solo le “emozioni” possono imprimersi in maniera definitiva nel cervello umano e costituire le basi che il linguaggio razionale utilizza per le proprie elaborazioni. Ma dove si “impiantano” le emozioni?
Come sappiamo, il cervello e il sistema nervoso umano sono formati di cellule nervose (neuroni) che si raccolgono in corpi cellulari di diversa struttura. Le più antiche strutture, comuni anche a specie viventi milioni di anni fa, sono formate da gruppi ellissoidici di neuroni alloggiati nella parte più interna del cervello, in cui distinguiamo il talamo, l’ipotalamo, l’ipofisi, l’amigdala, il fornice, etc. Le strutture cerebrali più recenti (formatesi due-trecentomila anni fa) sono invece costituite dalla corteccia e dalla neocorteccia cerebrale.
Da tali strutture escono fibre nervose, dette “assoni”, che si diramano in tutto il corpo umano, composte di neuroni disposti assialmente, che possono a loro volta diramarsi in numerose terminazioni, dette “dendriti”: quando un assone incrocia la terminazione dendritica di un altro assone, si ha una “sinapsi”,struttura di grande importanza per il funzionamento cerebrale. Nel cervello e nel sistema nervoso sono presenti dai 10 ai 100 miliardi di neuroni che si interconnettono tramite le sinapsi ( che sono, in genere, qualche migliaio per ogni neurone).
I circuiti neuronici di un sistema nervoso umano formato da assoni e dendriti hanno una lunghezza totale stimata in varie centinaia di migliaia di chilometri, il che rende estremamente puntuale e presente il collegamento tra il cervello e ogni singolo elemento del corpo umano.
Esiste anche un “collegamento” chimico, mediante sostanze dette neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, acetilcolina, dopamina, etc) emesse dai neuroni e immesse anche nel circolo arterioso-venoso, delegate alla trasmissione di segnali a tutto il corpo umano, di grande importanza per l’attivazione delle sinapsi e quindi per la trasmissione di un segnale a più neuroni contemporaneamente.
II cervello umano è un organo molto complesso, caratterizzato dalla intercambiabilità delle funzioni: zone diverse di esso possono supplire a funzioni svolte in zone eventualmente colpite da “deficit” o da traumi vari. Ma, in condizioni normali, i due emisferi destro e sinistro sono delegati a svolgere funzioni diverse: l’emisfero sinistro è in genere il più “analitico-razionale” e presiede particolarmente ad attività connesse col calcolo logico-matematico, col linguaggio, con la scrittura fonetica, con la classificazione di ritmi, suoni, colori; l’emisfero destro invece prevale nelle attività più “emozionali”, nelle attività connesse con l’analisi visiva e spaziale (riconoscimento e riproduzione difigure), con alcuni aspetti della espressione musicale (tonalità, timbro, elaborazione armonica), con la scrittura ideografica. La funzione cosciente è in ogni caso sempre presente nei due emisferi.
Sotto ai due emisferi, al centro e in posizione posteriore, il cervelietto, che presiede alle attività autonome non volontarie del corpo umano (battito cardiaco, respirazione etc). La funzione subconscia sembra potersi collocare essenzialmente in questa sede.
Ma come vengono immagazzinate le “emozioni” ? Intanto, dobbiamo specificare che per “emozione” si intende ogni acquisizione sensoriale conscia o non conscia di nozioni sensoriali, cioè di stimoli e segnali giunti a noi tramite i nostri sensi e inviate nelle terminazioni nervose che a loro afferiscono. Ora. la moderna neurobiologia ci dice che i neuroni, interconnessi tramite le sinapsi. creano veri e propri “circuiti neuronici” in grado di assumere delle configurazioni stabili, dette “rappresentazioni disposizionali”, che possono conservare indefinitamente traccia del segnale ricevuto: naturalmente, dato che una “emozione” può raggiungere contemporaneamente organi e sensi diversi (collegati con circuiti neuronici diversi), se vogliamo “ricostruirla” sarà opportuno interconnettere tutti i circuiti neuronici che hanno immagazzinato i diversi segnali provenienti da essa; ciò viene fatto nelle cosidette “zone di convergenza”, che sono un insieme di sinapsi in grado di raccogliere e ricomporre l’emozione dalle numerose rappresentazioni disposizionali da lei generate.
La mente cosciente umana può quindi richiamare una emozione vissuta attivando volontariamente le zone di convergenza che presiedono alla sua memorizzazione: nel corso della vita umana, le continue sequenze di esperienze e situazioni diverse vengono immagazzinate in rappresentazioni disposizionali neuroniche permanenti, il cui insieme costituisce il know-how a sua disposizione per innestarvi sopra il processo razionale.

