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    Glavx, a Companion../4

    By Redazione Lettere | dicembre 12, 2008

    (…Continua) V. La filosofia in rapporto alla scienza

    Un’impostazione che condivida questa prospettiva assiologica, e si proponga di discutere criticamente la possibilità o impossibilità di rivendicare e attualizzare questa valenza della filosofia, trova già in qualche modo precostituite le direttrici del confronto.
    La prima è sicuramente il rapporto con la scienza, in tutto il complesso sviluppo di significati che questo termine ha assunto negli ultimi quattro secoli. La scienza moderna, nata nel seno dell’esperienza filosofica, è infatti spesso concepita, con esplicite affermazioni o per tacito presupposto, come il sapere che è andato progressivamente “sostituendo” la filosofia, ossia occupandone esaustivamente il campo. Il che porta la filosofia stessa a porre la questione della propria peculiare scientificità, attestata in una tradizione bimillenaria (da Aristotele a Galilei) come matrice e fondamento di ogni scienza particolare.
    Il concetto cardine che qui entra in gioco è quello di scienza filosofica, con il suo correlato oggettivo che è quello di verità. Quest’ultimo concetto mostra un singolare destino, e cioè il non poter uscire dal paradosso di essere da un lato l’idea guida di qualunque sapere rivendichi a se stesso l’elementare sensatezza, dall’altro la vera e propria araba fenice del nostro tempo. Sarà quindi inevitabile, per una filosofia come sapienza, precisare la propria nozione di scienza, ossia di sapere che ha come contenuto la verità. Mentre infatti appare ormai poco attuale il confronto tra scienza e filosofia sul piano delle strategie conoscitive (la scienza ha cessato da un pezzo, posto che lo abbia mai fatto, di ascoltare i suggerimenti dei filosofi e di valorizzarne le trovate teoriche, restando giustamente immersa nella propria autonomia procedurale), l’interesse di tale confronto sembra concentrarsi proprio sul tema della verità. Ciò che è in questione è infatti da un lato il valore filosofico (cioè veritativo, nel senso della scienza filosofica) della scienza, dall’altro il valore scientifico (cioè passibile di verificabilità o falsificabilità, nel senso metodologico della scienza) della filosofia.
    Luogo classico di questa divergenza è la problematica del fondamento (del fondamento come tale, dunque, in senso lato, dei fondamenti), prospettiva cui la scienza moderna ha del tutto rinunciato, inducendo la stessa filosofia del nostro tempo (se è vero che la filosofia, come la nottola di Minerva che dà il nome alla nostra rivista, si alza in volo al crepuscolo apprendendo per concetti ciò che è accaduto nel giorno trascorso) a cercare in qualche modo di apprendere appunto per concetti questa rinuncia. Quello che resta da verificare è quanto questa apprensione concettuale sia anche solo possibile senza autocontraddizione, e da ultimo, guardando alla scienza e alla cultura in generale, quale posizione si intenda assumere rispetto a questa autocontraddizione (se di negazione, di accettazione o di indifferenza, con tutti i problemi connessi).

    VI. La filosofia in rapporto alla religione

    Una seconda direttrice è costituita dal rapporto con la religione. L’atteggiamento ambivalente e contraddittorio, di allontanamento e di abbandono da un lato, di desiderio e interesse crescente – talora anche morboso – dall’altro, che la cultura di massa tiene nei confronti della prospettiva soprannaturale prima ancora che religiosa, è l’indicatore più persuasivo di una situazione di vuoto spirituale, di assenza e di bisogno.
    Questa situazione si determina da un lato per la caduta, all’interno del sapere scientifico dominante, di quel momento “sapienziale” orientato alla soluzione dei massimi problemi dell’uomo che dalla notte dei tempi è peculiare della religione, e che da una certa epoca in poi si è distribuito tra religione e filosofia, in un rapporto per un verso competitivo e concorrenziale, per l’altro complementare e organico (competitivo e concorrenziale in quanto entrambe hanno preteso alla giurisdizione totale sul problema contendendosi il campo e tentando l’una di ridurre a sé l’altra, complementare e organico singolarmente per lo stesso motivo, in quanto l’identità di campo ha fatto da potente denominatore comune suggerendo moduli di integrazione). Da un altro lato questa situazione si determina perché la sparizione del momento sapienziale dall’ambito dominante della scienza ha come risultante un’apertura irrazionalistica la quale, invece di cimentarsi coi difficili nodi di una tradizione che nella sua fase intermedia intreccia epistemologicamente le categorie di fede e ragione, preferisce abbandonarsi alle suggestioni soteriologiche provenienti dai più disparati ambiti, spesso mutuate d’accatto dalle tradizioni orientali e ancor più superficialmente vissute.
    Ci sono buone ragioni per ritenere che la cultura scientifico-irrazionalistica dominante (qualunque osservatore spassionato può verificare la fattualità di questo compromesso di scientismo e irrazionalismo, e non dovrebbe esserci bisogno di ricorrere ad esempi banali come quello degli oroscopi inseriti nei palinsesti televisivi accanto ai programmi di divulgazione scientifica, o dei notiziari che comunicano le strabilianti scoperte sulla mappa del genoma umano, per passare subito a renderci edotti sulle pratiche sacrificali delle sette sataniche) è gravemente inadempiente rispetto alle esigenze più profonde dell’essere umano, così che la chiarificazione teoretica del rapporto tra filosofia e religione (oggetto, tra l’altro, dell’enciclica Fides et Ratio, suscitatrice di accese polemiche in campo filosofico) non può, quando sistematicamente perseguita, che ridurre e idealmente chiudere lo spazio entro cui opera, con grave danno culturale, l’irrazionalismo di massa.
    Una linea di ricerca che voglia portare l’attenzione proprio sul momento sapienziale della filosofia non può dunque eludere in nessun modo il confronto serrato in primo luogo con la scienza, che di questo momento si è liberata anche con le conseguenze che siamo andati dicendo, in secondo luogo con la religione, storicamente portatrice originaria di questo momento e da ventisei secoli interlocutrice della filosofia intorno al significato che ad esso va attuibuito.

    (La quinta parte verrà pubblicata in seguito)

    Per il Comitato Scientifico, Antonino Postorino

    *

    Topics: Editorial Collaboration, Glavx, Journals, LITERATURE, Philosophy | 1 Comment »

    One Response to “Glavx, a Companion../4”

    1. Glavx, a Companion../4 | Blog Next Says:
      dicembre 12th, 2008 at 02:31

      [...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE [...]

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