Fabio Uccelli

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Psiche umana… /1

By Redazione Musica | Marzo 6, 2010

Funzioni della Psiche umana e i suoi Strumenti

L’uomo è provvisto di attività psichica, cioè di capacità pensanti: dalla sua “psiche” scaturisce il pensiero, che è frutto delle precipue funzioni che la caratterizzano, e che possono sintetizzarsi in:
- funzione cosciente e subconscia
- funzione razionale
Mediante la funzione cosciente l’uomo acquisisce percezioni “esterne”: ha la percezione di se stesso, del proprio essere, della propria vita, dell’universo in cui vive e agisce. Questa funzione, presente anche nelle altre specie animali, è particolarmente esaltata nell’uomo, che in realtà è provvisto di consapevolezza di sé, cioè ha la coscienza di essere cosciente, la autocoscienza. Ciò suggerisce che le specie viventi abbiano diversi “gradi di coscienza”, acquisiti nel corso della loro evoluzione, e che solo l’uomo abbia raggiunto il massimo grado di coscienza attualmente possibile.
Mediante la funzione subconscia l’uomo acquisisce percezioni “interne”, non raggiungibili volontariamente con i propri sensi: il subconscio normalmente diviene “operativo” quando si pone a riposo la funzione cosciente, ad esempio durante il sonno, durante la ipnosi, durante una meditazione profonda. Naturalmente, le acquisizioni subconscie possono - ma non sempre automaticamente - essere trasferite al livello cosciente, o restare confinate nel cosidetto “inconscio”, da cui possono affiorare mediante tecniche di “analisi” in grado di rimuovere gli eventuali “divieti”: ciò è quanto si sforza di raggiungere la psicanalisi.
Mediante la funzione razionale l’uomo ha la facoltà di analizzare le varie percezioni del livello cosciente, farne dei “modelli” per mezzo dei vari linguaggi che la razionalità ha potuto sviluppare, quali ad esempio il linguaggio filosofico (con cui si trattano in genere i problemi della conoscenza, dell’etica, dell’estetica, della politica, del diritto, dell’economia, della sociologia) o il linguaggio matematico-algoritmico (con cui si trattano argomenti di logica pura o di fisica teorica e sperimentale, cosmologia, etc).
Le funzioni suelencate vengono svolte dalla psiche tramite ciò che viene denominato “mente” umana e che utilizza quale strumento il cervello e il sistema nervoso (che effettua il collegamento con i sensi del corpo); la psiche dell’uomo attua quindi le capacità di pensiero per mezzo della mente e di tali funzioni.

Fabio Uccelli

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Agorà…

By Redazione Musica | Marzo 1, 2010

AIUTACI A FARE USCIRE QUESTO FILM!!!

V secolo d.C.: Alessandria d’Egitto è schiacciata dalla dominazione romana. Lo schiavo Davus (Ashraf Barhom), ebreo convertito, spera che il diffondersi della cristianità aumenti le speranze di libertà. Il suo animo però è anche messo in subbuglio dai sentimenti che prova per la sua insegnante, l’astrologa e filosofa Hypatia (Rachel Weisz), costretta a lottare per preservare tutto il sapere del suo antico mondo …

La pellicola AGORA’ di Alejandro Amenàbar (acclamato regista di THE OTHERS e MARE DENTRO), nonostante il riscontro positivo di critica e pubblico ottenuto a maggio del 2009 al Festival di Cannes, non ha trovato una casa di distribuzione che abbia voluto acquistarlo. Complice, forse, il timore - visto l’argomento - di indispettire i vertici ecclesiastici e politici del Nostro Paese. Parlando a nome di molti cinefili italiani, mi assumo la responsabilità di affermare che uno sforzo culturale, qualunque sia l’esito complessivo, merita di essere visto e giudicato dal pubblico; specie quando a essere messo in scena è un mondo poco conosciuto come quello Antico. Sulla Rete abbiamo scoperto che è stata aperta una Petizione affinché il film possa essere doppiato e distribuito nelle sale cinematografiche italiane. L’iniziativa ha raccolto finora 8990 firme.

Vi invitiamo a dare il vostro contributo! Questo è l’indirizzo dove potrete informarvi meglio sui relativi dettagli ed, eventualmente, aggiungere il Vostro nominativo alla Petizione:

http://www.petitiononline.com/agorait/petition-sign.html

Con impegno, Giordano Giannini

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La Note Bleue…

By Redazione Musica | Febbraio 28, 2010

La Note Bleue. Marionette nella dimora del Momento Beato

Il 20 novembre 2009, il Cinema Teatro “Il Nuovo” (La Spezia) ha ospitato la proiezione de “La Note Bleue”, visionaria biografia di Fryderyk Chopin firmata Andrzej Zulawski. In prossimità del bicentenario della nascita del musicista polacco (1810 -2010), la Società dei Concerti onlus della Spezia, in collaborazione con Giordano Giannini, dedica rispettosamente questo appuntamento e questo saggio breve quali sforzi culturali.

Anime cupe, raccapriccianti metamorfosi in presa diretta, pallide streghe dai corpi impazienti e moderni inquisitori (consorti?) dallo sguardo di inquietante fissità: a cominciare dall’esordio con Diabel (1972), il polacco Andrzej Zulawski ha dimostrato di non saper cedere facilmente a compromessi, perdendosi, talvolta, nel dedalo del risibile; contaminando, durante la sua carriera, le fonti patrie (la prosa di Jaroslaw Iwaszkiewicz, in particolare) con le suggestioni più disparate: Fëdor Dostoevskij (L’amour braque, La femme publique), Raphaëlle Billetdoux (Mes nuits sont plus belles que vos jours), H. P. Lovecraft (Possession). Per lungo tempo la critica italiana “ha chiuso un occhio”; dopo tutto Zulawski è poco più di un surrealista giunto in ritardo, l’ennesimo “giovane profano” andato in estasi nel momento in cui, sul grande schermo, sotto il chiarore lunare, un rasoio ha tagliato l’Occhio dello Spettatore (Un chien andalou di Buñuel). Immagino non sia un caso che di lì a poco (o contemporaneamente) escano in sala titoli quali Valerie a týden divu (1970) di Jaromil Jires, Macbeth (1971) di Roman Polanski, Fando y Lis (1972) di Alejandro Jodorowsky, Blanche (1972) di Walerian Borowczyk, La Rose de fer (1973) di Jean Rollin.

Ma con Chopin i giochi sono finiti. Read the rest of this entry »

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Uniti per la Musica…

By Redazione Musica | Febbraio 24, 2010

Pubblichiamo l’appello al Presidente della Repubblica lanciato in questi giorni da importanti associazioni a tutela dell’insegnamento musicale.

****

Appello al Presidente della Repubblica
a favore della MUSICA nei LICEI!

promosso dalla SIEM e dalle fimatarie associazioni aderenti al Forum per l’educazione musicale

*  *  *

Al Presidente della Repubblica Italiana
On. Giorgio Napolitano

Oggetto: Nuovi Licei, una formazione generale senza musica.

Preg.mo Onorevole Presidente,

in base a quanto reso noto da fonti istituzionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in materia di “riordino dei Licei” e, in generale, del segmento formativo della scuola secondaria di secondo grado, è con grande disagio che dobbiamo prendere atto della scelta operata dal Governo di marginalizzare la cultura e l’espressione musicale, il cui ambito disciplinare risulta totalmente espunto dal profilo formativo finale degli studenti del sistema liceale. Tale scelta sembra non recepire le raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea (peraltro richiamate nei ” Risultati di apprendimento comuni a tutti i percorsi liceali”) che indicano chiaramente tra le competenze chiave la

“Consapevolezza dell’importanza dell’espressione creativa di idee, esperienze ed emozioni in un’ampia varietà di mezzi di comunicazione, compresi la musica, le arti dello spettacolo, la letteratura e le arti visive.”

La presenza delle arti, e in primo luogo della musica, nel tessuto delle opportunità formative, rientra dunque a pieno titolo tra le competenze strategiche che la scuola deve offrire a tutti: soprattutto nella fascia d’età dell’obbligo scolastico e in particolare in quella adolescenziale. Il raggiungimento di tali competenze non può essere demandato in toto alle opzioni facoltative, pur importanti, riconosciute all’autonomia delle singole istituzioni scolastiche (che hanno peraltro dimostrato grande sensibilità verso l’enorme “domanda di musica” testimoniata dai dati rilevati dallo stesso MIUR nell’indagine Musica e Scuola - Rapporto 2008, pubblicata nel n° 132 degli Annali della PI). Tale offerta dovrebbe invece rispondere a una pianificazione organica del diritto di accesso alla conoscenza riconosciuto ad ogni singolo individuo. Nel caso della fascia liceale questa latitanza appare particolarmente grave considerata l’importanza della musica, nell’età dell’adolescenza quale fattore identitario, di coesione/integrazione sociale, di sviluppo della sensibilità estetica, di educazione e controllo consapevole delle emozioni e degli affetti e in quanto chiave d’accesso alla libera espressione tramite le arti sancita anche quale principio fondamentale dalla nostra Costituzione (art. 33).
L’assenza delle discipline musicali in alcuni settori chiave ha inoltre, più nello specifico, gravi ripercussioni:

a. in campo psicopedagogico, in quanto risulta gravissima l’assenza dello sviluppo di competenze musicali pratico/teoriche nel Liceo delle Scienze umane, ossia nella formazione anche dei futuri educatori nelle Scuole dell’infanzia e Primaria; troppo ridotta la destinazione di sole 66 ore di Educazione musicale (limitatamente alla seconda annualità) nei percorsi professionali a indirizzo Servizi socio sanitari;

b. in campo tecnologico, dove risulta inspiegabile la totale assenza di discipline musicali nel piano di studi del Liceo artistico ad indirizzo “audiovisivo”.

In questo quadro, si riconosce quale dato positivo l’avvio degli istituendi Licei musicali e coreutici, i quali tuttavia sembrano non risolvere alcune problematiche di fondo connesse alle peculiarità degli studi musicali in vista anche della loro prosecuzione in possibili differenziati sbocchi professionali. In particolare si evidenziano limiti quantitativi (con il tetto posto di 40 sezioni musicali e 10 coreutiche a livello nazionale, in contrasto anche con le competenze di pianificazione spettanti alle Regioni) e qualitativi, con la scelta di subordinarne l’avvio in regime di convenzione con i Conservatori senza prevedere (come avviene da anni in altri Paesi delle UE) un’articolazione in Read the rest of this entry »

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Identità..

By Redazione Lettere | Febbraio 21, 2010

I volti diversi dell’identità:

“L’identità italiana ed europea tra sette e ottocento” (AA.VV. - a cura di A.Ascenzi ed L. Melosi,Leo S. Olschki editore, XIV + 184 pagine con cinque immagini BN in testo, Perugia 2008)


Ci siamo appena ripresi (e non del tutto) dalle scioccaggini dei preamboli su “carta”, che violentavano a proprio uso e consumo idee nate 2500-2000 anni fa, senza riconoscere ciò che - filtrato appunto da quel numero di anni fatti di uomini in carne ed ossa - re vera di tali culture in Europa rimane: ci consoliamo con buone ricerche come queste, le quali non scacciano o tirano a sé niente per forza, ma vanno su ciò che conta per la gente, agiata e non: scuola, teatro, musica, comunicazione visiva come sedi di identità italiana ed europea.
Il libro in oggetto offre l’introduzione di Amedeo Quondam, che pone il problema con acume e chiarezza: una serie di scontri e situazioni irrisolte (la questione cattolica, la “Controriforma”, il giudizio manzoniano sui secoli spagnoli, etc.) colloca l’idea di unità italiana, e la sua posizione rispetto all’identità europea, in modo atipico in confronto agli altri paesi: tutto ciò che dal ‘500 in poi fu “corte” e “forma” e religiosità e folklore è stato sottovalutato nella ricerca di apporti al tema identitario. Per questo i saggi del libro - tutti in qualche modo professionalmente storici - sono dedicati con esclusione del primo ad aspetti culturali, artistici o antropologici.
Nel primo caso, dicevamo, si fa storia non solo seriamente, ma anche in senso “stretto”: si tratta però del ricordo - ricco di preziose informazioni e tutt’altro che aggiuntivo - del grande storico Cesare Mozzarelli, ad opera di Roberto Sani. L’ intervento viene a costituire come una seconda fruttuosa introduzione ai saggi, poiché Mozzarelli - laureato e poi docente alla Cattolica di Milano, oltre che in vari prestigiosi atenei d’Italia - dedicò la sua feconda produzione principalmente all’Antico Regime, al XVII secolo, alle corti italiane, in una visione complessa e innovativa di tali interessanti fenomeni, superando “parole d’ordine” lecite ma certo abusate e sclerotizzate.
Nel terzo intervento (”La riforma della tragedia nel ‘700″), Giovanna Zanlonghi mostra con dovizia di prove la forte influenza e prepotenza del comico in Italia alle soglie del ‘700, prima di affrontare il nodo della riforma teatrale. Da qui in poi si agì sull’intento di procurarsi un teatro “alto”, educativo nei contenuti, ma anche sull’esplicita consapevolezza da parte dei settecenteschi che la recita ha tale impatto, sia sui colti che sui popolani, da non poter più seguire la pagina o il pensiero o le regole come fosse una loro pura appendice. Ai teorici e agli scrittori si affiancano gli attori, i capicomico impresari, riscoprendo finalmente anche in Italia ciò che era nella Roma di Plauto e nella Londra di Shakespeare. Read the rest of this entry »

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Viotti and the Quartetto… /2

By Redazione Musica | Febbraio 16, 2010

(…continua)

Janet Levy, nella voce “Quatuor concertants” del “New Grove”, parla di «a kind of composition for four solo instruments […]. In this context ‘concertant’ referred to a piece in which all four instruments where essential to the musical discourse […]». E più avanti, scrive ancora: «The most characteristic texture [of “Quatuor concertants”] was that of dialogue in which players exchanged roles, each with his solo moment» (6). Il “musical discourse” viene dunque legato essenzialmente a un concetto di conversazione in termini di distribuzione democratica del materiale melodico fra le voci (7). Ma questo non è propriamente vero per quanto riguarda i quartetti Opp. 1 e 3 di Viotti.
Per Viotti l’idea del “bien dialogué” non è riconducibile solamente all’interazione del materiale melodico. Sono bensì altri gli elementi che contribuiscono a creare un dialogo fra i quattro esecutori: l’uso ad esempio di parti in unisono nelle quattro voci, di punti in cui compaiono cadenze fiorite in uno strumento, di tessiture differenziate fra le parti, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il dialogo e fornire una consapevolezza della socialità all’interno del “Quatuor concertant”. Ne consegue pertanto una visione piuttosto equilibrata dell’uso delle voci, che non disdegna parti tecnicamente complesse anche per viola e violoncello e che denota una scrittura avulsa da precise committenze di pubblico. La correlazione ‘musica per amateurs’ = ‘musica semplice’, così come ‘musica per virtuosi’ = ‘musica difficile’, sarebbe da ridefinire, almeno per ciò che concerne il periodo preso in esame. Se dal punto di vista editoriale tali quartetti erano destinati ai cosiddetti “amateurs”, allora questi non erano certamente sprovvisti di qualità tecniche!
Viotti è l’emblema di un musicista diviso tra due mondi, in un momento storico molto complesso da definire, in cui l’”Ancien régime” stava lentamente lasciando il passo all’emancipazione della classe borghese, e in cui le divisioni tra classi erano sempre meno definite e i conflitti sociali latenti. Da virtuoso d’eccezione al servizio della corte, nel 1789 Viotti divenne direttore del Théâtre de Monsieur, che organizzava concerti a pagamento per l’aristocrazia ma anche per l’alta classe borghese. Certo, bisognerà aspettare la Rivoluzione per assistere a grandi eventi musicali di massa, ma il processo di emancipazione del musicista è già avviato: il compositore non scriverà più per l’esclusività del mecenate; al contrario, venderà il suo prodotto a numerosi clienti attraverso editori e impresari. La rappresentazione di tale prodotto nel concerto pubblico a pagamento fisserà i codici di questo rapporto: la musica si istituzionalizzerà in merce e acquisirà valore di scambio, un valore in denaro per mezzo dell’oggetto (partitura) e del suo uso (rappresentazione). L’idea di pubblico ‘acquirente’ nelle sale da concerto e per mezzo delle case editrici si farà, dunque, referente della sfera professionale; il musicista sarà a tutti gli effetti inserito nella divisione del lavoro, acquisendo i diritti esclusivi della propria attività e del proprio prodotto. Tuttavia, questo processo non avverrà all’improvviso e allo stesso modo nelle varie capitali europee. Il musicista dovrà aspettare ancora prima di entrare a pieno titolo nel ‘moderno’ mondo del lavoro… e Viotti ne dovette prendere coscienza quando si trasferì a Londra nel 1792 in seguito agli avvenimenti politici francesi. Read the rest of this entry »

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Viotti and the Quartetto… /1

By Redazione Musica | Febbraio 15, 2010

I Quartetti di Viotti fra Parigi e Londra*

Suddividere il fenomeno musicale in generi è un tentativo di codificare la pluralità della realtà musicale in categorie, e il significato di tale codificazione muta a seconda delle concezioni estetiche delle diverse epoche. Si legge spesso che il genere del quartetto nacque come genere privato e che in un primo momento fosse esclusività del musicista amatore piuttosto che di quello professionista. Paradossalmente, la categorizzazione si spinge all’interno del genere stesso, contrapponendo il “Quatuor Concertant,” come genere dedicato a “performances” amatoriali in una sfera privata, al “Quatuor Brilliant”, destinato a professionisti e a esecuzioni di carattere pubblico. I sottogeneri, in principio, possono sembrare utili per meglio definire i rapporti di alterità fra le opere dello stesso genere; tuttavia, le categorie che li definiscono spesso imprigionano le composizioni massificando proprio tali diversità.
Bisognerebbe a questo punto chiedersi, per ragione di onestà, cosa si intenda per ‘pubblico’ nella Parigi dei Quartetti di Viotti. Il significato attuale attribuito alle parole ‘pubblico’ e ‘privato’ è codificato sulla moderna distinzione tra professionale e amatoriale; ma tale distinzione, nella Parigi degli anni Ottanta, non ha senso di esistere (1).
Al giorno d’oggi il concetto di ‘pubblico’ è primariamente legato alla sfera professionale, mentre nell’”Ancien régime” la situazione era differente. La gran massa delle abitazioni parigine, ad esempio, era costituita dalle cosiddette “maisons particulières”, ovvero le case private dei professionisti, distinte dagli “Hotels,” le residenze dell’aristocrazia di corte. Gli uomini della società ‘privilegiata’ conducevano una vita mondana, ossia ‘pubblica’: per la gente di corte i rapporti sociali occupavano infatti una posizione primaria. I Read the rest of this entry »

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Quadri sonori…

By Redazione Musica | Febbraio 10, 2010

“Quadri sonori”

“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”
- citazione dal Piccolo Principe di A. de Saint-Exupéry

Per il pubblico convenuto lunedì 14 dicembre 2009 presso il teatro Monteverdi di Cremona, è stata una vera e propria scoperta, la possibilità di assistere allo spettacolo del compositore russo Vladimir Kallistov, intitolato: “Quadri sonori”.
Kallistov, che attualmente ha ripreso gli studi presso la Facoltà di Storia della Musica dell’Università di Pavia, ha già al suo attivo una solida esperienza professionale, sia come compositore, che come concertista e musicologo. La portata dei suoi interessi professionali abbraccia un ampio diapason di stili musicali e di epoche: dalla musica classica di stampo più prettamente europeo, a quella tradizionale giapponese, dalla musica religiosa russa, alla musica per la televisione e per il cinema.
L’indubbio, quanto insolito, talento artistico di questo compositore non vedente ha avuto modo di rivelarsi agli spettatori-ascoltatori, sia grazie allo spettacolo sonoro da lui stesso ideato, sia a partire dal titolo stesso dell’opera “Quadri sonori” che, di primo acchito, poteva sembrare un’evidente contraddizione: immagini, fatte di suoni. La stranezza del titolo è tale però solo a prima vista, in realtà, la resa in musica di immagini visive, come pure la resa e la proposta/interpretazione artistica dell’esperienza sonora extra-musicale, sono eventi tutt’altro che nuovi.
Tutto ciò è naturale se consideriamo che, dei 5 organi sensoriali, è la vista a prevalere sugli altri. Per descrivere un’arte puramente uditiva come la musica, non solo si ricorre a una terminologia che prende origine dalla vista, ma si giunge addirittura a utilizzare termini propri di un’arte esclusivamente visiva come la pittura, infatti, vengono usate le espressioni: “pittorico”, “pittoresco”, “prospettiva”.. questo, non è altro che il tentativo di spiegare un fenomeno acustico, accostandolo alle più consuete immagini visive. Tale dato, a testimoniare l’egemonia della percezione visiva, a danno di quella uditiva.
È difficile stabilire fino a che punto le nostre impressioni, su come percepiamo la musica, si fondino in realtà su delle percezioni visive. L’aspetto concentrato dei musicisti sulla scena e tutto quanto li accompagna casualmente (o talvolta intenzionalmente), influenza la nostra percezione della musica e ci distrae dalla sua comunicazione diretta. Read the rest of this entry »

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“Звуковые картины”

By Redazione Musica | Febbraio 9, 2010

«Звуковые картины»

« … зорко одно лишь сердце. Самого главного глазами не увидишь. Антуан де Сент-Экзюпери «Маленький принц»

Настоящим откровением стало для слушателей представление русского композитора Владимира Каллистова «Звуковые картины», имевшее место в Кремоне в понедельник 14 декабря в театре Монтеверди. Каллистов - студент факультета музыковедения университета города Павии, имеет за плечами солидный профессиональный опыт в качестве композитора, концертирующего музыканта и музыковеда. Русло его профессиональных интересов охватывает широкий диапазон музыкальных стилей и эпох, включая классическую европейскую, традиционную японскую, русскую духовную музыку и музыку для телевидения и кино.
Необычность и яркость творческого дарования незрячего композитора раскрылась перед слушателями в оригинальном звуковом представлении, пробудившем интерес незнакомой с его творчеством публики уже своим интригующим названием, на первый взгляд содержавшим в себе явное противоречие: картины звуков. Но необычным название казалось лишь на первый взгляд, поскольку на самом деле передача в музыке визуальных образов, так же как и передача и художественное переосмысление внемузыкального звукового опыта, как например в конкретной музыке - явления не новые.
И это естественно, ведь при наличии 5 органов восприятия очевидно преобладание зрительного над всеми остальными настолько, что даже при описании такого чисто аудиального вида искусства, каким является музыка, широко применяется терминология, берущая начало от зрительного восприятия в целом, вплоть до использования терминов исключительно визуального искусства как живопись. Часты, например, такие формулировки, как «живописная», «красочная», и даже понятие перспективы в музыке перенято из живописи, что является ничем иным, как попыткой объяснить звуковое явление, ассоцировав его с привычными визуальными представлениями. Сам факт того, что услышанное осмысляется с помощью зрительных образов свидетельствует о гегемонии зрительного восприятия в ущерб слуховому. Это - пример преобладания зрительного восприятия над слуховым в чисто слуховом виде искусства, а примеров, доказывающих этот тезис в остальных видах искусства и в разных областях жизни - великое множество. Read the rest of this entry »

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